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Il porto è ancora incompleto. E per i danni della mareggiata del marzo 2008, chi è responsabile?

di Redazione

Il comune di Camerota è senza ombra di dubbio caratterizzato da numerose questioni irrisolte che contribuiscono a rimandare costantemente ad un futuro indefinito quelle che sono le prospettive di crescita economica e sociale del territorio. Il comparto dei lavori pubblici è un esempio di come le inefficienze e i ritardi si rigenerino in maniera quasi autoreferenziale. Per abitudine, quasi. Si potrebbe dire che sprecare soldi e tempo sia ormai una delle attività caratterizzanti il folklore del luogo; forse un giorno gli antropologi studieranno con stupore questo esotico rito propiziatorio, questa innata capacità di trascinarsi dietro i problemi irrisolti e, se possibile, di amplificarli fino a renderli cronici. In uno dei capitoli centrali di quello che potrebbe essere un romanzo grottesco, è descritta l’incredibile situazione del porto di Marina di Camerota.

Da sempre soggetta al problema dell’insabbiamento e, secondo quanto afferma Orlando Laino, attuale vicesindaco, "troppo piccola e con pochi posti barca", l’area portuale di Camerota era da tempo soggetta a ipotesi di interventi migliorativi e, addirittura, espansivi. Così, nel 2007 vengono attuati dei lavori che, in teoria, avrebbero dovuto risolvere i problemi "storici" del porto. Nella realtà le cose sono andate un po’ diversamente. L’intervento previsto dai progettisti era sembrato, a diversi tecnici e a chi conosce bene il porto di Marina di Camerota, quantomeno discutibile poichè, in pratica, veniva meno la chiusura che prima era garantita dall’angolatura di uno dei bracci del porto. Questo, però, senza che fosse contemplato un relativo allungamento del molo di sopraflutto. Con tali minacciose premesse si è giunti al 25 marzo del 2008, allorchè una serie di mareggiate di una certa rilevanza hanno messo a nudo tutti i limiti e l’improponibilità dell’intervento: nel porto c’erano delle onde. Davanti agli occhi increduli e rabbiosi di tanta gente del posto, il moto ondoso ha provocato diversi danni alle imbarcazioni, un pontile è stato praticamente divelto. Dopo questo clamoroso fattaccio, per evitare altri disastri, è stato costruito il cosiddetto pennello, una barriera di scogli posizionata in senso trasversale, in modo da garantire un minimo di sicurezza per le imbarcazioni e le persone, per far si che l’area in questione si potesse ancora provare a definire un porto. Questa misura salvifica adottata in piena emergenza è però, a livello burocratico-amministrativo, illegittima. Anche per questo, da tempo i lavori nel porto sono fermi; come riferito da tecnici del settore, da pescatori, da cittadini e forse anche da un passante cieco e da un ortaggio, ancora oggi il porto è incompleto, non sicuro. Necessita dunque, ancora, di altri interventi che garantiscano e sanciscano una volta per tutte la messa in sicurezza.

L’intervento è stato progettato e poi eseguito grazie ad un finanziamento comunitario di oltre due milioni di euro. La situazione, come detto, è ferma e non pare risolvibile nel giro di poco tempo. E c’è qualcuno che parla del rischio, per il Comune, di dover addirittura restituire i fondi ottenuti.

Nell’ambito dello scorso Consiglio Comunale svoltosi a Camerota, l’opposizione ha presentato delle istanze a riguardo, chiedendo sostanzialmente la verifica delle responsabilità dei danni provocati dalla mareggiata del 2008 e l’ appoggio del consiglio verso una eventuale azione di richiesta dei danni. Antonio Romano, consigliere di opposizione, ex assessore ai lavori pubblici, ha detto: "Questa discussione era già stata portata in consiglio dall’allora opposizione, nel novembre 2007, quando si chiedeva un’azione forte nei confronti dei progettisti. Sono bastate poche mareggiate per evidenziare che l’intervento non è stato progettato in maniera idonea. Il responsabile del procedimento(dell’ufficio tecnico, ndr), su questa partita, non deve avere più tentennamenti. Noi consiglieri, con l’intervento delle autorità preposte, potremmo ritrovarci a pagare per colpe che non abbiamo. Ci prendiamo l’onere degli indirizzi, ma non possiamo assumerci responsabilità riguardanti le fasi progettuali e tecniche. Chiediamo dunque di supportare il responsabile del procedimento rispetto ad un’azione forte di richiesta di risarcimento nei confronti dei responsabili tecnici dei progetti. Anche perchè i tecnici sono tenuti a presentare la copertura assicurativa, per eventuali errori e danni arrecati." Poi Romano ha chiesto di fissare un limite entro il quale il responsabile tecnico del Comune debba riferire in consiglio sulle azioni svolte a riguardo. Il vicesindaco e assessore ai lavori pubblici Orlando Laino, ex delegato alle questioni del porto, dopo aver confermato e rivendicato la sua visione secondo la quale il porto di Camerota va ingrandito e vanno garantiti altri posti barca, sul tema dei danni arrecati da eventuali errori progettuali, ha riferito: "Ora non so a quanto ammontano i danni e di chi precisamente sono le responsabilità. Bisogna verificare. " In consiglio è stato convocato uno dei progettisti dell’intervento "discusso", l’ingegnere Festa, il quale si è detto disponibile a fornire chiarimenti, anche se ha detto: "non so a cosa vi riferite precisamente, parlando di errori progettuali o danni arrecati". Romano ha dunque fatto riferimento all’evidenza dei fatti susseguenti alla mareggiata e alla situazione attuale in cui i dirigenti della società portuale non si assumono la responsabilità di far attraccare le imbarcazioni in quella parte di molo, poichè considerato ancora non in sicurezza. Riguardo alla questione posta da Laino, sull’eventualità che fosse stato realizzato uno studio meteomarino in cui si prevedevano moti ondosi come quello della mareggiata del marzo 2008, il progettista ha affermato: "Si, è stato fatto sia sul progetto esecutivo sia sulle altre integrazioni. E’ stato fatto lo studio, prendendo poi in considerazione la costruzione della scogliera interna(pennello, ndr), come ora è stato fatto, e poi come ulteriore possibilità d’integrazione, rimodulare il molo di sopraflutto. Lo studio è stato fatto dall’università di Napoli, allegato al progetto esecutivo, per ottenere i pareri degli enti che devono attuare il controllo per ciò che riguarda il movimento marino- l’autorità di bacino, nel caso specifico. Tale primo studio è stato fatto in sede di progettazione dopodichè è stato integrato e si è verificato se la realizzazione di una scogliera interna potesse far migliorare una situazione che comunque l’Università di Napoli, già in sede di progetto esecutivo, riteneva idonea."

