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	<title>Federico Autunno | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>Un cammino lungo 28 anni: San Biase di Ceraso dice «grazie» a Don Aniello</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/un-cammino-lungo-28-anni-san-biase-di-ceraso-dice-grazie-a-don-aniello/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Autunno]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2025 19:08:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Ceraso]]></category>
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<p>Si è concluso ieri sera, con l’ultima messa domenicale, il lungo cammino pastorale di <strong>Don Aniello a San Biase</strong>, piccola frazione del Comune di Ceraso. Un momento carico di emozione e gratitudine, vissuto intensamente dai cittadini del piccolo borgo che, per quasi trent’anni, hanno condiviso con lui un percorso di fede, crescita e comunità. Don Aniello ha saputo lasciare un segno profondo nella parrocchia di San Biagio, distinguendosi per il suo spirito di iniziativa e la costante attenzione verso ogni membro della comunità. Tante le iniziative da lui promosse nel tempo, tutte accomunate da un obiettivo chiaro: costruire una comunità inclusiva, capace di accogliere e non lasciare indietro nessuno. Al termine della celebrazione, le parole di un giovane parrocchiano – rappresentante di una delle tante generazioni cresciute sotto la sua guida – ha espresso il sentimento comune dell’intera comunità. Un tributo sincero e toccante, e molto emblematico, che ha testimoniato l’eredità spirituale e umana lasciata da Don Aniello. La serata si è poi conclusa in piazza, con una grande festa. Un saluto affettuoso a chi, per decenni, è stato non solo parroco, ma guida, amico e punto di riferimento per la gente di San Biase.</p>



<p>Ecco il discorso di ringraziamento rivolto al suo parroco dalla comunità di San Biase attraverso le parole di Federico:</p>



<p>“DON ANIELLO: IL PARROCO-COSTRUTTORE</p>



<p>Il noto intellettuale napoletano, Luciano De Crescenzo, avrebbe certamente parlato di “popolo d’amore” riferendosi alla splendida comunità di San Biase. Una comunità piccola, tra le più piccole del Cilento, eppure caratterizzata da un’insolita vivacità e voglia di fare.&nbsp;</p>



<p>Don Aniello, arrivando a San Biase 28 anni fa come giovane parroco, trova un terreno fertile che aspetta solo di essere seminato. È il matrimonio perfetto. Un parroco giovanissimo, da poco sacerdote, subito soprannominato “u uagliuncieddo”. È cilentano, proviene anche lui da un piccolo borgo qual è San Mauro, quindi conosce certe dinamiche. E forse anche per questo non ha difficoltà a calarsi nell’ambiente fin da subito. Nasce un rapporto particolare che pone le basi per far nascere grandi progetti. E i primi progetti non tardano ad arrivare: San Biase, tra la fine degli anni 90 e i primi anni 2000, è una comunità in fermento in cui si susseguono iniziative che spaziano dall’ambito culturale a quello religioso attualizzando quell’unione, storica ma non scontata, che lega la componente sociale alle radici cristiane della nostra civiltà. Così sono nate le prime inziative religiose ma anche sociali, dai catechismi “alternativi”, alle gite fuori porta e al mare. Don Aniello è un prete di campagna perché viene dalla campagna, e anche noi sanbiasesi veniamo dalla campagna. La campagna insegna il senso della praticità che si compie nella semplicità e spontaneità della sua gente. E Don Aniello incarna queste caratteristiche riuscendo ad avvicinare la gente alla Chiesa, non tanto alla messa domenicale, ma ai contenuti che essa esprime. È con questo spirito che nasce la Festa del Pane, il progetto più riuscito, la manifestazione comunitaria per antonomasia, senza scopo di lucro, ma a cui tutti vogliono partecipare nel segno dello spirito di appartenenza a una comunità che si riscopre, attraverso le proprie radici, per rimanere viva. E quando gli scoraggiati organizzatori della Festa del Pane si rivolgono a Don Aniello, pieni di dubbi, chiedendogli cosa dovranno preparare, lui li rassicura rispondendo: “pane e olio, non vi preoccupate”. E in effetti il pane è il simbolo del nostro borgo grazie alla presenza dell’antico mulino ad acqua alimentato dal fiume Palistro, e l’olio d’oliva è l’icona del nostro Cilento: elementi semplici ma al contempo essenziali, che provenendo direttamente dalla terra ne conservano il profumo e ne preservano il carattere. Quel carattere semplice ma fruttifero proprio com’è stato l’operato di Don Aniello. E ora quel “popolo d’amore” che per 28 anni ti ha seguito fiducioso, esprime la propria gratitudine nel momento in cui si è giunti a uno svincolo inevitabile che divide le nostre strade ma che non cancella il cammino fatto insieme.</p>



<p>&nbsp;Negli ultimi anni, al suo fianco, c’è stato Don Gennaro, presenza discreta ma preziosa, che con il suo sostegno silenzioso ha condiviso il cammino e rafforzato il legame con la comunità. Ringraziamo di cuore anche lui, per l’impegno e la vicinanza dimostrata.”</p>
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		<title>San Biase di Ceraso, torna la Festa del pane: il viaggio nel presente che riscopre il passato</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/festa-del-pane-un-viaggio-nel-presente-che-riscopre-il-passato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Autunno]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Aug 2025 16:11:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ceraso]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[A San Biase, sulle sponde del fiume Palistro, l’acqua continua a scorrere immutabile; sembra non percepire l’energia tumultuosa dei tempi che cambiano rimodellando la storia e travolgendo ogni aspetto della [...]]]></description>
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<p>A San Biase, sulle sponde del fiume Palistro, l’acqua continua a scorrere immutabile; sembra non percepire l’energia tumultuosa dei tempi che cambiano rimodellando la storia e travolgendo ogni aspetto della vita umana e comunitaria. Sorge sul versante sud ovest del Monte Gelbison – la divinità maestosa, alta 1700 metri, che sovrasta ogni cosa e che tiene insieme il filo della storia legando passato, presente e futuro in un’unione ancestrale e inscindibile tra il sacro e l’infinito che accarezza l’eternità. Quel Monte Sacro &#8211; fonte inesauribile di ricchezza, scrigno di biodiversità, rifugio per fauna e avifauna – capace di unire religione e geografia divenendo egli stesso punto cardinale, in grado di guidare l’uomo nell’orientamento con la sua cima più alta su cui sorge Il Santuario della Madonna, con la croce gigantesca in metallo che di notte, nei mesi estivi, s’illumina distinguendosi nell’oscurità universale. Il fiume Palistro scorre perennemente seguendo il suo abituale percorso, solcato e modellato nel corso dei secoli e dei millenni, fino a raggiungere l’estremità opposta del mare, in un legame perpetuo, contrapposto ma vitale, tra i due punti cardinali del Cilento: l’est e l’ovest, la montagna e il mare.</p>



