Novanta chili di marijuana nel Cilento: imprenditore patteggia, bracciante condannata

Quando le forze di polizia fecero irruzione nell’azienda agricola di Capaccio dove era assunta come bracciante, lei continuò a lavorare senza accennare a tentativi di fuga. Poi indicò agli agenti che glielo chiedevano la casa del titolare, dove furono trovati i novanta chili di canapa indiana per i quali si è chiuso ieri il processo di primo grado. L’imprenditore ha già patteggiato la pena, mentre lei, la bracciante polacca Ivanova Svitlan, è stata condannata ieri a un anno e mezzo, con pena sospesa e revoca della misura cautelare dell’obbligo di firma. Il pubblico ministero Carmine Olivieri aveva chiesto una condanna a sei anni, con l’aggravante dell’ingente quantitativo, ritenendo che la donna fosse a conoscenza dell’intero traffico di stupefacente. Per i giudici gli sarebbe addebitabile solo la quantità prodotta nei suoi due giorni di lavoro. Anche su questo il difensore Vittorio Miano presenterà però ricorso in Appello, chiedendo per l’imputata un’assoluzione piena.