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	<title>Ermanno Forte | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>Sentito un maresciallo dei carabinieri: &#8220;Al San Luca contenzioni prolungate, di giorno e di notte&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ermanno Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 11:58:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[E&#8216; entrato nel vivo il processo che vede alla sbarra medici e infermieri &#8211; accusati di sequestro di persona, falso e morte come conseguenza di altro delitto- del reparto di psichiatria dell&#8217;ospedale San Luca di Vallo della Lucania, per la vicenda che ha portato alla morte di Franco Mastrogiovanni.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; entrato nel vivo il processo che vede alla sbarra sei medici e dodici infermieri &ndash; accusati di sequestro di persona, falso e morte come conseguenza di altro delitto- del reparto di psichiatria dell&rsquo;ospedale San Luca di Vallo della Lucania, per la vicenda che ha portato alla morte di Franco Mastrogiovanni, avvenuta il 4 agosto 2009, dopo oltre 80 ore di contenzione ininterrotta.</p>
<p>Durante l&rsquo;udienza di ieri Elisabetta Garzo, presidente del Tribunale vallese, ha concesso l&rsquo;ingresso nel procedimento delle liste testimoniali e degli elementi di prova presentati dal pubblico ministero Renato Martusciello e dalle parti civili. In particolare, &egrave; stata&nbsp; ammessa la richiesta relativa alla videoregistrazione &#8211; effettuata dalle telecamere di sorveglianza del reparto &#8211; di tutto il periodo di permanenza di Mastrogiovanni nel reparto, considerata dall&rsquo;accusa una prova schiacciante delle responsabilit&agrave; degli imputati. Per quanto concerne invece le liste dei testimoni presentate dalla difesa, il collegio dei giudici ha deciso di concedere la testimonianza solo di due testi a scelta per ogni avvocato difensore.</p>
<p>L&rsquo;unico testimone sentito ieri &egrave; stato un maresciallo dei carabinieri di Vallo che ha effettuato delle indagini relative al caso, riguardanti soprattutto le modalit&agrave; con le quali si utilizzava la contenzione nel reparto. Dalle cartelle cliniche analizzate &ndash; oltre 400, relative a pazienti ricoverati nel 2008 e nel 2009 &ndash; l&rsquo;utilizzo delle fascette per legare ai letti le persone risultava in 22 casi. E, in tutti questi &ndash; secondo quanto riferito dal teste &#8211; &nbsp;la contenzione era prolungata e avveniva sia di giorno che di notte. Inoltre, durante le indagini, i carabinieri non hanno rinvenuto, nel&rsquo;ambito del reparto e della direzione sanitaria, la presenza di linee guida in materia di contenzione. Gli inquirenti hanno perci&ograve; consultato le linee guida utilizzate nell&rsquo;ospedale Niguarda di Milano, in modo da verificare la difformit&agrave; tra queste- che prevedono che il paziente sia slegato e assistito con una certa e frequenza &ndash; e le effettive consuetudini relative alle contenzioni applicate al San Luca.</p>
<p>Tra gli imputati, erano presenti solo alcuni degli infermieri. Solo a pochi minuti dalla conclusione dell&#8217;udienza &egrave; entrato in aula Michele Di Genio, primario del reparto all&#8217;epoca dei fatti.</p>
<p>La prossima udienza &egrave; stata fissata per il 3 maggio alle 14, quando saranno chiamati a testimoniare il maresciallo dei carabinieri e il comandante dei vigili di Pollica, entrambi coinvolti nelle operazioni di esecuzione dell&rsquo;ordinanza di trattamento sanitario obbligatorio emessa da Vassallo, allora sindaco di Pollica, poi ucciso in un agguato nel settembre del 2010.&nbsp; Inoltre, sar&agrave; sentita Grazia Serra, la nipote del maestro elementare morto al San Luca, che nei giorni del tso si era recata insieme al fidanzato in ospedale per far visita allo zio. Non l&rsquo;avevano fatta entrare nella stanza. &ldquo;Sta bene, sta riposando&rdquo;, le avevano detto.</p>
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			</item>
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		<title>L&#8217;opposizione: &#8220;La maggioranza non amministra ma galleggia&#8221;</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/camerotal_opposizione_la_maggiornaza_non_amministra_ma_galleggia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ermanno Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 18:42:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[In uno dei passaggi- chiave del suo intervento, Francesco Leo, consigliere di opposizione del Comune di Camerota, ha criticato con veemenza i primi 18 mesi di amministrazione Bortone. Il filo conduttore generale dell&#8217;analisi proposta da Leo &#232; stata quella da lui definita come &#8220;mancanza di assunzione di responsabilit&#224;&#8221;.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;E&#8217; sconvolgente l&#8217;approssimazione con la quale questa maggioranza agisce, rispetto ad alcune questioni cruciali. Un esempio su tutti: la societ&agrave; in house che gestisce i servizi portuali e i parcheggi; ci sono addirittura elementi contrastanti tra lo statuto e l&#8217;atto costitutivo della societ&agrave;. La maggioranza non sta amministrando, sta galleggiando&#8221; .</p>
<p>In uno dei passaggi- chiave del suo intervento, Francesco Leo, consigliere di opposizione del Comune di Camerota, ha criticato con veemenza i primi 18 mesi di amministrazione Bortone. Il contenitore &egrave; stata la conferenza stampa di stamattina convocata dai gruppi di opposizione, in una sala semi-deserta dell&#8217;Hotel America. Il filo conduttore generale dell&#8217;analisi proposta da Leo &egrave; stata quella da lui definita come &#8220;mancanza di assunzione di responsabilit&agrave;&#8221;, in relazione a specifiche situazioni: le &#8220;mancate azioni di richiesta di risarcimento-danni nei confronti dei progettisti&#8221; per i danni causati al porto dagli interventi  del 2008; le necessit&agrave; edilizie e il rapporto dell&#8217; ente comunale con la Soprintendenza ai beni architettonici, paesaggistici e ambientali, che &#8220;con una direttiva adottata rischia di causare il blocco totale del settore, e con esso anche di quello turistico&#8221;; la &#8220;inefficienza&#8221; nella gestione del ciclo dei rifiuti. Il capogruppo di Forza Camerota si &egrave; scagliato poi contro &#8220;le manovre di assestamento&#8221; con le quali la giunta ha mutato assetto, dopo le dimissioni di Giuseppe Calicchio, la revoca della delega all&#8217;urbanistica dell&#8217;ex assessore Giosu&egrave; Saturno e la nomina ad assessore al turismo affidata a Rosanna Mazzeo, ex presidente del consiglio comunale. &#8220;Non c&#8217;&egrave; nessuna motivazione valida per tutto ci&ograve;, se non quella di assecondare le spinte che vengono da lobby esterne al Consiglio&#8221;, sostiene Leo.</p>
<p>Altro argomento caldo posto dall&#8217;opposizione alla base delle critiche avanzate all&#8217;amministrazione &egrave; quella dei dipendenti comunali, dei pensionamenti e delle assunzioni. &#8220;Non tornano i conti &ndash; ha detto Alfonso Esposito &ndash; in campagna elettorale Bortone si era scagliato contro il prolungamento del rapporto di lavoro con alcuni dipendenti in et&agrave; pensionabile, facendo riferimento alla necessit&agrave; di concedere spazi per i giovani; poi, per&ograve;, sono state chiamate al Comune persone di una certa esperienza, anche da altri Comuni. E i giovani?&#8221;. &#8220;Tutta quell&#8217;indignazione per i prolungamenti contrattuali aveva motivazioni squisitamente politiche: i dipendenti in questione appoggiavano le altre due liste, dunque andavano osteggiati&#8221;, ha affermato Francesco Leo. Antonio Romano di Insieme Cambier&agrave;, dal canto suo, ha fatto riferimento ad una &#8220;grave crisi progettuale&#8221; dell&#8217;amministrazione, menzionando, tra l&#8217;altro, un &#8220;immobilismo&#8221; della giunta in questioni quali quella dell&#8217;ipotetico palazzetto dello sport. &#8220;Noi ci siamo attivati in questi mesi, anche con iniziative che hanno coinvolto la popolazione. Da parte loro nessun atto proficuo&#8221;.</p>
<p>Le critiche dei rappresentanti dell&#8217;opposizione presenti all&#8217;incontro hanno spesso e volentieri toccato la questione della trasparenza, del rispetto dei regolamenti e dell&#8217;accesso agli atti. &#8220;Non abbiamo ricevuto praticamente alcuna risposta alle numerose interrogazioni portate in Consiglio &ndash; ha precisato Ciro Troccoli (Forza Camerota).  E l&#8217;accesso agli atti &egrave; spesso difficoltoso, non sempre sono state rispettate le regole, anzi. Un esempio per tutti: il 21 maggio scorso abbiamo chiesto la convocazione di un consiglio comunale. Quel consiglio &egrave; stato convocato solo il 13 luglio.&#8221;</p>
<p>La conferenza stampa di stamattina &egrave; stata pure l&#8217;occasione per testare la tenuta dei rapporti interni alla minoranza. In un passaggio del suo intervento, Alfonso Esposito ha aperto alla possibilit&agrave; della creazione di un gruppo unico dell&#8217;opposizione, in seno al Consiglio. Ma &egrave; stato gelato da Francesco Leo: &#8220;Continuiamo sulla strada della collaborazione, ma io alla mia specificit&agrave; politica ci tengo. Rimaniamo gruppi distinti: Forza Camerota, Insieme Cambier&agrave; e il gruppo che eventualmente former&agrave; Alfonso Esposito&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;uomo che (non) guardava passare gli uccelli. Storia di ordinario spreco di fondi europei &#8211; Parte 3</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/30-09-2010-lt_span_gt_centola_lt_span_gt_l_uomo_che_non_guardava_passare_gli_uccelli_storia_di_ordinario_spreco_di_fondi_europei_parte_3-3057/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ermanno Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2010 10:06:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inchieste]]></category>
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					<description><![CDATA[L'ex sindaco: &#34;La questione dell'impatto visivo &#232; molto soggettiva&#34;. &#34;Non riesco a capire qual &#232; il danno arrecato all'ambiente&#34;. &#34;La Soprintendenza, invece di concentrarsi sulla possibilit&#224; di riqualificare il territorio, vuole fare le pulci a tutti gli interventi. E' una visione retrograda e arcaica della gestione del territorio&#34;.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>All&#8217;epoca della delineazione del progetto relativo al Centro Internazionale di studi delle migrazioni e alla generale gestione dei quasi 300 ettari di terreno regionale della zona di Centola in questione, il primo cittadino era Giovanni Stanziola.<br /> Il giornaldelcilento.it ha contattato l&#8217;ex sindaco di Centola per porgli alcune questioni inerenti quel territorio e, in particolar modo, il &#8220;potenziale&#8221; osservatorio delle migrazioni.</p>
<p><strong>Il Centro internazionale per lo studio delle migrazioni risulta, di fatto, un&#8217;opera che non &egrave; ancora stata completata. La struttura c&#8217;&egrave;, ma mancano tutti i servizi necessari al suo funzionamento&#8230;</strong><br /> In effetti, si era arrivati quasi alla conclusione dei lavori. Mancavano solo delle piccole somme per gli altri interventi. C&#8217;era da risolvere il problema dell&#8217;approvvigionamento idrico, quello dei telefoni, la questione del parcheggio, la corrente elettrica. Problemi che c&#8217;erano, ma erano per certi versi superabili. Per questi interventi sono stanziati dei fondi regionali a cui poi si sarebbe potuto attingere.</p>
<p><strong>Quindi perch&egrave;, in sostanza, non sono stati effettuati questi lavori? Come mai il Centro non ha avuto subito acqua, corrente elettrica e tutto il resto?</strong><br /> La Regione aveva stanziato i fondi per l&#8217;opera; poi l&#8217;attivazione di queste misure specifiche del P.O.R (Piano Operativo Regionale, ndr) sono ad hoc e va richiesta valutando le varie misure di intervento. <br /> Ad esempio, si era pensato alla realizzazione di un invaso per l&#8217;approvvigionamento idrico, per il quale comunque sarebbero stati necessari altri 300 mila euro circa. Per l&#8217;elettricit&agrave;, a mio avviso si poteva pensare di istallare dei pannelli solari, pi&ugrave; che una cabina elettrica.</p>
<p><strong>E poi non si &egrave; fatto tutto ci&ograve;?</strong><br /> Per ci&ograve; che mi riguarda, va tenuto presente pure che il Parco progetti regionale &egrave; stato istituito nel gennaio del 2007. E io sono rimasto sindaco solo fino al marzo del 2007, quando ci sono state le elezioni per le comunali a Centola.</p>
<p><strong>La Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici ha fatto una valutazione nettamente negativa dell&#8217;osservatorio delle migrazioni. Pare ci sia la volont&agrave; di chiedere l&#8217;abbattimento dell&#8217;edificio&#8230;</strong><br /> Tutto ci&ograve; lascia veramente perplessi. Anche perch&egrave; tutta l&#8217;area &egrave; stata pensata per essere al servizio del progetto-padre, quello del centro della biodiversit&agrave; di Vallo della Lucania, che sta per essere completato. Un grande progetto, per i quali sono stati spesi circa 30 milioni di euro. <br /> L&#8217;osservatorio, comunque, &egrave; stato costruito in un punto importante e strategico, dal quale c&#8217;&egrave; la possibilit&agrave; di studiare le rotte migratorie degli uccelli.</p>
<p><strong>La Soprintendenza, e non solo, si riferisce ad un impatto paesaggistico &#8220;devastante&#8221; conseguente alla costruzione del Centro. Cosa ne pensa?</strong><br /> Sono elucubrazioni che lasciano il tempo che trovano, tenendo presente che  la questione dell&#8217;impatto visivo &egrave; molto soggettiva. Penso che l&#8217;intervento della Soprintendenza &egrave; sensato allorch&egrave; si altera la godibilit&agrave; dei luoghi, ma non mi pare sia questo il caso. Inoltre, in un&#8217;area protetta come la nostra le valutazioni in merito dovrebbero competere esclusivamente al Parco. Basta quella di tutela, soprattutto ora che &egrave; stato approvato il Piano del Parco. La Soprintendenza, invece di concentrarsi sulla possibilit&agrave; di riqualificare il territorio, vuole fare le pulci a tutti gli interventi. E&#8217; una visione retrograda e arcaica della gestione del territorio. E poi, se si pensa all&#8217;opera precedente di controllo del territorio, da Agropoli a Sapri: sembra che la visione attuale della Soprintendenza non sia in linea con quella del passato.</p>
<p><strong>Il Codacons, nel dossier presentato lo scorso anno, parla dell&#8217;uso di materiali &#8220;pesanti&#8221;, oltre che della devastazione paesaggistica provocata dalla presenza di una struttura di 3 piani posta in &#8220;posizione dominante&#8221;.</strong><br /> Non penso proprio sia cos&igrave;, anche perch&egrave; non riesco a capire il danno arrecato all&#8217;ambiente. Ripeto, sono valutazioni soggettive, che lasciano il tempo che trovano. Penso sia pi&ugrave; utile concepire quella struttura come una risorsa, pi&ugrave; che come un problema.</p>
<p><strong>Il bando di gara per l&#8217;assegnazione dell&#8217;appalto relativo alla costruzione dell&#8217;osservatorio prevedeva l&#8217;utilizzo di un sistema di funi per il trasporto del materiale necessario all&#8217;edificazione, in modo da preservare lo stato dei luoghi e il suo &#8220;particolare pregio ambientale&#8221;. Perch&egrave; non &egrave; stato fatto?</strong><br /> Quel punto poi &egrave; stato superato. I materiali sono stati portati semplicemente attraverso la stradina che da Centola sale fino alle colline in questione.<br /> Si &egrave; valutata poi l&#8217;opportunit&agrave; di fare una seggiovia, dalle gole del Mingardo fino all&#8217;osservatorio, ma ci volevano altri fondi.</p>
<p><strong>Questo non ha potuto influire sullo stato dei luoghi, pu&ograve; aver avuto un impatto negativo?</strong><br /> No, penso proprio di no.</p>
<p><strong>In generale, all&#8217;epoca del progetto c&#8217;era una visione chiara di come utilizzare quel vasto territorio regionale?</strong><br /> Certamente si. Quello &egrave; un Parco faunistico-scientifico, ricco di risorse importanti. Ci sono delle sugherete di grande valore, tra le altre cose. C&#8217;&egrave; l&#8217;elistazione per il servizio anti-incendio, tutt&#8217;ora funzionante nei periodi estivi. In caso di incendio, siamo messi bene, i tempi di percorrenza si sono dimezzati. Oltre questo, il tutto va inquadrato nell&#8217;ambito comlessivo del centro per le biodiversit&agrave;, le attivit&agrave; dovrebbero essere connesse a questo progetto di base.</p>
<p><strong>All&#8217;epoca c&#8217;era un piano di gestione e di attuazione delle varie attivit&agrave;, ben definito?</strong><br /> Si prevedeva che la gestione sarebbe stata concertata tra il Comune e gli altri enti. E le azioni principali erano rivolte verso tre direzioni fondamentali: una gestione dell&#8217;osservatorio, una dell&#8217;eliporto ed una per il punto di accoglienza e vendita di prodotti tipici. <br /> Si era ipotizzato il biglietto d&#8217;ingresso, una serie di eventi&#8230;ma molto dipendeva dalle universit&agrave; e da altre realt&agrave;, come ad esempio il centro ornitologico meridionale, con le quali stavamo perfezionando dei protocolli d&#8217;intesa per utilizzare al meglio le strutture. E si pensava dunque pure alla didattica, alla ricerca, agli studenti che avrebbero potuto fare degli stage di formazione nel parco faunistico.</p>
<p><strong>La situazione attuale, per&ograve;, appare diversa. Tutto sembra bloccato, e non si vedono tanti segnali di risoluzione immediata delle questioni in gioco. La struttura resta l&agrave;, danneggiata e inutilizzata&#8230;</strong><br /> C&#8217;&egrave; una situazione di stallo, davvero singolare. Questo discorso sta dando alla Soprintendenza un potere di veto che non dovrebbe avere, ma che dovrebbe spettare solo al Parco. <br /> Personalmente vedo l&#8217;osservatorio come una grossa opportunit&agrave; per il territorio, da cogliere al pi&ugrave; presto. Non come un problema.</p>
<p><a href="https://www.giornaledelcilento.it/it/centolal_uomo_che_non_guardava_passare_gli_uccelli_storia_di_ordinario_spreco_pubblico.html" target="_blank">PRIMA PARTE</a></p>
<p> <a href="https://www.giornaledelcilento.it/it/centolal_uomo_che_non_guardava_passare_gli_uccelli_storia_di_ordinario_spreco_di_fondi_europei.html" target="_blank">SECONDA PARTE </a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;uomo che (non) guardava passare gli uccelli. Storia di ordinario spreco di fondi europei- Parte 2</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/27-09-2010-lt_span_gt_centola_lt_span_gt_l_uomo_che_non_guardava_passare_gli_uccelli_storia_di_ordinario_spreco_di_fondi_europei_parte_2-3016/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ermanno Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 10:54:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inchieste]]></category>
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					<description><![CDATA[La struttura giace mai utilizzata, da anni, lass&#249;. Non custodita, praticamente abbandonata. Questo grosso &#34;fungo di calcestruzzo&#34;, che esternamente assomiglia pi&#249; ad un residence che ad un centro di studi, &#232; stato considerevolmente danneggiato da atti vandalici perpetrati negli anni addietro.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;iter progettuale dell&#8217;intera opera &egrave; stato caratterizzato da diverse fasi, durante le quali si sono susseguite modifiche e integrazioni varie, pi&ugrave; o meno (im)probabili. L&#8217;idea ispiratrice originaria da cui si era partiti era semplicemente quella di valorizzare il patrimonio naturalistico, di realizzare delle voliere che fungessero da ricovero per gli uccelli e di adoperarsi principalmente per fare la rete sentieristica e la recinzione della vasta area in questione, di propriet&agrave; regionale. Ed era prevista la creazione di un&#8217;elistazione, per l&#8217;attivazione di un servizio antincendio in elicottero- da qualche anno realizzata e tutt&#8217;ora funzionante. In relazione alla parte faunistica del progetto, si era poi concepita pure la possibilit&agrave; che venisse realizzato un centro per il ripopolamento della coturnice e della lepre italica; inoltre, era stato prevista l&#8217;eventuale realizzazione dell&#8217;ormai celeberrimo centro per lo studio delle migrazioni, ma inizialmente non era stata progettata nessuna struttura che potesse essere paragonabile a quella che attualmente insiste sul territorio. &nbsp;Dopo un breve periodo di smarrimento, nel quale c&#8217;era chi aveva il sospetto che &#8220;coturnice&#8221; fosse una parola inventata l&agrave; per l&agrave;, si &egrave; passati agli step decisivi che hanno portato a partorire il fungo-palazzina di calcestruzzo su 3 piani; in precedenza si era ipotizzato che questi 3 &#8220;livelli&#8221; fossero divisi in diversi punti del declivio. Ma poi, forse, la volont&agrave; di toccare il cielo con un dito ha avuto la meglio, e si &egrave; optato per quell&#8217;unica costruzione. Alta, certamente ben visibile e, secondo molti, &#8220;pesante e paesaggisticamente devastante&#8221;.</p>
<p> L&#8217;aggiudicazione definitiva dell&#8217;appalto &egrave; datata 21 giugno del 2004. A beneficiarne &egrave;  A.T.I. &#8220;Sacco Vincenzo e Figli s.r.l. &#8211; SAVI s.a.s.&#8221;, da Pontecagnano Faiano, che ha offerto il ribasso del 22,215% sul prezzo a base d&#8217;asta di E. 916.303,08 + E. 26.206,57 per oneri per la sicurezza. Tutto riportato sul Burc del 5 luglio 2004. Sulla Gazzetta Ufficiale si legge, inoltre, di un bando di gara indetto dal Comune di Centola, con scadenza datata al primo settembre del 2007, per &#8220;la fornitura e la collocazione di arredi presso il centro internazionale per lo studio delle migrazioni di Centola&#8221;.</p>
<p> Il nucleo centrale del progetto &#8211; la struttura della &#8220;cosa&#8221; &#8211;  viene realizzato a tempo di record. All&#8217;improvviso, chi si &egrave; trovato in quel periodo a percorrere la Mingardina e ad alzare lo sguardo alla vetta delle colline, ha visto spuntare l&#8217;edificio. Ma non &egrave; stato mai definitivamente completato. Non sono ancora stati realizzati i collegamenti per portare alla sommit&agrave; del &#8220;Chiancone&#8221; la corrente elettrica e l&#8217;acqua; inoltre, si parla dell&#8217;eventualit&agrave; di realizzare una strada d&#8217;accesso al luogo, ma a riguardo non &egrave; ancora stato fatto nulla. Probabilmente, anche perch&egrave; i pareri relativi alla tutela ambientale pare non permettessero interventi di questo tipo, si incentravano sulla realizzazione del percorso sentieristico per accedere ai luoghi.  Allo stato attuale si arriva nella zona del &#8220;Chiancone&#8221; attraverso uno sterrato pieno di sassi, a fatica percorribile in auto. La struttura giace mai utilizzata, da anni, lass&ugrave;. Non custodita, praticamente abbandonata. Questo grosso fungo di calcestruzzo, che esternamente assomiglia pi&ugrave; ad un residence che ad un centro di studi, posto in una posizione da cui si gode di una vista mozzafiato, giace considerevolmente danneggiato da atti vandalici perpetrati negli anni addietro. Porte sfondate, vetri spaccati, assi di legno qua e l&agrave;, materiali lasciati presumibilmente nel periodo dei lavori effettuati. Intorno, la natura. E nelle immediate vicinanze, al confine con il terreno che appartiene alla Regione, la presenza di una propriet&agrave; privata, che praticamente lambisce la parte dello spiazzale dove c&#8217;&egrave; la struttura. Dunque non ci sarebbe un accesso &#8220;diretto&#8221; al luogo dove si trova la &#8220;cosa&#8221;, secondo quanto lamenta l&#8217;attuale sindaco di Centola, Speranza (vedi sotto). Per arrivare all&#8217;osservatorio, ipotizzando un percorso alternativo, si potrebbe fiancheggiare la delimitazione avventurandosi attraverso la fitta vegetazione adiacente, correndo il concreto rischio di essere azzannati da un tirannosauro o stritolati da un boa. Oppure si pu&ograve; spiccare il volo e planare direttamente sul tetto della struttura, sfruttando forza di volont&agrave;, immaginazione vivida e l&#8217;incoscienza del calabrone. Si pu&ograve; scegliere.</p>
<p> Ovviamente, l&#8217;impianto a fune per il trasporto dei materiali usati nella fase di costruzione, a cui si fa riferimento nel bando di gara &#8220;in considerazione del particolare pregio ambientale dell&#8217;area&#8221;, pensato per ridurre al minimo l&#8217;impatto ambientale dei lavori, non &egrave; mai stato realizzato. <br /> Sono diverse le proteste relative all&#8217;impatto paesaggistico e ambientale dell&#8217;opera, oltre che a quello che tutt&#8217;oggi appare come un enorme sperpero di denaro pubblico, utilizzato nella realizzazione dell&#8217;ennesima opera incompiuta e ancora mai utilizzata.</p>
<p>Il Codacons Campania Onlus, nel &#8220;Secondo dossier Cilento del Codacons Salerno- L&#8217;emergenza ambientale nel territorio del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano&#8221;  presentato nel maggio del 2009, fa un&#8217;analisi impietosa della situazione, nel paragrafo intitolato, senza lasciare margine interpretativo alcuno, &#8220;L&#8217;ultimo paradosso: gli Eco-mostri generati con i fondi P.O.R.&#8221;. L&#8217;associazione dei consumatori concentra l&#8217;attenzione sul progetto del Centro Studi sulle Migrazioni &#8220;a titolo esemplificativo, per comprendere il meccanismo di gestione dei finanziamenti comunitari nell&#8217;area del Parco&#8221;, dove l&#8217;Ente Parco ha &#8220;un ruolo centrale nella gestione dei P.O.R&#8221;. Secondo i tecnici e i legali del Codacons, la struttura in  questione &#8220;crea paradossalmente un pregiudizievole impatto per l&#8217;ambiente e per il paesaggio, stante l&#8217;ampiezza dei volumi e l&#8217;utilizzo di materiali non eco-compatibili&#8221;. Il Codacons parla di &#8220;complessi non funzionanti, pur avendo determinato un esborso finanziario ingente&#8221;; la spesa totale prevista per il progetto, secondo quanto si legge nel Dossier, era di quasi 1 milione e 300 mila euro. E si legge, inoltre : &#8220;il Centro Internazionale per lo Studio delle Migrazioni (fortemente voluto dalla Regione Campania e con parere favorevole dell&#8217;Ente Parco) non veniva costruito, com&#8217;&egrave; da aspettarsi in un Paese normale, con materiali eco &#8211; compatibili e facilmente mimetizzati con l&#8217;ambiente circostante. Veniva invece edificata, con pesante calcestruzzo e in posizione dominante, una vera palazzina di TRE piani, a forma di &#8220;fungo&#8221; circolare. Veniva cos&igrave; portata a compimento la (definitiva) devastazione paesaggistica di un&#8217;intera area che scorre lunga la rinomata Mingardina, tratto prima di allora pregiatissimo. Tanto in nome dell&#8217;osservazione della fauna migratoria&#8230;&#8221; . Poi, rispetto alla questione generale della gestione dei fondi europei: &#8220;Tre i risultati conseguiti con (molti de)i P.O.R.: un clamoroso sperpero di denaro pubblico; un danno di immagine verso le istituzioni comunitarie e verso i contribuenti europei;nessuno sviluppo, anzi edificazione di nuovi eco-mostri che degradano il paesaggio. Il Codacons Campania ha presentato denuncia alla Corte dei Conti nazionale e comunitaria&#8221;.</p>
