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	<title>Giangaetano Petrillo | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>Hammamet, l&#8217;intervista a Enzo Maraio: «Raccontato il dato umano di Craxi»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/hammamet-lintervista-a-enzo-maraio-raccontato-il-dato-umano-di-craxi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giangaetano Petrillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jan 2020 14:13:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giangaetano Petrillo Dopo l&#8217;uscita del film Hammamet, la nostra redazione ha sentito Enzo Maraio, segretario nazionale del Partito Socialista Italiano: «L&#8217;eredità di Craxi? Voglio riassumerla in due parole: il [...]]]></description>
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<p><em>di <strong>Giangaetano</strong> <strong>Petrillo</strong></em></p>



<p>Dopo l&#8217;uscita del film <strong>Hammamet</strong>, la nostra redazione ha sentito <strong>Enzo</strong> <strong>Maraio</strong>, segretario nazionale del Partito Socialista Italiano: «L&#8217;eredità di Craxi? Voglio riassumerla in due parole: il coraggio e la visione». Di seguito l&#8217;intervista.</p>



<p><em>Segretario Maraio, il film Hammamet sugli ultimi anni di vita del presidente Craxi ha diviso molto l&#8217;opinione pubblica. Come se lo spiega a distanza ormai di 20 anni?</em></p>



<p>Io sono tra coloro che hanno apprezzato il film di Gianni Amelio. Mi ha molto colpito, soprattutto sul piano emotivo. Chi si aspettava un docu-film o un ritratto storico degli anni di Craxi ad Hammamet, non poteva che rimanere deluso. Il regista è riuscito invece in un’operazione difficilissima, quella di raccontare il dato umano di un grande leader del novecento finito in esilio. Gli umori, il malessere, la statura. La fase complicata dell’ultima parte della vita che gli si è posta con molta irruenza. Ho provato a vedere il film con un altro punto di osservazione e ne ho tratto che, nonostante il vuoto dell’ultimo ventennio, il film ha riaperto un dibattito politico. E questo è un bel segnale. E un bel regalo.</p>



<p><em>È stata una delle stagioni riformiste più importanti d&#8217;italia. Quali sono i ritardi che ancora ci portiamo dietro?</em></p>



<p>I ritardi sono evidenti. Primo fra tutto, il fatto che si faccia ancora fatica, ancora oggi, a riconoscere a Craxi il merito della leadership del tempo: le scelte, le riforme, le decisioni che hanno apportato progresso nel Paese. Mentre la sinistra berligueriana aveva ancora il mito del leninismo, Craxi si batteva per una sinistra riformista e socialista. La storia ha dato ragione a noi. Gli eredi del Pci di allora, no. Faccia un po’ lei.</p>



<p><em>Quali, invece, i successi raggiunti?</em></p>



<p>L’Italia era la quinta potenza industriale mondiale, oggi scivoliamo verso il decimo posto. Negli anni di Craxi il nostro Pil era simile a quello di Francia e Germania, oggi il Paese ha perso una parte consistente della sua forza produttiva. Anche chi non conosce questi dati, oggi avverte il declino.</p>



<p><em>Come i grandi protagonisti della politica italiana, anche Craxi ha diviso fortemente l&#8217;opinione pubblica italiana. È giusto secondo Lei, dire che il personalismo politico incominci con Lui?</em></p>



<p>Trovo che sia una affermazione incoerente con la storia del novecento italiano, che è stata teatro di ben altri personalismi. Piuttosto con Craxi inizia una stagione che il paese non aveva ancora mai conosciuto sul piano istituzionale: il decisionismo politico, il protagonismo dell’Italia nel confronto con il resto del mondo, la spinta del progresso. E sul piano politico, la difesa dell’autonomismo socialista e l’anticomunismo che partiva dall’intuizione che una sinistra fosse possibile soltanto se riformista.</p>



<p><em>Quanto è cambiata anche la politca estera italiana, da Sigonella alla quasi irrilevanza della politica italiana di oggi nelle crisi in medio-oriente e in Libia?</em></p>