<p>E forse proprio la presenza, rumorosa ma vitale, di quel corso d’acqua persuade i monaci basiliani quando risalendo la via del sale – antica via che collegava la zona costiera del Cilento (Velia, in modo particolare) con le aree interne dell’attuale Vallo di Diano attraverso lo snodo strategico del Passo della Beta, poco sotto il Monte Gelbison, per arrivare prima a Rofrano e poi a Buonabitacolo, sigillando un’unione territoriale e commerciale tra l’ovest e l’est destinata a radicalizzarsi come affinità culturale e restare indelebile nel corso dei secoli – decidono di erigere una Chiesa dedicata a San Biagio, (il cui culto proviene da Oriente) mille anni fa, attorno alla quale verrà poi a formarsi il piccolo borgo di San Biase. Ma oggi quel vecchio fiume segna soprattutto un confine naturale, simbolico ma tenace, tra il vecchio mondo della terra, a vocazione contadina e agroalimentare, e il nuovo mondo della tecnica, a vocazione tecnologica e industriale. Lì incontrando la tenacia perenne e inalterabile con cui il Palistro scorre verso il mare, perfino la globalizzazione – propulsore irrefrenabile ed emblema del mondo nuovo – si ferma, assumendo un atteggiamento rispettoso, come a voler riconoscere il carattere irrevocabile e strutturale della storia e della tradizione. Sui vecchi lavatoi posti ai margini del ruscello, non si vedono più le signore anziane che, piegandosi sulle ginocchia, si accingono a fare il bucato in modo sostenibile, con sapone fatto in casa utilizzando ingredienti e processi naturali. Non c’è più il vecchio via vai di persone che ripercorrevano a piedi il tragitto del fiume, ma in senso inverso, per raggiungere, ogni mattina, i luoghi montani dove una vivace attività di produzione forestale offriva posti di lavoro, con la vecchia funivia impegnata in un “hauts e bas” costante ma incisivo, capace di segnare un’epoca – quando San Biase non era solo un punto di partenza, ma anche un punto di arrivo grazie alle opportunità lavorative derivate dalla presenza di una fabbrica di lavorazione del tannino e da una intensa attività boschiva. Il vecchio mulino ad acqua &#8211; alimentato dal Palistro, e molto gettonato anche tra i residenti dei paesi circostanti per la macinazione del grano &#8211; oggi non svolge più le sue attività. C’è, invece, il desiderio di una comunità di resistere all’urto destabilizzante dei tempi, rinnovandosi per poi riproporsi sotto diverse spoglie ma con lo stesso spirito, plasmato nella storia e nella tradizione. La Festa del Pane, a San Biase di Ceraso, è anzitutto una manifestazione storico-culturale, un risveglio della coscienza comunitaria che si riscopre per rimanere viva. E mentre il fiume Palistro continua a scorrere eseguendo sempre lo stesso spartito &#8211; che dura da millenni, simboleggiando la dimensione spaziale e temporale della storia che si dilata per poi restringersi – senza perdersi d’animo. Perché alla fine tutto ritorna lì dove tutto è iniziato: all’acqua e alla terra.&nbsp;Appuntamento: 23 e 24 agosto a San Biase di Ceraso per la Festa del Pane.&nbsp;</p>
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		<title>La preoccupante deriva degli incendi boschivi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/la-preoccupante-deriva-degli-incendi-boschivi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Autunno]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jul 2025 17:52:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[cilento]]></category>
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					<description><![CDATA[L’era dell’Antropocene. È questa la definizione che alcuni scienziati hanno proposto per designare l’attuale epoca geologica in cui l’impatto delle attività umane è così profondo e diffuso da modificare in [...]]]></description>
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<p>L’era dell’Antropocene. È questa la definizione che alcuni scienziati hanno proposto per designare l’attuale epoca geologica in cui l’impatto delle attività umane è così profondo e diffuso da modificare in modo significativo il clima, l’ambiente e i processi naturali della Terra. Tra i diversi effetti tangibili dell’Antropocene non sorprende il significativo aumento e l’intensificazione del fenomeno degli incendi boschivi. Ma in questo quadro preoccupante non si possono escludere le responsabilità politiche per quanto riguarda la gestione forestale e territoriale, e la lotta agli incendi boschivi.&nbsp;</p>



<p>In Italia, il bilancio degli incendi — dolosi o colposi — è drammatico: ogni anno vanno in fumo decine di migliaia di ettari di soprassuolo boschivo.&nbsp; La soppressione del Corpo forestale dello Stato e il contemporaneo smembramento della sua flotta elicotteristica hanno di fatto aggravato la piaga degli incendi boschivi.</p>



<p>Il nostro Paese ha sempre fatto i conti con i roghi estivi, ma fino al 2016 — quando il Corpo forestale era ancora operativo nella lotta attiva agli incendi — la gestione risultava decisamente più efficace: ogni incendio bruciava in media 7,5 ettari di bosco e, nella maggior parte dei casi, veniva domato nella stessa giornata.</p>



<p>Con l’assenza del Corpo forestale sul territorio, i numeri sono peggiorati sensibilmente. Nel 2021, la media di superficie bruciata per singolo incendio è salita a 25,4 ettari, e anche i tempi di spegnimento si sono allungati.</p>



<p>Nel 2023, la situazione è ulteriormente degenerata: in molti casi, gli incendi hanno distrutto superfici comprese tra i 107 e i 232 ettari, con focolai rimasti fuori controllo per giorni, anziché essere spenti entro 24 ore come avveniva in passato. Nel corso del 2024 la situazione non è migliorata, anzi diversi incendi sono finiti fuori controllo con le fiamme giunte in prossimità dei luoghi abitati. È un bilancio sempre più negativo che grava sulle casse dello Stato e che ha un costo non trascurabile anche in termini di vite umane tra gli addetti al servizio antincendio.&nbsp;</p>
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		<title>La nuova deriva antiscientifica</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/la-nuova-deriva-antiscientifica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Autunno]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Apr 2025 17:32:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[“In una società impregnata di tecnologia come la nostra, ma sempre più assediata da nuovi profeti, impeti di irrazionalità e falsa ricerca del meraviglioso, allontanarsi dalla scienza o permettere che [...]]]></description>
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<p>“In una società impregnata di tecnologia come la nostra, ma sempre più assediata da nuovi profeti, impeti di irrazionalità e falsa ricerca del meraviglioso, allontanarsi dalla scienza o permettere che venga demonizzata, significa in realtà consegnarci ai veri demoni: l&#8217;irrazionalità, la superstizione, il pregiudizio, ed entrare in un&#8217;epoca di nuovo oscurantismo.” Con queste parole tratte da una delle sue opere più famose, &#8220;Il mondo infestato dai demoni. La scienza e il nuovo oscurantismo&#8221;,<strong> il famoso scienziato e divulgatore statunitense Carl Sagan</strong>, nato da una famiglia ebraica di origine russa, descriveva con impeccabile lucidità e con spassionato rigore scientifico la società attuale,<strong> la società della tecnica senza razionalità.&nbsp;</strong></p>



<p>La società negli ultimi anni, in particolar modo nell’ultimo decennio, ha subito notevoli trasformazioni tecnologiche che hanno cambiato in maniera radicale la vita delle persone. È cambiato il modo di comunicare e di fare informazione, e ciò ha avuto tra i suoi riflessi più significativi, in senso negativo, <strong>un notevole aumento della disinformazione</strong>, quindi una rinnovata e rinvigorita tendenza alla superstizione e all’irrazionalità. E questo aspetto di <strong>fragilità della società odierna</strong> è stato subito incalzato alla perfezione da molti <strong>movimenti politici di stampo estremista </strong>che, in varie parti del mondo, hanno notevolmente accresciuto la propria influenza anche attraverso un’operazione propagandistica che non si risparmia neppure di fronte alle sacrosante certezze scientifiche, frutto di decenni di studio e di ricerca.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>COLPIRE LA SCIENZA PERCHE’ LIBERALE E DEMOCRATICA</strong></h2>



<p>La forma di governo liberaldemocratica e i suoi principi fondanti sopravvivono con fatica all’urto destabilizzante del <strong>“nuovo” estremismo che avanza</strong>, in maniera quasi imperturbabile, in tutto il mondo e spesso progredisce fino a diventare governo degli Stati. Il nuovo approccio politico estremista, spesso di destra, tende a mettere tutto in discussione, non conosce senso del limite: <strong>colpisce i principi cardine della democrazia liberale</strong> e tutto ciò che essi rappresentano, tra cui spicca il rigore razionale del metodo scientifico. Non si limita più soltanto a minare le basi della scienza politica e della scienza economica attraverso la confutazione di dati e l’applicazione di politiche economiche rudimentali e molto dannose per lo sviluppo globale: compie un ulteriore e decisivo passo, si completa arrivando a mettere in discussione -e questo è molto pericoloso- le basi, la credibilità, della scienza chimica e della scienza biologica che, in combinazione, costituiscono la scienza medica. Questo aspetto è perfettamente funzionale a un’operazione diabolica di rimescolamento delle carte volta a delegittimare alcune certezze del passato per generare il caos. In altre parole, bisogna colpire la scienza perché emblema di razionalità, simbolo di democrazia, fonte rigorosa di verità sperimentalmente accertate, cosicché la menzogna, la superstizione, il pregiudizio, vengano percepite come “verità”; e in questo modo si genera il caos in cui la gente non riesce più a distinguere il “vero” dal “falso”, è confusa in modo perfettamente funzionale al “nuovo” potere politico che, in questo modo, trova terreno fertile per legittimare se stesso e “mascherare” la propria incapacità e incompetenza.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">OLTRE LA LOGICA DEL METODO SCIENTIFICO</h2>



