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Venerdì conclusi gli ultimi interrogatori di garanzia, deciderà il gip Marrone

di Redazione

Venerdì scorso si è svolta la seconda giornata di interrogatori degli indagati nella vicenda della morte di Francesco Mastrogiovanni, il maestro elementare di Castelnuovo Cilento deceduto dopo aver trascorso gli ultimi quattro giorni della sua vita legato ad un letto del reparto di psichiatria, nell’ospedale di Vallo della Lucania. Il sit-in organizzato dal comitato "Verità e giustizia per Francesco Mastrogiovanni" ha continuato la sua azione di richiesta di verità e di accertamento delle responsabilità, dinanzi al tribunale di Vallo della Lucania, mentre all’interno sono stati ascoltati diversi componenti del personale medico e paramedico del reparto di psichiatria. Giuseppe Galzerano, componente del comitato, ha sottolineato la necessità di fare chiarezza e ritiene che "ci siano delle gravissime responsabilità dei medici e anche di chi ha ordinato il trattamento sanitario obbligatorio. E’ venuto alla luce il fatto che non è stato eseguito correttamente e che, probabilmente, non era neanche il caso di attuare un provvedimento del genere". Galzerano ha attaccato in tal senso il sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, che ha firmato il Tso, soprattutto in relazione ad una presunta richiesta da parte della famiglia di Mastrogiovanni riguardo al tso. Richiesta smentita dai familiari del maestro. Grazia Serra, nipote di Mastrogiovanni, ha riferito: "Sono stata in ospedale il giorno prima della sua morte e ho chiesto ad un medico informazioni sullo stato di salute di mio zio. Ho chiesto se c’erano dei miglioramenti, che cura stava seguendo, se si alimentava. Il medico mi ha detto che erano esagerate le mie preoccupazioni, che mio zio stata riposando e che doveva riposare er un’altra decina di giorni e che avrebbe seguito una terapia idonea. Non ho avuto la possibilità di vederlo, il medico mi ha detto che era meglio non vederlo perchè doveva continuare a riposare come stata riposando. Non mi è stato detto niente della contenzione, non sapevo come era tenuto mio zio in ospedale."

Articolo pubblicato su "Il fatto quotidiano" del 13 dicembre:

Mastrogiovanni, il filmato delle ultime ore.

Sconvolgenti immagini nel video dell’agonia del maestro anarchico.

Il video è a colori, di buona qualità. In basso a destra un orologio indica il giorno e l’ora delle immagini. Francesco Mastrogiovanni appare sedato. E’ accompagnato da tre persone che presumibilmente hanno partecipato all’esecuzione del Tso( Trattamento Sanitario Obbligatorio) disposto nei suoi confronti dal sindaco di Pollica. E’ a torso nudo, ha indosso solo il pantaloncin o azzurro col quale si stava godendo il mare di San mauro Cilento. Quando entra in barella nel reparto di psichiatria di Vallo della Lucania sono le 12 e 33 del 31 luglio scorso. Viene legato al letto alle 14 e 26: gli vengono applicate ai polsi e alle caviglie le fascette di contenzione sanitaria. E’ una contenzione non particolarmente stretta: riesce ad alzarsi sulla schiena diverse volte. Si agita. E’ nervoso. Non verrà più slegato fino alla morte, avvenuta nelle prime ore del 4 agosto. Ma è battaglia processuale sull’ora esatta del decesso, fondamentale per stabilirne le cause e individuarne eventuali responsabilità.

