A Polla il 1° convegno sulla dislessia: ‘La fatica di studiare’

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A Polla il 1° convegno sulla dislessia: ‘La fatica di studiare’

Venerdì 22 marzo si terrà a Polla il 1° convegno sulla dislessia organizzato dall’associazione ‘Il Sole di Polla’. L’evento avrà luogo presso il Centro Sociale ‘Don Bosco’ della cittadina valdianese. Per l’occasione relazionerà Antonella Amodio psicoterapeuta, formatrice nazionale DSA, coordinatrice regionale Basilicata AID, che esporrà il disagio della dislessia con gli alunni delle scuole elementari e delle medie attraverso la proiezione di un filmato mentre dalle ore 17,30 terrà un incontro di informazione e formazione e relativo dibattito con i genitori, i docenti e amministratori locali.

Come si manifesta la dislessia? La dislessia si manifesta principalmente durante la lettura ad alta voce ed è caratterizzata principalmente da una evidente lentezza e da tipici errori di lettura. Il dislessico, infatti, legge stentatamente compiendo molti errori. Gli errori tipici sono:

– confusione di lettere che si assomigliano visivamente o fonologicamente, come ad esempio la ‘b’ con la ‘d’ o con la ‘p’; la ‘m’ con la ‘n’; la ‘d’ con la ‘t’; possono leggere, quindi, ‘bane’ anziché ‘pane’ oppure ‘mano’ anziché “nano”;
– omissioni: per esempio, anziché leggere ‘campo’ leggono ‘capo’ oppure ‘principamente’ anziché ‘principalmente’ omettendo rispettivamente la ‘m’ e la ‘l’ oppure ancora ‘teto’ anziché ‘tetto’ omettendo una doppia;
– invenzione di parole: per esempio anziché leggere ‘generalmente’ leggono ‘generoso’;

Tali errori sono particolarmente evidenti nei soggetti dislessici conclamati, cioè nelle persone che sono già state diagnosticate e che, quindi, hanno già passato la fase di acquisizione della lettura. Quando un bambino dislessico sta, invece, iniziando ad approcciarsi alla lettura, il disturbo è più difficile da identificare perché può confondersi maggiormente con le normali difficoltà che un bambino può incontrare nell’apprendimento della lettura. Si possono però individuare anche in questo caso dei ‘segnali’ che possono far pensare alla dislessia e che, se si presentano, è quindi il caso di prestare la dovuta attenzione. Ad esempio le difficoltà più comuni si possono riscontrare:

– nell’apprendimento a memoria di informazioni in sequenza come ad esempio recitare l’alfabeto, ma anche i giorni della settimana o i mesi dell’anno, oppure nell’ambito matematico si possono riscontrare grandi difficoltà nell’imparare a memoria le tabelline o le serie numeriche;

Chi fa diagnosi di dislessia? La legge n.170 del 2010 prevede che la diagnosi dei DSA sia effettuata da specialisti del Servizio sanitario nazionale oppure da specialisti privati o strutture accreditate. Gli specialisti devono essere attivati dalla famiglia che solitamente viene preventivamente invitata a farlo dagli insegnanti. La diagnosi verrà poi consegnata dai servizi ai genitori i quali si devono preoccupare di consegnarla alla scuola che a sua volta poi attiverà gli interventi adatti al caso.

Diagnosi della dislessia La diagnosi di dislessia si effettua a partire dal terzo anno della scuola primaria e si applica a tutti i soggetti che hanno una prestazione di lettura molto più bassa della media (di solito al di sotto del 10°-5° percentile o di due deviazioni standard dalla media di un campione di riferimento), che non hanno un ritardo cognitivo, un disturbo emotivo, danni neurologici accertati, generali difficoltà di apprendimento. I bambini con dislessia, quindi, sono bambini intelligenti. È pertanto importante effettuare inizialmente dei test standardizzati di intelligenza per escludere ritardi intellettivi e test che escludano la presenza di deficit sensoriali. Solo successivamente lo specialista effettua test di lettura specifici e standardizzati che misurano la velocità e la correttezza della lettura ad alta voce.

Conclusioni La dislessia è un Disturbo Specifico dell’Apprendimento che in una società come la nostra, fortemente permeata dalla presenza della scrittura e della lettura, incide pesantemente sulla vita scolastica e relazionale di uno studente. Riconoscerlo in tempo e ottenerne una diagnosi corretta con il terzo anno di scuola primaria diventa fondamentale per permettere alla scuola di attivare tutti gli interventi necessari al caso e per evitare al bambino inutili e negative frustrazioni che finiscono per allontanarlo sempre di più da una serena e piacevole esperienza di apprendimento scolastico fino, nel peggiore dei casi, ad un abbandono scolastico a causa della scarsa fiducia maturata nelle proprie capacità.

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