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Camerota: la mareggiata insidia le spiagge. E la strada provinciale rischia il collasso

di Ermanno Forte

La violenza della mareggiata che ha colpito le coste italiane nelle giornate di venerdì e sabato è stata evidente e ha provocato numerosi danni in tantissime località. Basti pensare alle più o meno marcate "inquietudini portuali", alle persone che per lunghe ore sono rimaste bloccate alle isole Eolie o a Capri e a tutti i danni alle strade, ai pali della corrente elettrica e alle zone dei lungomare, per capire che tali episodi di mare agitato e maltempo si sono dimostrati vigorosi e, per certi versi, solo in parte arginabili e gestibili.

Ma, pur tenendo presente questo riconoscimento dell’oggettivo e ineluttabile vigore naturale degli eventi, non si può non considerare che per tanti territori della penisola i danni provocati dalla mareggiata di capodanno sono nulla più che l’ennesimo campanello d’allarme, l’ulteriore svelamento di una verità tanto lapalissiana quanto inaffrontata: in numerosissimi luoghi d’Italia sussiste un altissimo rischio idrogeologico, il territorio è costantemente minacciato dall’inesorabile avvento di fenomeni di disgregazione del territorio, con tutti i rischi di incidenti e tragedie che tale innegabile situazione può portare con sè.

E la cosa grave e inaccettabile è che la maggior parte di coloro che dovrebbero garantire opera di prevenzione e salvaguardia seria del territorio spesso dimostrano di affrontare queste urgenti questioni solo all’indomani di un incidente grave. Cioé: fino a quando non ci scappa il morto, nel Bel Paese, spesso e volentieri, ci si arrangia, si fanno degli interventi insufficienti e ridicoli rispetto alla portata del problema. Questo è ancor più vero per ciò che concerne le regioni del sud e, in particolare, per la Campania, territorio altamente soggetto a fenomeni di dissesto idrogeologico ed erosione costiera.

Due giorni fa, ad Atrani, piccolo paese della costiera amalfitana, il maltempo ha provocato uno smottamento e la conseguente caduta di alcuni massi, staccatisi dal costone roccioso. Uno di questi ha terminato la sua corsa impattando contro un ristorante sottostante, distruggendo la struttura e uccidendo il 44enne Carmine Abate. Tutto ciò è accaduto in una zona riconosciuta più volte come territorio a forte rischio frane. E, ovviamente, non messa in sicurezza, a quanto pare. Non c’erano nemmeno le reti di protezione, in quel punto.

Il Cilento è stata una delle zone maggiormente colpite dal maltempo e, in particolare, dalla potenza della mareggiata. Si sono verificati disagi e danni consistenti in diversi porti- ad Agropoli, Acciaroli, Santa Maria di Castellabate, Sapri, oltre che a Marina di Camerota, come raccontato dal Giornaledelcilento.it-. Inoltre, in paesi come Caprioli e Pioppi, la violenza delle mareggiate ha danneggiato pali della rete elettrica e marciapiedi del lungomare; ad Ascea e Casal Velino si sono verificati danni ad alcune strutture turistiche.

A Camerota le cose si mettono davvero male. L’impeto del mare ha dimostrato una volta di più, se ce ne fosse bisogno, che il fenomeno erosivo che interessa fortemente anche la zona di Camerota è ormai un problema enorme, che minaccia gravemente di far collassare la strada provinciale che fiancheggia la lunga spiaggia di Mingardo- che collega Marina di Camerota a Resto del Mondo- e di provocare una di quelle che i media italici sono soliti definire "tragedie annunciate".

Recandosi in questi giorni sui tratti di spiaggia maggiormente interessati dagli effetti consistenti della mareggiata, lo scenario è apparso evidentemente gravissimo e fin troppo chiaro. In alcuni punti il moto ondoso ha praticamente inghiottito il lembo di spiaggia, arrivando sotto la strada. La massicciata è stata divelta, le scale di accesso si sono letteralmente staccate già durante la mareggiata del gennaio 2009. Sulla spiaggia del Troncone, nel pomeriggio di ieri, giaceva il corpo scuoiato di un cinghiale. Neri presagi di ciò che ancora deve accadere, si potrebbe pensare.

