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	<title>Laura Del Verme | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>Paestum, riapertura del Museo Narrante inaugurata con incontro di studi dedicato a Umberto Zanotti Bianco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laura Del Verme]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Nov 2013 20:35:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Paestum ricorda l'archeologo e meridionalista Umberto Zanotti Bianco in occasione del 50&#176; anniversario dalla scomparsa. Appuntamento il 14 novembre 2013 tra le installazioni del Museo Narrante, riaperto al pubblico dopo anni di forzata chiusura]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Paestum ricorda l&#8217;archeologo e meridionalista Umberto Zanotti Bianco in occasione del 50&deg; anniversario dalla scomparsa. Appuntamento il 14 novembre 2013 tra le installazioni del Museo Narrante, riaperto al pubblico dopo anni di forzata chiusura.</p>
<p>L&#8217;incontro che si svolge sotto l&#8217;alto patronato del Presidente della Repubblica, &egrave; organizzato dal Mibact e da Italia Nostra. E tra i resti del Santuario alla Foce del Sele e del Museo dedicato alla memoria del grande studioso e della sua indimenticata compagna di ricerche, Paola Zancani Montuoro, riecheggiano nuovamente storie antiche e moderne, miti e immagini che raccontano il passato di un luogo che per secoli ha rappresentato la porta d&#8217;accesso alla Magna Graecia.</p>
<p>Alto, esile, elegante, cos&igrave; appare nelle immagini che raccontano la scoperta del Santuario, Umberto Zanotti Bianco, nato a Creta nel 1889 e morto a Roma nell&#8217;agosto del 1963. Uomo austero, studioso impegnato, non si capacitava che il resto del Paese non ardesse, come lui, di indignazione per la miseria che impastava, come unico ingrediente, la vita al Sud. <em>Da pi&ugrave; di vent&rsquo;anni questa popolazione vive in condizioni cos&igrave; degradanti da far arrossire di vergogna chi ha un po&rsquo; di fierezza umana</em>. Cos&igrave; scrive, a soli venti anni. L&#8217;avvento del Fascismo fu un trauma per un democratico liberale quale lui era; cerc&ograve; di ostacolare l&#8217;ascesa del regime con gesti eclatanti: nel 1924 restitu&igrave; ai Ministeri competenti le medaglie di benemerenza e i brevetti di guerra, per protestare contro l&#8217;infausto delitto di Giacomo Matteotti; nel 1925 fu tra i promotori firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti capeggiato da Benedetto Croce; nel 1930 ader&igrave; come attivista al movimento antifascista. Sorvegliato dalla polizia segreta fu arrestato nel 1941 e rinchiuso nel carcere romano di Regina Coeli. Fu poi internato per sette mesi a Paestum e successivamente a Sant&#8217;Angelo di Sorrento, per tornare libero solo alla fine del 1941. Furono quelli anni pesanti e dolorosi, soprattutto dopo il 1943 quando si avvicin&ograve; alla Resistenza e visse nell&#8217;anonimato presso amici per timore di essere catturato dai tedeschi. Alla caduta del Regime, dal 1944 al 1949 fu nominato presidente della Croce Rossa Italiana. Per le sue scoperte in archeologia fu insignito, insieme a Paola Zancani Montuoro, del premio Feltrinelli dell&#8217;Accademia Nazionale dei Lincei. Nel 1955, insieme ad Elena Croce fond&ograve; Italia Nostra, di cui fu anche il primo presidente.</p>
<p>Il Sud, ne era convinto, si riscatta solo con la cultura. Magari riannodando il legame con le antiche vestigia sepolte sotto tuguri e paludi e che, insieme con Paolo Orsi e Paola Zancani Montuoro, contribuir&agrave; a riportare alla luce. &#8216;Quel passato nobile che dorme sotto i piedi&#8217;, gli terr&agrave; compagnia nel triste periodo del confino; ed a dispetto della nascente dittatura, che ne ostacol&ograve; in ogni modo l&#8217;operato, Zanotti Bianco garant&igrave; al Paese due delle pi&ugrave; grandi scoperte del secolo: la gloriosa Sibari e le meraviglie del Santuario di Hera Argiva a Paestum. Allo Stato il compito di rinnovare quella straordinaria stagione di ricerche riaprendo ai percorsi di visita, un luogo finora negato e che ancora oggi rappresenta uno dei cantieri scuola di eccellenza delle Universit&agrave; campane. A&nbsp; grandi e bambini, il compito di animare le sale di un museo vivo e prezioso premiando lo sforzo economico finora fatto dalla Soprintedenza ai beni archeologici di Salerno per garantirne la sua riapertura. A noi cittadini, l&#8217;arduo compito di vigilare sulla sua salute e sulla sua corretta gestione.</p>
<p><strong>&copy;</strong></p>
<p>*archeologa, ispettore onorario del Mibact</p>
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		<title>Settembre Culturale: il castello di Agropoli si colora di giallo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/22-09-2013-settembre_culturale_il_castello_di_agropoli_si_colora_di_giallo-19962/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Del Verme]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Sep 2013 07:17:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Domenica, 22 settembre ospite della rassegna settembre culturale, la scrittrice Diana Lama, cardiochirurga napoletana cittadina cilentana d&#8217;adozione presenta il romanzo "L&#8217;anatomista" nelle sale del castello di Agropoli insieme a Piera Carlomagno]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Diana Lama &egrave; un medico specialista in Chirurgia del cuore. Numerosi sono ormai i suoi romanzi, apprezzati in Italia e tradotti in molte lingue, scrittrice dai molteplici interessi, &egrave; l&#8217;anima di parole in giallo un concorso che da anni coinvolge studenti di scuole elementari e medie e che da quest&#8217;anno si avvale del prestigioso partenariato della Societ&agrave; Dante Alighieri. Seconda classificata all&rsquo;edizione di quest&rsquo;anno, &egrave; una giovanissima studentessa di Agropoli: Sumanta Serrapede che la scrittrice premier&agrave; in serata.<br />L&rsquo;anatomista, &egrave; il titolo del romanzo che la signora del giallo presenter&agrave; nelle sale del castello di Agropoli insieme a Piera Carlomagno ed a chi scrive. Un romanzo che &egrave; anche un atto d&rsquo;amore verso Napoli, la sua citt&agrave;. Un amore complesso, una citt&agrave; sotto la citt&agrave;; una citt&agrave; dentro la citt&agrave;: una complessit&agrave; in continuo divenire. Cunicoli e caverne il sotto, splendidi edifici della Napoli borbonica il sopra. Napoli ancora oggi conserva intatto il suo fascino pi&ugrave; antico: l&rsquo;apparenza e il senso nascosto delle cose, ancora ambigui e sfuggenti.<br />Quale migliore ambientazione per un romanzo che indaga sul male e la sua capacit&agrave; di avvolgerci?<br />Prologo della vicenda &egrave; il filo rosso che &egrave; indicato al lettore: se non posso piegare gli dei superni, muover&ograve; l&#8217;Acheronte. Il famoso verso virgiliano che affascin&ograve; Freud fino al punto che ne fece il motto della nuova scienza che si accingeva a fondare: la psicoanalisi. Corridoi, meandri, anfratti, percorsi tortuosi, labirinti, caverne, profondit&agrave;, buio, silenzio: tanti sono i luoghi in cui si annida il male; tante sono le metafore che servono a descrivere l&rsquo;immenso universo della mente umana. Una continua discesa verso l&#8217;inferno, un continuo ritorno alla luce. Cos&igrave;, nel suo linguaggio &ndash; capace di alternare la descrizione pi&ugrave; corretta dal punto di vista medico alla sfumatura psicologica pi&ugrave; sfuggente &ndash; Diana Lama sembra creare una mappa della complessit&agrave;, della difficile opera di raccontare le vie del pensiero, della genesi del male e del rancore, dell&rsquo;amore e della dipendenza.<br />La trama, un&rsquo;indagine su due piani accomunati dalla stessa metodologia di lavoro: lo scavo, all&#8217;interno del corpo umano e nella psiche che ne governa i pi&ugrave; oscuri gesti e pensieri. Delitti e colpi di scena avanzano di pari passo con la ricostruzione delle drammatiche vicende personali della squadra investigativa, di cui diventa parte integrante una giovane psicologa, dal passato tormentato da una drammatica vicenda di abusi. Carnefice, investigatori e vittime sembrano ruotare intorno ad un unico punto: il dolore, la sofferenza. Il dolore inflitto alle vittime diventa piacere per l&rsquo;anatomista; la sofferenza vissuta nel passato riappare nel cuore e nella mente della giovane psicologa a svelarle confini e comportamenti altrimenti inspiegabili.<br />Il protagonista: un uomo che mutila i corpi delle sue vittime e li depone poi in luoghi pubblici, sempre pi&ugrave; rischiosi. Un uomo metodico e attento che nel suo percorso di follia s&rsquo;identifica con i metodi del principe di Sansevero; misterioso alchimista restio a rivelare i segreti delle sue invenzioni o eretico o pazzo visionario che ancora oggi calamita in un dedalo di viuzze migliaia di persone incuriosite dai suoi esperimenti, che apparvero autentici prodigi gi&agrave; ai suoi contemporanei.<br />Il suo messaggio intellettuale passato alla posterit&agrave; soprattutto attraverso il ricco simbolismo della Cappella Sansevero, alimenta ancora oggi un vero e proprio mito intorno alla sua persona, destinato a durare nei secoli. E&#8217; il fascino di una personalit&agrave; poliedrica che incarna i fermenti culturali e i sogni di grandezza della sua generazione. Cos&igrave; lo ricorda l&#8217;iscrizione apposta sulla sua lapide: Uomo straordinario predisposto a tutte le cose che osava intraprendere, celebre indagatore dei pi&ugrave; reconditi misteri della Natura.</p>
</p>
<p><strong>&copy;</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La guerra di Spartaco, una corsa per la libertà fermata tra Giungano e il Sele</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/25-07-2013-la_guerra_di_spartaco_una_corsa_per_la_libert_agrave_fermata_tra_giungano_e_il_sele-19147/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Del Verme]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jul 2013 16:12:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[L'antichit&#224; greco romana &#232; solo apparentemente estranea alla nostra epoca. Il ritratto che le fonti romane delineano di Spartaco &#232; quello di uno straordinario stratega che riesce a organizzare il suo esercito come una legione, fermato forse nella piana pestana nel 71 dall'esercito di Crasso]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;antichit&agrave; greco romana &egrave; solo apparentemente estranea alla nostra epoca se solo guardiamo alle cronache relative al suo zoccolo duro schiavista, alla brutalit&agrave; della sua etica bellicosa, alla ferocia dei suoi sanguinari giochi di gladiatori. La schiavit&ugrave; nel mondo antico &egrave; una necessit&agrave;, la premessa ineluttabile e redditizia &#8211; in mancanza dell&#8217;industria&nbsp;&#8211; di una primitiva globalizzazione imperiale. E, quando si parla di Spartaco, l&#8217;icona pi&ugrave; famosa dell&#8217;antica Capua, tra le maglie delle romanzate vicende che appassionano il pubblico, non si pu&ograve; non leggere e raccontare il nucleo di uno storico conflitto tra classi sociali e il volto di uno sconfitto.</p>
<p>Nelle Storie di Sallustio (libri III e IV) praticamente scomparsi, era narrato il resoconto pi&ugrave; completo della rivolta di Spartaco, avvenuta nel I secolo della nostra era. Molti studiosi di storia romana si sono cimentati nel tentativo di colmare questa lacuna facendo ricorso ad altre cronache e alle citazioni di autori dell&#8217;antichit&agrave;, poche in verit&agrave;, alla ricerca di dettagli sulla storia militare, economica, sociale e politica della Roma antica che potesse gettare su quella leggendaria rivolta di schiavi, e soprattutto sul loro celebre capo, una pi&ugrave; ampia luce. Il testo che certo meglio descrive modi e tempi della rivolta e le intenzioni del leggendario eroe trace &egrave; il saggio di Aldo Schiavone, Spartaco, le armi e l&#8217; uomo. Il quadro da lui proposto rende scrupolosamente conto di tutte queste indagini per proporre un ritratto estremamente lucido dell&#8217;uomo straordinario che tenne testa per quasi due anni alla potenza romana. Il capo amato e indiscusso di una ribellione che non fu capace di diventare rivoluzione. La cronaca della rivolta ha cos&igrave; tante lacune, che diventa difficile impegnarsi ad accertare quanto pi&ugrave; possibile la verit&agrave; sulle vicende che hanno legato il nome di Spartaco alle lotte per la libert&agrave;.</p>
<p>Il ritratto che le fonti romane delineano di Spartaco &#8211; protagonista fuori dal comune di una inaudita insurrezione di schiavi, ma persa a priori &ndash; &egrave; quello di uno straordinario stratega che riesce a organizzare il suo esercito come una legione e che con abili, astute ed efficaci sortite riesce a tenere sotto scacco e ridicolizzare, il pi&ugrave; potente esercito del mondo allora conosciuto. Guerriero della Tracia, schiavo gladiatore, legato a una sacerdotessa che morir&agrave; combattendo con lui, poi capo della guerra dichiarata contro Roma, Spartaco &egrave; un profeta della futura rivoluzione proletaria &#8211; in senso marxista &#8211; e vittima fatale dell&#8217;organizzazione del lavoro nel I secolo, di un disegno liberatore, troppo utopico, troppo presto azzardato. Un guerriero bello, astuto e geniale&nbsp;&#8211; gli storici romani sembrano affascinati dalla sua figura &#8211; che volle restituire, con eccessivo anticipo, la loro identit&agrave; e la loro dignit&agrave; agli iloti di Roma. Che pretendeva dal suo esercito ordine, rigore, disciplina pi&ugrave; e meglio di un generale romano, che ambiva ad attaccare la grande Roma e che, nell&#8217;attesa dell&#8217;occasione utile a colpire il cuore pulsante del potere, trascina 60.000 esseri umani organizzati come milizie regolari, su e gi&ugrave; per l&#8217;Italia per quasi due anni. L&#8217;unico eroe che sia mai riuscito ad attraversare secoli e secoli pur non avendo uno scrittore che lo celebrasse. Di lui non abbiamo che pochissime informazioni, non si conosce il suo volto, non fu mai identificato il suo cadavere.</p>
<p>La piana pestana &egrave; forse il campo di battaglia, ancora non ben identificato, nel quale Spartaco e le sue truppe furono massacrate nell&#8217; anno 71 della nostra era dall&#8217;esercito di Crasso, l&#8217;uomo pi&ugrave; ricco di Roma che paga con il sangue dei rivoluzionari il suo consolato. La loro leggendaria rivolta, iniziata da una razzia di armi e utensili nelle buie cucine della scuola gladatoria di Santa Maria Capua Vetere, diventer&agrave; una tale umiliante sconfitta per i romani che neppure l&#8217;ultima crudelt&agrave; riuscir&agrave; a placarli per secoli: i 6000 esseri umani crocifissi lungo la via Appia.</p>
<p>La battaglia finale risparmi&ograve; le vite di quei combattenti solo per lavare con l&#8217;umiliazione dei loro cadaveri lasciati a marcire al sole, il peso di quell&#8217;affronto. Monito di tutti, viandanti, soldati e cittadini sar&agrave; l&#8217;insopportabile puzza che saranno costretti a patire tutti coloro che nei mesi successivi alla sconfitta di Spartaco, percorreranno la strada che porta da Capua a Roma. Una sorta di macabro e perenne avvertimento a non riprovarci mai pi&ugrave;.</p>
<p>A ricordare l&#8217;uomo, lo schiavo, il guerriero: Peppe Barile e Laura del Verme nell&#8217;arena dell&#8217;anfiteatro campano di Santa Maria Capua Vetere, 26 luglio ore 22 e&nbsp;in replica alle 23.30.</p>
<p><strong>&copy;</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Paestum, in nome della rosa: rivive il simbolo dell&#8217;antica Poseidonia (FOTO)</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/31-05-2013-paestum_in_nome_della_rosa_rivive_il_simbolo_dell_antica_poseidonia_foto-18190/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Del Verme]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 May 2013 15:12:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Rivive la rosa di Paestum. Fiore assai raro, incanto per gli antichi visitatori della piana pestana che riportavano, nei loro scritti, la meraviglia di rose bifere e soavissime. Il perch&#233; di una cos&#236; grande fama &#232; da ricercare nel profumo e nell&#8217; abbondanza di petali&#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&laquo;Questa piana rivedr&agrave; ben presto tornare le sue rose celebrate. Ma il cielo ha qualche rosa, ora, e stasera la loro brevit&agrave; &egrave; fulminea&raquo;.&nbsp;Cos&igrave; scriveva Giuseppe Ungaretti</p>
<p>La qualit&agrave; della rifiorenza nelle rose era cosa assai rara, un incanto per gli antichi visitatori della piana pestana che riportavano, nei loro scritti, la meraviglia di campi rosseggianti di rose bifere e soavissime. Il perch&eacute; di una cos&igrave; grande fama delle rose di Paestum &egrave; da ricercare nel profumo e nell&rsquo; abbondanza di petali, che arricchivano costantemente il mercato di Roma. Nei secoli successivi all&rsquo;abbandono di Paestum, due sono le vivide visioni, nell&rsquo;immaginario collettivo, legate a questo territorio: le rovine dei templi e il rimpianto per una rosa rossa, rifiorente e profumata, oramai perduta.</p>
