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	<title>Cybersecurity | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>Minori sul web: diritti e protezioni, dalle regole sulla privacy alla sicurezza online</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/minori-sul-web-diritti-e-protezioni-dalle-regole-sulla-privacy-alla-sicurezza-online/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 12:57:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Sentenze e Giurisprudenza]]></category>
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					<description><![CDATA[Internet è diventato uno spazio quotidiano per bambini e adolescenti: studio, comunicazione, intrattenimento e socialità passano sempre più spesso attraverso smartphone, tablet e piattaforme digitali. Accanto alle opportunità offerte dalla [...]]]></description>
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<p>Internet è diventato uno spazio quotidiano per bambini e adolescenti: studio, comunicazione, intrattenimento e socialità passano sempre più spesso attraverso smartphone, tablet e piattaforme digitali. Accanto alle opportunità offerte dalla rete crescono però anche le esigenze di tutela, soprattutto quando sono coinvolti i minori.</p>



<p>La protezione dei più giovani online riguarda diversi aspetti: dalla privacy alla diffusione delle immagini, dal cyberbullismo ai rischi legati ai contatti con sconosciuti, fino alla necessità di educare a un uso consapevole degli strumenti digitali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Privacy e dati personali</h2>



<p>Uno dei temi centrali è la gestione dei dati personali. Le informazioni condivise online – fotografie, video, posizione, interessi, dati di registrazione – possono lasciare una traccia digitale difficile da cancellare.</p>



<p>La normativa europea sulla protezione dei dati, il <strong>Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR)</strong>, prevede una tutela specifica per i minori e stabilisce regole sul trattamento dei dati personali dei ragazzi. In particolare, per alcuni servizi della società dell&#8217;informazione il consenso dei minori è soggetto a condizioni particolari e gli Stati membri possono stabilire un&#8217;età minima, entro i limiti previsti dal regolamento.</p>



<p>In Italia il quadro è collegato anche alle norme nazionali sulla privacy e al ruolo dell&#8217;autorità garante per la protezione dei dati personali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Foto e video dei minori: il diritto alla riservatezza</h2>



<p>La pubblicazione di immagini che ritraggono bambini e ragazzi è uno degli argomenti più discussi. Una fotografia condivisa online può essere copiata, modificata o diffusa oltre il controllo iniziale.</p>



<p>Il principio generale è la tutela dell&#8217;interesse del minore: prima di pubblicare immagini che lo riguardano è necessario valutare il rispetto della sua riservatezza e, quando richiesto, ottenere i consensi previsti dalla legge.</p>



<p>Anche nelle famiglie cresce l&#8217;attenzione sul fenomeno dello &#8220;sharenting&#8221;, cioè la condivisione frequente da parte dei genitori di contenuti sui propri figli.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cyberbullismo e comportamenti online</h2>



<p>Il cyberbullismo rappresenta una delle principali aree di attenzione. Offese, minacce, diffusione di contenuti senza consenso e isolamento digitale possono avere conseguenze importanti sulla vita dei ragazzi.</p>



<p>In Italia la legge n. 71 del 2017 ha introdotto disposizioni specifiche per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo, prevedendo strumenti di tutela per i minori e interventi nelle scuole.</p>



<p>Tra le possibilità previste c&#8217;è anche la richiesta di rimozione dei contenuti ritenuti lesivi della dignità del minore attraverso le procedure stabilite dalla normativa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Social network e limiti di età</h2>



<p>Le piattaforme digitali prevedono generalmente limiti di età per l&#8217;iscrizione ai servizi. Queste regole hanno l&#8217;obiettivo di proteggere i minori dalla raccolta di dati, dall&#8217;esposizione a contenuti non adatti e da interazioni potenzialmente rischiose.</p>



<p>La sola presenza di un limite anagrafico, però, non elimina il problema: per questo la sicurezza digitale passa anche dall&#8217;educazione, dal dialogo familiare e dalla capacità dei ragazzi di riconoscere situazioni problematiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo della famiglia e della scuola</h2>



<p>La tutela dei minori online non riguarda soltanto il controllo degli strumenti, ma soprattutto la formazione. Imparare a scegliere cosa condividere, proteggere le proprie password, riconoscere tentativi di manipolazione e chiedere aiuto sono competenze fondamentali.</p>



<p>Anche la scuola ha un ruolo importante nell&#8217;educazione alla cittadinanza digitale, promuovendo consapevolezza, rispetto degli altri e conoscenza dei propri diritti.</p>



<p>La rete è ormai parte integrante della vita dei più giovani. La sfida non è soltanto limitare i rischi, ma costruire una cultura digitale in cui libertà, responsabilità e protezione possano convivere.</p>



<p>Per bambini e adolescenti il web può essere uno spazio di crescita e apprendimento, a condizione che siano garantiti strumenti adeguati, regole chiare e attenzione costante ai diritti fondamentali della persona.</p>
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		<title>Da Napoli parte la sfida globale agli hacker: nasce Nexplore, la tecnologia che può salvare miliardi di dati dagli attacchi informatici</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/da-napoli-parte-la-sfida-globale-agli-hacker-nasce-nexplore-la-tecnologia-che-puo-salvare-miliardi-di-dati-dagli-attacchi-informatici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 12:38:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
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					<description><![CDATA[Parte da Napoli una nuova offensiva tecnologica contro gli hacker e il cybercrime internazionale. Una sfida che punta a contrastare uno dei fenomeni più costosi e pericolosi dell’economia digitale contemporanea: [...]]]></description>
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<p>Parte da Napoli una nuova offensiva tecnologica contro gli hacker e il cybercrime internazionale. Una sfida che punta a contrastare uno dei fenomeni più costosi e pericolosi dell’economia digitale contemporanea: la perdita, il blocco o la compromissione di enormi quantità di dati causati ogni anno da ransomware e attacchi informatici. Un’emergenza globale che coinvolge aziende, banche, ospedali, infrastrutture strategiche e pubbliche amministrazioni in tutto il mondo e che genera danni economici per miliardi di euro.</p>



<p>In questo scenario nasce Nexplore, il nuovo servizio sviluppato dalla partnership tra NetCom Group, società di ingegneria con quartier generale a Napoli e sedi in tutta Italia e in diversi Paesi del mondo, ed Esplores, realtà tecnologica italiana fondata nel 2018 da Angelo Khatib dopo oltre dieci anni di esperienza maturata nel settore dei Big Data.</p>



<p>L’obiettivo è ambizioso: consentire ad aziende e istituzioni di recuperare, ricostruire e valorizzare il proprio patrimonio informativo anche quando questo risulta frammentato, disperso tra sistemi differenti o compromesso da un attacco informatico. In altre parole, fornire uno strumento capace di intervenire proprio dove i cyber criminali cercano di colpire più duramente: il patrimonio dei dati.</p>



<p>Quando un attacco informatico colpisce un’organizzazione, infatti, il danno più grave non è soltanto il blocco temporaneo dei sistemi. Sempre più spesso ransomware e gruppi criminali riescono a cifrare, cancellare o rendere inutilizzabili informazioni essenziali, paralizzando attività produttive, servizi pubblici e processi decisionali.</p>



<p>Oggi i dati aziendali non risiedono più in un unico archivio. Sono distribuiti tra database, piattaforme cloud, software gestionali, sistemi ERP e CRM, e-mail, documenti e applicazioni sviluppate nel corso degli anni. Una complessità che spesso rappresenta un limite operativo, ma che può trasformarsi in una risorsa strategica quando è necessario recuperare rapidamente informazioni critiche.</p>



<p>Nexplore nasce proprio per affrontare questa sfida. A differenza dei tradizionali sistemi basati sulla centralizzazione dei dati all’interno di Data Lake o Data Warehouse, la piattaforma utilizza un approccio definito “Connect, don’t Collect”, collegando le diverse sorgenti informative senza duplicarle o spostarle.</p>



<p>«Le grandi organizzazioni si trovano spesso con enormi quantità di informazioni distribuite tra sistemi diversi e sviluppati in epoche differenti», spiega Angelo Khatib, founder e CEO di Esplores. «Il nostro obiettivo è consentire alle aziende di esplorare immediatamente il proprio patrimonio informativo senza dover spostare o replicare i dati».</p>



<p>La tecnologia alla base di Nexplore utilizza avanzate funzionalità di Data Exploration, Discovery e Federation, consentendo di individuare rapidamente informazioni distribuite tra sistemi differenti, ricostruire relazioni tra dati apparentemente scollegati e recuperare una parte significativa del patrimonio informativo compromesso.</p>



