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	<title>Stefano Boffa | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>La crisi del calcio italiano dai professionisti ai dilettanti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Boffa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Aug 2025 11:15:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[crisi calcio]]></category>
		<category><![CDATA[parco del cilento]]></category>
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<p>Il calcio italiano, negli ultimi anni, sta attraversando una crisi profonda che coinvolge ogni aspetto, sia tecnico che strutturale.&nbsp;</p>



<p>Dalla Nazionale italiana che rischia di non qualificarsi per il terzo Mondiale di fila, fino a passare per le difficoltà burocratiche per innovare e rinnovare le strutture, senza dimenticare la povertà dei vivai e le squadre professionistiche che investono su stranieri a basso costo. Un insieme di storture e di povertà di idee che stanno mettendo il prodotto e il movimento calcio in ginocchio dinanzi ad una realtà sempre più brutale.</p>



<p>L’incapacità, inoltre, dei vertici federali di svecchiarsi, di venire incontro alle esigenze del pubblico (l’ultima grande trovata della lotta a tappeto contro la pirateria non è stata esattamente geniale, considerando anche la moltitudine e i costi degli abbonamenti a cui gli appassionati sono sottoposti) sta iniziando a diventare preoccupante. Sicuramente è importante esportare il prodotto Serie A all’estero, ma di certo far giocare determinate partite e competizioni in Arabia Saudita, Qatar, Australia e Stati Uniti non lo rende di certo più appetibile.</p>



<p>La ricerca spasmodica di soldi e investimenti sta allontanando il calcio dal territorio e dai tifosi, sempre meno rappresentati per mere logiche di mercato e per strategie di marketing ad oggi poco funzionali. Gli stadi vuoti e i diritti TV sempre meno appetibili passano anche da ciò. Di conseguenza, i costi per i club diventano insostenibili e i fallimenti di società dalla Serie B in giù diventano sempre più frequenti.</p>



<p>Attenzione, però: la Serie A, attualmente, è il secondo campionato nel ranking UEFA per club, alle spalle solo dell’irraggiungibile Premier League. Segno che una base, il fascino e la competitività sono ben presenti, ma a sconcertare è l’aridità dei vivai, sempre meno propensi a produrre campioni degni di questo nome che possano competere con gli omologhi top mondiali.</p>



<p>La situazione non migliora nel cosiddetto calcio di periferia, quello dilettantistico. Gli aumenti dei costi per allestimento e mantenimento delle squadre, l’irreperibilità di personale, la mancanza e/o indisponibilità di strutture perlopiù obsolete rendono tutto ciò per imprenditori e appassionati un vero e proprio rischio. Tesserati e arbitri calano ogni anno e il calcio inteso come aggregatore sociale sta man mano scomparendo dalle aree interne e dai piccoli comuni. Una mancanza di visione e di sostegno da parte degli organi preposti per queste piccole realtà è palese e, di questo passo, nei prossimi anni si andrà sempre peggio.</p>



<p>Ora più che mai serve intervenire in maniera concreta. Un piano strutturale a livello nazionale che possa portare maggiori investimenti nel settori, incentivi fiscali per chi intende investire e una maggiore rete tra territorio, scuola e sport può essere una soluzione che può coinvolgere anche la crescita dei vivai. Ci vuole il coraggio di osare e di voler cambiare le cose per stare al passo con i tempi e con il resto d’Europa. </p>



<p>Foto fonte: <a href="http://www.intoscana.it" data-type="link" data-id="www.intoscana.it">Intoscana.it</a></p>
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		<title>Il pomodoro: un mercato da 5.5 miliardi di euro</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-pomodoro-un-mercato-da-5-5-miliardi-di-euro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Boffa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Aug 2025 10:32:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[campania pomodoro]]></category>
		<category><![CDATA[pomodoro]]></category>
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<p>In Italia e nel mondo, un prodotto come il pomodoro diventa il più ricercato e lavorato di tutta l’estate. Raccolta e produzione sono condizionate dalla stagionalità lavorativa (si parla del periodo che va esclusivamente da luglio a settembre), ma il lavoro di conservazione permette una maggiore longevità del prodotto sul mercato e una maggiore distribuzione nelle filiere e nei punti vendita.</p>



<p>Tenendo conto della stagionalità e l’intensività del lavoro svolto (contro da non sottovalutare, viste le tempistiche ristrette e la variabilità delle condizioni lavorative per la manodopera), la resa per le imprese specializzate nella raccolta dei pomodori resta comunque alta. Le scarse spese richieste per le strutture e il guadagno immediato (visto che si ha a che fare perlopiù con un prodotto a km 0 facilmente distribuibile al consumatore finale, nei mercatini locali, nei GAS &#8211; Gruppi di Acquisto Solidale &#8211; o tramite agriturismi e aziende agricole con spaccio diretto) permettono all’impresa di bilanciare ipotetiche perdite derivanti dall’oscillazione dei prezzi e dall’instabilità dei mercati.</p>



<p>Diversa la questione per quanto concerne la conservazione. L’industria conservativa prevede una lavorazione del prodotto per mantenerne longevità e freschezza. Il barattolame non prevede la vendita del pomodoro puro e crudo, bensì delle conserve, dei pomodori essiccati e di quelli surgelati. La differenza nei costi con la raccolta è notevole, dati i costi iniziali elevati per acquisto e manutenzione delle attrezzature e l’ottenimento delle certificazioni necessarie. Di base, però, il margine di guadagno rispetto alla raccolta è maggiore, visto che è più facile tenere sotto controllo i prezzi del prodotto (tendenzialmente diretti verso l’alto) e il lavoro destagionalizzato facilita l’incasso degli utili e la continuità lavorativa.</p>



<p>L’intero comparto italiano è il terzo a livello mondiale alle spalle dei soli Stati Uniti e Cina. Su 45,8 milioni di tonnellate prodotte a livello mondiale nel 2024, l’Italia ha contribuito con 5,3 tonnellate (-2,3 per cento rispetto al 2023), le quali hanno comportato un fatturato di 5,5 miliardi di euro, di cui 3 miliardi derivanti dalle esportazioni (+3,8 per cento rispetto al 2023). Il solo Pomodoro San Marzano, eccellenza del territorio della provincia di Salerno, ha contribuito nel comparto con utili che oscillano tra i 10 e i 15 milioni di euro, che è minore dell’1 per cento del fatturato totale.</p>



<p>Infine, le vendite nella GDO (Grande Distribuzione Organizzata) superano gli 850 milioni di euro, segnando performance in crescita a fronte di un contesto sempre più competitivo a livello internazionale.</p>



<p>In un mercato che prevede una media tra costi e ricavi (sia nella raccolta che nella conservazione) dai 3.000 e i 7.000 euro a ettaro, si tratta di cifre importanti per l’intero comparto nazionale.</p>
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