Il caso di Franco Mastrogiovanni nelle aule dell’università di Salerno

Tiene ancora banco la vicenda di Franco Mastrogiovanni, il maestro elementare di Castelnuovo Cilento morto nel reparto psichiatrico dell’ospedale San Luca di Vallo dopo 83 ore di contenzione in trattamento sanitario obbligatorio. Il caso è stato portato anche tra i banchi delle aule delle università italiane. Tra queste quella di Salerno dove giovedì si è svolto un seminario. Al centro dell’attenzione il saggio “La libertà sopesa – Trattamento sanitario obbligatorio”. 
Presenti, oltre agli autori del libro, anche due professori universitari di Roma e l’avvocato Di Palma di Telefono Viola che ha partecipato come legale al processo svoltosi a Vallo della Lucania. Per il Comitato c’è stata la partecipazione di Giuseppe Tarallo e di Vincenzo Serra (cognato della vittima). Hanno introdotto e concluso, i docenti Gino Amendola e Francesco Schiaffo.
L’iniziativa ha visto la partecipazione di un folto e attento pubblico studentesco. Di Palma ha illustrato gli articoli della legge che riguardano il Tso sottolinenado che «a stragrande maggioranza dei trattamenti sanitari obbligatori che vengono disposti in Italia sono da ritenere illegittimi». Anche gli altri relatori hanno evidenziato che «per le persone in situazioni di disagio non sono previste garanzie a loro tutela e quelle poche esistenti non trovano attuazione».
I membri del comitato presenti e che hanno preso la parola hanno commentato che «nel caso di Franco è stato possibile il rinvio a giudizio e poi la sentenza di condanna (di primo grado) di una parte del personale in servizio presso il reparto di psichiatria grazie al video del sistema di videosorveglianza disposto dal pm Francesco Rotondo. In mancanza del video sarebbe stato impossibile l’accertamento della verita e ottenere giustizia».
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