<p>Il cuore della piattaforma è rappresentato dal sistema di Cross Exploration &amp; Discovery, capace di analizzare contemporaneamente dati strutturati e non strutturati, individuando connessioni, duplicazioni, contenuti sensibili e correlazioni spesso invisibili ai sistemi tradizionali.</p>



<p>La collaborazione tra NetCom ed Esplores nasce dall’incontro tra competenze complementari. Da una parte l’esperienza maturata da Esplores nell’enterprise data management e nella gestione federata dei dati; dall’altra la solidità industriale e ingegneristica di NetCom Group, attiva da anni nei settori ad alta innovazione e fortemente impegnata nello sviluppo di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale.</p>



<p>«Con Nexplore mettiamo a disposizione del mercato una piattaforma che unisce capacità di analisi avanzata, governance del dato e intelligenza artificiale», sottolinea Domenico Lanzo, presidente di NetCom Group. «L’obiettivo è aiutare imprese e istituzioni a trasformare i dati in un vero patrimonio strategico, migliorando resilienza, competitività e capacità decisionale. La collaborazione con Esplores ci consente di offrire una soluzione innovativa, unica nel suo genere, che guarda al futuro della gestione intelligente delle informazioni».</p>



<p>Sul fronte dell’AI la sinergia tra le due realtà è destinata a rafforzarsi ulteriormente. La piattaforma è infatti in continua evoluzione per sfruttare le potenzialità dell’intelligenza artificiale nella generazione di insight, nell’individuazione di pattern nascosti, nell’analisi predittiva e nell’identificazione automatica di correlazioni tra dati eterogenei.</p>



<p>Il risultato è la costruzione di una vera Single Source of Truth, una visione unificata del patrimonio informativo aziendale capace di trasformare dati frammentati in conoscenza utilizzabile.</p>



<p>In un’epoca in cui gli attacchi cyber rappresentano una minaccia quotidiana per imprese e istituzioni, la capacità di sapere dove si trovano i dati, come sono collegati tra loro e come recuperarli rapidamente può fare la differenza tra una semplice emergenza informatica e una crisi capace di compromettere il futuro di un’organizzazione. Da Napoli arriva una risposta tecnologica che punta a trasformare questa sfida in una nuova opportunità di resilienza e sicurezza digitale.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il diritto all&#8217;oblio non perdona la lentezza della rete: e il danno si presume</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-diritto-alloblio-non-perdona-la-lentezza-della-rete-e-il-danno-si-presume/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Studio Labonia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 16:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Sentenze e Giurisprudenza]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[La permanenza online di notizie ormai superate, inesatte o comunque fortemente lesive della reputazione personale continua a rappresentare uno dei temi più delicati del diritto dell’informazione. La Corte di Cassazione [...]]]></description>
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<p>La permanenza online di notizie ormai superate, inesatte o comunque fortemente lesive della reputazione personale continua a rappresentare uno dei temi più delicati del diritto dell’informazione.</p>



<p>La Corte di Cassazione è tornata ad affrontare il rapporto tra diritto di cronaca, diritto all’oblio e responsabilità per il ritardo nella rimozione dei contenuti dal web.</p>



<p>La pronuncia assume particolare rilievo perché chiarisce che il danno derivante dalla mancata tempestiva cancellazione o deindicizzazione di notizie invalidanti non è automatico, ma può essere riconosciuto anche attraverso presunzioni fondate su elementi concreti.</p>



<p>Il diritto all’oblio non comporta una cancellazione indiscriminata delle informazioni, soprattutto quando sussista un interesse pubblico alla conoscibilità della notizia. Tuttavia, quando l’informazione diventa non più attuale e produce un pregiudizio sproporzionato alla persona coinvolta, il gestore del sito o comunque il soggetto tenuto alla gestione del contenuto deve intervenire entro tempi ragionevoli.<br>Uno degli aspetti più interessanti della decisione riguarda il tema della prova del danno. I giudici hanno precisato che il risarcimento non può derivare automaticamente dalla semplice permanenza online della notizia. Non basta, quindi, dimostrare il ritardo nella rimozione per ottenere automaticamente un indennizzo economico.</p>



<p>Allo stesso tempo, però, la Corte ha riconosciuto che il danno alla reputazione, all’immagine o alla vita privata può essere provato anche in via presuntiva. In altre parole, il giudice può desumere l’esistenza del pregiudizio da circostanze oggettive, come la diffusione del contenuto, la facilità di reperimento tramite motori di ricerca, la gravità delle informazioni pubblicate o le conseguenze sociali e lavorative ragionevolmente prevedibili.</p>



<p>Si tratta di un passaggio molto importante, perché spesso il danno reputazionale digitale è difficile da dimostrare in modo diretto. Non sempre esistono prove documentali immediate di occasioni lavorative perse o relazioni compromesse. La lesione può manifestarsi in modo silenzioso ma costante, soprattutto in un contesto in cui una semplice ricerca online consente di associare immediatamente il nominativo della persona a fatti negativi o giudiziari.</p>



<p>La sentenza conferma dunque l’esigenza di un equilibrio tra libertà di informazione e tutela della dignità personale. Internet non può trasformarsi in un archivio eterno capace di condannare indefinitamente una persona al peso di vicende passate, soprattutto quando siano venuti meno attualità e interesse pubblico concreto.</p>



<p>Per operatori dell’informazione, gestori di siti e piattaforme digitali, la decisione rappresenta anche un richiamo alla tempestività nella gestione delle richieste di rimozione o aggiornamento dei contenuti. Ignorare o ritardare tali interventi può infatti esporre a responsabilità risarcitorie, purché il danno venga adeguatamente allegato e desumibile anche attraverso presunzioni gravi, precise e concordanti.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Tecnologia: assistenti vocali, cosa ascoltano davvero e come viene gestita la privacy</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/tecnologia-assistenti-vocali-cosa-ascoltano-davvero-e-come-viene-gestita-la-privacy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 14:12:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Life]]></category>
		<category><![CDATA[cybersicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Domotica]]></category>
		<category><![CDATA[smart life]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli assistenti vocali sono ormai diffusi in milioni di case e dispositivi, dagli smartphone agli smart speaker, e hanno cambiato il modo in cui gli utenti interagiscono con la tecnologia [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Gli assistenti vocali sono ormai diffusi in milioni di case e dispositivi, dagli smartphone agli smart speaker, e hanno cambiato il modo in cui gli utenti interagiscono con la tecnologia quotidiana. Ma resta centrale il tema della privacy e di ciò che questi sistemi “ascoltano” davvero.</p>



<p>Dispositivi come Amazon Alexa, Google Assistant e Apple Siri non registrano continuamente le conversazioni nel senso comune del termine, ma sono progettati per rilevare una parola di attivazione (wake word). Solo dopo questo comando vocale i sistemi iniziano a inviare l’audio ai server per l’elaborazione delle richieste.</p>



<p>Le aziende produttrici spiegano che brevi frammenti audio possono essere comunque registrati prima dell’attivazione per migliorare il riconoscimento della parola chiave, ma tali funzioni sono generalmente disattivabili o regolabili nelle impostazioni della privacy.</p>



<p>Il tema è stato più volte oggetto di attenzione da parte delle autorità per la protezione dei dati personali e degli organismi di cybersicurezza, che sottolineano la necessità di trasparenza sull’uso delle registrazioni e sulla loro eventuale conservazione. In Europa, il quadro normativo di riferimento è il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), che stabilisce principi di minimizzazione e controllo da parte dell’utente.</p>



<p>Gli esperti ricordano che il punto centrale non è un ascolto continuo indiscriminato, ma la gestione dei dati dopo l’attivazione del dispositivo e le eventuali attività di miglioramento dei sistemi di riconoscimento vocale o personalizzazione dei servizi.</p>



<p>Per ridurre i rischi, le autorità di cybersicurezza come l’ENISA consigliano di controllare regolarmente le impostazioni di privacy, disattivare il microfono quando non necessario, eliminare periodicamente le registrazioni salvate e verificare i permessi concessi alle applicazioni collegate.</p>



<p>In un contesto di crescente diffusione della smart home, la fiducia degli utenti dipende sempre più dalla trasparenza dei sistemi e dalla consapevolezza nell’utilizzo delle tecnologie vocali, che restano strumenti utili ma da gestire con attenzione sul piano della sicurezza e della protezione dei dati personali. </p>



