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	<title>Mariella Marchetti | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
	<lastBuildDate>Mon, 13 Jan 2025 16:30:32 +0000</lastBuildDate>
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		<title>«Assavulà»: il Liceo Parmenide di Vallo della Lucania racconta sogni e futuro nell’Open Day</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mariella Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jan 2025 16:30:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Vallo della Lucania]]></category>
		<category><![CDATA[cilento]]></category>
		<category><![CDATA[liceo parmenide vallo della lucania]]></category>
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					<description><![CDATA[Sarà un Open Day diverso quello che il Liceo &#8220;Parmenide&#8221; di Vallo della Lucania ha organizzato per il 18 gennaio alle ore 18:00 presso l&#8217;Auditorium del Seminario Diocesano. Davvero valeva [...]]]></description>
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<p>Sarà un <strong>Open Day</strong> diverso quello che il <strong>Liceo &#8220;Parmenide&#8221; di Vallo della Lucania</strong> ha organizzato per il <strong>18 gennaio</strong> alle ore 18:00 presso l&#8217;Auditorium del Seminario Diocesano.</p>



<p>Davvero valeva la pena di rimboccarsi le maniche e presentare il nostro Liceo con quella voce profonda e autentica che sola è in grado di arrivare in maniera chiara ai ragazzi in procinto di operare la scelta della scuola superiore, ai loro genitori, che desiderano il meglio per la formazione dei propri figli.</p>



<p>È proprio in questo modo che è venuta fuori l&#8217;idea di far parlare quattro studenti cilentani ai liceali che verranno, quasi come in un passaggio di testimone, quasi come una consegna che si svolge di mano in mano ma con una modalità comunicativa di grande impatto emozionale, in grado di restituire uno spaccato reale sul mondo della scuola in cui vengono sciolti quei dubbi nei quali ogni adolescente si ritrova avviluppato prima di compiere una delle scelte più importanti della propria vita.</p>



<p>Di fronte ad una telecamera, i nostri studenti hanno raccontato le loro sfide quotidiane, i loro sogni, le speranze, il ruolo fondamentale che deve svolgere l&#8217;istituzione scolastica nella costruzione di un futuro che sia in linea con quanto si è sognato.</p>



<p>È nato così <strong>&#8220;Assavulà&#8221;</strong>, l&#8217; emozionante docufilm realizzato in collaborazione con il regista <strong>Jepis Rivello</strong>, promotore del nostro territorio e di formule e soluzioni che possano incentivare i giovani a restare in Cilento.</p>



<p>&#8220;Assavulà&#8221; è una voce dialettale cilentana, antica, ma è anche un manifesto programmatico, se si prende in prestito l&#8217;immagine che essa esprime, ovvero il momento in cui gli uccelli lasciano il proprio nido e spiccano il primo volo. Così, sotto forma di metafora, si racconta l&#8217;attimo nel quale si stabilisce di prendere il controllo della propria vita, attraverso un volo che a volte è anche doloroso perché rappresenta un distacco, ma che è necessario per la realizzazione dei propri sogni.</p>



<p>&#8220;Assavolare&#8221;non è altro che il latino &#8220;advolāre&#8221;, il quale tradotto non allude al semplice volare, ma a molto di più, a un volare verso, un avvicinarsi volando, quel moto a luogo che è carico di desiderio, che conduce alla meta a lungo vagheggiata, alla realizzazione dei sogni che in nessun modo devono essere ostacolati, pena l&#8217;infelicità e il rimpianto.</p>



<p>Al termine della proiezione del cortometraggio, seguirà un dibattito tra gli studenti che si confronteranno con i docenti e con il pubblico presente in sala, passaggio necessario, perché oggi i giovani hanno bisogno come l&#8217;aria di dialogare, di avere come interlocutori degli adulti all&#8217;altezza di essere punti di riferimento.</p>



<p>Ricordiamo che l’offerta formativa del Liceo Parmenide è comprensiva di ben quattro indirizzi, il liceo Linguistico, quello delle Scienze Umane, i licei Classico e Musicale e che ogni studente in questa scuola di lunga tradizione, che ha formato migliaia di giovani di grande spessore culturale e professionale, sperimenterà il privilegio di sentirsi accolto, parte integrante della grande famiglia del &#8220;Parmenide&#8221;.</p>
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		<title>Il commento su Repubblica: «Il Cilento abbandonato dai giovani»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-commento-su-repubblica-il-cilento-abbandonato-dai-giovani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariella Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Aug 2023 13:22:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[agropoli]]></category>
		<category><![CDATA[camerota]]></category>
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					<description><![CDATA[Condividiamo e riportiamo integralmente sul GiornaledelCilento.it il commento di Mariella Marchetti sulle pagine del quotidiano La Repubblica il 26 agosto 2023. La lunga estate calda cilentana si avvia all’epilogo.&#160; L’ [...]]]></description>
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<p><em>Condividiamo e riportiamo integralmente sul GiornaledelCilento.it il commento di Mariella Marchetti sulle pagine <a href="https://napoli.repubblica.it/commenti/2023/08/30/news/il_cilento_abbandonato_dai_giovani-412733282/" data-type="link" data-id="https://napoli.repubblica.it/commenti/2023/08/30/news/il_cilento_abbandonato_dai_giovani-412733282/">del quotidiano La Repubblica</a></em> <em>il 26 agosto 2023</em>.</p>



<p>La lunga estate calda cilentana si avvia all’epilogo.&nbsp; L’ aria inebria, profuma di ginepri, mirti ed eucalipti che si mescolano al salmastro del mare. Qui quasi tutti hanno un orticello e degli ulivi. In questa stagione gli uliveti sono particolarmente belli, di un argento luccicante, già carichi di frutti intatti e verdi. Sarà una buona annata, dicono i pochi anziani rimasti in paese, così anche per quest’anno ogni famiglia avrà in casa abbondanza di ottimo olio. Qui tutti hanno una casa di proprietà, molti più di una. Ci sono le case vuote che un tempo sono appartenute ai nonni e quelle nate per essere vuote, eternamente incompiute, concepite con errato calcolo previsionale da padri fiduciosi che i figli sarebbero rimasti qui per sempre.</p>



<p>Non lontano c’è il mare. Si staglia alla vista con il suo azzurro netto, definitivo, perché più bello di così non è possibile immaginarlo. Qui lo si vede quasi sempre, è negli occhi, nella mente e nel cuore. Dalla montagna appare come una linea di blu evanescente che va a confondersi col cielo, dalla collina, invece, è più netto, quasi lo si può toccare con mano. Ogni paese in Cilento è una terrazza sull’infinito: Pisciotta, Ascea, Casal Velino, Castelnuovo, Pollica, Montecorice, Castellabate. Ogni paese ha almeno due chiese, di drammatica, struggente bellezza. Ogni vita qui è segnata dalla devozione per il proprio Santo, dalle feste patronali.</p>



<p>In ogni paese del Cilento ci sono cinque o sei palazzi nobiliari che hanno visto passare una microstoria mai marginale o insignificante, confluita poi nella fiumana della grande Storia. Questi palazzi oggi sono vuoti: vuote le stanze, i saloni e le corti, dove aleggia solo la presenza di qualche entità di cui è rimasta viva nella memoria collettiva la vicenda esistenziale. Sono questi ormai non luoghi.</p>



<p>Alcune di queste dimore, un tempo gloriose, sono in vendita, il prezzo è irrisorio, ma la domanda è nulla. Sono cifre che in città non consentirebbero di acquistare neanche un piccolo, ordinario appartamento di periferia.</p>



<p>Sono in vendita anche molte case nei vicoletti che si inerpicano nella parte più alta del paese, ma nessuno sembra farci caso. Solo sparuti viaggiatori passano di qui.</p>



<p>I giovani sono andati quasi tutti via, lavorano nelle città del Nord e nelle capitali d’Europa. Sono laureati, hanno conseguito master e specializzazioni, ma qui il merito non è riconosciuto e così l’emorragia di menti si fa di anno in anno più drammatica. Lo spopolamento ha eroso e snaturato al suo interno, come un vorace parassita, la struttura e la natura di questi luoghi, ne ha portato via l’anima, la storia, il sentimento di identità e l’orgoglio di appartenenza. Pezzo dopo pezzo sono stati smantellati tutti i servizi che rendono un paese reale, funzionale, non un’entità fittizia, un semplice agglomerato di case: chiusi gli uffici postali, le botteghe, le guardie mediche, le stazioni di forze dell’ordine, gli sportelli del bancomat, gli oratori, i centri sportivi, qualche ospedale e stazione ferroviaria. Si dice che con il nuovo tracciato dell’Alta Velocità, la rete ferroviaria tirrenica verrà declassata e molti treni non fermeranno più.</p>



<p>A settembre molte scuole non riapriranno a causa della norma prevista nella Legge di Bilancio 2023, un dramma, il colpo finale. La presenza dell’Istituzione scolastica sul territorio, soprattutto lì dove è venuto meno ogni servizio essenziale, è l’ultimo baluardo istituzionale. Qualche eroe solitario resiste: ogni paese può vantare eccellenze nella ristorazione, nella produzione e nella conservazione dei prodotti del territorio. Li chiamano produttori di nicchia, sono imprenditori ardimentosi, ma maledettamente soli.</p>



<p>Eppure questo territorio ha tutte le carte in regola, che però rimangono lì, sparigliate sul tavolo: nessuno le fa girare, nessuno sa fare gioco di squadra, nessuno le mescola o riesce a giocarsi il jolly vincente. Altrove saprebbero sfoderare la carta del Patrimonio Unesco, del Parco nazionale, del Parco Archeologico, quella della patria della Dieta mediterranea, quella di luogo di biodiversità, quella delle tante Bandiere Blu che acquisterebbero forza se solo si unissero in un’unica bandiera rappresentante l’intero Cilento. Un buon giocatore saprebbe fare squadra, ragionerebbe in termini di associazioni di comuni dove vengono meno i piccoli interessi personali e le consorterie. Un capitano però non c’è e non c’è neanche una squadra unita e motivata, non si programma, non si raccorda e armonizza, la costa con l’interno, l’Alto Cilento con il Basso Cilento, non si cerca di elevare l’offerta turistica, di destagionalizzare un turismo che qui è solo di prossimità, di bagnanti, mai di viaggiatori.</p>



<p>È colpa della viabilità disastrata, affermano con fatalismo proprio coloro che non si scoraggiano a raggiungere le tortuose strade del Trentino, delle Cinque Terre, della Maremma in tutte le stagioni dell’anno.</p>



<p>Intanto come ogni anno le polemiche continuano, gli ultimi panni ormai logori si stracciano di dosso e a nessuno sembra importare che è tempo di agire, che mentre si discute, il Cilento è ormai espugnato.</p>
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		<title>Anisoara, la vita di una ragazza romena oltre i pregiudizi nel romanzo di Gian Piero Tomasco</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/anisoara-la-vita-di-una-ragazza-romena-oltre-i-pregiudizi-nel-romanzo-di-gian-piero-tomasco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariella Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Aug 2023 12:20:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Pollica]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[cilento]]></category>
		<category><![CDATA[parco del cilento]]></category>
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					<description><![CDATA[Ieri sera alla Feltrinelli di Acciaroli è stato presentato &#8220;Anisoara&#8221;, il romanzo di Gian Piero Tomasco. L&#8217;opera stupisce per la bella e delicata scrittura dell&#8217;autore il quale ha dimostrato di [...]]]></description>
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<p>Ieri sera alla Feltrinelli di Acciaroli è stato presentato &#8220;Anisoara&#8221;, il romanzo di Gian Piero Tomasco. L&#8217;opera stupisce per la bella e delicata scrittura dell&#8217;autore il quale ha dimostrato di saper gestire la difficile tessitura del genere romanzo che presuppone non solo competenza della tecnica narrativa, ma anche &#8220;anima&#8221;, intesa nell&#8217;accezione più ampia del termine, quella che include mente, sentimenti e soprattutto occhi che sanno scrutare, interpretare.</p>



