25 aprile, l’intervista a Ubaldo Baldi: «Nuova Resistenza non è ‘armata’ ma attiva e viva»

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di Giangaetano Petrillo

Nel giorno del 75° anniversario della Liberazione, il 25 aprile quest’anno si celebra ‘a porte chiuse’ a causa dell’emergenza sanitaria per Covid 19. Sono oltre 800 i combattenti della provincia di Salerno che hanno partecipato alle lotte della Resistenza; e durante la guerra di Liberazione sono caduti, dopo l’8 settembre del 1943, 125 salernitani. Con Ubaldo Baldi, presidente dell’Anpi provinciale, abbiamo approfondito il tema, portandolo ai giorni nostri.

Presidente Baldi, cosa significa essere partigiani nel 2020?
Il significato non può essere altrimenti cercato se non nel vincolo morale che abbiamo assunto per aver raccolto un testimone, quello dell’impegno civile a difesa della libertà, dei diritti civili, della lotta alla xenofobia e ai razzismi, alla pace e alla tutela del territorio.

Quanto è importante ricordare la resistenza e la liberazione al giorno di oggi?
E’ fondamentale, perché palesemente si cerca di sminuire, contraffare, revisionare la memoria storica di quegli avvenimenti, di quanti sacrificarono la loro vita ben sapendo quanto ciò fosse possibile, dell’importanza che quella “scelta” ha poi contato nella formazione della Repubblica e della sua Costituzione.

Ricordiamo il sacrificio di tanti, giovane donne e giovani uomini, che presero posizione allora per combattere il nazifascismo. Quanto manca la presenza dei giovani nella politica di oggi?
E’ vero solo in parte, abbiamo visto recentemente – vedi il movimento delle sardine – come i giovani siano sensibili ai temi del razzismo, della difesa dell’ambiente, della nostra Costituzione, sono le forme in cui si esprime questa sensibilità che sono inevitabilmente diverse da quelle del passato, ma i giovani ci sono, tanti sono i giovani anche nell’ANPI.

Uno dei passi più belli della nostra storia repubblicana, è sicuramente il discorso di Calamandrei sulla Costituzione. C’è un passo straordinario sulla libertà. Quanta poca contezza abbiamo oggi della libertà?
Quel discorso di Calamandrei fa ormai parte dei testi sacri della nostra “religione civile”, ed è bene ogni tanto rileggerlo, fa bene all’anima e dona nuova energia all’impegno quotidiano. Sono tante oggi le forme di limitazione della libertà, diverse da quelle dei vecchi autoritarismi diciamo “fisici”, oggi sono più subdole e più difficilmente individuabili, per questo bisogna aprire gli occhi e riuscire a creare “ponti” tra le culture, forme di partecipazione e di dibattito, di impegno civile.

Vediamo molti paese, anche europei, che spingono sempre più verso una politica illiberale. Quanto deve preoccuparci questo atteggiamento antidemocratico?
Le crisi economiche generano sempre spinte autoritarie o apertamente antidemocratiche, i cosiddetti sovranismi sono pericolosi e vanno combattuti e contrastati, i loro linguaggi populistici trovano terreno facile nelle nuove forme di analfabetismo culturale e morale, nella pratica criminale della diffusione sistematica di fake-news, di collegamenti con le criminalità organizzate. E’ necessario essere preoccupati e contrastare tutto ciò.

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Vediamo oggi movimenti e partiti che cercano di spingere l’Italia verso la Cina o la Russia. Stiamo realmente abbandonando i nostri storici alleati?
Le alleanze oggi si basano non più su criteri ideologici, ma su criteri economici determinati da guerre commerciali, di mercati finanziari, di nuovi colonialismi, dai commerci delle droghe come delle risorse energetiche, ma pure dalle guerre vere e proprie dove l’interesse sta anche nel “consumo” delle armi, dei miliardi che ruotano nei bilanci degli stati per le “spese” militari. I nostri alleati sono in quelle forze progressiste, democratiche che lottano contro tutto questo e per la pace.

L’anno scorso abbiamo assistito a una cosa che difficilmente avremmo mai potuto immaginare. Parte del Governo non ha festeggiato il 25 Aprile.
Che dire? quel qualunquismo che ha portato questi rappresentanti del governo della Repubblica nata dalla Resistenza a ignorare il 25 aprile, rappresenta tutto quello che noi vogliamo contrastare per quanto già detto, e loro sono quelli che possiamo definire, aldilà dei camuffamenti, i nuovi fascisti. Se pensano anche minimamente, di intaccare il significato etico e reale di questa data fondamentale per l’Italia, si sbagliano.

Il 25 Aprile sembra essere, purtroppo, diventata una data divisiva. Eppure all’epoca unì anche pensieri politici diametralmente opposti. Pensiamo ai cattolici e ai comunisti.
Lo spirito inclusivo delle varie componenti dei CLN deve guidare anche oggi la nostra azione quotidiana e noi lo pratichiamo e lo ampliamo, ma la divisione non è un fatto necessariamente negativo se rappresenta la linea di demarcazione netta tra chi è democratico e chi non lo è.

Ci sono forze politiche transnazionali, prevalentemente della destra estrema, che ogni hanno cercano di minare i nostri principi democratici. Quale può essere un rimedio per contrastarli?
Una risposta a questa domanda è già insita nelle cose già dette, è importante il ruolo dei nostri rappresentati nel parlamento europeo, lo sviluppo di “ponti” tra le culture e non l’erigere “muri”, ma altrettanto importanti sono le piccole battaglie quotidiane per la tutela della libertà di associazione, di stampa, di tutela del territorio.

Un’ultima domanda presidente. Qual è la nuova resistenza?
La nuova Resistenza non è più quella “armata”, è una resistenza pacifica ma non contemplativa, è attiva e viva, che non è solo nei nostri circa 200mila iscritti, ma che comprende i tanti che manifestano apertamente il contrasto al revisionismo storico, al qualunquismo, alle credulonerie, alle falsità in rete, al razzismo, all’omofobia, alle violenze di genere, ai femminicidi, all’incultura. Si, noi siamo i nuovi partigiani della pace e della difesa della democrazia e della Costituzione, che ricordiamolo sempre, è nata dalla Resistenza. W il 25 aprile.

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