<p>Perduta, appunto, ma che la locale Soprintendenza, in collaborazione con il parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, intende oggi recuperare, nell&rsquo;allestimento di tre piccoli roseti delle variet&agrave; pi&ugrave; antiche. L&rsquo;ente parco del Cilento che da anni &egrave; impegnato nella riqualificazione dei paesaggi come fondamento dell&#8217;identit&agrave; dei luoghi, ha finanziato il ripristino dei roseti di Paestum che il 4 giugno, fioriti e bellissimi verranno presentati al pubblico. Il progetto nasce nel 2009 da un accordo stipulato con la soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, Caserta, Avellino e Benevento e relativo al progetto di ricerca scientifica per il recupero e la reintroduzione della rinomata Rosa di Paestum.</p>
<p>E&#8217; questa, quindi, un&rsquo;iniziativa che mira a recuperare un patrimonio floreale la cui origine &egrave; antichissima nonch&egrave; a far scoprire al grande pubblico quanto la rosa di Paestum, decantata da Virgilio, fosse preziosa e famosa nell&rsquo;antichit&agrave;. Questo progetto ha l&rsquo;ambizione di avvicinare ancor pi&ugrave; le Istituzioni a temi cari agli appassionati, ai turisti e ai ricercatori, in quanto nelle sale del museo Archeologico nazionale di Paestum, con la mostra Rosantico, verranno declinati nei loro elementi pi&ugrave; suggestivi la bellezza, il racconto mitico, le produzioni materiali e artistiche che hanno come protagonista assoluta la rosa. Il fiore oggi rivive nelle aree antistanti i templi dell&rsquo;antica Poseidonia e il suo reimpianto si inserisce in un percorso culturale che vuole valorizzare l&#8217;antica bellezza di questo sito attraverso i suoi simboli pi&ugrave; famosi: la sensualit&agrave; della dea dell&#8217;amore ed il suo fiore. L&rsquo;attestazione cos&igrave; alta della speciale relazione tra donna e rosa sotto il segno espressivo di una bellezza sovrana dipende dalla lunga fortuna di questo motivo nella letteratura greca, in particolare in quella ellenistica, che costituisce il sottinteso paradigmatico di tutta la poesia latina.</p>
<p><strong>&copy;</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>A Padula …son tornate a fiorire le rose: continua il progetto integrato &#8216;Rosantico&#8217;</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/24-05-2013-a_padula_son_tornate_a_fiorire_le_rose_continua_il_progetto_integrato_rosantico-18039/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Del Verme]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 May 2013 13:23:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Prosegue il percorso articolato del progetto integrato di archeologia, paleobotanica, valorizzazione sostenibile 'Rosantico'. Natura, bellezza, gusto, profumi tra Paestum, Padula e Velia, sullo spunto del recupero, nell&#8217;area dei templi, della variet&#224; botanica pi&#249; vicina alla rosa antica di Paestum celebrata da Virgilio]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Prosegue il percorso articolato del progetto integrato di archeologia, paleobotanica, valorizzazione sostenibile &#8216;Rosantico&#8217;, natura, bellezza, gusto, profumi tra Paestum, Padula e Velia, sullo spunto del recupero, nell&rsquo;area dei templi, della variet&agrave; botanica pi&ugrave; vicina alla rosa antica di Paestum, celebrata da Virgilio, a cura e per iniziativa del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni d&rsquo;intesa con la Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta. Seconda tappa del progetto &egrave; il reimpianto del roseto certosino, un ceppo antico di rosa banksiana, identificato dalla ricerca botanica nel corso del restauro esemplare del complesso monastico pi&ugrave; suggestivo d&rsquo;Europa.</p>
<p>Nel 2004 il recupero della Certosa di San Lorenzo in Padula si avviava a conclusione e, soprattutto, si stava concludendo il sorprendente recupero dei giardini, delle corti, dei chiostri e di tutte le aree esterne al costruito, aree che per circa un secolo e mezzo erano rimaste ricoperte da consistenti strati di terreno alluvionale depositato dalle ripetute inondazioni verificatesi dalla met&agrave; dell&rsquo;Ottocento. Un attento e sistematico recupero operato dalla sorprintedenza ai Beni Architettonici di Salerno e Avellino anche per le aree interne a uno dei complessi monastici pi&ugrave; grandi d&#8217;Europa permette oggi di riproporre a un attento visitatore lo stato che i laboriosi e fantasiosi padri certosini avevano immaginato e progettato per la loro &#8216;Citt&agrave; Celeste&#8217;. Come ha di recente ben messo in risalto Gennaro Miccio, il soprindentente a cui si deve la recente messa a punto del progetto di recupero del roseto certosino che si inaugura il 25 maggio, ore 11,30 nel chiostro del Priore, alla presenza di autorit&agrave; a cittadini, gi&agrave; gli studi che Alessandro Tagliolini aveva condotto sulla sistemazione e sui disegni dei giardini e del Desertum della Certosa avevano ipotizzato l&rsquo;esistenza di un diverso disegno di ogni spazio secondo un progetto che rispondeva alle esigenze spirituali dei padri certosini: all&rsquo;interno di ognuno dei ventisei appartamenti era un&rsquo;ampia area destinata a giardino, e non a orto da coltivare. Grandi riquadri, poi,&nbsp;riproducevano il Chiostro Grande, luogo centrale della vita claustrale.</p>
<p>Girdini questi che si offrono quale mezzo e strumento per dare modo al certosino di modellare la natura e per ricercare, attraverso la manipolazione della forma e dello spazio, l&rsquo;essenza stessa dello spirito. I monaci non avevano bisogno di coltivare la terra: la Certosa di Padula era ricca e godeva di cospicue rendite provenienti dai vasti provvedimenti. La cura del giardino costituiva per il monaco un ulteriore strumento che, unito alla preghiera, allo studio, alla contemplazione, alla pratica artistica, rendeva possibile gi&agrave; in questa vita ed all&rsquo;interno della Certosa, la concretizzazione della &#8216;Citt&agrave; Celeste&#8217; intesa quale preludio naturale del Paradiso.</p>
<p><strong>&copy;</strong><br />&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rosantico, boom di presenze a Paestum nel primo mese di apertura</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/27-04-2013-rosantico_boom_di_presenze_a_paestum_nel_primo_mese_di_apertura-17483/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Del Verme]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Apr 2013 18:03:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[Luoghi dove si produceva quel rhodinon, estratto appunto dalle rose, che attirava le matrone in preparazione per le Veneralia, le festivit&#224; in onore della dea della bellezza, che ha il suo spazio trionfale nella decorazione dell'anfora del pittore di Afrodite]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come si facevano belle le donne nell&#8217;antichit&agrave;? Molte ricorrevano certo a decotti di fiori, olii ed essenze profumate. Vanit&agrave; e lusso, cosmesi benessere, nel nome di una rosa che ha incantato poeti, intellettuali ed artigiani e che non esiste pi&ugrave;. Una narrazione visiva che parte dall&#8217;Afrodite di Sinuessa ed approda alla magia di un essenza conservata in centinaia di contenitori esposti su un tappeto di mirto e petali; queste sono alcune delle suggestioni che riesce fatalmente a ricreare Rosantico, la mostra visitabile dal 23 marzo al 31 ottobre al museo di Paestum curata da Adele Campanelli in collaborazione con Marina Cipriani, Gianni Avagliano, Michele Iodice e chi scrive.</p>
<p>Lo spunto &egrave; stato il ripristino del paesaggio naturale pestano, curato dall&#8217;ente parco del Cilento e declinato nel reimpianto di alcune coloratissime variet&agrave; di rosa, &#8216;discendenti&#8217; dell&#8217;antica rosa damascena nel parco della citt&agrave; antica. Nell&#8217;Iliade, Afrodite preserva il cadavere di Ettore nell&#8217;olio di rose, scrive Mauro Menichetti nel catalago, edito da arte&#8217;m, che raccoglie come tanti petali della rosa centifolia, contributi di archeologi, storici dell&#8217;arte, musicisti e giornalisti.</p>
<p>Ci sono passi che ripercorrono le tappe di una produzione artigianale che a Paestum e Capua aveva i suoi centri pi&ugrave; rinomati come ricordano Jean-Pierre Brun e Francesco Sirano. Luoghi dove si produceva quel rhodinon, estratto appunto dalle rose, che attirava le matrone in preparazione per le Veneralia, le festivit&agrave; in onore della dea della bellezza, che ha il suo spazio trionfale nella decorazione dell&#8217;anfora del pittore di Afrodite. E gli oggetti sembrano cos&igrave; esprimere la sintesi metaforica tra loro contenuti reali e quelli iconografici: il loro valore erotico, i loro magici effetti sulla vita amorosa di una donna.</p>
<p><strong>&copy;</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le meraviglie del Museo Archeologico Nazionale di Paestum, I. la tomba del Tuffatore: abbandonare la morte</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/27-10-2012-le_meraviglie_del_museo_archeologico_nazionale_di_paestum_i_la_tomba_del_tuffatore_abbandonare_la_morte-14840/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Del Verme]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Oct 2012 08:39:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 3 giugno del 1968 in localit&#224; Tempa del Prete, a 1,5 km a sud di Poseidonia, in una piccola necropoli, fu rinvenuta da Mario Napoli, intatta, l&#8217;unica tomba greca arcaica, dipinta con scene figurate, finora documentata a Paestum.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 3 giugno del 1968 in localit&agrave; Tempa del Prete, a 1,5 km a sud di Poseidonia, in una piccola necropoli, fu rinvenuta da Mario Napoli, intatta, l&rsquo;unica tomba greca arcaica, dipinta con scene figurate, finora documentata a Paestum. L&rsquo;archeologo riporta anche la notizia di una seconda tomba, dello stesso tipo, ma solo intonacata e priva di corredo, individuata e scavata nella stessa area. Quella del Tuffatore, &egrave; una tomba a cassa; decorata, nella lastra principale, con la celebre scena del tuffo, ed in quelle laterali con una scena di simposio. Un nucleo di immagini complesso, che &egrave; stato sempre considerato l&rsquo;espressione di una logica formale rigorosa, funzione di un livello psicologico profondo. Tutti gli studi sull&rsquo;argomento concordano sulla definizione di scena simbolica per quanto riguarda il tuffo che non pu&ograve; essere interpretato come una situazione reale, cio&egrave; un tuffo sportivo.</p>
<p>Chi si spinge ad una lettura iconologica della narrazione visiva, ricostruisce un contesto culturale che ha le sue radici pi&ugrave; profonde nella poesia colta e nella tradizione mitica ed istituisce un rapporto tra il momento del simposio ed il gesto del tuffarsi, dimostrando cio&egrave; che l&rsquo;esperienza conviviale del simposio, dell&rsquo;abbandono causato dalla musica, dall&rsquo;eros, possa connotarsi come l&rsquo;immersione nel mare di una diversa dimensione della conoscenza. Tuffarsi, lasciando una data realt&agrave; &egrave; il primo gesto di defezione dalle norme che chi esercita il potere impone alla societ&agrave; e ai singoli. Diventa, se legato ad un momento estremo come quello della morte, la ferma volont&agrave; di poter assaporare la forte emozione di chi prende definitivamente congedo dalle forme, condivise o subite in vita, del dominio.</p>
<p>E&rsquo; un gesto semplice che riveste molteplici significati: aprirsi all&rsquo;ignoto, paura per ci&ograve; che &egrave; sconosciuto, curiosit&agrave; per ci&ograve; che &egrave; altro, incontro con un universo differente, sospensione tra mondi diversi. In chiave politica, il tuffo &egrave; una metafora della presa di parola, di quell&rsquo;atto che prende le distanze dall&rsquo;ordine costituito e si pone in un rapporto conflittuale con esso. Se non fosse irriverente, si potrebbe dire che l&rsquo;atto del tuffarsi &egrave; una metafora di una militanza che si pone in un rapporto dialogico, alla pari con la realt&agrave; che vuole trasformare. &nbsp;In chiave psicologica indica sia un gesto di libert&agrave;, ma anche la scommessa di mettersi in gioco rispetto una situazione di cui si conosce poco o forse nulla. &nbsp;</p>
<p>Esposta nelle sale del Museo Archeologico Nazionale di Paestum, la scena offre, ad un attento visitatore, innumerevoli suggestioni. Il nostro Tuffatore cade dall&rsquo;alto, dov&rsquo;&egrave; la vita, nell&rsquo;Oceano della Morte. &Egrave; l&rsquo;interpretazione di Mario Napoli e di Ranuccio Bianchi Bandinelli che riprendono un passo isolato della tradizione omerica nel quale vengono ricordati come un unico contesto: le correnti di Oceano, la Rupe Bianca, le porte del Sole ed il popolo dei Sogni (Odissea XXIV, 11-12).</p>
<p>Nel breve racconto di Kafka, <em>La Partenza</em>, al servo che gli sella il cavallo e gli chiede dove vada, il padrone risponde: <em>&ldquo;Non lo so. Pur che sia via di qua, via di qua, sempre via di qua, soltanto cos&igrave; posso raggiungere la mia meta.&rdquo;</em> Anche questa risposta ben si adatta all&rsquo;enigmatico salto del tuffatore pi&ugrave; vecchio del mondo.</p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Patentino di guida turistica, avviate le procedure per l&#8217;esercizio della professione</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/03-10-2012-patentino_di_guida_turistica_avviate_le_procedure_per_l_esercizio_della_professione-14523/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Del Verme]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Oct 2012 09:55:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opportunità]]></category>
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					<description><![CDATA[Pubblicato sul bollettino della Regione Campania l&#8217;attesissimo avviso pubblico per la professione di guida turistica. I candidati dovranno sostenere un esame di abilitazione che si articoler&#224; in due prove, una scritta, da svolgersi mediante il sistema di valutazione dei test a risposta multipla ed una orale.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblicato sul bollettino della Regione Campania l&rsquo;attesissimo avviso pubblico per la professione di guida turistica. Le <strong>domande di ammissione devono essere presentate esclusivamente on line</strong>, attivando un&#8217;applicazione informatica disponibile all&#8217;indirizzo <a href="http://www.ripam.it/stepone" target="_blank"><strong>http://www.ripam.it/stepone</strong></a> e seguendo le istruzioni ivi specificate. <strong>Il sistema sar&agrave; attivo dal giorno 15 ottobre 2012 mentre il termine di scadenza per la presentazione delle istanze &egrave; fissato al 14 novembre 2012.</strong></p>
<p><strong>I candidati dovranno sostenere un esame</strong> di abilitazione che si articoler&agrave; &nbsp;in due prove, una scritta, da svolgersi mediante il sistema di valutazione dei test a risposta multipla, ed una orale. La banca dati dei quiz dalla quale saranno sorteggiati quelli oggetto della prova scritta sar&agrave; pubblicata sul sito del Formez <a href="http://www.ripam.formez.it" target="_blank">http://www.ripam.formez.it</a> trenta giorni prima dell&#8217;effettuazione della prova medesima. La prova orale verter&agrave; sulle materie della prova scritta, con l&#8217;esclusione delle nozioni di cultura generale, e su almeno una lingua straniera a scelta del candidato.</p>
<p>Regole nuove anche per coloro che gi&agrave; sono in possesso del patentino sono scaricabili dall&#8217;indirizzo <a href="http://www.ripam.it/stepone" target="_blank"><strong>http://www.ripam.it/stepone</strong></a>.</p>
<p><strong>L&#8217;esame</strong> finalizzato ad ottenere l&#8217;estensione linguistica da parte delle guide turistiche gi&agrave; abilitate presso la regione Campania &egrave; soltanto orale e verter&agrave; sulle lingue prescelte, lo stesso vale per ottenere l&#8217;estensione territoriale dell&#8217;abilitazione.</p>
<p>Sul Bollettino Ufficiale della regione Campania e sul sito istituzionale <a href="http://www.regione.campania.it" target="_blank">www.regione.campania.it</a>,&nbsp;<strong>verr&agrave; pubblicata, almeno 15 giorni prima del suo svolgimento, la data e la sede della prova scritta.</strong><br /> <strong>Tale pubblicazione avr&agrave; valore di notifica ad ogni effetto di legge.</strong>&nbsp;<strong>La data della prova orale verr&agrave; comunicata all&#8217;interessato attraverso convocazione scritta almeno 20 giorni prima del suo svolgimento.</strong></p>