<p>Un romanzo, sebbene di drammatico realismo, scritto con grazia, sia negli ampi affreschi che descrivono quanto accade ogni giorno attorno a noi spettatori distratti e indifferenti, sia nel &#8220;cantuccio&#8221; che l&#8217;autore si è riservato come spazio personale in ogni capitolo, una sorta di monologo interiore scritto in corsivo, perle di saggezza e di verità inconfutabili.</p>



<p>Il romanzo è la storia di una ragazza romena, Anisoara, che vive nella periferia di una grande città del Nord. </p>



<p>A lei la natura ha donato bellezza, forza di volontà, passione per lo studio e cuore.<br>Basteranno a traghettare la sua esistenza in una dimensione di dignità e dunque di libertà? Basteranno a consentirle di vivere serenamente, a scansarla da insidie e pericoli?</p>



<p>La storia è costruita in una prospettiva verticale dove mondi contrastanti, disposti su piani diversi, convivono ma non interagiscono mai. Essi sono terribili comparti stagni e a chi è toccato di vivere nelle viscere profonde delle sconfinate periferie, non è mai consentito scavalcare quel baratro, uscire fuori da una condizione di emarginazione, che l&#8217;autore descrive come condanna e esilio perpetuo.</p>



<p>Anisoara non è solo un nome di donna, ma molto di più: è personificazione, emblema di una condizione, di una storia che può essere riferita e rapportata a tutte le donne sfruttate, emarginate dal pregiudizio, inghiottite nella voragine di una società dove vige un implacabile, ingiusto determinismo.</p>



<p>Il romanzo, in distribuzione nazionale, è disponibile dal 7 settembre in tutte le librerie.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Lettera aperta a un ragazzo timoroso di iscriversi al Liceo classico</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/lettera-aperta-a-un-ragazzo-timoroso-di-iscriversi-al-liceo-classico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariella Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Feb 2023 13:39:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Vallo della Lucania]]></category>
		<category><![CDATA[cilento]]></category>
		<category><![CDATA[vallo della lucania]]></category>
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					<description><![CDATA[Caro ragazzo ancora incerto se iscriverti o meno al Liceo classico, considera che ogni scelta è difficile, così come è difficile ogni passaggio nella vita. Se ti può tranquillizzare, sappi [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Caro ragazzo ancora incerto se iscriverti o meno al Liceo classico, considera che ogni scelta è difficile, così come è difficile ogni passaggio nella vita. Se ti può tranquillizzare, sappi che tutti da ragazzi abbiamo vissuto l&#8217;ansia di dover scegliere senza rischiare di sbagliare. </p>



<p>Tanto, troppo tempo fa, scelsi il Liceo Classico lasciandomi condurre dalle sagge parole dei miei genitori a cui sono riconoscente in eterno per l&#8217;eredità lasciatami, la cultura, un tesoretto che non si esaurisce mai, non si svaluta, può essere solo incrementato, vale più di cento conti in banca, dei beni immobili, è moneta contante riconosciuta e spendibile in tutto il mondo, non si può alienare, non si perde al gioco.</p>



<p>Se sei ancora nel dubbio perché pensi che il Classico sia una scuola troppo impegnativa o difficile, metti da parte ogni incertezza: non puoi sapere ancora che in questa scuola è possibile iniziare un percorso che ti cambierà la vita per sempre, marchiandola col sigillo esclusivo della bellezza e della cultura.&nbsp;</p>



<p>Posso assicurarti che qui non sarai mai solo perché tante voci di giganti, quelle che hanno reso grande la nostra civiltà, saranno sempre al tuo fianco a sostenerti e a illuminarti la strada. Nel tuo percorso potrai viaggiare con il più esperto dei naviganti, Ulisse, che ti accompagnerà anche per mari tempestosi conducendoti al porto sicuro della conoscenza.</p>



<p>Da Dante, che durante il tuo viaggio sarà sempre al tuo fianco, riceverai giuste e sagge risposte a dubbi e incertezze. Con le tragedie greche entrerai nel vortice delle passioni umane per uscirne prima sconvolto e poi rinnovato.  </p>



<p>Proverai un fremito per l&#8217;amore passionale che sfiancò il poeta Catullo perdutamente innamorato di Lesbia e sicuramente ti riconoscerai nella tempesta di sentimenti che talvolta travolge l&#8217;adolescenza. Ti sosterrà ed eleverà lo studio del pensiero filosofico e la conoscenza della storia, senza la quale gli eventi, le azioni umane, la politica, non possono avere un senso nè essere compresi nella loro complessità.</p>



<p>Lo studio della Storia dell&#8217;arte ti conferirà un sereno equilibrio e l&#8217;occhio critico e raffinato che riesce a cogliere la bellezza di un capolavoro facendoti vibrare d&#8217;emozione.  Al Classico, in questo modo, crescerai e imparerai per imitazione, proprio come il filosofo Platone afferma debba avvenire.</p>



<p>Tutta questa grandiosità è giunta a noi dalla civiltà classica greca e latina, é nel nostro DNA e caratterizza, negli aspetti in cui più ci riconosciamo, la nostra civiltà occidentale, partendo dal concetto di democrazia, alla filosofia, alla giurisprudenza, fino ad arrivare all&#8217;arte nelle sue diverse e molteplici declinazioni.</p>



<p>Tanta, troppa bellezza che nel Liceo classico trova una efficace e sublime fusione con le materie scientifiche, le quali non possono, non devono essere acquisite come scisse dalla formazione umanistica, ma camminare insieme e insieme costituire armonia.</p>



<p>Tanto altro potrei dirti, caro ragazzo incerto e forse spaventato. Tuttavia non è solo questo che desidero comunicarti, del resto sono tante le voci più autorevoli della mia che sicuramente ti hanno già parlato.</p>



<p>Voglio raccontarti di un&#8217;alchimia, di una magia: se siamo circondati di bellezza, di cultura, inevitabilmente, in qualche modo ne veniamo pervasi, ricoperti, e a nostra volta siamo in grado di spargere, diffondere tutto ciò a chi sta intorno a noi.</p>



<p>Nei lunghi anni trascorsi come docente al Classico, ho conosciuto tanti studenti entrati al Liceo in punta di piedi, incerti, talvolta spauriti. Nel tempo li ho visti crescere, diventare consapevoli delle proprie capacità, poi addirittura brillanti, bravissimi.&nbsp;</p>



<p>Oggi questi ragazzi che erano esitanti come te, sono&nbsp; donne e uomini laureati che grazie ad una cultura solida, sono stati in grado di affermarsi nel nostro Paese ma anche nel resto del mondo, in ogni campo, nelle più svariate professioni, quelle umanistiche, quelle scientifiche, ma soprattutto come uomini.</p>



<p>Mariella Marchetti<br>docente di italiano e latino presso il Liceo classico &#8220;Parmenide&#8221; di Vallo della Lucania (Sa)</p>



<p><a href="https://www.giornaledelcilento.it/author/mariella-marchetti/">Tutti gli articoli dello stesso autore</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Nuova legge di Bilancio e la chiusura di 700 scuole: così muoiono i piccoli centri del Sud</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/nuova-legge-di-bilancio-e-la-chiusura-di-700-scuole-cosi-muoiono-i-piccoli-centri-del-sud/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariella Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jan 2023 13:32:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[cilento]]></category>
		<category><![CDATA[legge di bilancio 2023]]></category>
		<category><![CDATA[vallo della lucania]]></category>
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					<description><![CDATA[La norma prevista nella Legge di Bilancio 2023 che porta il numero minimo degli alunni per scuola da 600 a 900, rischia di far chiudere nei prossimi due anni nel [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La norma prevista nella Legge di Bilancio 2023 che porta il numero minimo degli alunni per scuola da 600 a 900, rischia di far chiudere nei prossimi due anni nel nostro Paese 700 scuole, 1.251 nell&#8217;arco dei prossimi dieci anni.</p>



<p>I&nbsp;dati sono drammatici, soprattutto per il Sud e preoccupano non solo per i danni che il ridimensionanto causerà in termini di didattica, di gravosi spostamenti di docenti e alunni in plessi scolastici lontani da quelli di origine, di tagli di posti di lavoro del personale della scuola, ma anche per i paesi che ne subiranno il duro contraccolpo. Già negli ultimi anni il fenomeno dello spopolamento ha eroso e snaturato al suo interno la struttura dei paesi, non solo nell&#8217;aspetto demografico, ma anche in quello che ne è la diretta conseguenza, ovvero la scomparsa di attività e servizi essenziali.</p>



<p>Chi abita in un piccolo centro ha assistito impotente alla demolizione, pezzo dopo pezzo, dei servizi che rendono un paese funzionale, non un semplice agglomerato di case, alla chiusura progressiva di uffici postali, botteghe, guardie mediche, stazioni di forze dell&#8217;ordine e sportelli bancomat.</p>



<p>Eppure, nonostante tutto, molti hanno scelto di rimanere,&nbsp; affrontando le molteplici difficoltà quotidiane di ordine logistico e pratico.</p>



<p>Chiudere anche le scuole, gli asili, le elementari e le medie presenti sul territorio, significa decretare la morte definitiva dei piccoli centri, non avere più alcuna possibilità di rigenerare e vivificare il tessuto sociale, significa per molti stabilire di andare via, progettare un ipotesi di futuro altrove, per sè e per i propri figli.</p>



<p>La&nbsp; presenza dell&#8217;Istituzione scolastica sul territorio, in maniera ancora più significativa lì dove è venuto meno ogni servizio essenziale, è il contrassegno più significativo di appartenenza ad un luogo, il riconoscimento identitario con esso.</p>



<p>La Scuola è presidio di cultura e legalità, è baluardo di resilienza dei paesi i quali, da molti anni, una visione di sviluppo miope, ha voluto scioccamente destituire a non luoghi, dove i pochi rimasti si affannano in una lotta quotidiana per la sopravvivenza e chi già è andato via al massimo programma un ritorno circoscritto al breve periodo delle vacanze estive.</p>



<p>La Scuola è il segno identitario di ogni piccola comunità, la cifra di quello che siamo stati e di quello che siamo, l&#8217;istituzione inderogabile dove ci si riconosce come appartenenti a una comunità con la quale condividiamo le nostre radici, la memoria storica, l&#8217;esempio degli uomini illustri del passato, l&#8217;idioma, gli usi e i costumi locali.</p>



<p>Già da alcuni anni le scuole dei comuni più piccoli hanno subito un vigoroso colpo d&#8217;ascia con la legge che le costrinse a raggrupparsi sotto un&#8217; unica reggenza, perdendo le rispettive storie identitarie, addirittura il nome d&#8217;origine che era di fatto memoria storica, sostituito col triste e impersonale acronimo &#8211; IC &#8211; ovvero Istituto comprensivo.</p>



