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Pino Russo affronterà il processo. Il giovane di Camerota dovrà attendere la sentenza in carcere. Il 17 dicembre la prima udienza

di Redazione

Il processo nei confronti di Giuseppe Russo si celebrerà senza passare dalla fase di udienza preliminare davanti al gup. Il pubblico ministero di Sala Consilina ha ritenuto che ci fossero elementi sufficienti per richiedere il giudizio immediato del giovane di Marina di Camerota accusato di violenza carnale ai danni di una trentenne del saprese.

Il Tribunale del Riesame, il 27 ottobre scorso, aveva deciso di confermare la custodia cautelare in carcere di Giuseppe Russo. Ora è stata fissata per il 17 dicembre la prima udienza del processo di primo grado. Angelo Paladino, il legale di Giuseppe Russo, ha dichiarato al giornaledelcilento.it : "Gli ultimi elementi di prova acquisiti non sono assolutamente a sfavore del mio assistito. Anzi, come dimostreremo al processo, sono prove che contribuiscono a dimostrare la sua innocenza. Questo rende ancora più ingiusto, a nostro parere, il fatto che Giuseppe Russo, una persona incensurata, resti in carcere, soprattutto tenendo presente che stiamo parlando di una vicenda molto discutibile, poco chiara."

Non c’è dunque possibilità che il giovane di Camerota possa partecipare al proprio processo in condizioni di libertà. Dovrà attendere la sentenza di primo grado in carcere. Ecco dunque lo scenario. A partire dal 17 dicembre, Pino Russo giovane geometra di Marina di Camerota, assisterà al processo accompagnato dalle guardie carcerarie. Saranno ascoltati dunque i testimoni- quelli dell’accusa e della difesa, e quelli della parte civile. Tra questi ci saranno i periti, anche in questo caso rappresentanti delle varie posizioni al processo. L’accusa dovrà dimostrare che la posizione di Giuseppe Russo prefigura il reato di violenza carnale. Proverà a farlo con le dichiarazioni dei testimoni e gli esami che illustreranno i periti. La difesa invece proverà a smontare il teorema accusatorio, facendo ricorso, anche questa, ai propri testimoni e ad eventuali periti. Non è dato conoscere in questa fase i nomi dei testimoni di entrambi le parti. Il giudice dovrà tenere conto di tutti gli elementi che saranno validi a costituire prova e, in base a questi, emettere la sentenza di primo grado.

I fatti per cui Giuseppe Russo sarà processato risalgono ad una sera di fine luglio della scorsa estate.

Secondo quanto dichiarato dalla donna che ha denunciato ai carabinieri la presunta violenza sessuale, i due già si conoscevano; l’uomo si sarebbe recato quella sera nella casa della donna, situata sulle colline del Golfo di Policastro, lontano dal centro abitato. Appena entrato nell’abitazione della trentenne, l’uomo l’avrebbe afferrata e violentata, poi avrebbe minacciato la donna di ritorsioni nel caso avesse raccontato a qualcuno l’accaduto. L’avvocato difensore di Russo ha riferito a più riprese che si tratterebbe di una macchinazione, che l’uomo sarebbe stato incastrato.

A sostegno di tale posizione, Angelo Paladino aveva sottolineato una decina di giorni fa la necessità di fare luce su "una vicenda che ha molti lati oscuri, a cominciare dalla verifica riguardante la personalità della denunciante e le esperienze che l’hanno vista protagonista nel passato"

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