<p><strong><br /></strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mille e una… Archeologia: notti d’estate anche al Parco Archeologico di Velia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/12-08-2012-mille_e_una_archeologia_notti_d_estate_anche_al_parco_archeologico_di_velia-13839/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Del Verme]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Aug 2012 07:12:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornaledelcilento.it/2012/08/12/12-08-2012-mille_e_una_archeologia_notti_d_estate_anche_al_parco_archeologico_di_velia-13839/</guid>

					<description><![CDATA[Visite naturalistiche, concerti e passeggiate filosofiche negli scavi archeologici di Elea-Velia con &#8220;L&#224; &#232; la porta dei sentieri della Notte e del Giorno&#8221; e &#8220;La via dell&#8217;essere, in viaggio con Parmenide&#8221; in occasione di "Mille e una&#8230; Archeologia".]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 1&deg; agosto al 31 ottobre 2012 le aree archeologiche e i musei della <strong>Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta</strong> aprono gratuitamente le porte al pubblico in orario notturno. Le visite sono arricchite da un programma di proposte al pubblico in date speciali o con percorsi particolari: si chiama <strong>&lsquo;Mille e una Archeologia&rsquo;</strong> e mette in luce i vari modi con cui rendere viva una disciplina classica.</p>
<p>Nelle sedi di Paestum, Velia, Minori e Santa Maria di Capua Vetere, il calendario delle aperture e il programma degli eventi, differenziati per ciascuna sede, comprenderanno visite guidate, concerti, spettacoli teatrali, mostre temporanee, iniziative per i bambini, degustazioni e conferenze tematiche.<br /> Un&rsquo;occasione per conoscere o ritrovare gli eccezionali siti archeologici della Campania antica, resi ancora pi&ugrave; affascinanti dall&rsquo;atmosfera della notte.</p>
<p>Ammirare i templi di <strong>Paestum</strong>, ripercorrere le vicende degli Etruschi di <strong>Pontecagnano</strong>, passeggiare tra le rovine della citt&agrave; antica di <strong>Velia</strong>, conoscere la storia del piccolo dinosauro <strong>Ciro</strong> nella suggestiva cornice del Teatro Romano di <strong>Benevento</strong>, partecipare agli ozi degli antichi patrizi nella Villa Romana di <strong>Minori </strong>attraverso le installazioni multimediali di Studio Azzurro, rivivere le emozioni degli spettacoli gladiatori visitando l&rsquo;anfiteatro di <strong>Santa Maria di Capua Vetere</strong> sono solo alcune delle esperienze che il pubblico potr&agrave; vivere direttamente per tutta l&rsquo;estate e anche oltre.</p>
<p>L&rsquo;iniziativa promossa dalla Soprintendenza &egrave; realizzata con il coinvolgimento di tutto il personale ed in collaborazione con il concessionario per i servizi aggiuntivi <strong>arte&rsquo;m</strong>.</p>
<p>Il programma degli appuntamenti di Velia curato da Giuseppina Bisogno per la Soprintendenza archeologica e da Laura Del Verme per Arte&rsquo;m &egrave; stato realizzato in partenariato con il Comune di Ascea e con il Festival della Filosofia in Magna Grecia</p>
<p><strong>_ 11, 12, 15, 17 agosto</strong><strong>, &ldquo;L&agrave; &egrave; la porta dei sentieri della Notte e del Giorno&rdquo; </strong>visite naturalistiche a cura di Archeotrekking<br /><strong>Area archeologica, ingresso scavi, ore 19, 00 alle ore 20,00</strong><br />Servizio navetta a fine visita.<br />ingresso 7 euro. info e prenotazioni (0974.972417)</p>
<p><strong>_ 20 agosto, concerto di musica da camera </strong>in collaborazione con <strong>Velia Festival </strong>a cura dell&rsquo;assessorato al turismo del Comune di Ascea<br /><strong>Area archeologica, ingresso scavi, ore 19, 40</strong><br />ingresso gratuito</p>
<p><strong>_ 24, 25, 26 agosto, &ldquo;La via dell&rsquo;essere, in viaggio con Parmenide&rdquo;, </strong>passeggiata filosofica a cura del Festival della Filosofia in Magna Graecia &ldquo;La Via dell&rsquo;Essere, in Viaggio con Parmenide&rdquo;, &egrave; la passeggiata filosofico-teatrale ideata ed organizzata dall&rsquo;<strong>associazione Festival della Filosofia in Magna Grecia </strong>in collaborazione con <strong>l&rsquo;associazione culturale-teatrale Artefia</strong>.</p>
<p>Le scene rappresentate evocano i discorsi e le visioni del filosofo fondatore della scuola eleatica Parmenide e del suo allievo Zenone, che nel secolo V a.C. proprio a Velia e probabilmente sulla via del Nume si ritrovavano a discorrere e riflettere sull&rsquo;ESSERE. L&rsquo;esperimento &egrave; ricostruire un dej&agrave;-vu, con attori, musicisti e guide in uno scenario che riporti il visitatore ai tempi della Magna Grecia.</p>
<p>I momenti teatrali sono curati dall&rsquo;associazione Artefia. I testi sono in parte originali a cura di Vincenzo Maria Saggese, in parte tratti dal <em>De Natura </em>di Parmenide, dal <em>Il Parmenide </em>di Platone e da <em>Frammenti su Zenone di Diels-Kranz</em>. La durata del percorso &egrave; di circa 90 minuti</p>
<p><strong>Area archeologica, ingresso scavi, inizio spettacoli ore 20,30. 20,45. 21,00</strong></p>
<p>A spettacolo iniziato sar&agrave; tassativamente vietato l&rsquo;ingresso.<br />Servizio navetta gratuito in partenza dal parcheggio adiacente l&rsquo;ingresso all&rsquo;area archeologica di Elea &ndash; Velia offerto da Ass.O.Tu.R. Golfo di Velia. Tutte le sere in cartellone sono previste dalle ore 21,30 degustazioni di prodotti della dieta mediterranea a cura di Assotur<br />ingresso 10 euro</p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In Campania si riaprono i termini per l’abilitazione alla professione di guida turistica</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/08-08-2012-in_campania_si_riaprono_i_termini_per_l_abilitazione_alla_professione_di_guida_turistica-13775/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Del Verme]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Aug 2012 07:20:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornaledelcilento.it/2012/08/08/08-08-2012-in_campania_si_riaprono_i_termini_per_l_abilitazione_alla_professione_di_guida_turistica-13775/</guid>

					<description><![CDATA[L' esame di abilitazione per l' esercizio della professione di guida turistica regionale si articola in due prove, una scritta ed una orale, volte alla verifica della conoscenza di archeologia e storia dell&#8217;arte, oltre che di almeno una lingua straniera e di nozioni di cultura generale.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&rsquo;ultimo Burc della Regione Campania sono stati pubblicati gli indirizzi inerenti alle disposizioni contenute nella legge regionale n. 11 del 16 marzo 1986 in tema esami di abilitazione all&rsquo;esercizio della professione di guida turistica, anche alla luce della normativa nazionale e comunitaria successivamente intervenute. C&rsquo;&egrave; quindi da ipotizzare una rapida soluzione della questione sospesa da anni del rilascio del patentino turistico da parte della Regione Campania che da tempo non ha pi&ugrave; riaperto i termini di partecipazione al bando. Sono tanti i giovani in Italia appassionati di storia e arte che desiderano esercitare la professione di <a href="http://job.fanpage.it/corso-di-formazione-estate-2010-guide-turistiche-in-puglia/" title="info guida turistica in puglia">guida turistica</a>. Ed oggi sembra finalmente pi&ugrave; facile conquistare l&rsquo;ambito patentino per coloro che, pur non avendo una laurea specifica, intendono esercitare privatamente questa professione. I passi sono semplici: secondo l&rsquo;articolo 11 della Legge 217/1983 (legge quadro per il Turismo e le Attivit&agrave; Professionali), la guida turistica &egrave; colui che per professione&nbsp;accompagna persone singole o gruppi nelle visite di musei, opere d&rsquo;arte, gallerie e siti archeologici. Alle regioni (e in alcuni casi alle province) spetta il compito di accertare per le guide turistiche, mediante un <a href="http://job.fanpage.it/annunci-lavoro/concorsi-pubblici" title="news concorsi pubblici">concorso pubblico</a> di abilitazione, la conoscenza almeno di una lingua straniera, una conoscenza accurata dei monumenti, dei beni archeologici e paesaggistici delle localit&agrave; in cui eserciteranno la professione, dei regolamenti relativi al turismo, e infine alcune nozioni di geografia turistica.</p>
<p>L&#8217;esame di abilitazione per l&#8217; esercizio della professione di guida turistica regionale si articola in due prove, una scritta, da svolgersi mediante il sistema di valutazione dei test a risposta multipla, ed una orale, volte alla verifica della conoscenza di archeologia e storia dell&rsquo;arte, oltre che di almeno una lingua straniera e di nozioni di cultura generale.</p>
<p>Per la Regione Campania, per quanto attiene alla prova scritta, in considerazione della previsione della presentazione di un notevole numero di domande di ammissione, la verifica delle conoscenze dei candidati sar&agrave; espletata secondo il sistema di valutazione dei test a risposta multipla, sar&agrave; verificata la conoscenza di nozioni di cultura generale e la conoscenza tecnica e linguistica.</p>
<p>Per l&rsquo;ammissione all&#8217;esame di abilitazione, sar&agrave; sufficiente il<strong> </strong>possesso del titolo di studio di licenza media di II grado o titolo equipollente.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Processo ad Antigone a Velia. Un simbolico scontro fra l&#8217;eterna legge divina, e l&#8217;incondizionata autonomia dello spirito umano</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/05-08-2012-processo_ad_antigone_a_velia_un_simbolico_scontro_fra_l_eterna_legge_divina_e_l_incondizionata_autonomia_dello_spirito_umano-13731/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Del Verme]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Aug 2012 16:51:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornaledelcilento.it/2012/08/05/05-08-2012-processo_ad_antigone_a_velia_un_simbolico_scontro_fra_l_eterna_legge_divina_e_l_incondizionata_autonomia_dello_spirito_umano-13731/</guid>

					<description><![CDATA[Rappresentata per la prima volta ad Atene nel 442 a.C. nell&#8217;ambito delle celebrazioni liturgiche dedicate al dio Dioniso l'opera racconta la storia di una giovane donna che contro la volont&#224; del nuovo re di Tebe, decide di dare sepoltura al cadavere del fratello.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Rappresentata per la prima volta ad Atene nel 442 a.C. nell&rsquo;ambito delle celebrazioni liturgiche dedicate al dio Dioniso, in cui i grandi poeti dell&rsquo;antichit&agrave; erano chiamati a gareggiare in agoni tragici, Antigone &egrave; una delle pi&ugrave; famose tragedie di Sofocle.</p>
<p>L&#8217;opera racconta la storia di una giovane donna che contro la volont&agrave; di Creonte, il nuovo re di Tebe, ed anche a costo di essere lapidata dal popolo tebano, decide di dare sepoltura al cadavere del fratello Polinice, traditore della patria e morto in duello.</p>
<p>Scoperta, Antigone, viene condannata dal re ad essere murata viva in una grotta, per aver disubbidito al suo editto che proibendo la sepoltura di Polinice, ne condannava il corpo ad essere pasto per i cani.<br />&nbsp;<br />Antigone, donna ferma e determinata e convinta di essere nel giusto, risponde solo alla sua legge, quella sacra ed incontrollabile dettata dagli dei. Il corpo doveva essere seppellito. Uno dei crimini peggiori per la societ&agrave; greca era quello di non dare sepoltura ai morti, e questa colpa ricadeva non solo sui componenti della famiglia del defunto, ma sull&#8217;intera citt&agrave;.</p>
<p>Lo scontro &egrave; immediato e totale. Per il tiranno Creonte, non &egrave; una donna che pu&ograve; stabilire cosa &egrave; legge.</p>
<p>Attuale e fresca &egrave; la lettura di questo dramma, bench&eacute; siano trascorsi oltre venticinque secoli dalla sua prima rappresentazione; intrigante e coinvolgente la formula messa in scena che affida allo spettatore la possibilit&agrave; di cambiare il destino di Antigone.</p>
<p>Il processo affronta un dilemma che non permette di restare indifferenti di fronte al dramma rappresentato: la giovane eroina, seppellendo il fratello, ha fatto bene o no a trasgredire all&#8217;editto del tiranno Creonte?</p>
<p>Per la legge degli uomini sarebbe colpevole, per quella degli dei dovrebbe essere considerata innocente?</p>
<p>Una scenografia moderna ed essenziale accompagna il lento e pacato fluire delle parole portate a difesa ed a condanna dell&rsquo;operato della giovane donna e del vecchio tiranno.</p>
<p>Bella la formula che vede l&rsquo;alternarsi in scena di attori, avvocati, giurie e pubblici ministeri, con tanto di arringhe e con uno spazio ampio dato anche al pubblico che pu&ograve; quasi intervenire direttamente sulla scena, esprimendo una sentenza col proprio voto.</p>
<p>Protagonisti della fase dibattimentale del processo Franco Maldonato per l&rsquo;accusa ed una appassionante Andreana Esposito per la difesa.</p>
<p>E&rsquo; un dramma che, per quanto riscritto dallo spettatore contemporaneo, non prevede un finale meno tragico.</p>
<p>Nel testo sofocleo, Ismene, sorella della sfortunata eroina racconter&agrave; il tragico epilogo del suicidio.</p>
<p>E l&#8217;illusione di cambiare la storia svanisce di fronte alla funzione e allo scopo prettamente teatrali per i quali Antigone &egrave; stata concepita: un drammatico modello per un&#8217;utile riflessione morale, che &egrave; tutta racchiusa nella battuta conclusiva di Ismene: &#8220;Abbiamo tentato di rendere giustizia ad Antigone strappandola ad una morte ingiusta. Ma perch&eacute; lo abbiamo fatto? Per piet&agrave;? Per giustizia? Per alleviare la nostra coscienza? O magari per dare l&#8217;impressione che forse qualcosa sta cambiando? In questa sala tutti ammiriamo il coraggio e l&#8217;onest&agrave; della figlia di Edipo, tutti ci commuoviamo e soffriamo per lei e insieme a lei; ma nessuno nella realt&agrave; avrebbe forse il coraggio di imitarla&#8221;</p>
<p>Ed &egrave; proprio cos&igrave;, anche oggi; da Sofocle ai giorni nostri, quanti martiri gloriosi hanno sacrificato la loro vita per i loro principi? Sono forse cambiati i metodi dei tiranni? Le rigorose leggi delle false democrazie? La doppia morale di chi vive nell&rsquo;ipocrisia e nella prepotenza?</p>
<p>Nel mondo antico, il teatro aveva una funzione didattica e catartica, qui interamente riscattate. Lo spettatore coinvolto dalla bravura di avvocati giudici ed attori attraversa i secoli senza sforzo, torna a casa avendo la certezza di aver vissuto una forte emozione, riscoprendo nel contempo la modernit&agrave; dei testi antichi e del loro essere motore di cruciali quesiti.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mille e una… Archeologia: notti d’estate anche al museo di Paestum</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/01-08-2012-mille_e_una_archeologia_notti_d_estate_anche_al_museo_di_paestum-13624/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Del Verme]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Aug 2012 07:42:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornaledelcilento.it/2012/08/01/01-08-2012-mille_e_una_archeologia_notti_d_estate_anche_al_museo_di_paestum-13624/</guid>

					<description><![CDATA[Nelle sedi di Paestum, Velia, Minori e Santa Maria di Capua Vetere, il calendario delle aperture e il programma degli eventi, differenziati per ciascuna sede, comprenderanno visite guidate, concerti, spettacoli teatrali, mostre temporanee, iniziative per i bambini, degustazioni e conferenze tematiche.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 1&deg; agosto al 31 ottobre 2012 le aree archeologiche e i musei della <strong>Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta</strong> aprono gratuitamente le porte al pubblico in orario notturno. Le visite sono arricchite da un programma di proposte al pubblico in date speciali o con percorsi particolari: si chiama <strong>&lsquo;Mille e una Archeologia&rsquo;</strong> e mette in luce i vari modi con cui rendere viva una disciplina classica.<br /> Nelle sedi di Paestum, Velia, Minori e Santa Maria di Capua Vetere, il calendario delle aperture e il programma degli eventi, differenziati per ciascuna sede, comprenderanno visite guidate, concerti, spettacoli teatrali, mostre temporanee, iniziative per i bambini, degustazioni e conferenze tematiche.<br /> Un&rsquo;occasione per conoscere o ritrovare gli eccezionali siti archeologici della Campania antica, resi ancora pi&ugrave; affascinanti dall&rsquo;atmosfera della notte. <br /> &nbsp;<br /> Ammirare i templi di <strong>Paestum</strong>, ripercorrere le vicende degli Etruschi di <strong>Pontecagnano</strong>, passeggiare tra le rovine della citt&agrave; antica di <strong>Velia</strong>, conoscere la storia del piccolo dinosauro <strong>Ciro</strong> nella suggestiva cornice del Teatro Romano di <strong>Benevento</strong>, partecipare agli ozi degli antichi patrizi nella Villa Romana di <strong>Minori </strong>attraverso le installazioni multimediali di Studio Azzurro, rivivere le emozioni degli spettacoli gladiatori visitando l&rsquo;anfiteatro di <strong>Santa Maria di Capua Vetere</strong> sono solo alcune delle esperienze che il pubblico potr&agrave; vivere direttamente per tutta l&rsquo;estate e anche oltre.</p>
