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Molto più che semplice stretching …

di Christian De Martino

Per i soggetti sportivi e sedentari è opportuno, ogni tanto, concedersi del tempo per “riequilibrarsi strutturalmente”, in questo  entra in gioco lo stretching.
Ovviamente (per chi vi si è dedicato) l’allenamento svolto durante l’anno non deve rappresentare un punto di arrivo; per lo sportivo (e non) ogni momento è sempre ideale per dedicarsi ad attività che facilitino la rigenerazione fisica, mentale e anche per prevenire/risolvere eventuali “acciacchi”.
Di seguito cercherò di proporre delle semplici linee guida da mettere in atto in caso si inizino ad utilizzare varie tecniche di stretching giustificandone anche la grande utilità posturale.
Con il termine stretching (allungamento ),  introdotto dal californiano “Bob Anderson” negli anni ’80,  ci si riferisce ormai da circa 30 anni ad una serie di posizioni che hanno lo scopo di migliorare l’elasticità miofasciale e la mobilità articolare.
Da allora si sono sviluppate ulteriori tecniche, tra le principali ricordiamo:

–    Statico o Passivo ( Anderson 1980);
–    Balistico;
–    Post-isometrico  o P.N.F. (Kabat 1950 – Knott e Voss 1968);
–    Globale Attivo ( Souchard 1995);
   
Soprattutto lo stretching alla “Bob Anderson” ed il P.N.F. risultano molto utili ma hanno un grande difetto: considerano il corpo di un individuo come un’entità formata da tanti singoli muscoli, per cui ogni posizione mira a “stirare” un muscolo o un gruppo muscolare senza preoccuparsi di quanto avviene in altre parti del corpo. In realtà, gli studi “pionieristici” di una geniale terapista francese, Françoise Mézières, hanno dimostrato che nel corpo umano i muscoli appaiono concatenati e reagiscano come un muscolo unico, il movimento di un solo segmento provoca il coinvolgimento di tutti gli anelli di questa catena muscolare; le figure di seguito danno dimostrazione di questa continuità  muscolo-fasciale che ancora oggi, grazie all’interessamento di autori come Myers, continua ad evolversi.

                                                                                        
               Catena statica posteriore                       Catene Miofasciali                                 
             ( da Francoise Mézières)                       (da Thomas W. Myers)

Durante lo stretching, di conseguenza, l’allungamento di un muscolo favorisce l’accorciamento di un altro. Questo è facilmente percepibile: flettendosi in avanti come per toccarsi le punte dei piedi, si avverte, spesso, una tensione nella muscolatura posteriore delle cosce e sul dorso ma se si presta attenzione alla posizione della nuca, nella maggior parte delle persone, si scoprirà che avrà assunto una posizione arcuata, accorciata. Allungando la nuca si avvertirà un’accentuazione della tensione dietro alle gambe o lungo la colonna.
Agendo su un muscolo si agisce in realtà sull’insieme del corpo, riequilibrandolo  ad un livello tale da risolvere spesso molte algie (dolori) di origine muscolare, fasciale e articolare.  Alcune tecniche di stretching, meglio se inserite in un contesto di ginnastica posturale, si pongono proprio come tecniche elettive a questo scopo.
Dopo averne spiegato l’utilità non rimane che dare alcuni consigli da considerare come vademecum per effettuare esercizi di allungamento ai fini esclusivamente posturali:
–    cercare di assumere le posizioni di stretching in modo preciso arrivandoci con gradualità e progressione;
–    ogni esercizio dovrà iniziare assumendo la posizione e ricercando una sensazione di tensione che non dovrà mai essere “dolore”;
–    la tensione  da ricercare deve essere mantenuta costantemente per un tempo che va oltre i 30”, si parla almeno di 80/100”. Questo permetterà un efficacie allungamento della componente connettivale, vera causa di tanti dolori e restrizioni del movimento;
–    è essenziale coordinare una respirazione continua e rilassata alle esercitazioni permettendo così una diminuzione del tono muscolare e un più efficace allungamento;
–    per ottenere guadagni permanenti in lunghezza muscolo-fasciale bisognerà applicare forze deboli alla tensione d’allungamento percepita, questo per evitare delle reazioni (riflessi neuro-muscolari) indesiderati;
–    nel caso di tremori ingestibili occorrerà diminuire la tensione per poi ricominciare gradualmente;
–    nel caso la tensione di allungamento dovesse essere elevata o protratta per troppo tempo si potranno verificare fenomeni di riduzione del microcircolo ematico con conseguenti fenomeni di parestesie, formicolio, ecc. In questo caso si dovrà sospendere l’esecuzione per riprenderla a sintomatologia scomparsa;
Per chi volesse approfondire ed apprendere le corrette posizioni di stretching posturale, è opportuno che si rivolga ad un laureato in Scienze Motorie precisando che una valutazione medica e chinesiologica di ogni singolo caso sarebbe consigliabile.

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