<p>Se sul nostro territorio muore anche la Scuola, se una sola Scuola sul nostro territorio chiude, allora davvero avremo perso ogni possibilità di rabberciare un tessuto sociale che si sta inevitabilmente sfaldando e disperdendo, avremo perso la partita dello sviluppo, la speranza di restare, ma soprattutto di resistere.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Avere dentro un dio</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/avere-dentro-dio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariella Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Dec 2022 18:40:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[cilento]]></category>
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					<description><![CDATA[Entusiasmo è la parola meravigliosa e potente arrivataci&#160; dal greco,da ἐν «in» e ϑεός «dio», avere un dio dentro, una forza irresistibile che abita dentro di noi. Ognuno di noi, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Entusiasmo è la parola meravigliosa e potente arrivataci&nbsp; dal greco,<br>da ἐν «in» e ϑεός «dio», avere un dio dentro, una forza irresistibile che abita dentro di noi.</p>



<p>Ognuno di noi, a ben guardare, ha dentro di sè un dio,&nbsp;che al di là della metafora primigenia di significato sacrale, è traducibile con quella energia che a volte ci invasa, che esce prepotentemente fuori di noi e ci permette di poter raggiungere qualsiasi meta, anche quelle che ci appaiono irraggiungibili, quelle che&nbsp; regalano l&#8217;ebbrezza dell&#8217; l&#8217;infinito.</p>



<p>Avere dentro un dio significa superare ogni ostacolo, lasciarsi pervadere dalla passione, da una forza titanica travolgente, sperimentare per l&#8217;appunto il sentimento dell&#8217; entusiasmo che ci fa sentire vivi.</p>



<p>È altresì la condizione dell&#8217;anima che diviene attiva, predisposta alla felicità e allo stato di grazia che più avvicina all’infinito e dona il senso di essere uomini, quella forza&nbsp; che fa sì che i nostri sogni, inaspettatamente, abbiano la possibilità di essere realizzati, che vengano portate avanti battaglie di civiltà per l&#8217;intera umanità, come quelle per la giustizia, per la libertà.</p>



<p>Il dio dentro di noi si potenzia e amplifica allorché, quasi in un abbraccio collettivo, ci si unisce per combattere battaglie ideologiche, così come sta accadendo in questi mesi alle donne iraniane, impegnate in una lotta immane per i diritti fondamentali di libertà e uguaglianza.</p>



<p>Cercare il dio dentro di noi può essere a volte davvero complicato, soprattutto per le nuove generazioni, spesso prive di modelli, esempi da seguire, fari che possano illuminarli nel cammino della loro formazione.</p>



<p>Il ruolo di un adulto di riferimento, un docente ad esempio, che ha la possibilità di intercettare malesseri, difficoltà, è necessario affinché si riaccenda la luce della fiducia in sé stessi, l&#8217;entusiasmo.</p>



<p>Spegnere i sogni, al contrario, far morire ogni speranza, è il più clamoroso errore che una società possa permettere, è il modo per annullare ogni forza vitale, il dio che è dentro ognuno di noi.</p>
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		<title>«Cristian, l&#8217;ingegnere sognatore: in lui autenticità e semplicità dei cilentani»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cristian-lingegnere-sognatore-in-lui-autenticita-e-semplicita-dei-cilentani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariella Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Nov 2022 14:53:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[Abbiamo quattro nuovi ambasciatori della Dieta Mediterranea, persone diversissime tra di loro ma tutte eccellenti nei loro rispettivi campi: Stefania De Pascale, scienziata, Giuseppe Calabrese, conduttore televisivo, Giuseppe Pagano, imprenditore [...]]]></description>
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<p>Abbiamo quattro nuovi ambasciatori della Dieta Mediterranea, persone diversissime tra di loro ma tutte eccellenti nei loro rispettivi campi: Stefania De Pascale, scienziata, Giuseppe Calabrese, conduttore televisivo, Giuseppe Pagano, imprenditore agricolo e Cristian Santomauro, ingegnere e divulgatore dell&#8217;antica pizza cilentana che ha diffuso ormai ovunque col nome di &#8220;Ammaccata&#8221;, semplice e di una bontà che evoca sapori che ritenevamo perduti, impastata con grani selezionati antichi, come la varietà Carosella, condita con sugo di pomodori con buccia e cacioricotta.</p>



<p>Scrivo di Cristian perché lo conosco da un po&#8217; di anni e di lui da subito ho ammirato l&#8217;instancabile passione, la professionalità, ma anche un tratto intimo caratteriale che non può sfuggire all&#8217;occhio attento: quello dell&#8217;umiltà, dell&#8217;innata e spontanea gentilezza, della verecondia che lo rendono un&#8217;anima bella, rara, eletta.</p>



<p>Cristian è così, anche perché ha scelto di avere a che fare con acqua e farina, gli ingredienti base del nostro vitale sostentamento che impasta con sacralità ed offre con una religiosità quasi francescana, sapendo bene che sin dal Neolitico, questi sono gli elementi costitutivi del pane, il cibo più ancestrale e universale che unisce diverse civiltà e contraddistingue la nostra sulla quale si fonda la ormai famosa dieta mediterranea.</p>



<p>Credo in sincerità che la commissione che lo ha designato ambasciatore non avrebbe potuto scegliere di meglio. Questo giovane ingegnere sognatore sicuramente farà ancora parlare di sè rappresentando egregiamente l&#8217;aspetto più autentico, il paradigma semplice, il tratto peculiare che ci caratterizza come cilentani, attori del sistema &#8220;Dieta mediterranea&#8221;: essere ospitali, vivere la religiosità come i greci, computare il tempo come καιρός, ovvero non nella sua natura quantitativa ma in quella qualitativa, assumere il cibo come fosse la medicina del corpo e dell’anima, la sociabilità, sentirsi parte attiva della propria comunità. Questo è il teorema semplice della Dieta mediterranea che il mondo osserva con curiosità e ci invidia e che Cristian da oggi, meritato ambasciatore, saprà egregiamente rappresentare.</p>
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		<title>Vallo della Lucania, al via &#8220;Volumi&#8221;: la prima fiera del libro del Cilento</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/vallo-della-lucania-al-via-volumi-la-prima-fiera-del-libro-del-cilento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariella Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Sep 2022 16:06:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Vallo della Lucania]]></category>
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					<description><![CDATA[Domattina a Vallo della Lucania, nel nome dei libri e della cultura, parte &#8220;Volumi&#8221;, la prima fiera del libro del Cilento. La manifestazione è stata organizzata dalla &#8220;Pro loco&#8221; della [...]]]></description>
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<p>Domattina a Vallo della Lucania, nel nome dei libri e della cultura, parte &#8220;Volumi&#8221;, la prima fiera del libro del Cilento. La manifestazione è stata organizzata dalla &#8220;Pro loco&#8221; della cittadina nell&#8217;ambito della &#8220;Sagra del libro, cibo per la mente&#8221;, l&#8217;idea che vuole far diventare Vallo e l&#8217;intero Cilento il luogo in cui i libri e la cultura circolino in un continuum virtuoso che possa nutrire e saziare la mente, una sagra, una festa singolare fatta di incontri con l&#8217;autore, mostre e convegni.<br><br>&#8220;Volumi&#8221;, che si svolgerà presso il bel Palazzo della Cultura dal 29 settembre al primo ottobre, si fregia del patrocinio morale della &#8220;Fondazione Falcone&#8221;, del Comune di Vallo della Lucania, della Regione Campania, del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, dell&#8217;Associazione &#8220;Libera&#8221;, di altri Enti presenti sul territorio e del patrocinio, collaborazione e partecipazione del Liceo &#8220;Parmenide&#8221;.<br>La Kermesse è dedicata ai giudici Falcone e Borsellino e alle stragi di Capaci e di via D&#8217;Amelio.<br><br>Alla giornata inaugurale interverrà, in collegamento da Palermo, la Presidente della &#8220;Fondazione Falcone&#8221;, la professoressa Maria Falcone, che saluterà gli studenti e dialogherà con loro. I giovani &#8211; ha affermato la sorella del giudice assassinato dalla mafia &#8211; si appassionano alla storia di Giovanni e Paolo, li vedono come eroi perbene. Quando si fa il loro nome nei convegni, si alzano tutti e scatta la standing ovation, perché sono persone che con la loro vita e la loro morte hanno sublimato le idee di una lotta alla mafia che sia fatta da tutti e da tutte le istituzioni, nelle quali bisogna impegnare le forze migliori del Paese .</p>



