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Campania ancora in zona rossa. In Italia lunedì prime riaperture

di Redazione

Da lunedì 12 aprile 6 Regioni italiane tornano in zona arancione. Sulla base dei dati del monitoraggio settimanale e delle indicazioni della cabina di regia, il ministro della Salute, Roberto Speranza, si appresta a firmare le ordinanze che alleggeriranno le restrizioni in Lombardia, Piemonte, Toscana, Emilia-Romagna, Calabria e Friuli-Venezia Giulia. Brutte notizie invece per la Sardegna che, dopo essere stata la prima Regione a diventare bianca, ora passa in zona rossa. “La situazione in Europa non è facile. La Francia è in lockdown, la Germania invoca un nuovo lockdown. Da noi le chiusure e le aree rosse delle ultime settimane stanno portando i primi risultati“, aveva commentato questa mattina il ministro Speranza. Gli effetti delle restrizioni introdotte nel mese scorso, infatti, cominciano a consolidarsi sull’andamento dei contagi. Questa settimana, stando al monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità, l’indice Rt nazionale è sceso ancora, passando dallo 0,98 allo 0,92. Si tratta del terzo calo consecutivo. Si abbassa anche l’incidenza dei casi ogni 100mila abitanti che arriva a 185 dai 232 di 7 giorni fa.

Intanto, dalla prossima settimana l’Italia torna a colorarsi prevalentemente di arancione, con la riapertura dei negozi, dei parrucchieri e dei centri estetici – oltre alla possibilità di muoversi liberamente all’interno del proprio Comune – in 16 Regioni italiane. Restano in zona rossa solamente CampaniaValle d’Aosta e Puglia, mentre scattano le misure più restrittive anche in Sardegna. Passa invece in zona arancione, dopo oltre un mese, anche la Lombardia insieme a Piemonte, Toscana, Emilia-Romagna, Calabria e Friuli-Venezia Giulia. Già si trovavano in questa fascia le altre Regioni: Abruzzo, Basilicata, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Sicilia, Umbria, Veneto e Trentino-Alto Adige. Per il ritorno alle zone gialle con la riapertura di bar e ristoranti, però, si dovrà aspettare fine aprile, quando scadrà l’ultimo decreto. L’obiettivo è riportare i contagi quotidiani sotto la soglia di guardia e allentare la pressione sugli ospedali del Paese.

“Il quadro dell’Ue è con Paesi, anche ai nostri confini, che cominciano ad avere aree in rosso scuro, dove l’incidenza cresce, mentre l’Italia si sta schiarendo rispetto alle settimane scorse. La curva epidemiologica in Italia ha infatti raggiunto il plateau“, afferma il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Silvio Brusaferro, nel suo intervento in conferenza stampa sull’analisi dei dati del monitoraggio regionale della Cabina di regia. “C’è una decrescita dei casi nella popolazione generale. L’età media rimane sempre sotto i 50 anni e crescono gli asintomatici“, spiega Brusaferro, aggiungendo che “la decrescita sta coinvolgendo tutte le fasce d’età, inclusi i giovani, tenendo però conto della chiusura delle scuole“. Anche “il dato sull’impatto delle vaccinazione comincia ad essere stabile, c’è un trend costante molto basso di casi tra operatori sanitari“.

Il livello di occupazione nelle terapie intensive “si sta stabilizzando intorno al 41% e siamo quindi arrivati sostanzialmente ad un plateau, così come per le aree mediche. In generale prima si muove l’Rt, poi incidenza e ricoveri e per ultimi si muovono i dati sulla mortalità. Quindi ci attendiamo che inizino a decrescere anche i decessi”. “Anche l’incidenza è sempre elevata e circolano molto le varianti. Quindi bisogna adottare ogni misura utile per il contenimento del contagio”, ricorda comunque Brusaferro. “E’ importante – quindi – procedere verso lo scenario di riaperture che tutti auspichiamo ma con grande cautela e flessibilità”. “In questo contesto non esistono soglie definite per riaprire, ma esistono modelli e indicatori come il numero progressivo di popolazione vaccinata, la circolazione delle varianti e il livello che rende possibile il tracciamento, ovvero 50 casi per 100mila abitanti”.

8 Regioni con Rt sopra 1 – L’Istituto superiore di sanità osserva una diminuzione del livello generale del rischio, con quattro Regioni (Liguria, Puglia, Toscana e Valle d’Aosta) che però hanno ancora un livello di rischio alto. Quindici Regioni hanno una classificazione di rischio moderato (di cui quattro ad alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane), mentre il Veneto e la Provincia Autonoma di Bolzano hanno una classificazione di rischio basso. Otto Regioni hanno un Rt puntuale maggiore di uno. Tra queste, Sardegna e Valle d’Aosta hanno una trasmissibilità compatibile con uno scenario di tipo 3. Sei Regioni hanno invece una trasmissibilità compatibile con uno scenario di tipo 2.

La pressione sugli ospedali – Rimane alto, infine, il numero di Regioni che hanno un tasso di occupazione in terapia intensiva e in aree mediche sopra la soglia critica (15 contro le 14 della settimana precedente). Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale è sopra la soglia critica (41%). Il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è ancora in lieve aumento da 3.716 (30/03/2021) a 3.743 (06/04/2021). Il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale è anche sopra la soglia critica (44%) con un lieve aumento nel numero di persone ricoverate in queste aree: da 29.231 (30/03/2021) a 29.337 (06/04/2021).

L’indice Rt nelle Regioni – La Sardegna registra il valore più alto 1.54, seguita da Valle d’Aosta (1.39) e Sicilia (1.22). Le tre regioni più virtuose sono Friuli Venezia Giulia a 0.79, Emilia Romagna e Molise (entrambe a 0.81).Ecco di seguito la tabella con gli Rt puntuali delle Regioni: Abruzzo 0.89; Basilicata 1.15; Calabria 0.93; Campania 1.19; Emilia-Romagna 0.81; FVG 0.79; Lazio 0.9; Liguria 1.19; Lombardia 0.85; Marche 0.86; Molise 0.81; Piemonte 0.9; PA Bolzano 0.91; PA Trento 0.86; Puglia 1.06; Sardegna 1.54; Sicilia 1.22; Toscana 1.02; Umbria 0.97; Valle d’Aosta 1.39; Veneto 0.96.

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