Caso usura a Camerota, il giudice: ecco perchè ho assolto Vincenzo Siani

L’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’usura «non è stata riscontrata nei fatti» perché «ogni rapporto commerciale veniva riportato dall’indagato nelle scritture contabili della propria società». In 26 pagine il giudice del tribunale di Vallo della Lucania, Valeria Campanile, spiega, punto per punto, perché ha assolto Vincenzo Antonio Siani dalle accuse di ‘associazione a delinquere finalizzata all’usura, usura in concorso e continuata’. L’imprenditore di Marina di Camerota, difeso dall’avvocato Franco Maldonato, aveva scelto il giudizio con rito abbreviato.

Dopo la sentenza di assoluzione il giudice che ne ha sancito l’ innocenza «per non aver commesso il fatto» interviene anche sul movente. «La difesa dell’imputato, anche mediante relazione del consulente, ha fornito giustificazione degli assegni incassati da Siani Vincenzo Antonio, contestati nei capi di imputazione. – ha scritto il giudice -. Ciò che occorre sottolineare fin da ora è che dalla complessiva ricostruzione dei fatti, anche alla luce della documentazione fornita dalla difesa, emerge l’insussistenza della partecipazione di Siani nel delitto associativo contestato a Siani in concorso con Domingo Troccoli e Domenico Siani e insieme a Siani Domenico e Siani Antonia e quindi l’insussistenza stessa dei contestati delitti associativi per il venire meno del numero minimo di affiliati necessario per la configurabilità dell’associazione a delinquere. Risulta insussistente anche il delitto 644». 

«Dalla relazione tecnica – spiega il giudice nella sentenza – è emerso che gli assegni sono stati emessi nell’ambito di un rapporto commerciale tra i due (Domingo Troccoli e Vincenzo Siani) che dava origine a debiti del primo nei confronti del secondo che provvedeva a riportare nel libro giornale della Siani le fatture relative al sorgere del credito con il Troccoli e le somme ricevute a saldo». Secondo il giudice «la documentazione prodotta è idonea a giustificare gli assegni versati da Troccoli a Siani e non vi è motivo per discostarsi da tale ricostruzione. Del resto non sarebbe verosimile che l’imputato avesse registrato nelle scritture contabili della propria società le quote ricevute quale fondatore di un’associazione a delinquere emettendo per le stesse persino le relative fatture».

Inoltre, secondo il giudice, i singoli assegni «sono somme troppo esigue per considerarsi compatibili con i profitti di associazione a delinquere. Tutto era regolarmente registrato nelle scritture contabili. Per il giudice anche gli assegni girati dagli altri imputati erano crediti di forniture di materiale edile, come risulta dall’estratto del giornale contabile della Siani srl».

Siani dunque non è colpevole per il giudice che lo ha assolto «per non aver commesso il fatto», ma ci sono ancora otto persone (attualmente sette, uno è deceduto) sotto processo con l’accusa a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata all’usura. L’imprenditore di Marina di Camerota era stato arrestato nel 2012 insieme ad altre otto persone. Tutti i particolari dell’inchiesta

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