<p>La risposta è contenuta nella sua domanda: la politica estera italiana oggi sfiora l’irrilevanza. Vede, Craxi aveva una naturale propensione a cogliere le pulsioni che hanno attraversato la società del suo tempo. Aveva, con sconvolgente lungimiranza, compreso anzitempo le opportunità ma anche le complessità dell’Europa, stigmatizzando i limiti della sua costruzione così come della ‘imperfetta’ nascita dell’euro. Già trent’anni fa aveva compreso che bisognava rinegoziare i parametri di Maastricht, segnalando tempestivamente che c’era il rischio che si potessero presentare fratture e inaccettabili scompensi sociali. Una profezia. Oggi ci troviamo in un paese più fragile e indebolito.</p>



<p><em>È inevitabile parlare di Tangentopoli e di quanto successo dopo questa inchiesta. È indubbio l&#8217;illegittimità e l&#8217;illegalità del metodo del finanziamento ai partiti, ma in molti sono tutt&#8217;oggi ad avere dubbi sulla genuinità di quell&#8217;inchiesta. Cosa ne pensa?</em></p>



<p>Quell’inchiesta rappresenta ancora oggi una ferita per la democrazia italiana. Come si fa a non annuire di fronte a chi l’ha definita ‘golpe giudiziario’? Tutta la prima Repubblica, i partiti e la politica stessa sono stati spazzati via con un colpo di spugna. E quando un giudice utilizza un caso giudiziario per fare politica, come è accaduto, non è certo rappresentazione di un sistema pulito e terzo.<br><em>È stato il primo, e tutt&#8217;oggi unico, presidente del consiglio socialista. Successivamente il partito ha subito una scossa violenta, ed oggi sta riemergendo non senza difficoltà anche grazie al suo attivismo. Quanto sente ancora necessario lo spirito del riformismo socialista per la politica italiana ed europea?</em></p>



<p>A pochi mesi dalla mia elezione a segretario, ho voluto dopo poche settimane proporre al partito un restyling del simbolo. Tornare al garofano, per me, ha avuto un significato politico molto importante, al netto della nostalgia, che è un sentimento che lasciamo ad altri. Tornare cioè ai valori della sinistra riformista – lavoro, inclusione, solidarietà – è il punto di partenza per poter crescere e tornare ad essere un grande partito socialista. Con non poche difficoltà, ma ce la stiamo mettendo tutta.</p>



<p><em>Qual è l&#8217;eredità che ci lascia un presidente come Craxi?</em></p>



<p>E’ così grande che avremmo bisogno di ore ed ore per parlarne. Voglio riassumerla in due parole: il coraggio e la visione.</p>



<p><strong></strong></p>
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		<title>Paestum, appello ai cittadini: «Riscriviamo insieme la storia»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/paestum-appello-ai-cittadini-riscriviamo-insieme-la-storia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giangaetano Petrillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jan 2020 14:08:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Capaccio - Paestum]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giangaetano Petrillo Il sito archeologico di Paestum invita i cittadini per riscrivere insieme la storia di quel territorio che accoglie, oltre alle vicende del passato, anche la quotidianità di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>di <strong>Giangaetano</strong> <strong>Petrillo</strong></em><br><br>Il sito archeologico di <strong>Paestum</strong> invita i cittadini per riscrivere insieme la storia di quel territorio che accoglie, oltre alle vicende del passato, anche la quotidianità di chi oggi continua a vivere quei luoghi. A chi appartiene il patrimonio culturale? E chi è titolato a raccontarlo? Solo gli “addetti ai lavori” o anche chi, in qualche modo, ci convive? Queste le domande che apriranno il dibattito sui beni che il sito custodisce e su come poterne condividere e insieme ai cittadini valorizzarne la preziosità e l&#8217;importanza storica, artistica ed etnografica.<br><br>Il parco archeologico, sito Unesco, ha deciso di accogliere un progetto sperimentale di Paola Contursi, ricercatrice della Scuola del Patrimonio voluta dal Mibact. L’obiettivo è di coinvolgere i cittadini nella creazione di un nuovo racconto museale che sarà inserito nell’App del Parco. Un&#8217;idea avveniristica e avvincente, per i tanti cittadini che si troveranno a condividere storie, racconti, cronache e vicende di quegli abitanti che prima di loro abitarono quelle zone. </p>



