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Minaccia di buttarsi dal Municipio di Auletta: finita protesta di Arsenio Mangieri ma ancora troppi lavoratori a rischio

di Lucia Cariello

E’ durato circa sei ore l’atto di protesta di Arsenio Mangieri, operatore ecologico dell’Ergon Spa, partecipata del consorzio di rifiuti del bacino Salerno 3 che, dopo aver saputo di aver perso il posto di lavoro decide di manifestare la sua disperazione salendo su un muro del Comune di Auletta alto circa 10 metri minacciando di gettarsi nel vuoto. Una protesta choc quella di Mangieri fatta per far comprendere a chi di dovere il forte disagio di tanti lavoritori di settore e il poco interesse degli enti preposti.

Una protesta quella di Arsenio durata circa sei ore, nel corso delle quali molti hanno tentato, inutilmente, di farlo desistere. Soltanto dopo la convocazione da parte del prefetto di Salerno di un tavolo di lavoro per discutere della gestione del servizio raccolta rifiuti l’uomo decide di interrompere la protesta.

I fatti Il Comune di Auletta da lunedì ‘straccia’ il contratto di lavoro che lo legava alla Ergon Spa lasciando, così, Arsenio Mangieri di fatto senza lavoro. Il Comune, infatti, affida la raccolta ad altra azienda di settore. Dopo sei ore trascorse sotto il cocente sole e la speranza di un esito positivo dell’incontro col prefetto Mangieri scende dal cornicione del palazzo più importante di Auletta. Trasportato da un’ambulanza dell’Humanitas al Luigi Curto di Polla «le sue condizioni non risultano a rischio». A preoccupare, invece, sono i tanti, troppi lavoratori di settore nelle stesse condizioni di Mangieri. Una situazione esplosiva, quindi, che rischia di divenire incontrollabile soprattutto dopo la procedura di licenziamento avviata nel mese di maggio.

L’azienda La Ergon Spa è un’azienda di settore che si occupa della raccolta rifiuti di circa 40 comuni. Nel mese di maggio avvia la procedura di licenziamento per circa 105 operai. L’Ergon nel 2012 ha fatturato circa 4 milioni e 500 mila euro con un costo personale di 3 milioni 600 mila euro e perdite pari a 1 milione e 200 mila euro: «A tali dati – emerge da un documento dell’azienda – si aggiungono debiti pari a 6 milioni di euro (il doppio del fatturato annuo) per questo si va verso una cessazione definitiva dell’attività produttiva». 

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