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	<title>Paolo Abbate | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
	<lastBuildDate>Sat, 16 Jul 2011 09:49:56 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Se Napoli piange, il Cilento non ride</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Abbate]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Jul 2011 09:49:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[Malgrado le generiche affermazioni dei vari consorzi e associazioni per garantire il turismo nel Cilento, si assiste da tempo ad un fenomeno che&#160; tutto &#232; meno che &#8220;favorire un turismo che sia sotto tutti gli aspetti realmente sostenibile&#8221;: cio&#232; i cumuli di rifiuti proprio all&#8217;ingresso dei lidi e dei camping che dovrebbero ospitare il tanto agognato turismo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Malgrado le generiche affermazioni dei vari consorzi e associazioni per garantire il turismo nel Cilento, si assiste da tempo ad un fenomeno che&nbsp; tutto &egrave; meno che &ldquo;favorire un turismo che sia sotto tutti gli aspetti realmente sostenibile&rdquo;: cio&egrave; i cumuli di rifiuti proprio all&rsquo;ingresso dei lidi e dei camping che dovrebbero ospitare il tanto agognato turismo.</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp; </p>
<p>Eppure non si tralascia occasione di&nbsp; ricordare a tutti, a ragione direi,&nbsp;&nbsp; che&nbsp; nel territorio cilentano l&rsquo;unica fonte di reddito ed occupazione &egrave; senza alcun dubbio il Turismo, caratterizzato da una domanda principalmente di tipo balneare ed alimentato dalle notevoli risorse paesaggistico-ambientali possedute. Perseguire quindi un &ldquo; Turismo Sostenibile, inteso nella letteratura tecnica come un sistema di attivit&agrave; turistiche che rispetta e preserva a lungo termine le risorse naturali, culturali e sociali, ma che contribuisce in modo positivo ed equo allo sviluppo economico e al benessere degli individui che vivono e lavorano nei luoghi di destinazione&rdquo;.</p>
<p>Credo sia utile ricordare che il concetto di&nbsp; sostenibilit&agrave;, applicato allo sviluppo, al turismo, ecc, fu avanzato alla Conferenza internazionale di Rio de Janeiro nel 1992 nel tentativo di conciliare il benessere umano e la sua crescita economica con la tutela della natura. Penso che questo concetto&nbsp; sia un&rsquo;illusione, una contraddizione in termini (un ossimoro come suole dirsi), e studi di esperti e i fatti lo dimostrano.<br />Pi&ugrave; cresce, infatti, la domanda di benessere ed il numero degli esseri umani, la popolazione, e pi&ugrave; cresce il consumo di risorse che la natura ci offre ma che non sono inesauribili. E contemporaneamente crescono i rifiuti che spalmiamo nell&rsquo;ambiente. </p>
<p>Ebbene, l&rsquo;aumento della popolazione balneare produce inevitabilmente, se non si pone&nbsp; il rimedio di un diverso stile di vita, l&rsquo;aumento esponenziale dei rifiuti prodotti. Se a questo si somma l&rsquo;evidente incivilt&agrave; dei turisti in generale e l&rsquo;esaurimento di siti dove stivare i rifiuti prodotti, si produce l&rsquo;emergenza (e l&rsquo;indecenza) dell&rsquo;impatto sulle risorse paesaggistiche ed ambientali possedute.<br />Cambiare necessariamente stile di vita, dunque, che abbia come obiettivo, ormai irrinunciabile, una &ldquo;decrescita&rdquo; dei consumi, molto spesso inutili, futili.<br />Quanta plastica, carta, vetro, polistirolo, cibo, imballaggi vari usiamo o ci propinano, col nostro consenso e soddisfazione, che finiscono gettati nelle strade, nelle discariche, nei fiumi, nel mare, cio&egrave; nell&rsquo;ambiente.</p>
<p>&nbsp;<br />&nbsp;&nbsp; </p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </p>
<p><span style="font-size: x-small;"> &copy;</span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tortorella, una cava dimessa come museo di archeologia industriale?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/11072011232134opinione_tortorella_cava_dimessa_come_museo_archeologia_industriale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Abbate]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jul 2011 21:21:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel comune di Tortorella esiste una delle rare cave abbandonate con ancora i macchinari che venivano utilizzati per l&#8217;estrazione di inerti. Il luogo ha un aspetto lunare: assolato, polveroso, privo di un arbusto o un filo d&#8217;erba. Due anni fa&#160; la Pro loco di Tortorella propose al sindaco il progetto di un museo nella cava, progetto che un associazione ecologista si offr&#236; di gestire, una volta realizzato.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel comune di Tortorella esiste una delle rare cave abbandonate con ancora i macchinari che venivano utilizzati per l&rsquo;estrazione di inerti. Il luogo ha un aspetto lunare: assolato, polveroso, privo di un arbusto o un filo d&rsquo;erba. Fortunatamente la cava &egrave; nascosta a ridosso della montagna e quindi non rappresenta una grave ferita al paesaggio, come avviene per molte cave, visibili da chilometri di distanza. Ma il danno all&rsquo;ambiente &egrave; senz&rsquo;altro rilevante se si pensa che ci vorranno centinaia di anni prima che si ricostituisca l&rsquo;humus necessario alla vita della flora e fauna selvatiche.<br />&nbsp;<br />&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </p>
<p>La presenza di cave di inerti riguarda 2240 comuni in Italia e rende 1 miliardo 115 milioni l&rsquo;anno solo dalla vendita di sabbia e ghiaia, materiali di minor pregio. Ma alle Regioni che rilasciano le concessioni va circa 36 milioni di euro di canoni&nbsp; in media .<br />Sarebbe il 4% del prezzo di vendita degli inerti e in alcune regioni del Sud si cava addirittura gratis. Forse per incrementare l&rsquo;occupazione e favorire la crescita economica del territorio!</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </p>
<p>Inoltre, &ldquo; l&#8217;assenza dei Piani Cave &#8211; spiega Legambiente &#8211; &egrave; grave perch&eacute;, in pratica, si lascia tutto il potere su dove, come e quanto cavare in mano a chi concede l&#8217;autorizzazione. Per uscire da questa situazione, accanto a nuove regole, occorre puntare sull&#8217;innovazione perch&eacute; l&#8217;attivit&agrave; estrattiva pu&ograve; diventare, come negli altri Paesi europei, un settore di punta della green economy che pu&ograve; fare a meno di cave puntando sul recupero degli inerti provenienti dall&#8217;edilizia&#8221;. </p>
<p>Quanto detto rappresenta solo il risvolto economico dell&rsquo;estrazione di inerti nelle cave, ma chi ripaga la ferita rilevantissima all&rsquo;ambiente e al paesaggio delle 13 mila cave dimesse presenti nel Paese?<br />In Campania le cave dimesse o abusive sono 1237. Situazione che fa, diciamo cos&igrave;, gola ad autorevoli politici, che hanno infatti proposto di utilizzare le cave dimesse per sversarci i rifiuti: naturalmente &ldquo;previo verifiche e adeguate misure di tutela dell&rsquo;ambiente nel rispetto della normativa nazionale e comunitaria&rdquo;.</p>
<p>Ma torniamo a Tortorella.<br />Due anni fa&nbsp; la Pro loco di Tortorella propose al sindaco il progetto di un museo nella cava, progetto che un&#8217;associazione ecologista si offr&igrave; di gestire, una volta realizzato. Fu indicato come un retaggio di cultura industriale che &egrave; bene non si ripeta pi&ugrave;, ma che occorre, proprio per scongiurare questo pericolo, ricordarlo con un museo didattico nella stessa cava.<br />&nbsp;Il sindaco Tancredi, eletto due volte come primo cittadino di Tortorella ottenne tutti i pareri favorevoli dalle autorit&agrave; competenti per questo progetto di &ldquo;Riqualificazione della Cava Eredi Verdolina da destinarsi a Museo delle Scienze Naturali e Umane&rdquo;.<br />Il costo dell&rsquo;operazione ammontava a 1.850.000euro, fondi regionali destinati allo sviluppo territoriale .</p>
<p>Attualmente il progetto si &egrave; arenato per intoppi burocratici al TAR Campania.<br />Pertanto&nbsp; se l&rsquo;area della cava non verr&agrave; recuperata si trasformer&agrave; in un cimitero di ferraglia arrugginita o, quel che &egrave; peggio, in una discarica di rifiuti di ogni tipo, anche pericolosi, come la cava di Bosco sotto il monte Bulgheria, sebbene Sic e geosito del Parco nazionale.</p>
<p>&copy; RIPRODUZIONE RISERVATA&nbsp;&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Ancora polemiche sulla tutela della Foce del Fiume Mingardo e dell’Arco Naturale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/10072011160649foce_mingardo_ancora_polemiche_sulla_tutela_della_foce_fiume_mingardo_e_arco_naturale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Abbate]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Jul 2011 14:06:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[Questa volta &#232; un nostro collaboratore a rispondere alle lettere pubblicate l&#8217;8 luglio in riferimento all&#8217;articolo Palinuro: L&#8217;Arco Naturale &#232; &#8220;abusivo&#8221;. Propongo un referendum - scrive Paolo Abbate -: &#232; lecito compromettere la foce e il fiume del Mingardo (perch&#233; di questo si tratta e la Procura sta indagando), costruendo ogni anno una spiaggia artificiale alla foce con massi frangiflutto e sabbia di riporto.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questa volta &egrave; un nostro collaboratore a rispondere alle lettere pubblicate l&rsquo;8 luglio in riferimento all&rsquo;articolo Palinuro: L&rsquo;Arco Naturale &egrave; &ldquo;abusivo&rdquo;.&nbsp;</p>
