Agropoli, per i diportisti più tormenti che gioie nel porto

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Agropoli, per i diportisti più tormenti che gioie nel porto

Agropoli possiede la più bella e la più funzionale struttura portuale pubblica per il diporto nautico dell’Italia Meridionale. E questo non per valore affettivo, ma per giusta valutazione della realtà.
Il porto di Agropoli, frutto negli anni di susseguenti interventi statali, può ospitare, tra imbarcazioni e natanti, circa 800 unità. Strategico, per ubicazione geografica, guarda il Golfo di Salerno, le Isole Flegree. Si affaccia sulla Costiera Cilentana, rinomata per le sue acque cristalline (a poche miglia da Acciaroli, anche quest’anno primo nel programma Bandiera Blu per la certificazione della qualità ambientale dei paesi rivieraschi). Viene scelto dal diporto nautico come logistica tappa di transito, prima del salto verso le località del Tirreno Meridionale: Costa della Calabria, Eolie, Ustica, Sicilia ed Egadi. E’ il naturale porto di attracco per visitare Paestum, sito Patrimonio dell’Umanità. Strutturalmente  riparato dagli avversi eventi meteorologici. Aperto a un  solo vento del 1° quadrante, il Grecale che non crea traversia per il corto fetch.
Queste prerogative hanno destato, nel tempo, gli interessi e gli appetiti di soggetti privati e  Enti Pubblici.
E’ noto il tentativo, attualmente fallito, di gestire in toto l’ambito portuale, progettato da Italia Navigando s.p.a., carrozzone pubblico/privato, tramite le controllate Campania Navigando s.r.l. e Agropoli Navigando s.r.l. che, in Campania, dopo Capri e Procida,  pensavano bene di prendere possesso anche dell’appetibile Porto di Agropoli.
Ma il complesso del quadro attuale non è dei migliori.
Il Ministero dell’Ambiente con Decreto 21 ottobre 2009 ha istituito l’area marina protetta “Santa Maria di Castellabate” e il conseguente Regolamento (G.U. del 09 aprile 2010) ha disciplinato le attività consentite. In pratica, già a circa un paio di miglia verso sud lungo la costa, è precluso il transito al naviglio. Nelle zone, che, da sempre, i dipartisti frequentavano, è vietato ormeggio, quindi balneazione, e la pesca sportiva. Il superamento di Punta Licosa è possibile allargandosi di parecchie miglia, mentre il previsto corridoio di attraversamento della zona protetta è solo sulla carta; mancano a mare boe e mede di segnalazione.
I controlli per il rispetto della norma sono giustamente capillari: guardia Costiera, sezione navale dei carabinieri, pattuglia su gommone dell’Ente parco. Le multe per i trasgressori sono salatissime. Sovente, per estremo di solerzia o per inadeguata formazione del personale preposto ai controlli, si calca la mano sulla repressione delle infrazioni, dimenticando, forse, che questo istituto viene in terza battuta rispetto a educazione e prevenzione! 
Nessuna critica alla costituzione dell’area marina protetta e alle finalità istituzionali previste nell’art. 3 del Decreto Ministeriale. Come non si può essere d’accordo con la protezione ambientale delle aree di interesse naturalistico, che sono un patrimonio di tutti da conservare? Ma questo preclude il turismo nautico, almeno quello minore, quello di massa, e lo elegge a solo quello maggiore, elitario e inferiore per numero, E i numeri, si sa, fanno business. Romagna docet!
E’ il solito problema di salvare capra e cavoli. Come conciliare l’esigenza della salvaguardia naturalistica con il sacrosanto diritto di poter usufruire di un bene comune. Si riconosce che la “quadra” – di Bossico idioma – non è di facile soluzione. Il turismo balneare/nautico, per Agropoli e per i paesi della corona circostante, è un primario tassello economico che va dall’ospitalità abitativa, al commercio, alla cantieristica nautica, al noleggio e all’ormeggio nautico, le cui sinergie interessano tutti i settori produttivi. L’assunzione della decisione è collegiale e a livello di Istituzioni Locali Allargate, cointeressando Enti comunali, Ente parco e Autorità marittime.