La degenza di Mastrogiovanni e la sua agonia è integralmente ripresa in 65 file video memorizzati dal sistema di video sorveglianza interno e masterizzati in un dvd allegato all’inchiesta aperta dal pm di Vallo della LucaniaFrancesco Rotondo, che ha chiesto la sospensione dall’incarico di 7 medici e 12 infermieri, in pratica il personale sanitario dell’intero reparto, per omicidio colposo, sequestro di persona, lesioni e maltrattamenti. Venerdì si sono conclusi gli interrogatori di garanzia, il gip Nicola Marrone deciderà nei prossimi giorni. Le accuse si fondano su una perizia autoptica dei consulenti del pm, il medico legale Adamo Maiese e lo psichiatra Giuseppe Ortano, secondo la quale la morte del maestro elementare di Castelnuovo Cilento è avvenuta all’1.46 del 4 agosto, e non alle 7.20 come riportato sulla cartella clinica, e sarebbe stata causata da un’edema polmonare scatenato dalla posizione innaturale in cui il maestro è stato costretto a lungo, con le mani e le caviglie legate al letto. Ma il medico legale Giuseppe Consalvo e lo psichiatra Giuseppe Lupo, consulenti di 7 indagati, tra cui il direttore del dipartimento di salute mentale dell’Asl salernitana Michele Di Genio, hanno depositato una controperizia di 47 pagine per dimostrare che Mastrogiovanni si sarebbe spento qualche ora più tardi dell’1 e 46 "per morte improvvisa da verosimile preesistente cardiopatia aritmogena, ignota e non preliminarmente evidenziabile". Una morte comunqe non causata dalla contenzione al letto ospedaliero.

Il Fatto quotidiano è riuscito a visionare il filmato. che da solo non è sufficiente a chiarire le cause della morte del maestro, anzi, sembra suscitare nuovi dubbi e interrogativi. Il sistema di videosorveglianza di psichiatria del San Luca, costato all’Asl di Salerno circa 13 mila euro. è un piccolo gioiello tecnologico. Le immagini vengono riprese e memorizzate grazie ad un software in grado di gestire fino a 16 telecamere. Ma per il reparto ne sono sufficienti nove. Una per ogni stanza, una per lo spazio comune dove i pazienti ossono incontrare i familiari. mastrogiovanni arriva pochi minuti prima dell’orario di visita dei parenti dei degenti. Infatti alle 12 e 59 le telecamere riprendono un gruppo di persone entrare e recarsi presso lo spazio comune, dove sono attese da una paziente. Epure i familiari di Mastrogiovanni sostengono di aver subìto il divieto di visitare il maestro e di non essere riusciti nemmeno a portargli un ricambio. Mastrogiovanni morirà con addosso un pannolone, perchè dopo un pò il costume era diventato lercio.

Ricoverato nella stanza "coperta" dalla telecamera 5, Mastrogiovanni viene poi spostato nella stanza monitorata dalla telecamera 6. Era il paziente più irrequieto, dicono i sanitari, pertanto gli infernieri preferivano averlo proprio di fronte alla loro camera di lavoro. Ed è lì che muore nella notte tra il 3 e il 4 agosto. All’1 e 46, dicono i periti del pm. Ma sul video si vede Mastrogiovanni agitarsi e dimenarsi fin quasi alle 2. E alle 2 e 32 si vede il maestro muovere la bocca. Poi piomba in quello che sembra un sonno profondo. O forse la morte. "Mastrogiovanni è morto per cause e in orario diversi da quelli indicati dai periti del pm- sostengono i periti degli indagati- perchè la morte per edema polmonare viene preceduta da rantoli, sbuffi e bava, e di questo non c’è traccia nel video e perchè alle 7 e 35 i sanitari praticano sull’uomo un’iniezione di flebocortid (un rianimatore, ndr), che viene ricevuto in vena. Se Mastrogiovanni fosse morto sei ore prima, il medicinale non sarebbe stato ricevuto e si sarebbe verificato un edema da farmaco."

Pubblichiamo di seguito la lettera che Vincenzo Serra, cognato di Franco Mastrogiovanni, ha inviato a Silvia D’Onghia de "Il Fatto", in relazione all’articolo precedente, pubblicato ieri sul quotidiano.

"Gent.ma d.ssa D’Onghia, sono Vincenzo Serra , il cognato di Francesco Mastogiovanni.

