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Ortolani: “Sono state chiuse due discariche ‘micidiali’”. Intanto Fasolino invita i rappresentanti del comitato a tornare a casa

di Biagio Cafaro

Ieri, 21 dicembre, la provincia di Salerno ha diramato una nota in cui Fasolino invita i rappresentanti del comitato Cilento oltre il Rifiuto a tornare a casa: “Voglio rivolgere un invito agli aderenti al comitato di Laurito a tornare a casa, anche in virtù della disponibilità da parte del commissario Vardè ad attivare le procedure per le verifiche d’idoneità per il polo ecologico di Vallo della Lucania”.  

Intanto la protesta non cessa e il comitato continua il presidio presso località Rizzoli di Laurito. Domenica scorsa si sono tenute le visite guidate alla discarica ed è stato fatto anche un video in cui Gianluca Lamanna ha mostrato ai visitatori il posto designato dal commissario Vardè per far sorgere la discarica.

 

A protestare contro la discarica di Laurito c’è anche Franco Ortolani ordinario di Geologia all’Università Federico II di Napoli. Secondo gli studi del professore non è solo l’ipotetica discarica di località Rizzoli ad essere incompatibile con l’ambiente, ma molte proposte di discariche avanzate fino ad ora in provincia di Salerno. “Sono state chiuse due discariche ‘micidiali’ in quanto ubicate in siti non idonei idrogeologicamente, poco a monte dell’Oasi naturalistica di Persano e del prelievo dell’acqua del fiume Sele che serve ad irrigare la Piana del Sele. Un’altra discarica è stata saturata e chiusa alcuni anni fa ai margini della piana del Sele nella zona di Montecorvino”.

Ecco le analisi delle ultime proposte effettuata da Franco Ortolani:
“Dal 2007, protetti dall’emergenza rifiuti, vari personaggi che hanno avuto l’incarico di dirigere le attività straordinarie hanno fatto proposte “strane” circa l’ubicazione di discariche da realizzare in tutta fretta.
Nell’autunno 2007 Bertolaso propose la costruzione di una discarica a Perdifumo nel Parco Nazionale del Cilento in una piccola cava nei pressi dell’abitato, palesemente non idonea per un impianto inquinante. La proposta fu bocciata. Tra il 2005 e 2008 sono state costruite  due discariche nei pressi dell’Oasi di Persano a Basso dell’Olmo nel Comune di Campagna e a Macchia Soprana nel Comune di Serre in aree non idonee dal punto di vista geoambientale. E’ il caso di ricordare che tali discariche rappresentano due spade di Damocle sull’intera economia della piana e una vergogna per coloro che le hanno forzatamente realizzate e per coloro che non hanno difeso l’economia basata sulle acque del Sele non inquinate.
Tra l’autunno e l’inverno 2007 il commissario di turno, Pansa, con la collaborazione, in parte, della Provincia di Salerno propose di realizzare discariche in alcuni siti, uno più “balordo” dell’altro. Una discarica era prevista a Caggiano in una cava al confine con la Basilicata, interessata da tettonica attiva (la faglia di Caggiano responsabile del sisma del 1561) e da carsismo molto sviluppato con circolazione idrogeologica attiva: la discarica non fu realizzata e stranamente è ricomparsa nell’elenco dei siti diffuso recentemente dal nuovo commissario Vardè.
Un altro sito fu individuato nella piana di Mandrano in Comune di Padula sulla sommità dei Monti della Maddalena al confine tra Campania e Basilicata in un bacino chiuso drenato da un inghiottitoio che alimenta sorgenti usate per l’alimentazione di acquedotti nel territorio lucano. Ovviamente il sito fu abbandonato.
Un’altra zona fu individuata al confine tra Padula e Montesano sulla Marcellana in una cava poco a monte delle acque minerali di Arenabianca. Un sito simile fu pure individuato nel Comune di Atena Lucana: entrambi furono scartati dopo le solite, documentate e dovute proteste dei comuni e dei cittadini.
Nel dicembre 2011 è scoppiato il caso della discarica proposta a Laurito in località Rizzoli, in un’area non idonea dal punto di vista geoambientale in quanto interessata da frane e conseguentemente non offre garanzie di stabilità geomorfologica ad un impianto inquinante.

Ma quali possono essere le conseguenze di una simile discarica a Laurito?
“Lo scrivente ha effettuato rilievi geoambientali – si legge sul lavoro del professore Ortolani – in località Rizzoli al fine di verificarne l’idoneità geoambientale considerando che una discarica colma di rifiuti inquinanti rappresenta un nuovo giacimento geologico di cui si deve garantire la stabilità geomorfologica su scala millenaria in quanto fenomeni franosi o una imperfetta realizzazione dell’impianto potrebbe causare il rilascio di materiali pericolosi, quali i metalli pesanti, nell’area a valle che è rappresentata dal corso del fiume Mingardo che costituisce un importante corridoio ecologico protetto ambientalmente e dalla stupenda costa compresa tra Capo Palinuro e Marina di Camerota di elevatissimo pregio ambientale e socio-economico.
Nelle figure sottostanti (Figure in alta risoluzione nella galleria immagine a fondo pagina, ndr) è possibile osservare l’ubicazione della discarica di Laurito a monte del Fiume Mingardo e della costa del Monte Bulgheria e delle aree protette del Parco Nazionale del Cilento. Le frecce rosse indicano il percorso di eventuali inquinanti provenienti dalla eventuale discarica”.

   

 



 


Errori simili sono stati fatti nella realizzazione di due discariche a monte dell’Oasi di Persano sul fiume Sele. Ortolani è chiaro: 
“Che una sorta di “follia ambientale” abbia ispirato i promotori e sostenitori della realizzazione di due discariche a monte dell’Oasi di Persano sul fiume Sele, un’area estremamente vulnerabile che riveste un ruolo di importanza economica strategica in quanto avviene il prelievo di circa 250 milioni di metri cubi di acqua all’anno, acqua che deve essere di buona qualità in quanto usata per l’irrigazione di ortaggi e per le attività zootecniche legate al ciclo della produzione di latticini pregiati come la mozzarella.
Ispirazione simile devono avere avuto i promotori della discarica di Laurito, una ispirazione degna di DAM.
I danni perpetrati e quelli che si accentueranno, in seguito alla realizzazione delle opere programmate in regime di emergenza, rappresentano la logica conseguenza del non governo democratico del territorio”.

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