Anche le espressioni ‘colorite’ del dialetto cilentano hanno una storia

Infante viaggi

di Orazio Ruocco

È proprio vario, colorito, pittoresco, il nostro linguaggio. Studiando ogni parola scopro anch’io risvolti impensati. Oggi ve ne fornisco una miscellanea.

“U PITOFF” : sembrerebbe una parola russa. Nulla di tutto questo. Sta per deretano, sedere. Un’origine proprio è difficile da trovare. Piuttosto sembra un termine onomatopeico, un termine, cioè, che attraverso il suono evoca ciò che esprime. Naturalmente attenzione quando qualcuno … “Vu vo’ mette ndu pitoff ! “.

“A STRAMACCHIO”: significa “a caso”. Deriva dal latino “extra” “mathesis”, che significano : “fuori dalle regole, fuori dagli insegnamenti”. Quante volte facciamo qualcosa che ci riesce bene e, nonostante non abbiamo rispettato le regole, nonostante “ammu fatto a stramacchio” ci riesce bene?. Questione di “pitoff!”.

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“A SPARA”: le nostre bisnonne erano bravissime a portare in testa ogni cosa. Dalla fascine d’erba alla legna. Sembravano delle grandi equilibriste quando camminavano col loro carico in testa, le braccia ai fianchi, dondolando come delle armoniose campane. Ma in questa loro abile prestazione erano coadiuvate “ra spara”, un “maccaturo” (fazzoletto) attorcigliato che formava una sorta di cuscinetto rotondo che si poggiava sulla testa e che formava a sua volta una perfetta base di appoggio per la “quarta” (recipiente di terracotta) per esempio, o per i “libani” (corde vegetali). Il termine deriva dal greco “speira” che significa spira, avvolgimento

“SCAURARE”: è un verbo abbastanza nostrano nel senso che è tipico cilentano. Si differenzia dal napoletano “scarfare” che significa “riscaldare”, a differenza di scaurare che significa “scottare”, “bollire”. Da scaurare vengono i nostri “scauratielli”, le tipiche zeppole con la pasta scottata. Viene dal latino “ex” in senso rafforzato (di più) e “calidare”che significa scaldare. Quindi “scaura’ ” significa portare in ebollizione.
“PAPOSCIA” . Termine usato per indicare quel … noioso rigonfiamento che talvolta affligge gli anziani (e non solo) costringendoli ad un’andatura un po’ goffa, lenta, sospettosa. La voce deriva da un termine del latino parlato, “papus” che significa rigonfiamento (dello scroto). Ma il termine viene anche impiegato in una pittoresca locuzione, quando si vuole far “crepare” qualcuno dall’invidia, dalla rabbia, procurando un colossale fastidio in chi ascolta : “Fa’ abbuttà a paposcia!”. Abbottare significa “gonfiare”. Ora se esaminiamo compiutamente l’espressione “abbuttà a paposcia” letteralmente significherebbe “gonfiare il rigonfiamento”, oh mamma! Fino a farla “schiattare”?. E finiamo con una curiosità.

“U ‘NGULATO”: é colui che … l’ha preso a quel posto. Chi insomma è stato abbindolato, fregato da qualcuno. Eppure non ci crederete ma “Ungulato” (dal latino “ungulatum”, provvisto di unghie intese come zoccoli), è un termine scientifico. In zoologia indica quei mammiferi che sviluppano le unghie a guisa di zoccoli per proteggersi dall’usura. Il cavallo o l’asino per esempio sono degli “ungulati, ma attenzione non nel senso che sono soggetti facili da far fessi … Come muta il senso delle parole. Dalle aule scolastiche, per esempio, la tangente è passata in quelle dei tribunali. Ci fa sempre venire in mente Euclide, però non è più una … cosa retta!

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