Buonabitacolo, le pietre diventano valigie: l’opera d’arte omaggio agli emigranti

di Redazione

Ci sono voluti appena dieci giorni e 21 ragazzi per trasformare delle lastre di tufo in un’opera d’arte che trova spazio a Buonabitacolo, a Largo dei Migranti. A realizzarla sono stati gli studenti del Liceo artistico Italo Svizzero, che guidati dai loro docenti hanno lavorato le pietre rispondendo al tema delle migrazioni. «Gli studenti hanno immaginato le lastre come le valigie di cartone che accompagnavano gli emigranti verso i nuovi lidi. Affetti, ricordi, sentimenti compaiono dalle lastre come se per un attimo potessimo aprire un fianco della valigia e guardarci all’interno, nella parte più intima di ciò che può significare “valore” per una persona che parte per una nuova destinazione di vita.C i troviamo, all’interno, le cose più importanti che assumono un valore immenso. Da nessuna parte troviamo denaro o abiti. Ciò che gli studenti hanno immaginato ha un vero valore umano. Nascosto, da cercare, ma di impatto, è il cuore, che guarda verso il paese. E forse è così: chi sa di partire potrà trovare anche fortuna, ma il legame con la terra di origine, la memoria degli affetti familiari, delle amicizie vere, dei tratti della comunità di origine saranno sempre lì, presenti, pulsanti», ha spiegato il sindaco Giancarlo Guercio.

Ricerca, pazienza, bellezza. Gli studenti di Zurigo sono giunti a Buonabitacolo grazie alla proposta di un emigrante, Nicola D’Aguanno che ha lavorato nell’Istituto svizzero. «E’ un grande dono, un’opera preziosa sotto il profilo artistico e soprattutto dal punto di vista umano. – ha aggiunto Guercio – Penso allora alle tante donne e ai tanti uomini che hanno dovuto lasciare Buonabitacolo per cercare fortuna altrove; penso alle madri che hanno salutato i loro figli sapendo di non averli più visti; penso all’impoverimento che subisce un luogo quando assiste alla diaspora delle sue risorse umane. Che nessuno si senta estraneo o straniero, che tutti i nostri emigranti possano, anche con questa opera, sentirsi di appartenere ancor più alla loro comunità che è Buonabitacolo».

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