Sassano, comunità: «Gianni aveva il vizio di correre». Patente riavuta da un anno e quell’incidente dove morì l’amico

Quel vizio della corsa. La passione per le gare, la Formula uno, il MotoGp e le macchine modificate. «Avrà visto Fast and Furios diecimila volte», urla dalla disperazione un ragazzo che conosceva Gianni Paciello e le quattro vittime dell’incidente avvenuto domenica pomeriggio a Sassano. Gianni ha 22 anni. E’ all’ospedale ‘San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona di Salerno’. Ha il bacino frantumato e qualche ferita interna. Non è in pericolo di vita. Ad attenderlo, all’esterno della stanza del nosocomio, ci sono i carabinieri della compagnia di Sala Consilina. I militari sono lì, piantonati., perchè la procura di Lagonegro ha emesso una ordinanza di arresto per Gianni Paciello. Il conducente della Bmw è risultato positivo all’alcool test. Il suo tasso era superiore alla media per ben tre volte. «Ma come è possibile che alle 15.30 del pomeriggio Gianni era già ubriaco?». La domanda rimbalza da un bar all’altro del paese dell’entroterra valdianese. La comunità non riesce a spiegarsi come mai quel giovane che conosceva così bene le strade di Sassano si è schiantato contro il ’New Club 2000’. Gianni Paciello ha pranzato intorno alle 13.30. A tavola c’era del vino e una volta fuori casa si sarebbe fermato in un bar del paese, non quello divenuto poi teatro di una tragedia. Il 22enne non è appassionato di calcio e quindi, anche per questo motivo, non era seduto insieme al fratello e agli altri ragazzo al bar dei genitori di Nicola e Giovanni Femminella (due delle vittime dell’incidente). Il padre di Gianni quando è arrivato al ’New club’ è stato costretto ad assistere ad una scena straziante: il figlio di 14 anni era morto e ad ucciderlo era stato quello maggiore ricoverato in ospedale e arrestato. Non ha resistito molto in piedi davanti quella chiazza enorme di sangue e il Bmw distrutto. Il padre di Gianni e Luigi è svenuto. E’ stato colpito da un malore ed è ancora sotto stato di choc. Come del resto tutto il paese non si capacita di quanto accaduto. Le famiglie delle vittime erano tutte conosciute a Sassano. Tutte benvolute da tutti. Gianni era proprio noto per la sua passione: i motori. E non perdeva occasione per rimarcare la voglia di scendere in pista. Lo faceva chiacchierando con gli amici al bar, postando su Facebook le foto dei suoi bolidi preferiti. Due anni fa è incappato in un altro incidente, ma non era al volante di quell’automobile che schiantandosi ha provocato la morte di un «fratello di Gianni», un amico molto stretto per intenderci. In un’altra occasione, poi, i carabinieri gli hanno ritirato la patente che gli è stata restituita un anno fa. Intrecci, storie, aneddoti e ricordi. Il groviglio dei pensieri che ruotano intorno ad una domenica pomeriggio del sud, apparentemente normale. Tre famiglie distrutte. Una comunità in ginocchio. Il sindaco che parlava di futuro e progetti con questi quattro ragazzi che non ci sono più. Nel giorno del funerale sarà lutto cittadino. Le bare bianche usciranno insieme a quelle dei maggiorenni dalla chiesa del Vallo di Diano con la speranza che una tragedia del genere non si ripeti mai più.

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