<p><em>&laquo;Come si fa &#8211; </em>afferma la signora Emma Colombo nella lettera pubblicata l&rsquo;8 luglio<em> &#8211; a definire l&#8217;area Foce fiume Mingardo/Arco Naturale una zona a protezione speciale? Come si fa a pensare di mandare in fumo in un attimo il lavoro, la vita di centinaia di famiglie insediatesi in quell&#8217;area molto prima che il Parco nascesse e legiferasse? Vede, le attuali normative le dicono che &egrave; un&#8217;area protetta (anzi super-protetta, direi) e lei vuole ci&ograve; che le leggi promettono. Io le dico che non &egrave; un&#8217;area da proteggere in maniera integrale, non si pu&ograve; pi&ugrave;; &egrave; un&#8217;area turistica a tutti gli effetti. La gente vuole fare il bagno, vuole sonnecchiare sulle sdraio, vuole bere una bibita, vuole fare una gita in barca, vuole giocare a palla con i bambini, su quest&#8217;area&#8230;la gente, oggi, non vuole andarci per &#8220;finalit&agrave; scientifico/didattiche&#8221; (cos&igrave; si legge sul piano di gestione delle aree sic del Parco Nazionale del Cilento nella scheda d&#8217;azione &#8220;Foce Fiume Mingardo&rdquo;&raquo;.&nbsp;</em></p>
<p>Ebbene, rifacciamoci alla direttiva Habitat del 1992 (Rete Natura 2000), ratificata con D.P.R. 1997&nbsp; dal governo italiano e quindi legge a tutti gli effetti.</p>
<p>La direttiva nasce per proteggere la Natura con una serie di norme e individuazioni di siti da proteggere per le loro valenze naturalistiche (Sic e Zps).</p>
<p>Si legge nel decreto suddetto: occorre (art 1) &ldquo;assicurare la conservazione degli habitat naturali e seminaturali (la foce &egrave; uno di questi) e della flora e fauna selvatiche, ai fini della salvaguardia della biodiversit&agrave; mediante la conservazione degli habitat naturali&rdquo;.&nbsp;</p>
<p>Sono le Regioni con proprio procedimento ad individuare i siti in cui si trovano tipi di habitat elencati nella direttiva &ndash; e nell&rsquo;area del Mingardo ve ne sono molti e ritenuti importanti &ndash;, dandone quindi comunicazione al Ministero dell&rsquo;Ambiente che li propone all&rsquo;approvazione della Commissione europea (art 2).</p>
<p>E&rsquo; sicuramente esatto che la direttiva tiene conto &ldquo;delle esigenze economiche, sociali e culturali, nonch&eacute; delle particolarit&agrave; regionali e locali&rdquo;, ma si fa obbligo (art5/9) di presentare la  Valutazione d&rsquo;incidenza per ogni pianificazione e programmazione &nbsp;territoriale ai fini della conservazione e tutela del sito&rdquo;. Il piano e il progetto presentati possono essere realizzati &ldquo;soltanto con riferimento ad esigenze connesse con la salute dell&rsquo;uomo e la sicurezza pubblica o con esigenze di particolare importanza per l&rsquo;ambiente&rdquo;.</p>
<p>Ebbene, mi si dica dove stavano queste impellenti esigenze? Il Parco e la Regione &nbsp;(settore ecologia), a cui spettano le autorizzazioni, non hanno mai rilasciato i nulla osta. Il Genio Civile e altri funzionari non avevano e non hanno nessuna competenza, tanto &egrave; vero che 17 funzionari sono indagati.</p>
<p>E&rsquo; vero che le attivit&agrave; umane esistevano prima del Parco, ma non avevano assunto quelle forme di compromissione sopraggiunte pi&ugrave; tardi.&nbsp;Pi&ugrave; di 20 anni fa l&rsquo;area era ancora abbastanza conservata, tanto &egrave; vero che piantai la tenda tra canneti proprio alla foce del fiume. Che bello!&nbsp;Ed &egrave; proprio per salvaguardare queste zone che il Parco si costituiva nel 1995 e si indicavano i siti protetti.&nbsp;Allora, le frasi riportate come cappello e che riproponiamo, sono da ritenersi legittime?&nbsp;</p>
<p><em></em><em>&laquo;La gente vuole fare il bagno, vuole sonnecchiare sulle sdraio, vuole bere una bibita, vuole fare una gita in barca, vuole giocare a palla con i bambini, su quest&#8217;area&#8230;&raquo;.</em></p>
<p>Mi si permetta di fare una battuta. Sicuramente una parte consistente della popolazione di discoteca sarebbe felice di trasformare S.Pietro in sala di concerti, considerato lo spazio e l&rsquo;acustica della chiesa, oppure trasformare la Cappella Sistina in discoteca. Che sballo, altro che pasticche, ballare sotto il Giudizio Universale di Michelangelo illuminato da luci psichedeliche!</p>
<p>Ma tutti gli altri, la maggioranza della gente, sarebbe d&rsquo;accordo a distruggere, al fine della crescita economica e l&rsquo;occupazione, questi patrimoni culturali e naturali?</p>
<p>Propongo un referendum: &egrave; lecito compromettere la foce e il fiume del Mingardo (perch&eacute; di questo si tratta e la Procura sta indagando), costruendo ogni anno una spiaggia artificiale alla foce con massi frangiflutto e sabbia di riporto (quando il mare e il fiume hanno portato via i sedimenti depositati), e trasformando il fiume in porto canale per centinaia di natanti a motore contravvenendo alle leggi 394 e giugno 1995?</p>
<p>E&rsquo; proprio contro questi abusi che 4 Associazioni ecologiste importanti&nbsp; hanno presentato numerose segnalazioni e ricorsi a Procura e Commissione europea. E&rsquo; il loro dovere.</p>
<p>9 , 7 , 2011</p>
<p>Paolo Abbate</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Vibonati, Fonte sorgiva inquinata da batteri coliformi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/l_opinionevibonati_fonte_sorgiva_inquinata_da_batteri_coliformi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Abbate]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 08:11:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[C&#8217;era una volta un signore a cui piaceva tanto dissetarsi ad una fonte sorgiva, fresca, leggera e salutare, detta &#8220;tre fontane&#8221; a 200 metri dal bivio Tortorella mare, nel comune di Vibonati.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C&rsquo;era una volta un signore a cui piaceva tanto dissetarsi ad una fonte sorgiva, fresca, leggera e salutare, detta &ldquo;tre fontane&rdquo; a 200 metri dal bivio Tortorella mare, nel comune di Vibonati. <br />Per&ograve; andava soggetto a mal di pancia inspiegabili. Che sia la frutta, che sia la verdura. Poi ha pensato all&rsquo;acqua di fonte che beveva e , presone un campione, lo ha portato a far analizzare. A pagamento, &egrave; naturale! </p>
<p>Ebbene le analisi davano un valore del parametro dei batteri coliformi uguale a 15, quando il valore massimo ammissibile per legge deve essere 0. (Decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31, recante attuazione della direttiva 98/83/CE relativa alla qualit&agrave; delle acque destinate al consumo umano).</p>
<p>Naturalmente il signore ha smesso di bere quell&rsquo;acqua, preferendo l&rsquo;acqua del rubinetto, e ha smesso cos&igrave; di star male.<br />Ma non &egrave; finita, perch&eacute; bisognava pur sapere le cause di quell&rsquo;inquinamento. Trattandosi di batteri coliformi, presenti nelle feci umane e animali, occorreva indagare se vi erano nelle vicinanze allevamenti di animali che potessero con le loro deiezioni inquinare le falde. Sono state trovate per ora solo diverse discariche abusive&nbsp; sparse nel luogo, contenenti anche materiali con amianto. </p>
<p> &copy;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cilento, il rapporto tra spiaggia libera e spiaggia data in concessione va ripensato</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/spiagge_cilento_il_rapporto_tra_spiaggia_libera_e_spiaggia_data_in_concessione_va_ripensato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Abbate]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jun 2011 15:52:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[In un dossier del WWF Italia, intitolato &#8220;Sabbia: l&#8217;oro di tutti a vantaggio di pochi&#8221;, da cui si &#232; tratto ampiamente le notizie, si afferma esplicitamente che le concessioni demaniali per gli stabilimenti balneari sono uno scandalo sotto gli occhi di tutti. A rimetterci non &#232; solo l&#8217;erario, ma anche ambiente e paesaggio.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In un dossier del WWF Italia, intitolato &ldquo;Sabbia: l&rsquo;oro di tutti a vantaggio di pochi&rdquo;, da cui si &egrave; tratto ampiamente le notizie, si afferma esplicitamente che le concessioni demaniali per gli stabilimenti balneari sono uno scandalo sotto gli occhi di tutti. A rimetterci non &egrave; solo l&rsquo;erario, ma anche ambiente e paesaggio.<br />Ecco perch&eacute; gli stabilimenti balneari hanno registrato un vero e proprio boom negli anni 2000. infatti tra il 2001 e il 2006 sono aumentati di un quarto su tutto il territorio nazionale.</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Calanca giugno 2011</p>
<p>Calanca 1964</p>
<p>&nbsp;<br />&nbsp;<br />&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br />Calanca a Ferragosto del 1979</p>
<p>Fanno parte del demanio pubblico il lido del mare e le spiagge (art.822 Codice Civile e 28 Codice Navigazione). In fatto di concessioni i Comuni gi&agrave; oggi hanno competenze a concederle, assicurando allo Stato un introito di 5 euro e72 centesimi all&rsquo;anno per un ogni metro quadrato di spiaggia data in concessione. Un guadagno per l&rsquo;erario veramente basso se si pensa ai guadagni reali degli stabilimenti balneari e delle semplici attivit&agrave;&nbsp; come l&rsquo;affitto di attrezzature balneari. Difatti, cos&igrave; si afferma nel dossier wwf, nelle concessioni c&rsquo;&egrave; l&rsquo;esonero della ricevuta fiscale o scontrino fiscale e i controlli risultano molto complicati. Nel 2009 le verifiche effettuate dalla Guardia di Finanza sono state 573 e di queste ben 551 sono risultate irregolari.</p>