<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Cybersecurity: come proteggersi dagli attacchi ransomware, le indicazioni degli esperti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cybersecurity-come-proteggersi-dagli-attacchi-ransomware-le-indicazioni-degli-esperti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 14:09:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli attacchi ransomware continuano a rappresentare una delle principali minacce informatiche per cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. Si tratta di un tipo di malware che cifra i dati presenti sui [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Gli attacchi ransomware continuano a rappresentare una delle principali minacce informatiche per cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. Si tratta di un tipo di malware che cifra i dati presenti sui dispositivi o sulle reti informatiche, rendendoli inaccessibili e chiedendo un riscatto per ripristinarne l’accesso.</p>



<p>Secondo le indicazioni dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e dell’ENISA, la prevenzione resta lo strumento più efficace per ridurre il rischio di infezione e limitare i danni in caso di attacco.</p>



<p>Tra le principali misure raccomandate figura l’adozione di backup regolari e offline dei dati, conservati in sistemi non costantemente connessi alla rete, così da poter ripristinare rapidamente le informazioni compromesse senza cedere a richieste di riscatto. Fondamentale anche l’aggiornamento costante di sistemi operativi, software e dispositivi di sicurezza, per ridurre le vulnerabilità sfruttate dagli aggressori.</p>



<p>Un altro elemento centrale è la protezione degli accessi attraverso l’autenticazione a più fattori (MFA), che aggiunge un ulteriore livello di sicurezza oltre alla semplice password. Gli esperti sottolineano inoltre l’importanza della formazione degli utenti, spesso primo bersaglio delle campagne di phishing utilizzate per veicolare i ransomware.</p>



<p>Particolare attenzione deve essere posta all’apertura di allegati e link sospetti, soprattutto se provenienti da mittenti sconosciuti o inattesi. Le campagne malevole, spiegano gli specialisti, sfruttano sempre più tecniche di ingegneria sociale per indurre l’utente ad azioni inconsapevoli.</p>



<p>In caso di attacco, le linee guida raccomandano di isolare immediatamente i sistemi compromessi dalla rete, evitare qualsiasi pagamento del riscatto e contattare tempestivamente le autorità competenti e i responsabili della sicurezza informatica per attivare le procedure di risposta agli incidenti.</p>



<p>La crescente diffusione di questi attacchi rende quindi fondamentale un approccio strutturato alla cybersecurity, basato su prevenzione, consapevolezza e tempestività di intervento. </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dentro la cultura hacker: tra innovazione, open source e sicurezza informatica</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dentro-la-cultura-hacker-tra-innovazione-open-source-e-sicurezza-informatica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 12:43:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando si parla di “hacker”, nell’immaginario comune si pensa spesso a intrusioni informatiche e criminalità digitale. In realtà il termine ha un’origine molto più ampia e, in parte, positiva: la [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quando si parla di “hacker”, nell’immaginario comune si pensa spesso a intrusioni informatiche e criminalità digitale. In realtà il termine ha un’origine molto più ampia e, in parte, positiva: la <strong>cultura hacker</strong> nasce come filosofia legata alla curiosità tecnologica, alla condivisione della conoscenza e alla sperimentazione nei sistemi informatici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalle origini al MIT: il significato autentico di “hacker”</h2>



<p>Il concetto di hacker si sviluppa tra gli anni ’60 e ’70 negli ambienti universitari statunitensi, in particolare al Massachusetts Institute of Technology (MIT), dove gruppi di studenti e ricercatori iniziano a esplorare i sistemi informatici mainframe con l’obiettivo di comprenderne il funzionamento e migliorarli.</p>



<p>Secondo la definizione storica riportata da numerose fonti accademiche e divulgative, un hacker non è necessariamente un criminale informatico, ma una persona che utilizza creatività e competenze tecniche per “spingere oltre i limiti” di un sistema, spesso in modo non convenzionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I principi della cultura hacker</h2>



<p>La cultura hacker si fonda su alcuni principi chiave, spesso riassunti in documenti e manifesti tecnici diffusi fin dagli anni ’80 e ’90 nella comunità informatica: <strong>Accesso libero all’informazione</strong>, <strong>condivisione della conoscenza</strong>, <strong>decentralizzazione</strong>, <strong>meritocrazia tecnica</strong>, <strong>sfidare i sistemi chiusi e proprietari</strong>.</p>



<p>Questi valori hanno influenzato profondamente lo sviluppo di Internet e del software moderno, contribuendo alla nascita del movimento open source.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Hacker “white hat”, “black hat” e “grey hat”</h2>



<p>Con l’evoluzione della tecnologia, il termine hacker ha assunto anche una connotazione legata alla sicurezza informatica.</p>



<p>Oggi si distinguono generalmente tre categorie: <strong>White hat (hacker etici):</strong> professionisti della sicurezza che individuano vulnerabilità per correggerle , <strong>Black hat:</strong> attori malevoli che sfruttano falle informatiche per fini illeciti e <strong>Grey hat:</strong> figure intermedie che operano in modo non autorizzato ma senza intenti necessariamente criminali</p>



<p>Questa distinzione è ormai centrale nel mondo della cybersecurity e nelle strategie di difesa digitale di aziende e istituzioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’impatto sulla tecnologia moderna</h2>



<p>La cultura hacker ha avuto un ruolo decisivo nello sviluppo di tecnologie oggi fondamentali. Il sistema operativo Linux, ad esempio, nasce proprio all’interno della filosofia open source e della collaborazione tra sviluppatori indipendenti.</p>



<p>Anche la nascita del web stesso è legata a una visione aperta della conoscenza digitale, promossa da comunità tecniche che vedevano nella rete uno strumento di accesso universale alle informazioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Hacker e cybersecurity: una relazione complessa</h2>



<p>Nel contesto contemporaneo, la figura dell’hacker è centrale anche nella sicurezza informatica globale. Le aziende tecnologiche e le istituzioni pubbliche collaborano sempre più spesso con hacker etici per testare sistemi e prevenire attacchi.</p>



<p>Secondo il rapporto annuale di diverse agenzie di cybersecurity internazionali, gli attacchi informatici sono in costante aumento, rendendo la figura dell’hacker etico una componente strategica nella protezione delle infrastrutture digitali.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Come riconoscere una truffa online: segnali, tecniche e difese</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/come-riconoscere-una-truffa-online-segnali-tecniche-e-difese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 13:15:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
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					<description><![CDATA[Le truffe online sono oggi una delle forme di criminalità informatica più diffuse in Europa e in Italia. Secondo le principali agenzie di cybersecurity, gli attacchi basati su ingegneria sociale [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le truffe online sono oggi una delle forme di criminalità informatica più diffuse in Europa e in Italia. Secondo le principali agenzie di cybersecurity, gli attacchi basati su ingegneria sociale ( in particolare il phishing ) continuano a crescere grazie all’uso combinato di email, SMS, social network e, più recentemente, strumenti basati sull’intelligenza artificiale.</p>



<p>La facilità con cui i criminali riescono a imitare comunicazioni ufficiali rende sempre più difficile distinguere un messaggio autentico da uno fraudolento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cos’è una truffa online</h2>



<p>Con “truffa online” si indicano tutte quelle attività fraudolente realizzate attraverso internet con l’obiettivo di sottrarre dati personali, credenziali bancarie o denaro.</p>



<p>Le forme più comuni includono: phishing (email o messaggi falsi che imitano banche o servizi), smishing (truffe via SMS), vishing (truffe telefoniche), siti web falsi che imitano piattaforme reali, offerte di investimento o guadagno rapido non affidabili. Secondo l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, la maggior parte degli attacchi riusciti non sfrutta falle tecniche, ma errori umani: distrazione, urgenza percepita e fiducia mal riposta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I segnali più comuni di una truffa</h2>



<p>Gli esperti di sicurezza informatica indicano alcuni elementi ricorrenti che possono aiutare a identificare un tentativo di frode.</p>



<h3 class="wp-block-heading">1. Urgenza e pressione psicologica</h3>



<p>Messaggi che invitano ad agire immediatamente (“il tuo conto sarà bloccato”, “rispondi entro 24 ore”) sono spesso un segnale d’allarme. La pressione serve a ridurre la capacità di verifica dell’utente.</p>