<p>L&rsquo;iniziativa promossa dalla Soprintendenza &egrave; realizzata con il coinvolgimento di tutto il personale ed in collaborazione con il concessionario per i servizi aggiuntivi <strong>arte&rsquo;m</strong>.</p>
<p>Il programma degli appuntamenti di Paestum curato da Marina Cipriani &egrave; stato realizzato in partenariato con il Comune di Capaccio</p>
<ul>
<li>1 agosto: presentazione del programma di visite e di eventi e conversazione in margine <strong>al cratere di Assteas con il ratto di Europa </strong>(Museo, dalle 19, 40) . </li>
<li>4 agosto. <strong>&lsquo;Il Museo racconta&rsquo;.</strong> Programma dedicato ai bambini a cura del laboratorio didattico del Museo. Prendendo spunto da un vaso con raffigurazione del giudizio di Paride, antefatto della guerra di Troia, si narrano in chiave favolistica le gesta degli eroi di Omero (Museo, dalle 19, 40 alle 21,00)</li>
<li>10 agosto. <strong>&lsquo;Le stelle nel mito:</strong> come nacque la costellazione di Cassiopea&rsquo;. Racconto guardando il cielo nella notte di S. Lorenzo. (Area archeologica, ingresso ex-porta principale, appuntamento nello spazio antistante il tempio di Nettuno alle 20,30)</li>
<li>18 agosto. <strong>&lsquo;La festa greca dei Poseidoniati&rsquo;</strong>. Performance teatrale dell&rsquo;Accademia Magna Grecia ispirata a quanto narra Aristosseno di Taranto a proposito dei Greci di Poseidonia che, pur passati alla condizione di barbari Etruschi o Romani, celebravano ancora una sola festa greca, richiamando alla memoria gli antichi nomi e le tradizioni perdute (Museo dalle 20,00 alla 21,00)</li>
<li>19 agosto. <strong>&lsquo;Eracle&hellip;. Che fatica essere un eroe!&rsquo;.</strong> Programma dedicato ai bambini a cura del laboratorio didattico del Museo. Racconto attraverso fumetti e filmati delle imprese di Eracle e poi &ldquo;caccia&rdquo; alle immagini dell&rsquo;eroe nel Museo (Museo, dalle 19, 40 alle 21,00)</li>
<li>23 agosto. <strong>&lsquo;Gli occhi di Lighea&rsquo;. </strong>Rappresentazione di arte performativa a cura di E. Nigro, ispirata al racconto &lsquo;La sirena&rsquo; di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, organizzata dalla Fondazione Giambattista Vico. La rappresentazione sar&agrave; preceduta da racconti di episodi mitici che hanno per protagoniste le sirene (Piazzale del Museo, dalle ore 19, 40 alle 22,00)</li>
<li>24 agosto. <strong>&lsquo;Alla scoperta di tesori nascosti&rsquo;. </strong>Visita guidata alle pitture lucane non esposte al pubblico e presentazione delle metodologie e delle tecniche di restauro che hanno ridato splendore ai dipinti</li>
<li>31 agosto. <strong>&lsquo;Come si restaura un vaso?&rsquo;. </strong>Visita guidata per adulti e ragazzi al laboratorio di restauro (Museo, ore 20,00-21,00)</li>
</ul>
<ul> </ul>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La Costa del Cilento ed un paesaggio immaginato: perché le bellezze del paesaggio non siano temporanee.</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/19-07-2012-la_costa_del_cilento_ed_un_paesaggio_immaginato_perch_eacute_le_bellezze_del_paesaggio_non_siano_temporanee-13438/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Del Verme]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jul 2012 14:45:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Da un restauro impossibile ad un progetto concreto. Quando negli anni Venti, Benedetto Croce si fece promotore di una legge per la tutela del &#8216;Bel Paese&#8217;, propose per il paesaggio una definizione che andrebbe rispolverata. Essa identificava nel concetto di &#8216;quadro naturale&#8217; la qualit&#224; estetica del paesaggio.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando negli anni Venti, Benedetto Croce si fece promotore di una legge per la tutela del &lsquo;Bel Paese&rsquo;, propose per il paesaggio una definizione che andrebbe rispolverata. Essa identificava nel concetto di &lsquo;quadro naturale&rsquo; la qualit&agrave; estetica del paesaggio. Era l&rsquo;osservatore che riconosceva un valore qualitativo, &lsquo;virtualmente emozionale&rsquo;, nel godimento del paesaggio. &Egrave; questo era il valore che si intendeva tutelare e conservare. <br />In un recente lavoro di Bernard Lassus, Paola Capone e Costabile Cerone, si propone all&rsquo;attenzione di studiosi ed amministratori, una differente ipotesi di restauro di un piccolo tratto della nostra splendida costa cilentana, tutto teso alla tutela di quel valore. Bernard Lassus (Chamalieres, Francia, 1929), diplomato all&rsquo;Ecole Nationale Sup&eacute;rieure des Beaux-Arts di Parigi, &egrave; uno dei pi&ugrave; noti ed importanti paesaggisti europei. Da anni &egrave; impegnato nella valorizzazione del paesaggio sia in qualit&agrave; di docente universitario che&nbsp; come consulente ed, in interventi pubblici e privati, ha spesso dedicato la sua attenzione al disegno delle infrastrutture territoriali. Docente di profilo internazionale, Lassus ha formato molte generazioni di studiosi e di progettisti del paesaggio, presso la facolt&agrave; di architettura di Paris La Villette,&nbsp; ha creato il DEA &ldquo;Jardins, Paysages, Territoires&rdquo;, autentica palestra delle menti pi&ugrave; vitali d&rsquo;Europa. In Italia, a Venezia &egrave; stato docente e membro del comitato scientifico del Master di II livello &ldquo;Architettura della strada&rdquo;. Per la sua produzione scientifica, per gli esiti dell&rsquo;attivit&agrave; di progettista e particolarmente per quella dedicata al tema del progetto del rapporto tra paesaggio e infrastrutture stradali &#8211;&nbsp; ha redatto il progetto paesaggistico di numerose autostrade e, tra gli ultimi, dell&rsquo;uscita Chamonix-Tunnel del monte Bianco &#8211;&nbsp; nel 2005 &egrave; insignito dal governo francese del titolo di Chevalier de la L&eacute;gion d&rsquo;honneur. Di recente, egli ha rivolto la sua attenzione anche alla Costa del Cilento, sollecitato e coadiuvato nelle sue ricerche da Paola Capone e Costabile Cerone. I risultati delle loro idee progettuali, pubblicati in un volume per Areablu edizioni, ci consentono di vedere, se pur attraverso una ricostruzione virtuale, un angolo di costa armoniosamente incastonato nella macchia mediterranea. Il volume &egrave; diviso in cinque sezioni: la prima illustra le componenti culturali fornite a Bernard Lassus per conoscere la storia dei luoghi nei quali avrebbe dovuto ricadere il suo intervento. La seconda e la terza parte testimoniano, anche attraverso un ricco repertorio fotografico, il luogo iter progettuale per il recupero di un parco situato sulla costa cilentana ed evidenziano il rapporto tra il progetto e le coordinate teoriche che costituiscono il pensiero e l&#8217;operare del grande paesaggista francese, con una sintesi della documentazione di Bernard Lassus presentata agli organi istituzionali. L&rsquo;ultima sezione presenta il lavoro di sintesi dei due architetti con l&rsquo;illustrazione del progetto esecutivo redatto dall&#8217;architetto Costabile Cerone. Questa riflessione &egrave; gi&agrave; una scommessa, almeno virtualmente vinta, per la costa del Cilento che, inserita nella lista del Patrimonio Mondiale, come esempio di parco culturale, avoca a s&eacute; una attenzione al paesaggio di pi&ugrave; ariosa natura, con interventi che possano valorizzare realmente lo spessore delle nostre originarie memorie.&nbsp; <br />&copy; </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Flos Carmeli: i fiori di colore, arte e vita ad Agropoli</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/16-07-2012-flos_carmeli_i_fiori_di_colore_arte_e_vita_ad_agropoli-13388/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Del Verme]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jul 2012 18:01:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Per una sera, il 16 luglio, le case, i giardini e le strade che lui ha attraversato per anni, saranno riempite delle mani operose di 50 famosi artisti campani che produrranno per lui, donandole a fine serata al costituendo museo d&#8217;arte contemporanea che l&#8217;associazione allestir&#224; ad Agropoli, altrettante opere.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><em>Ed &egrave; cos&igrave; lento il tuo suonare, cos&igrave; lento quanto triste, </em></p>
<p align="right"><em>che il suono del primo tocco, ha gi&agrave; il ripetersi degli altri.</em></p>
<p align="right"><em>Per quanto vicina tu batta, quando passo triste e errante, </em></p>
<p align="right"><em>sei per me come un sogno &hellip; mi suoni sempre distante &hellip;</em></p>
<p align="right">Fernando Pessoa</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mani sporche di colore, gonfie di argilla cruda, pronta per essere plasmata; giovani mani abituate al lavoro che raccontavano vicende diverse, inni alla gioia di vivere, e che oggi non ci sono pi&ugrave;. Sono quelle di Carmine Pandolfi, una giovane vita spezzata tragicamente in una tiepida alba di un anno fa. Poesia, pittura e musica erano le passioni che coltivava nella cittadina agropolese fin da ragazzino. Come tutti i giovani uomini della sua et&agrave;, aveva tanti amici ed una famiglia che hanno saputo canalizzare l&rsquo;immenso dolore provocato dalla sua scomparsa con un&rsquo;iniziativa che permetter&agrave; di far rivivere, in tanti modi diversi, le sue passioni. Uniti nell&rsquo;associazione culturale che porta il suo nome, hanno pensato di aprire per una sera tutti i giardini delle villette che si affacciano su via Pablo Picasso, ad Agropoli, agli artisti che hanno voluto aderire gratuitamente alla prima edizione dell&rsquo;iniziativa &ldquo;Flos Carmeli&rdquo;. Per una sera, il 16 luglio, dalle ore 20.30, le case, i giardini e le strade che lui ha attraversato per anni, saranno riempite delle mani operose di 50 famosi artisti campani che produrranno per lui, donandole a fine serata al costituendo museo d&rsquo;arte contemporanea che l&rsquo;associazione allestir&agrave; ad Agropoli, altrettante opere. I giardini e&nbsp; gli orti dell&rsquo;arte, si trasformeranno per una sera in veri opifici, valorizzati dalla scenografia pensata da Sabatino Monzo, ed in cui l&rsquo;arte assume quasi un valore di testimonianza sociale. La tecnica scelta, la pittura; il tema, il mare. Perch&eacute; questa era appunto una delle passioni di Carmine, un non luogo che non &egrave; paesaggio ma innumerevoli paesaggi. Che per la sua stessa natura, suggestiona l&rsquo;immaginario di coloro che nascono sulle sue sponde e discendenti di quanti in tempi lontani ne solcarono o ne coltivarono le terre ed i campi. Una serata all&rsquo;insegna dell&rsquo;allegria e della musica che servir&agrave; anche a ricordare ai tanti giovani che animeranno l&rsquo;evento quanto &egrave; bella e preziosa la vita umana. Parteciperanno alla serata, il critico d&rsquo;arte Vito Pinto ed il direttore di citt&agrave; creativa di Ogliara, Gabriella Taddeo. Li accoglieranno negli ambienti del futuro spazio espositivo dedicato al fondo composto con queste iniziative, i membri dell&rsquo;associazione culturale Carmine Pandolfi, Augusto Pandolfi e Franco Alfieri, sindaco della citt&agrave; di Agropoli.</p></p>
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		<title>La stazione ferroviaria di Vallo della Lucania: un piccolo gioiello nascosto nel Museo di Pietrarsa</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/05-07-2012-la_stazione_ferroviaria_di_vallo_della_lucania_un_piccolo_gioiello_nascosto_nel_museo_di_pietrarsa-13243/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Del Verme]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jul 2012 08:23:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Nei capannoni industriali delle antiche officine borboniche di Pietrarsa, rivivono locomotive e carrozze, moderni gioielli, che fanno la felicit&#224; di adulti e bambini fin dal 1989, anno in cui &#232; stato inaugurato il Museo Nazionale delle Ferrovie dello Stato. Quasi due secoli di storia delle ferrovie italiane.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>3 ottobre 1839, Ferdinando II di Borbone e la sua corte al completo percorrono, trainati dalla locomotiva Vesuvio, il bellissimo tratto di costa che va da Napoli a Portici con il primo treno a vapore d&rsquo;Italia. Una <strong>statua</strong> in ghisa, collocata nel piazzale del complesso, mostra re Ferdinando nell&rsquo;atto di indicare il luogo dove costruire le prime officine ferroviarie, tributando un meritato onore al suo illuminato operato.</p>
<p>Oggi, nei capannoni industriali delle <strong>antiche officine borboniche di Pietrarsa, rivivono locomotive e carrozze, moderni gioielli, che fanno la felicit&agrave; di adulti e bambini fin dal 1989, anno in cui &egrave; stato inaugurato il Museo Nazionale delle Ferrovie dello Stato. Quasi due secoli di storia </strong>delle ferrovie italiane risorgono in questi splendidi edifici, riadattati per ospitare il primo nucleo industriale del nostro paese. E per un secolo, fino alla seconda guerra mondiale che ne segn&ograve; il declino, hanno svolto un ruolo fondamentale nell&rsquo;industria ferroviaria italiana ottenendo anche ambiti riconoscimenti internazionali.</p>
<p>In tutto questo immenso complesso che copre quasi <strong>36mila metri quadrati, di cui 14mila coperti, articolato in </strong>padiglioni e settori in cui sono esposte locomotive, littorine, diverse tipologie di carrozze, attrezzature, riproduzioni fedeli e modellini di stazioni ferroviarie, trenini e navi, si leggono le storie anonime di tanti ferrovieri appassionati che hanno curato gli arredi di questo opificio per decenni, e senza che nessuno gliene desse merito. Operai ed impiegati per anni hanno coltivato una contagiosa passione per il modellismo, riproducendo i luoghi da loro pi&ugrave; amati, nei ritagli di tempo. Hanno cos&igrave; costruito circa venticinque plastici di interi comparti ferroviari che, realizzati con cura, passione e perizia, comunicano ancora una grande emozione. Uno di questi, rimasto anch&rsquo;esso anonimo, ricostruisce con un livello di dettaglio davvero impressionante, la piccola stazione di Vallo della Lucania che troneggia accanto al ben pi&ugrave; famoso plastico &ldquo;Brunetti&rdquo; meglio noto come plastico del &ldquo;Trecentotreni&rdquo;.&nbsp; Completo di arredi, lungo ben 18 metri, con i suoi 13 binari per gli arrivi e le partenze dei treni, provvisti di tutti i particolari: pensiline, banchine, quadri orari, scalo merci con numerosi autocarri, relativi fabbricati di servizio, incanta i visitatori, illustrando il funzionamento di una grande stazione di testa con relativo fabbricato viaggiatori, ispirata a Firenze S. Maria Novella.</p>
<p>Se oggi, questo luogo, &egrave; meta di tanti visitatori ed appassionati collezionisti, &egrave; anche un po&rsquo; merito dei tanti operai che l&rsquo;hanno attraversato e che, con un lavoro silenzioso ed anonimo, hanno edificato, senza esserne coscienti, l&rsquo;anima di <strong>uno dei pi&ugrave; importanti centri di archeologia industriale d&rsquo;Europa e polo nazionale di cultura ferroviaria.</strong></p>
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		<title>&#8220;Parole in giallo&#8221;: una giovanissima scrittrice di Agropoli tra i premiati dell&#8217;edizione 2012</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/07-05-2012-quot_parole_in_giallo_quot_una_giovanissima_scrittrice_di_agropoli_tra_i_premiati_dell_edizione_2012-12454/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Del Verme]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 May 2012 11:06:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Una giovanissima studentessa del liceo classico di Agropoli si &#232; distinta nell&#8217;ambito di un concorso di scrittura creativa aperto agli studenti italiani. Sumanta Serrapede, 14 anni ed un grande passione per la scrittura, &#232; presente tra i finalisti della IV edizione del concorso letterario ParoleinGiallo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra.<br /> &#8211; Ma qual &egrave; la pietra che sostiene il ponte? &#8211; chiede Kublai Kan.<br /> &#8211; Il ponte non &egrave; sostenuto da questa o da quella pietra, &#8211; risponde Marco, &#8211; ma dalla linea dell&#8217;arco che esse formano.<br /> Kublai Kan rimase silenzioso, riflettendo. Poi soggiunse: &#8211; Perch&eacute; mi parli delle pietre? &Egrave; solo dell&#8217;arco che mi importa.<br /> Polo risponde: &#8211; Senza pietre non c&#8217;&egrave; arco.</em></p>
<p align="right"><em>Italo Calvino, Le Citt&agrave; Invisibili.</em></p>
