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Palazzetto dello sport, il soprintendente: “Cittadini di Camerota siete stati raggirati. Ve la dico io la verità, l’opera è abusiva”.

di Rito Ruggeri

Storie di incomprensioni, raggiri e probabilmente menzogne. Questo sembra il quadro tracciato dal soprintendente Gennaro Miccio sulla nota questione dell’incompiuto palazzetto dello sport di Marina di Camerota. A seguito della puntata andata in onda su Striscia La Notizia che ha denunciato il degrado del luogo e la responsabilità politica per una struttura di interesse sociale e sportivo, poi trasformata in ecomostro, i cittadini di Camerota hanno inviato più di 200 cartoline, su iniziativa di una associazione locale “Tutt’insieme” alla Soprintendenza Bap di Salerno e Avellino, con cui chiedevano che fosse completata la struttura. Prende carta e penna quindi il soprintendente e, di proprio pugno, scrive ai cittadini ravvisando l’illegittimità dell’opera poichè “abusiva”, e il tentativo di “raggiro” compiuto da parte di chi avrebbe voluto far ricadere la responsabilità sulla soprintendenza. Ecco una dietro l’altra le motivazioni e le ricostruzioni del soprintendente sulla storia del palazzetto e sulle cause del suo degrado.

di Gennaro Miccio, responsabile  Soprintendenza BAP di Salerno e Avellino

200 e più cartoline inviate dai cittadini di Camerota alla Soprintendenza BAP di Salerno e Avellino, per manifestare la delusione di chi, da anni, attende il completamento del “palazzetto”, la struttura polivalente lasciata incompleta, assurta a notorietà nazionale dopo un sevizio di Striscia la notizia.

Rabbia e indignazione recapitate per posta, ma all’indirizzo sbagliato.

I fatti sembrerebbero noti: il comune di Camerota, con fondi europei, ha avviato, fin dal 2007, la costruzione di una struttura, destinata ad impianto sportivo polivalente, con annessa sala congressi, nella località Sirene della frazione Marina. Poi “misteriosamente”, i lavori si sono fermati.

Il completamento sarebbe questione di poche settimane ma – per quanto riferito dal sindaco all’inviato di Striscia – per riprendere i lavori, si attenderebbe l’autorizzazione dell’Amministrazione dei beni culturali, che tarda ad arrivare.

Questione di mala burocrazia statale, dunque.

Se così fosse, i 200 e più indignati di Camerota avrebbero avuto ragione a inondare di cartoline la Soprintendenza. Spiace deluderli, ma così non è.

E, allora, per evitare che si consolidi la distorta ricostruzione dei fatti, fornita dall’Amministrazione locale, veicolata dalla TV e recepita dall’opinione pubblica, non resta che rivolgersi ai media, non potendo peraltro contattare direttamente i singoli cittadini, cui pure va tutta la nostra considerazione per la partecipazione civile dimostrata.

La verità, come spesso accade, è un’altra. Ed è grottesca.

Il “palazzetto” è stato costruito, con piena consapevolezza di amministratori e tecnici, in assenza di efficace autorizzazione paesaggistica e, dunque, in violazione delle norme che regolano l’attività edilizia nelle zone soggette a tutela, peraltro realizzando opere che, stante la loro natura, non possono conseguire, per espresso divieto del Codice dei beni culturali e del paesaggio, un’autorizzazione postuma.

Abusivismo pubblico, posto in essere con fondi della collettività, dunque? Può apparire strano, ma è proprio così. E, purtroppo, non è l’unico caso. Si devono registrare, infatti, numerosi episodi in cui le norme sono state violate proprio da chi, quelle norme, avrebbe dovuto far rispettare.

Sacrosanta, dunque, l’indignazione dei cittadini, penalizzati sia come contribuenti che come potenziali fruitori delle opere incompiute e, da ultimo, raggirati tanto in ordine alle responsabilità di quanto accaduto che sull’effettivo  potere della Soprintendenza di porvi rimedio, potere negato dalla legge.

Il soprintendente

Gennaro Miccio

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