<h3 class="wp-block-heading">2. Mittente sospetto o imitato</h3>



<p>Gli indirizzi email possono sembrare autentici a prima vista, ma spesso contengono variazioni minime (caratteri aggiunti, domini simili ma non ufficiali).</p>



<h3 class="wp-block-heading">3. Link non coerenti</h3>



<p>Passando il cursore sul link (senza cliccare) è possibile verificare se l’indirizzo web corrisponde davvero all’ente dichiarato. I siti fraudolenti spesso imitano graficamente quelli reali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">4. Errori linguistici o traduzioni approssimative</h3>



<p>Molte truffe automatiche contengono ancora errori grammaticali o frasi poco naturali, anche se l’uso dell’intelligenza artificiale sta migliorando questo aspetto.</p>



<h3 class="wp-block-heading">5. Richieste di dati sensibili</h3>



<p>Banche, istituzioni e servizi affidabili non chiedono mai password, codici OTP o dati completi della carta via email o SMS.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le tecniche più utilizzate oggi</h2>



<p>Le truffe online sono diventate più sofisticate grazie alla combinazione di social engineering e automazione.</p>



<p>Tra le tecniche più diffuse:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>clonazione di siti bancari o e-commerce</li>



<li>messaggi apparentemente inviati da corrieri o servizi di consegna</li>



<li>finte offerte di lavoro o investimenti</li>



<li>profili social falsi che instaurano fiducia nel tempo</li>



<li>utilizzo di intelligenza artificiale per imitare tono e stile di comunicazione</li>
</ul>



<p>Secondo il rapporto annuale dell’European Union Agency for Cybersecurity, l’aumento delle truffe digitali è strettamente legato alla crescente digitalizzazione dei servizi e all’uso massivo di dispositivi mobili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa fare se si sospetta una truffa</h2>



<p>Gli esperti raccomandano alcune azioni immediate:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>non cliccare su link sospetti</li>



<li>non fornire dati personali o bancari</li>



<li>verificare sempre tramite canali ufficiali (sito o numero della banca/ente)</li>



<li>aggiornare antivirus e sistemi di sicurezza</li>



<li>segnalare il tentativo di frode alle autorità competenti</li>
</ul>



<p>In Italia è possibile rivolgersi alla Polizia Postale, punto di riferimento per la segnalazione dei reati informatici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’impatto dell’intelligenza artificiale</h2>



<p>Un elemento nuovo è l’uso dell’IA generativa per creare messaggi sempre più credibili. Le truffe possono oggi imitare lo stile di scrittura di aziende reali o persino di persone conosciute, aumentando il rischio di inganno.</p>



<p>Questo rende ancora più importante sviluppare una “consapevolezza digitale” di base, soprattutto tra utenti meno esperti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La prevenzione resta la migliore difesa</h2>



<p>Nonostante la crescente sofisticazione degli attacchi, la maggior parte delle truffe può essere evitata con attenzione e buone pratiche digitali. La regola principale rimane semplice: diffidare delle comunicazioni inattese che richiedono azioni urgenti o dati personali. In un contesto in cui la vita quotidiana è sempre più digitale, la sicurezza online diventa una competenza essenziale quanto quella informatica o finanziaria.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Dal Cilento all’innovazione europea: Antonio Pagnotto nel comitato del Polo nazionale droni</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dal-cilento-allinnovazione-europea-antonio-pagnotto-nel-comitato-del-polo-nazionale-droni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 08:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia e Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[antonio pagnotto]]></category>
		<category><![CDATA[italia tech communication]]></category>
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					<description><![CDATA[Antonio Pagnotto, imprenditore originario di Bellosguardo (SA), CEO e fondatore di ItaliaTech Communications Srl, è stato nominato membro del Comitato Tecnico Scientifico del Polo Nazionale Droni, realtà nazionale impegnata nei [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Antonio Pagnotto, imprenditore originario di Bellosguardo (SA), CEO e fondatore di ItaliaTech Communications Srl, è stato nominato membro del Comitato Tecnico Scientifico del Polo Nazionale Droni, realtà nazionale impegnata nei settori innovazione, UAS/UAM, aerospace, cybersecurity e tecnologie strategiche.</p>



<p>Una nomina che rappresenta un importante riconoscimento professionale per un giovane imprenditore cilentano che negli anni ha sviluppato un percorso internazionale nel settore delle telecomunicazioni strategiche, cybersecurity, mission critical systems e tecnologie dual use, costruendo un ecosistema imprenditoriale tra Italia, Romania e Serbia attraverso il gruppo ItaliaTech.</p>



<p>Il Comitato Tecnico Scientifico del Polo Nazionale Droni riunisce figure provenienti dal mondo aerospace, ricerca, innovazione, industria, difesa e università, con l’obiettivo di favorire sviluppo tecnologico, cooperazione e nuove progettualità nei settori strategici del futuro.</p>



<p>«<em>Per me rappresenta un grande onore poter entrare a far parte di un contesto composto da autorevoli professionalità e competenze</em> &#8211; dichiara Antonio Pagnotto. &#8211; <em>Questa nomina rappresenta non solo un importante traguardo professionale, ma soprattutto una responsabilità e un’opportunità di contribuire alla crescita di un ecosistema europeo sempre più orientato verso innovazione, cybersecurity, aerospace e tecnologie strategiche</em>.»</p>



<p>Classe 1989, associato Federmanager e membro delle realtà associative Confindustria Romania e Confindustria Serbia, Pagnotto opera da anni nei settori cybersecurity, telecomunicazioni strategiche e innovazione tecnologica europea, promuovendo progetti e collaborazioni internazionali tra Italia e area balcanica.</p>



<p>Tra le iniziative recentemente avviate vi è anche il progetto “Rome Aerospace &amp; Cyber Forum”, evento internazionale dedicato ai temi aerospace, cyber, telecomunicazioni strategiche e tecnologie dual use, che si terrà a Roma il 15 ottobre 2026 presso Spazio Europa – David Sassoli, promosso da ItaliaTech Communications in collaborazione con il Polo Nazionale Droni.</p>



<p>«<em>Credo fortemente nella necessità di creare connessioni tra impresa, innovazione, ricerca e visione internazionale</em> &#8211; conclude Pagnotto. &#8211; <em>Anche dai territori del Sud Italia possono nascere percorsi imprenditoriali capaci di dialogare con ecosistemi europei e tecnologie strategiche del futuro.</em>»</p>



<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Cybersicurezza, accordo tra Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e Guardia di finanza per rafforzare prevenzione e difesa dagli attacchi informatici</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cybersicurezza-accordo-tra-istituto-poligrafico-e-zecca-dello-stato-e-guardia-di-finanza-per-rafforzare-prevenzione-e-difesa-dagli-attacchi-informatici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 13:04:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[accordo istituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[attacchi informatici]]></category>
		<category><![CDATA[cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[cybersicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[difesa cyber]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[guardia di finanza]]></category>
		<category><![CDATA[IPZS]]></category>
		<category><![CDATA[Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[protezione dati]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza informatica]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[È stato siglato un accordo di collaborazione tra l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e la Guardia di finanza nel campo della cybersicurezza, con l’obiettivo di rafforzare le attività di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>È stato siglato un accordo di collaborazione tra l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e la Guardia di finanza nel campo della cybersicurezza, con l’obiettivo di rafforzare le attività di prevenzione e protezione contro gli attacchi informatici, valorizzando le competenze e le capacità operative delle due istituzioni.</p>



<p>L’intesa è stata sottoscritta dall’amministratore delegato di IPZS, Michele Sciscioli, e dal capo di Stato Maggiore del Comando Generale della Guardia di finanza, generale di divisione Giuseppe Arbore. L’accordo prevede lo scambio di informazioni utili a prevenire e contrastare incidenti informatici nei rispettivi ambiti di competenza, oltre allo sviluppo di iniziative congiunte di sensibilizzazione sui temi della sicurezza informatica.</p>



