• Home
  • Attualità
  • Capaccio Paestum, evasione: chiesti i dati di 4.200 aziende

Capaccio Paestum, evasione: chiesti i dati di 4.200 aziende

di Redazione

Verifica della posizione tributaria delle aziende operanti sul territorio di Capaccio Paestum. Un’altra misura messa in campo dall’ufficio Tributi del Comune capaccese per stanare i furbetti che non pagano regolarmente i tributi. L’ufficio ha provveduto a chiedere ad InfoCamere Scpa, Società di informatica delle Camere di Commercio italiane, l’elenco aggiornato delle imprese che abbiano almeno una localizzazione (sede legale o unità locale) nel territorio comunale. Tale elenco, ora acquisito, è formato da 4.189 imprese ed include informazioni relative a ciascuna. I dati acquisiti riportano ogni informazione utile ovvero codice fiscale, partita iva, localizzazione, codice Ateco, mail ed altro.

La comparazione. Con tali riferimenti l’ufficio, retto dal funzionario Antonio Rinaldi, potrà dare avvio alle procedure di incrocio delle banche dati e la comparazione con la posizione tributaria di ognuna. Questo al fine di verificare che tutte siano in regola con il pagamento di Imu, Tari e tutto quanto riferibile alla specifica attività svolta. L’obiettivo dell’amministrazione Alfieri è piuttosto chiaro. È la lotta all’evasione fiscale. L’azione intrapresa dall’ufficio comunale si inserisce nella più ampia attività di contrasto all’evasione ed elusione tributaria che ha portato l’Ente della città dei templi a stanare già migliaia di situazioni illecite su svariate questioni.

I residui attivi. L’obiettivo è riuscire a far rientrare nelle casse comunali quanto più denaro possibile rispetto ai 26 milioni di residui attivi riscontrati. Crediti che l’Ente vanta rispetto a cattivi pagatori, rappresentati da cittadini ed imprese, che per i motivi più diversi non hanno provveduto a versare quanto dovuto.

La prescrizione. E bisogna fare presto a scovare i furbetti, in quanto una volta trascorsi cinque anni dal mancato pagamento, il tutto finirà in prescrizione senza la possibilità di fare alcunché qualora nel frattempo non sia stato notificato apposito riscontro delle mancanze. Un ulteriore step, quella dei dati acquisiti, che potrebbe portare a cogliere nuove aree di illecito dove andare a recuperare tributi non riconosciuti.

I tributi recuperati. Sono ad oggi circa 10 milioni di euro quelli che il Comune è riuscito a recuperare sui residui attivi accumulati negli anni, a partire dal 2014-2015. Oltre ai privati cittadini, anche le strutture ricettive sono attenzionate. Rappresentano coloro che pagano le cifre più importanti: considerando le maggiori volumetrie le quote di Imu e Tari, in particolare, da pagare ogni anno sono per alcune anche a quattro o cinque zeri.

Le attività ricettive. E dagli screening finora effettuati 18 attività alberghiere e 43 società proprietarie o di gestione di strutture ricettive operanti sul territorio comunale sono debitori nei confronti dell’Ente per 3,4 milioni di euro circa. Tutte rischiano la chiusura. Se entro due mesi dalla notifica dovesse permanere il loro stato debitorio, lo Sportello Unico Attività Produttive (SUAP) avvierà la sospensione delle autorizzazioni. La battaglia intrapresa dal comune di Capaccio rischia di fomentare nei prossimi giorni delle polemiche politiche sulle difficoltà economiche che quasi tutte le aziende hanno incontrato in questi due anni a causa del Covid.

©Riproduzione riservata



© Giornale del Cilento - Gerenza

Iscrizione al Tribunale Vallo della Lucania n.580/2009 del 04.09.2019