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Brumotti e Rubano aggrediti a San Severo, Striscia la notizia mostra retroscena sull’agguato

di Maria Emilia Cobucci

Ieri sono stati arrestati altri due presunti responsabili della violenta aggressione a Vittorio Brumotti e alla troupe televisiva di ‘Striscia la notizia’ avvenuta il 5 ottobre nel quartiere San Bernardino di San Severo. E ieri sera il tg satirico delle reti Mediaset è tornato sull’aggressione subita raccontando un importante retroscena che ha visto coinvolto il giornalista cilentano Vincenzo Rubano. Il biker ha raccontato di essere stato portato, dopo aver ricevuto il pugno in faccia, nell’ospedale che gli agenti di Polizia avevano descritto come il “più sicuro” per farsi curare. E invece, all’esterno di quel pronto soccorso, avevano trovato i due aggressori: quello che aveva colpito Brumotti con il pugno e la persona che aveva mostrato i genitali alla camera, uno dei due arrestati di ieri. Con Brumotti c’era Rubano, con cui ha girato il servizio. Mentre Brumotti era a farsi curare uno dei due aggressori, inveisce proprio contro il giornalista di Marina di Camerota.

«L’aggressore, quello che aveva mostrato i genitali alla camera, inizia ad inveire nei miei confronti. Io estraggo il cellulare, inizio a riprendere. Lui riesce a divincolarsi dai sette poliziotti in borghese, fa uno slalom, riesce a raggiungermi. – spiega Rubano nel servizio andato in onda ieri sera su Canale 5 – Casco a terra, inizia a pestarmi a sangue, con calci alla schiena e ad un braccio».

L’uomo viene bloccato e allontanato dai poliziotti e Rubano trova rifugio in una stanza. «A quel punto arrivano i primi tre poliziotti e uno di loro mi chiede di consegnare il cellulare, chiedo il perché e mi dice che doveva cancellare il video». Rubano si rifiuta e a questo punto l’aggressore è ancora più inferocito. «Arrivano altri due poliziotti con l’aggressore. Uno dei due mi dice che l’aggressore è disposto a chiedere scusa se cancello il video. A faccia a faccia con l’aggressore c’è un attimo di titubanza ma dico di no. Lui è ancora più inferocito».

I poliziotti riescono con difficoltà ad allontanarlo dalla stanza. «Ma poi sono proprio i poliziotti a insistere affinchè io consegni lo smartphone con il video. Uno di loro, in particolare, inveisce violentemente contro di me». Solo a quel punto Brumotti, tornato nel frattempo dalla Tac, permette di guadagnare tempo per inviare il video a un amico fidato e mostrare agli agenti di averlo cancellato. «Il fatto grave», commenta Brumotti, «è che una volta che hanno visto che non avevamo più il video, gli agenti si sono tranquillizzati. E ancora più grave che ci hanno detto: Voi non ci vivete a San Severo. Ora ve ne andate, ma noi rimaniamo qui». Qui il servizio integrale

©Riproduzione riservata




A Cura di

Maria Emilia Cobucci

Giornalista per scelta ma anche per passione. Da sempre. Testarda e determinata come ogni cilentana che si rispetti. Amo raccontare il mio territorio, ricco di bellezze ma anche di tante storie che tutti dovrebbero conoscere.
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