Nuovo regolamento per i parchi nazionali: una svolta nell’azione di governo degli enti

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Pubblicato lo scorso 26 giugno, il tanto atteso regolamento per il riordino degli enti vigilati dal ministero dell’Ambiente, dopo aver acquisito il parere del consiglio di Stato e delle commissioni parlamentari competenti. Un provvedimento che rappresenta un atto importante per il governo dei parchi nazionali.

Il regolamento, disciplina il futuro degli organi collegiali di tutti gli Enti Parco Nazionali, compresi quelli ricadenti nelle regioni a statuto speciale, stabilendo che i componenti del Consiglio Direttivo dei Parchi saranno in futuro costituiti da otto componenti individuati tra esperti particolarmente qualificati in materia di aree protette e biodiversita’: quattro designati dalla Comunità del Parco (dai Comuni e altri enti locali), uno nominato dal Ministero dell’Ambiente, uno scelto dal Ministero delle Politiche agricole, uno indicato dalle associazioni ambientaliste riconosciute e infine un membro scelto dall’Istituto Superiore per la Protezione della Ricerca Ambientale (Ispra).

Le Comunità dei Parchi potranno ufficialmente nominare non più solo sindaci o amministratori, spesso impreparati sulla gestione delle aree protette, ma esperti particolarmente qualificati in materia di aree protette e biodiversita’.

Cambia la visuale e gli scenari operativi del Consiglio Direttivo dei Parchi, con la partecipazione di esperti ed in particolare dell’introduzione innovativa della rappresentanza dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), significando che le rappresentanze degli organismi scientifici devono apportare quel necessarie competenze specifiche e altamente qualificate nella materia di ricerca ambientale. Non esistono più alibi sulla possibilità di indicare esperti e soggetti qualificati negli organi volitivi dei Parchi e pertanto i territori saranno responsabile delle nomine che faranno e quindi dei destini del proprio futuro nella gestione degli enti parco.

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Le aree protette nazionali, devono svolgere i compiti che lo Stato riconosce in maniera esplicita all’art. 1 della legge quadro sulle aree protette che con questo provvedimento vengono rinnovati e rafforzati, aprendosi ai nuovi scenari della green economy e alla sburocratizzazione del sistema gestionale. Il provvedimento nella riduzione dei rappresentanti del Consiglio Direttivo da 13 a 9 (compreso il Presidente) non penalizzare la rappresentanza del territorio, ma anzi la accresce in percentuale, snellisce la composizione dei direttivi dei parchi e introduce norme che ne assicurano l’operatività.

Dal 2010 a oggi, infatti, ben 10 parchi nazionali hanno visto decadere i propri vertici che se pur prorogati non possono che operare in regime di ordinaria amministrazione. Con la pubblicazione del regolamento si potrà procedere rapidamente alla nomina dei consigli direttivi, ripristinando un equilibrio nel principale organo di governo dei parchi e con esso una più efficace gestione.

Finalmente, quindi, è stato possibile trovare un accordo con il Ministero dell’Economia su un tema oggetto di negoziazione da oltre due anni. Inoltre, la riduzione del numero dei componenti da 12 a 8 è un compromesso accettabile tra le richieste del Ministero stesso e il rispetto della giusta rappresentanza dei diversi soggetti nei consigli direttivi dei parchi nazionali, così come indicato nella Legge 394/91. Per quanto riguarda la Comunità del Parco, che rappresentava in passato il 41 per cento del Consiglio, avrà la possibilità di nominare il 50 per cento del Consiglio direttivo. Con il nuovo regolamento, nell’organo di governo dei parchi nazionali, nessuno è stato escluso. In tal modo, settori chiave come la ricerca ambientale e l’agricoltura hanno un riconoscimento come attività che contribuiscono alla tutela e alla valorizzazione della natura, essendo inclusi tra i soggetti chiamati a pianificare le modalità di gestione del territorio dei parchi.

Domenico Nicoletti, docente di Gestione e Salvaguardia delle Aree Protette – Università di Salerno

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