<p>Una fascia di 5 metri&nbsp; di spiaggia prossima alla battigia deve rimanere libera come norma e alla battigia si pu&ograve; accedere liberamente. La Legge Finanziaria 2007, a scanso di equivoci, ha stabilito &ldquo;l&rsquo;obbligo di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l&rsquo;area ricompresa nella concessione, anche al fine di balneazione&rdquo;.<br />E&rsquo; quindi vero che si pu&ograve; posare il proprio asciugamano in prossimit&agrave; della battigia per fare il bagno anche di fronte ad uno stabilimento balneare con regolare concessione. La concessione, infatti , riguarda la spiaggia e non il mare!</p>
<p>Ma veniamo al punto dolente. Qual &egrave; il rapporto tra spiagge libere e spiagge private, che dovrebbe essere assolutamente a vantaggio delle spiagge libere?<br />Dovrebbero essere i Comuni a garantire il corretto&nbsp; rapporto, e le spiagge libere dovrebbero essere segnalate con apposite indicazioni. Ma tutto ci&ograve; non succede quasi mai.<br />Vi sono spiagge che per le loro bellezze naturali sono molto ambite dal popolo dei bagnanti, ma che risultano anno dopo anno sempre pi&ugrave; difficile da avvicinare. Distese di ombrelloni e lettini occupano quasi tutto l&rsquo;arenile a vantaggio ad esempio dei clienti di grossi alberghi affacciati sulla costa, lasciando strisce sottili alla balneazione libera. Le spiagge libere&nbsp; sono spesso cos&igrave; poco agevoli e strette da sembrare dei corridoi di sabbia simili a &ldquo;quelli dell&rsquo;ora d&rsquo;aria dei carcerati&rdquo; a causa dell&rsquo;effetto &ldquo;muro&rdquo; fatto dalle recinzioni degli stabilimenti accanto.</p>
<p>Insomma, riferendoci in particolare alle foto pubblicate, c&rsquo; &egrave; da chiedersi se era meglio prima o adesso.<br />Senza fare catastrofismo o ideologismo &#8211; come si tende ad accusare gli ecologisti &ndash; adesso ci perdono le tasche della gente che si vede precluse le spiagge predilette, ci perde l&rsquo;ecosistema mare che vede le spiagge senza la sua duna, che preserva dall&rsquo;erosione, causa la rimozione meccanica dei resti organici piaggiati, quali ad esempio le foglie della posidonia, ci perde infine il paesaggio deturpato in modo irreversibile dal cemento.</p>
<p><strong><span style="font-family: comic sans ms,sans-serif;">Le immagine sono state fornite da Lia Amato del Comitato spiagge libere. Immagini che si commentano da sole.</span></strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Pannelli fotovoltaici: sono veramente un’alternativa energetica?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ambiente_pannelli_fotovoltaici_sono_veramente_un_alternativa_energetica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Abbate]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 15:49:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornaledelcilento.it/2011/06/06/ambiente_pannelli_fotovoltaici_sono_veramente_un_alternativa_energetica/</guid>

					<description><![CDATA[&#160;Diventano sempre pi&#249; numerose le cos&#236; dette &#8220;lenzuolate&#8221;, cio&#232; distese di pannelli fotovoltaici, anche in zone protette. Ma questi &#8220;campi solari&#8221; sono veramente l&#8217;unica alternativa del futuro per ottenere energia pulita, oppure rappresentano veri e propri business.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Diventano sempre pi&ugrave; numerose le cos&igrave; dette &ldquo;lenzuolate&rdquo;, cio&egrave; distese di pannelli fotovoltaici, anche in zone protette.<br />Come questa nata da poco tempo su una dolce collina, tra i comuni di Roccagloriosa e Santa Marina, che si affaccia sul Golfo di Policastro.</p>
<p>Divorano ormai interi ettari, comprati spesso a poco prezzo, di campi, di prati, ottimi per piantagioni o pascoli, oppure di macchia mediterranea.<br />Nascono numerose &#8211; come d&rsquo;altra parte le pale eoliche sui dorsali- sfruttando la legittima preoccupazione per i cambiamenti climatici provocati dall&rsquo;aumento dell&rsquo;anidride carbonica, e per il pericolo presentato dalle centrali nucleari.</p>
<p>&nbsp;Ma questi &ldquo;campi solari&rdquo; sono veramente l&rsquo;unica alternativa del futuro per ottenere energia pulita, oppure rappresentano veri e propri business su cui speculano imprese che hanno fiutato il nuovo affare? Un caso emblematico di centrale solare &egrave; quella di Teggiano. Nata nel 2001 con cospicui contributi europei e gestita da un&rsquo;impresa privata emiliana. Dopo sette anni di sfruttamento privato &egrave; stata lasciata in eredit&agrave; al comune, priva per&ograve; della met&agrave; dei pannelli solari trafugati nottetempo.</p>
<p>Almeno tre buone ragioni inducono a pensare che queste lenzuolate siano quasi inutili e incompatibili con la tutela del territorio: consumano territorio n&eacute; pi&ugrave; n&eacute; meno che le colate di cemento, rappresentano un impatto pesante per il paesaggio, risorsa sicuramente da conservare, possono infine essere sostituite da tecnologie che prevedono la produzione in proprio di energia, quale ad esempio le coperture di &ldquo;tegole fotovoltaiche&rdquo; dei tetti delle abitazioni e dei capannoni. Soluzione questa che pu&ograve; sostituire tranquillamente una colata di pannelli su un&rsquo;intera collina. </p>
<p>Ma in Italia dobbiamo essere sempre indietro di almeno cinquanta anni rispetto ad esempio della Germania che non solo ha fermato la costruzione di centrali nucleari, ma sta sostituendo proprio con queste tecnologie meno impattanti le grandi distese di campi di pannelli fotovoltaici che coprivano migliaia di ettari di territorio. E la Germania ha terreno libero in quantit&agrave; molto superiore dell&rsquo;Italia. <br />&nbsp;Queste scelte importanti per il paese si fanno con intervento governativo partendo da un nuovo Piano Energetico Nazionale &ndash; l&rsquo;attuale &egrave; ormai vecchio di venti anni &ndash; che preveda anche come primo punto il risparmio energetico, la vera energia alternativa. <br />&nbsp; Gli sforzi, infatti, non devono puntare solamente su la necessit&agrave; di queste fonti rinnovabili, su queste tecnologie efficaci, le quali possono spingere all&rsquo;aumento dei consumi attraverso il cosiddetto effetto &ldquo;rimbalzo&rdquo;. Occorre innanzi tutto porre al centro l&rsquo;esigenza di considerare la &ldquo;decrescita&rdquo; il nuovo modello da perseguire. Decrescita, naturalmente, vuol dire &ldquo;lavorare, produrre, spendere e consumare meno rispetto al modello ultraconsumista&rdquo;.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Villammare: la duna sta scomparendo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ambientevillammare_la_duna_sta_scomparendo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Abbate]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 14:31:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[La costa di Villammare nel golfo di Policastro presenta per circa 3 km un habitat dunale con la sua flora caratteristica denominata psammofila (amante della sabbia), oramai ridotta a pochi lembi superstiti per la continua erosione operata dall&#8217;uomo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>La costa di Villammare nel golfo di Policastro presenta per circa 3 km un habitat dunale con la sua flora caratteristica denominata psammofila (amante della sabbia), oramai ridotta a pochi lembi superstiti per la continua erosione operata dall&rsquo;uomo.</p>
<p>Sicuramente, se non ci fosse stata la Statale 18 cos&igrave; a ridosso del mare e gli edifici sorti tra statale e mare si sarebbe sviluppata anche la fascia di retroduna con la sua vegetazione arbustiva e arborea.</p>
<p>La&nbsp; duna, &egrave; bene ricordarlo, oltre che proteggere la spiaggia dall&rsquo;erosione marina, presenta diverse specie caratteristiche tra cui spicca il pancratium marittimum, il pi&ugrave; conosciuto giglio di mare, con il&nbsp; suo caratteristico bel fiore bianco.<br />Il pancratium ospita una specie di farfalla&nbsp; (Brythis pancratii) la cui sopravvivenza &egrave; messa in pericolo dalla diminuzione della pianta ospite. Il giglio di mare infatti, sebbene protetto dalla direttiva habitat 92/43, &egrave; a rischio di estinzione per la pressione antropica a cui &egrave; sottoposta la duna costiera.</p>
<p>La duna di Villammare non fa dunque eccezione, sottoposta com&rsquo;&egrave; ad una forte frammentazione per la costruzione di lidi.</p>
<p>Due grandi lidi balneari furono innalzati due anni fa, subito sequestrati dalla magistratura, ma poi&nbsp; dissequestrati&nbsp; per ragioni diverse. Avevano spazzato via un lungo tratto di duna fiorita, causando gravi danni all&rsquo;ecosistema.<br />Adesso, purtroppo, si assiste all&rsquo;ennesimo scempio: le ruspe hanno distrutto interi lembi ricoperti dal giglio di mare, per attuare la costruzione di piattaforme destinati a stabilimenti balneari davanti al camping Oliveto, al km 213,8 della statale 18. Evidentemente si spera gi&agrave; nell&rsquo;attuazione&nbsp; del decreto su le concessioni di stabilimenti balneari che&nbsp; prevede tempi molto pi&ugrave; lunghi:si passa da 5 a 25 anni.</p>
</p>
<p>L&rsquo;amministrazione comunale di Vibonati, da poco rieletta, assicura che mander&agrave; il comandante dei vigili urbani a verificare lo stato del luogo e i danni all&rsquo;ecosistema dunale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Camerota: ennesimo abbandono di rifiuti pericolosi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ambiente_palinuro_ennesimo_abbandono_di_rifiuti_pericolosi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Abbate]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 May 2011 12:58:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[La via Mingardina e lo stesso greto del fiume Mingardo, aree a protezione integrale del Parco nazionale, sono da tempo considerate discariche a cielo aperto di ogni sorta di rifiuti speciali e pericolosi per la salute umana e per l&#8217;ambiente.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p><em>Via Mingardina km&nbsp; 4,500</em></p>