<p>Ad oggi, non si conosce il destino delle istanze presentate dal Codacons, in particolare di quelle eventualmente relative alll&#8217;osservatorio situato a Centola. <br /> Quello che &egrave; certo &egrave; che, usando un eufemismo, in questa storia c&#8217;&egrave; pi&ugrave; di qualcosa che non va. Un giovane di Centola, che si occupa proprio di studiare le migrazioni degli uccelli e che ha seguito dall&#8217;inizio l&#8217;iter relativo alla realizzazione dell&#8217;osservatorio sul &#8220;Chiancone&#8221;, ha riferito al giornaledelcilento.it di avere inviato al Parco e alla Regione &#8220;un sacco di mail&#8221; per conoscere lo stato della questione e per ricevere informazioni sui tempi dell&#8217;eventuale utilizzo della struttura. Non ha mai ricevuto risposta. L&#8217;uomo che guardava passare gli uccelli. Non a Centola, di sicuro.</p>
<p>Inoltre, non sembra chiaro nemmeno se ci sia mai stato un progetto definitivo relativo alle modalit&agrave; e ai fondi di gestione delle strutture dell&#8217;osservatorio e delle altre opere collegate. Pare che, in generale, l&#8217;accordo iniziale prevedesse la realizzazione a carico della Regione e la gestione affidata al Comune di Centola; inoltre, il Parco avrebbe curato le questioni relative alle sofisticate attrezzature necessarie al funzionamento delle strutture e la Comunit&agrave; Montana avrebbe messo a disposizione il personale per la realizzazione del circuito sentieristico previsto nel progetto complessivo denominato &#8220;I Miti&#8221;.  <br /> L&#8217;ex presidente del Parco del Cilento, Giuseppe Tarallo, ha riferito di contatti avviati con la Regione, durante il suo mandato, per l&#8217;eventuale affidamento all&#8217;Ente Parco della gestione del Centro. &#8220;All&#8217;epoca, non ho avuto la possibilit&agrave; di visionare il progetto, del quale si &egrave; occupato l&#8217;ufficio tecnico dell&#8217;Ente Parco, diretto da Domenico Nicoletti. Di questo progetto, relativo alll&#8217;osservatorio di Centola, ho saputo solo dopo, purtroppo.&#8221; ha riferito Tarallo &#8220;Rispetto all&#8217;impatto paesaggistico dell&#8217;opera, si pu&ograve; discutere, &egrave; ovvio. Io, ad esempio, avrei pensato ad un edificio meno grosso. E comunque avevo proposto la presenza di un custode, di qualcuno che rimanesse anche a sorveglianza della struttura; avevo chiesto che fosse un luogo vissuto, in un certo modo&#8221;.</p>
<p> Invece &egrave; rimasto abbandonato, inutilizzato e ha subito atti vandalici vari. Ed ora qual &egrave; la situazione, quali prospettive possono esserci? <br /> Da quanto si apprende dal Comune di Centola, dalla Soprintendenza di Salerno e dall&#8217;Ente Parco, i margini di risoluzione della faccenda sembrerebbero esigui. Nelle scorse settimane i tecnici del Comune hanno incontrato  rappresentanti della Regione e della Soprintendenza. L&#8217;obbiettivo era sbloccare la situazione, dare un senso alla &#8220;cosa&#8221;. Non c&#8217;&egrave; stato accordo, questo appare chiaro.</p>
<p>All&#8217;epoca del progetto e della costruzione dell&#8217; &#8220;eco-mostro&#8221;, il sindaco di Centola era Giovanni Stanziola. Romano Speranza, l&#8217;attuale sindaco di Centola, ha riferito: &#8220;La nostra amministrazione se l&#8217;&egrave; ritrovata l&igrave;, quella struttura. Abbiamo chiesto alla Regione di trovare il modo di far funzionare il Centro, si stanno valutando diverse proposte; noi abbiamo presentato un progetto per la realizzazione della strada e per la sistemazione dell&#8217;edificio, dopo i danni provocati dai vandali. C&#8217;&egrave; stato uno scontro con la Soprintendenza, succedono cose turche: loro hanno detto di voler abbattere la struttura e ripristinare lo stato dei luoghi, &egrave; assurdo. Prima la Soprintendenza ha dato un parere positivo sul progetto, e ora vuole abbattere; cerca il pelo nell&#8217;uovo, ma questo &egrave; inaccettabile. Non &egrave; possibile che funzionari dello Stato blocchino opere pubbliche in questo modo. Ci sono degli integralisti che non fanno il bene del territorio, se vogliono fare gli integralisti se ne vadano in Iran o in Afghanistan&#8221;. Poi, sullo stato delle cose: &#8220;Abbiamo chiesto di acquisire tutto il piazzale. E&#8217; assurdo che ci sia una propriet&agrave; privata a 5 metri dal confine. Come fa la gente ad accedere all&#8217;osservatorio? Di questa cosa i funzionari responsabili dovrebbero rispondere. Ora &egrave; necessaria l&#8217;acquisizione di tutta l&#8217;area, altrimenti si dovrebbe creare un&#8217;altra strada, fare altri lavori, altri sbancamenti. E&#8217; folle, cos&igrave; come il fatto che si pretendeva di portare il materiale sul posto con una funivia.&#8221; Sulla gestione: &#8220;Come Comune avevamo proposto di prendere la gestione, a condizione che si fosse conclusa l&#8217;intera opera, portando l&#8217;elettricit&agrave;, l&#8217;acqua, sistemando la strada e la struttura. Ora non si sa cosa succeder&agrave;, aspettiamo le decisioni della Regione. L&#8217;intenzione &egrave; quella di rendere funzionale la struttura&#8221;.</p>
<p>Intanto la Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici dI Salerno e Avellino, contattata dal giornaledelcilento.it, non &egrave; entrata nello specifico della vicenda. Ma ha fatto sapere che rispetto al Centro Studi delle migrazioni, l&#8217;Ente &#8220;ha dato un parere negativo&#8221;, non specificando se i funzionari della tutela paesaggistica e ambientale, in questo caso, siano indirizzati verso l&#8217;ipotesi dell&#8217;abbattimento di quello che il Codacons considera un &#8220;eco-mostro&#8221;. Ma risulta molto probabile. Anche se sembra difficile che si arrivi ad un&#8217;ordinanza di abbattimento, tenendo presente che la realizzazione della struttura in questione avrebbe ricevuto, all&#8217;epoca, i pareri positivi degli Enti preposti. La Soprintendenza, dunque, farebbe leva soprattutto sulla &#8220;devastazione paesaggistica&#8221; provocata dal Centro studi delle Migrazioni. Inoltre, pare che di recente sia stato presentato addirittura un progetto relativo alla costruzione di un parcheggio, nei pressi della zona in questione. Con tanto di piloni, impianto luci e altre delizie naturalistiche di tal genere. La Soprintendenza si sarebbe opposta e avrebbe bloccato tutto.</p>
<p>Dal canto suo, Amilcare Troiano, l&#8217;attuale presidente del Parco del Cilento e del Vallo di Diano, ha spiegato: &#8220;Mi sono sentito con Grassi (tecnico della Regione Campania). Stiamo cercando di intervenire, di dare una destinazione all&#8217;opera. Perch&egrave; o si utilizza, o la questione diventa &#8220;antipatica&#8221;, usando un eufemismo. La priorit&agrave; &egrave; quella di far si che non si buttino i tanti soldi spesi per costruirla, dunque da parte nostra c&#8217;&egrave; la volont&agrave; di metterla in funzione, di utilizzarla. In relazione alla possibilit&agrave; che si arrivi a poter mettere in moto e gestire il Centro, Troiano ha detto: &#8220;E&#8217; importante che sia una cosa condivisa da tutti. Comunque da parte nostra c&#8217;&egrave; la disponibilit&agrave; per un&#8217;eventuale gestione, magari insieme al Comune di Centola. Con il sindaco c&#8217;&egrave; una particolare intesa.  Bisogner&agrave; vedere bene la destinazione, i fondi per la gestione e tutto il resto.&#8221; Sull&#8217;impatto paesaggistico e sull&#8217;uso di pesante calcestruzzo, a cui fa riferimento il Codacons &#8211; e forse anche la Soprintendenza &#8211; il presidente del Parco riferisce: &#8220;Non so dirle su queste cose specifiche, anche perch&egrave; non ci sono mai stato lass&ugrave;&#8221;.</p>
<p> Dunque, valutando i parametri attuali del caso, sembra davvero azzardato scommettere sulla presenza sul &#8220;Chiancone&#8221;, a breve, di scienziati che studiano migrazioni, di ricercatori da tutto il mondo, di persone che gestiscono un voliere destinato al ricovero di animali e di studenti in visita guidata, vogliosi di conoscere innovative tecniche di ricerca. Pare che la Regione abbia proposto al Gal Casacastra, il Gruppi di Azione Locale, di far rientrare nell&#8217;ambito dei loro progetti naturalistici, relativi al paesaggio mediterraneo, anche quella zona del &#8220;Chiancone&#8221;. E il Gal sarebbe pronto a valorizzare lo straordinario patrimonio ambientale di questi luoghi; ma certamente non nutre interesse per il &#8220;residence&#8221;. E comunque, non c&#8217;&egrave; ancora nulla di definito. Se ne discute, per adesso.</p>
<p> Per ora, forse, ci si deve accontentare di un&#8217;inutile palazzina di cemento armato, a forma di fungo, vomitata in un posto incantevole. Intanto gli anni passano. Gli uccelli continuano a migrare, con la loro &#8220;illogica allegria&#8221;. E, probabilmente, stanno pensando di attrezzare un Centro Studi degli Sprechi Umani. Tra questi, forse analizzeranno con sarcasmo, stupore e incredulit&agrave; il caso di quel milione di euro di denaro pubblico, sin&#8217;ora gettato alle ortiche, destinato all&#8217;osservatorio di Centola. O dato in pasto alla sfacciata e impunita inefficienza di funzionari e ammistratori della cosa pubblica. [continua&#8230;]</p>
<p><a href="https://www.giornaledelcilento.it/it/centolal_uomo_che_non_guardava_passare_gli_uccelli_storia_di_ordinario_spreco_pubblico.html" target="_blank">PRIMA PARTE</a></p>
<p> <a href="https://www.giornaledelcilento.it/it/centolal_uomo_che_non_guardava_passare_gli_uccelli_storia_di_ordinario_spreco_di_fondi_europei_parte_3.html" target="_blank">TERZA PARTE </a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;uomo che (non) guardava passare gli uccelli. Storia di ordinario spreco di fondi europei (Parte 1)</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/26-09-2010-lt_span_gt_centola_lt_span_gt_l_uomo_che_non_guardava_passare_gli_uccelli_storia_di_ordinario_spreco_di_fondi_europei_parte_1-2989/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ermanno Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Sep 2010 09:14:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inchieste]]></category>
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					<description><![CDATA[La costruzione di questo osservatorio delle migrazioni era &#34;solo il secondo lotto del progetto battezzato &#34;I Miti&#34; - redatto e coordinato dai tecnici del Comune di Centola con l'appoggio del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, e della Comunit&#224; Montana Lambro e Mingardo&#34;.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Percorrendo in macchina la strada Mingardina, in queste assolate mattinate d&#8217;aprile, capita di essere piacevolmente avvolti da quella che Giorgio Gaber, in una bellissima canzone di qualche decennio fa, chiamava &#8220;illogica allegria&#8221;. Il tepore primaverile, il fiume che scorre sonnacchioso, la strada diritta, lo spettacolo offerto dalle pareti rocciose che cadono a strapiombo sul lungo fiume. Tutto contribuisce a creare una situazione di benessere gratuita e tutto sommato inaspettata. &#8220;A volte spengo anche la radio&#8221;, diceva il Signor G. &#8220;Mi pu&ograve; bastare un niente, forse un piccolo bagliore, un&#8217;area gi&agrave; vissuta, un paesaggio.. che ne so. E sto bene, come uno che si sogna. Non lo so se mi conviene, ma sto bene, che vergogna. Io sto bene, proprio ora, proprio qui&#8221;.</p>
<p> Poi, per&ograve;, capita di alzare lo sguardo e di imbattersi in una strana &#8220;cosa&#8221; che si erge solinga e minacciosa alla sommit&agrave; di una delle bellissime alture laterali; &egrave; una costruzione giallina e marrone, smussata, priva di angoli. Ha tutta l&#8217;aria di essere una palazzina-residence circolare. Tutt&#8217;intorno il nulla. Cio&egrave; il tutto della natura. Appena i sensi percepiscono &#8220;la cosa&#8221;, lo stato di illogica allegria comincia a sgretolarsi sotto gli istantanei colpi sferrati inesorabilmente dal senso estetico di base, da quella ricerca minima di armonia del quale &egrave; dotato qualsiasi sguardo umano. Subito dopo subentra l&#8217;automatica analisi razionale. E cominciano i problemi. La sensazione di immotivato benessere evapora velocemente, diventa uno sfocato ricordo. Ma cos&#8217;&egrave; quella cosa? Ma a che serve? Ma lo affittano? Ma ci abitano gli alieni? Ma ci hanno nascosto Marylin Monroe, Elvis e Hitler? Ma &egrave; commestibile? Ma ci va in vacanza Dio? Ma Dio esiste?.. Le domande, sacre e profane, cominciano a tendere all&#8217;infinito. Il dissesto emotivo &egrave; progressivo, si rischiano crisi epilettiche, oltre che mistiche.</p>
<p>Fino a quando si viene a sapere che l&igrave; sopra c&#8217;&egrave; un &#8220;Centro Internazionale per lo Studio delle Migrazioni&#8221;. Che detto cos&igrave; fa pensare ad un progetto scientifico di nicchia, <em>sui generis</em>, ma interessante e di rilevanza europea. Oppure, si potrebbe ipotizzare un errore di battitura nella trascrizione della denominazione del Centro e, di conseguenza, si potrebbe rimediare aggiungendo una &#8220;E&#8221; davanti alla parola &#8220;migrazioni&#8221;, in modo da utilizzarlo per osservare dall&#8217;alto la fuga dei giovani verso le citt&agrave; e il proprio futuro, per &#8220;studiare&#8221; l&#8217;emorraggia sociale che sta spopolando il Cilento. E intanto godersi l&#8217;aria buona dei 385 metri sul livello del mare di localit&agrave; Chiancone, la zona del comune di Centola dove si trova la struttura.</p>
<p>La costruzione di questo osservatorio delle migrazioni era &#8220;solo il secondo lotto del progetto battezzato &#8220;I Miti&#8221; &#8211; redatto e coordinato dai tecnici del Comune diCentola con l&#8217;appoggio del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, e&nbsp;della Comunit&agrave; Montana Lambro e Mingardo e che ha come tema la realizzazione di un circuito sentieristico, in fase di completamento, per mezzo del quale i numerosi ed intraprendenti studiosi e visitatori raggiungeranno i locali dell&#8217;Osservatorio, nonch&eacute; un antico casale ed un voliere per il ricovero degli animali sulle pendici del rilievo collinare centolese&#8221;, si poteva leggere con speranza in un articolo dell&#8217;aprile del 2004, pubblicato da un settimanale locale, allorch&egrave; l&#8217;inizio dei lavori di realizzazione del progetto era imminente. &#8220;Il primo mattone dell&#8217;edificio sar&agrave; sistemato a giorni&#8221;, informava il pezzo.</p>
<p> Ma in cosa consisteva il progetto? Quali erano gli ambiziosi scenari che si intravedevano all&#8217;orizzonte? Eccoli, narrati con precisione ed entusiasmo poco lungimirante da &#8220;Il Val Calore&#8221;. &#8220;Posto in prossimit&agrave; del fiume Mingardo e a ridosso dell&#8217;incantevole visuale di Capo Palinuro, l&#8217;osservatorio permetter&agrave; di intercettare i flussi migratori di quelle specie volatili che percorrono le cosiddette rotte primarie frequentando le linee costiere ed i valichi montani del parco. Grazie alla variegata morfologia ambientale del territorio cilentano, l&#8217;osservatorio di Centola diverr&agrave; un vero e proprio laboratorio d&#8217;analisi del fenomeno migratorio nel Tirreno Meridionale.<br /> Il progetto prevede la realizzazione di una struttura capace di esercitare una duplice funzione. In primo luogo, permetter&agrave; il monitoraggio del traffico migratorio in tutto il territorio del parco, attraverso l&#8217;impiego delle pi&ugrave; innovative tecnologie di ricerca in campo zoologico. Dar&agrave; alloggio ad esperti impegnati in&nbsp;studi sulle migrazioni da diverse parti del mondo ed offrir&agrave; supporto alle attivit&agrave; del Centro Studi e Ricerche del Parco, nonch&eacute; dell&#8217;osservatorio della biodiversit&agrave;&nbsp;del Mediterraneo. In secondo luogo, sotto l&#8217;aspetto didattico, potr&agrave; accogliere scolaresche e gruppi di visitatori a cui potranno essere illustrate le modalit&agrave; di ricerca, e far scoprire il fenomeno della migrazione ed il ruolo del cangiante territorio del Parco nel Mediterraneo.&#8221; E dunque &#8220;rappresenter&agrave; uno dei punti di estremo valore scientifico ed educativo del Parco&#8221;.</p>
<p> Poi la chiusura del pezzo, che letta oggi sembra una gufata ben riuscita o, comunque, una sarcastica critica a quanto &egrave; poi accaduto: &#8220;Ancora una volta emerge da parte degli enti locali e da quanti si impegnano a loro sostegno, la volont&agrave; di mettere in salute il Parco del Cilento che, dall&#8217;alto dei suoi quasi 181mila ettari di estensione, rappresenta un forziere di ricchezze dall&#8217;inestimabile valore ambientale, tali da renderlo punto d&#8217;incontro per quanti si immergono nel singolare e spettacolare mondo delle scienze naturali&#8221;. <br /> &#8220;Appunto&#8221;, direbbe una signora esigente di nome Realt&agrave;.</p>
<p>Interessante e significativo &egrave; consultare il bando di gara per l&#8217;assegnazione dell&#8217;appalto relativo ai lavori di realizzazione del Centro Studi, pubblicato il 12 gennaio del 2004 sul Burc, il Bollettino Ufficiale Regione Campania. L&#8217;importo complessivo sfiora i 950 mila euro. La struttura prevista &egrave; &#8220;su 3 livelli&#8221;, il progetto &#8220;&egrave; stato realizzato tenendo presente l&#8217;estrema bellezza della zona oggetto dell&#8217;intervento, sia punto di vista paesaggistico-ambientale e naturalistico e per tale motivo &egrave; previsto l&#8217;impiego di materiali naturali nel pieno rispetto dell&#8217;ambiente in cui &egrave; collocata l&#8217;opera.<br /> L&#8217;edificio si adagia sul pendio naturale, fino a raggiungere quota 395 m. Le strutture portanti saranno realizzate in cemento armato con rivestimento in pietra calcarea, la copertura dell&#8217;edificio sar&agrave; realizzata con struttura in legno lamellare.<br /> Per il trasporto di tutti i materiali occorrenti alla realizzazione dell&#8217;opera, dalla strada pubblica posta a valle dell&#8217;intervento, sino al sito dove sorger&agrave; l&#8217;osservatorio &egrave; prevista, in considerazione del particolare pregio ambientale dell&#8217;area, la realizzazione di un impianto a fune&#8221;.</p>
<p>Sensibilit&agrave; ambientale e impiego di tecnologie e materiali idonei a preservare i luoghi, dunque. Per la concretizzazione di un progetto ambizioso e complesso, di ricerca scientifica e attivit&agrave; didattiche sostenibili. E finanziato dalla Regione, nello specifico dal famoso P.O.R., il Programma Operativo Regionale. Quello che smista i fondi strutturali dell&#8217;Unione Europea.</p>
<p> Peccato che, stando all&#8217;attuale evidenza dei fatti, non sia andata proprio cos&igrave;. [<strong>continua&#8230;</strong>]</p>
<p><a href="https://www.giornaledelcilento.it/it/centolal_uomo_che_non_guardava_passare_gli_uccelli_storia_di_ordinario_spreco_di_fondi_europei.html" target="_blank">SECONDA PARTE</a></p>
<p> <a href="https://www.giornaledelcilento.it/it/centolal_uomo_che_non_guardava_passare_gli_uccelli_storia_di_ordinario_spreco_di_fondi_europei_parte_3.html" target="_blank">TERZA PARTE </a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Serata di musica e parole. Si chiede giustizia per il maestro più alto del mondo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/caso_mastrogiovanniserata_di_musica_e_parole_si_chiede_giustizia_per_il_maestro_piu_alto_del_mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ermanno Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 08:18:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornaledelcilento.it/2010/08/06/caso_mastrogiovanniserata_di_musica_e_parole_si_chiede_giustizia_per_il_maestro_piu_alto_del_mondo/</guid>

					<description><![CDATA[La partecipazione della comunit&#224; locale all'iniziativa non si pu&#242; definire di certo massiccia, si sono contate poche decine di persone in piazza Vittorio Emanuele. Ma i presenti sono riusciti con una partecipazione composta ma sentita a dare una risposta calda all'appello di giustizia ancora una volta lanciato dai familiari del maestro di Castelnuovo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un anno &egrave; trascorso da quando Franco Mastrogiovanni ha perso la vita in un ospedale pubblico per mezzo di una paradossale e agghiacciante &quot;operazione sanitaria&quot;. E&#8217; successo nelle prime ore di un afoso e disgraziato 4 agosto del 2009 a Vallo della Lucania. Nel reparto di psichiatria, in regime di Tso, legato ad un letto mani e piedi per oltre 82 ore senza soluzione di continuit&agrave;. Dopo i primi 365 giorni di lotta per ottenere il riconoscimento formale di quella verit&agrave;, oramai conosciuta e indiscutibile, talmente vera da essere stata raccontata con cruda e incorruttibile esattezza dal video delle telecamere di sorveglianza presenti nel reparto, e  per raggiungere la conferma processuale che la giustizia non sia solo un concetto bello e stimolante ma pure un pilastro tangibile di una societ&agrave; che voglia continuare a definirsi civile e democratica, il comitato &quot;verit&agrave; e giustizia per Franco Mastrogiovanni&quot; ha riunito mercoled&igrave; sera nella piazza di Vallo della Lucania le forze e le volont&agrave; civili locali per una serata di ricordo. &quot;Affinch&eacute; mai pi&ugrave;&quot;, sono soliti affermare con chiarezza d&#8217;intenti quelli del comitato, insieme a tutti coloro che in questi mesi si sono schierati dalla parte della famiglia, al fianco di chi indignato e scandalizzato continua a pretendere giustizia come si pretenderebbe l&#8217;aria necessaria a sopravvivere. Perch&eacute; in gioco, oltre al riconoscimento delle specifiche colpe penali dei sanitari del San Luca e le eventuali responsabilit&agrave; relative alla disposizione di un &quot;singolare  Tso&quot; che pare prima disposto da un sindaco e solo dopo avallato da un medico, c&#8217;&egrave; la vera e propria sopravvivenza generale delle garanzie istituzionali di difesa dei diritti umani fondamentali. Allo stato attuale, l&#8217;evidenza empirica del caso scandaloso di ci&ograve; che pare proprio accadesse nella prassi operativa del reparto di psichiatria vallese &egrave; un campanello d&#8217;allarme riferibile al ripetuto sgretolarsi di queste garanzie istituzionali nell&#8217;ambito dei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura presenti in Italia. </p>
<p>&quot;Quello che &egrave; successo a Mastrogiovanni &egrave; di una gravit&agrave; inaudita. E non &egrave; certamente l&#8217;unico caso di uomo che muore legato ad un letto di contenzione nei reparti di psichiatria&quot; ha affermato con potenza civile Gisella Trincas, presidente dell&#8217;Unasam (  Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale ), in apertura di serata, dopo l&#8217;accorata introduzione di Grazia Serra. &quot;Mentre noi siamo qui, ci sono tante persone legate nei Servizi di Diagnosi e Cura di tutta Italia. Questa storia atroce richiama a delle responsabilit&agrave; pure politiche e amministrative. E&#8217; intollerabile che in una struttura pubblica di cura ci siano degli operatori che possano solo pensare che quelle pratiche siano possibili, che possano essere spacciate per atto medico. Non basta il processo penale, qui bisogna mettere sotto processo una cultura operativa assurda. Qui ci vuole la ribellione della gente. Un Paese che ha una legge di un&#8217;importanza enorme quale la legge 180, non pu&ograve; permettere ancora pratiche di questo tipo, che portano le persone a morire. Di dolore. E&#8217; intollerabile.&quot;  Gisella Trincas colpisce nel segno, con la fulminea precisione di parole capaci di raggiungere il nocciolo della questione, di indicare lo scandalo. &quot;La nostra associazione sostiene con forza che non si devono legare gli esseri umani, che le porte dei reparti psichiatrici devono rimanere aperte, che il malato psichico &egrave; una persona che va compresa, aiutata ad uscire dalla situazione di disagio, e non schiacciata da farmaci e contenzione. Dobbiamo fare in modo che i familiari di Franco siano forti nella rivendicazione del diritto alla cura, che non pu&ograve; trasformarsi in tortura. Perch&eacute; questa &egrave; tortura.&quot;</p>
<p>La partecipazione della comunit&agrave; locale all&#8217;iniziativa non si pu&ograve; definire di certo massiccia, si sono contate poche decine di persone in piazza Vittorio Emanuele. Ma i presenti sono riusciti con una partecipazione composta ma sentita a dare una risposta calda all&#8217;appello di giustizia ancora una volta lanciato dai familiari del maestro di Castelnuovo. Gli interventi dal palco di giornalisti e attivisti si sono alternati alle esibizioni musicali di Angel Galzerano Trio, Santino Scarpa, Lex 0_Crime, Martino Adriani , Antonio De Leonardis ed alle poesie di Sabatino Catapano, un uomo segnato da diverse esperienze di contenzione. </p>
<p>C&#8217;&egrave; stato chi, come Agnesina Pozzi, la dottoressa che ha relazionato con dovizia di particolari in relazione alle gravi mancanze mediche di quei terribili giorni, ha sottolineato la debole risposta numerica della gente di Vallo della Lucania ed ha riproposto con forza la necessit&agrave; di una risposta deontologicamente appropriata dei medici a quanto di sbagliato e inadeguato accade sovente negli ospedali; chi, come Angelo Pagliaro, giornalista e membro del comitato &quot;giustizia per Franco&quot;, richiama alcune fasi della raccapricciante permanenza di Mastrogiovanni al San Luca e delle mancate azioni basilari di alimentazione, osservazione, diagnosi e cura da parte dei sanitari. &quot;Per certi versi nei campi di concentramento c&#8217;&egrave; stata pi&ugrave; umanit&agrave;, perch&eacute; se non altro ti rivolgevano la parola. Mastrogiovanni &egrave; stato abbandonato. &quot; </p>
<p>Il senso della battaglia portata avanti dal comitato &egrave; stato ribadito da Giuseppe Galzerano e Giuseppe Tarallo, sempre in prima linea nella rivendicazione civile del gruppo. E, come gi&agrave; in altre occasioni, Antonio Manzo, uno dei primi giornalisti a seguire la vicenda di Mastrogiovanni, ha sapientemente inserito l&#8217;inaccettabile morte del maestro cilentano nel quadro di un&#8217;Italia senz&#8217;anima e senza piet&agrave;. Un paese corrotto, irriconoscibile a s&eacute; stesso, incapace di indignarsi. &quot; Un paese in cui spesso va in galera chi non ha il permesso di soggiorno, la patente o la pelle come la nostra, e invece chi ha delle responsabilit&agrave; dirigenziali nell&#8217;ospedale di Vallo non si &egrave; fatto ancora un giorno di carcere per la morte di Franco Mastrogiovanni. Non mi portate a Vallo che non ne esco vivo, aveva detto prima di essere trasportato con l&#8217;ambulanza dal luogo della cattura al reparto. E cos&igrave; &egrave; andata&quot;</p>
