Camerota, fuori dal carcere: Romano è ai domiciliari

Rosario Abbate e Antonio Romano
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Dopo 5 giorni trascorsi in carcere a Vallo della Lucania, Antonio Romano torna a casa. Il gip del tribunale di Vallo della Lucania, questa mattina, dopo gli interrogatori di garanzia, ha concesso i domiciliari all’ex sindaco di Camerota arrestato il 16 maggio all’alba con l’accusa di presunti episodi di corruzione, peculato, abuso d’ufficio, falso in atto pubblico, appalti truccati e distrazione di denaro. Coinvolti nell’indagine denominata Kamaraton, anche un altro ex sindaco, Antonio Troccoli, ex assessori, ex consiglieri, ex dirigenti e funzionari del Comune di Camerota per un totale di 12 persone. Il gip ha accolto la richiesta presentata da parte del legale di Romano, l’avvocato Marco Fimiani. Gli interrogati di garanzia si sono svolti questa mattina presso le aule della casa circondariale vallese. Si è avvalso invece della facoltà di non rispondere Rosario Abbate, all’epoca dei fatti assessore, che resta in carcere insieme a Fernando Cammarano ancora non sottoposto ad interrogatorio di garanzia.

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Domani mattina, mercoledì, toccherà agli ex politici raggiunti dalla misura cautelare degli arresti domiciliari; giovedì, invece, ai sei raggiunti dal divieto di dimora a Camerota (tre dei quali, raggiunti anche da interdizione, sempre per un mese, dai pubblici uffici). Domattina, dunque, Michele Del Duca, all’epoca dei fatti vicesindaco, Antonio Troccoli, ex sindaco e capogabinetto all’epoca dei fatti contestati, e suo figlio Ciro, prima consigliere di quell’amministrazione e poi assessore, verranno ascoltati dai magistrati. I legali proveranno a stracciare la misura dei domiciliari chiedendo l’alleggerimento della misura cautelare. Lo stesso giovedì dove, soprattutto per Vincenzo Bovi e Giancarlo Saggiomo, residenti a Camerota, i legali della difesa tenteranno di far sospendere il divieto di dimora nel comune di Camerota.

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Al fine di non confondere le attuali condizioni degli imputati con le eventuali responsabilità da accertare è bene sottolineare che intanto continua la fase preliminare di quello che si annuncia essere uno dei processi più clamorosi per il numero di componenti della stessa amministrazione coinvolti. Proprio perchè si tratta di fasi preliminari le difese affinano le strategie difensive per tenere più liberi possibile i propri assistiti fino alle eventuali sentenze. Le attuali misure cautelari infatti sono tese a garantire che le attività investigative possano continuare senza che nessuno tra gli indagati, possa inquinare le prove o continuare a ripetere i reati che vengono contestati, o persino fuggire. I legali stanno quindi provando a dimostrare che questi rischi non sussistano con la speranza di vedersi alleggerite le misure restrittive della libertà per i loro assistiti, prima che un processo li dichiari innocenti o colpevoli. Per raggiungere il quale tuttavia è necessario che il giudice stabilisca i gravi indizi di colpevolezza, emersi dall’inchiesta della procura, decidendo per l’eventuale rinvio a giudizio.
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