<p>La via Mingardina, che divide i comuni di Camerota e Palinuro, e lo stesso greto del fiume, aree a protezione integrale del Parco nazionale, sono da tempo considerate discariche a cielo aperto di ogni sorta di rifiuti speciali e pericolosi per la salute e per l&rsquo;ambiente.</p>
<p>Sulle piazzole e i viottoli che si aprono sulla Mingardina vengono infatti abbandonati materiali ferrosi e di risulta, elettrodomestici, copertoni d&rsquo;auto, plastica, amianto e tant&#8217;altro che potrebbero essere portati alle isole ecologiche ormai disponibili in ogni comune del parco.</p>
<p>Pi&ugrave; volte associazioni ecologiste hanno segnalato alle autorit&agrave; competenti e all&rsquo;Ente parco la situazione di inquinamento del territorio protetto, chiedendo la bonifica e, ci&ograve; che pi&ugrave; importa, iniziative di&nbsp; prevenzione concordate. Ad esempio di predisporre foto camere a circuito chiuso nei punti pi&ugrave; esposti, in modo da stroncare il ripetersi del fenomeno.</p>
<p>Purtroppo non si &egrave; visto ancora progetti al riguardo.</p>
<p>Senza queste iniziative di vigilanza e repressione di illeciti ambientali (ormai considerati penalmente perseguibili con il recente decreto) vengono vanificati e resi inutili i vari convegni sulla Biodiversit&agrave; e l&rsquo;importanza che essa riveste in un parco naturale. </p>
<p>Iniziative sempre pi&ugrave; necessarie dopo la notizia di oggi del camion pieno di rifiuti speciali sequestrato a Orria. Sar&agrave; ipotizzabili a questo punto le notizie che circolano da tempo su rifiuti provenienti da Napoli, seppelliti in terreni di proprietari compiacenti della campagna cilentana?</p>
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		<title>“Io sto col sughero”: campagna internazionale per salvare le sugherete</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ambiente_io_sto_col_sughero_campagna_internazionale_per_salvare_le_sugherete/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Abbate]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 May 2011 19:50:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornaledelcilento.it/2011/05/21/ambiente_io_sto_col_sughero_campagna_internazionale_per_salvare_le_sugherete/</guid>

					<description><![CDATA[Nel Cilento vegetano molte sugherete&#160; non pi&#249; fruttifere perch&#233; abbandonate, e quindi in via d&#8217;estinzione.Questi boschi sono il simbolo del Bacino del Mediterraneo centro occidentale. Pianta assai longeva, folta e sempre verde, habitat ideale per molte specie, intrappola grande quantit&#224; di anidride carbonica grazie alla composizione strutturale del sughero che riveste la sua corteccia.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel Cilento vegetano molte sugherete&nbsp; non pi&ugrave; fruttifere perch&eacute; abbandonate, e quindi in via d&rsquo;estinzione.Questi boschi sono il simbolo del Bacino del Mediterraneo centro occidentale. Pianta assai longeva, folta e sempre verde, habitat ideale per molte specie, intrappola grande quantit&agrave; di anidride carbonica grazie alla composizione strutturale del sughero che riveste la sua corteccia.</p>
<p>La quercia da sughero ha altre&nbsp; propriet&agrave; importanti: resiste agli incendi, grazie alla sua corteccia ignifuga, &egrave; uno dei migliori esempi di biodiversit&agrave; mediterranea e potrebbe ancora dare&nbsp; lavoro in ambito agricolo con la raccolta del sughero. La quercia da sughero, inoltre,&nbsp; affonda le sue radici a profondit&agrave; insospettabili, mantenendo compatto il terreno, impedendone smottamenti.</p>
<p>&nbsp;La zona collinare del golfo da Scario a Sapri , cos&igrave; esposta a mezzogiorno, era ricca di sugherete che venivano sfruttate per la raccolta della corteccia. La &ldquo;decortica&rdquo; (raccolta del sughero) era una attivit&agrave; redditizia per il territorio. Ci dicono che diversi anni fa arrivavano i bastimenti a caricare il sughero cilentano. Poi lentamente questa attivit&agrave; &egrave; stata abbandonata, perch&eacute; altre attivit&agrave;, tra cui l&rsquo;edilizia, si sono imposte.<br />Oggi sono rimaste ristrette aree nei comuni di Torraca, Sapri,Vibonati ma non godono di buona salute.<br />&nbsp;&nbsp; Esiste ad esempio una sughereta nel comune di Vibonati, vandalizzata si potrebbe dire, perch&eacute; tagliata a met&agrave; da una strada che sale ripida per Tortorella, realizzata su un versante della montagna in forte pendenza e molto friabile. Pertanto l&rsquo;area&nbsp; ha&nbsp; presentato subito degli smottamenti e delle crepe nel manto stradale, tali da proibire il transito di mezzi pesanti.</p>
<p>La strada &egrave; detta &ldquo;Tortorella-mare&rdquo; e fu realizzata circa 10 anni fa con l&rsquo;intento di permettere agli abitanti di Tortorella e dintorni di recarsi al mare in poco tempo senza dover fare un giro pi&ugrave; lungo passando per Vibonati . Ma a parer nostro, col senno di poi, fu una scelta&nbsp; poco lungimirante. Ci viene in mente, con le debite proporzioni, quei cittadini&nbsp; che costruiscono &ldquo;abitazioni di necessit&agrave;&rdquo; sulle pendici di un vulcano ancora attivo o quei politici&nbsp; che permettono di realizzare centrali nucleari in aree ad alto rischio sismico.<br />&ldquo;Finch&egrave; la dura! &rdquo;, comment&ograve; un passante davanti al serpente che affamato si mangiava la coda.</p>
<p>Infatti, &egrave; verosimile che almeno tre gravi errori sono stati commessi: errati calcoli tecnici che hanno stabilizzato la montagna , creando le condizioni di uno scivolamento a valle della strada, danneggiamento di una sughereta spontanea e maestosa e compromissione di una valenza paesaggistico &ndash; ambientale.</p>
<p>Tuttavia, queste zone superstiti di bosco a sughereta potrebbero ancora essere salvate. Ben venga quindi la campagna &ldquo;Io sto col sughero&rdquo; lanciata da Associazione Portoghese dei prodotti di sughero (Apcor), da Assoimballaggi-Federlegnoarredo, e sostenuta da Wwf Italia, che si propone di rilanciare l&rsquo;estrazione di sughero. I due Enti, essendo privati, hanno l&rsquo;interesse al consumo di questo prodotto naturale, ma le sugherete sopravviverebbero cos&igrave; alla lenta eliminazione e con loro la ricca biodiversit&agrave;. E difatti il Wwf, il cui interesse &egrave; la tutela dell&rsquo;ambiente, si &egrave; affiancato all&rsquo;iniziativa.<br />E&rsquo; bene ricordare anche che la regione Sardegna ha ottenuto da l&rsquo;Europa fondi necessari all&rsquo;utilizzo del prodotto del quale &egrave; molto ricca. Estesi boschi di querce da sughero si sono salvati nella Regione, mantenendo un paesaggio naturale unico e irripetibile.</p>
<p>I comuni e le Comunit&agrave;&nbsp; montane, in concerto, si facciano dunque promotori della preservazione e della utilizzazione delle sugherete rimaste, ad esempio chiedendo alla Regione Campania &ndash; Assessorato Agricoltura l&rsquo;inserimento di dette superfici nel &ldquo;Libro regionale dei boschi da semina&rdquo; (la Unione europea prevede fondi) .</p>
<p>Finalmente -detto tra parentesi-&nbsp; &egrave; stato approvato&nbsp; dal Consiglio dei ministri lo schema di decreto legislativo,&nbsp;&nbsp; che recepisce due direttive Ue in tema di ambiente. Viene adottato l&rsquo;obbligo di &ldquo;incriminare comportamenti fortemente pericolosi&nbsp; per l&rsquo;ambiente, sanzionando penalmente condotte illecite finora non previste come reati&rdquo;. Si auspica che d&rsquo;ora in avanti si stia pi&ugrave; attenti a deteriorare habitat naturali!</p>
<p>Le notizie su la campagna &ldquo;salviamo le sugherete&rdquo;sono tratte da la rivista &ldquo;Panda&rdquo; del wwf di maggio 2011.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Vibonati : una centenaria quercia da sughero dimenticata</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ambientevibonati_una_centenaria_quercia_da_sughero_dimenticata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Abbate]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 May 2011 08:49:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornaledelcilento.it/2011/05/17/ambientevibonati_una_centenaria_quercia_da_sughero_dimenticata/</guid>

					<description><![CDATA[Ha un&#8217;et&#224; , secondo le analisi effettuate da specialisti, di circa 200 anni. Ha visto quindi lo sbarco di Carlo Pisacane. Per trovarsi ancora l&#236; dove &#232; nato, ha sopravvissuto all&#8217;apertura della strada statale, il cui tracciato sacrific&#242; tanti ulivi e pini molto antichi, che rimangono ancora qua e l&#224; quali testimoni di un golfo soprattutto verde. Il toponimo Oliveto &#232; indicativo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Molti sicuramente non conoscono l&rsquo;esistenza di un grande albero centenario che vegeta ancora&nbsp; sulla statale 18, localit&agrave; Oliveto al km 213,500.<br />Ha un&rsquo;et&agrave; , secondo le analisi effettuate da specialisti, di circa 200 anni. Ha visto quindi lo sbarco di Carlo Pisacane. <br />Per trovarsi ancora l&igrave; dove &egrave; nato, ha sopravvissuto all&rsquo;apertura della strada statale, il cui tracciato sacrific&ograve; tanti ulivi e pini molto antichi, che rimangono ancora qua e l&agrave; quali testimoni di un golfo soprattutto verde. Il toponimo Oliveto &egrave; indicativo.</p>