<p>Altri contributi sono stati forniti da Maril&ugrave; De Luca, attraverso la lettura di quanto aveva elaborato a caldo dopo aver visto il montaggio video della permanenza di Mastrogiovanni nel reparto di psichiatria; da Tullia Conte e Gerardo Russo, cronisti delle emittenti televisive locali, rispettivamente attraverso la appassionata lettura della celebre lettera inviata da Antonine Artaud ai direttori dei manicomi (&quot;Gli ospedali, lungi dall&#8217;essere degli ospedali, sono delle spaventevoli prigioni, nelle quali i detenuti forniscono la loro mano d&#8217;opera gratuita e utile, nelle quali le sevizie sono la regola [&#8230;]. L&#8217;istituto per alienati, sotto la copertura della scienza e della giustizia, &egrave; paragonabile alla caserma, alla prigione, al bagno penale. [&#8230;] I pazzi sono le&nbsp;vittime individuali per eccellenza della dittatura sociale; in nome di questa individualit&agrave;, che &egrave;<br />propria dell&#8217;uomo, noi reclamiamo la liberazione di questi prigionieri forzati della sensibilit&agrave;,&nbsp;perch&eacute; &egrave; pur vero che non &egrave; nel potere delle leggi di rinchiudere tutti gli uomini che pensano e&nbsp;agiscono&quot; scriveva Artaud nel 1925, come se fosse ieri) e l&#8217;esposizione di alcuni stralci di quanto riferito in commissione di inchiesta parlamentare da Luigi Pizza, attuale dirigente dell&#8217;Asl salernitana. </p>
<p><em>Il resoconto stenografico della seduta della commissione parlamentare di inchiesta sullo stato del servizio sanitario nazionale,  che ha affrontato il caso Mastrogiovanni &egrave; riportato sul sito www.giustiziaperfranco.it  , cos&igrave; come il commento di Agnesina Pozzi alle incredibili parole di diniego dell&#8217;evidenza pronunciate in Senato da Pizza, di fronte alla commissione presieduta da Marino</em>. </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>&#8220;Salviamo il Bussento&#8221;, il Codacons si oppone al tracciato del Gasdotto</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ambiente_salviamo_il_bussento_il_codacons_si_oppone_al_tracciato_del_gasdotto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ermanno Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 May 2010 13:23:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[&#34;E' un tracciato&#34;, sostengono gli avvocati Pierluigi Morena e Raffaella D'Angelo &#34;fortemente impattante per tutto il Golfo di Policastro, territorio di sicuro pregio ambientale. Ad essere penalizzata sar&#224; soprattutto la foce del Bussento, fiume con biodiversit&#224; sensibile e il Monte Cocuzzo che sar&#224; perforato onde consentire la costruzione di un micro-tunnel.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Codacons Campania d&agrave; avvio alla campagna &quot;Salviamo il Bussento&quot; ed esprime forti critiche sul tracciato delineato dalla Snam per il passaggio del Gasdotto proveniente dalla Libia.&quot;E&#8217; un tracciato&quot;, sostengono gli avvocati Pierluigi Morena e Raffaella D&#8217;Angelo, legali del Codacons, &quot;fortemente impattante per tutto il Golfo di Policastro, territorio di sicuro pregio ambientale. Ad essere penalizzata sar&agrave; soprattutto la foce del Bussento, fiume con biodiversit&agrave; sensibile e il Monte Cocuzzo che sar&agrave; perforato onde consentire la costruzione di un micro-tunnel, il quale potrebbe mettere a rischio le riserve d&#8217;acqua che riforniscono le popolazioni della zona&quot;. Al danno ambientale potrebbero inoltre seguire pregiudizi per il turismo che &egrave; settore vitale per l&#8217;economia locale. Il tracciato dell&#8217;opera &egrave; oggetto di discussione presso il Ministero dell&#8217;Ambiente che sta valutando l&#8217;impatto ambientale dell&#8217;intervento. Il Codacons Campania ha notificato una diffida ai Comuni del Golfo di Policastro e alla Comunit&agrave; Montana del Bussento invitando gli enti locali a difendere i loro territori, a presentare osservazioni al Ministro dell&#8217;Ambiente, a prendere quindi una chiara posizione contro il percorso del condotto che insidia la natura di luoghi in larga parte riconosciuti dall&#8217;Europa come Siti di Interesse comunitario.</p>
<p>L&#8217;iniziativa del Codacons ha trovato pieno appoggio da parte del gruppo consiliare di minoranza del Comune di Caselle in Pittari. Bruno Speranza, in qualit&agrave; di capogruppo dell&#8217;opposizione, ha chiesto al sindaco la convocazione di una seduta straordinaria del consiglio comunale &quot;per assumere una chiara posizione contro il percorso del condotto che insidia la natura di luoghi protetti, ed inoltre invita la nostra Amministrazione in sede di Consiglio a farsi promotrice di un&#8217;iniziativa che coinvolga tutti i Comuni del comprensorio per fare fronte comune a questa seria minaccia per il nostro territorio&quot;.&nbsp;</p>
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		<title>Folla in visibilio per l&#8217;arrivo dell&#8217;uomo con i pattini</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/corsa_del_mitofolla_in_visibilio_per_l_arrivo_dell_uomo_con_i_pattini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ermanno Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 15:33:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo che decine di partecipanti avevano tagliato il traguardo spinti dall'incitamento delle due ali di pubblico e dal commento ritmico e coinvolgente dello speaker della gara, &#232; arrivato lui, l'uomo coi pattini. Sotto gli occhi sorpresi e certamente divertiti dei presenti, l'atleta &#232; giunto alla meta a braccia alzate, soddisfatto della performance sportiva appena compiuta.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> &quot;Chiss&agrave;, magari adesso arriva uno con i pattini. Oppure, meglio ancora, il percorso si riempie improvvissamente d&#8217;acqua e arriva uno in canoa&quot;. Erano pi&ugrave; o meno questi i pensieri che ad un certo avrebbero potuto adornare l&#8217;immaginario di uno dei tanti spettatori appostati nei pressi del traguardo della &quot;Corsa del Mito&quot;. Magari di colui che, dopo aver gi&agrave; assistito all&#8217;arrivo di decine di atleti sfiniti &#8211; professionisti e non- che hanno gareggiato nella gara podistica articolatasi tra Palinuro e Marina di Camerota, cerca in un rapido cortometraggio mentale il guizzo della novit&agrave;.  </p>
<p> Nel tardo pomeriggio di ieri parte di questa nuvoletta immaginifica si &egrave; condensata in un singolare evento concreto. Di certo non &egrave; arrivato il tizio in canoa. Ma quello coi pattini s&igrave;. E pure con un certo stile. <br /> Dopo che decine di partecipanti avevano tagliato il traguardo spinti dall&#8217;incitamento delle due ali di pubblico e dal commento ritmico e coinvolgente dello speaker della gara, &egrave; arrivato lui, l&#8217;uomo coi pattini. Sotto gli occhi sorpresi e certamente divertiti dei presenti, l&#8217;atleta &egrave; giunto alla meta a braccia alzate, soddisfatto della performance sportiva appena compiuta. Scroscianti gli applausi, sonore e festose le urla di approvazione. Spettatori, compagni di gara e addetti ai lavori uniti nell&#8217;ammirazione per un gesto che, agli occhi di qualcuno intento a cercare il classico pelo nell&#8217;uovo, poteva sembrare non proprio in linea con il regolamento di una gara podistica.  </p>
<p> &quot;Dicono che con i pattini sono avvantaggiato, ma non &egrave; assolutamente vero, perch&egrave; in salita vado ad una media di 5, 10 all&#8217;ora. E&#8217; regolare, perch&egrave; la fatica c&#8217;&egrave;, e si pu&ograve; vedere dal viso&quot; ha spiegato al giornaledelcilento.it, grondante di sudore, quest&#8217;uomo di mezza et&agrave;, dal marcato accento italo-americano. &quot;Ho scelto il numero 111 perch&egrave; &egrave; simbolico: 1 perch&egrave; &egrave; la prima edizione, 11 per ricordare l&#8217;America e la tragedia dell&#8217;11 settembre e 111 perch&egrave; spero tanto che siano gli anni che questo pianeta possa vivere senza guerre e crimini. &quot;, ha tenuto a precisare l&#8217;estroverso appassionato di sport. &quot; <br /> &quot;Ho partecipato a tante imprese. Quando avevo 28 anni ho fatto Roma-Edinburgo coi pattini, ci ho impiegato due mesi e mezzo. Ho fatto Roma-Venezia in 11 giorni circa. Roma-Chiasso idem e Roma-Spoleto in una giornata, sono 127 chilometri. I pattini che indosso ora sono pattini per l&#8217;acrobatico, non da corsa. L&#8217;ho dovuti modificare.&quot;<br /> &quot;Sono di madre italiano e padre americano. Milwaukee, nel Connecticut. Ora vivo in Italia. Sono stato per quarant&#8217;anni a Roma, ora vivo nella citt&agrave; della Spigolatrice, a Sapri. E ora sono qua per questo evento.&quot; <br /> Racconta con affabilit&agrave; e orgoglio quest&#8217;uomo di sulla cinquantina che assomiglia un po&#8217; a Philippe Daverio, e parla con un accento che &egrave; un ibrido tra quello di Edward Luttwak e la cadenza di Dan Peterson. E poi la dichiarazione d&#8217;amore e di fede finale: &quot;Comunque sia, spero che vada tutto bene e che Dio salvi l&#8217;America e l&#8217;Italia anche.&quot; </p>
<p> Secondo quanto riferito da coloro che hanno assistito alla fase preparatoria della corsa, il simpatico pattinatore-maratoneta ha dato spettacolo anche nel pre-gara, dando sfoggio delle proprie spiccate abilit&agrave; tecniche, tra piroette e virtuosismi vari.  </p>
<p> E pare che nella lista degli iscritti alla corsa risulti sotto il nome di Russel Crowe. Un vero gladiatore, non c&#8217;&egrave; ombra di dubbio. </p>
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		<title>Incendio doloso nel centro storico, bruciati i quadri di Lenza</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/vallo_della_lucaniaincendio_doloso_nel_centro_storico_bruciati_i_quadri_di_lenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ermanno Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 10:10:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[Atto vandalico a Vallo della Lucania. In un locale situato nel centro storico della cittadina, nei pressi della cattedrale di San Pantaleone, qualcuno ha dato fuoco ad una quindicina di dipinti appartenenti ad Augusto Lenza. L'incendio non si &#232; propagato in maniera pi&#249; grave solo grazie all'intervento di un amico di Lenza.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Atto vandalico a Vallo della Lucania. In un locale situato nel centro storico della cittadina, nei pressi della cattedrale di San Pantaleone, qualcuno ha dato fuoco ad una quindicina di dipinti appartenenti ad Augusto Lenza. L&#8217;incendio non si &egrave; propagato in maniera pi&ugrave; grave solo grazie all&#8217;intervento di un amico di Lenza, che si &egrave; accorto per primo delle fiamme e ha tempestivamente avvertito il proprietario dei dipinti. In tal modo l&#8217;incendio &egrave; stato agilmente domato e si &egrave; evitato che prendessero fuoco gli altri quadri custoditi nel locale, nonch&egrave; i piani superiori dell&#8217;edificio, tenendo presente che la struttura del deposito &egrave; in gran parte in legno. I carabinieri, giunti sul posto insieme ai vigli del fuoco, sembrano essere praticamente certi della natura dolosa dell&#8217;incendio, anche in relazione al fatto che la porta del deposito risulta essere stata forzata. <br /> Mentre le indagini sono in corso, Lenza, veterinario del posto e amante della pittura e delle arti in genere, ha riferito di non avere sospetti su chi &#8211; e per quale motivo- possa aver compiuto &quot;la bravata, chiamamola cos&igrave;&quot;. Si &egrave; detto scosso e colpito, &quot;non &egrave; tanto la perdita in s&egrave; dei quadri che mi provoca sofferenza. Quella &egrave; materia; i quadri si rifanno. Quello che colpisce &egrave; la violenza gratuita che ti rimane dentro, che provoca delle ansie e degli interrogativi sulla qualit&agrave; del vivere. Si cerca di far rinascere questo quartiere, di dare un aspetto umano e civile. Invece, con questi gesti, si tende a degradarlo. Gratuitamente.&quot;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Blitz antidroga, fermato traffico tra il napoletano e il Vallo di Diano</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/sala_consilinablitz_antidroga_fermato_traffico_tra_il_napoletano_e_il_vallo_di_diano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ermanno Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 09:23:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[19 sono le persone indagate, di cui 14 residenti nel Vallo di Diano. L'operazione ha gi&#224; portato, tra il 2008 ed il 2009, all'arresto di 10 persone ed al sequestro di oltre 100 grammi di cocaina e quasi 200 di hashish, oltre a una decina di cartucce per pistola ed una pistola semiautomatica.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I carabinieri del comando di Sala Consilina,&nbsp;dopo un&#8217;articolata operazione investigativa denominata &quot;Cross&quot;, alle prime luci dell&#8217;alba hanno dato esecuzione ad un&#8217; ordinanza di custodia cautelare emessa &#8211; su richiesta della Procura della Repubblica di Sala Consilina &#8211; dal gip del Tribunale locale, con conseguenti perquisizioni domiciliari, effettuate nei comuni di Sala Consilina, Sassano, Pomigliano d&#8217;Arco, Giugliano in Campania e Napoli. <br /> Nello specifico, si tratta di una indagine iniziata nel 2008, dai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile. 19 sono le persone indagate, di cui 14 residenti nel Vallo di Diano. L&#8217;operazione ha gi&agrave; portato, tra il 2008 ed il 2009, all&#8217;arresto di 10 persone ed al sequestro di oltre 100 grammi di cocaina e quasi 200 di hashish, oltre a una decina di cartucce per pistola ed una pistola semiautomatica.<br /> Tutto era iniziato quando i carabinieri, a febbraio di quell&#8217;anno, dopo una serie di appostamenti nei pressi del bar My World di Sassano, individuarono alcuni &quot;pusher&quot; residenti nel Vallo di Diano, i quali avevano contatti con soggetti di Giugliano in Campania e Pomigliano D&#8217;Arco. Questi li rifornivano periodicamente di hashish e cocaina. <br /> Nel corso della indagine vennero eseguiti anche numerosi sequestri di droga che veniva acquistata in diverse zone del napoletano e poi veniva smerciata a Sala Consilina, Polla e Sassano. Il traffico era gestito principalmente da due soggetti di Giugliano in Campania, uno dei quali, Mario Castaldo, fu arrestato g&igrave;&agrave; nel gennaio del 2009 ad Atena Lucana, beccato con 16 grammi di cocaina e 2 cartucce per pistola. Anche Antonino Carillo, oggi agli arresti domiciliari, noto imprenditore nel settore delle &quot;slot machine&quot; di Polla, fu arrestato gi&agrave; nel corso della operazione effettuata oltre un anno fa, quando all&#8217;interno dei locali della sua societ&agrave; vennero trovati 40 grammi di hashish, 2 grammi di marijuana, 7 proiettili ed una pistola illegalmente detenuta.<br /> Non meglio era andata a Giuseppe Lisa, 49enne di Sassano, che alla fine di febbraio del 2009 venne fermato insieme alla moglie, di ritorno da Napoli, con 16 grammi di cocaina. Ora &egrave; di nuovo agli arresti.<br /> Gli altri fermati, sottoposti a misure di custodia, sono Mario Fummo, 59enne di Pomigliano D&#8217;Arco, e Sebastian Granata, 29enne di Sala Consilina. I due hanno l&#8217;obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.<br /> Per Antonio D&#8217;Alterio, invece, prevista la custodia cautelare nel carcere di Secondigliano.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gioacchino Genchi è un fiume in piena. Scenari inquietanti e legami stretti tra politica e criminalità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/sapriparla_gioacchino_genchi_tra_intercettazioni_e_legami_stretti_tra_politica_e_criminalita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ermanno Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 16:49:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornaledelcilento.it/2010/04/12/sapriparla_gioacchino_genchi_tra_intercettazioni_e_legami_stretti_tra_politica_e_criminalita/</guid>

					<description><![CDATA[&#34;Questa vicenda mi ha dato la possibilit&#224; di incontrare tante persone impegnate nella ricerca della giustizia e della verit&#224;, con una grande volont&#224; di conoscenza&#34;. Chi pronuncia queste parole &#232; Gioacchino Genchi, Vice questore di Palermo, davanti ad una nutrita platea presente nell'aula consiliare del Comune di Sapri.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> &quot;Questa vicenda mi ha dato la possibilit&agrave; di incontrare tante persone impegnate nella ricerca della giustizia e della verit&agrave;, con una grande volont&agrave; di conoscenza&quot;. Chi pronuncia queste parole &egrave; Gioacchino Genchi, Vice questore di Palermo, davanti ad una nutrita platea presente nell&#8217;aula consiliare del Comune di Sapri. L&#8217;occasione &egrave; quella del primo incontro ufficiale organizzato dall&#8217;appena nata Associazione di promozione sociale &quot;Officine Creative &#8211; Luigi Sainato&quot;, gruppo che ha preso il nome del 24enne di Sapri scomparso qualche mese fa in conseguenza di un tragico incidente stradale. Il riferimento &egrave; al cosidetto &quot;caso Genchi&quot;, al presunto (e fantomatico)&nbsp;archivio illecito di intercettazioni elaborato dal vice questore.  </p>
<p> L&#8217;evento, svoltosi nel pomeriggio di domenica, si &egrave; articolato nell&#8217;arco di oltre due ore, durante le quali si &egrave; discusso del libro di Edorado Montolli &quot;Il caso Genchi. Storia di un uomo in balia dello Stato.&quot; e ci si &egrave; addentrati nella situazione attuale dell&#8217;informazione italiana, in relazione al rapporto tra tutela della privacy e diritto all&#8217;informazione. Si &egrave; parlato dell&#8217;attivit&agrave; di consulente delle procure, portata avanti da Genchi per oltre 20 anni. Anni nei quali l&#8217;esperto di tabulati si &egrave; trovato ad analizzare e intersecare i traffici telefonici di tutti i personaggi coinvolti nelle indagini pi&ugrave; scottanti del torbido panorama politico, economico e criminale, dagli anni &#8217;90 ad oggi. Dal periodo del passaggio dalla prima alla seconda repubblica, quello delle stragi, alle scalate bancarie, ai sequestri, agli omicidi, alle collusioni tra mafia e politica, fino ad arrivare all&#8217;inchiesta &quot;Why not&quot; e agli ultimi scandali, come quello di Fastweb e del senatore Di Girolamo. Genchi ha ricostruito, attraverso i dati inconfutabili dei traffici telefonici, la fitta rete di relazioni che stava dietro ai maggiori avvenimenti della scena politica ed economica, permettendo in numerosi casi l&#8217;accertamento di verit&agrave; processuali fondamentali. <br /> Ma un paio di anni fa scoppia il &quot;caso Genchi&quot;. Berlusconi da Olbia annuncia: &quot;Sta per scoppiare il pi&ugrave; grande scandalo della storia della Repubblica: un signore ha intercettato 350 mila cittadini italiani.&quot; Quel signore &egrave; Gioacchino Genchi.  </p>
<p> L&#8217;intervento di Genchi all&#8217;incontro di Sapri &egrave; stato preceduto da quello di Luca Mattiucci, direttore del periodico &quot;Comunicare il sociale&quot;. Il giornalista ha inizialmente fatto riferimento alla precaria situazione contrattuale dei giornalisti, spesso costretti a &quot;raccattare notizie&quot; con una retribuzione di 400 euro al mese. Poi, arrivando al tema della privacy, Mattiucci ha fatto riferimento ai dati statistici degli ultimi due anni su quanto nel mondo dell&#8217;informazione si parla dell&#8217;argomento, dipinto sovente mediante l&#8217;immaginario del &quot;fortino assediato&quot;. Il trend dice che c&#8217;&egrave; un + 19,5% degli spazi coperti dall&#8217;argomento-privacy e un + 4,5% di quelli dedicati alla criminalit&agrave; mafiosa. &quot;Si parla pi&ugrave; di privacy che di mafia&quot;, riassume Mattiucci, esprimendo l&#8217;evidenza della costruzione mediatica di uno spauracchio: la privacy viene costantemente narrata allo spettatore come &quot;l&#8217;ultimo baluardo della libert&agrave; del cittadino, da difendere ad ogni costo&quot;.  </p>
<p> E&#8217; in questo quadro che viene inserito dai media &quot;controllati&quot; il discorso insistente riguardante le &quot;intercettazioni selvagge&quot;, sulla &quot;democrazia a rischio&quot;; e qui si inserisce il caso Genchi e il disegno di legge in via di approvazione in parlamento, relativo a nuove norme restrittive in materia di intercettazioni. Una legge che restringer&agrave; in maniera molto marcata i margini di libert&agrave; di informazione per i giornalisti e di efficacia delle indagini per gli inquirenti. Il disegno di legge, che, come precisa Mattiucci &quot;&egrave; lo stesso di quello Mastella, votato a larga maggioranza. Questo per far capire che &egrave; una tendenza dell&#8217;intera classe politica, non di una sola parte&quot;. Dunque l&#8217;intera classe politica pare aver intenzione di limitare drasticamente le intercettazioni e la loro pubblicazione. &quot;Fino ad oggi, ad esempio, si potevano pubblicare per riassunto quegli atti gi&agrave; depositati alle parti. D&#8217;ora in avanti il giornalista non potr&agrave; pubblicare nulla fino alla chiusura delle indagini preliminari, e potr&agrave; farlo solo dopo che la procura avr&agrave; dato un&#8217;autorizzazione formale. E i giornalisti rischiano fino a 10 mila euro di multa e una pena che va da 1 a 6 anni di reclusione&quot;, spiega Mattiucci. Per poi fare riferimento all&#8217;enorme limitazione addossata agli inquirenti&nbsp;rispetto alla&nbsp;possibilit&agrave; di disporre le intercettazioni, concesse solo in presenza di &quot;evidenti indizi di colpevolezza&quot; e per un periodo non superiore ai 3 mesi, anche per le indagini relative a reati molto gravi &#8211; fatti, questi, denunciati di recente pure da Antonio Ingroia, in un incontro avvenuto all&#8217;Universit&agrave; di Salerno.  </p>
<p> A riguardo, Genchi ieri si &egrave; espresso in maniera netta: &quot;La nuova legge &egrave; assurda, qualcosa di gravissimo. Le intercettazioni sono uno strumento indispensabile per le indagini. Con leggi come questa, come quella sullo scudo fiscale e come altre che sono in programma, si permette alla criminalit&agrave; di agire praticamente indisturbata.&quot; Genchi &egrave; un poliziotto che studia i tabulati e li incrocia e che, come precisa, in realt&agrave; &quot;non ha mai fatto un&#8217;intercettazione in vita sua&quot;. Elabora dati e ricostruisce legami ed eventi, attraverso dati raccolti da altri.  </p>
<p> A Sapri il consulente ha fornito spunti riguardanti tante delle indagini e degli scenari raccontati nel libro &quot;Il caso Genchi&quot;. Ha parlato di Di Girolamo, il senatore eletto all&#8217;estero, a disposizione della &#8216;ndrangheta, che in realt&agrave; non viveva all&#8217;estero. Quando ci&ograve; si scopre, tempo prima dello scandalo scoppiato di recente, il senato non lo fa decadere. &quot;Tra chi lo difendeva c&#8217;era Cuffaro, una mia vecchia conoscenza&quot; riferisce Genchi, per poi raccontare la rete di rapporti, ricostruita attraverso l&#8217;analisi dei tabulati e di alcune intercettazioni ambientali, tra l&#8217;esponente Udc condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e personaggi di Cosa Nostra.  </p>
<p> Il vice questore parla dell&#8217;ultima consulenza, quella del caso Fastweb. E rivela che &quot;Telecom e Fastweb hanno gi&agrave; versato nelle casse dello Stato, per evitare il commissariamento, 545 milioni di euro in contanti. Qualche giorno fa. Questa notizia &egrave; passata completamente sotto silenzio.&quot; <br /> Genchi racconta della sua costante ricerca della verit&agrave;, ad ogni costo, a prescindere dal resto. Anche , a volte, in contrasto col pm che gli ha dato l&#8217;incarico. Altre volte a favore di soggetti di Forza Italia, quando i fatti accertati cos&igrave; lo indirizzavano. Una volta a vantaggio di Dell&#8217;Utri, in un procedimento per calunnia; un&#8217;altra volta a sfavore, in quello per concorso esterno con la mafia.  </p>
<p> Ma Genchi, per un certo periodo, &egrave; stato il simbolo usato dalla campagna mediatica contro le intercettazioni, contro i &quot;nemici della privacy&quot;. &quot;Mi hanno rivoltato come un calzino, non sono stati capaci di trovare un solo errore nel mio lavoro. Non sono riusciti a trovare nemmeno un trans nella mia vita privata.&quot; dice, davanti ad una platea attenta e sollecitata dai numerosi riferimenti ironici, esplicitati con voce ferma e pacata. &quot;Su Panorama e Libero si &egrave; detto che avevo intercettato 85 milioni di persone. Mah&#8230;non mi pare che siamo cos&igrave; tanti in Italia. Comunque: in realt&agrave; avevo dei cd-rom nei quali erano solo riportati tutti gli elenchi telefonici, per comodit&agrave; di lavoro.&quot; E sulla sospensione che lo ha riguardato: &quot;D&agrave; fastidio che io faccio il mio lavoro senza farmi condizionare, dunque ho uno spazio d&#8217;azione libero. La mia sospensione &egrave; stata decisa dai poteri a cui dava fastidio il nostro metodo d&#8217;indagine. I miei superiori sono stati costretti ad attuarla&quot;  </p>
<p> Parla del periodo delle stragi, della transizione tra la prima e la seconda repubblica. E i riferimenti si intensificano, le suggestioni si moltiplicano. &quot;Tutti i fatti che stanno emergendo ora, con le dichiarazioni dei vari Spatuzza e Ciancimino, mi stanno dando ragione. 17 anni fa fui costretto a lasciare le indagini sulle stragi quando stavo arrivando a toccare il livello dei mandanti esterni. A quel punto misero nella vicenda il pentito fasullo Scarantino, che io gi&agrave; 17 anni fa dicevo essere assolutamente inattendibile. E si &egrave; cominciato a parlare pure della nascita di Forza Italia, della fine dei referenti politici della prima repubblica.&quot;  </p>
<p> Genchi fornisce riferimenti e connessioni strettissime tra le rapide trasformazioni politiche di quegli anni, le vicende di mafia, le stragi e le dinamiche di determinazione di nuovi equlibri: &quot;In Italia le stragi hanno segnato un colpo di stato, un passaggio istituzionale delegato alla mafia, per attuare un cambio di regime&quot; . Tutta la ricostruzione di Genchi relativa a quegli anni cruciali, drammatici e complessi si basa sul sistema con il quale la mafia cerca dei referenti, degli interlocutori politici. E di come decide di cambiarli. Parla di alcuni periodi centrali, in questo percorso fatto di legami, accordi e ritorsioni. Dell&#8221;87, quando &quot;la mafia volta le spalle all&#8217;interlocutore sino ad allora privilegiato, la Dc, e vota per altri partiti. E da quella circostanza, i governi di quegli anni ci hanno dato quasi mano libera nella lotta alla mafia; quasi come vendetta, come risposta a quella rottura di un legame&quot;.  </p>
<p> Arriva poi a descrivere gli ultimi mesi della prima repubblica, il maxiprocesso contro i boss, il declino di una classe politica a cui la criminalit&agrave; non si &quot;affida&quot; pi&ugrave;. &quot;La fase della chiusura del maxiprocesso (Falcone, giunto agli affari penali del ministero, riesce a far si che in Cassazione si attui una rotazione dei giudici e che, di conseguenza, vengano confermate le condanne ai boss) rappresenta la fine di quella classe politica che non era stata in grado di garantire l&#8217;impunit&agrave; ai capi-mafia&quot;. E i fatti di quei mesi parlano dell&#8217;omicidio di Salvo Lima. Genchi continua: poi, quando in parlamento si stava per procrastinare il CAF (la triade Craxi-Andreotti-Forlani), attraverso la prevista elezione di Andreotti alla presidenza della Repubblica, arriva la strage di Capaci. Nel maggio del &#8217;92 viene ammazzato Falcone. La mafia fa capire che i soggetti politici devono cambiare. Il periodo di non-equilibrio tra i poteri continua con la strage di Via d&#8217;Amelio e con le bombe del &#8217;93. A questo punto, secondo il vicequestore, si ristabilisce un equilibrio: &quot;Le stragi finiscono con la nascita dell&#8217;associazione nazionale Forza Italia&quot;. Genchi fa riferimento a quanto alcuni personaggi (Spatuzza e Ciancimino tra tutti) stanno raccontando in questo periodo, in alcuni processi, rispetto ai presunti legami tra mafia e alcuni ambienti della forza politica di Berlusconi. Intersezioni che sarebbero confermate da quanto verificato da Genchi durante le sue consulenze: racconta di telefonate tra i fratelli Graviano di Brancaccio, persone legate ai boss, soggetti dei circoli di Forza Italia e lo stesso Berlusconi.  </p>