<p>È inoltre prevista la condivisione di report e analisi sulle tecnologie di prevenzione e difesa dalle minacce cyber, con particolare attenzione all’evoluzione degli strumenti di protezione. L’intesa include anche la partecipazione reciproca a momenti formativi ed eventi dedicati, finalizzati al potenziamento delle competenze specialistiche e all’aggiornamento continuo sui rischi informatici e sulle strategie di difesa.</p>
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		<item>
		<title>Regione Campania, online il nuovo portale: più servizi digitali e trasparenza</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/regione-campania-online-il-nuovo-portale-piu-servizi-digitali-e-trasparenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 12:02:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[regione campania]]></category>
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					<description><![CDATA[È online da oggi il nuovo portale istituzionale della Regione Campania. Il progetto, presentato questa mattina a palazzo Santa Lucia, segna una tappa fondamentale nel percorso di trasformazione digitale dell’Ente, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>È online da oggi il nuovo portale istituzionale della Regione Campania. Il progetto, presentato questa mattina a palazzo Santa Lucia, segna una tappa fondamentale nel percorso di trasformazione digitale dell’Ente, con l’obiettivo di semplificare l’interazione tra istituzione e cittadini attraverso una piattaforma moderna, inclusiva e sicura.</p>



<p>Il nuovo portale nasce da una completa riprogettazione dell’architettura delle informazioni:<strong>una struttura chiara e intuitiva, costruita intorno alle esigenze degli utenti</strong>. Il design responsive assicura una navigazione fluida su ogni dispositivo: desktop, tablet e smartphone. L’intero impianto segue rigorosamente le Linee guida di design dei siti della Pubblica Amministrazione, assicurando accessibilità e inclusione digitale.</p>



<p>Tra le principali innovazioni, l’<strong>interoperabilità dei dati</strong>. L’integrazione con il sistema documentale “Sinfonia Atti”, consente la pubblicazione automatica di decreti, delibere e determine nelle sezioni “Casa di Vetro” e “Amministrazione Trasparente”. Un processo che riduce il margine di errore, assicura aggiornamenti continui e rende la consultazione più semplice e immediata.</p>



<p>Nel corso della conferenza stampa è stata evidenziata la centralità del&nbsp;<strong>Catalogo dei servizi digitali&nbsp;</strong>. Avviato nel 2022 con 20 servizi, oggi conta&nbsp;<strong>253 servizi digitali&nbsp;</strong>e oltre 140 procedimenti interamente digitalizzati. I numeri confermano il successo dell’iniziativa: circa 390.000 domande telematiche acquisite e oltre 1,63 miliardi di euro gestiti dai servizi che erogano contributi economici. Estremamente positivo è anche il riscontro degli utenti: il&nbsp;<strong>90%&nbsp;</strong>dei circa 37.600 cittadini che hanno risposto ai questionari di customer satisfaction si dichiara soddisfatto dell’esperienza d’uso e la consiglierebbe ad altri.</p>



<p>La&nbsp;<strong>cybersicurezza&nbsp;</strong>rappresenta un pilastro del percorso di innovazione. L’infrastruttura regionale si fonda su un data center qualificato dall’Agenzia per la cybersicurezza nazionale. La Regione Campania, riconosciuta come CSIRT (Computer Security Incident Response Team), sottopone ogni sistema a rigorose verifiche prima della messa online, estendendo gli standard di protezione anche agli enti del territorio che aderiscono agli accordi di cooperazione.</p>



<p>&#8220;Un passo avanti decisivo nella costruzione di un ecosistema digitale regionale. Con il nuovo portale siamo ancora più vicini a cittadini e imprese, offrendo uno strumento chiaro, operativo e realmente interattivo.&nbsp;</p>



<p>La piattaforma nasce per semplificare l’accesso ai servizi, migliorare la trasparenza e favorire un dialogo diretto con gli utenti.&#8221; ha dichiarato l&#8217;<strong>assessore alla transizione digitale Vincenzo Maraio</strong>.</p>



<p>“Il nuovo portale istituzionale rappresenta un passaggio fondamentale nel percorso di modernizzazione della Regione Campania. Non si tratta solo di uno strumento tecnologico, ma di un modo diverso di concepire il rapporto tra istituzioni e cittadini: più semplice, più trasparente, più accessibile. Stiamo investendo nell’innovazione digitale per migliorare la qualità dei servizi e avvicinare l’Amministrazione alle Persone”, così il<strong>presidente della Regione Campania Roberto Fico</strong>.</p>
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		<item>
		<title>I siti truffa che rimandano a casinò non autorizzati: è allarme gioco illegale online</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/i-siti-truffa-che-rimandano-a-casino-non-autorizzati-e-allarme-gioco-illegale-online/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 20:18:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[gioco illegale]]></category>
		<category><![CDATA[siti truffa]]></category>
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					<description><![CDATA[Non servono siti dall’aspetto losco per finire nel gioco illegale online. Oggi il rischio per i consumatori può passare anche da domini autorevoli, familiari e percepiti come affidabili, che ospitano [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non servono siti dall’aspetto losco per finire nel gioco illegale online. Oggi il rischio per i consumatori può passare anche da domini autorevoli, familiari e percepiti come affidabili, che ospitano pagine, recensioni o confronti in grado di indirizzare gli utenti verso casinò non autorizzati in Italia.&nbsp;Il fenomeno assume i contorni di una trappola digitale: la fiducia nel sito ospitante diventa il ponte che spinge verso operatori sospetti, privi delle tutele previste dal circuito legale e potenzialmente collegati a pratiche scorrette o&nbsp;<strong>vere e proprie truffe online.</strong></p>



<p>A ricostruire il fenomeno è una nuova analisi di&nbsp;<em>Truffa.net</em>, portale specializzato in informazione e prevenzione delle truffe online e offline, che ha preso in esame anche il caso di Bitcoin.com, uno dei domini più noti dell’ecosistema crypto. Il caso è emblematico perché mostra come il problema non riguardi soltanto siti sconosciuti o apertamente dedicati al gambling, ma possa emergere anche all’interno di&nbsp;<strong>portali nati per parlare di tecnologia, crypto, gaming o intrattenimento.</strong></p>



<p>Il meccanismo è semplice.&nbsp;L’utente atterra su una pagina ospitata da un dominio noto, legge un contenuto che appare informativo o comparativo, e viene poi indirizzato verso piattaforme di gioco senza concessione ADM. In questo passaggio si crea un cortocircuito di fiducia:&nbsp;<strong>il sito appare rassicurante,</strong>&nbsp;ma il risultato finale può essere l’esposizione a operatori fuori regola, dove bonus e promesse commerciali possono trasformarsi in prelievi negati, conti bloccati, vincite non pagate e denaro difficile da recuperare.</p>



<p>Il fenomeno si inserisce nel quadro delle attività di contrasto portate avanti dall’<strong>Agenzia delle Dogane e dei Monopoli</strong>, l’autorità che in Italia regola e controlla il settore del gioco pubblico. Quando un operatore offre gioco con vincita in denaro senza concessione italiana, oppure quando specifiche risorse digitali vengono considerate parte della promozione di quell’offerta illegale, può scattare l’inibizione dell’accesso tramite i provider di rete.</p>



<p>Secondo l’analisi di&nbsp;<em>Truffa.net</em>&nbsp;su dati Ahrefs relativi agli ultimi 12 mesi, il cluster di ricerche legato ai “casino non AAMS” conta 291 keyword e genera complessivamente circa<strong>&nbsp;106.000 ricerche al mese, pari a una media di 3.533 al giorno.</strong>&nbsp;Il dato è rilevante anche perché molti utenti continuano a usare l’espressione “AAMS”, la vecchia denominazione dell’amministrazione precedente all’attuale ADM: oggi “non AAMS” è quindi un modo colloquiale per dire “non autorizzato” o “non concessionario ADM”, cioè operatori che non possono offrire legalmente gioco in Italia. Non a caso, la query “casino non AAMS” vale circa 2.400 ricerche mensili, mentre la formula più aggiornata “casino non ADM” si ferma intorno a 100.</p>



<p><strong>Nino Lucchesi, esperto di&nbsp;<em>Truffa.net</em></strong>, sottolinea come il gioco illegale online si avvicini così alle logiche della truffa: la promessa di convenienza e condizioni migliori viene usata per portare l’utente fuori dal perimetro delle tutele e, una volta lì, il pericolo è sì normativo, ma soprattutto economico. Come mettersi al riparo da rischi simili?&nbsp;“Verificate sempre che l’operatore abbia concessione ADM e che lo dichiari in modo trasparente. Diffidate di bonus ‘troppo belli per essere veri’, soprattutto se spinti da pagine promozionali o da domini generalisti che non hanno come missione la tutela del consumatore. E, se un dominio molto noto vi dovesse indirizzare verso casinò non autorizzati, consideratelo un segnale di rischio, non una garanzia”.</p>