L’articolo su "Il Fatto Quotidiano" di oggi (13/12/2009) è qualcosa di SCONCERTANTE sia per le foto pubblicate – con i segni visibili della contenzione fisica (che si è aggiunta a quella farmacologica) – e sia per il pensiero ivi espresso da Vincenzo Iurillo.

Nonostante la pubblicazione delle foto con i segni della tortura cui è stato sottoposto Francesco, il giornalista de "Il Fatto Quotidiano" nell’articolo di oggi, riporta stranamente ed esclusivamente la tesi difensiva degli indagati che mira a confutare la perizia disposta dal P.M. circa l’ora e la causa della morte.

NON UN CENNO alle dichiarazioni della nipote Grazia Serra (figlia di chi scrive) che si è recata presso il reparto per far visita allo zio e del comportamento tenuto nei confronti dal medico di turno. Segnalo il link con il video dell’intervista ( Grazia viene intervistata nella seconda parte del video). http://www.youtube.com/watch?v=nnjzcldXOvY&feature=player_embedded

Assieme a Grazia c’era anche il fidanzato ed entrambi hanno riferito al PM.
E dall’articolo, sia pure in modo discreto, sembra che i familiari abbiano abbandonato Francesco nel reparto a differenza di altri familiari che sono ripresi dal video.
In quel reparto per i primi due o tre giorni non fanno entrare nessun parente. E’ una prassi invalsa e dimostrabile.

NON UN CENNO al fatto che la contenzione cui è stato sottoposto Francesco -all’ingresso ore 13 circa di sabato 31 Luglio e fino alla scoperta della sua morte ore 7,30 del 4 Agosto 2004- non è stata autorizzata per iscritto dal responsabile del reparto, non è stata annotata sulla cartella clinica, non è stato effettuato alcun monitoraggio come prescrivono le linee guida.
Per queste ultime, ogni 15, 30 minuti devono essere oggetto di monitoraggio le funzioni vitali del degente sottoposto a contenzione e di tale monitoraggio deve restare documentazione. L’assenza di tali atti e comportamenti è un FATTO GRAVE come afferma lo psichiatra del Fatebenefratelli di Milano, dr. Claudio Mencacci in un’intervista rilasciata a corriere.it qualche giorno dopo la morte di Francesco.

Vi segnalo il link e vi prego di ascoltare la parte finale dove il medico psichiatra Claudio Mencacci si riferisce al caso concreto e il dr. Mencacci certamente non ha ricevuto alcun incarico o compenso da parte della famiglia per quell’intervista! http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&vxChannel=Dall%20Italia&vxClipId=2524_cc74acb2-8da6-11de-ac5b-00144f02aabc&vxBitrate=300

Quello che più ci addolora è il fatto che Il Fatto Qutidiano abbia pubblicato le foto con i segni visibili della tortura assieme all’esposizione della tesi difensiva degli indagati. Come comitato siamo rimasti sconcertati e sorpresi. E’ come se nel caso Stefano Cucchi con la pubblicazione delle foto di Stefano martoriato fosse stata riportata soltanto la versione dei responsabili della morte del povero Stefano.
Eppure Vincenzo Iurillo era in possesso di documentazione giudiziaria riguardante altri casi di morte avvenuta in quel reparto e che si sono conclusi con l’archiviazione.
Ci auguriamo che Il Fatto Quotidiano (quotidiano che il prof. Giuseppe Tarallo – autorevole componente del nostro comitato – legge per primo ogni mattino) – dopo i coraggiosi articoli del 17, 18 e 19 novembre 2009 non sposi definitivamente la tesi degli indagati, ma in tal caso almeno non siamo pubblicate le foto con i segni della tortura subita per quattro giorni da Francesco.

Noi come comitato contineremo perchè Francesco ottenga giustizia e MAI PIU’ (come abbiamo scritto nello striscione dei nostri sit-in) La prego di capire il mio stato d’animo.

Cordali saluti Vincenzo Serra (cognato di Francesco)"

 

 

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