<p> Gioacchino Genchi sottolinea poi, nel discorso riguardante la situazione politico-mediatica attuale, la &quot;fondamentale&quot; importanza della legge Mamm&igrave; -con la quale di fatto si avallava il monopolio televisivo privato, a livello nazionale, di Berlusconi &#8211; &quot;per l&#8217;istaurarsi del subdolo regime di oggi&quot;. &quot;L&igrave; si gettano le basi del sistema mediatico di oggi, avviando di fatto il progetto della P2, basato sul controllo dei mezzi d&#8217;informazione. Anzi, oggi in pi&ugrave;, rispetto al piano di Gelli, c&#8217;&egrave; il controllo delle opposizioni.&quot; L&#8217;esperto di tabulati parla di &quot;narcotizzazione del popolo italiano, attuata attraverso la programmazione tv, da quella per bambini ai reality, fino a Porta a porta. E alla cancellazione dei programmi di informazione durante l&#8217;ultima campagna elettorale&quot;.  </p>
<p> E&#8217; un fiume in piena Genchi. La sua analisi &egrave; lucida, capillare e circostanziata. Parla di &quot;giornalisti jukebox, che cambiano registro a seconda di chi inserisce la monetina&quot;, della generale assenza di tutela dei diritti dei giornalisti, che non hanno garanzie legislative a riguardo. <br /> E descrive, facendo riferimento costante alla propria esperienza, le peculiarit&agrave; della mafia, che &quot;&egrave; pi&ugrave; forte proprio quando non uccide e non se ne parla. Spesso si pensa che la mafia sta perdendo quando si catturano dei latitanti. Non &egrave; cos&igrave;. Sovente lo stato fa &quot;una raccolta differenziata&quot; di latitanti scaricati dalla mafia.&quot; <br /> Arriva a parlare di Provenzano, per fare un esempio. Della lunga latitanza, piena di ombre e interrogativi. &quot;Era vecchio e malato di prostata, quando l&#8217;hanno preso&quot;, dice di Zu Binnu Genchi. Ricorda la puntata di Porta a porta in cui fu descritto il modo con cui si era arrivato a lui dopo 44 anni di latitanza. Il capo di Cosa Nostra era &quot;nascosto&quot; a due passi dalla sua Corleone. &quot;Non ad Amsterdam, non in Australia, ma a Corleone&quot; dice Genchi. &quot;Hanno detto di avere prima individuato i familiari. La moglie, il fratello, e altri. Che in verit&agrave; erano sempre stati a Corleone; viene da pensare che sarebbe bastato andare all&#8217;anagrafe e vedere dove abitavano. Anche perch&egrave; Corleone non &egrave; Tokyo. Poi, &egrave; stato seguito il tragitto che, di mano in mano, aveva fatto un pacco di mutande indirizzato al boss, per il cambio della biancheria intima. Dunque, &egrave; stato detto che Bernardo Provenzano fu catturato grazie al cambio delle mutande. Come se fosse la prima volta in 44 anni che Provenzano si fosse cambiato le mutande.&quot;  </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>A &#8220;Mi manda Rai3&#8221; il video del calvario del maestro più alto del mondo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/caso_mastrogiovannia_mi_manda_rai3_mostrato_il_video_del_calvario_del_maestro_piu_alto_del_mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ermanno Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Apr 2010 10:38:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[&#34;Se non li vuole chiamare torturatori, come li chiama quegli operatori sanitari?&#34; chiede il giornalista Andrea Vianello. &#34;B&#232;, certamente... li chiamo non-medici, non-operatori&#34; risponde Luigi Pizza, direttore del dipartimento di salute mentale dell'ex Asl Salerno 3. All'interno il link per vedere la puntata di venerd&#236;.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> &quot;Se non li vuole chiamare torturatori, come li chiama quegli operatori sanitari?&quot; chiede il giornalista Andrea Vianello. &quot;B&egrave;, certamente&#8230; li chiamo non-medici, non-operatori&quot; risponde Luigi Pizza, direttore del dipartimento di salute mentale dell&#8217;ex Asl Salerno 3. Avviene&nbsp;venerd&igrave; sera nella trasmissione di Rai tre &quot;Mi manda Rai3&quot;. Si parla della morte di Francesco Mastrogiovanni, il &quot;maestro pi&ugrave; alto del mondo&quot; che la notte tra il 3 e il 4 agosto ha perso la vita in un letto del reparto di psichiatria dell&#8217;ospedale &quot;San Luca&quot; di Vallo della Lucania. Dopo essere rimasto legato per oltre 80 ore, mani e piedi, a quel letto. Senza essere slegato praticamente mai, senza essere assistito, senza essere alimentato, se non attraverso le flebo. Morto da solo, dopo atroci sofferenze, in conseguenza di un edema polmonare. I sanitari del reparto se ne sono accorti la mattina dopo, a quasi sei ore dalla morte. A quel punto hanno effettuato dei tentativi di rianimazione. Era un po&#8217; tardi, evidentemente.  </p>
<p> La narrazione del modo incontrovertibile in cui un uomo &egrave; stato privato dei propri diritti fondamentali, della propria dignit&agrave; e, di conseguenza, della propria vita, ha assunto nella diretta televisiva nazionale di ieri quella forza dirompente &#8211; d&#8217;indignazione e di emotivit&agrave; &#8211; che solo le immagini hanno la capacit&agrave; di generare, nella loro immediata presentazione degli eventi. E&#8217; stata mostrata a milioni di telespettatori una sintesi del video registrato dalle telecamere di sorveglianza del reparto; quel video che risulta essere la prova granitica su cui si basano i capi d&#8217;imputazione &#8211; sequestro di persona, falso ideologico e morte come conseguenza di altro delitto &#8211; che gravano su 18 tra medici e infermieri rinviati a giudizio immediato. Nelle prime sequenze si vede l&#8217;arrivo di Franco Mastrogiovanni in ospedale, intorno alle 12 e 30, dopo la &quot;cattura&quot; effettuata sulla spiaggia, nei pressi del Camping Cilento. L&#8217;uomo appare tranquillo &#8211; anche perch&egrave; gi&agrave; era stato sedato. Gli viene fatta un&#8217;ulteriore iniezione dopo un quarto d&#8217;ora; la situazione&nbsp;sembra essere&nbsp;&quot;pacifica&quot;. Qualche minuto prima dell&#8217;una si vede Mastrogiovanni, seduto sul letto, che mangia. Sempre tranquillo. Dopo una mezz&#8217;ora, il video mostra il maestro che riappare nel campo visivo della telecamera, visibilmente meno &quot;lucido&quot;. Probabilmente &egrave; stato pesantemente sedato. Alle 14 e 25 di quell&#8217;afoso giorno d&#8217;estate, Mastrogiovanni, ormai non cosciente, viene legato al letto con delle fasce di contenzione rigide. Mani e piedi. Resta cos&igrave; fino alla morte.  </p>
<p> Le altre sequenze mandate in onda da &quot;Mi manda Rai3&quot; raccontano l&#8217;abisso nel quale, quotidianamente, una societ&agrave; che si considera civile e democratica corre il rischio di precipitare. A quattordici ore dal suo arrivo nel reparto, la telecamera riprende l&#8217;uomo completamente nudo, sempre legato, che si agita in maniera evidente. Solo, non assistito. La sofferenza &egrave; gi&agrave; palese. Il necessario salto televisivo porta l&#8217;atroce racconto a 2 giorni e 21 ore dal ricovero. Il maestro pi&ugrave; alto del mondo appare con un pannolone. E&#8217; sempre legato, sempre solo, si agita sempre di pi&ugrave;. Il letto &egrave; stato spostato e vicino &egrave; stato posizionato un altro lettino vuoto. Dopo un p&ograve; arrivano un paio di infermieri, gli fanno un&#8217;altra iniezione. &quot;Lo trattano come un pupazzo, non come un uomo&quot;, commenta Andrea Vianello. A terra c&#8217;&egrave; una grossa macchia di sangue, con ogni probabilit&agrave; fuoriuscito dalle ferite che le fasce di contenzione hanno provocato ad uno dei&nbsp;polsi di Franco. Nelle immagini successive si vede un infermiere pulire con uno straccio il pavimento. Mastrogiovanni &egrave; sempre legato, si agita. Non lo alimentano, non curano le ferite provocate dalla contenzione. Non &egrave; assistito. Soffre. Le sequenze video saltano all&#8217;agonia della notte tra il 3 e il 4 agosto. Il maestro appare gravemente sofferente. Sempre col pannolone. All&#8217;1 e 30 di notte l&#8217;uomo appare allo stremo. Soffre sempre di pi&ugrave;. E&#8217; solo. L&#8217;ultima immagine dell&#8217;orrore presentata da Rai3 &egrave; quella delle 3 e 05 del 4 agosto. Francesco Mastrogiovanni &egrave; immobile, legato al letto, con la bocca semiaperta. Solo.  </p>
<p> In studio c&#8217;&egrave; Grazia Serra, nipote del maestro deceduto. Aveva un legame particolare con lo zio e in quei giorni nefasti si era recata in ospedale per avere sue notizie, per vederlo. Sta riposando, le hanno detto, sta bene. &quot;Non c&#8217;&egrave; bisogno che si agiti cos&igrave;. Non pu&ograve; vederlo, deve continuare a riposare&quot;. Grazia racconta di aver visto lo zio all&#8217;obitorio e di aver preso con s&egrave; un braccialetto che nemmeno gli era stato tolto per applicargli le fasce di contenzione; in tal modo&nbsp;&egrave; rimasto sotto la fascia ed ha provocato lesioni e probabilmente dolore maggiore al maestro.&nbsp;Ora, quel braccialetto, lo porta con s&egrave;.  </p>
<p> Partecipa alla trasmissione pure la sorella di Mastrogiovanni, Caterina. Entra nello studio solo dopo le sequenze del video inizialmente mostrate. Non ce la fa a guardare quel delirio di disumanit&agrave;. Quando nel cuore della puntata Vianello annuncia la visione delle altre parti del video, esce di nuovo dallo studio. Caterina Mastrogiovanni descrive il fratello come un appassionato della lettura, come un maestro, come un uomo buono e disponibile. Con delle fragilit&agrave; interiori, che facevano da contraltare alla sua imponente fisicit&agrave;. Alcuni amici, sentiti dall&#8217;inviato della Rai,&nbsp;raccontano che &quot;appena arrivava, tutti i bambini erano attorno a lui, perch&egrave; gli volevano bene e lui voleva bene loro&quot;. Oppure che &quot;la sua caratteristica era l&#8217;amore per la giustizia, non si tirava indietro, difendeva gli amici, l&#8217;ha sempre fatto&quot;.  </p>
<p> Licia Musto, la proprietaria del villaggio Camping Cilento, riferisce invece di quella frase pi&ugrave; volte riportata dai quotidiani locali, le ultime parole che ha sentito dire a Mastrogiovanni: &quot;Se mi portano a Vallo non ne esco vivo&quot;.  </p>
<p> In collegamento da Napoli c&#8217;&egrave; Luigi Pizza, in rappresentanza dell&#8217;Asl. Parte con un profilo molto basso, quello di chi sa che c&#8217;&egrave; poco margine&nbsp;per giustificarsi. Il video appena mostrato ha esplicitato con le immagini quanto gi&agrave; avevano scritto i giudici nella varie ordinanze. Ma la verifica degli occhi lascia senza fiato. Pizza poi esplicita, su sollecitazione di Caterina Mastrogiovanni, che l&#8217;Asl un&#8217;indagine interna l&#8217;ha fatta e che questa ha portato alla sospensione di Michele Di Genio, l&#8217;allora direttore del dipartimento nonch&egrave; primario del reparto. Poi per&ograve; punta il dito sulle &quot;eccessive enfatizzazioni&quot; della stampa locale. &quot;Hanno esagerato, hanno parlato di lager, di torturatori. In questo modo si delegittimano pericolosamente le istituzioni&quot;. Vianello fa notare che forse la delegittimazione deriva dai comportamenti inaccettabili raccontati dal video e non da una definizione.  </p>
<p> In studio ci sono pure quattro legali di quattro infermieri del reparto di psichiatria &#8211;&nbsp;gli avvocati&nbsp;Ciro del Grosso, Giovanni Laurito, Michele Vallone e Francesco Maria Corrusio. Quando cominciano a formulare alcune acrobatiche&nbsp;frasi difensive nell&#8217;interesse dei loro assistiti, l&#8217;ambiente si riscalda. C&#8217;&egrave; chi dice che Mastrogiovanni &egrave; stato legato per poter fargli un prelievo, in modo da verificare se avesse assunto sostanze stupefacenti. Seduto tra il pubblico, insieme all&#8217;avvocato Caterina Mastrogiovanni, Vincenzo Serra del comitato &quot;Verit&agrave; e Giustizia per Franco&quot; esplicita un &quot;Vergogna&quot;, cos&igrave; come la la figlia Grazia e la moglie. C&#8217;&egrave; chi dice che il proprio assistito &egrave; l&#8217;unico che ha slegato Franco per alcuni minuti, per &quot;consentirgli di lavarlo&quot;, e &quot;lo ha dato anche da bere, e non era nelle sue competenze&quot;,&nbsp;adottando un opinabile italiese. C&#8217;&egrave; un altro avvocato che dice che la macchia di sangue a terra che si vede nel video &egrave; scaturita dal fatto che Mastrogiovanni si&nbsp;sarebbe strappato da solo il deflessore, &quot;nel suo stato di agitazione&quot;. C&#8217;&egrave; chi dice che la contenzione non riguarda gli infermieri, ma &egrave; di competenza solo dei medici. Qualcuno fa notare che gli infermieri avevano l&#8217;obbligo deontologico &#8211; e morale &#8211; di disattendere agli ordini palesemente illegittimi, cos&igrave; come scritto dal gip e dai giudici del tribunale del Riesame.  </p>
<p> Dei medici coinvolti, nessuno &egrave; presente in studio, nemmeno uno dei loro avvocati.  </p>
<p> &quot;Se la sente di chiedere scusa ai familiari, in rappresentanza dell&#8217;Asl?&quot; chiede alla fine Vianello a Luigi Pizza. &quot;Se verranno accertate le responsabilit&agrave;, se &#8230;&quot; risponde il direttore del dipartimento di salute mentale.  </p>
<p> Il 28 giugno comincia il processo relativo a questa storia di ordinaria follia e di disumana indifferenza. Intanto sono in corso le indagini relative alla fase precedente al ricovero, cio&egrave; alle modalit&agrave; di disposizione del trattamento sanitario obbligatorio firmato dal sindaco di Pollica, Angelo Vassallo. Non si sa ancora per quale motivo si sia deciso per una misura estrema quale dovrebbe essere un tso. Vassallo ha parlato prima di episodi accaduti ad Acciaroli, poi di una richiesta della famiglia stessa di Mastrogiovanni, che per&ograve; ha smentito e ha querelato il sindaco.  </p>
<p> Quello che si sa con certezza &egrave; che il maestro Franco Mastrogiovanni &egrave; morto legato ad un letto di un ospedale, nudo, ferito, non assistito, umiliato,&nbsp;non curato, non alimentato, solo.  </p>
<p> Dal 31 luglio al&nbsp;4 agosto del 2009. Se questo &egrave; un uomo.  </p>
<p> <em>Di seguito il link per visionare la puntata di venerd&igrave; di &quot;Mi manda Rai3&quot;:</em>  </p>
<p> <em>&nbsp;<a href="http://vimeo.com/10821961">http://vimeo.com/10821961</a></em>  </p>
<p> &nbsp; </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Definite prove e testimonianze che andranno agli atti, respinte alcune istanze dell&#8217;accusa</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/senza_titolo_140/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ermanno Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 13:54:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[Nella seduta di ieri sono state definite le prove e le testimonianze che faranno parte degli atti del procedimento penale appena apertosi. A riguardo, il collegio giudicante, presieduto da Elisabetta Garzo, ha accolto diverse opposizioni avanzate da Vincenzo Cannavacciuolo, avvocato difensore di Suor Soledad e delle due consorelle.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> Nella mattinata di ieri si &egrave; svolta, al tribunale di Vallo della Lucania, l&#8217;udienza del processo che vede alla sbarra Suor Soledad, la suora peruviana accusata di atti sessuali su minori.  </p>
<p> Secondo l&#8217;accusa, la donna avrebbe abusato di decine di bambini che frequentavano l&#8217;istituto religioso Santa Teresa di Vallo della Lucania, quando i piccoli alunni avevano tra i 3 e i 5 anni. Per quanto riguarda il cosiddetto secondo filone d&#8217;indagine, poi unito al procedimento nei confronti di suor Soledad, risultano tra gli imputati altre quattro persone: un muratore, accusato anch&#8217;egli di atti sessuali sui bambini, in concorso con la suora peruviana; un fotografo che sar&agrave; processato per pedopornografia e altre due suore dell&#8217;istituto, imputate per favoreggiamento poich&egrave; avrebbero ostacolato le indagini sulla condotta di Suor Soledad.  </p>
<p> Nella seduta di ieri sono state definite le prove e le testimonianze che faranno parte degli atti del procedimento penale appena apertosi. A riguardo, il collegio giudicante, presieduto da Elisabetta Garzo, ha accolto diverse opposizioni avanzate da Vincenzo Cannavacciuolo, avvocato difensore di Suor Soledad e delle due consorelle; in conseguenza di ci&ograve;, alcune richieste di esami testimoniali e di nuove prove &nbsp;da inserire nel processo, avanzate dal pubblico ministero e dalla difesa non sono state accettate, cos&igrave; come una perizia effettuata da un neuropsichiatra infantile relativamente allo stato di uno dei bambini coinvolti nella vicenda, la cui famiglia &egrave; assistita dall&#8217;avvocato Nicola Suadoni. Respinte pure delle richieste di testimonianze, avanzate da alcuni difensori delle parti offese, poich&egrave; sono state ritenute inammissibili. Pare dunque che i bambini coinvolti non saranno risentiti.  </p>
<p> La prossima udienza si svolger&agrave; il 22 aprile. Il processo si preannuncia lungo e complesso, soprattutto tenendo presente il gran numero di testimoni e periti che dovranno contribuire alla delineazione di ci&ograve; che &egrave; realmente accaduto.  </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La vicenda arriva in tv, stasera se ne parla a &#8220;Mi manda rai tre&#8221;</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/caso_mastrogiovannila_vicenda_arriva_in_tv_stasera_se_ne_parla_a_mi_manda_rai_tre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ermanno Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 09:40:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornaledelcilento.it/2010/04/09/caso_mastrogiovannila_vicenda_arriva_in_tv_stasera_se_ne_parla_a_mi_manda_rai_tre/</guid>

					<description><![CDATA[Il caso sar&#224; affrontato questa sera su Rai3 alle ore 21 e 10. La trasmissione televisiva che presenter&#224; al pubblico nazionale la vicenda &#232; &#34;Mi manda Rai tre&#34;, condotta dal giornalista Andrea Vianello. In studio saranno presenti i familiari del maestro, i loro avvocati e alcuni legali dei sanitari imputati. Per l'Asl, Luigi Pizza, collegato da Napoli.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> Dopo la decisione del gip di Vallo della Lucania, Nicola Marrone,&nbsp;di mandare a giudizio immediato i medici e gli infermieri coinvolti nella vicenda della morte di Francesco Mastrogiovanni &#8211; il maestro 58enne di Castelnuovo Cilento deceduto per edema polmonare lo scorso 4 agosto, dopo aver trascorso i quattro giorni del trattamento sanitario obbligatorio legato ad un letto del reparto di psichiatria del &quot;San Luca&quot; di Vallo della Lucania , mani e piedi, senza essere nutrito oltre le flebo, non assistito e non controllato, soggetto a una &quot;sconcertante sequela di abusi&quot; (secondo quanto scrivono i giudici nelle varie ordinanze finora prodotte) &#8211; il caso sar&agrave; affrontato questa sera su Rai3 alle ore 21 e 10. La trasmissione televisiva che presenter&agrave; al pubblico nazionale la vicenda &egrave; &quot;Mi manda Rai tre&quot;, condotta dal giornalista Andrea Vianello. In studio sar&agrave; presente Vincenzo Serra, cognato della vittima e componente del comitato &quot;Verit&agrave; e giustizia per Francesco Mastrogiovanni&quot;, movimento impegnato costantemente dalla scorsa estate nella richiesta di determinazione chiara delle responsabilit&agrave; relative a ci&ograve; che &egrave; accaduto nei giorni del trattamento sanitario obbligatorio ma pure al modo in cui &egrave; stato disposto tale provvedimento; con lui ci sar&agrave; la moglie, nonch&egrave; sorella del maestro deceduto, e la figlia che in uno di quei giorni di inizio agosto si era recata nel reparto per chiedere notizie dello zio e per vederlo. Non ne ha avuto la possibilit&agrave;. I familiari di Mastrogiovanni saranno supportati in studio, nella loro richiesta di giustizia, dagli avvocati Caterina Mastrogiovanni e Marcello D&#8217;Aiuto.<br /> Parteciperanno alla trasmissione, in difesa delle posizioni dei sanitari, alcuni degli avvocati di quei medici e infermieri che, nel processo che comincer&agrave; il 28 giugno, saranno imputati per sequestro di persona, morte come conseguenza di un altro delitto e falso ideologico. In rappresentanza dell&#8217;Asl, sar&agrave; collegato dagli studi di Napoli Luigi Pizza.  </p>
<p> Intanto, il reparto di psichiatria del &quot;San Luca&quot; resta chiuso. Come aveva fatto sapere l&#8217;azienda sanitaria locale, prossimamente saranno effettuati dei lavori di ristrutturazione e adeguamento delle strutture di quello che sar&agrave; il nuovo reparto, spostato al terzo piano del presidio ospedaliero. Secondo quanto riferito dall&#8217;ufficio stampa dell&#8217; ex Asl Salerno3, la chiusura del reparto e i lavori erano gi&agrave; previsti, e non sarebbero legati alla vicenda della morte di Mastrogiovanni. Allo stato attuale i 18 sanitari imputati, dopo la decisione del Tribunale del Riesame di Salerno che di fatto li ha reintegrati alla professione, sono impiegati nella varie strutture del territorio. &quot;Una parte a Sant&#8217;Arsenio e una parte nei poliambulatori&quot;, fanno sapere dall&#8217;Asl. In attesa che il reparto riapra; quel reparto che i giudici di Salerno hanno definito &quot;&quot;del tutto inidoneo, come si evince dalle foto e dal filmato, a svolgere qualunque funzione di accoglienza ed assistenza agli esseri umani&quot;. Non si sa ancora quando il nuovo reparto sar&agrave; pronto e dunque riaperto.  </p>
<p> Inoltre, in precedenza l&#8217;Asl aveva fatto sapere di aver inoltrato alla Regione Campania una richiesta di deroga per poter assumere altro personale specializzato. A tutt&#8217;oggi all&#8217;Asl non risulta una risposta in merito da parte della Regione, che a quanto pare dovrebbe arrivare &quot;dopo l&#8217;insediamente del nuovo consiglio regionale e dunque del nuovo assessore&quot;.  </p>
<p> La prova inconfutabile a cui hanno fatto riferimento a pi&ugrave; riprese i giudici chiamati sin&#8217;ora a pronunciarsi sul caso Mastrogiovanni &egrave; il video girato dal sistema interno di sorveglianza. Video che racconta tutta la permanenza del maestro cilentano nel reparto di psichiatria del San Luca, in regime di Tso. Video che Vincenzo Serra, dopo averlo visionato quasi integralmente, ha definito &quot;video dell&#8217;orrore&quot;. Video che ha fatto si che il Riesame di Salerno descrivesse &quot;una progressiva scadenza della qualit&agrave; del servizio sanitario offerto, con inaccettabile compressione di ogni diritto del malato, gi&agrave; costretto al ricovero in una struttura a fatica qualificabile come ospedale e poi ancora posto in un regime di ricovero ripugnante per qualunque essere umano&quot;.  </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Depuratore Licusati: ancora lavori per almeno un paio di mesi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/camerotadepuratore_licusati_ancora_lavori_per_almeno_un_paio_di_mesi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ermanno Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 14:48:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[&#34;Ci vogliono almeno due mesi per finire i lavori&#34;. E' quanto ha riferito, alla fine del mese di marzo, ad un cronista del giornaledelcilento.it , un operaio impegnato nei lavori di sistemazione dell'impianto di depurazione di Licusati. La struttura non &#232; mai entrata in funzione. Ecco le immagini dello stato attuale dell'impianto e dei luoghi.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&quot;Ci vogliono almeno due mesi per finire i lavori&quot;. E&#8217; quanto ha riferito, alla fine del mese di marzo, ad un cronista del giornaledelcilento.it , un operaio impegnato nei lavori di sistemazione dell&#8217;impianto di depurazione di Licusati. La struttura, come esplicitato a pi&ugrave; riprese da questo quotidiano on line, non &egrave; mai entrata in funzione. Ultimata alla fine del secolo scorso, dotata pure dei macchinari necessari, non ha mai ricevuto gli scarichi fognari del paese per poi depurarli. Anche perch&egrave; fino a poco tempo fa le condotte fognarie neppure arrivavano nella zona in cui &egrave; stato costruito il depuratore. Dopo anni di totale abbandono, con pezzi arrugginiti e vasche piene di acqua putrida, nel settembre dello scorso anno sono cominciati dei lavori per rendere utilizzabile l&#8217;impianto. Il progetto prevede che nel depuratore di Licusati confluiscano pure gli scarichi della frazione Camerota, mediante la realizzazione di un collettore che colleghi il tutto all&#8217;impianto. Secondo quanto riferito nell&#8217;autunno 2009 dall&#8217;ufficio tecnico del Comune di Camerota, la messa in funzione del sistema doveva avvenire per l&#8217;inizio del 2010. Poi il riferimento temporale relativo allo storico evento &egrave; stato spostato a &quot;per marzo-aprile&quot;. Orlando Laino, alla fine di febbraio, aveva detto che l&#8217;impianto era praticamente pronto e che doveva essere sistemata la strada di accesso. </p>
<p>In effetti, percorrendo tale strada alla fine del mese scorso, il cronista del giornaledelcilento.it ha verificato empiricamente che &egrave; rimasta nelle condizioni in cui l&#8217;aveva trovata lo scorso agosto. Dissestata, non asfaltata, fangosa e piena di pietre, percorribile a fatica in auto. Arrivando nei pressi della struttura, il quadro d&#8217;insieme che si offre alla vista &egrave; quello di un cantiere aperto. Ci sono due operai in azione. E un&#8217;impastatrice del cemento, pezzi di tubi a terra, travi di legno, attrezzi vari da lavoro, secchi. Le vasche non sono pi&ugrave; nello stato in cui erano l&#8217;estate scorsa, essendo state svuotate dall&#8217;acqua stagna che le riempiva. Alcuni pezzi meccanici arrugginiti sono stati tolti, e parte di questi sono a terra. Altri macchinari nuovi sembrano essere stati appena montati. Altri pezzi metallici arrugginiti fanno ancora parte della struttura. &quot;A che punto si &egrave; con i lavori, ci vuole ancora molto tempo?&quot;, chiede il giornaledelcilento.it. &quot;Ancora ci vuole un p&ograve;, almeno due mesi&quot; riferisce uno dei due operai presenti sul cantiere in quel tiepido pomeriggio di inizio primavera, confermando quanto si pu&ograve; razionalmente ipotizzare osservando lo stato delle strutture. E i lavori sul depuratore devono andare di pari passo con quelli relativi alla costruzione del collettore che collegher&agrave; gli scarichi di Camerota all&#8217;impianto. &quot;Mi risulta che il tracciato l&#8217;hanno quasi finito&quot;, dice a riguardo uno dei due lavoratori. Come detto, fin dalla realizzazione dell&#8217;impianto, risalente alla fine degli anni &#8217;90, c&#8217;erano i macchinari. Macchinari ormai rovinati e superati dall&#8217;evolvere costante della tecnologia del settore. Diventati inutili, dunque. Soldi sprecati, come sovente accade da queste parti. A pochi metri dalle vasche, come visto gi&agrave; la scorsa estate, c&#8217;&egrave; un grosso tubo che scarica i reflui direttamente nel terreno. </p>