<p>Il nuovo pensiero politico estremista e nazionalpopulista si fonda esplicitamente <strong>sull’ignoranza di massa</strong>, e dunque la coltiva anche attraverso la demonizzazione della competenza che è conoscenza ed esperienza messe insieme; la attua attraverso il taglio dei fondi destinati alla pubblica istruzione, e senza mai trascurare l’aspetto propagandistico sempre curato nei minimi dettagli, magari facendosi ritrarre mentre si viene applauditi da alcuni bambini inconsapevoli seduti tra i banchi di scuola. E la nuova deriva antiscientifica è parte integrante di tale processo, che non si frena neppure dinanzi al rigore del metodo scientifico, e anzi va oltre ribaltandolo completamente: non più l’approccio razionale, affidabile e verificabile del metodo di Galileo basato sulla formulazione di un’ipotesi che scaturisce dal sospetto, e sulla successiva e fondamentale dimostrazione della verificabilità del sospetto attraverso la realizzazione di esperimenti, l’osservazione empirica, la raccolta e l’analisi dei dati. Il nuovo approccio populista e antiscientifico va oltre la razionalità: è il sospetto a divenire conclusione, e diventa arma politica per demonizzare la competenza; e così quando qualcuno osa dire l’ovvietà viene tacciato di malafede o di essere in convergenza con gli interessi del grande capitale o di qualche “potere forte” mai ulteriormente specificato. Ad oggi, la nuova deriva antiscientifica è chiaramente evidenziata dalla “verità” diffusa e populisticamente dimostrata secondo la quale molte delle malattie e delle problematiche attualmente esistenti deriverebbero dal vaccino anti-Covid, come se prima non fossero mai esistite: si manifesta così un altro paradosso, il rimedio ad un male che ha provocato centinaia di migliaia di vittime diviene, nell’immaginario comune, il precursore per ulteriori mali, come in una spirale senza fine in cui a farla da padrone è il sospetto e la superstizione.&nbsp;</p>



<p>Per dirla con Chomsky: “Per ottenere il controllo sociale è necessario portare il pubblico a ritenere che sia di moda essere volgari, stupidi e ignoranti”. E se qualcuno cerca di proporre una strada alternativa in cui si valorizzano davvero la conoscenza e la competenza viene definito in modo dispregiativo come un “radical chic” o un “professorone”, appellativi senza contenuto il cui unico fine è screditare e demonizzare per fini demagogici. <strong>Non esiste una soluzione facilmente perseguibile a questa deriva populista e antiscientifica: è il tempo in cui la forma è più importante della sostanza. </strong>Spesso tra le possibili soluzioni proposte vi è l’<strong>aumento degli investimenti in istruzione</strong> – sebbene sia necessario investire in istruzione, è tuttavia illusorio credere di invertire la tendenza in questo modo. La società attuale è vulnerabile e immatura, non è più la società dei nostri nonni che hanno vissuto la tragedia della dittatura, della guerra, della fame e della miseria: viviamo nel benessere senza nemmeno apprezzarlo, e anzi crediamo che tutto sia dovuto e per sempre. Per sviluppare un sistema immunitario efficace contro le derive demagogiche colme di ignoranza e superstizione occorre toccare il fondo, scottarsi con le proprie mani per poi prenderne atto con i propri occhi. Del resto, è proprio questo che avviene quando si sta molto male e bisogna necessariamente ricorrere alla medicina, quindi alla razionalità della scienza, unica fonte di progresso in un mondo che vorrebbe regredire. <strong>La scienza è progressista</strong>.&nbsp;</p>



<p>Immagine generata con AI</p>
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		<item>
		<title>Capovolgere la realtà e ignorare la storia </title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/capovolgere-la-realta-e-ignorare-la-storia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Autunno]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Feb 2025 17:56:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[Pare che il Presidente Trump e il suo omologo russo Vladimir Putin abbiano avuto un colloquio telefonico di un’ora e mezza per iniziare ad abbozzare una possibile strategia di tregua [...]]]></description>
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<p>Pare che il Presidente Trump e il suo omologo russo Vladimir Putin abbiano avuto un colloquio telefonico di un’ora e mezza per iniziare ad abbozzare una possibile strategia di tregua in Ucraina, o meglio per manifestarsi quantomeno la reciproca disponibilità di farlo. E così, come un inevitabile riflesso, ha subito ripreso quota il dibattito, nel nostro Paese, tra le diverse opinioni sulla questione del conflitto russo-ucraino. In particolare, sono tornati alla ribalta gli ingenui e illusori ragionamenti propagandistici per i quali si sa chi è l’aggredito ma si cerca di ignorare la natura dell’aggressore. La Russia, sotto il ferreo e tirannico controllo del Presidente Vladimir Putin, conduce da ormai tre anni una guerra di aggressione nei confronti dell’Ucraina, uno Stato sovrano e libero, secondo logiche nazionaliste e aspirazioni imperialiste che nel 21° secolo appaiono assai antistoriche. Come ha ribadito, pochi giorni fa, il Presidente Sergio Mattarella in un suo discorso pronunciato a Marsiglia, la riflessione sul futuro dell’ordine internazionale non può prescindere dai fatti e dalle dinamiche che innescarono la seconda guerra mondiale poco meno che cent’anni fa.&nbsp;</p>



<p>IL PACIFISMO INATTUABILE. Dalla storia non si smette mai di imparare. Gli eventi che innescarono il secondo conflitto mondiale rappresentano una preziosa risorsa storica cui attingere per meglio comprendere gli scenari e le tensioni internazionali che caratterizzano il presente. A tal proposito, vorrei citare un esempio molto emblematico che ben testimonia come il pacifismo in molti casi sia incompatibile con la realtà. Uno degli scienziati più celebri del secolo scorso, Albert Einstein, era anche un fervente pacifista e antimilitarista tanto da arrivare a definire il militarismo come “l’arte di imparare a commettere omicidi”. Lo stesso Einstein, trasferitosi negli Stati Uniti d’America per via delle persecuzioni razziali che imperversavano nell’Europa degli anni trenta del secolo scorso, fu via via costretto a contraddire le sue convinzioni pacifiste perché incompatibili con il corso degli eventi. E così lo stesso Einstein, sebbene molto a malincuore, insieme ad altri scienziati, iniziò a fare pressione sul Presidente USA, Franklin Delano Roosevelt, affinché si adoperasse per sviluppare il programma nucleare prima che potessero riuscirci i tedeschi, con tutte le conseguenze del caso facilmente prevedibili e immaginabili. Ecco, questo è un classico esempio di come il pacifismo sia inattuabile quando sulla finestra della storia si affacciano personaggi aggressivi come Adolf Hitler e, più in generale, regimi autoritari che non tollerano il dissenso e che praticano il nazionalismo.</p>