<p>Tante le case editrici presenti e i libri in vetrina che potranno essere sfogliati e acquistati, diversi gli incontri con l&#8217;autore che si svolgeranno in successione, durante la mattinata e nella serata.<br>La manifestazione rappresenta un segnale importante per Vallo della Lucania, da sempre centro culturale dell&#8217;intero territorio per la presenza degli Istituti Superiori e di migliaia di studenti che convengono ogni mattina nella cittadina.<br><br>Un&#8217; occasione d&#8217;incontro, un appuntamento con la cultura da non perdere, una speranza:<br>se alla fine si riuscirà a mettere un libro in mano a una sola ragazza, a un solo ragazzo, se alla fine di questa avventura una sola parola scritta, una sola frase spesa da un autore per la pace, per la tolleranza, per la legalità, per la cultura, resterà piantata come un chiodo nella mente di un solo ragazzo, di una sola ragazza, allora davvero si dirà che è andato tutto bene, e che i libri, la cultura, sono l&#8217;investimento più proficuo, la sola grande eredità inalienabile che possiamo lasciare ai nostri figli, ai nostri giovani.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="716" height="1024" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2022/09/308764831_1261122071318212_6159175880042679451_n-716x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-142857" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2022/09/308764831_1261122071318212_6159175880042679451_n-716x1024.jpeg 716w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2022/09/308764831_1261122071318212_6159175880042679451_n-210x300.jpeg 210w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2022/09/308764831_1261122071318212_6159175880042679451_n-768x1098.jpeg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2022/09/308764831_1261122071318212_6159175880042679451_n.jpeg 958w" sizes="(max-width: 716px) 100vw, 716px" /></figure>
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		<title>Giovedì la presentazione del libro &#8220;La via della musica&#8221;, romanzo ambientato ad Ascea e a Velia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/giovedi-la-presentazione-del-libro-la-via-della-musica-romanzo-ambientato-ad-ascea-e-a-velia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariella Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jul 2022 14:02:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ascea]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Giovedì 28 luglio alle ore 21, 30, organizzato dal Comune di Ascea, nell&#8217;affascinante cornice di Palazzo Ricci &#8211; De Dominicis, sarà presentato il romanzo di Francesco Meucci &#8220;La via della [...]]]></description>
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<p>Giovedì 28 luglio alle ore 21, 30, organizzato dal Comune di Ascea, nell&#8217;affascinante cornice di Palazzo Ricci &#8211; De Dominicis, sarà presentato il romanzo di Francesco Meucci &#8220;La via della musica&#8221;, ambientato in buona parte ad Ascea e a Velia.<br><br>L&#8217;autore è un musicista professionista di musica classica che ha all&#8217;attivo migliaia di concerti in più di trenta nazioni e ha suonato nelle sale più prestigiose del mondo sotto la direzione di maestri di fama mondiale.<br><br>Il suo è un romanzo che affascina e avvince, è un viaggio visionario, una ricerca, a tratti difficile e disperata, che procede tra musica, spiritualità e passione.<br><br>La storia assomiglia a una partitura musicale: comincia con un pianissimo per poi sconfinare in un crescendo esplosivo di spiritualità ed emozioni che riescono a schiudere la porta che ostinatamente teniamo chiusa: quella dell&#8217;infinito.<br><br>Il romanzo, ponendosi alla confluenza tra il romanzo di formazione, il genere giallo, quello psicologico e in parte, quello autobiografico, è un&#8217;opera onirica, multisfaccettata, nella quale il filo conduttore è innanzitutto la musica che il protagonista Edu, con un&#8217;idea visionaria e rivoluzionaria, vuole liberare da convenzioni, da compromessi, dai lacciuoli che la imbrigliano e che nulla hanno a che fare con il suo linguaggio universale, restituendola al mondo intero come messaggio di speranza e di rinascita.<br>Una rivoluzione pacifica e semplice, quella immaginata dal giovane Edu che imbraccia per la sua battaglia le armi insolite degli strumenti musicali e la forma più elevata di arte, il cui linguaggio universale non può non arrivare a tutti i cuori, a quelli puri, ma anche a quelli di coloro che diffidano di poter liberare la propria anima dalla ruvida, coriacea e ormai incrostata indifferenza.<br><br>E così il protagonista, mentre lotta con sè stesso, con il suo doppio che sembra rimandare ad un personaggio pirandelliano, opera il suo personale viaggio di formazione immaginando un&#8217;ideale trasformazione del mondo intero, che può, deve cambiare attraverso le note più sublimi che lui ravvede nella Sinfonia numero 9 di Beethoven. Partendo proprio dai luoghi di Parmenide e diffondendosi per l&#8217;intero pianeta, le note diventano un canto, una preghiera, elevazione, una poesia che può unire tutti gli uomini facendoli diventare nuovamente Uno.</p>
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		<title>I giorni dell&#8217;attesa: aspettando la prova d&#8217;italiano</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/i-giorni-dellattesa-aspettando-la-prova-ditaliano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariella Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jun 2022 15:07:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[I giorni dell&#8217;attesa, quelli che precedono l&#8217;esame di maturità, l&#8217;ultimo rito di passaggio della nostra società che voracizza e brucia il tempo delle emozioni, sono quelli dell&#8217;ansia, dei propositi fatti [...]]]></description>
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<p>I giorni dell&#8217;attesa, quelli che precedono l&#8217;esame di maturità, l&#8217;ultimo rito di passaggio della nostra società che voracizza e brucia il tempo delle emozioni, sono quelli dell&#8217;ansia, dei propositi fatti e poi disattesi, del rammarico per non aver pianificato in tempo, del dubbio, della messa in discussione, anche di se stessi.<br><br>Il rito della maturità quest&#8217;anno inizia il 22 giugno con la prova d&#8217;italiano. Attraversare l&#8217;esperienza del compito d&#8217;italiano appare come la tappa più preoccupante e impegnativa dell&#8217;esame, sebbene si abbiano a disposizione ben sei ore che se gestite con metodo, restituiscono al candidato prestigio e approvazione incondizionata da parte della commissione: chi scrive bene, nell&#8217;immaginario di ogni docente, sicuramente non potrà fallire all&#8217;orale perché ha già dimostrato di padroneggiare tesi, di possedere argomenti da esporre con fluidità durante il colloquio orale.<br><br>Le strategie per svolgere un elaborato d&#8217;italiano scorrevole e corretto, in cui il quesito della traccia sia sviluppato in modo da far trasparire conoscenze trasversali e riflessioni che non siano scontate o banali, un elaborato insomma che si faccia leggere, sono molteplici.<br><br>Per fortuna le tracce formulate dal Ministero sono sette, strutturate in modo che davvero nessuno possa rimanere con la penna sospesa nel vuoto mentre si contempla un foglio bianco: due tracce per l&#8217;analisi del testo (tipologia A);<br>tre tracce per il testo argomentativo (tipologia B);<br>due tracce per il tema d&#8217;attualità (tipologia C).<br><br>La tipologia A è consigliata agli appassionati di letteratura, anche di quella che sentiamo più vicina a noi, come dimostrano le tracce uscite negli scorsi anni che chiedevano di analizzare brani di Eco, Calvino, Caproni, Bassani e Sciascia.<br><br>Chi affronta questa tipologia gioca sicuramente una carta vincente, soprattutto nei licei, perché dimostra di essere un buon lettore e di sapersi destreggiare nei meccanismi interni che muovono un testo, di collocarlo nel contesto letterario di appartenenza, in poche parole di attraversarlo.<br>Nel cimentarsi in questa tipologia bisogna agire da buon giocatore  muovendo diverse pedine, come gli elementi di retorica, di poetica e di contestualizzazione, concludendo con riflessioni personali originali che portino ad una chiusura ottimale dell&#8217;elaborato.<br><br>Se si analizza, per ipotesi, una pagina di Pirandello, non si può prescindere dalla conoscenza della sua poetica, dal riferimento al saggio &#8220;L&#8217; Umorismo&#8221; del 1908, dalle strategie linguistiche adoperate dall&#8217;autore, dai rimandi alla filosofia e alla psicologia che attraversano Schopenauer, Bergson e Binet.<br>Chi affronta questa traccia è necessario che faccia un viaggio anche nella storia, chiudendo il cerchio su quello che dall&#8217;autore possiamo dedurre al fine di dare una chiave di lettura di quello che siamo, dell&#8217;attualità.<br><br>La Tipologia B con le tre tracce di cui si compone, rispecchia il testo argomentativo e potrà essere di ambito artistico, letterario, scientifico, filosofico, storico, sociale, economico e tecnologico.<br>Questa tipologia consiste nell’argomentazione di un tema a partire da un testo al quale seguono delle domande a cui il candidato risponde in modo da integrarle all&#8217; elaborato. Per argomentare delle tesi è necessario far riferimento alle  conoscenze che derivano da esperienze e letture personali e attingere a piene mani alle materie affrontate durante il percorso di studi.<br>Fa molto effetto in chi corregge trovare nell&#8217;elaborato riferimenti alla storia dell&#8217;arte, alla filosofia, alla letteratura e alla storia.<br><br>Si consiglia di argomentare esponendo tesi che siano coerenti e convincenti e che non confliggano con le conclusioni alle quali si intende approdare. Non si sbaglia se si  argomenta in maniera lineare, attraverso tesi, antitesi e sintesi. Si raccomandano in ogni modo periodi brevi e costruzioni paratattiche così da non rimanere invischiati nel groviglio talvolta inestricabile delle pericolose subordinate.<br>La tipologia C, assimilabile al tema di attualità del vecchio esame di Stato, propone problematiche molto vicine alla sensibilità dei giovani e chiede allo studente di esporre il proprio punto di vista, analizzandolo in modo adeguato e mettendo in campo conoscenze, idee ed esperienze personali. La traccia che in genere è accompagnata da un breve testo di appoggio, può richiedere l&#8217;inserimento di un titolo e di dare al testo una scansione in paragrafi muniti di sottotitoli.<br><br>Efficace risulta servirsi di dati, esempi, citazioni, fonti e opinioni, ad esempio quelle tratte dagli articoli degli editorialisti più in vista.</p>