<p>«Le persone che vivono nelle contrade che facevano parte del territorio dell’antica Paestum hanno una conoscenza dei luoghi che spesso manca agli studiosi. Una visione che, sebbene diversa da quella puramente ‘accademica’, è altrettanto interessante ed è importante salvaguardare &#8211; commenta il direttore <strong>Gabriel</strong> <strong>Zuchtriegel</strong> -. Noi vogliamo aprirci all’esperienza delle persone che vivono questi luoghi e includerla nella nostra narrazione, perché il patrimonio è di tutti». «Sono tutti invitati: grandi e piccoli, da Gromola a Fonte, fino ad Agropoli &#8211; afferma <strong>Paola</strong> <strong>Contursi</strong> -. Il progetto si chiama ‘Paestum in_vita’ proprio perché crediamo che tutti possano contribuire ad arricchire il racconto del sito con i loro saperi e competenze. Condivideremo storie, documenti e riflessioni in occasioni di confronto e ascolto attivo, per poi ricucirle insieme in un’unica narrazione che sarà fruibile da tutti attraverso l’App del Parco. Usare il coinvolgimento delle comunità come metodo sarà la sfida per i musei del XXI secolo”. Il primo incontro con il direttore e il gruppo di lavoro coordinato dalla dott.ssa Contursi nel Museo Archeologico Nazionale di Paestum è stato programmato per domani 29 gennaio 2020.</p>