<p>INDICARE LA PACE MA IGNORARE LA REALTA’. Parlare di pace impropriamente e senza cognizione di causa è quello che viene fatto costantemente da alcuni giornali ed esponenti politici italiani; molto spesso si arriva perfino ad accusare l’Unione Europea di “non volere” la pace ed altre fantomatiche invenzioni del genere. Tutti tentativi di evadere la realtà ignorando la storia e il corso degli eventi: la Russia ha invaso l’Ucraina nel febbraio 2022 impantanandosi in una guerra logorante che si è spinta ben oltre le presunte previsioni del governo russo. Il solo responsabile del conflitto è il governo russo e il Presidente Vladimir Putin: l’Europa, dal canto suo, ha fatto il possibile per scongiurare l’aggressione russa. Abbiamo dimenticato i numerosi tentativi di dialogo effettuati dall’Unione Europea? Abbiamo dimenticato le immagini molto significative degli incontri bilaterali in cui Putin riceveva Scholz e Macron seduto all’estremità opposta di un tavolo lungo diversi metri nel Palazzo del Cremlino? E cosa avrebbe dovuto fare l’Unione Europea di fronte a un’aggressione che rappresenta una chiara violazione del diritto internazionale? Forse per alcuni la scelta giusta sarebbe stata quella di lasciare indifesa l’Ucraina? Sono tutti interrogativi a cui si può facilmente rispondere prendendo atto che l’UE ha fatto ciò che era giusto. Certamente, questo nuovo scenario di tensione internazionale non rispecchia l’interesse della Russia né quello dell’Europa, e non si sarebbe verificato in assenza della strategia imperialista di Putin; l’unico Paese che concretamente ne trae beneficio, sotto il profilo economico-politico, è la Cina.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il premio Nobel per la chimica 2024 assegnato a tre studiosi delle proteine: David Baker, Demis Hassabis e John M. Jumper </title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-premio-nobel-per-la-chimica-2024-assegnato-a-tre-studiosi-delle-proteine-david-baker-demis-hassabis-e-john-m-jumper/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Autunno]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Oct 2024 12:44:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[David Baker]]></category>
		<category><![CDATA[Demis Hassabis John M. Jumper]]></category>
		<category><![CDATA[premio nobel per la chimica]]></category>
		<category><![CDATA[proteine]]></category>
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					<description><![CDATA[Il premio Nobel per la chimica 2024 è stato assegnato a tre studiosi delle proteine: David Baker, Demis Hassabis e John M. Jumper. Gli scienziati hanno vinto il Nobel per [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il premio Nobel per la chimica 2024 è stato assegnato a tre studiosi delle proteine: David Baker, Demis Hassabis e John M. Jumper. Gli scienziati hanno vinto il Nobel per la chimica grazie ai loro studi riguardanti la struttura delle proteine. Ma cosa sono le proteine? </p>



<p>Le proteine sono costituite da tanti ”mattoncini” chiamati amminoacidi. Questi “mattoncini” molecolari non sono tutti uguali: la natura ha bisogno di diversità per creare e armonizzare le sue opere più complesse. Gli amminoacidi che costituiscono le proteine sono 22, ognuno diverso dall’altro e con caratteristiche chimiche peculiari. Il nostro organismo, da solo, non è in grado di costruire tutti gli amminoacidi che occorrono per avere delle proteine funzionali; pertanto chiede aiuto all’ambiente esterno il quale gli rende disponibili ben 9 amminoacidi da assumere attraverso il cibo, e che vengono chiamati amminoacidi “essenziali”.&nbsp; I restanti 13 amminoacidi, invece, sono detti “non essenziali” perché l’organismo umano è in grado di sintetizzarli autonomamente.</p>



<p>Nel linguaggio quotidiano spesso sentiamo dire che “un determinato cibo è ricco di proteine”, in realtà questa affermazione non è scientificamente corretta perché le proteine assunte dall’alimentazione devono essere scisse nei loro amminoacidi; ben più corretto sarebbe affermare che “un determinato cibo è ricco di amminoacidi” i quali poi verranno assemblati, all’interno delle cellule, a formare le proteine, sulla base di specifiche istruzioni.&nbsp;</p>



<p>E come fanno le nostre cellule a costruirsi le proteine di cui necessitano? Per avviare la sintesi delle proteine che gli occorrono, la&nbsp; cellula mette in moto una vera e propria “fabbrica di costruzione” al cui vertice direttivo c’è il DNA. Il DNA contiene le “istruzioni” necessarie per avviare la sintesi delle proteine, e trasmette le sue direttive dall’interno del suo “ufficio” che sarebbe il nucleo cellulare, ovvero un compartimento cellulare, ben delimitato da membrane, posto all’interno della cellula stessa; funge da “centro di coordinazione” perché contiene l’intero patrimonio genetico con tutte le informazioni di cui la cellula necessita per svolgere le sue funzioni e mantenersi in vita. Il DNA è racchiuso nel suo luogo di lavoro, il nucleo, e non si azzarda ad uscire; se lo facesse probabilmente causerebbe la morte della cellula. La sintesi proteica, viceversa, avviene all’esterno del nucleo pur rimanendo sempre all’interno della cellula: in una zona definita citoplasma che occupa circa la metà del volume cellulare, costituita da una parte liquida detta “citosol” al cui interno sono dispersi tutti gli elementi funzionali, tra cui quelli necessari per la “costruzione” delle proteine.</p>



<p>Un altro aspetto da tenere in considerazione è che il DNA parla una lingua propria: pertanto c’è bisogno di un interprete e di un traduttore per rendere possibile una comunicazione efficace tra il nucleo e gli esecutori della sintesi proteica che si trovano al di fuori di esso, immersi nel citosol. La funzione di interpretazione delle informazioni contenute dal genoma (in gran parte DNA) è assegnata ad uno specifico messaggero, detto RNA messaggero. L’RNA messaggero, in un momento successivo, subisce una leggera modifica a causa della quale può uscire dal nucleo con tutte le informazioni necessarie per avviare la sintesi delle proteine, nel citoplasma. Il processo appena descritto, in biologia, è chiamato “trascrizione”.&nbsp;</p>



<p>Per sintetizzare una proteina non è sufficiente la trascrizione del DNA attraverso l’RNA messaggero: c’è bisogno anche di un ulteriore passaggio, la traduzione. La traduzione si potrebbe definire come “un’applicazione pratica” delle istruzioni trascritte dall’RNA messaggero; avviene nel citosol ed è un passaggio fondamentale che consente di tradurre il linguaggio genetico nel linguaggio proteico.&nbsp; A questo scopo entrano in gioco i ribosomi: complessi macromolecolari, con funzioni catalitiche, attraverso i quali vengono assemblate le nuove proteine. I ribosomi sono caratterizzati dalla forte presenza di RNA ribosomiale come componente essenziale: l’RNA ribosomiale fornisce un meccanismo efficace per la traduzione del trascritto dell’RNA messaggero in sequenze di amminoacidi garantendo l’interazione dell’RNA messaggero con un altro tipo di RNA, detto RNA transfer. L’RNA transfer è un vero e proprio “adattatore” che porta gli amminoacidi ai&nbsp;ribosomi e&nbsp;li colloca nella posizione corretta; in questo modo, amminoacido dopo amminoacido, viene a formarsi la proteina. Gli amminoacidi vengono legati gli uni agli altri a formare lunghe catene proteiche; e poi si avvolgono e si ripiegano in strutture tridimensionali&nbsp;uniche e peculiari, che servono a conferire a quelle date proteine una funzione specifica.&nbsp;</p>



<p>TUTTO E’ MOLTO COMPLESSO. Il dogma centrale della biologia ci dice che ad ogni gene (un gene, per farla breve, è un pezzetto di DNA) corrisponde una proteina; anche se recentemente sono stati scoperti geni non codificanti, il dogma è ritenuto ancora valido. Stando a questo asserto, potremmo dunque concludere che il numero di geni sia uguale al numero di proteine; in realtà il numero di proteine è assai maggiore rispetto al numero di geni del genoma umano, pari a circa 25.000 geni. Questa divergenza ha diverse cause tra cui la più importante è rappresentata da quel fenomeno che, in biologia, è noto come “splicing alternativo”: si tratta di un processo che consente di ottenere più RNA messaggeri partendo dallo stesso gene, che codificano per proteine diverse.&nbsp;</p>



<p>LA FUNZIONE DELLE PROTEINE. Le proteine sono di vitale importanza per il nostro organismo: svolgono innumerevoli funzioni e sono caratterizzate da specifiche strutture. Molto spesso accade che una specifica proteina sia deficitaria in alcuni individui a causa di errori che riguardano le istruzioni fornite dal DNA per la sua sintesi: si tratta della principale ragione per cui esistono le malattie genetiche rare.&nbsp;</p>



<p>IL GRANDE MERITO DEI TRE SCIENZIATI VINCITORI DEL NOBEL. David Baker, Professore all&#8217;Università di Washington, è riuscito a creare una proteina praticamente nuova, che prima non esisteva. Lo ha fatto grazie allo sviluppo di metodi informatici. La proteina si chiama Top7 ed ha una struttura peculiare che non esiste in natura; si tratta della prima proteina artificiale. Successivamente, il gruppo di ricerca del Professor Baker è riuscito a produrre ulteriori proteine inedite tra cui alcune che possono essere usate in nuovi farmaci, in vaccini, nanomateriali e minuscoli sensori.</p>