<p>L’analisi completa è disponibile su:&nbsp;<a href="https://www.truffa.net/news/dati/gioco-illegale-online-italia-siti-casino.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.truffa.net/news/dati/gioco-illegale-online-italia-siti-casino.html</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Algoritmi pubblici sotto esame: trasparenza e accountability nell’uso dell’IA nella PA</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/algoritmi-pubblici-sotto-esame-trasparenza-e-accountability-nelluso-dellia-nella-pa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 13:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[accountability]]></category>
		<category><![CDATA[Algoritmi pubblici]]></category>
		<category><![CDATA[controlli fiscali]]></category>
		<category><![CDATA[pa]]></category>
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					<description><![CDATA[L’intelligenza artificiale entra sempre più nei processi decisionali della Pubblica amministrazione, dalla gestione dei servizi digitali all’assegnazione di benefici, fino ai controlli fiscali. Ma insieme all’efficienza cresce il nodo della [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’intelligenza artificiale entra sempre più nei processi decisionali della Pubblica amministrazione, dalla gestione dei servizi digitali all’assegnazione di benefici, fino ai controlli fiscali. Ma insieme all’efficienza cresce il nodo della trasparenza: chi risponde delle decisioni prese da un algoritmo?</p>



<p><strong>Dalla sperimentazione all’adozione strutturale</strong></p>



<p>Negli ultimi anni l’uso dell’IA nella PA italiana ha registrato un’accelerazione significativa. Secondo rilevazioni istituzionali, decine di enti pubblici hanno già avviato progetti basati su algoritmi per migliorare l’erogazione dei servizi e l’interazione con cittadini e imprese. Le applicazioni spaziano dall’automazione delle pratiche amministrative ai sistemi predittivi per individuare anomalie fiscali o ottimizzare l’allocazione delle risorse. L’obiettivo è duplice: aumentare l’efficienza e ridurre tempi e costi operativi.</p>



<p><strong>Il principio chiave: la decisione resta umana</strong></p>



<p>Il quadro normativo italiano ed europeo si sta consolidando proprio per governare questa trasformazione. La legge italiana sull’IA del 2025 stabilisce un principio centrale: l’algoritmo può supportare, ma la responsabilità resta in capo alla persona. In altre parole, l’intelligenza artificiale è uno strumento istruttorio, non un decisore autonomo. Questo approccio mira a evitare derive di “algocrazia” e a preservare il controllo umano nei procedimenti amministrativi più delicati.</p>



<p><strong>L’AI Act e la classificazione del rischio</strong></p>



<p>A livello europeo, il Regolamento UE 2024/1689 (AI Act) introduce un sistema basato sul rischio, distinguendo tra applicazioni vietate, ad alto rischio e a rischio limitato. Molti utilizzi nella PA — come quelli legati a welfare, giustizia o sicurezza — rientrano nella categoria “ad alto rischio”. Per questi sistemi sono previsti obblighi stringenti: trasparenza, tracciabilità, qualità dei dati e supervisione umana.</p>



<p>Tuttavia, l’implementazione concreta del regolamento presenta ancora criticità operative e interpretative, tanto che a livello europeo sono già in discussione correttivi per semplificarne l’applicazione. Trasparenza e bias: il rischio di decisioni opache</p>



<p>Il punto più delicato riguarda la trasparenza degli algoritmi. I sistemi di IA devono essere comprensibili e verificabili, soprattutto quando incidono su diritti individuali.</p>



<p>Le linee guida etiche europee insistono su alcuni requisiti fondamentali: tracciabilità dei processi decisionali, assenza di discriminazioni e controllo umano. Il rischio, in assenza di adeguati controlli, è quello dei bias algoritmici: distorsioni nei dati o nei modelli che possono generare trattamenti ingiusti, ad esempio nell’assegnazione di sussidi o nei controlli fiscali. Non a caso, la normativa italiana vieta esplicitamente sistemi che producano discriminazioni e impone misure tecniche per prevenirle.&nbsp;</p>



<p>Oltre al profilo tecnologico, emerge una questione di governance. Le amministrazioni devono dotarsi di competenze nuove per progettare, gestire e controllare i sistemi di IA.</p>



<p>Le linee guida in fase di definizione insistono sul principio di “compliance by design”: gli algoritmi devono essere conformi alle norme fin dalla progettazione, integrando requisiti di sicurezza, protezione dei dati e auditabilità. Questo implica un ripensamento dei processi interni, con maggiore integrazione tra profili tecnici, giuridici e amministrativi.</p>



<p><strong>Efficienza vs garanzie: un equilibrio ancora da costruire</strong></p>



<p>L’intelligenza artificiale promette di rendere la PA più efficiente, predittiva e orientata al cittadino. Ma il suo utilizzo solleva interrogativi cruciali su diritti, trasparenza e responsabilità.</p>



<p>Il punto di equilibrio, sottolineano gli esperti, è nell’adozione di un modello “antropocentrico”: l’IA come supporto alle decisioni pubbliche, non come sostituto.</p>



<p>In questa prospettiva, la sfida non è solo tecnologica ma istituzionale. La credibilità dell’azione pubblica, infatti, passerà sempre più dalla capacità di rendere gli algoritmi non solo efficaci, ma anche comprensibili, controllabili e giusti.</p>
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		<item>
		<title>L’IA nei conflitti del futuro: guerre guidate da algoritmi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/lia-nei-conflitti-del-futuro-guerre-guidate-da-algoritmi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 12:14:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[algoritmi]]></category>
		<category><![CDATA[cyberwarfare]]></category>
		<category><![CDATA[Droni autonomi]]></category>
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					<description><![CDATA[L’intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nei sistemi militari moderni, modificando profondamente le modalità con cui vengono condotti i conflitti. Dalla gestione dei dati sul campo di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nei sistemi militari moderni, modificando profondamente le modalità con cui vengono condotti i conflitti. Dalla gestione dei dati sul campo di battaglia all’uso di droni autonomi, fino alla cyberwarfare, gli algoritmi stanno diventando una componente strategica della guerra contemporanea.</p>



<p>Secondo analisi di istituzioni internazionali e centri di ricerca sulla difesa, l’IA viene oggi impiegata soprattutto per <strong>supporto decisionale, analisi predittiva e sorveglianza avanzata</strong>, con l’obiettivo di aumentare la rapidità di risposta e l’efficienza operativa.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Droni autonomi e sistemi senza pilota</strong></h3>



<p>Uno degli sviluppi più discussi riguarda i <strong>sistemi d’arma autonomi o semi-autonomi</strong>, in grado di identificare e colpire obiettivi con diversi livelli di intervento umano. In molti casi, tuttavia, gli esperti sottolineano che i sistemi attualmente in uso mantengono ancora un controllo umano significativo nelle fasi critiche, soprattutto per quanto riguarda l’autorizzazione finale all’uso della forza.</p>



<p>Il dibattito internazionale si concentra proprio su questo punto: fino a che livello di autonomia può spingersi una macchina nel contesto militare senza compromettere principi etici e giuridici del diritto internazionale umanitario.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Analisi predittiva e guerra dei dati</strong></h3>



<p>L’intelligenza artificiale viene utilizzata anche per analizzare grandi quantità di dati provenienti da satelliti, sensori e comunicazioni, con l’obiettivo di prevedere movimenti militari, identificare minacce e supportare le decisioni strategiche.</p>



<p>Questi sistemi di <strong>data fusion e machine learning</strong> consentono di elaborare scenari complessi in tempi molto più rapidi rispetto ai metodi tradizionali, ma sollevano interrogativi sulla possibilità di errori algoritmici o interpretazioni errate dei dati.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Cyberwarfare e attacchi digitali</strong></h3>



<p>Un altro fronte in forte espansione è quello della <strong>guerra cibernetica</strong>, in cui l’IA viene impiegata sia per attaccare che per difendere infrastrutture digitali. Sistemi automatizzati possono individuare vulnerabilità, generare attacchi informatici o rafforzare le difese in tempo reale.</p>



<p>Secondo esperti di sicurezza informatica, questo tipo di conflitto è caratterizzato da una soglia di accesso più bassa rispetto alla guerra convenzionale, ma da un potenziale impatto estremamente elevato su infrastrutture critiche come energia, trasporti e comunicazioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Questioni etiche e regolamentazione</strong></h3>



