Camerota, la grotta del ‘Ciclope’ torna al Comune: rigettato il ricorso della società

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Dopo la pineta e il palazzo marchesale, il Comune di Camerota si riprende un altro bene storico. Il Consiglio di Stato, infatti, ha posto la parola fine alla diatriba tra l’ente e l’ex concessionario dell’area della discoteca “Il Ciclope” dove perse la vita, nella notte del 10 agosto 2015, il 27enne Crescenzo Della Ragione. Il giovane, originario di Mugnano, era in vacanza nel Cilento. Decise di andare in discoteca. Fuori un temporale. La serata era a rischio. Lui sostava con degli amici all’ingresso della discoteca quando improvvisamente fu colpito da un masso. La pietra non è mai stata ritrovata.

A distanza di quasi 5 anni, arriva la decisione. La società “Al Ciclope” ha proposto appello contro la sentenza del Tar Campania – sezione di Salerno di rigetto del suo ricorso per l’annullamento del provvedimento con cui il Comune di Camerota cancellò d’ufficio la concessione dell’area demaniale di circa 5.300 metri quadri, gravata da uso civico, comprendente la grotta “Caprara”, precedentemente affidatale ad uso esclusivo, in ultimo con contratto di fitto di terreni di proprietà comunale del 18 marzo 2014, per l’esercizio e la gestione della discoteca, con annesso parcheggio di autovetture, per una durata di 9 anni, e ne aveva ingiunto la restituzione immediata (provvedimento del 9 aprile 2018).

Il Comune, guidato dal sindaco Mario Salvatore Scarpitta, a fondamento di tale provvedimento di annullamento d’ufficio – come riporta stamane La Città di Salerno – rilevò che in seguito al sequestro penale dell’area adibita a discoteca, dopo l’incidente mortale, era venuto meno l’assetto causale del contratto di concessione. Inoltre il contratto non era stato approvato dalla competente giunta municipale e non era stato affidato all’esito di procedura ad evidenza pubblica. In più, dopo il sequestro della discoteca, la concessionaria aveva arbitrariamente ridotto il canone concessorio.

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I giudici di Palazzo Spada (presidente Carlo Saltelli) in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), hanno respinto l’appello e condannato il ricorrente al pagamento delle spese di causa, pari a 5 mila euro, oltre agli accessori di legge. Hanno ritenuto infondati i diversi motivi addotti dai legali difensori, confermando invece le ragioni dell’Ente. Sul presunto «difetto assoluto di attribuzione» e/o «incompetenza assoluta» del Comune di Camerota ad adottare il provvedimento di annullamento in autotutela della concessione e restituzione ad horas dell’area gravata da uso civico che, per l’appellante solo la Regione avrebbe potuto adottare, la Giunta regionale Campana aveva rinnovato l’autorizzazione al Comune di Camerota ad affidare l’area «per l’esercizio di un night club», in deroga alla sua originaria destinazione silvo-pastorale. Questo con la previsione che nel caso in cui fosse cessato lo scopo per il quale l’autorizzazione era stata concessa, il terreno sarebbe dovuto tornare all’antica destinazione. E relativamente al parcheggio, per i giudici è stato «correttamente considerato» l’area utilizzata a parcheggio come «pertinenza del complesso aziendale della discoteca», e ha pertanto altrettanto legittimamente ravvisato i presupposti per il ritiro della concessione, una volta venuta meno la possibilità per la Srl di continuare a svolgere l’attività di discoteca.

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