<p>Stando ad una autorevole indagine Abacus i ragazzi italiani dai 14 ai vent&rsquo;anni sono tra quelli che leggono meno in Europa: l&rsquo;84 per cento. Si parla naturalmente di libri non scolastici. Primi in classifica solo nella lettura di giornali e magazine, i ragazzi italiani si posizionano molto dietro i loro coetanei europei nel consumo librario, provando che la scuola certamente impone i libri ma forse non ha la capacit&agrave; di insegnare ad amarli.</p>
<p>Claudio Magris in un suo recente articolo difende in maniera appassionata l&rsquo;importanza della lettura e il suo ruolo insostituibile <em>&laquo;Una fra le poche giustificate lamentele contro la nequizia dei tempi &ndash; spesso retoriche e ingiuste nei confronti del presente &ndash; &egrave; la denuncia della disaffezione alla lettura, l&rsquo;allarmata constatazione che si legge sempre meno e comunque poco. Se la lettura appare in declino il grido di dolore &egrave; pi&ugrave; che motivato, perch&eacute; leggere &egrave; una delle esperienze pi&ugrave; formative e creative per la vita e l&rsquo;intelligenza di un individuo e dunque di una collettivit&agrave;, di una civilt&agrave;&raquo;. </em></p>
<p>E&rsquo; per questi motivi che sembra degno di nota segnalare il percorso di una giovanissima studentessa del liceo classico di Agropoli che ama molto leggere e scrive per diletto e che si &egrave; distinta nell&rsquo;ambito di un concorso di scrittura creativa aperto agli studenti italiani, di ogni ordine e grado. Sumanta Serrapede, 14 anni ed un grande passione per la scrittura, &egrave; presente tra i finalisti della IV edizione del concorso letterario <a href="http://www.paroleingiallo.it/" target="_blank">ParoleinGiallo</a>. &nbsp;</p>
<p>Il concorso, a tema, &egrave; molto selettivo ed ha il patrocinio morale di Napoli Citt&agrave; della Letteratura UNESCO, dell&rsquo;Ufficio Scolastico Regionale e della Biblioteca Nazionale di Napoli che ogni anno ospita la premiazione di questi provetti scrittori.</p>
<p>I racconti selezionati saranno pubblicati in una antologia che ogni anno regala ad un pubblico di appassionati lettori, storie vivaci e sorprendenti, frutto della fantasia dei giovanissimi autori premiati. Il progetto &egrave; una creazione degli scrittori Diana Lama, Caterina Lerro e Maurizio Ponticello. <em>La premiazione avverr&agrave; nelle prestigiose sale della Biblioteca Nazionale di Napoli, Gioved&igrave; 10 maggio 2012. ore 16.30.</em></p>
<p><em><br /></em></p>
<p> &copy;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Fornace di Agropoli: un monumento al lavoro raccontato nell’ambito di una mostra didattica</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/18-04-2012-la_fornace_di_agropoli_un_monumento_al_lavoro_raccontato_nell_ambito_di_una_mostra_didattica-12085/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Del Verme]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 05:43:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Un&#8217;altra tappa, questa, dell&#8217;importante percorso che da cinque anni ha avviato l&#8217;amministrazione Alfieri che, con l&#8217;acquisto della fornace, ha completato il suo caparbio e consapevole recupero dei beni culturali della cittadina costiera.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Fornace di Campamento &egrave; un raro esempio di archeologia industriale che dal 7 agosto 2011, con un atto formale, la delibera n. 58 di Consiglio Comunale, &egrave; entrata ufficialmente a far parte del patrimonio comunale della citt&agrave; di Agropoli e, dall&rsquo;aprile 2011, rientra nella lista dei Beni di rilevanza nazionale e dei beni vincolati dallo Stato. <br />La mostra prevista dal 19 aprile 2012, scandisce le tappe di cento anni di fuoco e fatica: nel raccontare vicende personali e trascorsi storici, le immagini dei luoghi, cos&igrave; come li conosciamo oggi, si alternano a quelle, ancora virtuali, di come questi luoghi sono immaginati nel domani. Riqualificato e restituito alla pubblica fruizione come spazio espositivo, aperto ai temi della nostra storia pi&ugrave; recente, tutto lo spazio appartenuto allo stabilimento, si riappropria della dignit&agrave; che gli apparteneva, con la fierezza che tutti i monumenti al lavoro sanno esprimere. <br />Un&rsquo;altra tappa, questa, dell&rsquo;importante percorso che da cinque anni ha avviato l&rsquo;amministrazione Alfieri che, con l&rsquo;acquisto della fornace, ha completato il suo caparbio e consapevole recupero dei beni culturali della cittadina costiera. <br />Il sindaco con grande orgoglio ha precisato i motivi prima del suo acquisto e poi della volont&agrave; di recuperarne l&rsquo;immagine, attraverso il progetto elaborato dall&rsquo;architetto Costabile Cerone, che da anni si occupa di Archeologia Industriale. &ldquo;La fabbrica dei laterizi &ndash; afferma Alfieri &#8211; dismessa intorno al 1970, &egrave; stata parte caratterizzante dell&#8217;economia e dello sviluppo della citt&agrave; per circa un secolo e rappresenta, ancora oggi, un elemento significativo della storia e dell&#8217;identit&agrave; culturale della comunit&agrave; agropolese. E&rsquo; con questa consapevolezza che dopo averla riconsegnata ai cittadini, ne finanzieremo il suo recupero. La struttura per la sua posizione, il suo stato di conservazione e la sua tipologia amplier&agrave; l&rsquo;offerta culturale della citt&agrave; che gi&agrave; oggi offre al turista una straordinaria rete turistica e museale: il Palazzo Civico delle Arti, il Castello ed il borgo bizantino, e presto, la fornace, raccontano con rigore e completezza a pubblico e cittadini, le pi&ugrave; avvincenti tappe della nostra storia&rdquo;. <br />Lo stabilimento si pu&ograve; considerare il risultato della sinergia tra una corretta analisi del nascente mercato industriale e la volont&agrave; di affrontare un investimento coraggioso, con un nuovo e pi&ugrave; efficiente impianto, da parte di un imprenditore attento e motivato,&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; il cilentano Pierluigi del Mercato. La fornace di Agropoli, realizzata gi&agrave; nell&rsquo;innovativa variante a pianta ellittica, inizia la sua instancabile produzione di mattoni nel 1891, e si colloca, per questo, nel novero degli impianti pionieristici del nascente Stato unitario. All&rsquo;indomani dell&rsquo;Unit&agrave; d&rsquo;Italia, quando furono avviati i lavori dei vari tronchi delle Ferrovie di Stato, l&rsquo;Ente, per costruire gli uffici, i muretti, i caselli, i ponti, lungo la tratta Battipaglia &ndash; Paola, si serv&igrave; del materiale prodotto nella fornace della cittadina cilentana; ed ancora oggi sono ben visibili nel territorio alcune delle sue pi&ugrave; imponenti realizzazioni. In pochi anni, la fabbrica divent&ograve; una realt&agrave; articolata e complessa, che gi&agrave; dopo la Grande Guerra, cominci&ograve; a presentare i primi, seri, problemi di gestione. Proprio ora, che ad una enorme quantit&agrave; di mattoni prodotti corrispondeva un notevole risparmio sul tempo di costi di trasporto dell&rsquo;argilla, del carbone e dei prodotti finiti, i convogli ferroviari viaggiavano con maggiore difficolt&agrave;. E bench&eacute; tutto il materiale, fosse ormai destinato ad essere caricato sui treni o imbarcato dal piccolo approdo della Licina, ed ivi trasportato con un sistema di binari di servizio tra lo stabilimento, la stazione e il pontile a mare, i documenti raccolti dai curatori, raccontano di inconvenienti, sempre pi&ugrave; frequenti, nel rispettare le scadenze di fornitori ed operai. <br />Le fotografie che ritraggono fornaci italiane dei primi del Novecento, anche importanti, mostrano aie piene di mattoni fabbricati a mano, con lunghe corsie di trasporto ed ampi spazi per lo stoccaggio del materiale. E&rsquo; proprio in questo periodo, che la ditta del Mercato, per migliorare la qualit&agrave; e la quantit&agrave; della produzione, inizi&ograve; a dotarsi delle prime macchine per laterizi, affiancando alla lavorazione manuale quella meccanica, con un notevole aumento della produttivit&agrave; dello stabilimento. Alla fine degli anni trenta, la capacit&agrave; di produzione della fornace di Agropoli era costantemente attestata su tre milioni di pezzi annui. La fabbrica di Campamento, nata in sostituzione dei vecchi impianti e con l&rsquo;intento di soddisfare le continue richieste di materiale da costruzione che le strutture artigianali di Vigna Grande e di Madonna del Carmine, in funzione gi&agrave; dal decennio precedente, non riuscivano ad esaurire, radic&ograve; ad Agropoli, per circa un secolo, un patrimonio di tecniche e di esperienze, diventando, di fatto, un volano per lo sviluppo economico del Cilento.</p>
<p><strong>La macchina del Fuoco. La Fornace di Agropoli da impianto produttivo a museo di archeologia industriale</strong><br />Agropoli &#8211; XIV settimana della cultura, 19 aprile 2012, ore 11.00 <br />Palazzo Civico delle Arti &ndash; sala conferenze<br />Mostra a cura di Costabile Cerone e Laura Del Verme<br />ricerche storiche e d&rsquo;archivio: Pierfrancesco Del Mercato<br />fotografie: Antonio Abbruzzese<br />le foto d&rsquo;epoca sono state gentilmente concesse da Nicola Ventre, Mario Sarnicola, Beniamino del Mercato, Aniello Buccino, Pierfrancesco del Mercato.</p>
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		<title>Karamazov del Cilento ed i Posteggiatori Tristi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/03-04-2012-karamazov_del_cilento_ed_i_posteggiatori_tristi-12016/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Del Verme]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 17:13:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zoom]]></category>
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					<description><![CDATA[I Posteggiatori Tristi sono una formazione di musisciti che riprende in chiave comico-clownesca una tipica espressione dell'arte di strada napoletana, la cosiddetta "posteggia&#8221;. Vincitori del Premio Carosone 2011 sono capitanati da un cilentano doc, il talentuoso Pietro Botte.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sodasciarappa.altervista.org" target="_blank">I Posteggiatori Tristi</a>, e cio&egrave; Pietro Botte (Karamazov, la voce), Davide D&#8217;Al&ograve; (Maestro Lapezza al clarinetto), Michelangelo Severgnini (Kapdekjumb Pash&agrave; al contrabbasso) e Ivan Virgulto (Paraustiello alla chitarra), sono una formazione di musisciti che riprende in chiave comico-clownesca una tipica espressione dell&#8217;arte di strada napoletana, la cosiddetta &#8220;posteggia&rdquo;.</p>
<p>Vincitori del Premio Carosone 2011 sono capitanati da un cilentano doc, il talentuoso Pietro Botte, che con la sua conturbante sciantosa soubrette, l&rsquo;attrice napoletana Valentina Curatoli, mette in scena uno spettacolo delizioso, perla della rassegna Musicassoli.</p>
<p>Merito di questi ragazzi &egrave; la voglia di far rivivere la posteggia napoletana. Si divertono a mescolare elementi della canzone e del teatro napoletano con l&rsquo;arte di strada, la musica e il teatro. Lo spettacolo, a lungo portato in giro nelle strade e nelle piazze, da qualche tempo &egrave; inserito nei cartelloni dei teatri di ricerca napoletani che premiano la fantasia ed il talento di questi giovani artisti. Concertisti da strapazzo con continui attacchi di ansia, mescolano la loro innata comicit&agrave; &nbsp;con l&rsquo;amore per l&rsquo;antica canzone napoletana che diventa canto e teatro allo stesso tempo. Anche la scelta delle canzoni rispecchia il gusto per una tradizione antica, mescolano antico e nuovo, propongono e rielaborano brani spesso dimenticati o poco conosciuti. Divertentissima &egrave; la loro versione di una celebre canzone di Ria Rosa, una delle pi&ugrave; straordinarie interpreti della musica napoletana; Irruenta e passionale Ria Rosa viene tutt&#8217;ora considerata la <em>&#8216;nonna delle femministe&#8217;</em>.</p>
<p> <object data="http://www.youtube.com/v/lUyoFMmFtL4" height="350" type="application/x-shockwave-flash" width="425"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/lUyoFMmFtL4" /></object> </p>
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		<title>Laurena Cilento: porte aperte alla cultura</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/28-03-2012-laurena_cilento_porte_aperte_alla_cultura-11894/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Del Verme]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 06:59:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Anche quest&#8217;anno, dal 14 al 33 aprile, il MiBAC, per promuovere e valorizzare il Patrimonio culturale italiano, apre gratuitamente le porte di musei, ville, monumenti, aree archeologiche, archivi e biblioteche statali, per nove giorni, ad aprile su tutto il territorio nazionale.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche quest&rsquo;anno, dal 14 al 33 aprile, il MiBAC, per promuovere e valorizzare il Patrimonio culturale italiano, apre gratuitamente le porte di musei, ville, monumenti, aree archeologiche, archivi e biblioteche statali, per nove giorni, ad aprile su tutto il territorio nazionale.</p>
<p>La settimana della Cultura, divenuta, ormai, una grande festa collettiva offre un ricco calendario di appuntamenti: mostre, convegni, aperture straordinarie, laboratori didattici, visite guidate e concerti, che renderanno ancora pi&ugrave; speciale l&rsquo;esperienza di tutti i visitatori.</p>
<p>Lo scopo fondamentale di questa iniziativa &egrave; quello di trasmettere l&rsquo;amore per l&rsquo;arte e favorire nuove esperienze culturali attraverso la conoscenza dell&rsquo;immenso patrimonio italiano, grazie anche al coinvolgimento di altre Istituzioni pubbliche e private, per una partecipazione estesa e capillare su tutto il territorio.</p>
<p>E quest&rsquo;anno apre al pubblico, eccezionalmente e grazie ad una felice sinergia Comune-privato, la deliziosa Cappella della&nbsp; SS. Annunziata di Laureana Cilento.</p>
<p>Intorno ad essa si &egrave; svolta per oltre sei secoli la storia dell&rsquo;intero paese. Si pensi che fino ai primi del &#8216;500, quando fu edificata la nuova chiesa parrocchiale, in essa si svolgevano le riunioni del parlamento.</p>
<p>La sua fondazione si data al 21 dicembre 1348, quando i del Mercato, ottennero la Bolla di fondazione per erigere una cappella sotto lo juspatronato della famiglia, riservata solo alla discendenza maschile.</p>
<p>Di recente restaurata conserva ancora le tele dei due altari laterali dedicate a S. Maria delle Grazie ed ai San Michele Arcangelo e l&rsquo;acquasantiera che si fa risalire alla sua fondazione.</p>
<p>Il bassorilievo dell&rsquo;Annunciazione posto dietro l&rsquo;altare, in origine appartenente alla famiglia Altomare, fu invece collocato solo nell&rsquo;Ottocento.</p>
<p>Importante dal punto di vista patrimoniale, rendeva, come risulta dal Catasto Onciario di Lauriana del 1746 oltre 100 ducati annui.</p>
<p>Non a caso vi furono spesso lunghe dispute per la nomina del rettore, che incassava ed amministrava dette rendite, la pi&ugrave; violenta delle quali con i Sanfelice duchi di Lauriana che tentarono invano di impossessarsi nel &#8216;600 della struttura.</p>
