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Altra querela in arrivo per il vescovo Favale, l’antagonista è ancora Michele Murino

di Luigi Martino

Se non fosse l’alto prelato che censurò, in una chiesa di Palinuro, l’esecuzione della canzone napoletana «’O sole mio» e che, qualche anno dopo, nel 2008, si scagliò contro la cantante partenopea Anna Tatangelo, invitata a esibirsi durante la festa patronale di Santa Maria delle Grazie (accusata di aver distrutto il matrimonio di Gigi D’Alessio), ci si meraviglierebbe che il vescovo di Vallo della Lucania potesse essere denunciato per diffamazione. E, invece, durante i dieci anni di amministrazione della diocesi cilentana, ha già collezionato tre querele. La prima lo vide contrapporsi e sopperire dinanzi all’ex presidente del Tribunale di Vallo, Claudio Tringali, a cui ha dovuto pagare 54mila euro di risarcimento danni. L’ultima è recente.

Risale lunedì pomeriggio, e porta la firma di Michele Murino, presidente dell’omonima associazione teatrale (che organizza anche rassegne alla Torre di Velia), a cui è sempre stato vietato partecipare al cartellone del cine-teatro realizzato e gestito dal vescovo. Rocco Favale è stato sempre al centro di polemiche finite su manifesti che hanno tappezzato i muri di Vallo, a cui, però, l’alto prelato ha sempre replicato a tono. Tanto da dichiarare, lo scorso 10 luglio, ai microfoni dell’emittente locale «Set», che «nel cervello (degli autori dei manifesti; ndr) non c’è nulla». Che sono persone di poca personalità e che «dicono solo stupidaggini e affermazioni un po’ pesanti nei confronti del vescovo. È sufficiente che una sola persona, che va mettendo manifesti a destra e a manca, dica “che cosa sta succedendo?”».

Favale si dichiara pubblicamente «contento anche per questo». E, avendo in più di un’occasione già dato prova del suo carattere da combattente, sarà sicuramente pronto ad affrontare anche questa seconda battaglia giudiziaria. Anzi, la terza, perché la seconda querela nei suoi confronti, presentata ancora una volta da Michele Murino (per diffamazione, ovviamente) lo costringerà a presentarsi negli uffici della Procura di Vallo della Lucania il prossimo 15 ottobre, per essere ascoltato dal magistrato.

Così, se anche il Vaticano non dovesse concedere la proroga al suo episcopato (dal momento che monsignore è andato in pensione la prima settimana di luglio), Giuseppe Rocco Favale sarà comunque costretto a ritornare a Vallo della Lucania. E chissà se allora ci saranno altri manifesti accusatori ad accogliere il suo ritorno.

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A Cura di

Luigi Martino

Fagocito storie miste a facce intrise di granelli di vissuto. Non ho sangue, dentro scorre mare. Assumo pillole di tradizioni e m’incanto di fronte a occhi nuovi. Porto sul groppone il peso perenne di confezionare sempre cose belle. Litigo spesso con i pulsanti della mia Nikon e sono alla continua ricerca di «enciclopedie che camminano». Mentre corro dal mare alle colline del Cilento, sotto al braccio destro ho un Mac; sotto all’altro, invece, un quintale d’umiltà. A caccia di traguardi che si rinnovano in modo perpetuo, colleziono tramonti, ingurgito libri e immagazzino abbracci senza essere sfiorato. Giornalista per professione, video-fotoreporter per ossessione, racconto storie per necessità. Giornalista per professione. Fotografo per passione. Racconto storie per necessità.
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