<p>Ma quali sono gli errori imperdonabili, quelli che i docenti segnano con la penna rossa o talvolta con la desueta penna blu? Innanzitutto gli errori ortografici e sintattici, poi quelli che denotano un disorientamento del candidato nel tempo e nello spazio. Quindi occhio alla cartina geografica che deve essere tenuta ben presente, soprattutto se si analizzano scenari di guerre o di crisi economiche e politiche e attenzione a non confondere le date o addirittura le epoche in cui sono accaduti eventi storici, in cui sono sorti movimenti artistici o letterari.<br><br>Si raccomanda di prestare attenzione &#8211; e non è un pleonasma &#8211; anche alla veste estetica dell&#8217;elaborato: si scriva in maniera chiara e ordinata, con caratteri in corsivo, mai in stampatello, in modo tale che chi corregge non debba interrompere la lettura e tornare più volte indietro perdendo il filo logico della trattazione.<br><br>È vietato consegnare un elaborato scritto a matita, pena l&#8217;annullamento della prova.<br>Attenzione infine alla gestione del tempo a disposizione: un&#8217;ora per riflettere, tre per la stesura, una per la rilettura e la rifinitura, l&#8217;ultima per ricopiare.<br>In bocca al lupo, ragazzi!<br><br>Dello stesso autore <a href="https://www.giornaledelcilento.it/il-naufragio-dellumanita/">Il naufragio dell&#8217;umanità</a><br><a href="https://www.giornaledelcilento.it/la-scuola-unimpresa-fallita/">La scuola, un’impresa fallita</a><br><a href="https://www.giornaledelcilento.it/lettera-alle-ragazze-sulla-cultura-e-una-stanza-tutta-per-se/">Lettera alle ragazze sulla cultura e una stanza tutta per sè</a><br><a href="https://www.giornaledelcilento.it/una-lingua-senza-futuro/">Una lingua senza futuro</a><br><a href="https://www.giornaledelcilento.it/lo-schiaffo-finale/">Lo schiaffo finale</a><br><a href="https://www.giornaledelcilento.it/le-ali-la-testa-la-coda-lo-straordinario-potere-della-parola/">Le ali, la testa, la coda: lo straordinario potere della parola</a><br><a href="https://www.giornaledelcilento.it/la-%e1%bd%95%ce%b2%cf%b1%ce%b9%cf%82-degli-inglesi-e-la-grande-lezione-di-civilta-degli-azzurri/">La ὕβϱις degli inglesi e la grande lezione di civiltà degli Azzurri</a><br><a href="https://www.giornaledelcilento.it/lanno-che-verra/">L’anno che verrà</a><br><a href="https://www.giornaledelcilento.it/qui-la-meta-e-partire/">«Qui la meta è partire»</a><br><a href="https://www.giornaledelcilento.it/l-estate-piu-trash/">L’estate più trash</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il naufragio dell&#8217;umanità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-naufragio-dellumanita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariella Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jun 2022 09:50:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[La ragazza che da uno scooter lancia l&#8217;acido e sfregia due sorelle ventenni, la profanazione della tomba di Alfredino Rampi al Verano deturpata con una serie di svastiche, il padre [...]]]></description>
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<p>La ragazza che da uno scooter lancia l&#8217;acido e sfregia due sorelle ventenni, la profanazione della tomba di Alfredino Rampi al Verano deturpata con una serie di svastiche, il padre che fa guidare il motoscafo al figlio di cinque anni e posta il video su Tik Tok, la giornalista &#8220;veneta&#8221; che si rivolge al bambino che esulta per la vittoria del Cosenza contro il Lanerossi Vicenza nella partita di spareggio e ne smorza la gioia auspicando per lui un futuro di povertà ed emigrazione al nord: è il desolante bollettino di cronaca dello scorso week- end, una serie di notizie legate ad un filo rosso che spiega il corto circuito, il tramonto della nostra civiltà. Il padre che fa guidare il motoscafo al figlio ha commesso una serie di infrazioni, dal codice della strada a quello penale, che probabilmente gli costeranno la potestà genitoriale. La giornalista che redarguisce il bambino, portatrice di odio e pregiudizio, ha perso l&#8217;occasione di fare buon uso della parola, come la sua professione richiederebbe, infrangendo con un un colpo solo codice etico e professionale. Rischia il depennamento dall&#8217;ordine dei giornalisti. La ragazza che sfregia due sue coetanee lanciando l&#8217;acido dal motorino, forse per un regolamento di conti che ha a che fare con la passionalità, ha agito secondo modalità e simbologie mafiose lungamente respirate e assimilate dal mondo degli adulti. La banda di adolescenti che ha profanato la tomba di Alfredino con le svastiche, l&#8217; emblema del naufragio dell&#8217;umanità, è un&#8217;imbarcazione che naviga a vista, senza coordinate: nessun adulto, nessun faro nella notte a fare luce, a indicare la rotta.I due adulti rappresentano il fallimento del ruolo genitoriale e dell&#8217;etica professionale, gli adolescenti ne sono la conseguenza, la cartina al tornasole di una catastrofe generazionale di uomini e donne non all&#8217;altezza dei rispettivi ruoli.<br><br>Gli altri articoli dell’autore <a href="https://www.giornaledelcilento.it/la-scuola-unimpresa-fallita/">La scuola, un’impresa fallita</a><br><a href="https://www.giornaledelcilento.it/lettera-alle-ragazze-sulla-cultura-e-una-stanza-tutta-per-se/">Lettera alle ragazze sulla cultura e una stanza tutta per sè</a><br><a href="https://www.giornaledelcilento.it/una-lingua-senza-futuro/">Una lingua senza futuro</a><br><a href="https://www.giornaledelcilento.it/lo-schiaffo-finale/">Lo schiaffo finale</a><br><a href="https://www.giornaledelcilento.it/le-ali-la-testa-la-coda-lo-straordinario-potere-della-parola/">Le ali, la testa, la coda: lo straordinario potere della parola</a><br><a href="https://www.giornaledelcilento.it/la-%e1%bd%95%ce%b2%cf%b1%ce%b9%cf%82-degli-inglesi-e-la-grande-lezione-di-civilta-degli-azzurri/">La ὕβϱις degli inglesi e la grande lezione di civiltà degli Azzurri</a><br><a href="https://www.giornaledelcilento.it/lanno-che-verra/">L’anno che verrà</a><br><a href="https://www.giornaledelcilento.it/qui-la-meta-e-partire/">«Qui la meta è partire»</a><br><a href="https://www.giornaledelcilento.it/l-estate-piu-trash/">L’estate più trash</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>La scuola, un&#8217;impresa fallita?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/la-scuola-unimpresa-fallita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariella Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 May 2022 10:03:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[Un quindicenne su due in Italia non comprende ciò che legge, lo denuncia il presidente di &#8220;Save the Children Italia&#8221;, Claudio Tesauro, che in apertura dei lavori di “Impossibile”, la [...]]]></description>
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<p>Un quindicenne su due in Italia non comprende ciò che legge, lo denuncia il presidente di &#8220;Save the Children Italia&#8221;, Claudio Tesauro, che in apertura dei lavori di “Impossibile”, la quattro giorni di riflessioni e proposte sull’ Infanzia e l’Adolescenza, afferma che questi dati sono talmente drammatici da mettere a serio rischio la tenuta democratica del nostro Paese, colpendo i più poveri, gli studenti del sud e quelli con un background migratorio.<br><br>Sono di queste settimane i dati sulle altissime percentuali di candidati respinti al termine della prima prova scritta del concorso della scuola secondaria e i risultati del concorso in magistratura, dove il 95% dei candidati è stato respinto a causa di clamorosi errori non solo di diritto ma anche di grammatica.<br>Ma di chi è la colpa, verso chi o cosa bisogna puntare il dito?<br><br>Troppo buonismo da parte dei docenti o le colpe vanno ricercate nell&#8217;indifferenza di una classe politica alla quale forse giova ignoranza diffusa e analfabetismo funzionale?<br><br>Il fallimento del nostro sistema scolastico è sotto gli occhi di tutti, paradigmatico è il confronto con gli studenti ucraini arrivati da un paio di mesi nelle nostre aule che da subito hanno dimostrato di essere avanti di almeno un anno in matematica e nelle  altre materie scientifiche se messi a confronto con i coetanei italiani.<br><br>Lunga è la disamina per giungere al cuore del problema e risolverlo, talmente tortuoso e continuativo è stato  negli anni il picconamento che ha sancito la Caporetto della scuola italiana, picconamento che ha destituito di valore anche il sistema dei licei, un tempo fiore all&#8217;occhiello della nostra istruzione, guardato con invidia da tanti paesi nel mondo.<br><br>Sono molteplici le motivazioni di questa debacle, aggravata da due anni di DAD e di DID, gli odiosi acronimi ormai pane quotidiano della scuola italiana che ci hanno restituito, nonostante gli immani sforzi dei docenti, discenti delle medie assimilabili a quelli delle elementari di un tempo, discenti dei licei assimilabili a quelli delle medie di un tempo.<br><br>Certamente i due anni emergenziali che ci siamo lasciati alle spalle non sono l&#8217;unico fattore che ci ha collocato in posizione da retrocessione nelle classifiche europee. <br><br>È sotto gli occhi di tutti che da anni ogni riforma ha fatto avvitare sempre più su se stesso un sistema ormai farraginoso, arrugginito e poco produttivo, dove valgono pseudo competenze formulate e riformulate ogni anno ad un gioco al ribasso davvero imbarazzante. Lo si riscontra già dalle nuove edizioni dei libri di testo, sempre più misere nei contenuti, smilze, essenziali, dal lessico povero e formulare come quello del web, sviluppato in paratattiche semplici, senza affondi critici seri, simili ai proibiti &#8220;Bignami&#8221; e i &#8220;Cirannini&#8221; di un tempo, salvataggio estremo per chi doveva rabberciare un&#8217; interrogazione dell&#8217;ultimo momento.<br><br>I testi di storia, ad esempio, pretendono di includere in poche pagine la geografia ed anche Diritto e Costituzione, compendiando gli snodi essenziali del sistema giuridico italiano in scarni, inadeguati paragrafi. Questa nuova materia è stata inserita con un colpo di mano tra le altre discipline ma non appartiene di fatto a nessun docente, non è insegnata, come ai tempi del liceo ad indirizzo Brocca, da professori laureati in giurisprudenza, ma spezzettata in brandelli che si dividono i docenti di tutte le discipline sottraendo ore curriculari appartenenti alle rispettive materie.<br><br>Ma tant&#8217;è, come sempre accade in Italia, l&#8217;importante è che ci sia la forma, poco importa la sostanza.<br>Tuttavia il vero peccato originale che ha trascinato la scuola in un vortice di inconcludenze è stato quello di  tracotanza che ha immaginato di conferire alla scuola la veste e la struttura di un&#8217;azienda: al posto di comando non c&#8217;è più un preside, ma un dirigente, al posto del segretario il dirigente amministrativo, così la scuola si ritrova ad essere un&#8217;impresa e come un&#8217; impresa viene gestita.<br><br>Un altro dato invece va letto in chiave  psicologica ed antropologica, ed è quello che ha visto negli ultimi anni una vera entrata a gamba tesa dei genitori nella scuola. La pervasività di questo aspetto, lo spazio che la normativa ha concesso loro nelle varie componenti degli organi interni alla scuola, si pensi ad esempio al Consiglio d&#8217;Istituto o ai Consigli di classe, fa da contrappeso all&#8217; equilibrio delicato e già seriamente compromesso nel rapporto docenti &#8211; discenti. Questi ultimi sono quasi sempre difesi e spalleggiati da genitori che contestano sempre, comunque, su tutto, dal carico di compiti assegnati alle ore di studio, fino alle valutazioni, spesso messe in discussione con atteggiamento supponente e arrogante, vanificando così un sistema pedagogico che ha sempre funzionato fin da tempi remotissimi su un semplice assunto: l&#8217;alunno ha bisogno di messaggi univoci, di adulti presenti e fari nella notte. A casa educano i genitori, a scuola i docenti.<br><br>Gli altri articoli dell&#8217;autore <a href="https://www.giornaledelcilento.it/lettera-alle-ragazze-sulla-cultura-e-una-stanza-tutta-per-se/">Lettera alle ragazze sulla cultura e una stanza tutta per sè</a><br><a href="https://www.giornaledelcilento.it/una-lingua-senza-futuro/">Una lingua senza futuro</a><br><a href="https://www.giornaledelcilento.it/lo-schiaffo-finale/">Lo schiaffo finale </a><br><a href="https://www.giornaledelcilento.it/le-ali-la-testa-la-coda-lo-straordinario-potere-della-parola/">Le ali, la testa, la coda: lo straordinario potere della parola</a><br><a href="https://www.giornaledelcilento.it/la-%e1%bd%95%ce%b2%cf%b1%ce%b9%cf%82-degli-inglesi-e-la-grande-lezione-di-civilta-degli-azzurri/">La ὕβϱις degli inglesi e la grande lezione di civiltà degli Azzurri</a><br><a href="https://www.giornaledelcilento.it/lanno-che-verra/">L&#8217;anno che verrà</a><br><a href="https://www.giornaledelcilento.it/qui-la-meta-e-partire/">«Qui la meta è partire»</a><br><a href="https://www.giornaledelcilento.it/l-estate-piu-trash/">L&#8217;estate più trash</a></p>
