Bimbo conteso a Sant’Arsenio, mandato di cattura internazionale per la mamma

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Bimbo conteso a Sant’Arsenio, mandato di cattura internazionale per la mamma

«Mandato di cattura internazionale». Questa la decisione ultima della procura della Repubblica di Sala Consilina nei confronti della donna italo venezuelana sparita nel nulla con il figlio di sette anni. Una vicenda al cardiopalma che sta tenendo col fiato sospeso l’intera comunità del Vallo di Diano in apprensione per le sorti del piccolo Francesco. Una vicenda umana e giudiziaria insieme iniziata alcuni mesi or sono e che all’inizio pareva avere i contorni di una triste vicenda familiare.

Ora però si apre il capitolo del ‘rapimento’ di questo infatti è accusata la madre del piccolo anch’essa di origini santarsenesi. Le ultime notizie sulla donna fanno riferimento a circa un mese fa. La signora, infatti, si sarebbe dovuta presentare dinanzi al giudice del tribunale di Sala Consilina per la causa di separazione dal marito, ma soprattutto avrebbe dovuto consegnare il piccolo al suo papà ma ciò non è mai avvenuto. La donna è praticamente scomparsa nel nulla. Fino a ora, infatti, sono state vane tutte le ricerche che i carabinieri hanno attivato sull’intero Stivale. «E’ come inghiottita dalla terra» dicono alcuni abitanti del paese, «speriamo la trovino al più presto per il bene del bambino».

Intanto nell’ultima udienza relativa alla causa di separazione il presidente Robustella ha deciso per l’affido definitivo ed esclusiavo del bimbo al padre. Nel provvedimento si dispone, inoltre, che la madre ha diritto di vedere il figlio due volte alla settimana, però, in presenza del padre o di altra persona di fiducia. Infine sempre nel provvedimento, si stabilisce che l’abitazione un tempo della coppia è stata assegnata al padre che d’ora in poi vi abiterà insieme al piccolo.

«Obbligo di pagare 300 euro mensili per il mantenimento del figlio», è questo l’ulteriore provvedimento adottato nei confronti della donna che ora è cercata in tutta Italia. La vicenda ha inizio circa tre anni fa, quando la signora decide di lasciare il bel Paese portando con se il piccolo senza che il padre sospettasse minimamente le intenzioni dell’ex moglie. Quando, però, si rende conto che la donna non avrebbe fatto più ritorno, sporge denuncia (siamo nel gennaio del 2011) presso l’Autorità centrale (organo che si occupa del rimpatrio dei bambini italiani portati all’estero). Giugno 2012, sentenza di primo grado della corte venezuelana: il bambino deve tornare in Italia. La sentenza sarà, poi, confermata in appello nel settembre dello stesso anno, cosa che sarà ripetuta anche dall’alta corte venezuelana nel dicembre 2012. Il bambino però continua a rimanere in Venezuela. Il padre, a questo punto, attraverso il suo legale, Enrico D’Amato vuole ottenere l’esecuzione della sentenza pronunciata dall’autorità giudiziaria del Venezuela. Si reca, così, in America latina dove insieme al giudice dell’esecuzione, a un ufficiale giudiziario e con la collaborazione di un avvocato del posto va a casa dell’ex moglie, ma sia di lei che del piccolo nessuna traccia. Il padre del bambino rimane in Veneziela una decina di giorni, ma poi con l’amaro in bocca torna in Italia. Intanto la madre del piccolo torna in Italia. Torna da sola senza portare con se il figlio con lo scopo a suo dire di ritrovare un dialogo con il suo ex marito ma una volta giunta in paese l’aspettano le manette.

Ma l’aspetto forse più toccante è l’appello, fatto circa un mese fa, dal papà di Francesco attraverso il social network Facebook. E’ questo il tentativo estremo di un padre che vuole riabbracciare il suo bambino. «Il bambino non si trova – dichiara Enrico D’Amato, legale del padre – non sappiamo dov’è, la madre ha fatto scomparire il bambino quando doveva essere rimpatriato e ora è indagata per sottrazione di minore e abbandono di minore all’estero. Il bambino è italiano – conclude il legale – è nato quì e deve tornare quì». Anche l’avvocato della madre del piccolo Vincenza Guerra interviene sulla vicenda: «Il minore non è scomparso affatto, è stato affidato alle amorevoli cure della zia – dichiara l’avvocato – sorella della madre, e frequenta regolarmente la scuola in Venezuela dove vive da circa tre anni. Sradicarlo da quel contesto comporterebbe altri disagi che la madre, che ha i medesimi diritti del padre, vorrebbe evitargli. Il minore – conclude – contrariamente a quanto soastenuto è anche cittadino venezuelano».

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