<p>Demis Hassabis, amministratore delegato di GoogleDeepMind, e John Michael Jumper, ricercatore senior presso GoogleDeepMind, sono riusciti a predire la struttura tridimensionale delle proteine a partire da una sequenza di amminoacidi attraverso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Grazie al modello di intelligenza artificiale che hanno sviluppato, detto AlphaFold2, sono riusciti a raffigurare la struttura di quasi tutte le proteine note, all’incirca 200 milioni. Il sistema AlphaFold2 ha un enorme potenziale perché può essere applicato per la realizzazione di numerosi studi scientifici. &nbsp;</p>



<p>Entrambi gli studi sono stati premiati per l’impatto rivoluzionario sulla ricerca scientifica, soprattutto in ambito biochimico: è ora possibile risolvere problemi complessi in poco tempo. Inoltre, conoscere meglio le proteine, e riuscire a predirne le strutture, oltre a crearne di nuove, può aiutare sensibilmente nella comprensione delle malattie e nella ricerca di nuove cure sempre più efficaci.&nbsp;</p>



<p>Foto: fai.informazione.it</p>
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		<title>Festa del pane, la comunità di San Biase: «Siamo stati abbandonati»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/festa-del-pane-la-comunita-di-san-biase-siamo-stati-abbandonati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Autunno]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Sep 2023 15:18:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ceraso]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[cilento]]></category>
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					<description><![CDATA[San Biase è una piccola frazione del Comune di Ceraso di 200 abitanti. Da vent’anni in questo piccolo borgo si tiene la Festa del pane, una delle sagre più attraenti, [...]]]></description>
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<p>San Biase è una piccola frazione del Comune di Ceraso di 200 abitanti. Da vent’anni in questo piccolo borgo si tiene la Festa del pane, una delle sagre più attraenti, caratteristiche e gettonate del Cilento. La peculiarità di questa festa, oltre all’ottimo cibo che è possibile degustare, è da ricercare nello scenario particolarmente suggestivo che si viene a creare grazie alla rara bellezza naturalistica del luogo. E questo è senz’altro uno dei principali motivi d’attrazione, grazie al quale la Festa del pane ha subito una notevole crescita, negli ultimi anni, in termini di afflussi e di notorietà. </p>



<p>Da qualche anno, ormai, questo luogo versa in uno stato di abbandono e di incuria. Per quanto riguarda l’area attrezzata, il bellissimo ponte di legno e le varie strutture in legno che costeggiano il fiume Palistro, lo stato di degrado e di trascuratezza appare evidente se si fa una passeggiata lungo il fiume. E tutto ciò è in forte contrasto con lo spirito costruttivo che da vent’anni anima la Festa del pane, il cui scopo principale è proprio quello di preservare il borgo di San Biase e cercare di rivalutarlo prendendosi cura anche degli aspetti più prettamente estetici. </p>



<p>Da qui, nasce il malcontento della comunità di San Biase per questa situazione: «Perché ci hanno abbandonati in questo modo?» Si chiedono. Negli anni passati era soprattutto la Comunità Montana di Vallo della Lucania a prendersi cura di questo posto. Con l’arrivo della pandemia, poi, qualcosa è cambiato, e come risultato quest’area, che è tra le più suggestive del Comune di Ceraso, è stata progressivamente abbandonata. </p>



<p>Come spesso accade in questi casi, si tende a nascondere alcune mancanze dietro al fatto che non sono disponibili sufficienti risorse economiche per provvedere agli interventi necessari. Se questa può rappresentare una valida ragione per non intervenire, allora sarà anche vero che più tempo passa, maggiore diventa lo stato di deterioramento e più ingenti saranno le risorse necessarie per porre rimedio. Il messaggio della comunità di San Biase e degli organizzatori della Festa del pane appare chiaro: «Provvedete ad effettuare gli interventi necessari e ad aggiustare il ponte in modo che il tutto possa essere ripristinato nel pieno delle sue funzioni in vista della prossima edizione della Festa del pane».</p>



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		<title>A San Biase la XX edizione della festa del pane</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/a-san-biase-la-xx-edizione-della-festa-del-pane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Autunno]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Aug 2023 14:50:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ceraso]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[ceraso]]></category>
		<category><![CDATA[cilento]]></category>
		<category><![CDATA[san biase di ceraso]]></category>
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					<description><![CDATA[Continua lo storico appuntamento con la festa del pane, a San Biase. L’evento, che quest’anno si terrà nei giorni 26-27 agosto, giunge alla sua 20esima edizione. Un’occasione speciale, quindi, per [...]]]></description>
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<p>Continua lo storico appuntamento con la festa del pane, a San Biase. L’evento, che quest’anno si terrà nei giorni 26-27 agosto, giunge alla sua 20esima edizione. Un’occasione speciale, quindi, per la comunità di San Biase, la quale da 20 anni si impegna con passione e dedizione nel portare avanti quella che ormai è divenuta una “tradizione “ che contraddistingue il borgo di San Biase nel contesto cilentano.</p>



<p>Questa festa nasce interamente dallo spirito di comunità. È lo spirito di comunità a rappresentarne il principale punto di forza, nonché la linfa che ogni anno la tiene in vita. Non vi sono interessi economici o personali, ma soltanto la voglia di fare di una comunità che ogni anno si mette in gioco con tutte le proprie energie. </p>



<p>Lo scopo principale di questo evento è, infatti, quello di far conoscere e valorizzare i punti di maggiore interesse storico, culturale, naturalistico e religioso che caratterizzano il borgo di San Biase, e che altrimenti rimarrebbero sconosciuti ai più. La valorizzazione del borgo è, dunque, uno degli aspetti più importanti che la festa si pone di perseguire. E numerosi sono gli interventi realizzati, in quest’ottica, nel corso degli anni proprio grazie alla festa del pane: dalla ristrutturazione della Chiesa di San Biagio alla restaurazione dell’antica cappella del 1600, dalla realizzazione della via del pane, un sentiero suggestivo che costeggia il fiume Palistro, per finire con l’inaugurazione, l’anno scorso, della Casa del Pane. </p>



<p>Non solo, attraverso la festa del pane si esprime anche la volontà di riscoprire antichi sapori e profumi che hanno caratterizzato la vita delle generazioni che ci hanno preceduto, i quali interpretano al meglio l’essenza del luogo. E che poi sono quelli tipici della dieta mediterranea, di cui il Cilento è uno dei maggiori epicentri. In un tempo sempre più dominato dalla globalizzazione e da nuove tendenze, anche culinarie, la festa del pane offre l’opportunità per fare un tuffo nel passato alla scoperta di vecchie tradizioni gastronomiche ormai scomparse. Il tutto avviene in uno scenario assai suggestivo, quello del fiume Palistro, in cui passato e presente si incontrano sulle note dell’acqua del fiume che inesorabilmente scorre come a scandire il ritmo del tempo. Il pane, prodotto semplice e al contempo essenziale, nonché elemento cardine della dieta mediterranea, è ancora preparato seguendo l’antica tradizione, con lievito naturale, in modo casereccio, dalle signore del paese. </p>



<p>Ma qual è il filo di congiunzione che unisce il paese di San Biase alla tradizione panificia? Indubbiamente ciò è da ricercare nella presenza, a San Biase, di un antico mulino ad acqua alimentato dalle acque del fiume Palistro. Questo mulino, tutt’ora funzionante sebbene ormai inattivo, ha costituito, nei decenni passati, un importante punto di riferimento non solo per gli abitanti di San Biase ma anche per molti paesi circostanti. Un aspetto da non trascurare riguarda il ruolo sociale assunto dalla festa del pane. I nostri paesi soffrono il fenomeno dello spopolamento. Il numero degli abitanti diminuisce di anno in anno, calano le nascite e aumentano le emigrazioni. </p>



