Le strade del Cilento e la piazza di Vallo come una vergogna sulla cronaca nazionale, ma non si registra imbarazzo della politica locale

E’ la cronaca, bellezza. Dovrebbe essere motivo di gioia, per tutti, alzarsi oggi e scoprire che un quotidiano, dal riconosciuto peso specifico, come ‘Il Fatto quotidiano’, si sia occupato di questo scordato Cilento. Ma non lo è. E non lo sarà nei prossimi giorni. Troveremo social network inondati di indignazione per la cattiva «propaganda» e vagonate di politici di mestiere a fare il coro contro il «giornalismo di parte», quei gufi che discreditano un territorio e allontanano i turisti.

Questo giornale invece avverte – accade raramente – di essere, per un giorno, in felice compagnia. Che i riflettori dell’informazione si accendano sul buio dovrebbe essere la normalità. Ma qui non lo è. E quando avviene, per chi scrive, assomiglia a una festa popolare. Anche se, il costo dovesse essere alto, sottolineiamolo fin da subito. Perchè il costo di un momento di verità non sarà mai talmente alto da soverchiare il costo di decenni di torbido dentro cui sguazza la corruzione e si annacqua la coscienza civica, rendendo i cilentani sudditi e non cittadini, come più volte su questo quotidiano è stato denunciato. 

Il ‘Fatto Quotidiano’, con un articolo a firma di Antonello Caporale, rende noto agli italiani che la politica del doppiopetto, così premiata a sud, e in questo lembo di sud, ha eretto un vergognoso cancello di lamiera e tavole, verso il mare e la bellezza. Ha raccontato che la politica delle clientele, quella dell’assenza di gusto e di competenza, fa spuntare tondini di ferro, calcestruzzo e mattoni forati, da ogni dove, indifferente a quanto ci passa sopra, sotto, dietro o avanti. Ha scritto ai lettori, da Trento a Cuneo e fino a Palermo, che la gente di qui è diventata anch’essa indifferente al brutto e al vergognoso, continuando a scegliere di essere servili e non severi verso l’autorità. 

‘Il fatto Quotidiano’ ha messo nero su bianco un’accusa impietosa, quanto vera. Con un titolo che, ci si augura, resti inciso sulle rocce a nord e a sud del Cilento: ‘Strade chiuse e piazze inutili sulla costa dei soldi buttati’. E dichiarazioni che dovrebbero fare arrossire di vergogna quanti tutt’ora hanno responsabilità politiche e amministrative in questo territorio, portando come segno del proprio operato una lunga scia nera di degrado: «Lusso sopra la miseria», come analizzato da Michele Oricchio, procuratore capo della corte dei Conti della Basilicata, a proposito della nuova piazza di Vallo della Lucania. Una affermazione che vale una fotografia. Quella dei tanti politici cilentani da cui questo giornale, da anni, sente dire: «Ma c’erano i fondi che fai non li prendi?» Per poi ritrovarsi casermoni in cemento armato sopra le teste e gli olivi. Come se quei soldi non li pagasse nessuno dal Veneto alla Puglia. Come se lo stato fosse un pozzo senza fondo da dove non devi che succhiare, fino allo sfinimento, tanto chi paga non risulta pervenuto. E, alla fine, solo sul ‘pocciare’ vieni misurato, alle prossime elezioni. 

Come se il degrado e il brutto non fosse anch’esso un costo. Tra l’altro dal sapore ancora più amaro, perchè a debito. A debito su chi, nei prossimi decenni, vivrà o soggiornerà qui. Ed eccola la piazza di Vallo della Lucania, con le panchine «esposte all’Expo», come un emblema del Cilento e del cilentano. Altre effigi cilentane vengono donate a chi ha sale in zucca, nell’articolo del ‘Fatto’: «Anche i soldi affamano, caro amico», dice, nella penna di Caporale, Aldo Masullo, filosofo e «testimone di come senza passione e competenza il denaro impoverisca invece di arricchire». Lo confermano, in questo bello e piagato Cilento, le tante ville hollywoodiane o auto suv di lusso, in mezzo al lentisco o al catrame, a chiazze, di questi borghi, sempre più senza anima e identità. Proprio come il declino dei suoi abitanti. Come una cappella futuristica in mezzo alla baraccopoli o un abito griffato sopra i mocassini sporchi di fango e polvere. Visioni, qui, solite.

E ancora Masullo, sempre dal ‘Fatto’: «Il deperimento è tale nel nostro paese che non c’è più la forza di guarire. Sembra mancare anche la forza di aspettare la morte». Tuttavia, caro ‘Fatto Quotidiano’ di fronte a questo scenario, troveremo anche oggi, politici e autorità pronti a gridare allo scandalo per un giornale che, nel dire la verità, allontana i turisti. Perchè è il dirlo che danneggia, non il farlo. Probabilmente, i colletti bianchi dalle pance che sbottonano le camicie, lo urleranno sotto un pilone della strada, con i tondini di ferro rivolti al cielo e circondati di combriccole incravattate coi palmi consumati dagli applausi. 

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