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Sospensione di medici e infermieri, slitta la decisione del Riesame

di Redazione

Era attesa per oggi la decisone del tribunale del Riesame di Salerno rispetto al provvedimento di interdizione dalla professione sanitaria che ha interessato 14 tra medici e infermieri del reparto di psichiatria dell’ospedale di Vallo della Lucania; i giudici si sono però riservati cinque giorni di tempo per valutare e decidere.

La sospensione per due mesi dei sanitari è il frutto dell’ordinanza emessa dal gip di Vallo della Lucania, Nicola Marrone, in relazione alla vicenda della morte di Francesco Mastrogiovanni, il 58enne maestro elementare trovato morto lo scorso 4 agosto in un letto del reparto di Psichiatria, dopo essere rimasto legato al letto per il periodo di permanenza nel nosocomio vallese.

L’ordinanza del gip descriveva una situazione caratterizzata da abusi – evidenziati dal video registrato dalle telecamere di sorveglianza- e misure di contenzione non menzionate nella cartella clinica.

Di seguito il link per visionare l’ordinanza con cui il gip di Vallo della Lucania, Nicola Marrone, ha disposto l’interdizione dalla professione sanitaria di 14 tra medici e infermieri del reparto di Psichiatria dell’ospedale di Vallo della Lucania:

http://www.osservatoriosullalegalita.org/10/note/01gen3/2800tsocarcere.htm

Il documento descrive con chiarezza una vicenda dai contorni drammatici e disumani. Per esempio, nella parte in cui il gip elenca i reati per cui i compenenti del reparto sono indagati, si legge che alcuni di essi "agendo in servizio tra loro […] cagionavano la morte di Mastrogiovanni Francesco, deceduto per edema polmonare acuto, segnatamente a seguito della commissione del delitto di sequestro di persona […] e con negligenza, imperizia e imprudenza consistite nel mantenere legato il Mastrogiovanni al letto di degenza con mezzi di contenzione per più di tre giorni, senza alcuna interruzione, senza effettuare alcuna visita di controllo sulle ferite che egli aveva riportato agli arti al corpo a causa della contenzione e senza curare le predette ferite, senza disporre ed effettuare adeguata sorveglianza ed assistenza in modo da interrompere il progressivo stato di prostrazione fisica e psichica del paziente, senza dargli nè cibo nè acqua, ma solo idratandolo con delle flebo, senza slegarlo nemmeno per brevi pause e a singoli arti"

E ancora: "Ciò che è stato compiuto nei confronti di Francesco Mastrogiovanni presso il reparto di Psichiatria dell’ospedale di Vallo della Lucania è avvenuto nei confronti di una persona inerme e indifesa, che si trovava sotto l’effeto di potenti sedativi e tale gravissima violazione dei diritti civili di un cittadino è avvenuta senza nessuna ragione, nemmeno apparente."

Sull’andazzo generale riscontrato nel reparto di Psichiatria, si legge:

"L’accertamento di ripetuti e costanti falsi in cartella clinica relativi all’applicazione di mezzi di contenzione nei confronti dei pazienti rende evidente, cioè, che le condotte abusive erano poste in essere confidando nella circostanza che detti pazienti potessere ritenere leciti tali tipi di trattamenti e che essi, comunque, fossero in una situazione di tale difficoltà e disagio sociale da non lamentarsi del trattamento ricevuto. Se a tutto ciò si aggiunge la possibilità di invocare una (presunta) scarsa credibilità di pazienti affetti da malattie psichiatriche appare evidente che gli abusi potevano essere compiuti confidando nella quasi certezza di non essere chiamati a risponderne."

Di seguito, un articolo apparso su Il Mattino lo scorso 10 febbraio, relativo a ciò che hanno dichiarato i legali dei sanitari sospesi.

«L’ordinanza del gip contiene lacune e fa di tutta l’erba un fascio, ma le posizioni di medici e infermieri sono differenti». A ribadirlo è l’avvocato Carmine Giovine, uno dei difensori dei 14 sanitari indagati per il caso Mastrogiovanni e sospesi dalla professione per due mesi. Un provvedimento su cui il 22 febbraio si pronuncerà il Tribunale della libertà di Salerno, a cui è stato presentato ricorso. «Sono fiducioso in una decisione favorevole del riesame, almeno per quanto riguarda il mio assistito, che è un infermiere», aggiunge Giovine che, con la collega Giuliana Veneroso, rappresenta uno dei sanitari interdetti. E spiega: «Gli infermieri sono semplici esecutori, che non possono intervenire su quanto disposto dai medici, compresa la contenzione. Va anche differenziata la posizione del personale di notte, perché applica una terapia che decisa di giorno, quando l’equipe sanitaria è al completo». Il difensore palesa, inoltre, l’esistenza di un problema procedurale. «Gli infermieri – rimarca Giovine – non hanno ricevuto alcun avviso prima dell’esecuzione dell’autopsia, che è un atto irripetibile e dunque non utilizzabile nei loro confronti, altrimenti sarebbe leso il diritto alla difesa. Senza contare che l’ordinanza del gip non risponde alla consulenza medico-legale e psichiatrica presentata dalla difesa, che confuta i consulenti della Procura evidenziando che la morte non è stata causata dalla contenzione ma da una causa improvvisa». Anche sulle ipotesi di accusa il difensore è critico. «Il sequestro di persona – dice – è un reato contestato con una costruzione ingegneristica e fantasiosa». Della vicenda giudiziaria parla anche uno dei difensori del direttore di dipartimento dell’ex Asl Sa 3, Michele Di Genio. «Il dottor Di Genio – spiega l’avvocato Antonio Fasolino – è stato nel reparto di Psichiatria solo per 58 secondi. Si trovava in ospedale per motivi familiari, non ha visto le cartelle cliniche e ha solo attraversato quel reparto, salutando il prof che, come si vede dal video, gli sorride e gli dà la mano. In quel momento infatti non era legato, ma aveva una contenzione blanda, per cui poteva sedersi e stendere la mano. È una pratica assolutamente compatibile con l’assunzione di psicofarmaci. Serve, anzi, a evitare che il paziente cada mentre è in terapia». Il legale precisa anche il ruolo ricoperto dal suo assistito. «Il dottor Di Genio – rimarca Fasolino – era il direttore di dipartimento, non il primario del reparto, che è una struttura semplice dove si assegnano le deleghe di volta in volta».

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