<p>In questa cornice, l’evento dedicato al pane offre l’occasione per la formazione di un collante sociale in cui dare sempre più spazio alle giovani generazioni e favorire, in questo modo, l’interesse verso la propria terra e la consapevolezza delle proprie radici.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="804" height="971" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/08/364937014_1161221644835078_6815665727065189084_n.jpg" alt="" class="wp-image-161491" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/08/364937014_1161221644835078_6815665727065189084_n.jpg 804w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/08/364937014_1161221644835078_6815665727065189084_n-248x300.jpg 248w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/08/364937014_1161221644835078_6815665727065189084_n-768x928.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 804px) 100vw, 804px" /></figure>
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		<title>Curare le malattie rare: l&#8217;esperienza di Federico, alle prese con la RTD</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/curare-le-malattie-rare-lesperienza-di-federico-alle-prese-con-la-rtd/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Autunno]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Nov 2019 08:27:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Vallo della Lucania]]></category>
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					<description><![CDATA[In occasione della giornata di sensibilizzazione organizzata dalla fondazione CURE RTD, ho deciso di metter sù quattro righe che parlassero della mia esperienza personale con questa malattia, e si ponessero [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione della giornata di sensibilizzazione organizzata dalla <strong>fondazione CURE RTD</strong>, ho deciso di metter sù quattro righe che parlassero della mia esperienza personale con questa malattia, e si ponessero come obiettivo l’idea di avvicinare quante più persone possibili al mondo delle malattie rare, in questo caso della RTD.</p>
<p>Il mondo delle malattie rare è qualcosa di paradossale e misterioso per la maggioranza delle persone, una malattia è rara nel momento in cui presenta una casistica statisticamente marginale all’interno della società. Esistono innumerevoli tipologie di malattie rare, alcune più rare ed altre meno rare. In questo articolo vorrei parlare della mia esperienza con una patologia, non rara, ma rarissima: la “Brown-Vialetto-Van Laere”, poi rinominata nella moderna RTD, dall’inglese “Riboflavin Transporter Deficiency” (carenza del trasportatore di riboflavina, ossia la vitamina B2).</p>
<p>Si tratta di una patologia rarissima, tanto che la sua presenza nella popolazione mondiale è stimata 1/milione. La RTD è dovuta alle mutazioni di tre geni che, a seconda dei casi, sono, rispettivamente, responsabili delle tre diverse forme con cui la malattia può presentarsi. Esistono, infatti, tre tipi di RTD: di tipo 1 se le mutazioni coinvolgono il gene SLC52A1, ma le più comuni sono di tipo 2 se le mutazioni riguardano il gene SLC52A2, e di tipo 3 nel caso in cui il gene coinvolto sia SLC52A3. Tutti questi geni sono responsabili della RTD in quanto svolgono il fondamentale ruolo di fornire istruzioni per produrre le proteine trasportatrici delle riboflavina (vitamina B2).</p>
<p>Queste tre forme della malattia differiscono tra loro per la variazione di alcuni sintomi: la RTD di tipo 1 è quasi assente nella casistica di questa patologia (un solo caso riportato), nel caso della RTD di tipo 2 e di tipo 3, sebbene vi siano molti sintomi sovrapponibili, entrambe presentano fenotipi distinti. La RTD di tipo 2, ad esempio, è caratterizzata da una debolezza muscolare prevalentemente negli arti superiori e dalla perdita della vista dovuta all’atrofia ottica, invece, nel caso dell’RTD di tipo 3 la debolezza muscolare è più generalizzata su tutto il corpo.</p>
<p>Le mutazioni genetiche alla base dell’RTD sono anche il motivo per cui questa patologia è così rara. Stiamo parlando di una patologia la cui trasmissione avviene in modo autosomico recessivo, nel senso che gli individui con RTD hanno due copie mutate del gene responsabile della malattia. Dunque, un individuo con RTD non può che essere il frutto dell’unione di due genitori che possiedono entrambi lo stesso gene mutato, cioè sono portatori sani. E quindi si può notare che questo accade soltanto in quei casi in cui si verifica una serie di coincidenze genetiche; pertanto la malattia risulta essere estremamente rare. Molte malattie genetiche rare del sistema nervoso centrale hanno in comune questo aspetto dell’ereditarietà, si pensi alla SMA (atrofia muscolare spinale) o all’Atassia di Friedrich.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-86103 alignleft" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2019/11/1-300x283.jpg" alt="" width="300" height="283" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2019/11/1-300x283.jpg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2019/11/1.jpg 304w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Il corso della RTD può avere inizio in qualsiasi momento, dalla nascita fino ai 30 anni di età. Nel mio caso, per fortuna, la malattia è insorta, in modo pieno, solo a cavallo tra l’infanzia e l’adolescenza, quando avevo 11/12 anni.. Già dapprima avevo avvertito qualche lieve sintomo, come la paresi facciale e qualche problema di deglutizione e di equilibrio nella camminata, che tuttavia non mi avevano causato grossi problemi, anzi, erano quasi del tutto scomparsi a seguito del trattamento con immunoglobulina.</p>
<p>Il periodo cruciale arrivò all’età di 11 anni, nel 2010, anno in cui la malattia raggiunse il suo stato più avanzato. Iniziai a notare che non avevo più la stessa agilità di prima, quando giocavo a calcio con gli altri bambini non riuscivo più a essere abile come lo ero prima, ma ovviamente ci riprovavo sempre, con l’ingenuità tipica dei bambini. Non sarei mai riuscito a spiegarmi una cosa del genere, e spesso insinuavo che forse avevo bisogno di un po’ di allenamento, e quindi i miei genitori, preoccupati, logicamente mi iscrissero a un centro di fisioterapia.</p>
<p>Le mie condizioni peggiorarono sempre di più, avevo quasi perso la capacità di camminare in maniera autonoma e avevo serie difficoltà a deglutire da cui, inevitabilmente, scaturivano problemi di alimentazione. La situazione divenne sempre più insostenibile, finché alla fine dovetti andare in ospedale perché andai incontro ad “ab ingestis” (cibo di traverso) a causa delle difficoltà di deglutizione, con tutte le conseguenze del caso.</p>