<p>L’aumento dell’automazione nei sistemi militari ha riaperto il dibattito internazionale sulla necessità di regole condivise. Organizzazioni delle Nazioni Unite e gruppi di ricerca indipendenti stanno discutendo possibili limiti all’uso di armi autonome letali, sottolineando l’importanza del controllo umano nelle decisioni di vita o di morte.</p>



<p>Tuttavia, al momento non esiste un quadro normativo globale vincolante specifico sull’uso dell’intelligenza artificiale nei conflitti armati, rendendo il tema uno dei più delicati dell’agenda geopolitica contemporanea.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un nuovo paradigma bellico</strong></h3>



<p>L’integrazione dell’IA nei sistemi militari sta delineando un nuovo paradigma della guerra, in cui velocità di calcolo, capacità predittiva e automazione diventano elementi centrali della superiorità strategica.</p>



<p>Gli esperti concordano sul fatto che, pur non sostituendo completamente l’uomo, l’intelligenza artificiale stia già cambiando in modo strutturale il modo in cui i conflitti vengono pianificati e condotti.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cybersecurity con l’AI: l’intelligenza artificiale come arma di difesa e di attacco</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cybersecurity-con-lai-lintelligenza-artificiale-come-arma-di-difesa-e-di-attacco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 14:39:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[attacchi informatici]]></category>
		<category><![CDATA[deepfake]]></category>
		<category><![CDATA[difesa digitale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Tags: cybersecurity]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=242109</guid>

					<description><![CDATA[L’intelligenza artificiale sta ridisegnando il panorama della cybersecurity in un’epoca in cui la difesa digitale e gli attacchi informatici sono sempre più sofisticati, veloci e automatizzati. Tecnologia chiave per analizzare [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’intelligenza artificiale sta ridisegnando il panorama della <strong>cybersecurity</strong> in un’epoca in cui la difesa digitale e gli attacchi informatici sono sempre più sofisticati, veloci e automatizzati. Tecnologia chiave per analizzare comportamenti, rilevare anomalie e rispondere a minacce in tempo reale, l’AI è diventata al tempo stesso uno strumento cruciale per proteggere reti e dati e un’arma potente nelle mani dei cybercriminali. </p>



<p>Nel mondo della difesa informatica, sistemi basati sull’intelligenza artificiale e sul machine learning vengono impiegati per <strong>rilevare attacchi, analizzare grandi volumi di traffico dati e identificare modelli sospetti non immediatamente evidenti agli strumenti tradizionali</strong>. Algoritmi di anomaly detection e fraud detection possono intercettare comportamenti anomali su server, dispositivi connessi e reti, fornendo alert in tempo reale e consentendo interventi tempestivi prima che gli attacchi causino danni significativi. </p>



<p>Per le imprese e le organizzazioni, l’AI rappresenta un vantaggio competitivo in un contesto in cui gli attacchi informatici sono sempre più frequenti: secondo analisi del settore, solo nell’area Emea ogni settimana si registrano migliaia di tentativi mediati da tecnologie nuove, con un impatto significativo sui sistemi di sicurezza tradizionali. </p>



<p>Ma la stessa tecnologia che protegge può essere trasformata in <strong>strumento di attacco</strong>. Cybercriminali utilizzano modelli generativi per creare <strong>phishing e social engineering più realistici e personalizzati</strong>, generare messaggi e-mail e messaggi vocali convincenti o manipolare immagini e video tramite <em>deepfake</em>, rendendo sempre più difficile distinguere comunicazioni fraudolente da quelle legittime. </p>



<p>Queste tecniche non sono più soltanto ipotesi teoriche: alcuni centri di sicurezza internazionali segnalano un aumento delle campagne fraudolente basate su contenuti sintetici e su strumenti di AI che scalano gli attacchi su larga scala e con velocità prima impensabili. </p>



<p>Inoltre, la ricerca evidenzia che malware e strumenti malevoli possono essere <strong>potenziati tramite AI per adattarsi all’ambiente in cui operano</strong>, ingannando contromisure tradizionali e diventando più difficili da rilevare. Questo fenomeno allarga il campo delle minacce, rendendo più complesso il lavoro dei team di sicurezza.</p>



<p>Per rispondere a queste sfide, esperti di cybersecurity sottolineano l’importanza di un approccio multilivello, che non si limiti alla semplice adozione di soluzioni automatizzate ma integri l’AI con <strong>strategie di protezione avanzate</strong>, educazione degli utenti e monitoraggio continuo. Sistemi di intelligenza artificiale impiegati per la difesa devono essere costantemente aggiornati per fronteggiare le evoluzioni delle minacce, così come occorre investire in tecnologie di <strong>deepfake detection e autenticazione avanzata</strong>. </p>



<p>La corsa tecnologica tra difensori e offensori nel cyberspazio – spesso descritta come un “braccio di ferro” continuo – mostra che l’AI non è una panacea, ma uno strumento che richiede governance, competenze e controllo per essere efficacemente impiegato. L’intelligenza artificiale rimane così una risorsa strategica per la sicurezza digitale, ma anche una sfida in continua evoluzione per imprese, istituzioni e cittadini.</p>
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		<title>Blockchain oltre le criptovalute: come sta cambiando supply chain, sicurezza e contratti digitali</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/blockchain-oltre-le-criptovalute-come-sta-cambiando-supply-chain-sicurezza-e-contratti-digitali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 15:09:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[blockchain]]></category>
		<category><![CDATA[blockchain_distribuito]]></category>
		<category><![CDATA[blockchain_immutabile]]></category>
		<category><![CDATA[blockchain_registry]]></category>
		<category><![CDATA[Criptovalute]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando si parla di Blockchain, il pensiero va spesso alle criptovalute. In realtà, questa tecnologia sta trovando applicazioni sempre più ampie in diversi settori, dalla logistica alla sicurezza informatica, fino [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quando si parla di Blockchain, il pensiero va spesso alle criptovalute. In realtà, questa tecnologia sta trovando applicazioni sempre più ampie in diversi settori, dalla logistica alla sicurezza informatica, fino alla gestione dei contratti digitali.</p>



<p>La blockchain è, in sostanza, un registro digitale distribuito e immutabile, condiviso tra più soggetti. Ogni informazione inserita viene validata e resa difficilmente modificabile, garantendo trasparenza e tracciabilità. Proprio queste caratteristiche la rendono particolarmente utile in contesti complessi dove è necessario certificare dati e passaggi.</p>



<p>Uno degli ambiti più rilevanti è quello della supply chain. Le aziende utilizzano la blockchain per tracciare ogni fase della produzione e distribuzione di un prodotto, dalla materia prima fino al consumatore finale. Questo consente di verificare l’origine delle merci, contrastare contraffazioni e migliorare la fiducia lungo tutta la filiera. Nel settore agroalimentare, ad esempio, è possibile monitorare il percorso di un alimento e certificare la qualità e la provenienza.</p>



<p>Un altro campo in forte crescita è quello della sicurezza informatica. Grazie alla sua struttura decentralizzata, la blockchain riduce il rischio di attacchi hacker basati sulla manipolazione dei dati centralizzati. Le informazioni, infatti, non sono conservate in un unico punto vulnerabile, ma distribuite su una rete, rendendo più complessa qualsiasi alterazione fraudolenta.</p>



<p>Sempre più diffuso è anche l’utilizzo degli Smart contract, programmi informatici che eseguono automaticamente clausole contrattuali al verificarsi di determinate condizioni. Questo strumento permette di ridurre tempi, costi e intermediari, trovando applicazione in ambiti come assicurazioni, logistica e compravendite digitali.</p>



<p>Nonostante le potenzialità, restano alcune criticità. Tra queste, i limiti di scalabilità, i consumi energetici di alcune reti e le incertezze normative, che variano da Paese a Paese. Inoltre, l’adozione su larga scala richiede investimenti e competenze specifiche, non sempre disponibili in tutte le organizzazioni.</p>



<p>Il quadro, tuttavia, è in evoluzione. Sempre più aziende e istituzioni stanno sperimentando soluzioni basate su blockchain, con l’obiettivo di rendere i processi più efficienti, sicuri e trasparenti.</p>



