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Al via il processo nei confronti del giovane di Camerota, sentiti diversi testimoni dell’accusa. Lungo interrogatorio alla donna

di Redazione

Nella giornata di giovedì è cominciato il processo che vede imputato Giuseppe Russo, accusato di violenza sessuale nei confronti di una donna originaria della zona di Sapri. La prima udienza del procedimento giudiziario di primo grado, che dovrà far luce su una vicenda che sembra ancora tutt’altro che chiara e ben delineata, si è svolta presso il Tribunale di Sala Consilina, rigorosamente a porte chiuse. Il processo è entrato subito nel vivo; sono stati sentiti, difatti, gran parte dei testimoni presentati dall’accusa. Tra questi, sono stati interrogati i carabinieri che hanno effettuato le prime indagini, anche per capire in che modo sono stati analizzati i tabulati telefonici e se dalle ultime verifiche risultassero delle incoerenze rispetto a ciò che aveva dichiarato la parte lesa subito dopo il fatto; tutto ciò tenendo presente pure le telefonate effettuate dalla donna nel giorno stesso in cui si sarebbe svolta la violenza. La difesa, in proposito, ritiene che ci siano state delle omissioni nei tabulati e che, in generale, la prima parte delle indagini sia stata portata avanti in maniera sbrigativa, incompleta e "non ortodossa"; il legale di Russo, Angelo Paladino, al giornaledelcilento.it aveva parlato di mancanze nella parte delle anagrafiche e, in relazione a ciò che emergerebbe dalle integrazioni fatte poi su richiesta della difesa stessa, del coinvolgimento di "altre persone" nell’evolversi della vicenda- probabilmente proprio rispetto alla fase iniziale delle indagini.

La fase cruciale della densa e lunghissima udienza di giovedì, durata quasi 12 ore, è stato un approfondito interrogatorio della donna che, secondo quanto ha denunciato, sarebbe stata violentata la sera del 27 luglio scorso, nella sua abitazione posta sulle colline del Golfo di Policastro, lontana dal centro abitato. La donna avrebbe sostanzialmente confermato il racconto fatto ai carabinieri, supportato dall’impianto accusatorio sostenuto dal pm Rinaldi, secondo il quale Giuseppe Russo, giunto a casa sua poco dopo le 23, avrebbe subito fatto violenza su di lei e poi l’avrebbe minacciata di ritorsioni nel caso in cui avesse parlato dell’accaduto con qualcuno. Secondo quanto riferito dall’avvocato di Russo, la donna, durante le deposizioni, "sarebbe caduta in alcune evidenti contraddizioni" e avrebbe reso l’idea di una "drammatizzazione" fittizia. Per questo, la difesa si è definita soddisfatta dello svolgimento di questa prima fase del processo.

La prossima udienza, fissata per il prossimo 4 febbraio, vedrà le testimonianze di diversi testi della difesa e, probabilmente, aggiungerà altri elementi importanti nella direzione di un completamento di un quadro che appare ancora da "spiegare" fino in fondo.

Il giovane imputato, originario di Camerota, sarà di nuovo visitato tra qualche giorno, in carcere, in modo da appurarne le condizioni fisiche e psichiche. Il tribunale deciderà se sussistano i presupposti per concedere i domiciliari a Russo; su tale possibilità il suo avvocato si è detto fiducioso.

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