Biodiversità, il regno della lontra è il Cilento

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di Giangaetano Petrillo

Il Cilento, il Vallo di Diano e l’Alburni sono costituiti da un eterogeneo intreccio di ecosistemi in cui la natura a tratti è praticamente incontaminata ed in altri è stata plasmata dall’uomo che, sin dal paleolitico, ha trovato ospitalità in questo territorio. Se dobbiamo riscontrare da un lato, ahimè, che il nostro territorio, nonostante tutto, ha subito un certo depauperamento dovuto sia alle naturali dinamiche della natura che alle attività di alcuni insensibili umani, dall’altro esso è ricco di specie che si ritenevano irreversibilmente compromesse, come, a sorpresa, la lontra.

Sembra, infatti, che la lontra sia presente, oltre che nel Sele dove vive la maggiore popolazione italiana di questa specie, anche in molti altri fiumi come il Calore, Lambro, Mingardo e il Bussento. Questo è un dato importante, oltre che per la specie stessa che trova qui un habitat confortevole per la propria sopravvivenza, per la dimostrazione del buono stato di salute dei corsi d’acqua cilentani. Questo mustelide è infatti un indicatore biologico positivo in quanto la sua alimentazione si basa principalmente su pesci come la trota e crostacei come il granchio d’acqua dolce che vivono esclusivamente in acqua ben ossigenate e pulite.

Molto importante, per la vita e la proliferazione di quest’animale, il rilievo del fiume Bussento che si inabissa nei pressi di Caselle in Pittari, in uno spettacolare inghiottitoio, percorrendo diversi chilometri nel ventre della terra, per poi ricomparire nei pressi di Morigerati, determinando in questo modo uno dei fenomeni carsici di maggiore rilievo in Italia. E in questo corso d’acqua vive una delle specie animali più importanti per la biodiversità del nostro Parco.

La lontra, la regina dei fiumi cilentani. Esemplari di questa specie animali sono stati avvistati in due delle oasi Wwf più importanti del Parco, in quella di Persano, dove nel 1934 venne creata una diga lungo il corso del Sele venendo a determinare un’ambiente umido, e in quella di Morigerati, creata nel 1995 proprio con lo scopo di proteggere il ricco ecosistema di quest’area del Bussento. È essenzialmente per questo che, fin dalla sua istituzione, il Parco Nazionale del Cilento, del Vallo di Diano e degli Alburni, è apparso come una sub-regione con caratteristiche del tutto peculiari sia per la sua estensione, essendo l’area protetta più grande d’Italia, sia per la sua relativamente elevata antropizzazione, sia infine, aspetto ancor più incisivo, per la molteplicità e varietà di ambienti che lo contraddistinguono.

È stato definito, infatti, come il Parco che va dal corallo al faggio, intendendo dire che al suo interno sono presenti tutti gli ecosistemi che si susseguono dall’ambiente marino mediterraneo all’ambiente montano appenninico, passando attraverso ambienti costieri e fluviali. Ecco come questo territorio assume le sembianze di un libro scritto dalla natura e dall’uomo, ed è proprio questo perfetto equilibrio, tra uomo e natura, che ha determinato nel corso dei milioni di anni la conformazione e l’aspetto che noi tutti oggi possiamo riconoscere alla biodiversità di questo meraviglioso Parco. Questa molteplicità di ambiente si traduce, chiaramente, in una grandissima varietà di specie animali, oltre che vegetali.

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