Dunque, secondo Festa, l’Università di Napoli riteneva "idoneo" il progetto, senza pennello e senza allungamento del molo di sopraflutto, integrazioni presentate successivamente. Poi Laino ha chiesto: "La proposta di prolungare il molo di sopraflutto è stata presa in considerazione?" E il progettista ha risposto: "Sì, già nello studio di fattibilità, che ha dato il via a tutta la procedura, il layout prevedeva un prolungamento banchinato del molo grande. Il problema è che il Nucleo di Valutazione della regione Campania ce l’ha bocciato, per problematiche di carattere paesaggistico e ambientale". Perciò, secondo quanto precisato da Festa, il prolungamento del molo di sopraflutto non è stato possibile progettarlo, poichè era stato presentato nello studio di fattibilità, fase precedente alla progettazione, ma bocciato dalla regione. Così, l’Università di Napoli ha dovuto tenere presente i vincoli paesaggistici e ambientali posti dal Nucleo di Valutazione e da ciò è "emerso un layout portuale, a cui noi ci siamo attenuti per quanto riguarda la progettazione."

La trattazione dell’argomento-porto durante il consiglio comunale ha toccato pure la questione dello stato attuale delle cose e delle prospettive di intervento. "Sono stato alla Regione, siamo in contatto continuo con l’architetto Pinto per la messa in sicurezza del molo di sottoflutto e anche per interventi sul molo di sopraflutto, poichè a causa delle mareggiate ci sono danni ulteriori. Il problema di fondo, ora, è che esistono due progetti presentati per il porto di Camerota: uno è quello su cui è intervenuto l’ingegner Festa e l’altro è quello presentato dall’ingenere Volpe, che per alcuni aspetti va aggiornato. C’è perciò una situazione equivoca che va risolta; si deve avviare in Regione, in breve tempo, un progetto definitivo unico. L’architetto Pinto ci ha detto che ci tiene fermo il finanziamento di 2 milioni e 400 mila euro. E’ urgentissimo presentare il progetto definitivo; abbiamo fatto in modo che di tale progetto se ne faccia carico direttamente la Regione, anche per ciò che riguarda dei pareri che sono complicati da ottenere, attraverso i loro funzionari e tecnici. Nel giro di 20-25 giorni dovrebbe essere definito il progetto." Il sindaco Domenico Bortone ha poi sottolineato la priorità, espressa dalla Regione, di abbandonare la strada delle soluzioni tampone, evitando di continuare a spendere soldi senza risolvere definitivamente il problema. Su questo, Giosuè Saturno, assessore all’Urbanistica: "Per ciò che riguarda il molo, sia la Regione sia la Soprintendenza hanno detto una cosa, fondamentalmente: dovete capire come volete progettare il porto di domani. Si cercherà di omologare i due progetti presentati e di utlizzare i fondi ottenuti prima di tutto per la messa in sicurezza. Una volta che sarà definita la linea definitiva del porto, di conseguenza si deciderà cosa si farà del pennello e tutto il resto."

La discussione sull’argomento è terminata con una sorta di accordo sull’ opportunità di delegare il sindaco per le verifiche del caso e di fissare tempi certi per la verifica delle responsabilità e l’eventuale richiesta di risarcimento ai progettisti o a Dio (non è stato chiarito).

Nel frattempo che si progetta "il porto del futuro", la situazione dei lavori è empiricamente bloccata, anche per la questione del pennello realizzato con urgenza ma senza parere, così come la determinazione delle responsabilità riguardanti il fatto che, il 25 marzo del 2008, il porto di Camerota era diventato una possibile meta per i rari surfisti della zona. O per i collezionisti di scempi pubblici.

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