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		<title>Il sommergibile Velella. Castellabate 7 settembre 1943, latitudine 40°15’N, longitudine 14°30’E. Nessun superstite</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/16-12-2011-il_sommergibile_velella_castellabate_7_settembre_1943_latitudine_40_deg_15_n_longitudine_14_deg_30_e_nessun_superstite-10510/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Del Verme]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 15:27:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;ultima missione del sommergibile Velella comincia il 7 settembre, quando insieme ad altri dieci battelli, si avvia a costituire uno sbarramento di sommergibili nel Basso Tirreno, per contrastare l&#8217;imminente sbarco alleato a Salerno.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&rsquo;ultima missione del sommergibile Velella comincia il 7 settembre, quando insieme ad altri dieci battelli, si avvia a costituire uno sbarramento di sommergibili nel Basso Tirreno, per contrastare l&rsquo;imminente sbarco alleato a Salerno. Dopo la partenza da Napoli non si hanno pi&ugrave; sue notizie. Dalla documentazione inglese, nel dopoguerra si &egrave; potuto stabilire che il Velella &egrave; stato silurato dal sommergibile inglese Shakespeare verso le 20.00 dello stesso giorno 7, al largo di Punta Licosa, a sud di Salerno. <br />Abbiamo intervistato la dr.ssa Maria Guglielmina Felici, Storico dell&#8217;arte, direttore coordinatore e funzionario di zona Alto Calore Basso Alento, il giorno del suo saluto alla Soprintendenza BSAE, Istituzione in cui, per tanti anni&nbsp; ha lavorato.&nbsp; <br /><strong>D: Il sommergibile, varato ufficialmente nel 1937 &egrave;, come l&rsquo;Associazione Marinai ha dichiarato, sepolcro di numerose vite e per un crudele scherzo del destino. L&rsquo;armistizio, proclamato il giorno successivo, era gi&agrave; stato firmato fin dal giorno 3 settembre; ma all&rsquo;insaputa della Marina. I resti del sommergibile dovevano essere parte del Museo dello Sbarco e di Salerno Capitale. A che punto &egrave; questo progetto?</strong><br /><em><strong>R:</strong> La Soprintendenza, dopo aver registrato l&rsquo;impossibilit&agrave; da parte del Museo dello Sbarco di San Cipriano, fermo per carenza di fondi, a prendersi in carico il reperto, ha avviato in accordo con il comune di Castellabate il complesso iter per sollevare il Gruppo Subacquei di Castellabate dall&rsquo;onere di conservazione del relitto e si &egrave; resa disponibile a prendersi carico del bene. Diverrebbe cio&egrave; parte del Demanio comunale in quanto bene comune appartenente alla memoria dei luoghi. Il relitto, per la&nbsp; memoria storica che riveste, &egrave; sottoposto all&rsquo;art. 10 del Codice per i Beni Culturali&nbsp; &#8211; d. legislativo 42/2004 &#8211; ed in quanto proveniente da rinvenimento nei fondali marini &#8211; &egrave; sottoposto al dettato dell&rsquo;art. 91&nbsp; che ne fissa l&rsquo;appartenenza allo Stato. Pertanto dovr&agrave; essere prevista una collocazione che ne garantisca la conservazione. La Soprintendenza ha cos&igrave; posto le premesse, &#8211; ed &egrave; stato l&rsquo;ultimo atto della mia opera nella Soprintendenza scientemente scelto &#8211; ora che il relitto &egrave; stato dissequestrato, per far s&igrave; che un progetto condiviso renda la memoria collettiva partecipe degli avvenimenti che si svolsero nel mare di Castellabate, coinvolgendo proprie specifiche professionalit&agrave;, Enti territoriali ed Associazioni, affinch&eacute; nessuno dimentichi il tributo di vite umane speso, da una parte e dall&rsquo;altra, e la storia torni a divenire maestra di vita.</em></p></p>
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		<item>
		<title>Agropoli. Seminario sulla giornata del Volontario</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/14-12-2011-agropoli_seminario_sulla_giornata_del_volontario-10464/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Del Verme]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 07:10:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opportunità]]></category>
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					<description><![CDATA[Entusiasmo e sostegno sono le parole chiave della giornata del Volontario che festeggia anche ad Agropoli la straordinaria ricchezza del suo patrimonio umano con un seminario su comunicazione e didattica, aperto a tutti coloro che vorranno essere informati sulle attivit&#224; dell&#8217;associazione.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><em>Ho visto gente andare, perdersi e tornare</em></p>
<p align="right"><em>e perdersi ancora, </em></p>
<p align="right"><em>e tendere la mano, a mani vuote</em></p>
<p align="right"><em>&nbsp;e con le stesse scarpe camminare,</em></p>
<p align="right"><em>&nbsp;per diverse strade </em></p>
<p align="right"><em>o con diverse scarpe, su una strada sola.</em></p>
<p align="right"><em>Ricordati, dovunque sei, </em></p>
<p align="right"><em>se mi cercherai</em></p>
<p align="right"><em>sempre&nbsp; e per sempre, dalla stessa parte </em></p>
<p align="right"><em>mi troverai</em></p>
<p align="right"><em>F. De Gregori</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Solidariet&agrave;, entusiasmo e sostegno sono le parole chiave della giornata del Volontario che festeggia anche ad Agropoli la straordinaria ricchezza del suo patrimonio umano con un seminario su comunicazione e didattica, aperto a tutti coloro che vorranno essere informati sulle attivit&agrave; dell&rsquo;associazione. L&rsquo;organizzazione della giornata &egrave; stata coordinata dal comitato di Agropoli con il supporto della sede regionale che ha coinvolto i docenti della sua scuola di formazione. Luogo dell&rsquo;incontro &egrave; la sala polifunzionale Giovanni Paolo II, gi&agrave; sede anche dei corsi di primo livello che la croce rossa italiana, organizza ogni anno nella cittadina cilentana. Dopo il seminario, programmato dalle ore 15.00 alle 17.45 del 14 dicembre, &egrave; prevista la benedizione dei mezzi e degli uomini e donne della croce rossa di Agropoli e del Cilento. A seguire, volontari, amministratori e cittadini festeggeranno la chiusura di questo anno di attivit&agrave; con una cena di beneficienza che concluder&agrave; anche le attivit&agrave; della giornata. L&rsquo;incontro sar&agrave; una nuova occasione di confronto tra la comunit&agrave; cittadina e l&rsquo;associazionismo solidale che tanti progetti ha avviato nel Cilento. E sar&agrave; anche l&rsquo;occasione per coinvolgere e sensibilizzare, giovani ed adolescenti sui temi del sostegno ai comparti pi&ugrave; deboli della nostra societ&agrave;.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Agropoli. Parte il progetto Lim Everyday. La scuola innova le pratiche didattiche con le &#8220;Lavagne interattive multimediali&#8221;</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/12-12-2011-agropoli_parte_il_progetto_lim_everyday_la_scuola_innova_le_pratiche_didattiche_con_le_quot_lavagne_interattive_multimediali_quot-10439/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Del Verme]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 10:56:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opportunità]]></category>
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					<description><![CDATA[Grazie al Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (PON FESR &#8220;Ambienti per l&#8217;Apprendimento&#8221; 2007/2013 &#8211; POR Campania) il 1&#176; Circolo Didattico di Agropoli ha proceduto all&#8217;istallazione in quasi tutte le aule della Scuola Primaria di una LIM Lavagna Interattiva Multimediale.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie al Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (PON FESR &ldquo;Ambienti per l&rsquo;Apprendimento&rdquo; 2007/2013 &ndash; POR Campania) il 1&deg; Circolo Didattico di Agropoli &#8211; retto da Anna Vassallo, una giovane e capace dirigente che da anni cerca di offrire tante nuove opportunit&agrave; ai suoi tanti piccoli allievi &#8211; ha proceduto all&rsquo;istallazione in quasi tutte le aule della Scuola Primaria di una LIM Lavagna Interattiva Multimediale. L&rsquo;idea del progetto nasce dai sempre pi&ugrave; pressanti bisogni formativi dei bambini di oggi e dalla volont&agrave; di aggiornare e riqualificare le competenze della comunit&agrave; scolastica. Oggi, la maggior parte degli alunni vive in ambienti &ldquo;tecnologicamente&rdquo; stimolanti in cui vengono a contatto con le continue novit&agrave; del mondo digitale, ne apprendono rapidamente l&rsquo;uso e le potenzialit&agrave; rendendole gli strumenti privilegiati della comunicazione. I docenti della Scuola Primaria dichiarano di avere piena consapevolezza del fatto che modalit&agrave; e ritmi di apprendimento degli alunni sono in continua evoluzione e che per rendere un apprendimento significativo &egrave; necessario adottare in classe diverse strategie. Ed accattivante e motivante &egrave;, per bambini e docenti, la sfida della modernit&agrave;. Il progetto Lim Everyday si &egrave; integrato perfettamente in un piano di innovazione gi&agrave; avviato dalle scuole di Agropoli che hanno visto finora l&rsquo;istallazione delle lavagne interattive in tutte le classi prime della Scuola Primaria per l&rsquo;avvio dell&rsquo;anno scolastico 2011-2012.<br />&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</em></p>
<p><span style="font-family: comic sans ms,sans-serif;"><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Come potrebbe dialogare con il mondo di oggi</em></span><br /><span style="font-family: comic sans ms,sans-serif;"><em>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; (ma anche con quello di ieri) una scuola che non sapesse, </em><em>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; che non volesse utilizzare </em></span><br /><span style="font-family: comic sans ms,sans-serif;"><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ci&ograve; che la tecnologia offre allo sviluppo della conoscenza?</em></span></p>
<p>&copy;RIPRODUZIONE RISERVATA</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Agropoli: continua il grande impegno della Croce Rossa Italiana con i corsi di formazione di primo livello organizzati dal comitato locale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/15-11-2011-agropoli_continua_il_grande_impegno_della_croce_rossa_italiana_con_i_corsi_di_formazione_di_primo_livello_organizzati_dal_comitato_locale-10119/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Del Verme]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 16:08:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opportunità]]></category>
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					<description><![CDATA[Chiss&#224; se le tante persone che vedono passare un&#8217;ambulanza a sirene spiegate, immaginano tutto il lavoro, la preparazione ed il senso di responsabilit&#224; che c&#8217;&#232; dietro un volontario che si presta a soccorrere un altro essere umano. Soccorrere qualcuno &#232; un&#8217;azione che merita riflessione]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Chiss&agrave; se le tante persone che vedono passare un&rsquo;ambulanza a sirene spiegate, immaginano tutto il lavoro, la preparazione ed il senso di responsabilit&agrave; che c&rsquo;&egrave; dietro un volontario che si presta a soccorrere un altro essere umano. Soccorrere qualcuno &egrave; un&rsquo;azione che merita riflessione sia per quanto attiene il significato profondo dell&rsquo;essere volontario, sia per quanto attiene la consapevolezza che si pu&ograve; andare incontro a rischi e situazioni di estremo pericolo. Il mondo del volontariato in Italia &egrave; variopinto, popolato da gente comune, per bene; da persone che lo ritengono una scelta di vita, una vocazione, un modo per dare a se stessi. Ed &egrave; in questo spirito, che tanta gente, che &egrave;, e rimane anonima, dona tempo ed energie al prossimo, si impegna a prestare il proprio servizio, di giorno, di notte, entra in abitazioni di famiglie segnate dal dolore, corre sulle strade, lega la sua vita a quella di qualcun altro che di lui/lei non ricorder&agrave; niente ma per cui i volontari del soccorso, per qualche momento, saranno la sola ancora. Tutto questo e molto altro &egrave; la Croce Rossa Italiana che con i suoi tanti volontari, ogni giorno, pone riparo alle tante mancanze del nostro Stato. E&rsquo; per questo una grande gioia, vedere quante persone affollano i corsi che anche nel nostro Cilento, annualmente, la Croce Rossa di Agropoli organizza per tutte le et&agrave; e per tutte le categorie, fornendo un valido supporto alle tante realt&agrave; sociali presenti sul territorio. Il corso, che si sta svolgendo in questi giorni ad Agropoli conta quasi cento iscritti e denuncia il percorso virtuoso di un&rsquo; associazione presente da anni sul territorio e la sensibilit&agrave; di tanti giovani cittadini e giovani mamme. Persone preparate, solari, altruiste, mai avide di parole e suggerimenti. Avere un confronto con un medico d&agrave; una sicurezza infinita come pure la certezza di poter rispondere adeguatamente ad una emergenza casalinga. Merita attenzione tutta questa gente che la mattina &egrave; pronta a rispondere agli impegni quotidiani &ndash; quelli che avviliscono tutti noi &ndash; e sembra quasi che la loro fonte di energia spesa per il prossimo sia la batteria del loro motore quotidiano. Pensiamoci quando sentiamo suonare la sirena e proviamo disturbo. Pensiamo che qualcuno sta correndo verso una persona in pericolo di vita, che cerca di migliorare le condizioni di vita di chi &egrave; pi&ugrave; vulnerabile. Essere volontario significa essere consapevole che, per quanto ci&ograve; che facciamo possa sembrarci poco, stiamo facendo la differenza, nella vita del prossimo come nella nostra.</p>
<p> &copy;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il territorio magico: Salerno, Amalfi ’68, Achille Bonito Oliva ed il genio di Marcello Rumma</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/15-11-2011-il_territorio_magico_salerno_amalfi_68_achille_bonito_oliva_ed_il_genio_di_marcello_rumma-10110/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Del Verme]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 11:02:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Rivive nei pi&#249; importanti musei d&#8217;Italia l&#8217;anima artistica della Salerno degli anni &#8216;70 e la magia di Amalfi &#8217;68, uno spazio ed&#160; un tempo&#160; che con una felice intuizione il grande critico d&#8217;arte Achille Bonito Oliva ha contemplato nel suo &#8216;territorio magico&#8217;.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Rivive nei pi&ugrave; importanti musei d&rsquo;Italia &#8211; con la riproposizione al grande pubblico di importanti mostre curate da Germano Celant e Lia Rumma &#8211; l&rsquo;anima artistica della Salerno degli anni &lsquo;70 e la magia di Amalfi &rsquo;68, uno spazio ed&nbsp; un tempo&nbsp; che con una felice intuizione il grande critico d&rsquo;arte Achille Bonito Oliva&nbsp; ha contemplato nel suo &lsquo;territorio magico&rsquo;. Parte dal Cilento la storia di questo studioso, che ha ridefinito i termini della sua disciplina e la funzione della critica. In pi&ugrave; occasioni, ha ribadito quanto sia indispensabile l&rsquo;azione del critico che elabora teorie, sviluppa interpretazioni, dialoga con gli artisti, rende visibili le sue idee attraverso le mostre. Ogni mostra, ogni libro, ogni gesto viene calcolato con consapevolezza culturale e &ndash; come ha pi&ugrave; volte detto &#8211; con il coraggio dello sconfinamento.<em></em></p>
<p>Anima vitale ed eclettica del mondo artistico italiano, anche Lia Rumma &egrave; espressione di questo territorio. Donna di grande <em>charme, </em>apre volentieri ad appassionati studiosi ed amici la sua dimora-galleria di via Vannella Gaetani, a Napoli. Grazie a lei, alcune opere di arte povera sono alla Tate Gallery e De Dominicis &egrave; esposto al Moma di New York. Sempre in movimento, entusiasta del suo lavoro, ha una lunga storia di successi e di importanti traguardi che parte da Salerno; la citt&agrave; che, oggi, con orgoglio rivendica di aver vissuto una stagione artistica felice nel &rsquo;68 anche grazie al geniale pensiero di suo marito. E&rsquo; da lui, il salernitano Marcello Rumma, &egrave; stata iniziata al mondo dell&rsquo;arte. Collezionista e scopritore di talenti artistici, in pochi anni di lavoro, riusc&igrave; ad operare una delle prime, vere, rivoluzioni culturali del sud. A tanti &egrave; noto per essere stato sponsor, nell&rsquo;ottobre 1968, di una mostra sull&rsquo;arte povera, negli spazi degli Antichi Arsenali della Repubblica di Amalfi, con nomi come Pistoletto, Mario Merz, Giulio Paolini. Organizzata da insieme a Germano Celant mutua il nome dal &ldquo;teatro povero&rdquo; di Jerzy Grotowsky, ed intendeva sottolineare il carattere non formalista del movimento, definendo piuttosto un&rsquo;attitudine morale e una posizione critica nei confronti della cultura dominante. Tutti coloro che sono innamorati della cultura ricordano, con grande rimpianto, l&rsquo;intuito editoriale di Marcello Rumma che, &nbsp;in pochi anni di incessante lavoro, riusc&igrave; a pubblicare una serie di volumi &ndash; oggi introvabili &#8211; che hanno segnato un cambio di passo nel mondo dell&rsquo;arte e della filosofia. Avrebbe dovuto pubblicare &ndash; nel 1969 &#8211; anche il primo volume di un allora giovane poeta con la passione per l&rsquo;arte, Achille Bonito Oliva. Quel territorio magico. Comportamenti alternativi dell&rsquo;arte, che ha segnato un momento cruciale nella storia dell&rsquo;arte italiana, aprendo il passo alla poesia visiva ed all&rsquo;arte come contaminazione tra molti linguaggi.</p>
