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Il fratello accusa il Pd: «Sarebbe vivo se lo avessero candidato»

di Biagio Cafaro

Da vivo nella polvere, da morto sugli altari. Viene spontaneo commentare così la puntata di domenica scorsa di Presa diretta di Riccardo Iacona su RaiTre intitolata La bella politica dedicata ad Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica barbaramente ucciso la sera del 5 settembre scorso mentre stava rientrando a casa. Da vivo Angelo Vassallo non era tenuto in grande considerazione dal suo partito, il Pd, e di questo soffriva molto. Proprio nell’ultima intervista, quindici giorni prima di essere ucciso, rilasciata al Corriere del Mezzogiorno, diceva, elogiando Vendola e la Lega: «I rappresentanti del Pd sia a livello provinciale che regionale sono distanti anni luce dai cittadini, sono distanti persino da noi sindaci. I segretari? Amendola Landolfi sono sempre arrabbiati. Se continua così, il Pd è destinato a morire» . Da morto invece Angelo Vassallo è diventato un’icona del Partito democratico al punto che il suo nome campeggia nell’intitolazione orgogliosa di più d’un circolo.
Eppure, l’ha ricordato a Presa diretta il suo vicesindaco Stefano Pisani, c’era stato un tentativo per farlo candidare alle politiche del 2008 nel Pd. Tentativo rimasto tale. «A sua insaputa— racconta Pisani— tre tra i suoi più stretti collaboratori, Gabriella Mazziotti, Eugenio Lombardi e il sottoscritto, ci rivolgemmo alla segreteria di Veltroni indicando il suo nominativo per quel rinnovamento della classe dirigente così auspicato da Veltroni. In un contatto molto formale e asettico ci dissero di mandare un curriculum un book fotografico. Inviammo prima una mail e poi un plico cartaceo con il corriere. Non abbiamo mai ricevuto una risposta. Quando comunicammo questa nostra iniziativa ad Angelo lui s’arrabbiò, non la condivise, la considerò un modo per non rispettare le gerarchie all’interno del partito. Poi però commentò ridendo: ’ E che cazzo, almeno a rispondere. Che partito di merda!’» . Da Roma il più stretto collaboratore di Veltroni replica: «Abbiamo fatto tutte le ricerche: la lettera a noi non è mai arrivata» . Aggiunge che se all’epoca la sollecitazione avesse avuto un carattere d’urgenza, cioè per allontanare dal territorio un possibile bersaglio della criminalità organizzata, «è ovvio che non ci si sarebbe limitati ad una semplice lettera» .
Il collaboratore di Goffredo Bettini -che in questo momento è lontano dall’Italia -spiega: «Se l’abbiamo ricevuta, la lettera è stata una tra le migliaia che nelle settimane di preparazione delle liste sono state indirizzate alla direzione del partito. Ma posso dire con certezza che nessuna segnalazione particolare è stata fatta e, del resto, Veltroni, Dario Franceschini e Bettini si occupavano solo delle teste di lista, cioè di coloro che si sarebbe candidato nei primi, secondi posti. Per il resto, ovviamente, toccava alle segreterie regionali e provinciali decidere» . La parola dunque passa al deputato Tino Iannuzzi che all’epoca era segretario regionale del Pd: «Non ho saputo niente di questa richiesta di candidatura— dice— una risposta anche se negativa doveva comunque esserci, quest’atteggiamento mi sembra quantomeno irrispettoso nei confronti di Vassallo» . E il consigliere regionale Antonio Valiante, alla cui scuola politica il sindaco-pescatore si era formato, ribadisce quanto già detto in tivù ad Iacona: «Vassallo sarebbe stato un buon candidato, purtroppo con questa legge elettorale deputati e senatori non vengono espressi dai territori ma dai vertici di partito» . Di tutto ciò Angelo Vassallo era ben consapevole e per questo motivo, come ha riferito in tv il fratello Dario, medico a Roma, «era nauseato dalla politica» . «Il Pd — aggiunge Dario Vassallo — non l’ha mai favorito, l’ha sempre osteggiato» . Il sindaco-pescatore diceva che «la Lega è un partito che sta in mezzo alla gente, perché sa intercettare le esigenze dei cittadini» . E provocatoriamente aggiungeva che ormai in Italia era diventata «l’unica speranza» .
Cinque mesi sono ormai trascorsi dalla sera tragica dell’omicidio e anche se il procuratore capo Franco Roberti ribadisce che «abbiamo il dovere di dispiegare tutte le nostre energie e le nostre forze per ottenere non solo l’accertamento dei responsabili, ma anche le ragioni per cui è stato ucciso il sindaco Angelo Vassallo» . Dario è molto scettico che si riesca davvero a catturare mandanti e assassini del fratello. «Le piste sono due o tre e l’una esclude l’altra, finora abbiamo proiettato tanti film» , osserva. «Di una cosa però sono convinto al cento per cento: se Angelo avesse avuto quella carica politica alla quale lui stesso aspirava in Parlamento oggi sarebbe ancora vivo. Avete forse visto negli ultimi anni ammazzare un onorevole? La politica per me è diventata una schifezza totale, ha lasciato completamente solo lui che politico non era. Si sforzava di essere un buon amministratore in una terra dove prima di lui la politica era intesa solo come scambio di favori, faceva il suo dovere da uomo semplice, senza grandi mezzi a disposizione. Non si era arricchito, a volte io gli portavo le camicie che non indossavo più. Perché l’hanno ammazzato? Perché in Italia quello che dava più fastidio era mio fratello Angelo» .

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