<p>I grandi alberi sono degni di essere tutelati e protetti, perch&eacute;&nbsp; testimoni silenziosi del tempo, della storia, di ogni avvenimento quotidiano. Alcuni hanno superato anche i 1000 anni e ogni avversit&agrave;. <br />Purtroppo nelle campagne , nei boschi e nelle periferie urbane gli alberi vengono considerati solo &ldquo;produttivi&rdquo; e soggetti a continui tagli, mentre molte specie di animali e di piante dipendono dagli alberi vetusti. Veri e propri &ldquo;scrigni di biodiversit&agrave;&rdquo;, ospitano picchi,&nbsp; rampichini, cince,&nbsp; moscardini,&nbsp; ghiri, pipistrelli e una moltitudine di specie di insetti.</p>
<p>In Campania non esiste una legge che protegga gli alberi vetusti, mentre in altre regioni italiane esistono normative precise per tutelare questi monumenti verdi, considerati, non a torto, strumenti importanti di controllo dell&rsquo;inquinamento atmosferico, di fenomeni erosivi, di protezione dai rumori e dal vento. E&rsquo; stato dimostrato che le piante sono in grado di riassorbire ozono, polveri sottili, ossidi di carbonio, azoto e zolfo. Figuriamoci la funzione di conservazione della biodiversit&agrave; e di controllo dell&rsquo;inquinamento che svolge un albero centenario! </p>
<p>Nel&nbsp; Cilento vi sono numerosi alberi centenari: basti pensare agli olivi e alle querce sparsi nel territorio. Alberi che spesso vengono abbattuti solo per usarli come legna da ardere: tanto &egrave; vero che questi preziosi monumenti della natura stanno diventando una specie rara, una specie &ldquo;in via di estinzione&rdquo;.&nbsp; <br />Dovrebbero essere quindi tutelati da norme precise.<br />&nbsp;In verit&agrave; nel marzo 2002 l&rsquo;amministrazione comunale, sollecitata da alcune classi elementari, emise un&rsquo;ordinanza che &egrave; rimasta affissa sull&rsquo;albero, ma ormai molto consumata e spesso&nbsp; illeggibile. Si legge comunque che &ldquo;costituisce quale risorsa straordinaria un patrimonio storico-ambientale del Comune e come tale deve essere tutelata e mantenuta in un buono stato di conservazione&rdquo;. E ancora: &ldquo;L&rsquo;amministrazione provveder&agrave; tramite i propri uffici a far effettuare accertamenti anche straordinari sulle condizioni di stabilit&agrave; e fitosanitarie dell&rsquo;albero&rdquo;<br />Sono naturalmente vietate &ldquo;cementificazioni, edificazioni, accensione di fuochi, scarichi e depositi di materiali inquinanti e nocivi, accumulo di materiali di risulta e simili nell&rsquo;area di vegetazione della pianta&rdquo;.<br />Purtroppo, registriamo che un rigagnolo d&rsquo;acqua di dubbia natura, a considerare l&rsquo;odore che emana, scorre proprio sotto il poderoso tronco, coricatosi per il suo peso sopra la ringhiera di ferro, e un piccolo rudere si alza a ridosso della quercia .<br />(Al riguardo del rigagnolo maleodorante un maligno ha avanzato l&rsquo;ipotesi che la longevit&agrave; e la mole della quercia dipendano proprio dalle sostanze contenute nell&rsquo;acqua).</p>
<p>Il parco nazionale ( Vibonati &egrave; area contigua), dove &ldquo;la natura &egrave; protetta&rdquo;, non ha ancora censito i suoi monumenti verdi.<br />Si potrebbe cominciare dalla quercia da sughero nascosta sotto la Statale 18 e farne un monumento da tutelare salvandola da l&rsquo;incuria, proprio come una chiesa antica , un area archeologica.</p>
<p>Questo grande albero mi &egrave; stato indicato da Roberto Zacco, presidente del Comitato Parco Marinella&nbsp; che si &egrave; interessato nel 2009 presso la Regione Campania per proteggere la sughera ancora produttiva. <br />Occorre adesso che scuola, associazioni ecologiste, comitati e comuni cittadini si attivino subito per ricuperare e valorizzare il &ldquo;Grande vecchio&rdquo; dimenticato, ma ancora vivo ed utile ad esempio per l&rsquo;inquinamento provocato dal traffico sulla statale: gli olivi sono spariti per far posto alle &ldquo;Ginestre&rdquo;.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Bandiera blu nel Cilento riconoscimento o beffa?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/opinione_bandiera_blu_nel_cilento_riconoscimento_o_beffa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Abbate]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 May 2011 22:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornaledelcilento.it/2011/05/13/opinione_bandiera_blu_nel_cilento_riconoscimento_o_beffa/</guid>

					<description><![CDATA[La Bandiera blu &#232; un riconoscimento prestigioso e ambito proprio perch&#233; produce un ritorno economico a quei comuni rivieraschi meta di villeggiatura. Viene assegnato, cos&#236; si legge sul programma, alle localit&#224; turistiche che rispettano criteri relativi alla gestione sostenibile del territorio. Si legge infatti (punto 12) che &#8220;le spiagge e l&#8217;area ad essa prospiciente devono trovarsi nelle condizioni di massimo rispetto dei piani regolatori e della legislazione ambientale&#8221;.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Bandiera blu &egrave; un riconoscimento prestigioso e ambito proprio perch&eacute; produce un ritorno economico a quei comuni rivieraschi meta di villeggiatura.<br />Viene assegnato, cos&igrave; si legge sul programma, alle localit&agrave; turistiche che rispettano criteri relativi alla gestione sostenibile del territorio. Si legge infatti (punto 12) che &ldquo;le spiagge e l&rsquo;area ad essa prospiciente devono trovarsi nelle condizioni di massimo rispetto dei piani regolatori e della legislazione ambientale&rdquo;.</p>
<p>&nbsp; Ebbene, anche quest&rsquo;anno il Cilento &egrave; stato premiato con l&rsquo;assegnazione di alcune bandiere blu, alcune meritate, a nostro avviso, altre discutibili.<br />L&rsquo;anno passato fu pubblicato un articolo del Corriere del Mezzogiorno (30/5/2010) nel quale si denunciava da parte di ambientalisti l&rsquo;assegnazione discutibile ad esempio al comune di Centola dell&rsquo;ambito riconoscimento. Anzi a tal proposito era stata spedita una lettera alla Fundation for environmental education (Fee Italia) in cui si elencava il poco rispetto dell&rsquo;ambiente da parte di questo comune<br />&nbsp;Ad esempio:</p>
<p>1 &ndash; foce del Mingardo (zona 1 e SIC) presenta ogni anno compromissioni abusive, che contravvengono alla legge 394/91 e D.L 5/6/95,&nbsp; per uso e consumo dei villaggi rivieraschi. Illeciti su cui l&rsquo;amministrazione comunale chiude un occhio, anzi ambedue e che n&eacute; il parco n&eacute; la regione hanno autorizzato.<br />&nbsp;Su quella foce due attivisti della Lipu furono aggrediti e feriti perch&eacute; documentavamo gli illeciti.<br />2 &ndash; sul greto del medesimo fiume vi &egrave; da tempo una discarica di rifiuti, anche pericolosi come l&rsquo;amianto, mai rimossi sebbene pi&ugrave; volte denunciati.<br />3 &ndash; fino all&rsquo;anno passato il territorio di Palinuro era in grave emergenza rifiuti, tanto che vi sono state molteplici disdette di turisti.<br />4 &ndash; Centola non ha depuratore; versa nel vallone sottostante del Lambro, il quale risulta inquinato e la spiaggia alla foce interdetta alla balneazione (dati Arpac).<br />5 &ndash; nelle frazioni Foria e S. Severino stazione sono state sequestrate fogne a cielo aperto che versano i reflui nel vallone da anni.<br />6 &ndash; la spiaggia prospiciente l&rsquo;Arco naturale&nbsp; viene interdetta giustamente ai bagnanti perch&eacute;&nbsp; l&rsquo;Arco &egrave; pericolante e ogni tanto crolla un pezzo, ma l&rsquo;amministrazione protesta vivamente per il mancato ritorno economico.<br />7 &ndash; su la rupe del Mingardo con i soldi Ue &egrave; stato realizzato da comune, regione, parco un ecomostro denominato &ldquo;Centro studi su migrazione uccelli&rdquo; (circa 2 milioni di euro),&nbsp; poi abbandonato e quindi vandalizzato. Adesso &egrave; stata chiesta la demolizione. <br />8 &ndash;&nbsp; sulla costa SIC sono stati sequestrati diversi abusi edilizi anche vicini al mare, e non passa giorno che i giornale non diano notizia di ulteriori sequestri. Ma la polizia municipale dove sta, si chiedono in molti. Si registrano anche sequestri per&nbsp; occupazione abusiva di spiagge demaniali<br />Ecc.<br />La lettera ebbe qualche successo: Infatti la Fee rispondeva alla lettera (vedi articolo Corriere del 4/06/2010)&nbsp; che &ldquo;in seguito alla segnalazione, cos&igrave; puntuale e dettagliata, sar&agrave; nostra cura chiedere ulteriori verifiche&nbsp; sul territorio&rdquo;.</p>
<p>Ebbene &egrave; passato un anno, il degrado segnalato nel 2010 &egrave; ancora l&igrave; al suo posto, ma la bandiera blu sventola a Centola.&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Ciclope, la storia di una grotta: da stalla a discoteca</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cala_del_cefalo_il_ciclope_la_storia_di_una_grotta_da_stalla_a_discoteca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Abbate]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 May 2011 16:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornaledelcilento.it/2011/05/04/cala_del_cefalo_il_ciclope_la_storia_di_una_grotta_da_stalla_a_discoteca/</guid>