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		<title>Il treno dell’eroe, le testimonianze della Grande Guerra ed i monumenti ai caduti come comune denominatore per tutti i paesi europei: il caso di Torchiara</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/01-11-2011-il_treno_dell_eroe_le_testimonianze_della_grande_guerra_ed_i_monumenti_ai_caduti_come_comune_denominatore_per_tutti_i_paesi_europei_il_caso_di_torchiara-9935/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Del Verme]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 21:42:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli anni compresi tra l&#8217;immediata conclusione del conflitto e fino al pieno trentennio fascista tanti italiano hanno contribuito alla realizzazione di monumenti ai caduti della Nazione che, affidati ai pi&#249; grandi scultori dell&#8217;epoca, servono oggi a noi per riconoscere luoghi e beni legati alla nostra pi&#249; dolorosa e recente memoria]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Grande Guerra ha segnato la fine di un&rsquo;epoca e determinato cambiamenti sociali destinati a durare per sempre; in particolare, per le regioni meridionali, ha rappresentato il primo momento di partecipazione collettiva alle vicende dello stato unitario che si &egrave; attuato nel dolore e nel lutto per perdite umane ingentissime. Il numero di giovanissimi caduti al fronte ed in contesti territoriali spesso molto distanti dai loro territori di origine, ha commosso generazioni di italiane e di italiani e spiega la grande mobilitazione per la commemorazione del loro sacrificio. Molti dei ragazzi mandati al fronte erano assolutamente impreparati a combattere, spesso non ne comprendevano la ragione e non erano sicuramente adeguatamente equipaggiati. In Campania, il conflitto, il fronte, le trincee, gli eventi bellici devastanti, venivano percepiti come un mondo lontano, distante, che inghiottiva per sempre tante giovani vite, con conseguenze devastanti nella vita delle famiglie e delle comunit&agrave; locali.<br />Negli anni compresi tra l&rsquo;immediata conclusione del conflitto e fino al pieno trentennio fascista tanti italiano hanno contribuito alla realizzazione di monumenti ai caduti della Nazione che, affidati ai pi&ugrave; grandi scultori dell&rsquo;epoca, servono oggi a noi per riconoscere luoghi e beni legati alla nostra pi&ugrave; dolorosa e recente memoria. Servono a comprendere il senso di una Italia che, ancora giovane nazione, si ricompone in unit&agrave; intorno al sacrificio di tanti. E&rsquo; una forte emozione&nbsp; ritrovare tra le carte legate alla realizzazione dei monumenti, le tracce delle tantissime donazioni &ndash; soprattutto nel salernitano &ndash; di tanti emigranti che non dimenticarono mai gli oltre seicentomila morti, solo in Italia, in guerra. Nel complesso i monumenti del Salernitano mostrano una ricca variet&agrave; di sculture in marmo e soprattutto, in bronzo, tra cui spiccano per bellezza ed imponenza quelle realizzate dalle grandi fonderie napoletane Chiurazzi e Lagan&agrave;. In questo quadro, un gruppo scultoreo, in marmo, ha attirato l&rsquo;attenzione di Maria Rosaria Nappi, storico dell&rsquo;arte della direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici della Campania che da anni studia questi monumenti. Si tratta del monumento ai caduti della cittadina cilentana di Torchiara. Esso rappresenta la madrepatria che stringe un giovane soldato morente, che incarna il figlio di tutte quelle madri che non hanno mai potuto riabbracciare il loro. In un panorama iconografico fortemente standardizzato il nostro monumento rappresenta una preziosa eccezione. La felice intuizione di un artista che invece di raffigurare l&rsquo;idealizzazione della Patria secondo i canoni pi&ugrave; comuni: una sorta di divinit&agrave; androgina dall&rsquo;espressivit&agrave; impersonale e che quindi si presta ad una serialit&agrave; duttile e conforme, la raffigura come una giovane donna, dall&rsquo;aria sofferente e, fatto eccezionale, in lacrime. Stando ai risultati di una recente ricerca condotta su una campionatura enorme di documenti, esso, che rimane ancora opera di anonimo, &egrave; un unicum. Oggi, nella giornata che a 90 anni dal viaggio della salma di un giovane militare da Aquileia a Roma, l&#8217;Italia torna a celebrare e accogliere il treno di un eroe sconosciuto e silenzioso, quel &#8221;Milite Ignoto&#8221; che riposa nell&#8217;Altare della Patria come simbolo di una generazione sacrificatasi per l&#8217;Italia nel primo conflitto mondiale, sembra doveroso ricordare la forza espressiva di quelle lacrime. </p>
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		<title>Il Castello di Agropoli. Quando un varco nella letteratura riesce a rivelare ciò che si intende offuscare con sterili polemiche</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/30-10-2011-il_castello_di_agropoli_quando_un_varco_nella_letteratura_riesce_a_rivelare_ci_ograve_che_si_intende_offuscare_con_sterili_polemiche-9911/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Del Verme]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 09:54:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando abbiamo perduto la capacit&#224; di vedere quella forza che tanti poeti, scrittori ed intellettuali, a pi&#249; riprese hanno voluto raccontare. E&#8217; proprio necessario ricordare, ciclicamente, a tanti che i beni comuni raccontano l&#8217;identit&#224; dei luoghi e che l&#8217;identit&#224; collettiva non pu&#242; prescindere dal possesso condiviso di ci&#242; che di quell&#8217;identit&#224; rappresenta il fondamento?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: times new roman,times;"><em>&#8220;La dimora, costruita ai tempi degli Angioini di Sicilia, aveva l&rsquo;aspetto di una roccaforte. All&rsquo;inizio del secolo vi era stato addossato un fabbricato intonacato a calce, una specie di rustico con il porticato che aggettava nel cortile interno, il tetto piatto su cui seccavano i frutti del giardino e una fila di frantoi di pietra. Il tempo, la mancanza di manutenzione, le intemperie avevano reso inabitabile il grande salone invaso dai prodotti della fattoria. Cumuli di uva gi&agrave; immersa nel suo succo rendevano vischioso l&rsquo;impiantito di piastrelle moresche&#8221;. </em></span><br /><span style="font-family: times new roman,times;"><em>Marguerite Yourcenar</em></span></p>
<p>Anna,soror&hellip; &egrave; un racconto breve, uno dei primi della grande scrittrice franco-belga, che, abbozzato tra i diciotto e i ventitre anni, componeva il nucleo di uno scritto pi&ugrave; ampio, il romanzo Remous. Questo progetto fu presto abbandonato per la stesura di Alexis o il trattato della lotta vana ed il racconto ambientato tra Agropoli, le rovine di Paestum e Castel S. Elmo, a Napoli fu pubblicato nella forma che conosciamo oggi &ndash; Come l&rsquo;acqua che scorre &#8211;&nbsp; nel 1935, insieme ad altri due racconti giovanili. Il titolo scelto dalla scrittrice &egrave; ispirato dall&rsquo;epitaffio che Anna, figlia di una nipote di Agnese di Montefeltro, fa incidere sulla lapide del fratello, l&rsquo;anno in cui &egrave; ambientato &egrave; il 1596. Il racconto, fu scritto in poche settimane, nella primavera del 1925, durante e subito dopo, un soggiorno a Napoli. <br />Nei ricordi della grande scrittrice torneranno spesso la festosa allegria dei vicoli di Napoli e la bellezza austera o lo splendore sbiadito delle sue chiese, come quella di San Giovanni a Mare, distrutta&nbsp; dai bombardamenti del 1944, dove la protagonista del racconto apre il feretro del fratello. <br />La Yourcenar racconta di aver visitato&nbsp; il forte Sant&rsquo;Elmo e la vicina certosa e di aver attraversato alcuni desolati villaggi della Campania e della Basilicata, di aver visto le rovine di Paestum, cos&igrave; come la dimora, &ldquo;un po&rsquo; rustica un po&rsquo; signorile&rdquo; di Agropoli ed afferma che mai invenzione romanzesca &egrave; stata pi&ugrave; immediatamente ispirata dai luoghi in cui era ambientata. Nella lunga prefazione alla ristampa del racconto, datata marzo 1981, rivendica la freschezza dell&rsquo;ispirazione alla scrittura ed afferma di aver corretto, negli anni della maturit&agrave; letteraria, solo la sintassi. Nella sua lunga carriera di scrittrice approfondisce ricerche di tecnica poetica dissimulata alla prosa, ma negli anni giovanili scrive rapidamente, senza preoccupazioni compositive o stilistiche, lei stessa afferma che &ldquo;attingeva direttamente a non so quale fonte avevo dentro&rdquo;.&nbsp; C&rsquo;&egrave; da credere dunque che l&rsquo;anima di questi luoghi abbia una tale forza evocativa da essere stata capace di ispirare, ad una delle pi&ugrave; importanti romanziere del secolo scorso, una storia che tanta fortuna ha avuto nella letteratura europea. <br />Ci sarebbe da chiedersi allora, quando abbiamo perduto la capacit&agrave; di vedere quella forza che tanti poeti, scrittori ed intellettuali, a pi&ugrave; riprese hanno voluto raccontare. E&rsquo; proprio necessario ricordare, ciclicamente, a tanti che i beni comuni raccontano l&rsquo;identit&agrave; dei luoghi e che l&rsquo;identit&agrave; collettiva non pu&ograve; prescindere dal possesso condiviso di ci&ograve; che di quell&rsquo;identit&agrave; rappresenta il fondamento?</p>
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		<title>Il Cilento come scenario di un fitto mistero: intervista a Diana Lama</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/21-10-2011-il_cilento_come_scenario_di_un_fitto_mistero_intervista_a_diana_lama-9800/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Del Verme]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 14:13:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zoom]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Il cumulo di alghe disseccate dal sole puzzava come se ci fosse un cadavere sepolto dentro. E, infatti, dentro il cadavere c&#8217;era&#8221;. Il corpo irriconoscibile e martoriato di una donna viene ritrovato sulla spiaggia di Pioppi. Le indagini vengono affidate al pacato maresciallo Santomauro.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&ldquo;Il cumulo di alghe disseccate dal sole puzzava come se ci fosse un cadavere sepolto dentro. E, infatti, dentro il cadavere c&rsquo;era&rdquo;.</p>
<p>Il corpo irriconoscibile e martoriato di una donna viene ritrovato sulla spiaggia di Pioppi.</p>
<p>Le indagini vengono affidate al pacato maresciallo Santomauro, uno svagato maresciallo dei carabinieri che suo malgrado viene trascinato in un mondo che non gli appartiene ma che, furbo e sornione, riuscir&agrave; a portare a galla la verit&agrave; e che dovr&agrave; mettere a frutto tutto il suo intuito investigativo per affrontare un caso spinoso e intricato.</p>
<p>La povera &#8216;sirena&#8217; si scopre ben presto non essere altro che la bizzosa Elena, una donna della Napoli <em>bene</em>, moglie di un famoso architetto e frequentatrice della buona societ&agrave;.</p>
<p>Le indagini sull&rsquo;omicidio, amplificate dai riflettori dei media, porteranno Santomauro ad addentrarsi in un (bel) mondo dove dominano l&rsquo;ipocrisia e l&rsquo;arrivismo e abbondano bugie e mezze verit&agrave;.</p>
<p>La napoletana Diana Lama prosegue il filone del thriller al femminile (il precedente romanzo si intitolava &#8220;Solo Tra Ragazze&#8221;, edito sempre da Piemme) sfornando una storia dal sapore estivo, ambientata in uno dei posti pi&ugrave; belli del mondo.</p>
<p>Le abbiamo fatto qualche domanda.</p>
<p><strong>D: Con &#8220;La sirena sotto le alghe&#8221; ancora una volta ti sei cimentata in un thriller al femminile dove la psicologia delle donne &egrave; al centro della vicenda.</strong><br />R: Trovo le donne generalmente pi&ugrave; capaci di sottile cattiveria e crudelt&agrave; rispetto agli uomini, quindi pi&ugrave; interessanti, ma ne La sirena sotto le alghe ci sono anche dei &#8216;maschietti cattivelli&#8217;.</p>
<p><strong>D: A chi ti sei ispirata per la figura del pacato e simpatico maresciallo Santomauro?</strong><br />R: Santomauro &egrave; un uomo complesso, con una sensibilit&agrave; per certi versi femminile, &egrave; un romantico ma &egrave; comunque un uomo difficile, con delle asprezze caratteriali che lo rendono sempre un po&rsquo; estraneo al suo ambiente. E&rsquo; per&ograve; anche dotato di un umorismo sarcastico, credo sarebbe un uomo interessante da conoscere. Se devo paragonarlo a qualcuno mi viene in mente il commissario Santamaria, di Fruttero &amp; Lucentini, mitica coppia del giallo nostrano.</p>
<p><strong>D: Perch&eacute; il Cilento?</strong><br />R: Ho scelto il Cilento per questa storia per vari motivi: prima di tutto lo amo molto, mi considero cilentana di adozione, lo frequento da una ventina di anni per matrimonio ed &egrave; stato amore a prima vista. Poi perch&eacute; volevo un luogo in cui coesistessero bellezze naturali aspre e incontaminate con una cultura e una civilt&agrave; antiche ancora conservate. Volevo descrivere un mondo che conservasse le sue tradizioni artistiche, culinarie, familiari, e il Cilento &egrave; tutto questo, al di l&agrave; della patina turistica che appare a un primo approccio distratto. E in ultimo volevo un luogo di cui poter disegnare la vita in un paesino di mare, il rapporto tra turisti e paesani, e la vita dei paesi pi&ugrave; interni, con le tradizioni contadine che altrove si sono perse.</p>
<p><strong>D: E come immagini la tua sirena?</strong><br />R: Di recente ho incontrato la mia sirena nascosta tra le immagini di una galleria d&rsquo;arte contemporanea che esponeva i capolavori di Vanessa Beecroft. Immagini bellissime, ma inquietanti e conturbanti, proprio come la donna che &egrave; al centro del mio romanzo. Mi sono innamorata di una immagine in particolare, che &egrave; esattamente la mia sirena sotto le alghe.</p>
<p><strong>D: Partecipi spesso a programmi TV che rivisitano fatti di cronaca nera: nelle sue storie ti capita di ispirarti a fatti di sangue realmente accaduti?</strong><br />R: Non amo ispirarmi a fatti di cronaca reali, anche se mi documento molto e li seguo, ma la lettura per me &egrave; intrattenimento, e anche la scrittura, piacere, divertimento, evasione, e non mi va di scrivere di gente che ha sofferto ed &egrave; morta realmente. Vanno bene sangue, dolore, morte terrore e angoscia, ma solo sulla carta, credo abbia un effetto catartico per il lettore, ma non quando sai che quello che leggi o scrivi &egrave; successo davvero a qualcuno. Preferisco che la fantasia superi la realt&agrave; anche se ormai &egrave; sempre pi&ugrave; difficile.</p>
<p><strong>D: So che stai lavorando alla sceneggiatura della Sirena, vedremo trasposto il tuo thriller sullo schermo?</strong><br />R: Spero proprio di si, c&rsquo;&egrave; un progetto ben avviato in questo senso e credo che presto la mia Sirena uscir&agrave; dalle pagine del libro per animarsi sullo schermo. Mi fa molto piacere che le avventure dei miei personaggi nel Cilento trovino nuova vita, il romanzo sta andando molto bene anche con le traduzioni, per esempio in Germania dove stanno per pubblicare anche il secondo della serie, Il circo delle Maraviglie, sempre con Santomauro.</p>
<p><strong>D: Sei tra i fondatori di Napoli Noir, un punto di aggregazione per appassionati ed autori del genere: perch&eacute; &egrave; nata Napoli Noir e quali sono le vostre iniziative pi&ugrave; recenti?</strong><br />R: Napolinoir &egrave; nata per creare a Napoli un punto di aggregazione&nbsp; tra scrittori e appassionati del genere; sosteniamo varie iniziative, tra cui la pi&ugrave; importante &egrave; un concorso letterario per ragazzi di tutte le scuole, ParoleinGiallo, che &egrave; alla quarta edizione. Abbiamo un sito <a href="http://www.napolinoir.com/">www.napolinoir.com</a> e altre iniziative in corso, tra cui rassegne letterarie e corsi di scrittura gialla e di sceneggiatura, ma soprattutto ci teniamo in contato anche in maniera conviviale e coordiniamo le nostre iniziative individuali.</p>
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		<item>
		<title>Aggiungi un morto a tavola: concorso di scrittura creativa per scuole</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/21-10-2011-aggiungi_un_morto_a_tavola_concorso_di_scrittura_creativa_per_scuole-9803/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Del Verme]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 13:28:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Il concorso &#232; indetto allo scopo di incentivare la lettura e la scrittura, di favorire l&#8217;espressione della creativit&#224; dei giovani e prevede la realizzazione di opere letterarie e grafiche ispirate al tema: AGGIUNGI UN MORTO A TAVOLA.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>BANDO DI CONCORSO PER LE SCUOLE DI OGNI ORDINE E GRADO<br />SCRITTURA CREATIVA<br />PREMIO ParoleinGiallo<br />IV&ordf; EDIZIONE<br />Con il patrocinio morale di<br />Napoli Citt&agrave; della Letteratura UNESCO</p>
<p>AGGIUNGI UN MORTO A TAVOLA</p>
<p>Mangiamo e beviamo con chi amiamo, condividiamo i pasti con coloro di cui ci fidiamo, eppure mille pericoli e tradimenti si nascondono nel piatto&hellip;</p>
<p>Le Associazioni<br />Aussie e Napolinoir,<br />in collaborazione con<br />Il Contrapasso, Simone per la Scuola, Nocillo Galzerano, Voyage pittoresque, Photocity Edizioni</p>
<p>indicono la IV&ordf; edizione del premio di scrittura creativa ParoleinGiallo riservato agli studenti di ogni ordine e grado.</p>
