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Caso di Monte San Giacomo. Il Codacons: un attentato all’ecosistema locale

di Redazione

 

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato diffuso dal Codacons di Sala Consilina, relativo alle vicende processuali inerenti i presunti abusi edilizi perpetrati a Monte San Giacomo.

"Rispetto per l’ambiente è anche sostenere le battaglie di chi si prodiga per la sua preservazione. Per questo vi chiediamo di divulgare la questione. Perché si sappia almeno che c’è un processo in corso" scrive Roberto De Luca nel messaggio che accompagna il comunicato.

In questo comunicato parleremo del secondo dei due processi penali nei confronti di coloro che avrebbero commesso degli abusi edilizi nella costruzione di strutture da adibire, si presume, a ricezione turistico-alberghiera, e hanno aperto, poco distante, una strada con i bulldozer cingolati a 1100 metri sul livello del mare nel cuore del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, in piena zona 1 e zona SIC in territorio di Monte San Giacomo. Questo procedimento vede come imputati il committente, un facoltoso gioielliere di Sala Consilina, il progettista e direttore dei lavori di Monte San Giacomo, la ditta esecutrice dei lavori, che aveva, in quel periodo, cantieri aperti anche sulla SA-RC.

 

Ricordiamo, come antefatto, che il 16 dicembre 2009 il Giudice, dott.ssa Calabrese, aveva rinviato al 12 gennaio 2010 alle ore 12:00 l’udienza del processo sulla strada praticata da privati su suolo demaniale. A questo processo è stato dato un nuovo avvio, dopo la riassegnazione a un giudice togato su richiesta della difesa. La prima denuncia, per quello che noi consideriamo un attentato all’ecosistema locale, veniva fatta nel settembre 2006. I cantieri venivano sequestrati dopo pochi mesi e il processo aveva inizio, dopo il rinvio a giudizio degli imputati. Prima dell’intervento presso la Procura, il Comitato 18 Agosto di Monte San Giacomo e la nostra associazione avevano allertato le autorità locali sull’accaduto. Purtroppo, a seguito delle dichiarazioni rese alla stampa dal Sindaco e dal Vicesindaco di Monte San Giacomo, i quali prontamente asserivano che "i lavori sono autorizzati e in perfetta regola" e che (addirittura!) la ripresa dei lavori, avvenuta nel Settembre del 2006, altro non era che la testimonianza di assenza di qualsiasi irregolarità, definendo i denunciatari dei millantatori, le associazioni sono state costrette a rivolgersi all’Autorità Giudiziaria per dirimere la questione. Infatti, in concomitanza con la ripresa dei lavori, nel Settembre 2006, è stata presentata, insieme all’Avv. Landi, legale rappresentante del CODACONS di Sala Consilina nel processo, una denuncia-querela per far cessare gli scavi, ritenuti dannosi al paesaggio e all’ecosistema locali. Seguivano così i sequestri. Iniziava, poi, stancamente il processo, dove, già dalla prima udienza, il collegio difensivo ha tentato di contrastare, senza alcun esito, la partecipazione del Comitato 18 Agosto di Monte San Giacomo, rappresentato dall’avv. Maldonato, e del CODACONS. Quindi, entrambe le associazioni prendono parte in modo attivo al processo. Nell’udienza del 12 gennaio scorso è stato ascoltato il teste della Procura, Ing. Romano, che ha sostanzialmente confermato la consulenza, evidenziando una serie di irregolarità nella procedura amministrativa. In effetti, anche chi comprende poco di diritto amministrativo sa che non si può rilasciare ad un privato un permesso a costruire su suolo demaniale con un iter concessorio ordinario. Per di più in una zona protetta. E, invece, il "miracolo" sembra sia avvenuto proprio in questo caso. Nella prossima udienza del 5 febbraio 2010, saranno sentiti gli altri testi della Procura e delle parti che si sono costituite in giudizio.

Il Responsabile della sede

Dott. Roberto De Luca

 

Una delle risoluzioni dell’UNESCO cita:

"Un Paese o una città si giudica da come sa gestire il proprio ambiente naturale"

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