					<description><![CDATA[Le carte topografiche indicano la grotta come del &#8220;Capraro&#8221;. Il termine &#8220;Ciclope&#8221; &#232; stato dato pi&#249; tardi quando nella grotta preistorica si &#232; insediata la discoteca. Termine improprio, come per il camping &#8220;Nessuno&#8221;, il lido &#8220;Penelope&#8221; ecc., considerato che Ulisse non ha mai messo i piedi in queste terre.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le carte topografiche indicano la grotta come del &ldquo;Capraro&rdquo;. Il termine &ldquo;Ciclope&rdquo; &egrave; stato dato pi&ugrave; tardi quando nella grotta preistorica si &egrave; insediata la discoteca.<br />Termine improprio, come per il camping &ldquo;Nessuno&rdquo;, il lido &ldquo;Penelope&rdquo; ecc., considerato che Ulisse non ha mai messo i piedi in queste terre.<br />&nbsp; Il termine &ldquo;Cefalo&rdquo; invece &egrave; appropriato visto che siamo alla foce del fiume Mingardo, e questa specie risale, o meglio risaliva abbondante la corrente per riprodursi.<br />&nbsp; <br />&nbsp; Ebbene, il capraro Marco Lamanna abitava in compagnia dei suoi animali e della sua famiglia in questa grotta, come Polifemo. E probabilmente il nome Ciclope della discoteca deriva dal ricordo di questo abitante. Straordinario personaggio questo Marco del quale ci sono rimaste alcune foto, che ci ha messo a disposizione Antonio Chiazzo, che su Facebook continua il suo lavoro di ricerca di immagini d&rsquo;altri tempi.<br />Quando arrivarono le ruspe per costruire la strada che percorre tutto il litorale fino a Marina di Camerota, si dice che Marco ne mor&igrave; di crepacuore. E crediamo proprio che non sia lontano dal vero che un uomo, la cui identit&agrave; dipendeva totalmente dall&rsquo;appartenenza ad un luogo cos&igrave; magico, potesse sopravvivere alla sua distruzione.<br />&nbsp; <br />Rupi di roccia dolomia, che si colorano di rosa al tramonto, grotte preistoriche, bosco di pini D&rsquo;Aleppo, cespugli di essenze aromatiche, duna fiorita e in fondo il mare costituivano un tutt&rsquo;uno, un ecosistema irripetibile che si &egrave; spezzato con l&rsquo;arrivo del cos&igrave; detto progresso.<br />&nbsp; <br />&nbsp;Le rupi di roccia dolomitica che incorniciano tutta la Cala sono state indicate&nbsp; Sito di importanza comunitaria per la particolare vegetazione e fauna, tutelate dalle direttive europee.&nbsp; Sotto queste&nbsp; rupi costiere&nbsp; del Monte Bulgheria, si aprono numerose grotte preistoriche come quella del capraro, le pi&ugrave; antiche della Campania dove vi abitarono uomini pre-neanderthaliani (Cultura Acheulelana di 400.000 anni fa).<br />Ancora adesso nelle grotte preistoriche della falesia si rifugiano due specie protette di pipistrelli, che risultano in drastico calo perch&eacute; sensibili al disturbo antropico: Rinolfo maggiore e Rinolfo&nbsp; minore.<br />Infatti, i parcheggi sotto le rupi creano inquinamento acustico, luminoso e soprattutto del suolo per la percolazione degli oli e dei carburanti, oltre che un elevato grado di costipazione del medesimo costituito dalla duna arcaica, colonizzata prevalentemente da specie tipiche dell&rsquo;ambiente mediterraneo, adesso messe in pericolo dalle ampie piantagioni non autoctone. <br />&nbsp; <br />La Cala inoltre ospita Specie endogene come la Primula palinuri, che fiorisce sullo scoglio del Mingardo e sulle rupi, l&rsquo;Helichrysum litorea, la Centaura cineraria, il giglio di mare (specie &ldquo;bandiera&rdquo;) che risultano tuttavia&nbsp; in grave diminuzione. Mentre le specie Euphorbia paralias e Otanthus maritimus risultano estinte nel 2004 (censimento dell&rsquo;Universit&agrave; Federico II di Napoli) . </p>
<p>&nbsp;Inoltre il gabbiano corso, specie prioritaria per la direttiva &ldquo;Uccelli&rdquo;e, quale specie migratoria,&nbsp; protetta dalla convenzione di Bonn, &egrave; in grossa difficolt&agrave; a nidificare in questa zona.&nbsp; <br />&nbsp;Tra il 2000 e&nbsp; 2001 sono stati censiti circa 25 individui adulti sulle coste del Cilento tra Capo Palinuro e Costa degli Infreschi, habitat ideali per questa specie che si riproduce tra aprile e maggio, mentre il suo successo riproduttivo pare in correlazione stretta con le disponibilit&agrave; alimentari.&nbsp;&nbsp; Ebbene, dato che la cova dura circa 30 giorni, i pulcini nascerebbero in questa zona proprio nel periodo in cui prospera la stagione turistica. Ecco perch&eacute; sono stati censiti individui adulti solo in inverno. Non&nbsp; trovando, infatti, una opportunit&agrave; alimentare non tendono a riprodursi nella zona. Dopo gli annunci strumentali del parco si attendono ancora quale saranno le iniziative importanti a tutela di questa specie protetta.<br />&nbsp;Ricordiamo, fatto oltremodo importante, che la spiaggia potrebbe ospitare ancora la nidificazione della tartaruga marina Caretta caretta: nidificazione tra l&rsquo;altro gi&agrave; avvenuta due anni fa nella spiaggia cilentana di Ogliastro marina, a pochi chilometri di distanza dalla foce del Mingardo.&nbsp; L&rsquo;esemplare tuttavia&nbsp; depose le uova tra sdraio ed ombrelloni, con molta difficolt&agrave; si suppone, considerato che le tartarughe hanno bisogno di tranquillit&agrave; e di oscurit&agrave; per deporre le uova. Probabilmente avevano il ricordo di un luogo diverso da quello di decenni fa, e difatti non si sono pi&ugrave; presentate.</p>
<p>Adesso il Sito cos&igrave; ricco di natura e storia presenta un forte degrado. Non solo per le ragioni descritte, ma anche per la erosione della linea di costa e per le numerose frane dalle rupi.&nbsp;&nbsp; Anche la discoteca Ciclope e l&rsquo;Arco naturale sono in pericolo, malgrado gli annunci rassicuranti delle autorit&agrave; che si arrampicano sugli specchi pur di rendere questi luoghi ancora fruibili al turismo.</p>
<p>&nbsp;&nbsp; Sebbene l&rsquo;area descritta, individuata a rischio frane dall&rsquo;Autorit&agrave; di Bacino regionale Sinistra Sele (ai sensi&nbsp; del D.L. 11/06/98 e della L.365 del 11/12/2000), sia sottoposta continuamente a monitoraggio e interventi di consolidamento con muri di contenimento e reti d&rsquo;acciaio, la caduta di massi&nbsp; continua. Sia l&rsquo;erosione che le frane non dipendono solo da eventi naturali, ma sono causate anche da&nbsp; azioni antropiche effettuate nel tempo quali, ad esempio, apertura della litoranea, il cambiamento delle correnti marine ecc. (vedi studio &ldquo;La Cala del Cefalo&rdquo; di F. Ortolani , Direttore Dipartimento Scienze Territorio, Napoli).</p>
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		<title>Area protetta: il Parco interviene a proteggere la biodiversità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/parco_area_protetta_il_parco_interviene_a_proteggere_la_biodiversita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Abbate]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Apr 2011 11:29:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[Le specie aliene, cio&#232; non indigene o autoctone, diventano dannose per quest&#8217;ultime, e quindi della biodiversit&#224;, quando, superato il periodo di acclimatizzazione, mostrano capacit&#224; di espansione nel nuovo ambiente provocando danni ecologici ed economici. E&#8217; il caso delle piante di mimosa diffusesi sulla duna di Cala del Cefalo, area a protezione integrale&#160; nel parco nazionale.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo l&rsquo; intervento del giornaledelcilento.it con un articolo del 1 aprile, l&rsquo;Ente parco&nbsp; risponde con una nota, a voce della dottoressa De Riso, che riportiamo integralmente.</p>
<p><em>&ldquo;L&rsquo;invasione di specie aliene &egrave; riconosciuta fra le principali cause di perdita di biodiversit&agrave; a livello mondiale. Purtroppo, il problema tocca anche il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano.&nbsp; Le Norme di Attuazione del Piano del Parco prevedono che l&rsquo;Ente Parco promuova specifici programmi per la progressiva eliminazione di specie alloctone.</em><br /><em>Il problema dell&rsquo;invasione di specie aliene riguarda anche la spiaggia di Cala del Cefalo, ricadente nel SIC &ldquo;Scoglio del Mingardo e Spiaggia di Cala del Cefalo&rdquo;, e oggetto di interventi di protezione degli habitat dunali tramite il progetto LIFE Natura &ldquo;Cilento in Rete&rdquo;, che si &egrave; concluso a dicembre 2010. Gli habitat dunali sono fra quelli pi&ugrave; rari e a rischio di estinzione nel Parco a causa delle attivit&agrave; antropiche. Gli interventi realizzati con il progetto LIFE erano finalizzati a consentire una fruizione turistica sostenibile dell&rsquo;area senza comprometterne gli elevati valori naturalistici.</em><br /><em>Sulla duna di Cala del Cefalo sono presenti vari nuclei di mimosa, albero ornamentale originario dell&rsquo;Australia e introdotto in Europa quasi due secoli fa, la cui espansione mette a rischi i fragili habitat dunali, soprattutto quelli retrodunali.</em><br /><em>Per contrastare il problema, l&rsquo;Ente Parco, a seguito di vari sopralluoghi effettuati dai suoi tecnici, ha avuto la disponibilit&agrave; della Comunit&agrave; Montana Bussento-Lambro e Mingardo, per collaborare alla soluzione del problema. Le operazioni di eliminazione delle mimose verranno effettuate in modo tale da non danneggiare la flora dunale presente.&rdquo;</em><br />&nbsp;<br />Constatiamo che anche il Parco &egrave; d&rsquo;accordo a denunciare nella nota il rischio di estinzione degli habitat dunali, cos&igrave; fragili e rari, a causa delle attivit&agrave; antropiche, tra cui la diffusione di specie aliene. Ma le aree protette nascono proprio per conservare la biodiversit&agrave; e scongiurare questi danni!<br />Tuttavia, malgrado le denuncie di Lipu e Wwf alle Autorit&agrave; nazionale ed europee su scellerati interventi umani realizzati da gestori di lidi balneari, camping, varie attivit&agrave; e da turisti, che hanno danneggiato seriamente e danneggiano tuttora l&rsquo;area protetta, poco si &egrave; realizzato per tutelare l&rsquo;area.<br />&nbsp;<br />Ricordiamo che solo ad agosto 2007 , dopo venti anni che si celebrava, fu abolita la &ldquo;festa del Mito&rdquo; che si svolgeva sulla duna ogni estate con gravi danni all&rsquo;area protetta. <br />Nel 2010 fu realizzata (progetto Life Natura) una recinzione lato mare e strada con paletti e corde, ma subito dopo la stessa fu divelta da &ldquo;ignoti&rdquo; vandali. Le mareggiate fecero il resto, proprio perch&eacute; la recinzione fu realizzata&nbsp; troppo superficialmente. <br />Ancora oggi si registrano frequenti atti vandalici come rottura dei lucchetti dei cancelli, fuochi di bivacchi nella pineta, rottura dei cartelli didattici, abbandono di rifiuti, transito di veicoli a motore. Abusi che potrebbero essere&nbsp; eliminati o contenuti con una maggiore sorveglianza da parte delle&nbsp; autorit&agrave;&nbsp; preposte. Ce ne&nbsp; sono, a quanto ci risulta, almeno cinque autorizzate a proteggere l&rsquo;ambiente .</p>