<p>Alla luce di quanto verificato sullo stato dei lavori, sembra difficile che per l&#8217; estate ormai alle porte il territorio e le persone del posto possano beneficiare dell&#8217;entrata in funzione di un depuratore. Anche perch&egrave;, l&#8217;altro impianto che si intende realizzare- il cui progetto definitivo ( di quasi 10 milioni di euro) &egrave; stato approvato dalla giunta comunale un mese fa e per il quale si attendono finanziamenti, con il pi&ugrave; volte evocato aiuto della Provincia- nel Comune di Camerota &egrave; quello del Vallone delle Fornaci, relativo agli scarichi di Marina e Lentiscosa, ed &egrave; ancora in fase &quot;ipotetica&quot; e, comunque, di l&agrave; da venire. </p>
<p>E&#8217; molto probabile, dunque, che la situazione attuale &#8211; che vede gli scarichi fognari delle frazioni di Camerota, Licusati e Lentiscosa finire nel terreno del Vallone delle Fornaci e quelli della frazione Marina &quot;smaltiti&quot; attraverso delle condotte sottomarine insufficienti e malandate &#8211;&nbsp;non cambi nel giro di brevissimo tempo. </p>
<p>Di seguito le immagini relative al depuratore di Licusati e ai luoghi circostanti, risalenti a fine marzo. </p>
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		<title>Camerota: entro l&#8217;estate i lavori sulla provinciale. Ancora incerti i tempi per interventi di contrasto all&#8217;erosione costiera</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/allarme_sicurezzacamerota_entro_l_estate_i_lavori_sulla_provinciale_ancora_incerti_i_tempi_per_interventi_di_contrasto_all_erosione_costiera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ermanno Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 11:52:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[L'assessore Saturno: &#34;La Provincia ha comunicato che i tempi di lavoro sono nell'ordine dei due mesi. Visto lo stato attuale dell'iter, tra febbraio e marzo i lavori dovrebbero iniziare.&#34; Quest'intervento, come appare evidente, sar&#224; utile e necessario per l'immediato, rimettendo in sesto per un po' di tempo la strada e la massicciata. Ma la fonte dei guai, il processo di erosione costiera, verr&#224; affrontato nell'arco di breve tempo?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> Nei giorni scorsi il giornaledelcilento.it ha descritto i danni provocati sulle coste cilentane dalle violente mareggiate che hanno percosso, nelle ore successive al nascere del 2010, il territorio del salernitano, mettendone in evidenza le debolezze e le innegabili mancanze a livello di azioni di salvaguardia dei luoghi. In particolare, ci si &egrave; soffermati sulla situazione di Camerota, in relazione ai disagi registrati nel piccolo porto e, soprattutto, del grave stato in cui riversa la strada provinciale 562. Un&#8217;arteria fondamentale per queste zone, che collega la frazione Marina all&#8217;Universo. Tratti di spiaggia sono stati praticamente inghiottiti dalla furia del mare e, cosa ancor pi&ugrave; grave, la strada parallela al litorale &egrave; soggetta al serio rischio di franare in maniera drammatica, di collassare in una voragine.  </p>
<p> L&#8217;evento della mareggiata non &egrave; giunto inaspettato. Sono anni che tutti sanno che il fenomeno dell&#8217;erosione costiera, in questi luoghi, &egrave; caratterizzato da un&#8217;inesorabile progressione; inoltre, a fine gennaio dell&#8217;anno appena passato, una mareggiata simile a quella di qualche giorno fa aveva gi&agrave; provocato dei seri danni, &quot;scardinando&quot; parzialmente la massicciata laterale e arrivando praticamente alla strada. In questi mesi non &egrave; stato effettuato nessun intervento di sistemazione della massicciata o messa in sicurezza della strada. L&#8217;opposizione del comune di Camerota, in particolare tramite il consigliere Ciro Troccoli, nelle ore successive alla mareggiata di qualche giorno fa, ha parlato di immobilismo della maggioranza e di &quot;responsabilit&agrave; amministrative precise che vanno evidenziate&quot; riguardo alle conseguenze dell&#8217;evento. &quot;Nel consiglio comunale del 9 luglio scorso abbiamo chiesto che il sindaco Bortone intervenisse con un provvedimento di urgenza per avviare immediatamente la messa in sicurezza dei luoghi danneggiati gi&agrave; dalla mareggiata del gennaio 2009. Chiedemmo di rimettere in sesto subito la massicciata. Il sindaco disse che non poteva assumersi quella responsabilit&agrave;. Se fosse stato fatto ci&ograve;, questa nuova mareggiata avrebbe avuto effetti meno gravi, i danni sarebbero stati di gran lunga inferiori&quot;.  </p>
<p> Su tale punto, Giosu&egrave; Saturno, assessore all&#8217;urbanistica, ha riferito: &quot;La strada in questione &egrave; una strada provinciale e dunque rientra nelle competenze della Provincia attuare misure di questo genere. Non &egrave; possibile fare ordinanze sindacali d&#8217;urgenza per intervenire su una strada provinciale, non ha senso, anche perch&egrave; i lavori sarebbero immediatamente bloccati. E&#8217; semplicemente illegale intervenire su cose su cui non si ha nessuna competenza. Un&#8217;ordinanza del sindaco poteva prevedere al massimo l&#8217;eventuale chiusura della strada, nulla pi&ugrave;.&quot;  </p>
<p> La Provincia ha stanziato 300 mila euro per la messa in sicurezza della strada in questione. Sullo stato attuale dell&#8217;iter che porter&agrave; all&#8217;inizio dei lavori, Saturno ha detto: &quot;Da un intervento di 100 mila euro, inizialmente previsto, si &egrave; passati al concepimento di alcuni lavori per un ammontare di 300 mila euro. Ora l&#8217;appalto verr&agrave; firmato e poi sar&agrave; assegnato ad una ditta. I lavori inizieranno e dovrebbero pure concludersi prima dell&#8217;estate. La Provincia ha comunicato che i tempi di lavoro sono nell&#8217;ordine dei due mesi. Visto lo stato attuale dell&#8217;iter, tra febbraio e marzo i lavori dovrebbero iniziare.&quot;  </p>
<p> Quest&#8217;intervento, come appare evidente, sar&agrave; utile e necessario per l&#8217;immediato, rimettendo in sesto per un po di tempo la strada e la massicciata. Ma la fonte dei guai, il processo di erosione costiera, verr&agrave; affrontato nell&#8217;arco di breve tempo? C&#8217;&egrave; un progetto pronto e un finanziamento gi&agrave; disponibile?L&#8217;assessore di Camerota ha risposto: &quot;Non ci sono soldi gi&agrave; stanziati, occorre arrivare ad un progetto definitivo. Per quanto riguarda gli interventi di mitigazione dell&#8217;erosione costiera, si &egrave; nella fase di progettazione preliminare. C&#8217;&egrave; bisogno di studi specialistici complessi, ad esempio uno studio meteo-marino approfondito. E quant&#8217;altro. Uno studio di fattibilit&agrave; era stato presentato per i comuni di Pisciotta, Centola e Camerota, per un intervento di circa 100 milioni di euro. Poi Pisciotta &egrave; uscito dal progetto, che ora riguarda i comuni di Camerota e Centola.&quot;  </p>
<p> Pare dunque che le azioni che contrasteranno l&#8217;erosione costiera siano ancora di l&agrave; da venire. Per ora, sembra pi&ugrave; facile e immediato chiedere clemenza al Dio Nettuno.  </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Costituita la EcoAmbiente, la Provincia gestirà i servizi. Ma per ora mancano &#8220;gli autorizzatori&#8221;</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/gestione_rifiuticostituita_la_ecoambiente_la_provincia_gestira_i_servizi_ma_per_ora_mancano_gli_autorizzatori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ermanno Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 11:43:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornaledelcilento.it/2010/01/05/gestione_rifiuticostituita_la_ecoambiente_la_provincia_gestira_i_servizi_ma_per_ora_mancano_gli_autorizzatori/</guid>

					<description><![CDATA[Allo stato attuale si &#232; verificata una situazione di blocco delle operazioni solitamente effettuate, proprio a causa di un vuoto burocratico-decisionale. Difatti, fino a qualche giorno fa era il commissariato a concedere le autorizzazioni ai siti per il conferimento dei rifiuti e alle operazioni di trasporto verso le discariche campane e gli impianti di compostaggio situati fuori dalla regione.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> La fine della gestione commissariale del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti ha portato con s&egrave;, come era stato ampiamente previsto, tutta una serie di problemi legati alla riorganizzazione generale del sistema, al mantenimento di un livello occupazionale almeno eguale a quello presente fino ad ora con i consorzi e ai numerosi inghippi burocratici che, in questi giorni di &quot;transizione&quot;, nei quali la Provincia di Salerno ha rilevato praticamente tutte le competenze in materia, rischiano di paralizzare l&#8217;opera di raccolta e di trasporto della spazzatura.  </p>
<p> Allo stato attuale si &egrave; verificata una situazione di blocco delle operazioni solitamente effettuate, proprio a causa di un vuoto burocratico-decisionale. Difatti, fino a qualche giorno fa era il commissariato a concedere le autorizzazioni ai siti per il conferimento dei rifiuti e alle operazioni di trasporto verso le discariche campane e gli impianti di compostaggio situati fuori dalla regione. Ora mancano proprio le persone che autorizzano: dunque i camion che dovrebbero portare i rifiuti nelle discariche di Pianodardine e San Tammaro sono bloccati. Inoltre, sono sorti problemi per quanto riguarda il sito di trasferenza di Sardone, dove si sono ormai accumulate duemila tonnellate di rifiuti. E mancano altre autorizzazioni, relative alle discariche, che devono essere rilasciate dai presidenti delle province.  </p>
<p> Per quanto concerne il nuovo sistema: il passo iniziale, susseguente all&#8217;emanazione del decreto legge governativo di qualche giorno addietro, &egrave; stata la costituzione della societ&agrave; &quot;EcoAmbiente Spa&quot; che gestir&agrave; il ciclo integrato dei rifiuti in tutta la provincia di Salerno. Alla presidenza nuova societ&agrave;, che &egrave; in via di &quot;strutturazione&quot;, &egrave; stato nominato Roberto Celano. Secondo quanto dispone il decreto governativo, fino al 31 gennaio del 2011 saranno presenti due unit&agrave; che fanno riferimento direttamente alla Presidenza del Consiglio: ad una sar&agrave; affidata la missione di accertare i debiti e i crediti delle strutture del sistema commissariale appena destituito, mentre l&#8217;altra, l&#8217;unit&agrave; operativa, dovr&agrave; supportare le societ&agrave; provinciali e stabilire le tariffe relative allo smaltimento dei rifiuti delle discariche e negli impianti.  </p>
<p> Celano ha spiegato che la nuova societ&agrave; provinciale potr&agrave; operare anche come soggetto esattore della Tarsu, la tassa sui rifiuti solidi urbani, ed ha dichiarato che entro aprile il decreto prevede l&#8217;emissione dei ruoli. A riguardo, il presidente ha riferito che il ruolo terr&agrave; distinte due voci: quella sulla raccolta dei rifiuti, il cui importo sar&agrave; fornito dai Comuni, da qualla riguardante i costi di smaltimento stabiliti dall&#8217;unit&agrave; operativa di cui sopra. In un secondo momento, il denaro incassato per la raccolta sar&agrave; dato alle societ&agrave; pubbliche o private che operano nei singoli comuni. Secondo quanto sancito dal famoso decreto legge, la nuova societ&agrave; provinciale ha la possibilit&agrave; di subentrare ai privati anche nell&#8217;opera di raccolta.  </p>
<p> In una fase iniziale, a quanto pare, la riscossione della tassa sar&agrave; affidata ancora a soggetti specializzati nel settore, dunque il servizio sar&agrave; esternalizzato; &quot;poi valuteremo se farlo noi direttamente&quot; , ha detto il presidente di EcoAmbiente. La lista delle competenze di quest&#8217;ultima prevede pure azioni di lotta all&#8217;evasione, di cui la societ&agrave; dovr&agrave; poi rendere conto agli enti territoriali.  </p>
<p> I &quot;dismessi&quot; Consorzi di smaltimento saranno invece messi in liquidazione e il tutto sar&agrave; coordinato da commissari nominati dal presidente della Provincia.  </p>
<p> Altra questione spinosa e incerta &egrave; quella riguardante i lavoratori. A tutt&#8217;oggi non sembrano essereci certezze sui numeri di operai che verranno impiegati nell&#8217;ambito della nuova organizzazione; la tendenza sembra essere quella di assorbire i lavoratori dei vecchi Consorzi di bacino nella nascente Ecoambiente. &quot;Attraverso bandi dedicati&quot;, ha detto Celano. In relazione a ci&ograve;, pare di capire che nella relt&agrave; concreta di questo primo periodo conseguente al riassetto del sistema, gli operai resteranno dipendenti delle varie societ&agrave;, a totale capitale dei vecchi Consorzi, che gestiscono il servizio di raccolta. Come la Yele, che opera in una cinquantina di comuni cilentani. E questi lavoratori, progressivamente, rientreranno nella nuova societ&agrave; provinciale Ecoambiente, che giunger&agrave; a rilevare praticamente tutti gli ambiti di gestione del settore. Riguardo ad eventuali precisazioni sulla sorte futura degli operatori,<span style="font-family: Arial"> Angelo Morinelli, il segretario provinciale del sindacato Fast Ambiente, che &quot;segue&quot; le vicende di numerosi operatori della Yele impegnati nella raccolta rifiuti, dice di non conoscere la situazione: &quot;Non so cosa sta accadendo al momento attuale, sono in ferie fino al 7 gennaio&quot;. Si spera che in questa riorganizzazione gli operai, che in tanti casi si sono ritrovati a non essere pagati per mesi e mesi, siano tutelati e che a loro sia garantito il diritto a ricevere una retribuzione mensile. Questo diritto, per tanti anni, &egrave; stato garantito a singhiozzo, parzialmente. O non garantito affatto. Casi esemplari sono quelli degli operatori in azione a Camerota, a Polla o a Sapri. </span> </p>
<p> <span style="font-family: Arial">E si spera che, il 7 gennaio, le ferie finiscano davvero. </span> </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Camerota: la mareggiata insidia le spiagge. E la strada provinciale rischia il collasso</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/allarme_sicurezzacamerota_la_mareggiata_insidia_le_spiaggie_e_la_strada_provinciale_rischia_il_collasso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ermanno Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 13:38:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornaledelcilento.it/2010/01/04/allarme_sicurezzacamerota_la_mareggiata_insidia_le_spiaggie_e_la_strada_provinciale_rischia_il_collasso/</guid>

					<description><![CDATA[L'impeto del mare ha dimostrato una volta di pi&#249;, se ce ne fosse bisogno, che il fenomeno erosivo che interessa fortemente anche la zona di Camerota &#232; ormai un problema enorme. A rischio la strada provinciale che fiancheggia la lunga spiaggia di Mingardo e&#160;che collega Marina di Camerota a Resto del Mondo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> La violenza della mareggiata che ha colpito le coste italiane nelle giornate di venerd&igrave; e sabato &egrave; stata evidente e ha provocato numerosi danni in tantissime localit&agrave;. Basti pensare alle pi&ugrave; o meno marcate &quot;inquietudini portuali&quot;, alle persone che per lunghe ore sono rimaste bloccate alle isole Eolie o a Capri e a tutti i danni alle strade, ai pali della corrente elettrica e alle zone dei lungomare, per capire che tali episodi di mare agitato e maltempo si sono dimostrati vigorosi e, per certi versi, solo in parte arginabili e gestibili.  </p>
<p> Ma, pur tenendo presente questo riconoscimento dell&#8217;oggettivo e ineluttabile vigore naturale degli eventi, non si pu&ograve; non considerare che per tanti territori della penisola i danni provocati dalla mareggiata di capodanno sono nulla pi&ugrave; che l&#8217;ennesimo campanello d&#8217;allarme, l&#8217;ulteriore svelamento di una verit&agrave; tanto lapalissiana quanto inaffrontata: in numerosissimi luoghi d&#8217;Italia sussiste un altissimo rischio idrogeologico, il territorio &egrave; costantemente minacciato dall&#8217;inesorabile avvento di fenomeni di disgregazione del territorio, con tutti i rischi di incidenti e tragedie che tale innegabile situazione pu&ograve; portare con s&egrave;.  </p>
<p> E la cosa grave e inaccettabile &egrave; che la maggior parte di coloro che dovrebbero garantire opera di prevenzione e salvaguardia seria del territorio spesso dimostrano di affrontare queste urgenti questioni solo all&#8217;indomani di un incidente grave. Cio&eacute;: fino a quando non ci scappa il morto, nel Bel Paese, spesso e volentieri, ci si arrangia, si fanno degli interventi insufficienti e ridicoli rispetto alla portata del problema. Questo &egrave; ancor pi&ugrave; vero per ci&ograve; che concerne le regioni del sud e, in particolare, per la Campania, territorio altamente soggetto a fenomeni di dissesto idrogeologico ed erosione costiera.  </p>
<p> Due giorni fa, ad Atrani, piccolo paese della costiera amalfitana, il maltempo ha provocato uno smottamento e la conseguente caduta di alcuni massi, staccatisi dal costone roccioso. Uno di questi ha terminato la sua corsa impattando contro un ristorante sottostante, distruggendo la struttura e uccidendo il 44enne Carmine Abate. Tutto ci&ograve; &egrave; accaduto in una zona riconosciuta pi&ugrave; volte come territorio a forte rischio frane. E, ovviamente, non messa in sicurezza, a quanto pare. Non c&#8217;erano nemmeno le reti di protezione, in quel punto.  </p>
<p> Il Cilento &egrave; stata una delle zone maggiormente colpite dal maltempo e, in particolare, dalla potenza della mareggiata. Si sono verificati disagi e danni consistenti in diversi porti- ad Agropoli, Acciaroli, Santa Maria di Castellabate, Sapri, oltre che a Marina di Camerota, come raccontato dal Giornaledelcilento.it-. Inoltre, in paesi come Caprioli e Pioppi, la violenza delle mareggiate ha danneggiato pali della rete elettrica e marciapiedi del lungomare; ad Ascea e Casal Velino si sono verificati danni ad alcune strutture turistiche.  </p>
<p> A Camerota le cose si mettono davvero male. L&#8217;impeto del mare ha dimostrato una volta di pi&ugrave;, se ce ne fosse bisogno, che il fenomeno erosivo che interessa fortemente anche la zona di Camerota &egrave; ormai un problema enorme, che minaccia gravemente di far collassare la strada provinciale che fiancheggia la lunga spiaggia di Mingardo- che collega Marina di Camerota a Resto del Mondo- e di provocare una di quelle che i media italici sono soliti definire &quot;tragedie annunciate&quot;.  </p>
<p> Recandosi in questi giorni sui tratti di spiaggia maggiormente interessati dagli effetti consistenti della mareggiata, lo scenario &egrave; apparso evidentemente gravissimo e fin troppo chiaro. In alcuni punti il moto ondoso ha praticamente inghiottito il lembo di spiaggia, arrivando sotto la strada. La massicciata &egrave; stata divelta, le scale di accesso si sono letteralmente staccate gi&agrave; durante la mareggiata del gennaio 2009. Sulla spiaggia del Troncone, nel pomeriggio di ieri, giaceva il corpo scuoiato di un cinghiale. Neri presagi di ci&ograve; che ancora deve accadere, si potrebbe pensare.  </p>
<p> Il mare sta scavando la fossa all&#8217;arteria stradale, sul fianco. Non &egrave; azzardato dire, per il rispetto che si deve all&#8217;evidenza e perch&egrave; lo ha affermato pi&ugrave; di una delle persone che studiano lo sviluppo del fenomeno erosivo in questi luoghi, che il rischio tangibile &egrave; quello di assistere al crollo o comunque, a breve, alla totale impraticabilit&agrave; della strada in questione. Il mare avanza, e nessun intervento atto a contrastare l&#8217;erosione &egrave; stato effettuato. E non sembra che nel prossimo futuro ci sia in ballo un progetto definito e pronto per essere attuato.  </p>
<p> Antonio Infantini, proprietario di uno stabilimento balneare situato proprio nel tratto di spiaggia ormai inghiottito dal mare, ha riferito: &quot;E&#8217; ora di capire che la situazione &egrave; grave e che si deve intervenire. Dalla mareggiata di fine gennaio, nel 2009, nessuno &egrave; intervenuto per mettere in sicurezza l&#8217;area e cercare di affrontare il problema. Gli enti si rimpallano la questione, e intanto le cose peggiorano. Ora la Provincia far&agrave; dei lavori sulla strada, ma servir&agrave; a poco. Qui serve un&#8217;opera grossa per contrastare l&#8217;erosione&quot;. L&#8217;intervento a cui fa riferimento l&#8217;operatore balneare, pi&ugrave; volte annunciato dall&#8217;assessore provinciale Marcello Feola, &egrave; quello per cui sono stati stanziati 300 mila euro e che dovrebbe &quot;mettere in sicurezza la strada provinciale&quot;. Sembra per&ograve; logico pensare che sia una piccola iniziativa di fronte alla grandezza del problema. Il fenomeno erosivo va avanti inesorabile, da anni, e lo sanno tutti. Ma, su questo fronte, tutto &egrave; fermo.  </p>
<p> In relazione a ci&ograve;, il presidente dell&#8217;associazione dei balneari di Camerota, Raffaele Esposito, ha diffuso su facebook delle precisazioni: &quot;La situazione &egrave; davvero allarmante. Da tempo la CAB aveva sollecitato (e continuer&agrave; a farlo&#8230;) gli enti preposti al fine di:<br /> 1) comunicare entro quale data verranno realizzati o per meglio dire inizieranno i lavori per la costruzione delle opere in mare (barr&igrave;ere sommerse) per evitare o quantomeno attenuare simili mareggiate che entro pochi anni faranno sparire le bellissime spiagge del nostro comune e non solo; </p>
<p> 2)ripristinare la massicciata che costegg&igrave;a la strada e congiuntamente ripristinare e rendere meno obsolete le d&igrave;scese a mare attraverso il posizionamento di scale in legno amovibili e in linea per quanto concerne la normativa in materia di abbattimento delle barriere architettoniche (magari in comodato ai gestori dei lidi che ne ass&igrave;curerebbero la sicurezza e ove previsto lo smontagg&igrave;o,la custodia); 3) smontare o dare in comodato a&igrave; concess&igrave;onari CAB, gli ultimi tratti d&igrave; passerelle rialzate posizionate questa estate dal PNCVD, l&#8217;esperienza decennale ci aveva suggerito tale ipotesi in considerazione proprio di eventi calamitosi di questo tipo..naturalmente nessuna risposta in merito&#8230;&quot;  </p>
<p> L&#8217;ultimo riferimento &egrave; alle passerelle montate nell&#8217;ambito del progetto Life del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, realizzate per preservare le dune costiere, che sono state danneggiate dalla mareggiata. Il sindaco di Camerota, Domenico Bortone, nei giorni scorsi ha detto: &quot;Non abbiamo ancora quantificato i danni ma chiederemo lo stato di calamit&agrave; naturale&quot;. <br /> Nel frattempo, sulla provinciale 562 ci sono dei guard rail piegati, si notano ancora detriti e sono stati posizionati dei segnali per la sicurezza degli automobilisti. Che continuano a transitare e, ogni volta che passano, non possono fare a meno di fare gli scongiuri del caso. Fino al prossimo disastro. </p>
<p> In basso, alcune fotografie scattate nella giornata di ieri, sulla spiaggia del Mingardo. </p>
<p> &nbsp; </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La nave Mare Oceano continua i controlli, è la volta di Maratea e Palinuro</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/navi_affondatela_nave_mare_oceano_continua_i_controlli_e_la_volta_di_maratea_e_palinuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ermanno Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 15:58:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160;&#34;La nave&#160;Mare Oceano ha avviato&#160;indagini sui fondali antistanti la costa tirrenica della Basilicata, per verificare se esistano relitti sui fondali al largo di Palinuro e Maratea&#34;. Ma non &#232; ancora chiara la dinamica dei controlli effettuati al largo di Cetraro. Un gruppo di associazioni ha posto delle domande,&#160;si chiede&#160;chiarezza su &#34;una storia piena di contraddizioni&#34;.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> Il ministero dell&#8217;ambiente ha fatto sapere che saranno effettuate nuove indagini nei mari del basso Tirreno, per quanto riguarda il caso delle navi affondate di cui ha pi&ugrave; volte parlato il pentito Francesco Fonti. Si proceder&agrave; con delle ispezioni nel tratto tra Maratea e Palinuro. Il ministero ha comunicato che &quot;la nave Mare Oceano ha avviato, su incarico del ministero dell&rsquo; Ambiente e su indicazione della Procura della Repubblica di Lagonegro, indagini sui fondali antistanti la costa tirrenica della Basilicata, per verificare se esistano relitti sui fondali al largo di Palinuro e Maratea. Si specifica inoltre che l&#8217;obiettivo dell&#8217;operazione &egrave; &quot;accertare se esistano nelle zone indicate dalla magistratura inquirente, che ha fornito le precise coordinate dell&rsquo;area in cui effettuare le ricerche, relitti contenenti rifiuti tossici, nocivi o radioattivi&quot;. Pare che per l&#8217;inizio delle ricerche sia necessario attendere che le condizioni meteo marine migliorino, per consentire alla nave di operare in maniera efficace. Ancora il ministero: &quot;Per quanto concerne i costi delle indagini sottomarine si sottolinea che per i giorni di inattivit&agrave; non si applicano le tariffe concordate fra il ministero e agli armatori della nave&quot;.  </p>
<p> Qualche giorno fa le associazioni organizzatrici della manifestazione di Amantea dello scorso 24 ottobre hanno chiesto al Ministero dell&#8217;Ambiente di ricevere &quot;le risultanze documentali delle prospezioni marine e delle analisi di laboratorio effettuate sui campioni prelevati dalla nave &quot;Mare Oceano&quot; che ha operato al largo di Cetraro&quot;. In attesa di avere la possibilit&agrave; di valutare i dati, con l&#8217;ausilio di tecnici di fiducia, le associazioni hanno chiesto che sia data risposta ad alcune domande riguardanti quella che definiscono &quot;una vicenda piena di contraddizioni&quot;. Di seguito, tali interrogativi:  </p>
<p> <dir><dir><em> </p>
<p> Come &egrave; possibile che una persona non del luogo, come Francesco Fonti, fosse a conoscenza della presenza di un relitto nei fondali di Cetraro esattamente nel sito dove &egrave; stato trovato?  </p>
<p> Perch&eacute; questo relitto, se conosciuto dalla Marina Militare e dalle Capitanerie di Porto, non &egrave; stato segnalato a tempo debito al Procuratore Giordano titolare dell&rsquo;inchiesta?  </p>
