Biblioteca del grano, a Caselle in Pittari saperi e pratiche in un incontro

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Biblioteca del grano, a Caselle in Pittari saperi e pratiche in un incontro

Docenti universitari, esperti di genetica agraria, medici, ricercatori, botanici, contadini, panificatori e ristoratori si confronteranno a Caselle in Pittari, casa e patria del recupero dei grani antichi, in un doppio incontro di saperi, pratiche e biodiversità per il futuro dedicato alla Biblioteca del grano. Si inizia sabato 29 giugno, in località “Viddina”, alle ore 18:00, con Stefano Benedettelli, Professore associato presso il Dipartimento di Scienze e Produzioni Agroalimentari e dell’Ambiente – Genetica agraria dell’Università di Firenze, Enrica De Falco, Professore associato Dipartimento di Farmacia – Università degli Studi di Salerno, Giuseppe Cilento, presidente della Cooperativa Nuovo Cilento e sindaco di San Mauro Cilento, il botanico Nicola di Novella e Giampiero Nuzzo, medico e sindaco di Caselle in Pittari. Domenica 30 giugno, a partire dalle 9:30, visita alla Biblioteca del grano, e l’incontro con Cono D’Elia, medico e vicepresidente del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, Tazio Recchia, azienda agrituristica Il Querceto, la ricercatrice Rossella Torre, il presidente della Cooperativa Terra di Resilienza Antonio Pellegrino e Michele Granato, presidente della Pro Loco di Caselle in Pittari. Saranno presenti panificatori e ristoratori locali impegnati nelle attività del Montefrumentario.


«La Biblioteca del Grano è un campo sperimentale nel quale coltiviamo in piccole parcelle, diverse varietà di grano. Al suo interno, vengono riprodotte annualmente, molte varietà e popolazioni locali, varietà di altri territori, grani moderni e miscugli. Abbiamo interpretato la terra, come le teche di una biblioteca entro cui organizzare e catalogare i saperi che in questo caso sono i semi. – spiega Antonio Pellegrino, presidente di Terra di Resilienza
Per questo a noi piace dire che il miglior modo di conservare un seme è seminarlo. Un po’ come i saperi, la cultura, da diffondere. A noi sembra la stessa cosa. È comunque un lavoro della vicinanza, della conoscenza diretta, della pratica indigena e forastiera, dell’incontro, della relazione, della conoscenza. Così dalla terra ai semi, l’atto di volontà del seminatore si affida al cielo, alla sua terra, ai suoi semi e alle sue pratiche. Altri e vecchi saperi, altre e vecchie speranze. Il movimento che va dalla semina alla raccolta è la scena più intima e millenaria delle nostre civiltà. Il tempo è il movimento, il tempo è il pane. Così proviamo a capire che la diversità è un valore oltre ogni differenza, e che tutto é movimento, anche la genetica dell’antico grano, anche la ruralità, anche i nostri paesi imbalsamati col cemento e con le piramidi alimentari».

La Biblioteca del Grano è un progetto nato dal Palio del Grano di Caselle in Pittari diricerca e recupero dei grani autoctoni del Cilento, con circa 60 varietà diverse. «La biblioteca del grano è un salvadanaio, un investimento sulla memoria e sul futuro, il movimento delle radici e della chioma, il vento, il sole, la pioggia, la voce. – aggiunge Pellegrino – Il grano, così ritorna linguaggio con cui codificare il cibo, ritorna con la sua componente politica, sacrale, popolare. Viene dal passato e va verso il futuro. È un ricongiungimento spazio temporale e il giorno che mangeremo tutti i giorni il nostro grano, gli asili li faremo nei campi e il pane ci indicherà la via del sole. La nostra biblioteca del grano è anche una poetica, una poetica pratica, e forse anche una nostalgica voglia di ethos. Il varco nella storia lo aprono gli uomini talvolta, e senza movimento non c’è storia. Per questo la fede e la scienza si fondono e qualcuno scoverà nei chicchi della nostra granella, quella molecola che ci aprirà gli occhi, forse l’ovvio, forse no. Anche la scienza ha le sue speranze. Il sole intanto indora, e noi che lo abbiamo seminato lo citiamo per aspettare la condanna, per capire cosa porteremo casa. Intanto arriverà San Pietro, virdi o siccatu mieti, e l’atto di speranza si compirà. Mangeremo pane, mangeremo terra, la nostra terra, mangeremo il sole, la memoria, mangeremo di buon appettito. Ci aiuterà a stare meglio. Ci aiuterà a far germinare un nuovo germoglio, un nuovo seme».

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