Il mare sta scavando la fossa all’arteria stradale, sul fianco. Non è azzardato dire, per il rispetto che si deve all’evidenza e perchè lo ha affermato più di una delle persone che studiano lo sviluppo del fenomeno erosivo in questi luoghi, che il rischio tangibile è quello di assistere al crollo o comunque, a breve, alla totale impraticabilità della strada in questione. Il mare avanza, e nessun intervento atto a contrastare l’erosione è stato effettuato. E non sembra che nel prossimo futuro ci sia in ballo un progetto definito e pronto per essere attuato.

Antonio Infantini, proprietario di uno stabilimento balneare situato proprio nel tratto di spiaggia ormai inghiottito dal mare, ha riferito: "E’ ora di capire che la situazione è grave e che si deve intervenire. Dalla mareggiata di fine gennaio, nel 2009, nessuno è intervenuto per mettere in sicurezza l’area e cercare di affrontare il problema. Gli enti si rimpallano la questione, e intanto le cose peggiorano. Ora la Provincia farà dei lavori sulla strada, ma servirà a poco. Qui serve un’opera grossa per contrastare l’erosione". L’intervento a cui fa riferimento l’operatore balneare, più volte annunciato dall’assessore provinciale Marcello Feola, è quello per cui sono stati stanziati 300 mila euro e che dovrebbe "mettere in sicurezza la strada provinciale". Sembra però logico pensare che sia una piccola iniziativa di fronte alla grandezza del problema. Il fenomeno erosivo va avanti inesorabile, da anni, e lo sanno tutti. Ma, su questo fronte, tutto è fermo.

In relazione a ciò, il presidente dell’associazione dei balneari di Camerota, Raffaele Esposito, ha diffuso su facebook delle precisazioni: "La situazione è davvero allarmante. Da tempo la CAB aveva sollecitato (e continuerà a farlo…) gli enti preposti al fine di:
1) comunicare entro quale data verranno realizzati o per meglio dire inizieranno i lavori per la costruzione delle opere in mare (barrìere sommerse) per evitare o quantomeno attenuare simili mareggiate che entro pochi anni faranno sparire le bellissime spiagge del nostro comune e non solo;

2)ripristinare la massicciata che costeggìa la strada e congiuntamente ripristinare e rendere meno obsolete le dìscese a mare attraverso il posizionamento di scale in legno amovibili e in linea per quanto concerne la normativa in materia di abbattimento delle barriere architettoniche (magari in comodato ai gestori dei lidi che ne assìcurerebbero la sicurezza e ove previsto lo smontaggìo,la custodia); 3) smontare o dare in comodato aì concessìonari CAB, gli ultimi tratti dì passerelle rialzate posizionate questa estate dal PNCVD, l’esperienza decennale ci aveva suggerito tale ipotesi in considerazione proprio di eventi calamitosi di questo tipo..naturalmente nessuna risposta in merito…"

L’ultimo riferimento è alle passerelle montate nell’ambito del progetto Life del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, realizzate per preservare le dune costiere, che sono state danneggiate dalla mareggiata. Il sindaco di Camerota, Domenico Bortone, nei giorni scorsi ha detto: "Non abbiamo ancora quantificato i danni ma chiederemo lo stato di calamità naturale".
Nel frattempo, sulla provinciale 562 ci sono dei guard rail piegati, si notano ancora detriti e sono stati posizionati dei segnali per la sicurezza degli automobilisti. Che continuano a transitare e, ogni volta che passano, non possono fare a meno di fare gli scongiuri del caso. Fino al prossimo disastro.

In basso, alcune fotografie scattate nella giornata di ieri, sulla spiaggia del Mingardo.

 

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