<p> Perch&eacute; esistono differenze sostanziali tra le caratteristiche del relitto di Cetraro e del piroscafo Catania? Quest&rsquo;ultimo, secondo i dati dei costruttori, era lungo 95,8 metri mentre la lunghezza ufficiale del relitto, comunicata dal Governo, &egrave; pari a 103 metri. I dati differenti del piroscafo Catania sono ben noti e riportati nel registro navale della World Ship Society e pubblicati dal sito specializzato Miramar Ship Index. Gli stessi identici dati sono pubblicati anche sul sito specializzato nella storia degli U-boat (</em></dir></dir><a href="http://www.uboat.net/"><em><u><span style="color: #0000ff">www.uboat.net</span></u></em></a><em>). </em><em><dir><dir> </p>
<p> Perch&eacute; dai registri navali risulta che il piroscafo Catania venne affondato almeno a 3,2 miglia di distanza dal punto dove la &quot;Mare Oceano&quot; stava effettuando le verifiche. Un punto pi&ugrave; a largo di circa cinque chilometri, non qualche centinaio di metri.?  </p>
<p> Come mai le foto e le riprese video effettuate dal Rov della Nave Oceano sembrerebbero diverse da quelle realizzate dal Rov dell&rsquo;Arpacal?  </p>
<p> Perch&eacute; non &egrave; stato ancora reso pubblico l&#8217;intero filmato georeferenziato realizzato dal Rov della Mare Oceano?  </p>
<p> Perch&eacute; il Ministro, prima ancora che il Rov della Geolab si immergesse nelle acque, ha comunicato che il relitto di Cetraro non poteva essere quello del Cunsky ?  </p>
<p> Che fine hanno fatto i fusti o maniche a vento ripresi dal Rov inviato dalla Regione Calabria e perch&eacute; non sono stati recuperati e portati in superficie a prova della asserita verit&agrave;?  </p>
<p> Perch&eacute; la ministra Prestigiacomo ha subito detto che il &quot;caso &egrave; chiuso&quot; senza neanche accertarsi del carico della nave?  </p>
<p> Perch&eacute; sono stati comunicati solo i dati delle analisi sulla radioattivit&agrave; effettuate a 300 metri di profondit&agrave; nonostante il relitto si trovi ad oltre 480 metri? Questa differenza incide notevolmente visto che le radiazioni gamma hanno una schermatura diversa a seconda della profondit&agrave;. Ad esempio 170 metri generano un livello di schermatura pari ad un fattore 3*E126. Quindi anche in presenza di numerosi noccioli di reattori nucleari la contaminazione radioattiva non sarebbe facilmente rilevabile.  </p>
<p> Perch&eacute;, nonostante la richiesta ufficiale da parte della Regione Calabria, non &egrave; stato comunicato il protocollo scientifico adottato per compiere le analisi sul relitto, sui fondali e nelle acque circostanti?  </p>
<p> Perch&eacute; non sono state condotte, in via preliminare, le dovute indagini sulla catena alimentare della fauna ittica e sui sedimenti dei fondali onde rilevare la presenza di eventuali radionuclidi e/o agenti contaminanti di diversa natura? Questo allo scopo di tranquillizzare la popolazione in caso di eventuale riscontro negativo o viceversa proclamare lo stato di emergenza onde ricorrere agli indennizzi in caso di riscontro positivo (alla luce di indagini pregresse che gi&agrave; paventarono tale possibilit&agrave;)?  </p>
<p> Perch&eacute; per la vicenda del relitto di Cetraro &egrave; stato adottato un metodo differente da quello utilizzato per le indagini sul materiale contaminato rinvenuto nella vallata dell&rsquo;Oliva dove le analisi sui campioni prelevati saranno condotte da quattro laboratori differenti mentre sulla Nave Oceano non &egrave; stato permesso l&rsquo;ingresso, se non per poche ore, ai ricercatori dell&rsquo;Arpacal?  </p>
<p> Perch&eacute; tanta fretta nel chiudere le indagini e nel mandare via la Nave Oceano mentre , vista la presenza in loco dell&rsquo;imbarcazione, si sarebbe potuto continuare a scandagliare tutto il mare circostante Cetraro?  </p>
<p> Perch&eacute; la Capitaneria di Porto di Cetraro nel 2007 emise l&rsquo;ordinanza di divieto di pesca a poche centinaia di metri dal luogo indicato da Fonti , subito dopo le analisi effettuate dall&rsquo;Arpacal che indicavano la presenza allarmante di metalli pesanti quali l&rsquo;arsenico, il cobalto ed il cromo sul pescato?  </p>
<p> E perch&eacute; quell&rsquo;ordinanza venne ritirata un anno dopo? Sarebbe utile comunicare i risultati di quelle analisi.  </p>
<p> Perch&eacute; non sono stati applicati anche a Cetraro i recenti provvedimenti legislativi (L. 123/2008 e L. 210/2008) che classificano come siti strategici di interesse nazionale le aree in cui vengono smaltiti o individuati rifiuti tossici e/o nocivi?  </p>
<p> Chiediamo alla Ministro Prestigiacomo se &egrave; a conoscenza dei filmati effettuati nel 2005 2006 per conto della Procura di Paola della societ&agrave; Nautilus e chiediamo cosa questi hanno filmato e di rendere pubblici tali filmati.  </p>
<p> Perch&eacute; ad esprimersi sui risultati dei riscontri effettuati dalla nave Oceano sono stati la ministra Prestigiacomo ed il procuratore generale della DNA Pietro Grasso e non il titolare delle indagini?  </p>
<p> </dir></dir></em> </p>
<p align="justify"> Le<strong> </strong>associazioni, i comitati e i movimenti organizzatori della manifestazione del 24 ottobre ad Amantea:  </p>
<p> <strong> </p>
<p> Comitato Civico Natale De Grazia / Movimento Ambientalista del Tirreno /Forum Ambientalista / Beni Comuni Cosenza / Rosso Cetraro / WWF Amantea-Belmonte C./ Associazione Paolab/ Associazione Confronti / Comitato Civico Valle Oliva Terre a Perdere / CGIL Amantea / Cib Unicobas / Ammazzateci Tutti movimento antimafia  </p>
<p> </strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Frane dappertutto. Gli enti non intervengono, intanto arriva l&#8217;inverno</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/pisciottasmottamenti_dappertutto_gli_enti_non_intervengono_intanto_arriva_l_inverno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ermanno Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 18:16:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[La situazione &#232; innegabilmente grave e presenta degli evidenti pericoli. C'&#232; la necessit&#224; di interventi urgenti, mirati e non pi&#249; rinviabili. In questi giorni il sindaco Cesare festa ha pi&#249; volte lanciato un grido di allarme: &#34;Pisciotta sta scomparendo, possiamo piangere dei morti&#34;. Una galleria fotografica racconta&#160;l'incredibile stato di dissesto in cui si trova il territorio pisciottano.&#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> <span class="Apple-style-span" style="font-family: arial, helvetica, sans-serif">A Pisciotta la situazione &egrave; innegabilmente grave e presenta degli evidenti pericoli. C&#8217;&egrave; la necessit&agrave; di interventi urgenti, concreti&nbsp;e non pi&ugrave; rinviabili. In questi giorni il sindaco Cesare Festa ha pi&ugrave; volte lanciato un grido di allarme per quanto riguarda i mancati interventi volti a mettere in sicurezza le diverse zone del territorio comunale che negli scorsi anni sono state interessate da numerosi fenomeni di dissesto idrogeologico. Il primo cittadino ha riferito di aver presentato continue sollecitazioni agli enti preposti ad intervenire- Provincia, Regione, Protezione Civile, Genio Civile, Ministero dell&#8217;Ambiente- ma lo stato disastroso dei luoghi interessati da frane a Pisciotta non ha registrato alcun miglioramento. Qualche giorno fa, Festa ha scritto una lettera pure al presidente del consiglio Berlusconi per cercare di portare con forza all&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica quello che pare proprio essere un incredibile e pericolosissimo &quot;immobilismo&quot;, un evidente caso di interventi urgenti non effettuati. </span> </p>
<p> <span class="Apple-style-span" style="font-family: arial, helvetica, sans-serif">Stamane il giornaledelcilento.it si &egrave; recato nei luoghi della zona ferita dai numerosi smottamenti. Percorrendo la strada che da Ascea porta a Pisciotta, due sono le caratteristiche fondamentali che balzano agli occhi: lo stupendo panorama che di cui si gode volgendo lo sguardo verso il mare e la scogliera che vi cade a strapiombo e, per contrasto, la pericolosit&agrave; del tratto stradale su cui si sta procedendo. In pi&ugrave; punti la strada &egrave; dissestata, sprofondata, lesionata. Appesa, quasi. Appesa a quel filo sottile che fino ad ora ha garantito che non succedessero delle tragedie, che non ci scappasse il morto. Ai lati della carreggiata, in diversi punti, ci sono massi, pezzi di asfalto. In un punto la strada &egrave; veramente sprofondata, ci sono dei &quot;salti&quot; clamorosi. Viene quasi da pensare come sia possibile che sia permesso il transito per queste vie. Qualche minuto prima di arrivare a Pisciotta paese, si transita per una deviazione: il pezzo di strada &quot;ufficiale&quot; &egrave; stato reso inagibile da una frana, qualche anno fa. E&#8217; ancora rimasto tutto cos&igrave;, non c&#8217;&egrave; stato nessun intervento. Ovviamente. Una signora che abita nelle immediate vicinanze riferisce che in quella zona in vent&#8217;anni non si &egrave; fatto niente per risolvere quel disastro. Dice che &egrave; una vergogna. Dice che il territorio dove passa la deviazione &egrave; di sua propriet&agrave;; dice che non ha ricevuto ancora niente per l&#8217;esproprio. Arrivando in paese, si nota immediatamente che la zona in cui la situazione &egrave; pi&ugrave; critica &egrave; quella di via Foresta, nei pressi dell&#8217;ufficio postale. Qui due anni fa c&#8217;&egrave; stata un grosso smottamento. Una casa &egrave; praticamente scivolata verso il&nbsp;basso, la strada &egrave; chiaramente dissestata. Dal luglio del 2008 le auto attraversano il paese passando su di un ponte ponte mobile a scavalco&nbsp;costruito dalla Provincia. Questo &egrave; stato l&#8217;unico intervento fatto dagli enti. Costa trentamila euro l&#8217;anno. E certamente non affronta il cuore del problema. Di operazioni efficaci e concrete di messa in sicurezza neanche l&#8217;ombra. </span> </p>
<p> Gennaro Mazzotti ha un negozio proprio davanti al ponte. In passato ha scritto per <em>Roma</em> e <em>Il Mattino</em>; conosce molto bene la situazione di Pisciotta. Riguardo alla frana, che lo&nbsp;minaccia da vicinissimo, dice &quot;Tutta via Foresta &egrave; una zona franosa. Questa &egrave; una zona in cui ci sono sempre stati fenomeni di umidit&agrave; e infiltrazioni, anche dovuti all&#8217;acquedotto inefficiente e vecchio, soggetto a frequenti rotture. I tubi si rompono facilmente: non si trovano ad una adeguata profondit&agrave; e sono del tipo vecchio, di eternit. C&#8217;&egrave; una casa che sono anni che pian piano si spostava, fino a che si &egrave; arrivati allo smottamento di un paio di anni fa. La situazione &egrave; pericolosissima; se questa casa crolla, non sappiamo che pu&ograve; succedere. Nei dintorni ci sono tuttte case prive di fondamenta, quindi non si pu&ograve; escludere l&#8217;effetto-domino: crolla una casa e insieme ad essa tutte le altre della zona. Sono stati fatti da alcuni tecnici degli interventi per cercare di evitare il crollo limitando le infiltrazioni, e questo a qualcosa &egrave; servito. Pare infatti che la casa si sia momentaneamente &quot;fermata&quot;. Ma quest&#8217;estate, c&#8217;&egrave; stato un altro smottamento. E ora abbiamo paura, in vista dell&#8217;inverno. Sono stati avvertiti pi&ugrave; volte gli enti e le autorit&agrave; competenti, il sindaco sta continuamente sollecitando chi di dovere. Ma nessuno ha fatto niente. La Provincia, la Regione, la Protezione Civile: tutti assenti. E&#8217; vergognoso. E&#8217; vergognoso che non si usi il denaro pubblico per risolvere queste emergenze e lo si sprechi per cose certamente meno urgenti. Pare che se non ci scappa il morto non accade nulla. Una sera stavamo per essere evacuati, qui si rischia seriamente.&quot; Gennaro dice che a fine dicembre chiuder&agrave; la sua attivit&agrave; commerciale. Le cose gi&agrave; non andavano bene, da quando hanno messo il ponte si vende ancora meno. E, soprattutto, il senso di insicurezza &egrave; grande.<span style="font-family: Arial"><span class="Apple-style-span" style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"> </span></span><span style="font-family: Arial"> </p>
<p> <span class="Apple-style-span" style="font-family: arial, helvetica, sans-serif">Esperti di tali questioni affermano che sarebbe importante, in localit&agrave; Foresta, rifare il tratto stradale, bonificare l&#8217;area, abbattere i due edifici pericolanti e rifare i sottoservizi, ma dal ministero dell&#8217;ambiente non si percepiscono cenni di assenso per un eventuale finanziamento. </span> </p>
<p> </span> </p>
<p> <span class="Apple-style-span" style="font-family: arial, helvetica, sans-serif">Riguardo alle numerose altre frane che si sono verificate nel martoriato territorio pisciottano, Gennaro afferma: &quot;Per esempio: nella zona del parcheggio l&#8217;evento franoso &egrave; cominciato a causa della rottura dei tubi dell&#8217;acquedotto; poi la situazione si &egrave; aggravata a causa dell&#8217;azione dell&#8217;acqua piovana, certamente. Bisogna pure tenere presente che prima, a differenza di ora, c&#8217;erano gli agricoltori che svolgevano quelle opere di &quot;manutenzione ordinaria&quot; fondamentali per la tenuta del territorio: facevano pozzi, convogliavano le acque nei vari canali. E poi si deve considerare la mancata manutenzione delle griglie otturate. E la fogna di via Tulo, rifatta in maniera non idonea. E quant&#8217;altro.&quot; Sull&#8217;incredibile stato della zona Fiumicello, dove si trova la strada prima descritta che giunge a Pisciotta, dice: &quot;Io ho fatto il corrispondente del Roma nel 1968; gi&agrave; allora scrivevo dello smottamento che aveva interessato quel territorio. Anni dopo, per il Mattino, ho fatto tanti servizi giornalistici sulla stessa questione; irrisolta, ovviamente. Ora il problema &egrave; ancora l&igrave;. Per quei luoghi sono stati spesi tantissimi soldi, ma l&igrave; ci sono continui fenomeni di frane. In alcuni periodi ci sono dei veri e propri scalini; fa davvero paura. E difatti i genitori della zona non permettono ai propri figli di transitare coi pullman per quella strada, &egrave; troppo pericoloso.&quot; Secondo quanto riferito dall&#8217;amministrazione, pare che ora ci siano i soldi per intervenire nel disastro di localit&agrave; Fiumicello. Come detto, a Pisciotta il dissesto si vede dappertutto. Altri casi: la frana della zona Convento; quella della zona del bivio Pisciotta- Palinuro, dove un enorme masso &egrave; franato ed ha sfiorato un&#8217;abitazione. Gennaro esprime in maniera limpida il concetto: &quot;Qui dovunque andate trovate una frana. &quot; </span> </p>
<p> <span style="font-family: Arial"> </p>
<p> <span class="Apple-style-span" style="font-family: arial, helvetica, sans-serif">Tra le tante frane, una delle pi&ugrave; note e &quot;storiche&quot; &egrave; quella della ferrovia, in localit&agrave; Rizzico. Si verific&ograve; pi&ugrave; di vent&#8217;anni fa e, praticamente, non &egrave; stato fatto quasi nulla per sanare la situazione critica. Nel 1989 l&#8217;Anas per risolvere il problema della viabilit&agrave; pens&ograve; di realizzare una variante a quel tratto della statale 447. Furono abbattuti 100 alberi di ulivo. Ancora oggi la strada non esiste, mentre la frana, seppur monitorata, &egrave; rimasta al suo posto. Nel frattempo la competenza &egrave; passata alla Provincia di Salerno. Il prossimo anno dovrebbero avviare i lavori ripartendo dai piloni in cemento armato della prima repubblica. Mentre la strada dissestata, ogni tanto, viene &quot;sistemata&quot; con un po&#8217; di asfalto. E si tira avanti. Fino al prossimo disastro. </span> </p>
<p> <span class="Apple-style-span" style="font-family: arial, helvetica, sans-serif">Nella richiesta di aiuto inviata a Berlusconi, Cesare Festa scriveva: &quot;Le strade di accesso e quelle di collegamento interno somigliano a sentieri di guerra; costoni che si sgretolano con massi che cadono sulle abitazioni; voragini che si aprono dappertutto; fabbricati che minacciano di crollare; nuclei familiari evacuati. Pisciotta sta scomparendo, possiamo piangere dei morti&quot;. </span> </p>
<p> </span><span style="font-family: 'Times New Roman'"> </p>
<p> <span class="Apple-style-span" style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"></span> </p>
<p> </span><span style="font-family: Arial"> </p>
<p> &nbsp; </p>
<p> &nbsp; </p>
<p> .  </p>
<p> </span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Migliora la situazione a Marina di Camerota, cominciata la raccolta dei rifiuti accumulati</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/spazzaturamigliora_la_situazione_a_marina_di_camerota_cominciata_la_raccolta_dei_rifiuti_accumulati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ermanno Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 10:56:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornaledelcilento.it/2009/09/23/spazzaturamigliora_la_situazione_a_marina_di_camerota_cominciata_la_raccolta_dei_rifiuti_accumulati/</guid>

					<description><![CDATA[Stamattina, attraversando le diverse zone di Marina di Camerota, si osserva una significativa&#160;evoluzione della situazione riguardante la spazzatura accumulata nei giorni scorsi. Al porto, alla Calanca e in altre zone, i rifiuti sono stati portati via; in via Previteri e in zona Mingardo lo stato delle cose rimane pressoch&#233; invariato.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217; articolo pubblicato ieri, &quot;Sculture di rifiuti attorno alle campane del vetro: vera cifra del post-moderno&quot;, descriveva gli accumuli di spazzatura presenti in diverse zone di Marina di Camerota, in particolar modo nei luoghi in cui sono state collocate le campane per la raccolta del vetro. La descrizione e le foto inserite nell&#8217;articolo&nbsp;riguardavano la mattinata di domenica. Nella parte finale del pezzo, la redazione del giornaledelcilento.it precisava che la situazione era in evoluzione poich&egrave; in alcune zone i rifiuti sono stati portati via, nella giornata di ieri.&nbsp; </p>
<p>In generale, &egrave; cominciata l&#8217;opera di raccolta del materiale accumulato nei giorni scorsi. </p>
<p>Da una verifica effettuata in mattinata, la situazione risulta la seguente. </p>
<p>Nella zona del porto, i rifiuti che erano sul suolo sono stati portati via, a terra 5 o 6 sacchetti; stessa cosa vale per i cumuli nella strada che dall&#8217;albergo Santa Rosalia scende in via Bolivar e per quelli presenti in cima alla variante del castello. Alla Calanca, il materasso e il sacchetto nero che erano sull&#8217;asfalto non ci sono pi&ugrave;. A Lentiscelle, nei pressi del cimitero, la gran parte della considerevole quantit&agrave; di immondizia che era presente &egrave; stata tolta, eppure la campana del vetro &egrave; ancora guarnita ai fianchi da qualche sacchetto di spazzatura indifferenziata, con bottiglie, lattine e carte sull&#8217;asfalto; di fronte, sulla spiaggia, appena dietro la transenna, c&#8217;&egrave; un notevole ammasso di sedie rotte, cartoni e rifiuti vari; altri sacchetti sono presenti ai margini della strada che costeggia la spiaggia. Davanti alla spiaggia Marina delle Barche, vicino ad un&#8217;altra campana del vetro, a terra resta qualche sacchetto. In via Previteri, &egrave; rimasto un grosso ammasso di spazzatura, mentre, poco lontano, in localit&agrave; Sirene, c&#8217;&egrave; una campana esente da immondizia. Stessa situazione per quella situata nei pressi della pompa di benzina Esso: risulta libera e funzionale. In zona Mingardo, invece, stamattina la situazione si presentava pressoch&egrave; invariata rispetto a domenica: procedendo in direzione di Palinuro, si potevano osservare ingenti quantit&agrave; di rifiuti, sia nei dintorni delle campane, sia ai margini della strada, fino ad arrivare ad un concentratissimo agglomerato di materassi e sacchi di spazzatura, nei pressi della pineta, gi&agrave; immortalato domenica scorsa. </p>
<p>Lo stato delle cose, come gi&agrave; precisato, pare in costante evoluzione. </p>
<p>In basso, le immagini relative a stamattina; le foto sono state scattate nelle varie zone descritte nell&#8217;articolo.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Ma il nostro mare è realmente così pulito? Settima Parte</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/inchiestama_il_nostro_mare_e_realmente_cosi_pulito_settima_parte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ermanno Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 09:54:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inchieste]]></category>
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					<description><![CDATA[L' inchiesta riprende la descrizione delle modalit&#224; di smaltimento degli&#160;scarichi fognari dei paesi interni, nel comune di Camerota. Dopo il racconto e le immagini di ci&#242; che accade a Licusati - presenti nella quarta parte dell'inchiesta- si arriva stavolta a Lentiscosa. Scenario simile: acque reflue riversate direttamente nel terreno, nel vallone delle Fornaci.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> La sesta e ultima parte del percorso descrittivo ed esplicativo, relativo allo stato di salute del nostro mare, intrapreso dal giornaledelcilento.it, si riferiva alla presenza di chiazze giallognole e di &quot;dubbia schiuma&quot; nello specchio d&#8217;acqua dinanzi alla spiaggia Marina delle Barche. In seguito a tale situazione, l&#8217;Arpac &#8211; l&#8217;agenzia regionale per la protezione ambientale &#8211; aveva effettuato dei prelievi per analizzare lo stato chimico e batterico delle acque e, dunque, per verificare in quel punto la conformit&agrave; alla balneazione. Ci&ograve; accadeva marted&igrave; 25 agosto. I risultati delle analisi sarebbero dovute pervenire al comune di Camerota all&#8217;inizio della scorsa settimana, come comunicato dall&#8217;assessore Pierpaolo Guzzo. A tutt&#8217;oggi, come confermato dal delegato all&#8217;ambiente, Domenico Saturno, l&#8217;Arpac non ha ancora inoltrato i risultati all&#8217;ente comunale. Sul sito internet dell&#8217;ente preposto alla tutela ambientale si legge che l&#8217;ultima attestazione di conformit&agrave; delle zone in questione &egrave; quella del 19 agosto; non &egrave; ancora stato inserito il dato dell&#8217;ultima rilevazione effettuata.  </p>
<p> L&#8217; inchiesta riprende da ci&ograve; che si era descritto nella quarta parte (<a href="https://www.giornaledelcilento.it/it/inchiestama_il_nostro_mare_e_realmente_cosi_pulito_2.html">https://www.giornaledelcilento.it/it/inchiestama_il_nostro_mare_e_realmente_cosi_pulito_2.html</a>). Era il racconto scritto e fotografato dello stato di abbandono del depuratore di Licusati, arrugginito, con l&#8217;acqua stagnante nelle vasche, mai utilizzato; la narrazione della presenza, a pochi metri dal depuratore, di uno scarico di acque fognarie, rigurgitate direttamente nella terra. Nella consapevolezza che la frazione di Marina &quot;smaltisce&quot; i liquami attraverso una condotta sottomarina malridotta e inadeguata, rimasta orfana di depuratori dismessi o mai entrati in funzione, ci si chiedeva: a Camerota e Lentiscosa, ove non esistono depuratori, come si smaltiscono i liquami?  </p>
<p> Salendo da Marina di Camerota e giungendo a Lentiscosa, si incontra un semaforo. Qualche metro prima, sulla sinistra, c&#8217;&egrave; una discesa cementificata che attraversa la campagna e porta nel primo tratto di un vallone. Arrivati alla fine della stradina&nbsp;percorribile con lo scooter, si prosegue a piedi, sempre in discesa, per poche decine di metri. La prima razione di puzza di fogna giunge prestissimo alle narici; prima di vedere si &egrave; gi&agrave; visto, col naso. Ci&ograve; che si percepisce, con tutti i sensi, non lascia spazio ad interpretazioni o derive semantiche di sorta. C&#8217;&egrave; un grosso tubo che rilascia un ingente quantit&agrave; di acque reflue, di colore marroncino, direttamente nella terra. La pendenza del luogo fa si che si possa osservare un vero e proprio ruscello, con tanto di cascatine. Continuando ad avvicinarsi ad una delle sponde del fiumicciatolo fognario, la puzza diventa insostenibile, nauseabonda. Si notano, nei tratti di falsopiano, accumuli di schiuma. Tutt&#8217;intorno, alberi, vegetazione, nuda terra. Un posto perfetto per fare da cornice ad un corso d&#8217;acqua. Peccato si tratti dello scarico delle fogne. A pochi centimetri dal fetido flusso, ci sono pure delle piante di pomodori, ancora verdi. Risalendo a ritroso il percorso effettuato e alzando lo sguardo, si notano gli ulivi e, appena dietro, le case. Il paese. Si sta parlando dunque di un posto in cui si arriva agevolmente, un luogo dove si riversano i prodotti fognari, una zona di certo non lontanissima dal centro abitato. Pare che la stradina di cemento che sfocia in questa oasi del degrado sia stata concepita allorch&egrave; si decise di costruire in questa zona un depuratore. Mai costruito.  </p>
<p> La scena a cui si assiste &egrave; simile a quella dello scarico presente a Licusati, nei pressi del depuratore, rimasto ipotetico. Come per quelle acque reflue, la destinazione, a valle, &egrave; la stessa, attraverso il vallone delle Fornaci. Lo stesso vallone che arriva a Marina di Camerota.  </p>
<p> In un&#8217;altra zona di Lentiscosa, anch&#8217;essa facilmente accessibile attraversando un sentiero tra le campagne, ci sono gli scarichi di alcune abitazioni che si trovano in una territorio&nbsp;non coperto dalla rete fognaria. La vegetazione di questo luogo &egrave; fittissima, la scena a cui si assiste &egrave; paludosa,&nbsp;quasi d&#8217;altri continenti: in mezzo alle piante,&nbsp;accumuli di liquami. &nbsp;Il fetore &egrave; micidiale, il ristagno dell&#8217;indecenza &egrave; palese.  </p>
<p> Per quanto riguarda Camerota, il buon senso e, soprattutto, le testimonianze fornite da persone che conoscono realmente la situazione e i luoghi della zona, portano ad affermare che, in mancanza di un depuratore e di uno stregone edonista capace di trasformare gli scarichi fognari in vino, anche qui si riversi il tutto nella parte sottostante il paese, nel vallone. Quello delle Fornaci, anche qui. Pare che lo sbocco fognario sia situato nella zona della vallata che si trova sotto la struttura che ospitava, fino a qualche anno fa, gli uffici del comune di Camerota. La verifica empirica e fotografica pare essere complicata, vista la difficolt&agrave; ad accedere al luogo in questione. Quando e se sar&agrave; possibile effettuarla, il giornaledelcilento.it pubblicher&agrave; il tutto.  </p>
<p> Con le unghie conficcate nella carne dell&#8217;agonia di una terra.  </p>
<p> &nbsp; </p>
<p> In basso, le immagini dello scarico fognario a Lentiscosa. L&#8217;ultima istantanea ritrae la zona in cui si riversa una certa quantit&agrave; di liquami prodotti da alcune abitazioni non allacciate alla rete fognaria.  </p>
<p> &nbsp;      </p>
<p> Qui di seguito, i link relativi alle sei parti dell&#8217;inchiesta MA IL NOSTRO MARE E&#8217; REALMENTE COSI&#8217; PULITO?  </p>
<p> Prima parte: https://www.giornaledelcilento.it/it/inchiestama_il_nostro_mare_e_realmente_cosi_pulito.html  </p>
<p> Seconda parte: <a href="https://www.giornaledelcilento.it/it/inchiestama_il_nostro_mare_e_realmente_cosi_pulito_1.html">https://www.giornaledelcilento.it/it/inchiestama_il_nostro_mare_e_realmente_cosi_pulito_1.html</a>  </p>