<p>In seguito, fui trasferito all’ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma dove passai momenti molto drammatici. La mia vita era a rischio perché i medici non sapevano dove mettere le mani e non avevano la minima idea di quale potesse essere la mia diagnosi. La situazione era già di per sé tesa, ma a darle il colpo di grazia fu una crisi respiratoria che mi costò due mesi in rianimazione, la ventilazione artificiale e la tracheostomia.</p>
<p>Tuttavia, la storia ebbe un buon esito finale. Qualche mese prima che le mie condizioni degenerassero, era stato pubblicato quello che può essere considerato il primo, vero e proprio, studio sull’RTD, in cui si parlava degli effetti positivi del trattamento con la riboflavina. Di qui ebbe origine la fondamentale intuizione di un medico, esperto di malattie neuromuscolari, che associò le mie condizioni a quelle di un potenziale caso di RTD (al tempo BVVL, Brown Vialetto Van Laere) dando inizio al trattamento con riboflavina. Da quel momento in poi le mie condizioni iniziarono a migliorare grazie al trattamento con la riboflavina, e successivamente, per togliere ogni dubbio, la presenza dell’RTD venne geneticamente confermata.</p>
<p>Le mie condizioni migliorarono al punto che non ebbi più bisogno della ventilazione artificiale e il mio stato fisico mi consentì di affrontare un breve periodo di riabilitazione, al termine del quale ricevetti il via libera per tornare a casa.</p>
<p>Tuttavia, nonostante i grandi progressi iniziali, il mio stato clinico si è stabilizzato su livelli accettabili, ma non sufficienti.</p>
<p>Bisogna considerare, che nonostante la risposta favorevole alla riboflavina nella stragrande maggioranza degli individui con RTD (me compreso), essa non rappresenta una cura per la patologia. Il trattamento con riboflavina è in grado di stabilizzare/rallentare il processo della malattia, ma da sola non è sufficiente, e quindi vi è straordinario bisogno di aprire la strada verso altre strategie terapeutiche più efficaci.</p>
<p>Per quel che mi riguarda, in questi 9 anni che sono trascorsi dall’inizio del trattamento, la riboflavina mi ha garantito una buona qualità della vita, la stabilizzazione dello stato clinico su parametri accettabili, accompagnata da qualche lieve miglioramento, e soprattutto ha evitato quasi del tutto che insorgessero nuovi sintomi e che quelli esistenti deteriorassero.</p>
<p>Tuttavia, l’insieme dei sintomi da RTD, probabilmente di tipo 3 (sicché non ho grossi problemi di vista o di sordità), è rimasto essenzialmente intatto: la paralisi ponto-bulbare a causa della quale non riesco a muovere la maggior parte dei muscoli facciali, né a sorridere, chiudere le labbra, sbattere le palpebre o masticare senza affaticarmi; l’atrofia e le difficolta di movimento della lingua che significano problemi di deglutizione, e quindi, di alimentazione orale; la mancanza di equilibrio che mi impedisce di camminare in modo autonomo; il tono della voce che è totalmente assente e non mi consente di comunicare in modo opportuno; e così via. Di questo passo potrei continuare all’infinito, ma credo sia già abbastanza per comprendere quanto la vita possa essere difficile per coloro che debbono vivere con patologie neurologiche come la RTD.</p>
<p>Tutti questi sintomi hanno origine dal fatto che la RTD è una patologia che colpisce le cellule nervose motorie e sensoriali (neuroni) del midollo spinale e del tronco encefalico. La regione del tronco encefalico più colpita è conosciuta come regione ponto-bulbare, e contiene sia neuroni motori che neuroni sensoriali, detti neuroni cranici.</p>
<p>In presenza della RTD si verifica un grave deterioramento, o addirittura, la perdita dei motoneuroni., e inevitabilmente ciò comporta uno stato di progressiva debolezza e atrofia (riduzione del volume) nei muscoli, inclusi quei muscoli responsabili del movimento, della respirazione e della deglutizione.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-86104 alignright" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2019/11/2.jpg" alt="" width="254" height="288" />Il futuro delle persone con RTD è incerto, le conoscenze attuali non consentono di fare previsioni a lungo termine. Tuttavia le ragioni per credere che tutto vada per il meglio sono davvero ben fondate, basti pensare al fatto che solo dieci anni fa non esisteva alcun trattamento comprovato in grado di arrestarne i sintomi. I progressi compiuti dalla scienza, in questo caso dalla scienza medica, rappresentano delle ottime ragioni per credere che un giorno la RTD, così come altre malattie genetiche del motoneurone, possano essere curate in modo soddisfacente.</p>
<p>I risultati raggiunti dalla moderna scienza fino a pochi anni fa rappresentavano solo delle prospettive molto difficili da raggiungere, dal sapore quasi fantascientifico. Oggi, invece, la scienza mette a disposizione una vasta serie di possibilità terapeutiche in grado di prolungare e migliorare la qualità della vita delle persone con malattie neurologiche, basti pensare ai grandi risultati ottenuti dalla terapia genica.</p>
<p>La nostra vita e le nostre speranze sono interamente riposte nelle mani della scienza. Abbiamo disperato bisogno di approfondire le conoscenze relative alla RTD e sviluppare nuove potenziali strategie terapeutiche da combinare con la riboflavina. Pertanto vi è la straordinaria necessità di sostenere nuovi studi e finanziare ulteriori ricerche.</p>
<p>Ma esiste un grande ostacolo di natura economica, dovuto al fatto che nessuno, né gli investimenti pubblici né quelli privati, hanno il minimo interesse a finanziare lo studio di una malattia per cui esistono così pochi casi. La fondazione Cure RTD e l’apparato solidale da cui è sostenuta, rappresentano, pertanto, un’ancora di salvezza attraverso cui vengono costantemente finanziati e sostenuti nuovi studi.</p>
<p><strong>ABBIAMO BISOGNO DI VOI E DELLA VOSTRA SOLIDARIETA’!</strong></p>
<p><strong>Per maggiori informazioni consultare il sito: <a href="http://curertd.org/">http://curertd.org/</a> (facilmente traducibile dall’inglese grazie alla traduzione automatica di google).</strong></p>
<p><strong>Per collaborare o fare una donazione, consultare l’apposita pagina del sito: <a href="http://curertd.org/waystohelp/">http://curertd.org/waystohelp/</a></strong></p>
<p><strong>In alternativa: è possibile donare attraverso la pagina Facebook “Cure RTD”.</strong></p>
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		<title>San Biase di Ceraso, il 25 e 26 agosto il via alla 17° edizione della Festa del Pane</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/san_biase_di_ceraso_il_25_e_26_agosto_il_via_alla_17_edizione_della_festa_del_pane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Autunno]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Aug 2018 15:43:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornaledelcilento.it/2018/08/19/san_biase_di_ceraso_il_25_e_26_agosto_il_via_alla_17_edizione_della_festa_del_pane/</guid>