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		<title>Lettera alle ragazze sulla cultura e una stanza tutta per sè</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/lettera-alle-ragazze-sulla-cultura-e-una-stanza-tutta-per-se/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariella Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Mar 2022 12:18:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[Care ragazze, gli ultimi due anni hanno messo tutti noi a dura prova, ma chi ne ha subito di più i duri contraccolpi siete state voi. Il Covid, è anche [...]]]></description>
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<p>Care ragazze, gli ultimi due anni hanno messo tutti noi a dura prova, ma chi ne ha subito di più i duri contraccolpi siete state voi. Il Covid, è anche un ladro, un ladro degli anni più belli della vostra vita, quelli dell’adolescenza.<br>Vi ha rubato i giorni in classe insieme, le lezioni vere, quelle che fanno battere il cuore e rimangono indelebili come pietra miliari, ha ghermito e portato via i momenti imprescindibili per la crescita di ogni adolescente.<br><br>Il Covid ha tentato di rubarci lo studio, che nonostante tutto abbiamo eroicamente sostenuto, portato avanti con fatica, con perseveranza, con molte strategie, nel convincimento che mai niente deve considerarsi perduto, mai bisogna perdere la speranza, anche nelle situazioni difficili, come quella che stiamo vivendo in questi giorni, nella convinzione che nessuno deve essere lasciato indietro, soprattutto per quanto riguarda l’istruzione, che ha tra i suoi scopi fondanti quello di dover essere democratica, arrivare a tutti.<br><br>Questo tempo di sospensione che vi è stato sottratto, è il vostro tempo, quello in cui germoglia e rinvigorisce la sfera dei sentimenti, l&#8217;amicizia, l&#8217;amore, il tempo da spendere per le cose che&nbsp; amate, per &nbsp;<br>tutte le attività, come lo sport, a cui alla vostra età è necessario dedicarsi per dare un senso, riempire di sostanza e gioia la vita.<br><br>La vostra è anche l&#8217;età dei grandi ideali e dei sogni e sono sicura che anche questi in qualche modo ne hanno risentito, così che oggi li percepite più sbiaditi, lontani, inafferrabili.<br>Invece è importante sognare, sognare molto a questa età ed inseguirli i propri sogni, prefiggersi una meta e correre veloci per arrivare al traguardo vittoriosi.<br><br>Vorrei dire a tutti i ragazzi, ma soprattutto alle ragazze, che questo tempo della vostra vita è molto importante, è il tempo in cui, come fa il contadino previdente, bisogna effettuare una buona semina per avere in futuro un buon raccolto.<br><br>La vostra semina, fuori di metafora, è lo studio.<br>&nbsp;Lo studio non è una sciocchezza, non è neanche una cosa scontata: se c&#8217;è la guerra o la pandemia non è detto che si possa andare a scuola. In alcuni paesi del mondo le ragazze non possono frequentare la scuola.<br>Lo studio è davvero una cosa seria, e non va preso sottogamba, mai. Studiare, apprendere con passione è ciò che fa la differenza, è il discrimine tra la vostra libertà, la realizzazione individuale, la consapevolezza di sè, l&#8217;autodeterminazione, e la negazione di tutto ciò.<br><br>Qualunque sia il vostro progetto, qualunque sia il vostro sogno, il mestiere, la professione che sognate di svolgere nella vostra vita di adulti, occorre studiare, studiare forte, senza incertezze. Ciò è necessario per essere libere, per affrancarsi da ogni condizionamento, sottomissione, soprattutto maschile.<br><br>A noi donne la lotta per il progresso, ogni passo avanti per la libertà e la parità, è costato molto caro, ma è pur vero che tutte le privazioni che storicamente abbiamo subito, alle quali ci hanno sistematicamente sottoposte, ci hanno rese estremamente resilienti, forti, lucide, multitasking.<br><br>Ribadisco e sostengo con grande convincimento, mettendoci la mano sul fuoco, il valore dello studio, la bellezza della cultura, la libertà che solo la cultura può dare.<br>Da sempre le donne sono state sorvegliate e tenute sotto stretto controllo. Secondo&nbsp; Paolo da Certaldo, un autore medievale, la donna&nbsp; è vana e frivola, perciò va tenuta in uno stato costante di apprensione e timore. Il modello di educazione per una signorina per bene è in sostanza quello della Vergine Maria, che se ne stava in casa e non usciva certamente in strada per ciarlare e occhieggiare gli uomini. Le donne devono restare anche lontano dalle finestre, affacciarsi può scatenare fantasie d&#8217;evasione. Soprattutto deve essere costantemente impegnata in lavori che occupino le mani, il ricamo, ad esempio, o la tessitura, in modo che la mente si concentri ossessivamente solo lì, sempre lì, su un pezzo di stoffa, così da essere impossibilitata, impedita a concepire altri costrutti, altre idee, altri pensieri.<br><br>L&#8217; autrice britannica Virginia Woolf, nel saggio intitolato &#8220;Una stanza tutta per sè&#8221; pubblicato per la prima volta il 1929, basato su una conferenza tenuta l&#8217;anno prima al College femminile dell&#8217;Università di Cambridge, dimostra come le donne storicamente siano state emarginate dall&#8217;istruzione e dall&#8217;emancipazione, impossibilitate a ottenere un posto nella società predestinate solo al matrimonio, solo alla maternità, solo all&#8217;educazione dei figli e all&#8217;economia domestica.<br><br>La Woolf parla alle ragazze del College e racconta di una stanza tutta per sè, che ogni donna deve avere, uno spazio circoscritto tutto per sè, dove poter pensare, studiare, leggere, formarsi, lontano dai lavori, da quelle occupazioni che per secoli hanno tenuto impegnate le nostre mani, le nostre braccia, le nostre dita, impedendoci di acculturarci, di scrivere, di leggere, di autodeterminarci.<br><br>In questo saggio la Woolf si inventa un personaggio fittizio, quello di Judith, un&#8217; immaginaria sorella di Shakespeare. Se Shakespeare avesse avuto una sorella, anche lei talentuosa e desiderosa di divenire scrittrice, sicuramente le sarebbe stato impedito in tutti i modi, sarebbe stata sbeffeggiata, messa in una condizione di marginalità e di vergogna. La strada di Judith ad un certo punto si sarebbe divisa in una pericolosa biforcazione: essere una scrittrice e venire indicata come folle, oppure arrendersi al volere del padre e trovare marito.<br>Judith persevera nel suo intento di diventare scrittrice e così la sua storia si conclude con l&#8217;esclusione, la riprovazione sociale, con una gravidanza forzata e il suicidio.<br><br>Questo è un esempio letterario delle discriminazioni, delle tante privazioni che hanno subito le donne, anche quella di poter studiare e di leggere un libro.<br><br>Oggi voi tutte avete la possibilità di poter studiare, possedete i libri che sono la più potente arma per la parità e la libertà. Perciò vi prego, imbracciate un libro, perché il libro è un&#8217;arma. Imbracciate un libro e sarete davvero libere e realizzate.<br><br>Ancora un&#8217;altra cosa mi sento di raccomandare a tutte le donne. Per essere davvero donne fiere, è necessario fare un altro passo, scrollarsi di dosso un&#8217;altra dipendenza: risplendete, ma di luce solo vostra, fate in modo che<br>nessuno possa puntare il dito contro di voi e dire che il vostro successo, la vostra carriera, la vostra luce è merito di un uomo, che il posto che occupate proviene dal favore, dal regalo, dallo scambio immorale offertovi da un uomo.<br>&nbsp;</p>
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		<title>Una lingua senza futuro</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/una-lingua-senza-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariella Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Feb 2022 16:07:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Vallo della Lucania]]></category>
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					<description><![CDATA[Oggi in classe ho chiesto ai miei alunni di riflettere sul perché il dialetto cilentano non abbia il tempo futuro. Per essere precisi il tempo futuro risulta assente anche nella [...]]]></description>
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<p>Oggi in classe ho chiesto ai miei alunni di riflettere sul perché<strong> il dialetto cilentano</strong> non abbia il <strong>tempo futuro</strong>. Per essere precisi il tempo futuro risulta assente anche nella maggior parte dei dialetti meridionali, soprattutto quelli estremi. Abbiamo provato a tradurre una frase semplice, dall&#8217;italiano al dialetto: &#8220;Domani andrò al mare&#8221;.<br><br>In un attimo si sono alzati suoni e voci di tutto il Cilento, quello dei borghi costieri, poi dei paesi collinari, fino all&#8217;interno montuoso, lì dove arrivare è un esercizio di passione e resilienza: Casal Velino Marina, Camerota, Cannalonga, Ceraso, Felitto, Castelnuovo, Novi Velia.In ogni traduzione, del tempo futuro neanche l&#8217;ombra.La frase è stata da tutti tradotta con perifrasi, circonlocuzioni, giri di parole, ma col futuro, mai.<br><br>In particolare, nella traduzione abbiamo riscontrato:il verbo dovere coniugato al presente + il verbo all&#8217;infinito; <br>&#8211; Il verbo al presente accompagnato dall&#8217;avverbio di tempo- Aggia i&#8217; a mare- Rimani, (o crai, alla latina) vao a mare.<br><br>Ma quale, ovviamente tralasciando la linguistica che ci fornirebbe soluzioni scientifiche, la spiegazione filosofica, poetica, antropologica, di una lingua che si rifiuta di parlare di quello che sarà, che dovrà accadere?<br><br>Disillusione, forse, o marginalizzazione, appuntamenti con la storia andati a male, mancanza di efficienti vie di comunicazione, la pazienza necessaria per raggiungere i centri più grandi, e gli studenti ne sono l&#8217;esempio con il viaggio quotidiano per arriivare a scuola. Forse da qui il determinismo, e un fatalismo, che induce a considerare valore solo ciò che è rappresentato dalla certezza del presente, hic et nunc. Leonardo Sciascia a proposito della mancanza di questa categoria grammaticale nel dialetto siciliano, parlò di un &#8220;eterno presente&#8221; come natura peculiare dei siciliani, isolani.In questo senso, a pensarci bene, anche il Cilento è un&#8217;isola e la sua filosofia un&#8217; eterno presente.</p>
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		<title>L&#8217;anno che verrà</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/lanno-che-verra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariella Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Dec 2021 11:38:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[Cosa resterà di questo 2021, cosa ci riserva l&#8217;anno che verrà? Nessun passaggio è mai stato così complesso, pieno di incertezze e colpi di scena. Sono giorni questi da contrappasso [...]]]></description>