<p> Terza parte: <a href="https://www.giornaledelcilento.it/it/inchiesta_ma_il_nostro_mare_e_realmente_cosi_pulito.html">https://www.giornaledelcilento.it/it/inchiesta_ma_il_nostro_mare_e_realmente_cosi_pulito.html</a>  </p>
<p> Quarta parte: <a href="https://www.giornaledelcilento.it/it/inchiestama_il_nostro_mare_e_realmente_cosi_pulito_2.html">https://www.giornaledelcilento.it/it/inchiestama_il_nostro_mare_e_realmente_cosi_pulito_2.html</a>  </p>
<p> Quinta parte: <a href="https://www.giornaledelcilento.it/it/inchiestama_il_nostro_mare_e_realmente_cosi_pulito_3.html">https://www.giornaledelcilento.it/it/inchiestama_il_nostro_mare_e_realmente_cosi_pulito_3.html</a>  </p>
<p> Sesta parte: <a href="https://www.giornaledelcilento.it/it/inchiestama_il_nostro_mare_e_realmente_cosi_pulito_sesta_parte.html">https://www.giornaledelcilento.it/it/inchiestama_il_nostro_mare_e_realmente_cosi_pulito_sesta_parte.html</a>  </p>
<p> &nbsp; </p>
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		<title>Ancora incendi nel Cilento: critica la situazione ad Agropoli , a Casalvelino e all&#8217;altezza del bivio di Acquavella</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/senza_titolo_20/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ermanno Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 13:20:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[Diversi incendi hanno flagellato e continuano a bruciare&#160;estese zone del Cilento. Sono&#160;tanti gli ettari di&#160;macchia mediterranea andati in fumo. In alcuni&#160;punti, in queste ore si continua a cercare di spegnere i roghi; l'operazione &#232; resa pi&#249; difficile dal forte vento che da molte ore soffia&#160;sui nostri territori.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> Diversi incendi hanno flagellato e continuano a bruciare&nbsp;estese zone del Cilento. Sono&nbsp;tanti gli ettari di&nbsp;macchia mediterranea andati in fumo. In alcuni&nbsp;punti, in queste ore si continua a cercare di spegnere i roghi; l&#8217;operazione &egrave; resa pi&ugrave; difficile dal forte vento che da molte ore soffia&nbsp;sui nostri territori. Sarebbero numerosi i comuni interessati: Orria, Omignano, Centola, Casalvelino, Camerota. Particolarmente preoccupante la situazione&nbsp;a Casalvelino, dove le fiamme sono pericolosamente vicine alle abitazioni.&nbsp;  </p>
<p> E&#8217; di pochi minuti fa la segnalazione di un grosso incendio che sta bruciando la zona della collina Marrotta, all&#8217; altezza dell&#8217;uscita di Agropoli sud. La genesi del rogo dovrebbe essersi verificata intorno alle ore 13 di oggi, allorch&egrave; le fiamme hanno cominciato velocemente a propagarsi, favorite dal forte vento che spazza la zona. Testimoni oculari raccontano della grossa entit&agrave; dell&#8217; incendio: le alte fiamme si vedevano e, probabilmente, si vedono ancora, da Salerno. Pare che alcune abitazioni siano gi&agrave; state raggiunte dal fuoco, la situazione &egrave; seria, difficilmente risolvibile in poco tempo; si&nbsp;prospetta gi&agrave; la possibilit&agrave; di ingenti danni economici e ambientali. Sono presenti sul posto la polizia provinciale e i vigili del fuoco. Pare che l&#8217;arrivo delle prime unit&agrave; aeree atte allo spegnimento dell&#8217; incendio- canadair e simili-&nbsp;sia avvenuto solo un&#8217; ora&nbsp;fa; in precedenza, i presenti hanno visto sul luogo&nbsp;solo unit&agrave; di terra.&nbsp;Il tratto della superstrada all&#8217;altezza dello svincolo di Agropoli sud &egrave; stato chiuso al transito delle vetture, in entrambi i sensi.  </p>
<p> Ancora fiamme: si tratta della zona della collina di Castelnuovo, il rogo risalirebbe alle nove di stamattina. Il luogo in questione &egrave; interessato da ciclici episodi di questo genere: ogni anno, puntualmente, prende fuoco. Tale incendio &egrave; stato spento dagli operatori.  </p>
<p> Pi&ugrave; grave sembra la situazione riguardante l&#8217;aria boschiva all&#8217;altezza del bivio di Acquavella. La presenza di alberi ad alto fusto, le forti e secche sberle inflitte dalla tramontana in queste ore, hanno facilitato la propagazione di un preoccupante incendio, ancora lontano dall&#8217;essere arginato.  </p>
<p> Altra segnalazione riguarda un incendio avvenuto ieri sera, poco dopo le 22, in una zona vicina alla strada Mingardina, tra il km 2 e il km 4,&nbsp;verso san Severino di Centola. Anche in questo caso, pare che il rogo fosse di grosse dimensioni. I vigili del fuoco sarebbero giunti sul posto intorno alle 23. Stamane, si vedeva ancora in azione un elicottero che, effettuando delle complicate manovre, prelevava l&#8217;acqua dal fiume vicino per poi gettarla su ci&ograve; che rimaneva delle fiamme, ormai quasi domate.  </p>
<p> Impressionante il susseguirsi spaziale, oltre che temporale,&nbsp;degli eventi descritti: si sta parlando di incendi avvenuti nel raggio di meno di 100km, dunque&nbsp;realmente molto vicini l&#8217;uno all&#8217;altro.&nbsp;&nbsp;  </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Marina di Camerota: se non passa il camion della raccolta rifiuti, il posto macchina te lo conserva la spazzatura</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/rifiutimarina_di_camerota_in_zona_calanca_il_posto_macchina_te_lo_conserva_la_spazzatura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ermanno Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2009 08:14:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornaledelcilento.it/2009/09/04/rifiutimarina_di_camerota_in_zona_calanca_il_posto_macchina_te_lo_conserva_la_spazzatura/</guid>

					<description><![CDATA[Ieri, percorrendo le strade di Marina di Camerota, non si potevano non notare diversi accumuli di spazzatura, molto evidenti in alcune zone. In zona Calanca, nello spazio dove solitamente parcheggiano le automobili, c'era tra un auto e l'altra un gruppetto di sacchi neri colmi di immondizia, insieme ad altri oggetti usurati, come sdraio, giocattoli, ombrelloni.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> Ieri, percorrendo le strade di Marina di Camerota, non si potevano non notare diversi accumuli di spazzatura, molto evidenti in alcune zone. Una grossa quantit&agrave; di rifiuti erano, ad esempio, ben visibili nella deviazione che, dall&#8217; albergo Santa Rosalia, sfocia in via Bolivar. Stessa spettacolare scenografia era stata &quot;allestita&quot; in una stradina della parte alta del paese, in zona Sirene.  </p>
<p> Anche avvicinandosi a mare, la spazzatura accumulata si vedeva e si sentiva.  </p>
<p> In zona Calanca, nello spazio dove solitamente parcheggiano le automobili, c&#8217;era tra un auto e l&#8217;altra un gruppetto di sacchi neri colmi di immondizia, insieme ad altri oggetti usurati, come sdraio, giocattoli, ombrelloni.  </p>
<p> Il bar Tre Pini si trova a qualche metro di distanza; Mido, il responsabile dell&#8217; attivit&agrave;, spiega la questione: &quot;Il camion che raccoglie i rifiuti qui non passa da tre giorni, e non &egrave; una novit&agrave;. Per tutta l&#8217; estate il servizio non &egrave; stato mai continuo: in alcune giornate li ho visti passare pure due o tre volte al giorno, ma altre volte non sono venuti per tre giorni di seguito; altre volte ancora, ho visto il camion girare per il paese e, nello stesso giorno, qui non &egrave; arrivato nessuno. Per un certo periodo, qui davanti c&#8217;era la campana per il vetro. Era ancora peggiore la situazione, poich&egrave; vi depositavano di tutto. E&#8217; capitato che si formasse una montagna di rifiuti attorno al bidone, tutti mischiati. In giorni come questo, i disagi sono tanti: le macchine che non riescono a parcheggiare, la puzza dei rifiuti&#8230; in questo modo non &egrave; possibile lavorare, offrire un servizio decente al turista.&quot; Mido afferma di aver chiesto la risoluzione del problema pi&ugrave; di una volta, a vari soggetti: &quot; Ho chiamato in comune, i carabinieri, i vigili&#8230; tutti. Ma quando qualcuno &egrave; arrivato, non &egrave; mai successo niente. Tutto &egrave; rimasto uguale. Un giorno c&#8217;era una macchina che non riusciva ad uscire dal parcheggio, per un accumulo di sacchi di vetro che ostruiva il passaggio. I vigili giunti sul posto hanno semplicemente spostato lateralmente i sacchi, per far passare l&#8217;auto. Sono rimasti l&igrave; i sacchi. E&#8217; capitato diverse volte che, alla fin fine, ho dovuto provvedere personalmente alla pulizia e allo sgombero di una parte dei rifiuti.&quot;  </p>
<p> Una signora che collabora con Mido nella gestione del bar racconta: &quot; Ho lavorato per 25 anni a Bibbione, questo &egrave; il primo che sono qui a lavorare a Marina di Camerota. Ho cercato di impegnarmi per proporre qualcosa di positivo. Ho capito che una &egrave; realt&agrave; ostica, non ho visto collaborazione. L&#8217; unico modo per migliorare e offrire un posto vivibile a chi viene in vacanza &egrave; intraprendere un percorso comune, tutti: amministrazione, cittadini, forze dell&#8217; ordine, esercenti. Ci sono posti incantevoli, vanno preservati e valorizzati.&nbsp;&quot;  </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quando un&#8217;azione compiuta significa : &#8220;basterebbe poco&#8230;&#8221;</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/rifiutiquando_un_azione_compiuta_significa_basterebbe_poco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ermanno Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 09:55:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornaledelcilento.it/2009/09/02/rifiutiquando_un_azione_compiuta_significa_basterebbe_poco/</guid>

					<description><![CDATA[Si tratta di cinque lavoratori di stabilimenti balneari che, dotati di sacchi della spazzatura e della propria volont&#224;, si dirigono verso una spiaggetta, situata lungo la stradina che dalla spiaggia di Capogrosso porta a quella della Calanca per ripulirla dai rifiuti.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> MARINA DI CAMEROTA- Riuscire a compiere un&#8217;azione, tutta intera, &egrave; un&#8217;impresa per questa terra. Raggiungere uno scopo, una meta che ci si &egrave; imposti, seppur banale, &egrave; spesso un comportamento considerato come espressione di una singolare testardaggine.  </p>
<p> Invertire il flusso degli eventi &#8211; quello scadere costante e inesorabile che caratterizza la qualit&agrave; della cultura, dei rapporti sociali, oltre che dell&#8217;economia e della politica &#8211; non &egrave; una possibilit&agrave; presa in considerazione in questa terra.  </p>
<p> Quel flusso trascina tutto con s&egrave;, anche quelle forze costruttive sopravvissute allla caduta libera, quelle persone che con grande ostinazione e orgoglio si aggrappano agli arbusti della proposta, della ragionevolezza, della decenza.  </p>
<p> Quel flusso &#8211; in questi anni di buco nero, con canto delle sirene annesso &#8211;&nbsp;continua a trascinare i corpi e le menti.&nbsp;Li trascina come le pioggie invernali fanno con gli scarichi fognari e i materiali pi&ugrave; eterogeni buttati nel vallone delle Fornaci, per poi sputare tutto in mare. Verso quel mare d&#8217;anestesia chiamato indifferenza.  </p>
<p> Ma a volte basta un gesto. Qualcuno che decide di azzardare l&#8217;impensabile per questa terra e per questo mare. Tizio e Caio che si permettono di risalire il letto del fiume in piena, nuotando in direzione inversa alla corrente. Sempronio che concepisce e capisce il legame osmotico che lo lega alla propria terra e al proprio mare.  </p>
<p> Qualcuno che prova a compiere un&#8217;azione, tutta intera. Compiere, appunto.  </p>
<p> Basta questo fisiologico anelito umano, questo atto di presenza a se stessi e agli altri, per dimostrare che, spesso, basterebbe davvero poco.  </p>
<p> Non si sta alludendo alla costruzione di un astronave o di un parco delle meraviglie, o alla scalata del monte Bulgheria con le mani legate dietro la schiena. Oppure alla capacit&agrave;&nbsp;di mordersi i gomiti.&nbsp;Niente di tutto questo.  </p>
<p> Si sta parlando di cinque lavoratori di stabilimenti balneari che, dotati di sacchi della spazzatura e della propria volont&agrave;, si dirigono verso una spiaggetta, situata lungo la stada cavallara che dalla spiaggia di Capogrosso porta a quella della Calanca. Precisamente, all&#8217;altezza del campeggio Capogrosso. Sul posto c&#8217;&egrave; una considerevole quantit&agrave; di spazzatura, tutta mischiata: vetro, plastica, lattine, umido. E&#8217; l&igrave; da diversi giorni. Molto probabilmente, l&#8217;incivile marchio lasciato da qualche gruppetto di noncuranti; dopo un fal&ograve;, a quanto pare. C&#8217;&egrave; pure un copertone di un&#8217;auto.  </p>
<p> Tutta questa roba, con l&#8217;arrivo di una discreta mareggiata, sarebbe finita in mare. In pochi minuti i rifiuti presenti sulla spiaggetta vengono differenziati e messi nei sacchi. Subito dopo, la stradina, anch&#8217;essa disseminata lungo i lati di cartacce, bicchieri, lattine, polistirolo e&nbsp;bottiglie, viene percorsa a ritroso e ripulita. Un raid pulitivo, dunque. Tutta l&#8217;azione &egrave; durata una mezz&#8217;ora, effettuata sotto il sole delle cinque e mezzo di ieri&nbsp;pomeriggio, un sole ancora cocente. Gesti compiuti col sorriso, solo per convinzione che sia stato giusto compierli.  </p>
<p> In quella mezz&#8217;ora, le cinque persone si sono riappropriate della propria terra e del proprio mare. Con amore.  </p>
<p> <span style="font-size: x-small"> </p>
<p> &nbsp; </p>
<p> </span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Marina di Camerota: in una stradina comunale rifiuti per lungo tempo &#8220;dimenticati&#8221;, finalmente raccolti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/rifiutimarina_di_camerota_rifiuti_per_lungo_tempo_dimenticati_finalmente_raccolti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ermanno Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Aug 2009 09:21:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornaledelcilento.it/2009/08/30/rifiutimarina_di_camerota_rifiuti_per_lungo_tempo_dimenticati_finalmente_raccolti/</guid>

					<description><![CDATA[Nella&#160;stradina comunale antistante&#160;il Black Marlin Club l' accumulo di spazzatura &#232; stato un fenomeno che ha caratterizzato l' intero periodo estivo. Un punto di accesso alla spiaggia era reso impraticabile dall' evidente degrado del luogo. Solo&#160;tre giorni fa i rifiuti&#160;sono stati portati via.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> A Marina di Camerota, i casi di accumulo di spazzatura non raccolta durante il periodo estivo si verificano ormai da diversi anni, forse decenni. Uno di questi &quot;profumati eventi&quot; si poteva ammirare, fino ad un paio di giorni fa, nella zona antistante il Black Marlin Club. Giuseppe Saturno, proprietario di un piccolo market, riferisce: &quot; Fino all&#8217; altro giorno la situazione di degrado era veramente notevole. Lo sbocco sulla spiaggia della stradina comunale era invaso da una grande quantit&agrave; di spazzatura e schifezze varie. Anche la stessa stradina era in pessime condizioni, siamo sempre stati solo noi esercenti a preoccuparci di mantenere un minimo di decenza per questi posti. Una situazione insostenibile che andava avanti dal mese di luglio. Qui il camion della raccolta dei rifiuti non arriva quasi mai: raccoglie la spazzatura dei primi tre o quattro villaggi che incontra imboccando la strada, si riempe e va via.  </p>
<p> In questi giorni, inoltre, la situazione &egrave; peggiorata pure per la presenza di venditori ambulanti che, essendo questo il periodo del Ramadan, di giorno sono spesso a terra stremati e di notte bivaccano e lasciano altri rifiuti nello spazio, che &egrave; destinato al transito verso la spiaggia.&quot;  </p>
<p> Pino Marrazzo del villaggio Torre Saracena, afferma: &quot; Nonostante le ripetute comunicazioni sullo stato di degrado e abbandono della stradina comunale e sulla presenza di accampamenti, i vigili urbani&nbsp;non si sono mai recati sul posto. Il problema, oltre l&#8217; accumulo di spazzatura, riguarda l&#8217; occupazione dello spazio pubblico; essendo occlusa la parte finale della stradina comunale, veniva di fatto impedito l&#8217; accesso alla spiaggia, passare era quasi impossibile, pure a causa di coloro che collocano l&#8217;ombrellone proprio nella parte destinata al transito. Ho trovato disponibile alcuni componenti della nuova giunta comunale che, pur se da poco insediatisi, si&nbsp;sono perlomeno dimostrati sensibili alla questione e hanno dato chiari&nbsp;cenni di interessamento.&quot;  </p>
<p> Tre giorni fa, il cumulo di rifiuti &egrave; stato portato via da un camion della Yele, dopo le ripetute sollecitazioni inoltrate dai titolari dei villaggi della zona.  </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Ma il nostro mare è realmente così pulito? Sesta parte</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/inchiestama_il_nostro_mare_e_realmente_cosi_pulito_sesta_parte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ermanno Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2009 12:33:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inchieste]]></category>
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					<description><![CDATA[Continua la descrizione in presa diretta di ci&#242; che si vede e si percepisce nel nostro mare. Stavolta ci si riferisce all' episodio che ha interessato lo specchio d' acqua antistante la spiaggia Marina delle Barche. Con tanto di rilievi effettuati dall' ARPAC.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> Le situazioni di &quot;disagio&quot; degli specchi d&#8217;acqua antistanti le nostre spiagge si susseguono con cadenza periodica, con spiacevole puntualit&agrave;. Nelle giornate di marted&igrave; e mercoled&igrave;, il mare in zona Marina delle Barche e nell&#8217; adiacente primo tratto della spiaggia di Lentiscelle &egrave; stato interessato da anomale presenze di grosse chiazze giallognole, di schiuma e di sporcizia varia. Queste sostanze galleggiavano su una distesa marina caratterizzata da un generale aspetto di torbidit&agrave;, dovuto, forse , al terriccio e alla sabbia mossi dal fondale. Una persona presente sul posto riferisce che &quot; <span style="font-family: Arial"><em>marted&igrave; verso le 12.30 in localit&agrave; &quot;Marina delle barche&quot; e anche a &quot;Lentiscelle&quot; si sono di nuovo avvistati in acqua escrementi. Inoltre &egrave; da vari giorni che il colore dell&#8217;acqua del mare in queste spiagge &egrave; di colore verdastro, bisogna andare molto al largo per rivedere quel bel colore azzurro limpido che ha da sempre caratterizzato queste spiagge</em>.&quot;</span>  </p>
<p> Marted&igrave;, il proprietario di uno stabilimento balneare situato sula spiaggia di Marina delle Barche, in conseguenza di tale situazione, ha deciso precauzionalmente di issare la bandiera rossa ed ha invitato le persone presenti ad evitare di immergersi. La gran parte dei bagnanti &egrave; uscita dall&#8217; acqua e si &egrave; precipitata sotto la doccia. Un altro esercente che opera sulla stessa spiaggia, tiene a precisare che la maggior parte delle sostanze avvistate in mare &egrave; dovuta, a suo dire, al movimento del terriccio e della sabbia presente sui fondali, dunque non si tratterebbe di materie inquinanti. Riferisce, per&ograve;, che in quella zona c&#8217;&egrave; sicuramente un problema, legato alla eventuale presenza nel Vallone delle Fornaci di sostanze, di materiali edili e di scarichi &quot;parcheggiati&quot; in quel luogo. (A riguardo, la quarta parte dell&#8217; inchiesta <a href="https://www.giornaledelcilento.it/it/inchiestama_il_nostro_mare_e_realmente_cosi_pulito_2.html">https://www.giornaledelcilento.it/it/inchiestama_il_nostro_mare_e_realmente_cosi_pulito_2.html</a>&nbsp;). Sostanze che poi, con le pioggie, arrivano al mare . Egli, in conseguenza di tale&nbsp;situazione, ha provveduto a contattare l&#8217; ARPAC, l&#8217; agenzia regionale per la protezione ambientale . Giunti sul posto, gli operatori dell&#8217; agenzia hanno effettuato i rilievi scientifici del caso, prelevando e analizzando campioni dell&#8217; acqua marina della zona, percorrendo tutto lo specchio d&#8217; acqua, fino alla spiaggia di Lentiscelle. Pare che nella stessa giornata, l&#8217; ARPAC abbia riferito che l&#8217; acqua, pur se evidentemente in non buone condizioni, risultava dalle analisi idonea alla balneazione, poich&egrave; la misura dei parametri presi in considerazione rientrava nei limiti consentiti.  </p>
<p> Pierpaolo Guzzo, assessore al demanio, afferma che si &egrave; creato un inutile allarmismo sul caso, che dai primi esami effettuati dall&#8217; ARPAC si evinceva che il valore del PH era nei limiti previsti e che i risultati completi dei rilievi saranno comunicati luned&igrave; all&#8217; ente comunale.  </p>
<p> Ieri, invece, nelle prime ore del pomeriggio, si potevano ammirare in mare, nello specchio d&#8217; acqua tra Marina delle Barche e Lentiscelle, delle grosse chiazze giallognole, con sopra delle bolle, galleggiare sull&#8217; acqua. Davanti alla spiaggia Marina delle Barche, invece, si vedeva, guardando dall&#8217; alto, una torbida striscia marroncina in mare, molto meno densa di quella giallognola appena descritta, con la presenza di schiuma, qua e l&agrave;.  </p>
<p> A Capogrosso, in mattinata, si &egrave; vista la &quot;solita schiumetta&quot;, gi&agrave; descritta nelle precedenti parti dell&#8217; inchiesta, con annessa quella puzza che tanto ricorda quella che si percepisce nelle vicinanze di un depuratore. Come gi&agrave; espresso, con ogni probabilit&agrave; quella sporcizia, arrivata con la corrente nord-sud,&nbsp;scaturisce dal cattivo funzionamento del depuratore posto alla foce del fiume Lambro. Nel pomeriggio, invece, si sono notate un paio di chiazze giallognole, simili a quelle avvistate, nelle stesse ore, tra Marina delle Barche e Lentiscelle; a differenza di queste, a Capogrosso si presentavano senza quelle bolle descritte. Ci&ograve;, a detta di operatori che da anni lavorano su questa spiaggia, rafforza la possibilit&agrave; che si tratti solo, in questo caso, del terriccio mosso dal fondale.&nbsp;  </p>
<p> E nell&#8217; altro caso, quello della chiazza presente tra Marina delle Barche e Lentiscelle? Di cosa si tratta?  </p>
<p> In basso, le immagini del mare, nella zona tra Lentiscelle e Marina delle Barche. Le foto risalgono a ieri pomeriggio. L&#8217; ultima &egrave; stata scattata a Capogrosso, nelle stesse ore.&nbsp;  </p>
<p> PER PROBLEMI TECNICI LE IMMAGINI NON SONO MOMENTANEAMENTE VISUALIZZABILI. SARANNO RIPRISTINATE PRIMA POSSIBILE. </p>
<p> &nbsp;    </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Situazione edilizia del comune di Camerota, parla l&#8217;assessore all&#8217; urbanistica</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/intervistasituazione_edilizia_del_comune_di_camerota_parla_l_assessore_all_urbanistica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ermanno Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2009 10:35:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[Giosu&#232; Saturno esprime la sua visione urbanistica e le intenzioni della Giunta in relazione agli interventi possibili, alle storture presenti e alla riqualificazione dei nostri luoghi. Tra commissioni edilizie, piani regolatori, parcheggi e sviluppo dei servizi.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> Di seguito l&#8217; intervista a Giosuè Saturno, assessore all&#8217; urbanistica del comune di Camerota, risalente ad una quindicina di giorni fa.  </p>
<p> <span size="2" style=""></span> </p>
<p> <b>Si è parlato di una proroga della commissione edilizia. Cos&#8217;è? E che cosa è successo?</b><i><br /> </i> </p>
<p> Prima di tutto bisogna distinguere tra commissione edilizia comunale ( CECI ) e commissione edilizia integrata. La prima è competente per quanto riguarda i permessi a costruire , la denuncia di inizio attività. L&#8217;altra, quella integrata, è competente soltanto in relazione al paesaggio; dunque: la prima è vincolante&nbsp;sull&#8217; edilizia, la seconda sul paesaggio. Ai sensi dell&#8217; articolo 159 del codice del paesaggio, le funzioni per il rilascio dell&#8217;autorizzazione paesaggistica sono assegnate ai comuni. Noi ci siamo insediati il 6 giugno; il 31 giugno scadeva la commissione edilizia integrata, che può essere data in prorogatio. Intanto, è stata fatta una legge dello Stato che prorogava la commissione edilizia integrata fino al 31 dicembre 2009. Dunque: per poter poi formare le commissioni edilizie occorreva andare in consiglio comunale, ma non ne erano previsti per il periodo estivo. Tenendo presente che le commissioni edilizie erano bloccate da gennaio- con l&#8217;arrivo del commissario prefettizio- ho chiamato i rappresentanti dell&#8217; opposizione e ho avuto la conferma del fatto che si sentissero rappresentati dalla commissione edilizia esistente. Si è così effettuata una proroga di tale commissione integrata che rimarrà in carica fino al prossimo consiglio comunale, quando si voterà per entrambi le commissioni edilizie. In relazione a ciò, noi abbiamo intenzione, a differenza di quanto è accaduto in passato, di chiedere agli ordini professionali degli architetti e degli ingegneri di segnalarci i nomi di alcuni specialisti, nei diversi settori, che operano nella nostra zona. In tal modo, verrà garantita la professionalità dei componenenti della commissione.&nbsp;  </p>
<p> <b>Il consigliere di opposizione, Ciro Troccoli, ha indicato, nella grande quantità di pratiche in giacenza,la spinta principale alla proroga attuata. Nello specifico cosa s&#8217;intende?</b><i><br /> </i> </p>
<p> Per pratiche in giacenza si può intendere&nbsp;la manutenzione straordinaria di un tetto come la costruzione di una struttura. Tali pratiche in giacenza sono quelle che riguardano interventi del privato, poichè la parte pubblica era garantita anche quando c&#8217;era il commissario prefettizio.  </p>
<p> <b>Per quanto riguarda la Pianificazione paesaggistica, a livello generale, chi ha competenza?</b> </p>
<p> Secondo il codice Urbani, il piano paesaggistico è unico a livello regionale. una legge del 2004 aveva spostato alla Provincia tale potere, ora invece è di nuovo la regione a dover effettuare tale pianificazione. In questo momento però, ci si trova senza un piano paesaggistico vigente. Esistono, d&#8217;altra parte,&nbsp;altri strumenti: il piano territoriale regionale, il piano territoriale provinciale e il piano del Parco Nazionale del Cilento, ancora in attesa di approvazione.  </p>
<p> <b>Restringendo il campo, nel comune di Camerota, come siamo messi?</b> </p>
<p> Abbiamo il piano regolatore generale ( PRG ) approvato nel 1990, poi adeguato al piano paesistico del 1997. Dal 2004 è stato dato l&#8217;incarico di fare delle modifiche al PRG. Non è avvenuto. Il problema della lunga gestazione dei piani regolatori è cronico, nazionale. Purtroppo.  </p>
<p> <b>L&#8217;area della collina dietro al castello di Marina di Camerota è stata interessata dal proliferare di numerosi edifici, lavori, poi, in parte bloccati. Cos&#8217;è successo lì?</b> </p>
