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Inceneritore di Atena Lucana: le ragioni del ricorso al Tar del Codacons

di Rito Ruggeri

Riceviamo e pubblichiamo

 

 

 

La vicenda della centrale a biomassa di Atena Lucana aveva subito uno stop forzato da parte delle indagini giudiziarie della  Procura di Santa Maria Capua Vetere, che fecero emergere nell’aprile del 2009 un sistema di diffusa illegalità, con precipuo riguardo alle autorizzazioni per costruire impianti produttivi di fonti energetiche alternative. Nell’immediatezza il consiglio comunale di Atena Lucana revocò il favor a suddetto progetto, senza entrare nel merito di una scelta di politica ambientale che aveva visto la netta emarginazione delle popolazioni locali, non coinvolte preventivamente nella discussione relativa all’opportunità di costruire un impianto del genere.

Al di là dei gruppi politici di opposizione presenti nel consesso comunale, il Codacons e Cittadinanza attiva avevano trovato silenti ed inoperosi sulla vicenda i rappresentanti politici ed istituzionali di qualsivoglia partito del comprensorio valdianese, ma ciò nonostante nel corso dell’audizione in Commissione regionale Ambiente del febbraio 2009, si era riusciti a coinvolgere l’assessore al ramo,  palesando le forti preoccupazioni per la tutela dell’ambiente e della salute degli abitanti del suddetto territorio. Non eravamo a conoscenza della circostanza che la magistratura stesse indagando al proposito, cosicchè, allorquando l’autorità giudiziaria bloccò la costruzione dell’impianto a biomassa di Pignataro Maggiore, a cascata anche quello di Atena Lucana subì un fermo, perché i soggetti incriminati per la realizzazione del primo erano gli stessi che avrebbero costruito nel Vallo di Diano la centrale a biomassa.

Ci saremmo aspettati una retromarcia più che opportuna da parte del settore “Regolazione dei Mercati” della Regione Campania, quando all’improvviso, a distanza di 18 mesi dall’aprile del 2009, la Natural Energy, società autorizzata alla costruzione dell’impianto energetico, anche con l’utilizzo di fondi pubblici, si è vista concedere dal suindicato settore la riapertura dei termini per l’ultimazione dei lavori, peraltro mai iniziati. Una “strana” pubblicazione del decreto autorizzativo, a ridosso del periodo natalizio, ha determinato la necessità di procedere a tappe forzate nella fase di preparazione del ricorso, che il Codacons e Cittadinanzattiva hanno presentato al TAR lo scorso 9 febbraio.

Passata, pertanto, la fase della contingenza, è il tempo degli impegni e dell’assunzione di responsabilità e conseguentemente la nostra associazione si augura che i rappresentanti delle istituzioni pubbliche territoriali non lascino ancora una volta soli i cittadini del comprensorio valdianese, che hanno il più che legittimo diritto di veder da loro tutelate le proprie aspettative in materia di salute e di salubrità del territorio. Ma, al di là degli auspici, i nostri prossimi impegni saranno un’audizione in Commissione regionale Ambiente, che ci vedrà nuovamente impegnati a rivendicare il protagonismo degli abitanti del Vallo di Diano su scelte di primaria importanza per il futuro del comprensorio. Ora più che mai, soprattutto nella prospettiva di un’interlocuzione con gli organismi regionali, sarebbe opportuno che i nostri rappresentanti istituzionali, al di là delle loro appartenenze, affiancassero non tanto le legittime rivendicazioni delle associazioni ambientaliste, quanto quelle a difesa e tutela di un territorio attaccato da logiche affaristiche, la cui legalità è stata pesantemente offuscata dall’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere.

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