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Dossier Legambiente: pochi i Comuni virtuosi, bocciati Polla e Altavilla Silentina

di Redazione

«Non è vero che non ci sono le risorse per fronteggiare il rischio idrogeologico. Dal 1999 la Regione, sulla base della legge 51 del 1978, quella che finanzia le opere pubbliche, trasferisce ogni anno ai Comuni 700.000 – 800.000 euro all’anno. Se poi i miei colleghi sindaci utilizzano i soldi per il restyling della piazzetta, che vedono tutti e porta consenso, invece che per risanare un costone o ripulire il letto di un fiume, si assumano la responsabilità delle proprie scelte. Sbagliate». E’ un vero e proprio j’accuse quello di Angelo Vassallo, il primo cittadino di Pollica.

Lo pronuncia a 72 ore dalla tragedia di Atrani, dove la caduta di un grosso masso dal costone di roccia soprastante un ristorante ha causato la morte dello chef. Pollica, secondo il dossier sul rischio idrogeologico redatto qualche tempo fa da Legambiente, sulla base di un questionario somministrato alle amministrazioni locali, è uno dei pochi Comuni della provincia di Salerno ad avere adottato misure adeguate a prevenire le troppe tragedie annunciate.

«Quando mi sono insediato – riferisce – nella frazione di Pioppi avevamo grossi problemi di franosità. Abbiamo dunque realizzato un drenaggio a monte, per evitare che precipitasse acqua e rendesse instabile la roccia.Soprattutto, però, è fondamentale la manutenzione ordinaria. Periodicamente provvediamo a ripulire il fiume Mortella, per evitare che il letto ostruito faciliti esondazioni. Così facendo, l’acqua porta anche più detriti a mare, il che assicura il ripascimento naturale della costa». Secondo la graduatoria stilata da Legambiente, Pollica è una delle poche realtà positive. Gli ambientalisti segnalano infatti l’inerzia generalizzata delle amministrazioni, nonostante, su 157 Comuni della provincia di Salerno, 38 siano ad elevato rischio frana, 8 siano esposti ad alluvioni, 111 presentino a doppio rischio, frana ed alluvione. Dice Giancarlo Chiavazzo, responsabile dell’ufficio scientifico di Legambiente: «Chiedevamo ai Comuni di indicare i livelli di urbanizzazione delle aree a rischio, l’esistenza o meno di piani di emergenza, la sussistenza di vincoli edificatori, le eventuali attività di manutenzione e c delocalizzazione. Ebbene, solo 25 tra le 157 amministrazioni locali hanno risposto al questionario».

Tra chi non si è sottratto all’indagine, insieme a Pollica, sono risultati virtuosi i Comuni di Piaggine, Casalbuono e Laurito. Sufficiente, secondo Legambiente, l’attività di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico condotta da Angri, Cava dei Tirreni, Mercato Sanseverino, Cuccaro Vetere, Cannalonga. Bocciate Ascea, Agropoli, Olevano sul Tusciano, Contursi Terme, Casal Velino, Caggiano, Atrani, Vietri sul Mare, Castel San Giorgio, Baronissi, Auletta, Capaccio, Rofrano, Castelnuovo Cilento, Altavilla Silentina, Polla. Proprio queste due amministrazioni, a giudizio degli ambientalisti, che attribuiscono infatti ad esse un misero 0,5 di punteggio, sono maglia nera in Italia, insieme ad altri cinque comuni, tra i quali, in provincia di Napoli, Quarto.

«Bocciatura ingiusta – obietta Raffaele Ippolito, vicesindaco di Polla – Vero, abbiamo il pericolo del fiume Tanagro: quando arriva molta acqua dal Vallo di Diano si gonfia pericolosamente. Scorre nel mezzo del paese e si restringe poi verso la centrale elettrica di Pertosa. Tuttavia, non siamo noi i proprietari del fiume, non spetta a noi effettuare gli interventi". Aggiunge: "Tre anni fa c’era un progetto di consolidamento delle sponde, proposto dall’autorità di bacino. C’erano tre milioni di euro su fondi europei e c’era pure la ditta. Non se ne è fatto più nulla, non so perché». Conclude: «Legambiente ci boccia, ma siamo stati tra i pochi a rispondere e abbiamo detto la verità. Ben peggio chi non ha neppure compilato il questionario».

fonte: corriere del mezzogiorno

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