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		<title>Fino a quando l’ecomostro sulla baia di Sapri?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/inchieste_fino_a_quando_l_ecomostro_sulla_baia_di_sapri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Abbate]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Apr 2011 16:17:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inchieste]]></category>
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					<description><![CDATA[Il cosiddetto ex cementificio, in cemento armato, fu iniziato intorno agli anni &#8217;50. Poi con il fallimento della ditta appaltatrice furono interrotti i lavori. E cos&#236; &#232; rimasto fino ai giorni nostri. Le amministrazioni comunali che si sono succedute, davanti allo scempio, hanno fatto mille promesse: sempre sotto elezioni naturalmente.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il cosiddetto ex cementificio, in cemento armato, fu iniziato intorno agli anni &rsquo;50. Poi con il fallimento della ditta appaltatrice furono interrotti i lavori. E cos&igrave; &egrave; rimasto fino ai giorni nostri.<br />Le amministrazioni comunali che si sono succedute, davanti allo scempio, hanno fatto mille promesse: sempre sotto elezioni naturalmente.<br />Ad esempio, abbattimento e riqualificazione dell&rsquo;area attraverso attivit&agrave; a destinazione turistica, residenziale e commerciale (in accordo con la Soprintendenza di Salerno?). Un passo avanti, queste, rispetto alle proposte di privati di realizzare mega hotel, campo da golf, piscine regolamentari anche per pallanuoto ecc.<br />Nel 2009 il &ldquo;mostro&rdquo; vince il primo premio del concorso fotografico &ldquo;nonsolopuntaperotti&rdquo;, organizzato da una associazione ambientalista nazionale.<br />Con l&rsquo;amministrazione&nbsp; D&rsquo;Agostino si crea un altro cantiere per la costruzione di una piscina comunale proprio a ridosso del cementificio. Tuttavia, ultimamente la popolazione si &egrave; mobilitata creando un gruppo su facebook&nbsp; con lo slogan &ldquo;aiutiamo ad abbattere il cementificio&rdquo;, che ha raccolto circa 1300 firme.<br />Dunque, tanti progetti dalle varie amministrazioni comunali e cordate di privati. In generale, gli amministratori cercano di imitare i papi, gli imperatori, i faraoni d&rsquo;Egitto che realizzarono opere per essere celebrati&nbsp; in eterno. Ma coloro&nbsp; riuscirono nel loro intento, perch&eacute; avevano i soldi, la mano d&rsquo;opera quasi gratis e il potere assoluto.<br />Ai tempi nostri, sempre per aver un posto nella storia, si avanzano solo dichiarazioni d&rsquo;intenti . Che sono infatti i mega hotel, i campi da golf, le piscine coperte ecc. se non progetti che inevitabilmente vanno a cozzare contro la bocciatura di soprintendenza, degli ecologisti, della popolazione pi&ugrave; avveduta che avvertono l&rsquo;inutilit&agrave;, lo scempio ambientale, lo spreco di soldi? Per&ograve;, una base sempre pi&ugrave; vigile ed organizzata&nbsp; acquista via via coscienza dell&rsquo;importanza della compatibilit&agrave; con la natura , di un turismo ecosostenibile e dell&rsquo;importanza della qualit&agrave; della vita anche in questa baia di Sapri, ricca di valori storici e naturalistici, gi&agrave; abbastanza aggredita dal cemento.<br />Passai di qua pi&ugrave; di 50 anni fa, e questa piccola baia mi apparve un gioiello (figuriamoci cos&rsquo;era quando vi approd&ograve; Carlo Pisacane!)</p>
<p>Ebbene, abbiamo chiesto al sindaco D&rsquo;Agostino quali siano i progetti dell&rsquo;amministrazione per risolvere&nbsp; l&rsquo;annoso problema dell&rsquo;abbattimento e della riqualificazione dell&rsquo;area.<br />Il sindaco, tuttavia, ha ribadito che l&rsquo;edificio &egrave; propriet&agrave; privata e pertanto non &egrave; possibile intervenire. Anzi, proprio su questi punti chiese tempo fa al Codacons di Salerno, (avv. P.Morena) un parere su la soluzione tecnica per risolvere il problema, quando l&rsquo;amministrazione ha tecnici qualificati e strumenti adeguati. <br />Il sindaco ha inoltre ribadito che sar&agrave; l&rsquo;amministrazione a decidere cosa farne dell&rsquo;ampia area di pertinenza del Ex cementificio (circa 4 ettari) e cio&egrave;, se abbiamo capito bene, creare impianti sportivi,&nbsp; turistici e ricreativi.<br />Cerchiamo invece di sapere cosa vuole veramente la popolazione di Sapri, e non solo di Sapri. <br />A nostro avviso, occorrerebbe procedere alla rinaturalizzazione della zona, se non altro per scontare la cementificazione subita, in nome della &ldquo;crescita economica&rdquo;, dalla baia.<br />Per fare un esempio, ci vorremmo vedere piantati tanti alberi, costruito un laghetto alimentato dal Brizzi, dopo aver accertato per&ograve; da dove provengono le dense schiume giallastre che appaiono durante le piene.<br />Nello specchio d&rsquo;acqua sosterebbero sicuramente molti migratori provenienti dal mare dopo il lungo viaggio dall&rsquo;Africa.</p>
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		<title>Obbiettivo Decrescita</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ambienteobbiettivo_decrescita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Abbate]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 20:42:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[Credo, a buon ragione, che il primo obiettivo per una teoria della &#8220;decrescita&#8221; sia quello che preveda la tutela della biodiversit&#224;.&#8220;Dare alla natura quello che &#232; della natura&#8221; potrebbe essere lo slogan dell&#8217; &#8220;obiettivo decrescita&#8221;.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Credo, a buon ragione, che il primo obiettivo per una teoria della &ldquo;decrescita&rdquo; sia quello che preveda la tutela della <strong>biodiversit&agrave;</strong>.<br /><em>&ldquo;Dare alla natura quello che &egrave; della natura&rdquo;</em> potrebbe essere lo slogan dell&rsquo;<strong> &ldquo;obiettivo decrescita&rdquo;.</strong><br />L&rsquo;acqua, le foreste, l&rsquo;aria, i biotopi tutti sono essenziali per gli organismi di ogni specie, per la Vita dunque.<br />E la specie umana che &egrave; parte della vita sulla Terra deve riprendere in mano la questione ecologica e anche spirituale della sopravvivenza della Vita sul pianeta.<br />Ecco perch&eacute;, per poter realizzare una &ldquo;societ&agrave; della decrescita&rdquo; (come teorizza Serge Latouche) occorre che l&rsquo;uomo realizzi finalmente una politica di tutela integrale degli ecosistemi e degli habitat naturali, ovvero della biodiversit&agrave;.<br />Decrescita non significa certo tornare all&rsquo;Et&agrave; della pietra, ma produrre e consumare di meno e in modo appropriato senza gravare sul patrimonio naturale, come fosse inesauribile.<br />Un&rsquo;interessante rapporto ONU (2004) su computer e ambiente informa che per costruire un computer il consumo &egrave; di quasi 2 tonnellate di materiali, di cui 240 Kg di combustibili fossili e una quantit&agrave; di acqua incredibile. Soltanto per un chip di 2 gr. c&rsquo;&egrave; bisogno di 1,7 Kg di risorse di energia (S.Latouche &ndash; Economia e ambiente).<br />&nbsp;<br />&nbsp; </p>
<p>Ma prendiamo un dato emblematico come altro esempio. Se per realizzare un km di autostrada occorrono 5 ettari di natura (A. de Benoist, Comunit&agrave; e decrescita), facciamo il conto di quanto territorio hanno divorato e divorano queste arterie che rispondono essenzialmente alla domanda di maggior velocit&agrave; e quindi maggior traffico di auto e camion su di esse.<br />Rispondere alla domanda di maggior velocit&agrave; e maggior volume di traffico significa nei fatti stimolarla sempre di pi&ugrave;. Si chiama &ldquo;effetto rimbalzo&rdquo;.<br />E difatti si continua a promettere e progettare (&egrave; un vizio di destra e di sinistra) sempre pi&ugrave; infrastrutture quali autostrade, viadotti veloci, trafori, ecc. che spesso e volentieri non corrispondono a bisogni reali ma a far crescere il Prodotto interno lordo e soddisfare spesso le lobby autostradali.<br />Anche i Parchi naturali, creati per tutelare la biodiversit&agrave;, non si salvano da realizzazioni di questo tipo, costose e incompatibili con l&rsquo;ambiente e pressoch&eacute; inutili.<br />Nel parco nazionale del Cilento, ad esempio, &egrave; stata realizzata una super strada che attraversa trasversalmente tutta la valle del fiume Mingardo, a tutela integrale, con 25 altissimi piloni di cemento armato (foto). Sono state spianate colline, riempiti fossi, sradicati alberi per traversare questa splendida valle. Il paradosso, se cos&igrave; possiamo chiamarlo, &egrave; che era possibile un&rsquo;alternativa sfruttando, allargandola e modificandola, una strada gi&agrave; esistente con il suo ponte sul fiume Mingardo. <br />Tuttavia occorreva, nell&rsquo;immaginario di chi ha realizzato questa super strada, distruggendo habitat e paesaggio, che i numerosi vacanzieri potessero raggiungere &ldquo;al volo&rdquo; le rinomate spiagge di Palinuro e Marina di Camerota, aree a protezione integrale del Parco nazionale. Il tutto avrebbe, naturalmente, contribuito a potenziare la crescita economica del territorio.</p>
