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Caos abolizione province, Salerno manca all’appello delle città metropolitane

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Continua a infuriare la polemica contro il disegno di legge Delrio sull’abolizione delle Province, approvato alla Camera con 277 sì e che dovrà essere ora discusso dal Senato. La normativa prevede la trasformazione dei consigli provinciali in assemblee dei sindaci, che lavorerebbero a titolo gratuito, poi l’istituzione di 9 città metropolitane e la disciplina della fusione dei Comuni. Tra le province commissariate il 2014 ci sono anche Napoli, Avellino e Salerno, per la Campania, ma quest’ultima non rientrerebbe tra le 9 città metropolitane. A votare a favore del ddl di Delrio sono stati Pd, Nuovo centrodestra, Scelta civica, Per l’Italia. Contro, invece, Lega e Sel mentre M5S e Forza Italia non hanno partecipato al voto. L’approvazione è avvenuta in un clima di tensione, tra polemiche e contestazioni.

Nell’intento del disegno di legge le province comprenderanno aree più vaste di quelle attuali e i loro rappresentanti saranno designati non più dai cittadini, ma dagli amministratori locali, che sceglieranno tra i sindaci dei comuni del territorio. Rispetto a oggi, non bisognerà pagare gli stipendi a presidenti, consiglieri e assessori. La struttura portante della Repubblica delle autonomie dovrebbe avere il suo perno su due soli livelli territoriali di rappresentanza politica, i Comuni e le Regioni.

Il governo Monti tentò una prima strada per cancellare le province, adottando diversi provvedimenti per tentarne l’abolizione, alcune di queste erano contenute nel decreto “Salva-Italia”. Ma anche nell’ ottobre 2012 due allora ministri del governo Monti, Cancellieri e Patroni Griffi, ci provarono, presentando addirittura una mappa che mostrava le “nuove” province.

Contrario alla riforma di Delrio, tra gli altri, c’è anche Casini, che ha definito il provvedimento «un gran pasticcio che di fatto, da un lato, non le abolisce realmente creando nuovi enti intermedi, da un altro, moltiplica le aree metropolitane foriere di nuova confusione istituzionale». Totalmente in disaccordo anche Antonio Iannone, presidente della provincia di Salerno, che ha sottolineato quanto «con la nuova configurazione proposta certamente i territori subiranno il caos e la caduta dei servizi. Senza Province i cittadini continueranno a pagare tutte le tasse che versano oggi, ma otterranno meno servizi. La farsa che va avanti da tre anni – ha aggiunto Iannone – sta conoscendo il suo epilogo, presto l’Italia scoprirà quale grande errore si sta commettendo».

Quelle che potrebbero diventare città metropolitane se il ddl dovesse passare in Senato, sarebbero nove, tra queste Torino, Milano, Napoli, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari e Roma, per quest’ultima le regole e poteri potrebbero essere diversi. Quasi assente il Mezzogiorno. 

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