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<p>Cosa resterà di questo 2021, cosa ci riserva l&#8217;anno che verrà? Nessun passaggio è mai stato così complesso, pieno di incertezze e colpi di scena. Sono giorni questi da contrappasso dantesco: al posto dell&#8217;atmosfera di letizia, domina una incredula e rarefatta sospensione.<br><br>Tutti sembrano attoniti, perduti come le anime sulla riva dell&#8217;Acheronte in attesa del passaggio, ansiose sicuramente di essere traghettate ma allo stesso tempo timorose, come chi non sa cosa gli aspetta una volta giunti all&#8217;altra riva, ignota perciò temibile.<br><br>Il demone della pandemia che ci tormenta per il terzo anno consecutivo è infido, subdolo, vigliacco,<br>ti stringe il collo per ucciderti, poi lascia leggermente la presa e mentre ti concede di riprendere a respirare, a sperare, ritorna sotto diverse vesti e mentite spoglie a toglierti il fiato: sa mutare, si traveste, sa usare blandizie, esattamente come il serpente tentatore &#8220;la mala striscia&#8221;,  che porse l&#8217;accattivante mela ad Eva, poi, dopo averti insidiato, ti annienta mentre sei ingenuamente distratto dalle cose più umanamente naturali e piacevoli.<br><br>Abbiamo rinunciato a tanto, a troppo. Negli ultimi anni, ognuno di noi ha dovuto rimodulare gli schemi della propria esistenza, da quelli affettivi a quelli sociali e lavorativi, nulla più è come prima. È utopia organizzare un viaggio, partecipare ad una festa, abbracciare gli amici, programmare eventi. La scuola non è più la stessa scuola, persino ammalarsi può costituire un passo falso in questo momento. Progettare o investire poi, è una vera follia. Quanto abbiamo lasciato nelle fauci di questo demone insaziabile, che dopo aver depredato tutta la nostra esistenza, chiede ancora, sempre di più, porta via i sogni e le speranze dei giovani, la serenità degli anziani, il sonno ormai perduto ai padri di famiglia.<br><br>Cos&#8217;altro può chiederci ancora?<br>A cosa dobbiamo rinunciare pur di riacquistare la cara, normale serenità?<br>Siamo nel vortice di una grande pagina di storia fatta a quanto pare di vari capitoli e colpi di scena. È difficile mentre si è rivoltati nel turbine comprendere cosa stia accadendo, produrre analisi lucide ed azzardare quali saranno gli scenari che ci aspettano. Quello che è certo è che la Storia, a patto di saperla leggere e trarne lezioni, ci ha insegnato che guerre, pandemie, carestie e sciagure hanno sempre costituito la spinta propulsiva per la rinascita e la costruzione di un mondo migliore.<br><br>Boccaccio descrisse a tinte fosche la &#8220;Maravigliosa peste&#8221; del 1348, ma dopo ci fu la luce perché fiorì un&#8217;epoca di grande bellezza, il Rinascimento. Certo il mondo che verrà, l&#8217;economia che verrà, la scuola che verrà non saranno più le stesse, ma l&#8217;augurio è che da &#8220;ex malo bonum&#8221; e che il 2022 possa essere l&#8217;anno di una decisiva svolta, quello di un mondo sicuramente diverso, ma di grande serenità e migliore.</p>
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		<title>Lo schiaffo finale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/lo-schiaffo-finale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariella Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Nov 2021 09:51:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217; abolizione della prova scritta di italiano all&#8217;esame di Stato è un vero oltraggio, lo schiaffo finale alla nostra bella lingua, alla cultura e alla libertà, sferrato da chi ignora [...]]]></description>
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<p>L&#8217; abolizione della prova scritta di italiano all&#8217;esame di Stato è un vero oltraggio, lo schiaffo finale alla nostra bella lingua, alla cultura e alla libertà, sferrato da chi ignora o finge di ignorare gli effetti devastanti che le riforme degli ultimi anni hanno prodotto, un oltraggio immaginato da chi poco sa di cosa accade nel mondo della scuola e di come il picconamento sistematico del sistema dei licei, un tempo fiore all&#8217;occhiello del sistema scolastico italiano, invidiato in tutto il mondo, sia caduto sotto i colpi di test, schede, risposte multiple, crocette, computer, lavagne LIM, edizioni digitali, adempimenti burocratici e progetti. <br><br>Del resto basterebbe leggere i dati ISTAT per comprendere il dramma in atto  dell’analfabetismo di ritorno che sfiora il 30% della popolazione italiana unitamente ai dati dell&#8217; analfabetismo funzionale che conduce all&#8217;incapacità di usare in modo efficace le abilità di lettura, di scrittura e di calcolo nelle situazioni della vita quotidiana.<br><br>La prova scritta di italiano è funzionale ad acquisire competenza nella lingua, ad esprimersi correttamente, a padroneggiare un testo, a decodificarlo, a riflettere, a costruire ipotesi, a immaginare soluzioni, ad esporre tesi, antitesi, sintesi, a riconoscere una contraddizione, a saperlo dimostrare con costrutti complessi, quanto e forse più di un problema di matematica.<br><br>L&#8217; esercizio della scrittura è peraltro l&#8217;estremo e sicuro porto di intimità e riflessione per ogni individuo: il foglio bianco &#8211; e lo sa bene chi ogni giorno legge e corregge elaborati di italiano &#8211; è un tramite con cui interfacciarsi ed aprirsi, è uno strumento per esternare disagio, per chiedere aiuto ad un adulto, può alleggerire l&#8217;anima da un ingombro che appare insostenibile a chi è ancora troppo giovane, inesperto e spaventato dai marosi della vita.<br><br>In ragione di tutto ciò, chi svilisce la scrittura, sferra lo schiaffo finale alla cultura, alla civiltà, alla libertà di pensiero e alla cittadinanza. Così come la chiusura delle biblioteche nel periodo della pandemia, la mancanza del quotidiano cartaceo in classe e il costo alto dei libri, che in Italia si aggira mediamente intorno ai 20 euro, hanno costituito un ostacolo alla pratica della lettura, allo stesso modo, la delegittimazione della scrittura andrebbe a sancire la fine della partecipazione alla democrazia, sarebbe motivo di esclusione sociale, di autonomia di giudizio, di libertà,<br>sarebbe la morte della nostra bella lingua, del linguaggio sottile e forbito della giurisprudenza, della nostra tradizione letteraria, della lingua della poesia, dell&#8217;amore e della civiltà.<br><br>Articoli correlati &#8211; <strong><a href="https://www.giornaledelcilento.it/le-ali-la-testa-la-coda-lo-straordinario-potere-della-parola/">Le ali, la testa, la coda: lo straordinario potere della parola</a></strong><br> <strong><a href="https://www.giornaledelcilento.it/l-estate-piu-trash/">L’ estate più trash</a></strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Donato Inverso, il ricercatore cilentano premiato dall&#8217;Accademia dei Lincei per la ricerca oncologica</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/donato-inverso-il-ricercatore-cilentano-premiato-dallaccademia-dei-lincei-per-la-ricerca-oncologica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariella Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Nov 2021 15:08:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Orria]]></category>
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					<description><![CDATA[Stamattina, presso palazzo Corsini a Roma, a Donato Inverso, giovane ricercatore cilentano originario di Piano Vetrale, è stato conferito un prestigioso riconoscimento presso l&#8217;Accademia dei Lincei, il Premio Internazionale “Francesco [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Stamattina, presso palazzo Corsini a Roma, a <strong>Donato Inverso</strong>, giovane ricercatore cilentano originario di Piano Vetrale, è stato conferito un prestigioso riconoscimento presso l&#8217;<strong>Accademia dei Lincei</strong>, il <strong>Premio Internazionale “Francesco De Luca” 2021, un premio destinato ai medici impegnati nella ricerca sui tumori</strong>. Nella motivazione che accompagna la lettera sottoscritta da Giorgio Parisi, premio Nobel per la fisica, si legge quanto segue: «La Commissione ritiene che il dottore Inverso, nonostante la sua giovane età, rivesta una posizione preminente in considerazione della sua produzione scientifica ed un&#8217; elevata maturità di ricerca di base sui meccanismi di trasformazione e progressione neoplastica».<br><br>Nello specifico, il dottor Inverso si è occupato del ruolo dei vasi sanguigni del fegato nel regolare la risposta immunitaria nello sviluppo del carcinoma epatico.  Il giovane ricercatore cilentano, dopo essersi brillantemente laureato in veterinaria presso l&#8217;università Federico II di Napoli, si è trasferito a Milano per svolgere il dottorato di ricerca in virologia ed immunologia presso l’ospedale San Raffaele. <strong>Attualmente opera presso il &#8220;Cancer Research Center&#8221;, uno dei centri di ricerca più prestigiosi della Germania</strong>, che ha sede nella città di Heidelberg ed è considerato nell&#8217;ambito mondo scientifico uno tra i più grandi immunologi.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Le ali, la testa, la coda: lo straordinario potere della parola</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/le-ali-la-testa-la-coda-lo-straordinario-potere-della-parola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariella Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Sep 2021 06:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[Le parole vanno maneggiate con cura, sono pietre, possono ferire come fendenti, uccidere, curare, lenire, sollevare, consolare. Solo per noi, per gli esseri umani, il Creatore ha immaginato l&#8217;uso della [...]]]></description>
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<p>Le parole vanno maneggiate con cura, sono pietre, possono ferire come fendenti, uccidere, curare, lenire, sollevare, consolare. Solo per noi, per gli esseri umani, il Creatore ha immaginato l&#8217;uso della parola, della quale siamo depositari, a volte inconsapevoli di quanto questo dono sia un privilegio, che sprechiamo o del quale ci serviamo impropriamente, come quando di uno strumento non si immaginano le potenzialità e le diverse modulazioni.<br>L&#8217; imbarbarimento dei nostri giorni ci pervade, ci sgomenta e ci fa ragionare sul peccato originale di esso che riconduciamo proprio allo svilimento della parola, divenuta senza che ce ne rendessimo conto, volgare, arma volta ad offendere ed aggredire, in tv, nei social, da certa politica che ha voluto farci credere che la cultura, la gentilezza e il parlare con garbo raffinato, fossero un disvalore.<br><br>Roberto Benigni, non finendo mai di stupire, ci ha dimostrato invece che le parole un peso lo hanno, servendosene e maneggiandole soavemente, per tutti noi e per sua moglie, alla quale ha regalato la più bella dichiarazione d&#8217;amore, da Dante in poi.<br><br>Benigni Dante lo legge, lo apprezza, da lui si lascia ispirare e condurre, e così davanti a tutti dichiara che il &#8220;Leone d&#8217;oro&#8221; alla carriera consegnatogli a Venezia non appartiene a lui, ma sicuramente a lei, Nicoletta Braschi, la donna che lo ha ispirato così tanto da fargli arrivare a computare il tempo attraverso un solo modo: con lei o senza di lei. Così a lui di quel premio spetta poco, “Io mi prendo la coda, le ali sono le sue”, ed è sua anche la testa  perché lei lo ha ispirato e condotto a vette altissime e a riconoscimenti internazionali, come il premio Oscar conferitogli nel 1999 per il film &#8220;La vita è bella&#8221;. <br><br>Sua moglie è una Beatrice moderna, è  bellezza, è luce, della quale è circonfusa e che investe, illuminandolo e ispirandolo, anche lui.<br><br>Nel suo discorso c&#8217;è tutto Dante, lo Stilnovismo, l&#8217;elevazione del genere femminile a una dimensione  celeste, il ritorno al significato primigenio e assoluto del termine donna, dal latino &#8220;domina&#8221;, signora, e mai femmina, che appartiene solo al genere animale.  Benigni davanti ad un pubblico estasiato, dichiara che per lui il vero  talento è lei, lei è mistero, fascino e femminilità: &#8220;Emani luce, amore a prima vista, anzi eterna svista”.<br><br>Non manca nella dedica alla moglie il gusto iperbolico del giullare che lo ha sempre contraddistinto, e così per spiegare il fascino misterioso di essere donna, l&#8217;essenza più profonda  dell&#8217;essere donna, prende a prestito la frase di Groucho Marx: &#8220;Gli uomini sono donne che non ce l&#8217;hanno fatta&#8217;. <br><br>Lei lo guarda con sguardo innamorato e angelico, già sa e comprende quello che lui vuole dire, e così, sempre attingendo al pozzo inesauribile di sapienza dantesca, mutua dal Sommo il neologismo &#8220;imparadisiare&#8221;, l&#8217;unico verbo che può spiegare l&#8217;ineffabile, di come lui sia pervaso <br>di beatitudine paradisiaca al  cospetto dell&#8217;amata.<br>Lei, la donna, è quella che &#8220;imparadisa&#8221; la sua mente ed anche noi ci imparadisiamo di fronte ad una bella, magistrale, lezione sull&#8217;Amore, sul valore e il rispetto per le donne, sul potere ineludibile e a portata di mano delle belle parole, anche se prese in prestito da altri, Borges, Dante o Groucho Marx: l&#8217;importante è padroneggiarle, mettergli le ali e donarle.<br><br>Articoli correlati &#8211; <strong><a href="https://www.giornaledelcilento.it/l-estate-piu-trash/">L’ estate più trash</a></strong></p>
