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Provvy trovata morta a Messina dopo 7 mesi, testimone: «Segregata e schiavizzata a Sala Consilina»

di Marianna Vallone

Il giallo di Provvy si infittisce. Provvidenza Grassi, 27enne di Rometta in provincia di Messina, scomparsa da casa tra il 9 e il 10 luglio 2013, è stata trovata morta giovedì dopo sette mesi di ricerche. La zona dove è stato ritrovato il suo cadavere era stata settacciata da agenti e volontari, oltre che da macchine ed elicotteri. Ma della giovane siciliana nessuna traccia. Poi, un elettricista è andato nella cabina elettrica vicino allo svincolo Gazzi dell’anello autostradale di Messina per un guasto e nota la carcassa di un’auto bianca con le ruote aggrappate ai rami di un abete. Dentro c’è il cadavere di Provvy.

Ipotesi incidente Quella che in prima ipotesi sembra essere una morte per incidente stradale, nel giro di poche ore diventa un giallo. Dapprima infatti si ipotizza che l’auto della giovane abbia fatto un volo di oltre trenta metri da uno degli ultimi viadotti dell’autostrada, cadendo con la sua 600 bianca fra alberi e rovi, proprio vicino alla cabina elettrica. Poi, si affaccia un’altra ipotesi. Perché quella stessa cabina, un vecchio casotto, è stato ridipinto a settembre da operai che, dicono, non si sono accorti di niente.

Il punto oscuro nella vicenda di Provvy inizia il 10 luglio alle 13,16 del 10 luglio (11 ore dopo la presunta ora dell’incidente) da una telefonata partita dal cellulare di Provvidenza e giunta sul telefono di casa dei genitori, alla quale telefonata rispose la madre della ragazza senza ricevere alcuna risposta. Circostanza che spalanca diversi scenari. Un altro lato oscuro è che il suo fidanzato, Fabio Lo Schiavo, avrebbe dichiarato agli inquirenti di aver ricevuto una telefonata da Provvidenza il 20 luglio, nella quale si sarebbe limitata soltanto a piangere, senza aggiungere nulla. Negli atti dell’inchiesta, così come riporta il quotidiano La Gazzetta del Sud, c’è anche la testimonianza di una donna che afferma di aver visto Provvidenza Grassi nei primi giorni di agosto a Villapiana Lido, in provincia di Cosenza. Ma c’è di più. La testimone, ascoltata a lungo dagli investigatori, avrebbe riferito di essersi intrattenuta con lei e l’avrebbe ascoltata nelle sue confidenze, e inoltre ha detto di essere stata contattata telefonicamente da Provvy il 6 settembre e che le avrebbe riferito di dover fare alcune analisi cliniche per un suo stato particolare di salute.

L’ipotesi Sala Consilina La testimone dice poi agli inquirenti di aver chiamato alcune ore dopo al telefono della Grassi ma di non essere riuscita a parlare con Provvy, bensì con una certa “Giada” che, piangendo, le avrebbe detto che proprio alla Grassi stavano somministrando una flebo e che si trovavano a Sala Consilina, in provincia di Salerno, «segregate e schiavizzate, da due uomini di Catanzaro che avrebbero ucciso anche un uomo travolgendolo con la loro auto». Che si tratti dei delirii di una mitomane piuttosto che di verità, è solo il lavoro della Procura a stabilirlo. Intanto la famiglia chiede che sia fatta luce su questa vicenda e si aggrappano a verifiche ed esami dei carabinieri del Ris di Messina. Una certezza però ce l’hanno. Secondo i familiari di Provvy, difesi dall’avvocato Giuseppina Iaria, «non può essere stato solo un incidente stradale, c’è qualcos’altro e adesso bisogna indagare».

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Twitter @MariannaVallone

 

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A Cura di

Marianna Vallone

Giornalista per professione e comunicatrice per passione, sono alla continua ricerca di storie da raccontare e tramonti da immortalare. Nata sulla costa di Maratea ma morigeratese da sette generazioni. Vivo nel cuore verde del Cilento e sono felice. Faccio domande anche quando conosco le risposte, perché continuo a pensare che l’essere umano sia il viaggio più bello da fare.
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