					<description><![CDATA["O pane re casa": a San Biase va in scena la XVII edizione della festa del pane fatto in casa. La festa che, come sempre, avviene a fine estate, nell'ultimo fine settimana di agosto, &#232; ben nota nel Cilento per via della straordinaria offerta di prodotti tipici della tradizione culinaria cilentana, e per via della suggestiva atmosfera che si viene a creare grazie alla bellezza naturalistica del luogo e al mormorio dello scorrere del Fiume Palistro]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;O pane re casa&#8221;: a San Biase va in scena la XVII edizione della festa del pane fatto in casa. La festa che, come sempre, avviene a fine estate, nell&#8217;ultimo fine settimana di agosto, &egrave; ben nota nel Cilento per via della straordinaria offerta di prodotti tipici della tradizione culinaria cilentana, e per via della suggestiva atmosfera che si viene a creare grazie alla bellezza naturalistica del luogo e al mormorio dello scorrere del Fiume Palistro. Ad allietare e rallegrare le serate, inoltre, non potranno mancare i tradizionali gruppi di musica popolare. Per i pi&ugrave; interessati ci saranno, invece, vari &#8221; excursus&#8221; culturali attraverso i quali ci si potr&agrave; immergere alla scoperta della storia del paese e della festa, e visitare lo splendido atrio dello storico palazzo baronale, nei pressi della piazza, appartenuto alla nobile famiglia dei Ferrara che furono un tempo &#8220;i signorotti&#8221; del paese. Tuttavia, la vera particolarit&agrave; della festa, per cui si distingue dalle altre feste sparse per il Cilento, sta nel fatto che il devoluto non verr&agrave; messo in tasca, ma sar&agrave; destinato al mantenimento, all&#8217;abbellimento e alla valorizzazione del centro storico del paese.</p>
<p><strong style="font-size: 1em;">IL PAESE:</strong><span style="font-size: 1em;">San Biase, frazione del Comune di Ceraso, si trova a pochi chilometri dalla cittadina di Vallo della Lucania, collocato in una posizione strategica, sul versante sud-occidentale del Monte Gelbison, &egrave; facilmente raggiungibile anche via superstrada. Il paese, posto ai piedi della catena montana sottostante al Monte Gelbison, si trova a 475 m di altitudine.</span></p>
<p><strong>LA STORIA: </strong>si ipotizza, sulla base degli studi effettuati, che le origini del paesello risalgano al X secolo d. C quando i monaci basiliani scelsero il pianoro situato lungo la via del sale (antica strada utilizzata dalle popolazioni antiche per scambiare il sale ricavato dalle saline di Velia con i prodotti dei territori interni) per erigere la Chiesa dedicata a San Biagio, attorno alla quale si and&ograve; via via aggregando la popolazione che in precedenza occupava in maniera sparsa il territorio circostante. La prima testimonianza documentaria di San Biase &egrave; una pergamena del 993 nella quale viene descritta la delimitazione dei confini del tempo. Tra la fine dell&#8217; XI secolo e la prima met&agrave; del secolo successivo, si verifica l&#8217;occupazione delle popolazioni normanne e la formazione della Contea di Principato all&#8217;interno della quale si former&agrave; la baronia di Novi. Nel 1292 il casale di San Biase fu donato all&#8217;abbazia clarense, in questo stesso periodo si ha notizia di un ospedale di San Biase destinato ad accogliere pellegrini e infermi della zona. Dal 1400 al 1700 il casale pass&ograve; nelle mani di diverse famiglie essendo anche oggetto di aspre contese. Nel 1799 come altri casali, San Biase si costitu&igrave; a municipio. Successivamente, durante il periodo del brigantaggio, nel casale si manifestarono diversi episodi che videro come protagonista la famiglia dei Ferrara.</p>
<p><strong>IL LUOGO DELLA FESTA</strong>: la festa del pane si svolge nei pressi dell&#8217;area attrezzata sulle rive del Fiume Palistro, nella quale si trova anche la seicentesca cappella della Madonna di Costantinopoli da poco ristrutturata, in una zona del paese particolarmente attraente, che si raggiunge attraversando lo stretto vicolo che la collega alla piazza principale nella quale si affacciano la Chiesa di San Biagio e l&#8217;antico Palazzo baronale.</p>
<p><strong>LE ORIGINI DELLA FESTA</strong>: la festa, nata 17 anni fa dall&#8217;iniziativa popolare, non &egrave; legata ad una specifica tradizione gastronomica del paese, che, tuttavia, rispecchia quella del territorio, ma alla presenza di uno dei mulini ad acqua pi&ugrave; antichi del Cilento. Il mulino viene alimentato dall&#8217;acqua del Fiume Palistro che scorre attraverso un canale appositamente creato, popolarmente detto &#8220;lovata&#8221; , la cui pressione del getto d&#8217;acqua confluisce sulle pale della grossa ruota in pietra generandone il movimento che dar&agrave; il via al procedimento della macinazione.</p>
<p><strong>IL PANE</strong>:interamente fatto in casa dalle mani esperte delle donne del paese, e con lievito naturale, &nbsp;&egrave; l&#8217;elemento cardine della festa, insieme ad altri prodotti da esso derivati come le &#8220;freselle&#8221;, generalmente preparate con il condimento di olio d&#8217;oliva e pomodorini freschi. Il procedimento con cui il pane viene preparato prevede l&#8217;utilizzo del lievito madre, &nbsp;che viene passato di mano in mano tra le donne del paese per via della difficolt&agrave; nel produrlo dovuta al particolare procedimento chimico. Il lievito, conservato necessariamente in un luogo con temperatura bassa, viene prelevato il giorno prima dell&#8217;impasto del pane ed esposto in un luogo caldo in modo da favorirne il naturale processo di accrescimento. Successivamente, una volta accresciuto, viene impastato, con l&#8217;aggiunta di acqua, farina e sale, lavorato e infornato.</p>
<p><strong>LE PIETANZE</strong>: la festa offre la possibilit&agrave; di gustare diversi piatti tipici della tradizione gastronomica del medio-alto Cilento: dalla pizza cilentana, in genere condita con salsa di pomodoro e formaggio grattugiato di capra, oppure bianca con le alici, alla pizza &#8220;schietta&#8221; (focaccia) ripiena. E poi, il soffritto di carne di vitello, la &#8220;fresella&#8221; condita con pomodorini oppure con i fagioli in salsa, la pizza fritta con salsa di pomodoro, la zuppa di fagioli con pane, i &#8220;zippulieddi&#8221; con i fiori di zucca, la salsiccia con gli broccoli e il pane col caciocavallo alla piastra.</p>
<p>Per qualsiasi dettaglio visitare il sito: https://festa-del-pane.webnode.it/</p>
<p><strong>&copy;</strong></p>
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		<title>Liceo Parmenide: l&#8217;alternanza scuola – lavoro diventa occasione per approfondire il tema del giornalismo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/liceo_parmenide_l_alternanza_scuola_lavoro_diventa_occasione_per_approfondire_il_tema_del_giornalismo_40346/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Autunno]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Oct 2017 15:03:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Tre giorni di lezioni e pratica sul tema del giornalismo: dalla struttura di un articolo al comunicato stampa, passando per le regole di base della deontologia e la realizzazione e diffusione di un comunicato e di un articolo per un quotidiano online]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 1em;">Vallo della Lucania: l&#8217;alternanza scuola &ndash; lavoro diventa occasione per approfondire il tema del giornalismo. Uno studente del Liceo Parmenide ha, infatti, tenuto un corso di nove ore suddivise in tre giorni per approfondire il tema del giornalismo con il capo &ndash; redattore del giornale del Cilento nell&#8217;ambito dell&#8217;alternanza scuola &ndash; lavoro. Lo studente, per la prima volta, ha avuto modo di approcciarsi con una realt&agrave; complessa ma stimolante come quella del giornalismo e di acquisire le dottrine fondamentali sia di natura giuridica che pratica.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-size: 1em;"> L&#8217;alternanza scuola &ndash; lavoro approvata nel 2015 con la riforma della Buona scuola &egrave; volta a incrementare le opportunit&agrave; lavorative e favorire le capacit&agrave; di orientamento degli studenti.&nbsp; Il ragazzo che ha frequentato il corso &egrave; uno studente della 4^A dell&#8217;indirizzo scienze umane del Liceo Parmenide che si dice molto soddisfatto dell&#8217;iniziativa in cui ha potuto constatare i vari trucchi del mestiere: come si scrive un articolo, quali sono le regole da rispettare, l&#8217;insieme di norme giuridiche sulla privacy e le tutele dei giornalisti, come diffondere una notizia attraverso un comunicato stampa <a href="https://www.giornaledelcilento.it/it/28_10_2017_morigerati_la_protezione_civile_incontra_i_cittadini_sui_temi_del_dissesto_idrogeologico_40345.html#.WfSeURR1VrM" target="_blank">che egli stesso ha scritto e inviato alle diverse testate giornalistiche</a>. </span></p>
<p><span style="font-size: 1em;">Il ragazzo ha descritto l&#8217;iniziativa come &laquo;assolutamente formativa&raquo; e ha dichiarato &laquo;il corso sul giornalismo &egrave; stato divertente e interessante, tutto il contrario delle cinque ore trascorse in una classe ad ascoltare lezioni che sembrano non finire mai&raquo;, aggiungendo, poi, qualche parola alle critiche mosse dagli studenti nei confronti dell&#8217;alternanza scuola &ndash; lavoro &laquo;l&#8217;alternanza scuola &ndash; lavoro &egrave; un&#8217;ottima iniziativa di fondo, ma sono sbagliate, a mio avviso, le modalit&agrave; con cui viene attuata e dubito che sia adatta a tutti gli indirizzi scolastici&raquo;.</span></p>
<p><strong>&copy;</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>La salvezza della Gelbison passa per i play – out e c’è il rischio derby</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/la_salvezza_della_gelbison_passa_per_i_play_out_e_c_e_il_rischio_derby/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Autunno]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 May 2016 07:08:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>
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					<description><![CDATA[Una stagione cominciata male. I problemi di natura amministrativa, riguardanti l&#8217;iscrizione alla categoria dilettantistica, e i frequenti cambi di allenatore sono stati solo alcuni dei tanti tratti che hanno influenzato negativamente la stagione. L&#8217;obiettivo minimo per&#242; &#232; stato conquistato: la Gelbison ha raggiunto i play &#8211; out ed &#232; pronta a tentare l&#8217;impresa in una partita, un vero e proprio scontro al termine del quale la squadra vincitrice rester&#224; in serie D]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 1em;">Una stagione cominciata male. I problemi di natura amministrativa, riguardanti l&rsquo;iscrizione alla categoria dilettantistica, e i frequenti cambi di allenatore sono stati solo alcuni dei tanti tratti che hanno influenzato negativamente la stagione. L&rsquo;obiettivo minimo per&ograve; &egrave; stato conquistato: la Gelbison ha raggiunto i play &ndash; out ed &egrave; pronta a tentare l&rsquo;impresa in una partita, un vero e proprio scontro al termine del quale la squadra vincitrice rester&agrave; in serie D. La squadra contro cui giocher&agrave; la Gelbison doveva essere il Leonfortese, ma a seguito del ricorso presentato dalla squadra siciliana al Collegio di garanzia dello sport c&rsquo;&egrave; la possibilit&agrave; che il Leonfortese non debba partecipare agli scontri salvezza. Il verdetto del collegio di garanzia del Coni &egrave; previsto per il 24 maggio, dunque per avere il quadro completo dei play out bisogner&agrave; aspettare circa due settimane. Nel caso in cui il Coni si dovesse esprimere in favore del Leonfortese, l&rsquo;Agropoli verrebbe risucchiato in zona play out e dovrebbe vedersela proprio con la Gelbison che, per&ograve;, non si concede distrazioni. Il tecnico Alfonso Pepe ha infatti dichiarato: &laquo;Abbiamo conquistato il primo obiettivo: i play out. Per noi comunque non cambia nulla, giocare contro Leonfortese o Agropoli &egrave; uguale. La gara sar&agrave; fuori casa quindi sicuramente molto insidiosa&raquo;.</span></p>
<p><strong>&copy;</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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