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		<title>L&#8217; estate più trash</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/l-estate-piu-trash/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariella Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Aug 2021 12:12:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[La megarissa nel pieno centro storico di Agropoli, il bagnino aggredito perché vuole restituire una medusa al mare, la scala di alluminio nelle acque cristalline di Santa Maria di Castellabate [...]]]></description>
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<p>La megarissa nel pieno centro storico di Agropoli, il bagnino aggredito perché vuole restituire una medusa al mare, la scala di alluminio nelle acque cristalline di Santa Maria di Castellabate piazzata a mo&#8217; di trampolino, l&#8217;altare della cappella di San Matteo &#8220;Ad duo flumina&#8221; di Casal Velino vandalizzata, la lotta quotidiana ingaggiata dai vigili urbani all&#8217;occupazione del bagnasciuga con l&#8217;ombrellone selvaggio che marca il possesso del territorio, la spiaggia che assomiglia sempre più ad un lungo, infinito rave party, i fuochi nella notte di ferragosto, le lattine, i rifiuti abbandonati su spiagge caraibiche stuprate che non si riconoscono più, il vicesindaco di Sapri aggredito da cinque teppistelli e tanto altro rimarrà agli annali di questa estate.<br><br>Molti si chiedono quanto potrà durare questo &#8220;navigare a vista&#8221;, se davvero bisogna aspettarsi il peggio affinché si cominci a mettere in sicurezza i 100 km di costa cilentana, la lunga strada di sabbia che per 45 giorni l&#8217;anno diventa terra di nessuno.Quale, si chiedono in tanti, l&#8217;errore di fondo, il peccato originale che ha portato un territorio Patrimonio Unesco, Parco Naturale, patria della Dieta mediterranea, con un entroterra di borghi favolosi ricchi di storia, biodiversità, un Parco archeologico ed un settore agricolo che vanta numerose eccellenze, ad attrarre un turismo che non sa entrare in punta di piedi e in silenzio, che non ha rispetto e cura per la sacralità dei nostri luoghi.<br><br>Si discute e si punta il dito sulla scellerata speculazione edilizia perpetrata nel passato, sulla mancanza di una seria formazione degli addetti ai servizi turistici, sull&#8217;incapacità di attrarre e selezionare non turisti, ma viaggiatori, sulla mancanza di un progetto serio di destagionalizzazione attraverso l&#8217;offerta di diversi tipi di turismo, e non solo di prossimità, ed infine, sulla solitudine di eccellenti operatori turistici.Insomma, &#8220;dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur&#8221;.</p>
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		<title>La ὕβϱις degli inglesi e la grande lezione di civiltà degli Azzurri</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/la-%e1%bd%95%ce%b2%cf%b1%ce%b9%cf%82-degli-inglesi-e-la-grande-lezione-di-civilta-degli-azzurri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariella Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jul 2021 13:53:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli dei puniscono chi si veste di hibrys, quella orgogliosa, ostentata tracotanza che porta ad una presunzione di potenza e a ribellarsi contro un ordine costituito, sia divino che umano.  [...]]]></description>
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<p>Gli dei puniscono chi si veste di hibrys, quella orgogliosa, ostentata tracotanza che porta ad una presunzione di potenza e a ribellarsi contro un ordine costituito, sia divino che umano.  La sperimentò anche Ulisse la punizione divina, quando osò sfidare gli dei con il suo tracotante &#8220;folle volo&#8221;, oltrepassando le invalicabili colonne d&#8217;Ercole, il &#8220;non plus ultra&#8221; che in ognuno di noi segna il confine tra ciò che è lecito e ciò che non lo è. <br><br>Gli inglesi ieri sera non sono stati solo protagonisti di tracotanza e superbia, a cominciare dai rappresentanti della casa reale, ma hanno sovvertito e violato, proprio loro a cui ingiustamente regaliamo il primato del fair play, i valori fondanti sui quali si basa l&#8217;humanitas della nostra civiltà occidentale.<br><br>In primis hanno calpestato con ignominia il valore dell&#8217;ospitalità, la xenìa, che nel mondo greco antico rappresenta un aspetto costitutivo della loro civiltà: per i greci ospitare e onorare lo straniero era una legge morale profondamente radicata, tant&#8217; è che essa si reggeva su un sistema di prescrizioni e consuetudini non scritte, come<br>il rispetto del padrone di casa verso l&#8217;ospite e la consegna di un regalo d&#8217;addio da parte del padrone di casa all&#8217;ospite che andava via.<br><br>Gli inglesi hanno dimostrato di disdegnare anche un altro grande principio, quello del valore sacro ed educativo dello sport. Durante i giochi panellenici, cessava ogni ostilità e rivalità tra le poleis greche, i vincitori delle gare divenivano oggetto di ammirazione, immortalati in poemi e statue e fregiati di una corona di ulivo che da allora assunse il valore iconografico ed universale di pace.<br><br>Per queste ed altre ragioni, come l&#8217;oltraggio alla nostra bandiera e al nostro Inno, a questi atleti che si tolgono la medaglia d&#8217;argento dal collo con gesto di profondo spregio, andrebbe tolto senza pietà ed ipocrisia anche il secondo posto.<br><br>La vittoria degli Azzurri agli europei è motivo di grande orgoglio nazionale e letta tra le righe, occasione di una lezione di civiltà e di speranza per noi italiani divisivi, polemici e disfattisti su ogni fronte ma che quando sappiamo fare squadra, dimostriamo di essere sempre i primi.<br><br>A noi questo sofferto Campionato europeo lascia senza dubbio un profondo senso di orgoglio e di ritrovata speranza per il nostro Paese, ma anche due esempi a cui fare riferimento: il vero, innato fair play dei nostri giovani atleti, che non hanno risposto alle insistenti provocazioni degli inglesi, e il discorso del vincitore morale di questo campionato, Luis Enrique, allenatore della Spagna, che  durante la conferenza stampa dopo il ko con l&#8217;Italia, ha pronunciato parole incancellabili: &#8220;Sono stanco di vedere le lacrime nei tornei di ragazzi o bambini, non so perché piangano. Devi iniziare a gestire la sconfitta, a congratularti con il tuo avversario e insegnare ai bambini a non piangere. Devi alzarti e congratularti con il vincitore&#8221;.<br><br>Dell&#8217;autore leggi anche <a href="https://www.giornaledelcilento.it/aletheia-e-doxa-studenti-del-parmenide-incontrano-lo-scrittore-erri-de-luca/">«Alétheia e Doxa», studenti del Parmenide incontrano lo scrittore Erri De Luca</a>; <a href="https://www.giornaledelcilento.it/lamicizia-tra-ungaretti-e-un-soldato-cilentano-nel-libro-di-elvira-zammarrelli/">L’amicizia tra Ungaretti e un soldato cilentano nel libro di Elvira Zammarrelli</a>; <a href="https://www.giornaledelcilento.it/giovanna-voria-ora-i-giovani-restano-nel-cilento-lo-rendono-migliore/">Giovanna Voria: «Ora i giovani restano nel Cilento, lo rendono migliore»</a></p>
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		<title>«Qui la meta è partire»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/qui-la-meta-e-partire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariella Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jun 2021 07:16:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[Va in scena la Maturità postpandemica,un maxi orale in cui viene esposto l&#8217;elaborato, un corposo lavoro di ricerca e studio sulle materie di indirizzo, nel nostro caso latino e greco, [...]]]></description>
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<p>Va in scena la Maturità postpandemica,<br>un maxi orale in cui viene esposto l&#8217;elaborato, un corposo lavoro di ricerca e studio sulle materie di indirizzo, nel nostro caso latino e greco, seguito dall&#8217;analisi testuale di un brano, poesia o prosa, di un autore studiato nell&#8217;ultimo anno.<br><br>Si continua con le altre discipline, argomentando su spunti e materiali forniti dai docenti.<br>Il colloquio procede in maniera brillante. Sono spigliati questi ragazzi, hanno letto i classici, i libri di storia e filosofia, passano dal latino al greco, dall&#8217;italiano all&#8217;inglese, che parlano in maniera fluente, senza vergognarsi, come facevamo noi da ragazzi, terrorizzati dal renderci ridicoli con clamorosi scivoloni grammaticali e di pronuncia.<br>Del resto i docenti di lingua straniera ai nostri tempi erano quasi sempre, e non ne ho mai capito la ragione, laureati in giurisprudenza.<br>Hanno già in tasca attestati ottenuti a Londra in scuole prestigiose, che presto sfoggeranno altrove. I loro curricula saranno sicuramente ghermiti da Paesi dove sanno vederci chiaro e lungo, dove si guardano bene dal lasciarsi sfuggire eccellenze e promesse.<br>Parlano di materie scientifiche, e pur essendo del classico, non accusano cedimenti o contraccolpi.<br>Si passa alla quarta parte del Colloquio, quella di Cittadinanza e Costituzione. Maneggiano il lessico della giurisprudenza con sicurezza, come fossero già al primo esame all&#8217; università.<br>Si passa all&#8217;ultima parte del Colloquio, quella dedicata al PCTO, un acronimo di gusto tutto italiano che per semplicità di comunicazione, traduco con &#8220;Alternanza scuola lavoro&#8221;.<br><br>Avviano la lavagna Lim e inseriscono la loro pennetta. Anche qui non fanno una piega: scorrono immagini struggenti del loro percorso formativo che fanno stringere il cuore, cuore che se ne va in affanno per un triste presagio, per un calcolo previsionale pessimista, quello che non lascia intravedere alcun ritorno.<br>Appare l&#8217;area archeologica di Elea &#8211; Velia, tutti i ragazzi, &#8211; siamo al Festival della filosofia &#8211; sono schierati in cerchio ad ascoltare<br>le lezioni di importanti docenti di fama nazionale e internazionale.<br>Scorrono le immagini de &#8220;I dialoghi sul male&#8221;, il borgo di Ceraso e il palazzo di Lorenzo: i ragazzi sembrano felici, si ha la sensazione che proprio in quel preciso momento abbiano scoperto la bellezza perturbante e la millenaria storia del Cilento.<br>Parlano di spopolamento e abbandono nel Sud con l&#8217;organizzatrice del festival, Luisa Cavaliere, con l&#8217;antropologo Vito Teti, con lo scrittore Gioacchino Criaco, cantore lucido e triste del Sud, col prof.Gigi Spina, con Hillary Sedu, giunto da lontano in Italia piccolissimo.<br>Hlkary oggi e un brillante avvocato del Foro di Napoli ed è venuto a parlare con loro di integrazione.<br>Scorrono le immagini delle giornate trascorse a Bosco, alla casa Museo e al Museo del pittore José Ortega, due gioielli di arte di cui solo pochi di loro conoscevano l&#8217;esistenza. Racconteranno poi che la visita a Bosco ha lasciato in loro una profonda traccia, e l&#8217;impressione di aver compiuto un lungo viaggio, di quelli in cui serve l&#8217;aereo per poter visitare e ammirare i più celebri musei di Barcellona e Madrid.</p>



<p>L&#8217; esame finisce, è passata un&#8217;ora e forse una manciata di minuti.</p>



<p>L&#8217;esame finisce sempre allo stesso modo, con una domanda di rito: quale facoltà sceglierai e in quale città. Le risposte martellano forte dentro e scuotono: economia, medicina, giurisprudenza.<br />La meta è quasi sempre Milano, Torino per le facoltà scientifiche, Bologna per quelle giuridiche e letterarie, Roma ancora in qualche modo regge, qualcuno andrà a Napoli, ma poi vorrà specializzarsi al Nord o all&#8217;estero.</p>



<p>Ora l&#8217;esame è davvero concluso, neanche una stretta di mano, perché il nuovo galateo postpandemico non lo permette.</p>



<p>Qui la metà è partire, tornare chissà.<br />Qui non si sa chi va, e non si sa chi resta.</p>
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