Inoltre, quello fin qui descritto è uno degli aspetti del porto di Agropoli.
Lo specchio d’acqua portuale è lottizzato con concessioni, quasi tutte a privati, che vi hanno istallato pontili galleggianti per l’ormeggio di imbarcazioni anche di importanti dimensioni, con notevoli ritorni lucrativi. Uniche eccezioni i pontili della Lega Navale e del Circolo Canottieri, istituzionalmente associazioni no profit. Il Comune è arrivato a giochi fatti nella gestione dei posti-barca. Il suo intervento si è dovuto limitare a pochi attracchi su banchina/pontili fissi, solo per piccoli natanti, e per far fronte alle numerose richieste ha allestito, limitato ai mesi estivi,  un campo-boe nelle acque della “Marina”.
Per le barche in transito è poco rispettata la norma di legge che prevede di riservare loro, gratis, il 10% della disponibilità degli ormeggi.
Il divario  richiesta/offerta e la monopolizzazione dei servizi (anche alaggio/varo, rifornimento di carburanti, ecc.) hanno generato un indiscriminato aumento speculativo dei costi unitari. Salvo sporadiche eccezioni, i prezzi non sono esposti, in spregio a precisa norma comunitaria, da tempo adottata dal nostro ordinamento. Non è noto nessun Disposto Istituzionale calmieratore e l’eco di controlli sanzionatori, se avvenuti, non è recepito.
Negli anni, nel porto il livello delle acque si è andato abbassando. Si è sempre parlato di lavori di dragaggio. Ma il rimbalzo delle competenze Regione-Comune ha portato ad un nulla di fatto. La posa di massi a difesa dell’arenile di San Marco e la modifica delle correnti può acuire il problema.  Quindi è precluso l’acceso a larga parte di esso per le imbarcazioni con pescaggi maggiori, con conseguenze pratiche d’immagine e di limitazione di presenze, tanto che si è dovuto individuare, fuori del porto, un’area di fonda in rada (Ordinanza Circolare Agropoli n. 32/11 del 27 maggio 2011).
Sulla viabilità e sui parcheggi nell’ambito portuale ci siamo già ampiamente dilungati nell’articolo dell’otto luglio. Anche questo aspetto è un’importante tessera di completamento di un mosaico complessivamente non tranquillizzante.
Innanzi dicevamo che le decisioni devono essere univoche e collegiali tra gli Enti interessati. La cosa ha anche carattere di urgenza. In questo mese la stampa del settore informa che, già dalla prossima estate saranno funzionanti 400 posti-barca nel costruendo Marina di Arechi-Port Village di Salerno A regime ospiterà 1000 imbarcazioni! Per qualità della struttura e per ubicazione è il primo concorrente del Porto di Agropoli.
Il capofila, colui che deve intraprendere l’iniziativa e condurre la partita, è il Comune di Agropoli per diretto interesse. E il primo step è la Regione, poi i finanziamenti necessari. Ma se mutua le stesse logiche di tempismo e qualità realizzativa, dimostrata  nell’edificazione delle numerose opere pubbliche, pensiamo che questa Sindaco possegga volontà e capacità per portare a termine simile gravoso incarico. Certo, per sua peculiarità, la riorganizzazione del porto presuppone il possesso di qualità superiori a quelle necessarie per fare un rondò o un fabbricato pubblico. Nella programmazione occorrerà la collaborazione di soggetti che conoscono, per vissuta esperienza, la dinamica dei problemi portuali, escludendo eventuali logiche politiche di scelta di pseudo-saccenti che si propongono.
Il porto è tra i primi, se non il primo fattore economico di Agropoli e del suo del Comprensorio. Ne va, quindi, del futuro socio-economico collettivo e una scelta non può essere rimandata.

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