<p><strong></strong></p>
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		<title>Camerota, la Casa del Meeting come un hub creativo con &#8220;Stanze di Musica&#8221;</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/camerota-la-casa-del-meeting-come-un-hub-creativo-con-stanze-di-musica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giangaetano Petrillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Dec 2019 14:41:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Camerota]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[camerota]]></category>
		<category><![CDATA[don gianni critro]]></category>
		<category><![CDATA[le stanze della musica]]></category>
		<category><![CDATA[meeting del mare]]></category>
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					<description><![CDATA[Per una serata la sede della fondazione Meeting del Mare si è trasformata in un hub creativo, dove impulsi, sensazioni ed emozioni di diverso genere e di differente provenienza si [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per una serata <strong>la sede della fondazione Meeting del Mare</strong> si è trasformata in un <strong>hub creativo</strong>, dove impulsi, sensazioni ed emozioni di diverso genere e di differente provenienza si sono incontrati e mescolati tra loro. Esserci, immergerti in quelle onde di musica e di luci, in quei fasci riflessi sugli specchi significava fare un viaggio introspettivo. D&#8217;altronde la musica cos&#8217;è se non un immersione dentro ai sogni e ai bisogni dell&#8217;essere umano. Ne avevamo bisogno. Avevamo e continuiamo ad avere bisogno di semplici mura e sale che diventano luoghi d&#8217;incontro con gli altri e con se stesso. L&#8217;evento promosso dalla Fondazione Meeting del Mare C.R.E.A presieduta da <strong>Don Gianni Citro</strong>, &#8220;Stanze di Musica. Suoni e parole che disegnano spazi&#8221;, si è svolto nella serata di sabato 28 dicembre presso la Casa della Cultura e delle Arti a <strong>Camerota</strong>. Ogni piano della sede è stato trasformato in un palco, piccoli concerti di musica che riuscivano ad accompagnarci tra suoni, parole e sensazioni differenti. «Le avanguardie artistiche sono la materia di indagine della Fondazione, anche perché hanno sempre avuto vista lunga sul sentimento di un certo tempo della storia. Spesso sono incomprese ma risultano sempre lucide e profonde», ha commentato Don Gianni Citro, ideatore dell&#8217;evento e promotore di luoghi d&#8217;incontro sempre più difficili da trovare in anni in cui gli incontri sono diventati un&#8217;esclusiva dei social.</p>
<p><strong></strong></p>
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		<title>Lentiscosa, la magia del presepe alla X edizione di &#8216;Festa si fici pi tuttu lu munnu&#8217;</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/lentiscosa-la-magia-del-presepe-alla-x-edizione-di-festa-si-fici-pi-tuttu-lu-munnu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giangaetano Petrillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Dec 2019 16:56:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Camerota]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Successo per la X edizione di Festa si fici pi tuttu lu munnu, il caratteristico presepe vivente organizzato dal gruppo Lentiscosa paese mio, in collaborazione con il Comune di Camerota [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Successo per la X edizione di <strong>Festa si fici pi tuttu lu munnu</strong>, il caratteristico presepe vivente organizzato dal gruppo <strong>Lentiscosa paese mio</strong>, in collaborazione con il Comune di Camerota e l&#8217;Asd Centro Sportivo Lentiscosa, lungo i vicoli del centro storico. Una suggestiva passeggiata tra gli archi e l&#8217;interno dei palazzi dove il tutto prende vita, tra piatti tipici e abiti d&#8217;epoca, che si è tenuta nel borgo antico di <strong>Lentiscosa</strong>, frazione di Camerota, venerdì sera. Un percorso di fede che si rianima con i volti dei tanti figuranti che per l&#8217;occasione hanno vestito i panni dei personaggi tipici del presepe. Dai contadini che hanno offerto un succulento piatto tipico, come le lagane e ceci, ai pastori che hanno deliziato i visitatori con formaggi e salumi stagionati. Chi si è addentrato nell&#8217;intestino che attraversa il borgo, ha incontrato la prima bottega medica che ha fatto conoscere gli infusi d&#8217;un tempo, tisane che servivano per alleviare le sofferenze dei primi malati. Il percorso, alla fine, ha condotto tutti alla Natività, la grotta di Betlemme, dove una mangiatoia e la sacra famiglia, hanno fatto rivivere l&#8217;emozione della nascita di Gesù accompagnati dalle canzoni del coro Vivat. Uno spettacolo che rinsalda il connubio tra fede, tradizioni e tipicità.</p>
<p><strong></strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il borgo antico di Pisciotta abbraccia lo spettacolo del presepe vivente</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-borgo-antico-di-pisciotta-abbraccia-lo-spettacolo-del-presepe-vivente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giangaetano Petrillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Dec 2019 16:44:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Pisciotta]]></category>
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					<description><![CDATA[Ritorna stasera l&#8217;appuntamento per la XI edizione del presepe vivente di Pisciotta organizzato dal Gruppo Giovani per Pisciotta. Chiunque passi per le strade di questo piccolo borgo cilentano pensa immediatamente [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ritorna stasera l&#8217;appuntamento per la XI edizione del <strong>presepe vivente</strong> di <strong>Pisciotta</strong> organizzato dal Gruppo Giovani per Pisciotta. Chiunque passi per le strade di questo piccolo borgo cilentano pensa immediatamente che sia uno dei pochi posti al mondo che naturalmente può ospitare un evento così tanto atteso. Un paese-presepe, con strette strade che ti portano alla scoperta di angoli caratteristici. E questo è il palcoscenico ideale per ambientare un evento simile. Dalla capanna con la mangiatoia, dove un gruppo di figuranti rappresenta la sacra famiglia, agli indispensabili personaggi oramai caratteristici del presepe: i contadini, i pastori, i piccoli mercanti e i commercianti. Il tutto reso unico dalla localizzazione dell&#8217;evento. Perché se spirito del presepe è portare la nascita e vivere questo momento tra i diversi luoghi del mondo, questo è di sicuro il presepe pisciottano. Tra i racconti della vicenda cristiana del Natale, si intrecciano e mescolano perfettamente i costumi, i piatti, i profumi e i sapori della tradizione di questo gioiello incastonato tra le alte scogliere del basso Cilento. Gli spettacoli inizieranno alle 18.00 e verranno ripetuti con una cadenza di mezz’ora fino alle ore 20.00, mentre alle 21.00 si terrà la scena dell’adorazione dei magi e dei pastori con esecuzione di canti natalizi.</p>
