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Sei medici e otto infermieri interdetti per 2 mesi, colpito reparto di psichiatria

di Redazione

Evoluzione significativa nell’ambito della drammatica vicenda della morte di Francesco Mastrogiovanni, il maestro elementare di Castelnuovo Cilento trovato morto dopo 4 giorni di ricovero nel reparto di psichiatria dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania. Dal 31 luglio al 4 agosto Mastrogiovanni è stato legato, mani e piedi, al suo letto; è morto, secondo quanto si apprende dall’autopsia, per edema polmonare. Ieri sono arrivati i provvedimenti di interdizione per 14 persone operanti nel reparto di psichiatria: sei dei sette medici e otto dei dodici infermieri sono interdetti dalla professione sanitaria per due mesi. Il provvedimento, emesso da Nicola Marrone, il gip del tribunale di Vallo della Lucania, ha accolto in buona parte la richiesta avanzata dal pubblico ministero, che aveva chiesto l’interdizione per tutti i 19 indagati dell’inchiesta- tutto il reparto, in pratica- dei quali a dicembre si erano svolti gli interrogatori.

Anche il primario del reparto, Michele Di Genio, sarà interdetto, dopo che lo scorso ottobre una commisione d’indagine interna della Asl lo aveva sospeso dall’incarico di direttore del dipartimento di psichiatria.

I provvedimenti sono stati accolti con favore dal comitato "Verità e giustizia per Francesco", un gruppo di amici e parenti di Mastrogiovanni che costantemente chiede che venga fatto di tutto per accertare le dinamiche dei fatti e le responsabilità delle persone coinvolte. Chiedono giustizia, appunto.

In un comunicato stampa diffuso dai carabinieri di Vallo della Lucania, sul quale è riportata la notifica della misura cautelare interdittiva, si legge: "[…] I Sanitari sono risultati, a vario titolo ed in concorso tra loro, essere coinvolti nel decesso di Francesco Mastrogiovanni[…]. I reati rubricati dal GIP che ha emesso le misure, Nicola Marrone, sono sequestro di persona, falso ideologico in atto pubblico e morte come conseguenza di altro delitto (non omicidio colposo e preterintenzionale)"

Nella complessa vicenda della morte di Mastrogiovanni i familiari del "maestro più alto del mondo", come era definito in paese, aspettano di conoscere la verità, oltre che sui drammatici 4 giorni di ricovero, dei quali gli inquirenti hanno potuto visionare la registrazione filmata effettuata da una telecamera interna – il video della tragica agonia, in pratica- anche sull’ordinanza del trattamento sanitario obbligatorio disposta dal sindaco di Pollica, Angelo Vassallo. I familiari della vittima, e non solo, parlano di una misura sproporzionata in relazione all’effettivo stato di salute mentale di Mastrogiovanni. Inoltre: si sottolinea l’anomalia di un Tso firmato dal sindaco di un comune diverso da quello di residenza del maestro. E ancora: diversi componenti del comitato "verità e giustizia per Franco", come l’ex presidente del Parco Giuseppe Tarallo, parlano di un sequestro di persona, riferendosi alle modalità di esecuzione del Tso, al modo con cui Mastrogiovanni fu braccato, sedato e portato in ospedale.

Ci si attende chiarezza e giustizia. "Affinchè non accada mai più", ripetono spesso parenti e amici che fanno parte del comitato. Perchè si accertino le responsabilità sull’atroce morte del del maestro più alto del mondo.

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