Caso Mastrogiovanni, comitato su attesa motivazioni sentenza di primo grado: «Non cali il silenzio»

«Non cali il silenzio sulla vicenda di Francesco Mastrogiovanni perché deve servire a fare un grande salto di civiltà nel campo del trattamento psichiatrico». E’ l’appello lanciato dal comitato Verità e Giustizia in attesa delle motivazioni della sentenza di primo grado sul processo Mastrogiovanni.

I 90 giorni previsti per la deposizione del testo sono scaduti e il presidente del tribunale, Elisabetta Garzo, ha chiesto una proroga di altri tre mesi. Era, forse, inevitabile per un processo così complesso e articolato. Intanto, ciò che finora è certo, è che il giudice ha ritenuto colpevoli della morte del maestro elementare di Castelnuovo Cilento i sei medici imputati, condannandoli a pene che vanno da un minimo di 2 a un massimo di quattro.

Nello specifico, il primario del reparto di psichiatria, Di Genio, è stato condannato per i reati di sequestro di persona, omicidio colposo e falso in cartella, come anche gli altri medici, a 3 anni e 6 mesi. Barone condannato a 4 anni, così come Basso, mentre Mazza e Ruberto condannati a 3 anni. Pena più lieve per Michele Della Pepa. Tutti i medici, escluso quest’ultimo, sono stati interdetti per 5 anni dall’esercizio della professione. Assolti da tutte le accuse, invece, i 12 infermieri del nosocomio vallese coinvolti nel processo.

Processo Mastrogiovanni, condannati i medici: la lettura della sentenza IL VIDEO

«Stiamo aspettando – commenta Giuseppe Tarallo, presidente del Comitato – il deposito delle motivazioni per capire meglio i punti che non ci hanno convinto e per valorizzare invece quelli positivi tra i quali il pieno riconoscimento del carattere ‘abusivo’ e illegale della contenzione e il riconoscimento della morte come conseguenza della stessa. Ci ha lasciati interdetti e amareggiati l’assoluzione di tutti gli infermieri, la cui responsabilità sia pure graduata era stata riconosciuta dallo stesso avvocato dell’ASL e questo non per puro giustizialismo o per una sete di vendetta, semmai di giustizia. Purtroppo – prosegue Tarallo sul sito del Comitato – questa assoluzione stride con le statuizioni in sede cautelare del Tribunale del Riesame e della Cassazione».

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