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		<title>Ecologisti:&#8221;Giù quell&#8217;Ecomostro&#8221;</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/inchiestaecologisti_giu_quell_ecomostro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Abbate]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Apr 2011 05:51:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inchieste]]></category>
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					<description><![CDATA[Luned&#236; passato, in una conferenza stampa, &#232; stato presentato un documento dal Codacons e Italia Nostra dove si chiede ufficialmente l&#8217;abbattimento dell&#8217;ecomostro sulla Mingardina.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Luned&igrave; passato, in una conferenza stampa, &egrave; stato presentato un documento dal Codacons e Italia Nostra dove si chiede ufficialmente l&rsquo;abbattimento dell&rsquo;ecomostro sulla Mingardina.<br />&nbsp;Secondo la Regione, il Parco, il comune di Centola e la Comunit&agrave; Montana, che lo hanno voluto e progettato, &ldquo; l&rsquo;Osservatorio sulla&nbsp; fauna&rdquo; doveva studiare e proteggere gli stormi migratori che transitano per la via ecologica del Mingardo.<br />Ma non &egrave; mai entrato in funzione malgrado il flusso di denaro arrivato dalla regione e dall&rsquo;Europa., anzi via via &egrave; stato sottoposto&nbsp; a ripetuti atti vandalici, il cui danno ammonta a diverse decine di migliaia di euro.</p>
<p>A dare l&rsquo;allarme furono il Codacons e la Lipu nel 2007. Infatti per le sue dimensioni, per il materiale lontano dall&rsquo;ingegneria naturalistica, per il luogo diverso da quello previsto dal progetto, per il poco rispetto dell&rsquo;ambiente risulta a tutti gli effetti abusivo. Pertanto la Procura di Vallo ne ha deciso il sequestro. </p>
<p>Nel documento, a cui &egrave; auspicabile l&rsquo;adesione di numerosi cittadini ed associazioni ecologiste, oltre a richiamarsi all&rsquo;art 9 della Costituzione italiana ed alla Convenzione europea sul Paesaggio (20 ott. 2000), si dichiara:<br />&ldquo;&egrave; questa l&rsquo;occasione di appoggiare la proposta della demolizione della struttura avanzata dalla&nbsp; Soprintendenza. Solo cos&igrave; si potranno ripristinare i luoghi e si potr&agrave; ricomporre la ferita a un paesaggio unico non replicabile.&rdquo;</p>
<p>Art 9 Costituzione italiana<br />La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico artistico della Nazione.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Non processi senza fine ma colpire la tasca degli abusivi con confische e ruspe</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/inchiestenon_processi_senza_fine_ma_colpire_la_tasca_degli_abusivi_con_confische_e_ruspe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Abbate]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Apr 2011 21:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inchieste]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornaledelcilento.it/2011/04/02/inchiestenon_processi_senza_fine_ma_colpire_la_tasca_degli_abusivi_con_confische_e_ruspe/</guid>

					<description><![CDATA[E&#8217; forse una congiunzione astrale propizia per la difesa dell&#8217;ambiente cilentano.Sequestri di ville, lidi balneari, alberghi, capannoni , e adesso l&#8217;ecomo0stro sulla rupe del Mingardo, tutti semplicemente abusivi o che deturpano il paesaggio.Abusi che per&#242; sono l&#236; da anni sebbene denunciati da associazioni ecologiste o semplici cittadini.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>E&rsquo; forse una congiunzione astrale propizia per la difesa dell&rsquo;ambiente cilentano.<br />Sequestri di ville, lidi balneari, alberghi, capannoni , e adesso l&rsquo;ecomo0stro sulla rupe del Mingardo, tutti semplicemente abusivi o che deturpano il paesaggio.<br />Abusi che per&ograve; sono l&igrave; da anni sebbene denunciati da associazioni ecologiste o semplici cittadini.<br />Rinomate coste di Palinuro, Camerota, Pollica, Scario &ndash; ma anche zone interne come il Cervati- tutte nel Parco nazionale, patrimonio dell&rsquo;Umanit&agrave;, sono state aggredite dal &ldquo;cemento selvaggio&rdquo;.</p>
<p>Il suolo &egrave; una risorsa ambientale limitata e non rinnovabile &ndash; si afferma in numerosi dossier -,&nbsp; pertanto il suo consumo &egrave; prima di tutto un danno grave per l&rsquo;ambiente.</p>
<p>L&rsquo;altro giorno abbiamo saputo, finalmente, del sequestro del cosiddetto &ldquo;Centro di studi su le migrazioni uccelli&rdquo;. Il &ldquo;Panettone&rdquo; per i locali, &ldquo;l&rsquo;Ecomostro&rdquo; per tutti.<br />Ma non &egrave; un illecito recente: risale infatti al 2004 e prima la sua realizzazione voluta dalla Regione, dal comune di Centola, dal Parco e Comunit&agrave; montana, con la benedizione della Soprintendenza.<br />Poco tempo dopo la struttura fu anche&nbsp; vandalizzata pesantemente: porte sfondate, le grandi vetrate , con vista sulla valle, infrante, servizi divelti.</p>
<p>Fatta propria la segnalazione, la Lipu spediva un esposto (2 agosto2007) a questi enti ,denunciando l&rsquo;opera come &ldquo;impropria e con grave impatto negativo sul paesaggio protetto del Parco nazionale&rdquo;.<br />&ldquo; Gi&ugrave; quell&rsquo;ecomostro&rdquo; si raccomandava, Anzi il Codacons di Salerno, su sollecitazione della Lipu, avanzava un formale esposto-denuncia (aprile 2009) alla Corte dei Conti e p.c. al Ministero, alla Procura della Repubblica di Vallo, notificando altres&igrave; alla Conte dei Conti europea vista la natura comunitaria del finanziamento. Si chiedeva che &ldquo;vengano svolti gli accertamenti necessari e opportuni al fine di verificare se [&hellip;] si sia prodotto un danno erariale&rdquo;.</p>
<p>Ebbene, approfittiamo di questo stato propizio. e chiediamo di arginare questo processo di consumo del suolo,&nbsp; considerato, a torto, come la strada verso l&rsquo;occupazione e il benessere dei cilentani, colpendo &ldquo;la tasca degli abusivi con confische e ruspe&rdquo; (Pm Greco).</p>
</p>
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		<title>Biodiversità in pericolo in aree a protezione integrale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/parco_nazionalebiodiversita_in_pericolo_in_aree_a_protezione_integrale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Abbate]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 20:48:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cilento in 10 scatti]]></category>
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					<description><![CDATA[Le specie animali e vegetali spontanee sono rigidamente tutelate dalle norme nazionali e internazionali, e in special modo in un Parco nazionale. La&#160; biodiversit&#224; &#232; infatti minacciata dall&#8217;introduzione da parte dell&#8217;uomo di specie aliene,&#160; che alterano gli equilibri degli ecosistemi naturali, evolutisi in migliaia di anni.&#160; Per questo si &#232; appena concluso l&#8217;Anno della Biodiversit&#224; in tutto il pianeta, per celebrare, e sensibilizzare,&#160; l&#8217;importanza del problema.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le specie animali e vegetali spontanee sono rigidamente tutelate dalle norme nazionali e internazionali, e in special modo in un Parco nazionale. La&nbsp; biodiversit&agrave; &egrave; infatti minacciata dall&rsquo;introduzione da parte dell&rsquo;uomo di specie aliene,&nbsp; che alterano gli equilibri degli ecosistemi naturali, evolutisi in migliaia di anni.&nbsp; Per questo si &egrave; appena concluso l&rsquo;Anno della Biodiversit&agrave; in tutto il pianeta, per celebrare, e sensibilizzare,&nbsp; l&rsquo;importanza del problema.<br />&nbsp; <br />Tuttavia, si riscontra purtroppo un aumento consistente di piante non autoctone di una variet&agrave; gigante di mimosa su la duna protetta della Cala del Cefalo, area Sic e Zps, nel Parco nazionale del Cilento e V.D.<br />Partita sicuramente dal &ldquo;giardino&rdquo; sotto la rupe (area Sic) della discoteca Ciclope, sta velocemente infestando l&rsquo;area cespugliata e boscata della Cala, e tende a soppiantare o soffocare la flora di essenze spontanee caratteristica delle dune, composta da specie antiche anche di 100 e pi&ugrave; anni.</p>
<p>La mimosa, con le sue&nbsp; numerose specie, proviene dal continente americano ed &egrave; considerata a tutti gli effetti una pianta ornamentale. Pur tuttavia &egrave; stata introdotta nel suddetto giardino con altre specie aliene come l&rsquo;eucalipto, la bouganville , la palma ecc., e velocemente diffusasi sulla duna.</p>
<p>Tutto questo avviene malgrado il recente avvio della Gestione Rete Sic e Zps del Parco, che ha come scopo la protezione dell&rsquo;area, e quindi la conservazione della flora e fauna selvatiche come previsto dalla legge Quadro n.394/91 , dal D.P.R. 5 giugno 1995 e dalle Direttive europee.<br />Ricordiamo per inciso che la Cala presenta circa 56 specie vegetali&nbsp; spontanee psammofile, ovvero tipiche delle zone sabbiose, alcune delle quali squisitamente endemiche.</p>
<p>Si ricorda che&nbsp; l&rsquo;importanza della protezione della biodiversit&agrave; della Cala &egrave; largamente pubblicizzata anche su i numerosi tabelloni del Parco collocati sui &ldquo;sentieri natura&rdquo;, previsti dal Piano di gestione&nbsp; natura, costato per ora pi&ugrave; di 150.000 euro &#8211; e in parte gi&agrave; sottoposto in vari punti ad atti vandalici.</p>
<p>Si auspica pertanto che l&rsquo;Ente parco provveda al pi&ugrave; presto, intervenendo a risolvere il problema.</p>
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