Carcere Sala Consilina, Paladino: «La chiusura? Morte annunciata»

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«E’ una morte annunciata quella del carcere di Sala Consilina», dice senza mezzi termini Angelo Paladino, avvocato ed ex sindaco del comune capofila del Vallo di Diano, che si è detto «amareggiato» per la soppressione dell’istituto penitenziario. «C’è una responsabilità enorme dell’attuale sindaco e amministrazione. – spiega Paladino in un’intervista al Giornale del Cilento – Il sindaco Cavallone era anche assessore della precedente amministrazione. Sono stato tacciato di terrorismo per aver dato la notizia della chiusura del carcere, quando pochi giorni dopo è arrivata la notifica. E anzichè preoccuparsi del fatto, ci si è preoccupati di averlo detto». 

L’ex amministratore chiarisce subito di non voler fare polemiche, poi aggiunge: «Ma quando loro dicono che dal 2001 (Cavallone era già assessore) l’immobile aveva già necessità di adeguamento, perché hanno aspettato 14 anni per presentare il progetto? Con l’allora ministro della Giustizia, Roberto Castelli già c’era stata un’avvisaglia. Già si paventava la chiusura del carcere». Si riferisce al periodo del governo Berlusconi. 

La storia quindi va avanti da più di dieci anni. «Politicamente, all’epoca, ero assessore provinciale. Riuscimmo a sventare la chiusura, fu sospeso il provvedimento perché la politica si mosse. Ma andavano adeguati i locali», dice l’avvocato. «Purtroppo sono cose annunciate da 14 anni. Sull’accelerazione della spesa, per esempio, – spiega Paladino – il Comune ha avuto 2 milioni di euro. Ma perché l’amministrazione non ha pensato di sistemare le carceri? E’ comunque un’industria economicamente produttiva. Il progetto di adeguamento è stato presentato un mese fa. Tra l’altro senza soldi, perché i 2 milioni li hanno spesi».

E’ duro il giudizio su Cavallone: «Inerzia colpevole, incapacità di dialogare con Ministero. E’ inadueguato per il ruolo che svolge, quello da sindaco E’ stato l’ultimo a sapere della chiusura. Sono molto amareggiato, mi sono svenato sul tribunale di Sala. E potremmo ancora fare molto», dice Paladino. E spiega del caso del tribunale di Vigevano, in provincia di Pavia, soppresso come quello di Sala. «Il sindaco del comune lombardo quando ha visto che il 3 settembre si sono riaperti i termini per un possibile ridisegno della geografia giudiziaria, ha istituito un comitato, facendolo presiedere da persone di alto livello, riunendo parlamentari e consiglio comunale, per chiedere infine il ripristino del tribunale. Cose che ho indicato al sindaco da sempre, ma non ha mai fatto». In conclusione Paladino si spinge oltre con le previsioni. «Sono preoccupato per Vallo della Lucania col tribunale e Salerno con la Corte d’Appello. – dice – il nuovo disegno è più duro: un tribunale per provincia, una corte d’appello per regione. Ma se la politica non reagisce, – conclude – che ci sta a fare?». 

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