Vallo della Lucania, bancari nei guai per presunta usura: chiesti riti abbreviati

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La difesa dei sei bancari indagati per un presunto caso di usura insorge contro «le distorsioni giornalistiche e le malevole interpretazioni veicolate dalla persona offesa» precisando di «non aver mai chiesto uno sconto di pena per patteggiamento, che sarebbe assurdo per persone che hanno la coscienza pulita e che hanno onorevolmente reso il servizio di pubblico interesse cui ancora sono preposte». Ha chiesto ed ottenuto, invece, che gli imputati siano giudicati con il rito abbreviato. Gli avvocati hanno optato per questa scelta per evitare le lungaggini dei processi.

«Sulla base, cioè, dello stesso materiale raccolto dal pubblico ministero – spiega uno dei legali, l’avvocato Franco Maldonato – perché la Banca non ha mai praticato condizioni superiori ai limiti dei tassi soglia».  A processo ci sono sei funzionari dell’istituto di credito di Vallo della Lucania, tra i quali Osvaldo Santoro, Ersilia Casale, Maria Antonietta Luongo, Egidio Esposito, Massimo Ruggiero e Pasquale Cerullo. La difesa ha spiegato però che «i tassi bancari non hanno mai superato il limite oggettivo previsto dalla Legge 108/96, calcolati tenendo conto degli interessi, delle commissioni di massimo scoperto, delle spese accessorie e degli oneri diretti e riferiiti alle erogazioni del credito addebitati sui singoli conti correnti». 

«L’analisi della documentazione agli atti dello stesso fascicolo d’indagine e l’esame dei rapporti bancari intercorsi tra la banca e la Karma srl nel periodo intercorso tra il 27 agosto 2001 ed il 15-30 giugno 2010, evidenziano che i tassi effettivi globali (t.e.g.) non hanno mai superato i limiti oggettivi fissati dalla Legge per tutti i trimestri esaminati». I presunti tassi usurai che la banca del Cilento avrebbe applicato nei confronti della ditta di costruzioni Karma srl, e per cui il sostituto procuratore Ersilio Capone ha chiesto il rinvio a giudizio, ammonterebbero a oltre 300 mila euro. «La richiesta di rito abbreviato – spiega il legale – ci consente di essere giudicati subito, percorrere le strada più breve evitando le lungaggini dei processi».

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Gli imputati non rinunciano a difendersi ma a portare prove a discarico, che secondo il legale sono già nei faldoni raccolti dal pubblico ministero. «Il sistema di controllo della banca – dice ancora la difesa – era già di per sè idoneo a scongiurare l’applicazione di interessi ed oneri che avrebbero potuto dare origine a situazioni ‘a rischio’, vale a dire t.e.g. superiori ai limiti oggettivi fissati per legge. E ciò con un software che sarebbe intervenuto automaticamente allorquando, per mero errore materiale, taluna delle condizioni avesse valicato i limiti legali».

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