<p>1) Il concorso &egrave; indetto allo scopo di incentivare la lettura e la scrittura, di favorire l&rsquo;espressione della creativit&agrave; dei giovani e prevede la realizzazione di opere letterarie e grafiche ispirate al tema: AGGIUNGI UN MORTO A TAVOLA.<br />2) Il concorso si articola nelle seguenti sezioni:<br />1. Sezione Scuola Primarie: poesie, racconti, testi teatrali, fumetti.<br />2. Sezione Scuola Secondaria di Primo Grado: poesie, racconti, testi teatrali.<br />3. Sezione Scuola Secondaria di Secondo Grado: poesie, racconti, testi teatrali.<br />4. Sezione Universit&agrave;: poesie, racconti, testi teatrali.<br />3) La partecipazione &egrave; gratuita.<br />4) Al concorso possono partecipare le scuole o singoli studenti i cui istituti non abbiano aderito ufficialmente al premio. In entrambi i casi &egrave; necessario iscriversi compilando l&rsquo;apposita scheda di adesione allegata al bando che dovr&agrave; essere completata in ogni sua parte e consegnata con l&rsquo;elaborato entro e non oltre il 31 marzo 2012.<br />5) I giudizi della commissione giudicatrice sono insindacabili, inappellabili e definitivi. Gli elaborati ammessi saranno selezionati insindacabilmente in base alla fedelt&agrave; al tema, alla correttezza linguistica, all&rsquo;originalit&agrave; e all&rsquo;aderenza al genere giallo.<br />6) I lavori devono essere originali, inediti e di propriet&agrave; esclusiva del partecipante che se ne assume ogni responsabilit&agrave;. Gli elaborati non devono avere alcun contenuto diffamatorio e non devono ledere gli interesse di terzi. L&rsquo;Autore o chi ne fa le veci garantisce e tiene indenni i promotori del Concorso da qualsiasi pretesa che possa essere avanzata da terzi.<br />7) Gli elaborati non devono superare le cinque cartelle. Dovr&agrave; essere utilizzato il carattere di dimensione 14 (preferibilmente Garamond) con interlinea singola e un margine adeguato (1,5). I lavori dovranno essere consegnati sia su carta stampa in doppia copia che in versione informatica (CD, DVD, oppure inviati via mail). I testi letterari potranno essere in lingua italiana o inglese. Ciascun elaborato dovr&agrave; contenere i dati personali dell&rsquo;autore. Non sono ammessi pseudonimi.<br />8) I lavori che dovessero pervenire privi del modulo di partecipazione debitamente compilato e firmato e non conformi a quanto richiesto, saranno automaticamente esclusi dal concorso. In nessun caso i racconti saranno restituiti.<br />9) Gli elaborati &ndash; pena l&rsquo;esclusione &ndash; devono pervenire entro e non oltre il 31 marzo 2012 presso uno dei seguenti indirizzi: Prof. Caterina Lerro, Via Cassano IV traversa n.9, 80144 Napoli, oppure: caterinalerro@paroleingiallo.it Ciascun plico dovr&agrave; contenere anche una dettagliata scheda riassuntiva contenente per ciascun lavoro: il titolo dell&rsquo;elaborato, il nome del o degli autori, la classe di appartenenza, i dati anagrafici del o degli autori, un recapito.<br />10) Con la sottoscrizione della domanda di partecipazione si intendono contestualmente ceduti ai promotori del Concorso tutti i diritti connessi allo sfruttamento degli elaborati che potranno essere utilizzati in tutto o in parte, a proprio piacimento, senza limiti alcuno, compreso l&rsquo;eventuale produzione editoriale. I migliori lavori verranno raccolti in un volume.<br />11) La premiazione avr&agrave; luogo a Napoli nel mese di aprile 2012. La data e il luogo saranno comunicati a tutte le scuole partecipanti via telefono o posta elettronica.<br />12) La giuria, tra gli altri, &egrave; composta da:<br />Mauro Giancaspro (Presidente)<br />Diana Lama<br />Maurizio Ponticello<br />Gabriella Cerino<br />Federica Cigala<br />Santa Di Salvo<br />Rossella Paliotto<br />Esther Basile<br />Antonello Perillo<br />Paola Piemonte<br />13) La partecipazione al concorso comporta l&rsquo;incondizionata accettazione del presente regolamento. Per ogni controversia &egrave; competente il Foro di Napoli.</p>
<p>SCHEDA DI ADESIONE CONCORSO</p>
<p>ParoleinGiallo<br />IV&ordf; EDIZIONE<br />&ldquo;AGGIUNGI UN MORTO A TAVOLA&rdquo;<br />SCUOLA _______________________________________<br />VIA/ PIAZZA ____________________________________<br />CAP ________ TEL/FAX _______________<br />EMAIL _________________________________________<br />DIRIGENTE SCOLASTICO________________________<br />ISCRIZIONE ALLA SEZIONE _____________________<br />DOCENTE REFERENTE __________________________</p>
<p>La scuola autorizza al trattamento dei dati personali dei propri alunni che saranno utilizzati per il suddetto concorso L.196/2003. Inoltre tale scuola da la propria autorizzazione per la pubblicazione di un&rsquo;eventuale antologia che obbligatoriamente conterr&agrave; le generalit&agrave; dei candidati da essa rappresentati.</p>
<p>DATA<br />FIRMA DEL DIRIGENTE SCOLASTICO<br />TIMBRO DELLA SCUOLA</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La sentenza di Ustica ed i misteri d&#8217;Italia: intervista a Rosario Priore</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/07-10-2011-la_sentenza_di_ustica_ed_i_misteri_d_italia_intervista_a_rosario_priore-9622/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Del Verme]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 08:30:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornaledelcilento.it/2011/10/07/07-10-2011-la_sentenza_di_ustica_ed_i_misteri_d_italia_intervista_a_rosario_priore-9622/</guid>

					<description><![CDATA["La verit&#224; che &#232; difficile riconoscere &#232; legata al nebuloso livello dei mandanti; gli esecutori materiali, spesso sono stati presi in flagranza di reato ed in molte delle articolate vicende di cui si &#232; parlato, non sono mai stati oscuri".]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo incontrato ad Agropoli, nell&rsquo;ambito della rassegna di libri &ldquo;Settembre al Castello&rdquo;, il giudice Rosario Priore che per anni ha seguito in qualit&agrave; di magistrato inquirente, le inchieste sulle stragi pi&ugrave; efferate degli ultimi cinquant&rsquo;anni.</p>
<p>Intervistato sui tanti misteri insoluti d&rsquo;Italia, ripercorre per il pubblico della rassegna la ricostruzione dell&rsquo;abbattimento del DC9 Itavia tra Ponza ed Ustica, il ricordo dell&rsquo;attentato a Papa Wojtyla, il rapimento di Aldo Moro e della giovanissima Emanuela Orlandi, rimarcando il desiderio di mantenere viva l&rsquo;attenzione su questi episodi bui della nostra storia.</p>
<p>&Egrave; forte l&rsquo;emozione del pubblico che vuol comunicare la pacifica pretesa di non voler dimenticare, la giusta volont&agrave; di provare a comprendere vicende che ancora oggi, condizionano la nostra vita.</p>
<p>Ed il giudice Priore non si &egrave; sottratto, ci narra con voce pacata, i misteri, i segreti ed i tanti omissis di questo paese, aprendo un varco tra intrighi politici, attentati, spietati delitti e inserendoli in un quadro pi&ugrave; ampio: la complessa storia dei paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo.</p>
<p>Ci spiega, in modo sobrio e con l&rsquo;aria gentile che lo contraddistingue nella vita e nel lavoro, i drammi di un paese che, a noi, oggi pi&ugrave; che mai, sembra aver perso la bussola.</p>
<p>Chiude la sua chiacchierata con una triste locuzione latina, mors omnia solvit, ribadendo che non la ritiene valida per questi sconcertanti avvenimenti.</p>
<p>Risponde volentieri alle tante domande nella convinzione che ai forti movimenti nati per tutelare le vittime di stragi e vicende oscure della nostra vita politica, &egrave; necessario dare attenzione: &laquo;Fino a quando abuseremo della loro pazienza, costringendoli a chiedere vanamente ed a gran voce, giustizia per i loro drammi? La richiesta di verit&agrave; &egrave; il solo risarcimento che pu&ograve; lenire il dolore di queste persone, &egrave; il solo che chiedono&raquo;.</p>
<p>Lo imporrebbe &ndash; aggiungiamo noi &#8211; il senso etico che deve contraddistinguere una democrazia che ha l&rsquo;obbligo morale di dare risposte esaustive.</p>
<p>Ma questo &egrave; davvero possibile?</p>
<p>A questa domanda il giudice, d&agrave; una risposta che invita a riflessioni pi&ugrave; profonde: &laquo;La verit&agrave; che &egrave; difficile riconoscere &egrave; legata al nebuloso livello dei mandanti; gli esecutori materiali, spesso sono stati presi in flagranza di reato ed in molte delle articolate vicende di cui si &egrave; parlato, non sono mai stati oscuri&raquo;.</p>
<p>Ci saluta, consigliandoci la lettura di un saggio che cita ad esempio di ricostruzione rigorosa e puntuale, il volume &#8220;Uccidete il Papa&#8221; di Marco Ansaldo, vaticanista di Repubblica, scritto a due mani con Yasemin Taskin. Seguiremo volentieri il suo consiglio.</p>
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		<title>Paestum: il Museo Narrante resta ancora impassibilmente chiuso</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/04-10-2011-paestum_il_museo_narrante_resta_ancora_impassibilmente_chiuso-9576/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Del Verme]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 14:33:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal 10 novembre 2010, dopo che le acque del fiume Sele inondarono il piano inferiore del Museo Narrante di Paestum, che quest'ultimo resta chiuso privando i visitatori di un sito importante e unico del suo genere sul territorio cilentano.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Capaccio, 10 novembre 2010, le acque del fiume Sele inondano il piano inferiore del Museo Narrante di Paestum; le sale furono devastate e corrose dall&rsquo;umidit&agrave; che mise fuori uso anche i complicati sistemi palmari, informatici e l&rsquo;impianto elettrico. Allora, fu collocato, all&rsquo;ingresso dell&rsquo;edificio un cartello&#8221;Chiuso per alluvione&#8221; che Comune, Provincia e Regione continuano ad ignorare. Nessuna apertura potr&agrave; essere programmata, se non arriveranno i fondi per la messa in sicurezza degli impianti che, all&rsquo;epoca erano stati quantificati in 60.000, 00 euro&nbsp; &#8211; il costo di uno dei tanti concerti pop (!) che pure le istituzioni suddette trovano il tempo di organizzare. Oggi, il museo, grazie alle risorse del Mibac, &egrave; stato ripulito dal fango ed &egrave; presidiato per evitare furti, ma rimane tristemente muto. Ed &egrave; paradossale visto che si trattava di uno dei pochi musei narranti del territorio! <br />La storia di quest&rsquo;antichissimo santuario &egrave; gloriosa e la sua scoperta, avvenuta nel 1934, fu salutata dal mondo scientifico come una delle pi&ugrave; importanti vicende della storia della ricerca archeologica in Magna Graecia. Nel corso degli scavi, curati da Paola Zancani Montuoro ed Umberto Zanotti Bianco, furono ritrovate, intatte e bellissime, oltre settanta metope scolpite che costituiscono uno dei cicli lapidei pi&ugrave; complessi dell&rsquo;Occidente antico. Legato al mitico viaggio degli Argonauti per la conquista del vello d&rsquo;oro, il santuario fu dedicato a Hera Argiva, il cui culto continu&ograve; fino al 273 a.C. Con il cristianesimo la devozione si trasforma e sulla collina che sovrasta Capaccio, compare il culto della Madonna del Granato che riprende l&rsquo;iconografia della Dea Hera in trono con il melograno; immagine questa sacra e ancor oggi, venerata.<br />Questo luogo espositivo, di nuovissima concezione, era il &ldquo;luogo del racconto&rdquo; che attraverso magiche suggestioni: ricostruzioni tridimensionali, filmati, effetti sonori e pannelli illustrativi riusciva ad immergere il visitatore in atmosfere remote. Cos&igrave;, si poteva vivere l&#8217;emozione dei ritrovamenti archeologici avendo l&#8217;impressione di trovarsi sulle sponde dello scavo. Si poteva essere coinvolti nei dubbi e nelle ipotesi formulate nel tempo sulla provenienza delle numerose lastre archeologiche ritrovate, ascoltando le voci degli eroi che vi sono rappresentati. Si potevano sentire le invocazioni alla dea delle donne che per centinaia di anni hanno offerto doni votivi. Ora &egrave; privo di suoni, tace ferito e qualcuno, tra i tanti impegnati in inutili grandi eventi, dovrebbe responsabilmente ridargli la parola. </p>
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		<title>Ad Agropoli &#8220;L&#8217;Iliade. Il canto degli Eroi&#8221;: intervista al protagonista delle letture, l’attore Peppe Barile</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/29-09-2011-ad_agropoli_quot_l_iliade_il_canto_degli_eroi_quot_intervista_al_protagonista_delle_letture_l_attore_peppe_barile-9517/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Del Verme]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Sep 2011 20:54:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Agropoli accoglie il primo laboratorio culturale della stagione autunnale: ad una serie di letture legate al mito greco sono dedicati i due spettacoli di Peppe Barile che apre la rassegna con &#8220;L&#8217;Iliade. Il canto degli Eroi: letture ed incontri tematici&#8221;. Abbiamo incontrato l&#8217;attore durante le prove dello spettacolo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em></em>Agropoli accoglie, all&#8217;interno del museo civico archeologico, il primo laboratorio culturale della stagione autunnale, parte del programma di spettacoli che rientrano nel progetto POR &ldquo;Lune e Scorci&rdquo; cofinanziato dal comune di Agropoli e finanziato dalla Regione Campania.</p>
<p>Ad una serie di letture legate al mito greco sono dedicati i due spettacoli di Peppe Barile che apre la rassegna con &ldquo;L&rsquo;Iliade. Il canto degli Eroi: letture ed incontri tematici&rdquo;.</p>
<p>Abbiamo incontrato l&rsquo;attore durante le prove dello spettacolo.</p>
<p><strong>D: L&#8217;Iliade per un attore di teatro &egrave; una grande scommessa, &egrave; stata portata in scena da grandi interpreti, come si affronta un testo cos&igrave; complesso?</strong><br />R: Certo&#8230; complesso, cos&igrave; come &egrave; complesso l&#8217;animo umano. Io l&#8217;ho affrontato tuffandomi di testa nel mare di emozioni che pervade tutto il racconto, senza dimenticare che non nasce per la pagina scritta ed &egrave; quindi legato alla &ldquo;memoria&rdquo; tramandata attraverso gli Aedi che, citando Italo Calvino dalle &ldquo;Lezioni Americane&rdquo;, ancora esercitavano il &rdquo;potere di mettere a fuoco visioni a occhi chiusi, di pensare per immagini&rdquo;. Ecco, vorrei riuscire a suscitare immagini forti, vivide, intense, che nessun film con effetti speciali riuscir&agrave; mai ad ottenere.</p>
<p><strong>D: La emoziona l&#8217;idea di interpretare la figura di un aedo moderno?<br /></strong>R: Non mi &ldquo;emoziona&rdquo;&#8230;di pi&ugrave;. Penso che un Aedo oggi non dovrebbe essere diverso da quello antico, cio&egrave; un individuo che, attraverso gli occhi dell&#8217;Anima, entra in contatto con le emozioni (che le divinit&agrave; ben rappresentavano) e parla ad altri come lui e di loro racconta magnificandone le gesta, nel bene e nel male, perch&eacute; in fondo siamo tutti eroi.</p>
<p><strong>D: Questo spettacolo &egrave; stato molto apprezzato, in particolare, dagli studenti, perch&eacute; secondo lei?</strong><br />R: Bisognerebbe chiederlo a loro e lo far&ograve; presto. Io posso azzardare un&#8217;ipotesi&#8230;forse ci incontriamo sempre pi&ugrave; spesso attraverso i mezzi che ci offre la tecnologia che avanza, questo ci distrae e quando incontriamo qualcuno che generosamente e direttamente cerca di comunicare, rimaniamo positivamente stupiti e qualcosa di ancestrale si smuove in noi. Mi piace pensare che i giovani vogliano riconquistare questa dimensione&#8230; chiss&agrave;&#8230;</p>
<p><strong>D: Quanta preparazione ha richiesto l&#8217;elaborazione delle musiche e la diversa organizzazione dei brani scelti per la composizione degli incontri?</strong><br />R: Per quanto riguarda la selezione dei brani &egrave; stata curata dalla dr.ssa Cristina Calvino. Per la musica ci siamo affidati a Lello Settembre, che con passione, si &egrave; ispirato al ritmo dei versi omerici reinventando una musica della quale conosciamo solo gli strumenti dipinti sui vasi, alcuni dei quali esistono ancora oggi e appunto questi sono stati usati per le nostre musiche. Ci sono poi ambientazioni sonore che evocano i luoghi dell&#8217;azione, come la risacca del mare o il frusc&igrave;o delle ali di una civetta, che simboleggia la divinit&agrave; che ispirava l&#8217;Aedo. Insomma in questa Iliade nessuna immagine preconfezionata, n&eacute; costumi n&eacute; scene, solo una strumentazione fonica attraverso cui la voce, la musica e i suoni parlano all&#8217;orecchio degli spettatori che &ldquo;vedranno&rdquo; quel che &egrave; successo a Troia.</p>
<p><strong>D: I prossimi incontri?</strong><br />R: Sabato 1 ottobre e domenica 2 ottobre, alle ore 18.00, ad Agropoli, nelle sale dl museo civico archeologico; e poi a seguire nei tre fine settimana successivi.</p>
<p> &copy;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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