<p> Innanzitutto, il piano di lottizzazione di quell&#8217; area era previsto già da prima del 1985 ed è rimasto vigente da un punto di vista urbanistico. Da allora ad oggi, tutti i sindaci erano ben consapevoli del fatto che quella era un&#8217; area destinata alla lottizzazione: urbanisticamente è un&#8217;area C, destinata cioè all&#8217;ampliamento.  </p>
<p> <b>Dunque, in quel punto si può, per legge, costruire? </b> </p>
<p> Si può costruire tramite piani di lottizzazione. Questi sono piani attuativi. In seguito, in quell&#8217;area , sono sopraggiunti problemi burocratici per quanto riguarda l&#8217;autorizzazione paesaggistica: quando è stata rilasciata, se è stata rilasciata, se si poteva rilasciare un&#8217; autorizzazione paesaggistica per un piano di lottizzazione. Non ci si deve scandalizzare. L&#8217;edificazione è prevista in zone del genere.  </p>
<p> <b>E questo non confligge&nbsp; con qualche norma del Parco?</b> </p>
<p> No. Quello è un piano precedente, per cui il Parco non può far altro che assorbirlo.  </p>
<p> <b>In generale, le norme del Parco permettono quel tipo&nbsp; di costruzioni in quelle zone?</b> </p>
<p> Il Parco prevedeva diverse zone: A,B,C,D. La D è concepita come zona urbana, in cui quindi è previsto l&#8217;ampliamento. Quella collina è zona D, ed è edificabile, come previsto pure dal PRG approvato nel 1990.  </p>
<p> S<b>i è detto che il Piano Regolatore del Parco è ancora in via di approvazione. Cosa succederà con&nbsp; l&#8217;entrata in vigore di quelle normative?</b> </p>
<p> Sarà un piano sovraordinato a tutto, si dovrà per forza seguire. Purtroppo, però, è un piano redatto una decina d&#8217;anni fa. Dunque è un piano che ha fotografato un paesaggio che oggi è mutato, non è più quello. Pensa: si fa un piano per tutelare determinate aree. Poi, mentre si sta per approvare, dieci anni dopo, è ovviamente già vecchio. E&#8217; un problema grosso, tipicamente italiano. Come detto, abbiamo un PRG del &#8217;90.  </p>
<p> <b>Oggi che bisogna fare per costruire bene?</b> </p>
<p> L&#8217; urbanistica ha subito una mutazione sostanziale in questi anni. E&#8217; diventata una cosa complessa, ci sono diverse fasi per fare un piano: cartografia, relazione geologica, relazione agronomica, valutazione ambientale strategica&#8230;  </p>
<p> <b>Sta dicendo che è&nbsp; importante applicare delle competenze eterogenee? </b> </p>
<p> Certo. Determinati interventi necessitano di applicazioni diverse, anche a livello sociologico. E&#8217; importante avere degli interscambi con la popolazione del luogo soggetto a pianificazione, per capirne i bisogni, per capire come vorrebbero il proprio territorio. La cosiddetta urbanistica partecipata.  </p>
<p> <b>Come giudica, in generale, il modo in cui si sta costruendo in questo comune, al di là delle questioni normative e burocratiche? Si sta esagerando?</b> </p>
<p> Sicuramente. Penso che si possa osservare quella che definirei un&#8217; assenza di segno. Ci sono, ahimè, degli stereotipi acquisiti, televisivi, secono i quali:&#8221; la mia casa deve essere con le finestre in alluminio, con le tende in un certo modo&#8230;&#8221; A me viene in mente la scena del film I CENTO PASSI, quella in cui il protagonista guarda dall&#8217; alto l&#8217; aereoporto di Punta Raisi. Lui dice: &#8221; Alla gente quella cosa piace. &#8221; Dopo un po&#8217; le persone cominciano ad assimilare ciò che vedono, anche una grossa bruttura diventa parte di quel paesaggio e comincia a piacere.  </p>
<p> <b>La gente diventa tanto brutta quanto il paesaggio che vede?</b> </p>
<p> Più o meno si. Bisogna condurre la popolazione&nbsp;a comprendere l&#8217;importanza della bellezza, a capire cos&#8217;è davvero il bello.  </p>
<p> &#8230;<b>E a capire che una casa significa scarichi, significa impatto ambientale, estetica&#8230;  </b> </p>
<p> E&#8217; così. E in tal senso esistono le leggi a garanzia del territorio. Il problema lo vedo nella misura in cui le regole, più che non essere rispettate, non sono mai entrate a far parte della nostra cultura, del nostro modo di pensare. In costiera amalfitana c&#8217;è un uniformità architettonica e di stile che è entrata a far parte del modo di intendere il territorio da parte della popolazione. Noi siamo lontani da questo, stiamo riuscendo nell &#8216;impresa di imbruttire oltremisura i nostri luoghi. Abbiamo totalmente perso quel &#8220;segno&#8221; che ci caratterizzava.  </p>
<p> <b>Arrivando agli abusi edilizi: non pensa che in alcuni casi abbattere può essere un segnale che si dà&nbsp; in direzione di una svolta, come dire: &#8220;ricominciamo da zero&#8221;?</b> </p>
<p> In caso di enormi brutture, sono dell&#8217;idea che sia giusto e utile abbattere. Penso però&nbsp;che in molti casi sia meglio ricostituire il paesaggio e migliorare l&#8217;esistente, piuttosto che abbattere. Anche perchè, nel nostro comune, brutture eclatanti non ce ne sono. Ma in realtà, con i vari condoni che si sono susseguiti, tali opinioni lasciano il tempo che trovano: ci sono delle norme che sanano le situazioni di irregolarità. L&#8217; ultimo condono edilizio è del 2003, pochi anni fa.  </p>
<p> <b>Per quanto riguarda eventuali interventi , in relazione alle finalità turistiche, Quali saranno le azioni da compiere?</b> </p>
<p> E&#8217; importante rafforzare la parte dei servizi, non è necessario realizzare nuove strutture. Una cosa prioritaria da fare sono i parcheggi; delle aree previste per tale scopo dal PRG, nessuna è stata ancora sviluppata in tal senso.  </p>
<p> <b>I parcheggi non rappresentano un tipo di mobilità che bisognerebbe ridimensionare? Non girano troppe macchine d&#8217;estate?</b> </p>
<p> Bisogna fare un distinguo tra mobilità e parcheggi. In relazione al piano regolatore, si devono avere un tot di parcheggi proporzionalmente alle persone presenti sul territorio, ovviamente costruiti in aree strategiche, appena fuori dal centro abitato. Accanto a ciò, ci deve essere il contemporaneo sviluppo di un servizio urbano di trasporti per spostarsi facilmente nel paese, lasciando così le macchine nei parcheggi. Questo permette di ridimensionare il caos delle strade.  </p>
<p> <b>Si diceva dell&#8217;importanza di recuperare quel &#8220;segno&#8221;, dunque, pure&nbsp; quella qualità della vita, quella vivibilità del territorio. Se&nbsp; la qualità della vita spesso è inversamente proporzionale alla quantità, l&#8217;aumento dei parcheggi non va in senso opposto? </b> </p>
<p> Io , da urbanista, devo prevedere la presenza di un certo numero di servizi, di parcheggi in questo caso. Ma questo non preclude alla possibilità di migliorare la mobilità, il modo di concepire ed effettuare gli spostamenti, un modo più &#8220;sostenibile&#8221;. Ad esempio: garantendo un servizio-navette davvero efficiente.  </p>
<p> <b>Ritornando alla questione delle&nbsp; costruzioni nascenti e di eventuali abusi: è &#8220;normale&#8221; lo spuntare di case&nbsp; qua e là nelle zone periferiche della frazione di Marina?  </b> </p>
<p> Se non ci sono sequestri o atti del genere, sono ovviamente tutte costruzioni autorizzate da un punto di vista urbanistico. Funziona così: se possiedi un lotto minimo hai un tot di fabbricabilità, di cui lo 0,3% per casa colonica e lo 0,7% per stalla. Il problema sono i cambiamenti di destinazione d&#8217;uso. Tante di quelle case che &#8220;spuntano&#8221; dovrebbero essere per imprenditori agricoli&#8230;Questa situazione è&nbsp;stata in parte risolta e regolamentata da disposizioni del governo, secondo le quali per fare interventi di quel tipo devi essere esclusivamente un imprenditore agricolo, devi dimostrare di esserlo e di non svolgere altre attività. Anche questo è un problema italiano. La stalla che cambia destinazione d&#8217;uso non è di certo una novità nel panorama nazionale. Anzi. Però, si deve, per altri casi, tenere presente che il fatto di non avere piani regolatori aggiornati, ha provocato un vuoto regolamentare che di certo confliggeva con la necessità , indubbia e sacrosanta, di costruirsi una prima casa, ad esempio. Dunque, spesso l&#8217;abuso è stato fatto in buona fede, in mancanza di interventi che regolamentassero degli oggettivi bisogni di edificare e a volte, pure in conseguenza di errati consigli tecnici.  </p>
<p> <b>Quale primo intervento vorrebbe attuare come assessore all&#8217;urbanistica, anche in relazione ai controlli?  </b> </p>
<p> Una delle prime cose che intendo fare è adeguare il regolamento edilizio comunale, ormai vecchio e obsoleto. Quando ciò avverrà, esporre ai cittadini, in maniera pubblica, cosa c&#8217;è scritto nel regolamento. Verranno concepiti dei modelli, ad esempio, per il permesso a costruire e per la denuncia di inizio attività, in modo tale da velocizzare le operazioni burocratiche. Sarà la macchina amministrativa a riferire al cittadino cosa dovrà presentare. Queste iniziative sono previste per settembre-ottobre. Bisogna poi prevedere la formazione di figure di controllo, ad esempio dei vigili specializzati.&nbsp;  </p>
<p> &nbsp; </p>
<p> &nbsp; </p>
<p> &nbsp; </p>
<p> &nbsp; </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Ma il nostro mare è realmente così pulito? &#8211; Quinta Parte</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/inchiestama_il_nostro_mare_e_realmente_cosi_pulito_3/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ermanno Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2009 10:10:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inchieste]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo la presentazione dello scandaloso stato di abbandono in cui riversa il depuratore di Licusati, con tanto di scarico fogniario a cielo aperto a pochi passi dalla struttura arrugginita, presentiamo un caso virtuoso. Per dimostrare che gli scarichi delle fogne si possono depurare e per capire cosa succede in un depuratore attivo e perfettamente fuzionante.&#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"> Dopo la descrizione della cronica e dannosa assenza di un depuratore funzionante nel territorio del Comune di Camerota e la presentazione dello stato di abbandono in cui versa il depuratore di Licusati, con tanto di scarico fognario a cielo aperto a pochi passi dalla struttura arrugginita (<a href="https://www.giornaledelcilento.it/it/inchiestama_il_nostro_mare_e_realmente_cosi_pulito_2.html">https://www.giornaledelcilento.it/it/inchiestama_il_nostro_mare_e_realmente_cosi_pulito_2.html</a>), presentiamo un caso virtuoso. Come gi&agrave; espresso nella terza parte dell&#8217;inchiesta, ci&ograve; che avviene nei villaggi e in varie strutture turistiche in relazione alle modalit&agrave; di smaltimento dei prodotti fognari, resta un&#8217;incognita. Tra indiscrezioni, controlli &quot;allegri&quot; da parte delle autorit&agrave; e testimonianze varie, pare proprio che chi rispetti le regole in materia di depurazione rappresenti un&#8217;esotica eccezione. Neanche il Comune le ha mai rispettate. Amanti di Salgari e dell&#8217;esotico tutto, riportiamo un esempio di efficienza: il normale funzionamento dell&#8217;impianto di depurazione dell&#8217;Happy Village, un villaggio capace di ospitare fino a 750 persone. Perch&egrave; la normalit&agrave;, nella nostra terra, &egrave; una cosa eccezionale, straordinaria. Per dimostrare che gli scarichi delle fogne si possono depurare e per capire cosa succede in un depuratore attivo e perfettamente fuzionante.  </p>
<p align="justify"> La struttura si trova, ovviamente, nella parte &quot;bassa&quot; del villaggio, in un&#8217;area allestita ad hoc, nettamente divisa dal resto del complesso turistico, anche se nelle immediate vicinanze.&nbsp;  </p>
<p align="justify"> Ci sono le diverse vasche di raccolta, gli impianti di pompaggio, le tubature, i macchinari vari, i manutentori in azione, gli operai.  </p>
<p align="justify"> La prima fase del processo di smaltimento &egrave; la grigliatura. Attraverso delle griglie, appunto, vengono filtrate le carte e gli elementi simili e vengono raccolti in alcuni sacchi. Tali materiali verranno poi portati via da una ditta specializzata. In seguito, tramite un sistema di tubature, i liquami filtrati in tal modo arrivano in 2 pozzetti. Nel primo pozzetto si ferma la sabbia, ragion per cui questa fase del processo &egrave; detta di sabbiatura. Poi, in rapida successione, si trova la vasca di raccolta in cui si riversa il materiale fognario di tutto il villaggio; da questo punto inizia la vera e propria fase di depurazione. La prima vasca &egrave; in assenza di ossigeno, in quanto vi si espleta la fase di denitrificazione (si eliminano i nitrati dai liquami); poi si passa allo stadio ulteriore, quello dell&#8217;ossigenazione. In seguito, il flusso arriva in due decantatori in cui si aggiungono dei prodotti chimici detti flocculanti, affich&egrave; l&#8217;acqua si separi dai fanghi. L&#8217;acqua viene convogliata in un pozzetto e da l&igrave;, una pompa la conduce in una macchina che serve ad eliminare le sostanze solide sospese, a filtrare ulteriormente l&#8217;acqua. Quest&#8217;ultima viene poi clorata in alcune fasi che si susseguono a breve distanza. In tal modo si arriva alla fine del processo: le acque depurate vengono raccolte in apposite vasche e mandate alla fase detta di dispersione, cio&egrave; una gran parte di esse&nbsp;vengono utilizzate in opere di irrigazione. Questo per l&#8217;acqua. I fanghi, invece, vengono raccolti in altre vasche e vengono accumulati in altri sacchi, anch&#8217;essi poi smaltiti dalla ditta specializzata a cui si &egrave; fatto riferimento all&#8217;inizio della descrizione del processo.  </p>
<p align="justify"> Il sistema &egrave; complesso e lineare, sorprendente nella sua ciclica funzionalit&agrave;.  </p>
<p align="justify"> La piacevole evidenza &egrave; rappresentata dal fatto che c&#8217;&egrave; una vasca piena di liquami, un liquido di colore marroncino e, a pochi metri, c&#8217;&egrave; la vasca di raccolta delle acque depurate, un liquido di colore trasparente.  </p>
<p align="justify"> Alle domande sul costo della struttura e sull&#8217;aggravio economico relativo al mantenimento della stessa,&nbsp;l&#8217;addetto alla&nbsp;manutenzione riferisce:  </p>
<p align="justify"> &quot;L&#8217;ultima volta si sono spesi, per adeguarla alle nuove norme imposte dall&#8217;Unione Europea, pi&ugrave; di centomila euro. Costruire tutta la struttura penso costi sui 6-700 mila euro, sono tutte macchine costose. Per quanto riguarda il mantenimento, solo di prodotti si spendono circa 10000 euro l&#8217;anno. Ovviamente sarebbe un grosso risparmio allacciarsi al sistema fognario, ma il Comune dovrebbe avere a valle un impianto di depurazione per tutte le acque reflue (gli scarichi fognari) del suo territorio. Certamente non dovrebbe buttarle a mare direttamente, cos&igrave; come succede adesso&quot;.  </p>
<p align="justify"> Lo diciamo anche noi.  </p>
<p align="justify"> Ricordiamo che, tenendo presente la stima fatta da Giuseppe Volpe nell&#8217;intervista rilasciata (<a href="https://www.giornaledelcilento.it/it/inchiestama_il_nostro_mare_e_realmente_cosi_pulito_1.html">https://www.giornaledelcilento.it/it/inchiestama_il_nostro_mare_e_realmente_cosi_pulito_1.html</a>), la costruzione di un depuratore del comune di Camerota, comprendendo i necessari interventi di adeguamento della condotta sottomarina, costerebbe 5 milioni di euro. In teoria, soldi interamente finanziabili dalla Unione Europea, in relazione alla priorit&agrave; che spetta alle richieste di finanziamento che interessano territori compresi nelle famose aree SIC &#8211; sito d&#8217;interesse comunitario. E Camerota si trova in area SIC. Si pu&ograve; attingere ai finanziamenti fino al 2013, forse fino al 2015, tenendo in conto due anni di eventuale proroga. Ci si dar&agrave; una mossa, presentando progetti credibili ai prossimi bandi di finanziamento indetti dalla regione?  </p>
<p align="justify"> Qui di seguito, le immagini dell&#8217;impianto di depurazione dell&#8217;Happy Village. Nella terza immagine, si vede la vasca con i liquami, nella quarta il getto dell&#8217;acqua depurata, limpida. L&#8217;ultima foto ritrae lo scorcio del mare, all&#8217;uscita della zona del depuratore, scendendo verso la spiaggia.  </p>
<p align="justify"> PER PROBLEMI TECNICI LE IMMAGINI NON SONO MOMENTANEAMENTE VISUALIZZABILI. SARANNO RIPRISTINATE PRIMA POSSIBILE. </p>
<p> &nbsp;     </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ritrovato un ordigno bellico della seconda guerra mondiale a Capaccio</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/messaggi_della_storiaritrovato_un_ordigno_bellico_della_seconda_guerra_mondiale_a_capaccio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ermanno Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Aug 2009 06:17:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornaledelcilento.it/2009/08/23/messaggi_della_storiaritrovato_un_ordigno_bellico_della_seconda_guerra_mondiale_a_capaccio/</guid>

					<description><![CDATA[Ieri mattina, sulla spiaggia del litorale di Capaccio , in localit&#224; Foce Sele, &#232; stato ritrovato un ordigno inesploso di evidente matrice bellica. E' inervenuto il nucleo artificieri dell' Esercito.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"> Ieri mattina, sulla spiaggia del litorale di Capaccio, in localit&agrave; Foce Sele, &egrave; stato ritrovato un ordigno inesploso di evidente matrice bellica. Su segnalazione di alcuni bagnanti, gli agenti della polizia locale&nbsp; sono immediatamente giunti&nbsp;sul posto per circoscrivere e far sgomberare l&rsquo;area, richiedendo al contempo&nbsp;l&#8217;intervento del nucleo artificieri dell&rsquo;Esercito.  </p>
<p align="justify"> I caporal maggiori Lucio Cucciniello e Roberto Cerasino del 21&deg; Reggimento Genio Guastatori di Caserta, hanno successivamente prelevato l&rsquo;ordigno, rivelatosi una mina anticarro di costruzione tedesca&nbsp;risalente alla Seconda Guerra Mondiale. Ancora attiva e contenente la bellezza di 5,5 kg di esplosivo con innesco a pressione,&nbsp;&egrave; stata fatta poi&nbsp;esplodere in una cava abbandonata in condizioni di assoluta sicurezza.&nbsp;Come supervisore&nbsp;delle operazioni di rimozione e disinnesco c&#8217;era il sindaco di Capaccio Paestum, Pasquale Marino, insieme all&rsquo;assessore alla sicurezza, Salvatore Nacarlo. Sono intervenuti anche il comandante del Corpo Forestale dello Stato di Foce Sele ed i volontari del servizio 118 dell&rsquo;Humanitas a bordo di un&#8217;ambulanza.  </p>
<p> &nbsp; </p>
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		<title>Ma il nostro mare è realmente così pulito? Quarta parte</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/inchiestama_il_nostro_mare_e_realmente_cosi_pulito_2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ermanno Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2009 15:50:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inchieste]]></category>
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					<description><![CDATA[Prosegue l'inchiesta sui fattori inquinanti che minacciano la salute del nostro mare e della nostra terra. La quarta parte del nostro percorso &#232; incentrata sulla questione-depuratore, con una descrizione di quello di Licusati, finito, mai utilizzato e abbandonato. Con le immagini desolanti di com'&#232; adesso.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"> Gli episodi che confermano la seriet&agrave; del problema delle evidenze inquinanti relative al nostro mare sono riscontrabili giorno per giorno. Stanno l&igrave;, davanti ai nostri occhi e alle nostre orecchie, a testimoniare che non si pu&ograve; pi&ugrave; fare finta di nulla, che la questione ha una preoccupante continuit&agrave;, che l&#8217;equilibrio grazie al quale &quot;si tira avanti&quot; &egrave; davvero precario.  </p>
<p align="justify"> Due fatti: nella tarda mattinata di venerd&igrave;, davanti agli scogli in zona Punta, a Marina di Camerota, si potevano notare dei pezzi di escrementi sull&#8217;acqua, insieme ad una considerevole quantit&agrave; di una sostanza oleosa, probabilmente carburante di un&#8217;imbarcazione. In fondo alla pagina, testimoniano il fenomeno le immagini scattate da Stefano Celia, presente sul luogo. Nelle stesse ore, a Palinuro, invece, si &egrave; verificato un guasto alla condotta fognaria sottomarina; sono stati necessari degli interventi di riparazione, ragion per cui la spiaggia &quot;Ficocella&quot; &egrave; stata interessata da un provvedimento di divieto di balneazione, cessato sabato mattina. Pare che i lavori di riparazione delle tubature si siano conclusi nella serata.  </p>
<p align="justify"> Facendo un passo indietro, sul sentiero intrapreso nelle precedenti tappe di questa inchiesta,&nbsp;ci soffermeremo&nbsp;stavolta su quella che, tenendo presente le testimonianze dirette di vari operatori e osservatori e di un esperto della questione (l&#8217;ingegnere marittimo intervistato nella seconda parte dell&#8217;inchiesta), si pu&ograve; definire come una causa preponderante dei &quot;problemi di salute&quot; di cui soffre il nostro mare: l&#8217;inaccettabile mancanza, per il Comune di Camerota, di un sistema di depurazione degli scarichi fognari.  </p>
<p align="justify"> Partiamo dal livello del mare, per salire poi fino a Licusati.  </p>
<p align="justify"> A Marina di Camerota, il recente passato ci racconta che sono stati costruiti due depuratori. Il primo, quello del vallone delle Fornaci, non &egrave; mai entrato in funzione. Persone che da sempre seguono da vicino tali questioni, riferiscono di un singolare collaudo effettuato senza che vi fossero stati montati tutti i macchinari necessari ad un effettivo funzionamento del sistema.  </p>
<p align="justify"> Il secondo depuratore &egrave; quello che si trovava in zona Calanca: non ha mai funzionato in maniera adeguata. Le acque che ne uscivano non si potevano certamente definire depurate. &Egrave; stato smantellato. &Egrave; rimasto, orfano,&nbsp;solo il sistema delle condotte che, come &egrave; chiaramente emerso univocamente nell&#8217;inchiesta, &egrave; a sua volta imperfetto e inadeguato. Per quanto riguarda le altre frazioni del Comune, la situazione pare essere ombrosa e di certo non descritta ad alta voce. A Camerota e a Lentiscosa non si &egrave; mai neanche cominciato a pensare che forse un depuratore pu&ograve; essere utile. A Licusati, la situazione &egrave;, se possibile, ancora pi&ugrave; inquietante. Da quasi un decennio esiste un sistema di depurazione completo, ultimato, dotato di tutti i macchinari necessari. Non &egrave; mai entrato in funzione.  </p>
<p align="justify"> Giungendo nel cuore della piccola frazione, ci si immette in un sentiero sterrato in discesa. Percorrerlo in macchina non &egrave; impresa facile, soprattutto per i deboli di stomaco. Dopo qualche minuto si arriva ad un grosso spiazzale nel cuore della campagna, preceduto da un cancello aperto che pi&ugrave; aperto non si pu&ograve;. Entrando nella zona, si sente subito un odore spiacevole, puzza di fognature. Strano, viene subito da pensare, visto che il sistema &egrave; inattivo. Sulla destra si trova una piccola costruzione, &egrave; una cabina elettrica, da cui si sarebbe dovuta trarre l&#8217;energia per il funzionamento dei macchinari. Al centro del piazzale c&#8217;&egrave; il depuratore vero e proprio, diviso in due parti: da una parte le vasche destinate alla raccolta dei liquami, le pompe, i vari macchinari; dall&#8217;altra parte le vasche con i grossi rubinetti da cui sarebbe dovuta uscire l&#8217;acqua depurata. Tutta la struttura presenta evidenti segni di abbandono. I pezzi meccanici, le tubature sono per lo pi&ugrave; ricoperte di ruggine; le vasche di raccolta sono parzialmente riempite da acqua stagna ormai marroncina, che d&agrave; quasi l&#8217;idea di essere frutto dello scarico fognario, ma in realt&agrave; &egrave; acqua piovana &quot;stagionata&quot;. Camminando attraverso lo spiazzale e, avvicinandosi alla parte della delimitazione laterale scandita da reti divisorie, la puzza che si sente&nbsp;aumenta in maniera direttamente proporzionale allo spostamento. Guardando in basso, arrivati ormai alla rete, si capisce la provenienza del nauseante odore: oltre la divisione c&#8217;&egrave; un grosso tubo che riversa una gran quantit&agrave; di liquami di colore marrone direttamente nella terra, in un piccolo canaletto. Non c&#8217;&egrave; ombra di dubbio sul fatto che si tratti di scarichi di fogna. Percorrendo una stradina laterale che fiancheggia il canaletto in cui scorre un ruscello di acque reflue, la puzza si fa sempre pi&ugrave; insostenibile, al diminuire dell&#8217;energia cinetica e dunque della velocit&agrave; del flusso.  </p>
<p align="justify"> Dunque: esiste a Licusati un depuratore finito ma mai utilizzato, in evidente stato di abbandono e a pochi metri di distanza c&#8217;&egrave; uno scarico di liquami fognari che finisce direttamente nella terra, per immettersi probabilmente nel vallone delle &quot;Fornaci&quot;. Lo stesso vallone che termina a Marina di Camerota, dove &egrave; stato costruito in passato quel depuratore di cui si parlava sopra, anch&#8217;esso mai entrato in funzione. Sembrerebbe&nbsp;un piano diabolico che punta alla maggiore inefficienza possibile e al pi&ugrave; alto danno immaginabile per questi luoghi. &Egrave;&nbsp;quello che accade, semplicemente.&nbsp;  </p>
<p align="justify"> Com&#8217;&egrave; possibile che succeda una cosa del genere?&nbsp; Risalendo il sentiero sterrato, si notano alberi di fichi, piantagioni di grano, vigneti, more, un pozzo agricolo e varia ed eventuale natura. Quegli scarichi che si trovano l&igrave; vicino non faranno benissimo alla salute di questa terra, visto che nella fogna finisce di tutto: prodotti chimici, materiali inquinanti di vario genere, oltre agli escrementi.  </p>
<p align="justify"> Alla fine della terza parte dell&#8217;inchiesta, ci chiedevamo come i paesi dell&#8217;interno smaltissero i liquami, quale impatto questi ultimi avessero sul mare che bagna le nostre coste. Licusati, una parte dei suoi scarichi, li smaltisce cos&igrave;. Gli altri paesi del comune di Camerota, come detto, non hanno un depuratore, dunque si presume che facciano altrettanto, o che ci si comporti in maniera simile. O li raccolgono in vasche ed effettuano giganteschi e immaginifici espurghi? Cosa succede realmente? Perch&egrave; il depuratore di Licusati non &egrave; mai entrato in funzione ed &egrave; incredibilmente abbandonato? Chi ha la responsabilit&agrave; politica di tali scempi e cosa si ha intenzione di fare ora, adesso? Si metter&agrave; un altro carroponte sul porto per migliorare la fruibilit&agrave; del&nbsp;panorama o qualcuno penser&agrave; che un depuratore del comune di Camerota &egrave; indispensabile?  </p>
<p align="justify"> Il problema &egrave; molto grave, si aspettano risposte serie.  </p>
<p> &nbsp; </p>
<p> In basso, le immagini della sporcizia presente in mare in zona Punta, venerd&igrave; mattina. Subito di seguito, quelle del depuratore di Licusati e dello scarico fognario presente nelle immediate vicinanze della struttura abbandonata.  </p>
<p> PER PROBLEMI TECNICI, LE IMMAGINI NON SONO VISUALIZZABILI. SARANNO RIPRISTINATE PRIMA POSSIBILE. </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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