<p><strong></strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Lentiscosa, la cappella Santa Maria ad Martyres è uno scrigno di rara bellezza</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/lentiscosa-la-cappella-santa-maria-ad-martyres-e-uno-scrigno-di-rara-bellezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giangaetano Petrillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Dec 2019 10:50:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Camerota]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[Raccontare il Cilento, questo vasto territorio racchiuso tra la piana del Sele e i monti del Diano e degli Alburni, non è facile, in quanto le situazioni e gli eventi [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Raccontare il <strong>Cilento</strong>, questo vasto territorio racchiuso tra la piana del Sele e i monti del Diano e degli Alburni, non è facile, in quanto le situazioni e gli eventi da ricordare e descrivere sono davvero numerosi e importanti. Si può, tuttavia, invitare i lettori ad una attenta riflessione sui rapporti fra storia e religione. Una caratteristica traccia che può ben rappresentare il paradigma di una terra dalle molte facce e dai molti racconti. Ogni paese, ogni frazione, ogni angolo di questo territorio è ricco di storie, meraviglie che continuano, dopo decine di secoli ad affascinare chi vi abita e chi scopre questi preziosi gioielli di storia artistica e culturale di un Cilento poco conosciuto.</p>
<p>Uno di questi paesi è <strong>Lentiscosa</strong>, una piccola e interna frazione del Comune di Camerota, famosa meta turistica della costiera cilentana. Lentiscosa, come molti piccoli borghi cilentani, custodisce un’antica tradizione di fede che ci viene raccontata ad ogni passo, svoltando ad ogni angolo, girando attorno ai diversi vicoli e viuzze che, come un itinerario, ci accompagnano tra la storia e le tradizioni di questo borgo. Punto sostanziale di questo intreccio tra storia e fede è il centro storico, con il suo odore inumidito dagli imponenti muri dei palazzi nobiliari che circondano come fosse una quinta scenica la cappella <strong>Santa Maria ad Martyres </strong>(nella foto in alto), vera attrice protagonista del nostro racconto.</p>
<p>L’interesse nei confronti di quest’opera d’arte così preziosa quanto fragile, è da un lato il recupero di un’identità culturale e civile, allora sostanzialmente unitaria e oggi invece smembrata e disarticolata, e di cui pertanto si è venuto perdendo la coscienza; dall’altro il riconoscimento che le realtà artistiche del Sud Italia, anche quelle più periferiche, hanno un livello di dignità culturale, di vivacità creativa e d’interesse storico-artistico tutt’altro che trascurabile. Il turista che s’incammina per il groviglio di vicoli caratteristici del centro storico di Lentiscosa, s’imbatte, quasi come fosse un miraggio, in un piccolo edificio che quasi si confonde con l’ambiente circostante. Quella piccola porticina in legno segna una linea di demarcazione, come se ci stesse indicando un passaggio verso il passato, una macchina del tempo architettonica che proietta il visitatore verso un passato di oltre 600 anni.</p>
<p>Entrarci, fermarsi all’ingresso in silenzio e lasciarsi accompagnare dal solo sguardo, è un’esperienza che chiunque ami conoscere il proprio passato deve fare. Ci si trova difronte ad un piccolo ambiente decorato da un ciclo di pitture murali di grande interesse. L’unica navata di cui si compone è divisa in due zone da un’arcata, e quest’elemento suggerisce l’idea di un ampliamento successivo all’edificio originario. La parte interna, quella originaria, è interamente avvolta da pitture. Un ciclo unitario che mostra delle immagini sacre di sante e santi alternate tra loro. La parete sinistra è risolta dal gioco ossessivo di alternanza fra Santa Sofia e San Sebastiano. A interrompere il gioco di alternanza dei santi interviene una santa colta nell’atto misericordioso di accogliere sotto il suo  manto quelli che possono essere definiti dei “martiri” da una lacunosa iscrizione. Sulla parete absidale è rappresentato in alto un imponente Redentore che sovrasta San Rocco e San Sebastiano.</p>
<p>La Madonna col Bambino e Santa Sofia. Sulla parete di destra l’unità della rappresentazione è interrotta da un arco in cui si riconoscono i frammenti di una Madonna col Bambino e seguono San Bartolomeo con una Madonna del Soccorso ed infine una magnifica Trinità. La volta rappresenta un omaggio a Evangelisti e Padri della Chiesa con i simboli dei quattro evangelisti e i volti di San Geronimo, San Gregorio, Sant’Ambrogio e Sant’Agostino. Questa piccola cappella, caduta come un astro tra le piccole mura del centro storico di Lentiscosa, ha provocato una voragine storica e artistica molto rilevante. S’inserisce nel solco dell’identità culturale basiliana, provocata dalle migrazioni dei monaci basiliani che incominciarono ad insediarsi lungo i nostri territorio a partire dall’ottavo secolo. Quella eredità ci lascia delle meraviglie ancora da scoprire e soprattutto da approfondire, per riannodare i fili del nostro passato e cucire l’abito giusto della nostra identità culturale.</p>
<p>Questi affreschi, oltre all’insegnamento catechetico, testimoniano una ricchezza artistica molto incisiva. Immaginate solo quale poteva essere il contesto, se di contesto possiamo parlare, sociale, economico e urbano di quei secoli. Immaginate quanto precario sia rispetto ad oggi, e nonostante tutto sono riusciti in un’opera così titanica e stupefacente. Cogliamo almeno l’opportunità sociale che questi monumenti c’insegnano e ricordiamoci sempre che tutto questo non lo ereditiamo dai nostri padri, ma lo prendiamo in prestito dai nostri figli.</p>
<p><strong></strong></p>
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