Camerota, omelia shock del sacerdote: «Qui fiumi di cocaina e odio social». Parte la querela

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di Marianna Vallone — Un discorso che ha scosso gli animi e di cui si è parlato tanto. Una battaglia di civiltà. La festa del santo patrono di Marina di Camerota è stata segnata dalla denuncia, quella che don Gianni Citro, parroco e fondatore del Meeting del Mare, ha fatto nel corso dell’omelia della messa dedicata a san Domenico. Il quadro che ha dipinto il parroco mostra una situazione sociale decadente: ha parlato dell’odio social che si scatena dietro le tastiere, ha denunciato un fenomeno gravissimo di consumo di cocaina nel territorio di Camerota, denuncia che i luoghi di svago dei giovani sono invece perimetri di spaccio. Don Gianni ha denunciato anche forti disagi nelle famiglie, dove i giovanissimi sono fantasmi e i genitori non sanno come risolvere i problemi mentre la società intorno è pronta a puntare il dito e dare colpa a genitori incapaci, invece di essere comprensiva e mettersi al fianco di quei genitori per dare una mano a trovare un orientamento al problema.

Ci sono poi gli odiatori sociali che provano a ricavarsi un proprio tornaconto che si costruisce sulle fragilità e debolezze. Ha indicato che quelli più insidiosi avrebbero preso di mira lui e il sindaco di Camerota, Mario Salvatore Scarpitta. A seguito dell’omelia, che ha scosso molto la comunità e di cui si parla ancora a distanza di alcuni giorni, si apprende che sono partite le prime querele da parte di don Gianni. Il sacerdote ha infatti deciso di passare all’azione, chiedendo «tutela rispetto a chi pensa impunemente di poter – a suo avviso – calunniare o diffamare». Da quanto si apprende don Citro avrebbe querelato un avvocato del posto «per diffamazione aggravata e continuata, calunnie e atti persecutori di cyberstalking».

«Vorrei tanto pensare e fare solo cose belle – ha detto don Gianni – ma purtroppo esiste il male, presente tra noi in forme molteplici e va combattuto e arginato. Questo signore da anni mi perseguita, per mezzo dei social, alimentando sentimenti di odio verso la mia persona, ritenendomi pastore di una chiesa che lui non riconosce e non accetta e insultandomi con appellativi irripetibili. Detesta Papa Francesco, i migranti e in generale il progresso del mondo. Ma tutto questo, ora, non è più tollerabile: non si può impunemente, da mattina a sera su un social, offendere il lavoro e la dignità di altri. Si faccia un blog. Dica quello che vuole, ma si faccia aiutare a liberarsi dalla ossessione della mia figura. Mi dispiace ma il piccolo mondo delle sue rabbie è distante anni luce dalla mia visione della realtà presente».

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Da quanto emerge dalla denuncia «l’uomo da circa un decennio sul suo profilo Facebook , in maniera sistematica, pubblica post contro il sacerdote di contenuto diffamatorio, di vario argomento e tutti rivolti a screditare il ruolo ecclesiale di don Gianni e il suo appassionato impegno sociale e culturale a favore dei più giovani e degli ultimi, ritenendolo prete ateo, e alimentando – si legge – una propaganda accanitamente razzista e xenofoba».

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