<p>Al di là delle criptovalute, dunque, la blockchain si conferma come una tecnologia destinata a incidere profondamente sull’economia digitale, aprendo nuove prospettive per il futuro dei sistemi produttivi e delle relazioni contrattuali.</p>
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		<title>5G e oltre: come le nuove reti stanno cambiando il mondo della connessione</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/5g-e-oltre-come-le-nuove-reti-stanno-cambiando-il-mondo-della-connessione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 15:11:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Life]]></category>
		<category><![CDATA[5g]]></category>
		<category><![CDATA[rete 5g]]></category>
		<category><![CDATA[reti internet]]></category>
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					<description><![CDATA[L’evoluzione delle reti mobili sta entrando in una nuova fase. Dopo l’arrivo del 5G, già attivo in molti Paesi e in espansione in Italia e in Europa, il settore delle [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’evoluzione delle reti mobili sta entrando in una nuova fase. Dopo l’arrivo del 5G, già attivo in molti Paesi e in espansione in Italia e in Europa, il settore delle telecomunicazioni guarda ora alle tecnologie “oltre il 5G”, con l’obiettivo di garantire connessioni più veloci, stabili e intelligenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cos’è davvero il 5G</h3>



<p>Il 5G rappresenta la quinta generazione delle reti mobili e si distingue per tre caratteristiche principali: maggiore velocità, latenza ridotta e capacità di collegare un numero molto più alto di dispositivi rispetto alle generazioni precedenti.</p>



<p>In condizioni ideali, il 5G può raggiungere velocità teoriche fino a diversi gigabit al secondo e una latenza estremamente bassa, rendendo possibili applicazioni in tempo reale fino a pochi anni fa impensabili.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dallo streaming alle auto connesse</h3>



<p>Uno dei cambiamenti più evidenti riguarda l’esperienza quotidiana degli utenti. Il 5G migliora lo streaming video in alta definizione, il gaming online e le videochiamate, riducendo ritardi e interruzioni.</p>



<p>Ma il vero impatto si vede in settori più avanzati:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>automotive: sviluppo di veicoli connessi e sistemi di guida assistita</li>



<li>sanità: telemedicina e interventi a distanza</li>



<li>industria: fabbriche automatizzate e robotica avanzata</li>



<li>smart city: gestione intelligente del traffico e dei servizi urbani</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Il ruolo dell’Internet of Things</h3>



<p>Il 5G è fondamentale anche per l’espansione dell’Internet of Things (IoT), ovvero la rete di dispositivi connessi tra loro. Sensori, elettrodomestici, sistemi di sicurezza e infrastrutture urbane possono comunicare in tempo reale, creando ecosistemi digitali sempre più complessi ed efficienti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I limiti ancora presenti</h3>



<p>Nonostante le promesse, la diffusione del 5G non è ancora uniforme. In molte aree la copertura è limitata e le prestazioni reali possono variare sensibilmente rispetto ai valori teorici.</p>



<p>Tra le principali criticità si segnalano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>costi elevati di infrastruttura</li>



<li>copertura non omogenea</li>



<li>necessità di dispositivi compatibili</li>



<li>consumo energetico delle reti</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Oltre il 5G: verso il 6G</h3>



<p>La ricerca è già proiettata verso le reti di sesta generazione, il cosiddetto 6G. Anche se ancora in fase sperimentale, il 6G promette velocità ancora più elevate, comunicazioni quasi istantanee e un’integrazione profonda con intelligenza artificiale e sistemi autonomi.</p>



<p>Le prime applicazioni commerciali non sono attese prima della prossima decade, ma i test sono già in corso in diversi centri di ricerca internazionali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un’infrastruttura per l’intelligenza artificiale</h3>



<p>Uno degli aspetti più importanti delle nuove reti è il loro ruolo nel supporto all’intelligenza artificiale. Il traffico dati generato da modelli sempre più complessi richiede reti veloci, stabili e capaci di gestire enormi volumi di informazioni in tempo reale.</p>



<p>Il 5G e le future reti saranno quindi la base tecnologica per sistemi di AI diffusa, automazione avanzata e servizi digitali sempre più personalizzati.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Impatto economico e sociale</h3>



<p>Secondo le stime degli analisti, lo sviluppo delle reti di nuova generazione avrà un impatto significativo sull’economia globale, con la creazione di nuovi mercati e la trasformazione di settori tradizionali.</p>



<p>Allo stesso tempo, si apre il tema del divario digitale: la disponibilità disomogenea delle infrastrutture rischia di ampliare le differenze tra aree urbane e rurali.</p>
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		<title>Deepfake e violenza digitale: la Germania sotto pressione per nuove leggi contro l’abuso AI</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/deepfake-e-violenza-digitale-la-germania-sotto-pressione-per-nuove-leggi-contro-labuso-ai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 15:53:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Sentenze e Giurisprudenza]]></category>
		<category><![CDATA[ai]]></category>
		<category><![CDATA[deepfake]]></category>
		<category><![CDATA[germania]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
		<category><![CDATA[violenza digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[Una vicenda di profilo internazionale legata alla diffusione di contenuti sessuali generati artificialmente ha scosso la Germania, portando alla ribalta il tema della violenza digitale e dei rischi legati ai [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Una vicenda di profilo internazionale legata alla diffusione di contenuti sessuali generati artificialmente ha scosso la Germania, portando alla ribalta il tema della <strong>violenza digitale e dei rischi legati ai deepfake prodotti con intelligenza artificiale</strong>. Il caso, che ha coinvolto una nota attrice e conduttrice televisiva, ha innescato proteste di massa e spinto il governo a preparare nuove normative contro l’abuso digitale.</p>



<p>Secondo le denunce pubbliche, la showgirl tedesca ha accusato il suo ex marito di aver creato e diffuso online immagini e video pornografici falsificati con tecniche di deepfake – video manipolati tramite AI in cui il volto della vittima è inserito in contesti sessuali senza il suo consenso. La vicenda ha sollevato immediate reazioni sia dell’opinione pubblica sia delle istituzioni.</p>



<p>Le proteste, con oltre 10.000 persone radunate a Berlino per chiedere la fine della violenza digitale e maggiori tutele per le vittime, hanno evidenziato un malessere crescente rispetto alla rapidità con cui strumenti AI avanzati possono essere usati per ledere la dignità e la privacy delle persone.</p>



<p>Attualmente la legislazione tedesca punisce la <strong>distribuzione</strong> di materiale profanato o non consensuale, ma non vieta esplicitamente la <strong>produzione</strong> di deepfake pornografici. In risposta alla pressione sociale, il ministro della Giustizia ha annunciato la preparazione di un disegno di legge specifico per criminalizzare la creazione di tali contenuti e aumentare le responsabilità delle piattaforme digitali che li ospitano.</p>



<p>La diffusione di deepfake pornografici è in crescita a livello globale e si stima che la stragrande maggioranza dei contenuti deepfake online coinvolga materiale sessuale non consensuale, con le donne che risultano essere le principali vittime di questo fenomeno.</p>



<p>In parallelo alla mobilitazione in Germania, anche a livello europeo si stanno affermando iniziative normative: un accordo politico sugli emendamenti all’<strong>AI Act</strong> dell’Unione Europea include il divieto esplicito di immagini intime AI‑generate non consensuali, un passo significativo per colmare lacune legislative nell’era digitale.</p>



<p>Il caso e la reazione legislativa sottolineano la crescente sfida posta dall’intelligenza artificiale in materia di diritti digitali, protezione della persona e responsabilità delle piattaforme online, evidenziando la necessità di quadri normativi più chiari e strumenti di contrasto efficaci in tutta Europa.</p>
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		<item>
		<title>Regolare l’Intelligenza Artificiale per combattere i crimini tecnologici</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/regolare-lintelligenza-artificiale-per-combattere-i-crimini-tecnologici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 13:24:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[ai]]></category>
		<category><![CDATA[crimini informatici]]></category>
		<category><![CDATA[cyber security]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[L’evoluzione dell’intelligenza artificiale sta trasformando profondamente il panorama della sicurezza digitale, aprendo nuove opportunità ma anche scenari di rischio sempre più complessi. La crescente diffusione di sistemi basati su AI, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’evoluzione dell’intelligenza artificiale sta trasformando profondamente il panorama della sicurezza digitale, aprendo nuove opportunità ma anche scenari di rischio sempre più complessi. La crescente diffusione di sistemi basati su AI, infatti, è accompagnata da un aumento dei cosiddetti crimini tecnologici, che spaziano dalle frodi automatizzate agli attacchi informatici su larga scala.</p>



<p>Secondo esperti del settore, l’uso dell’AI da parte di attori malevoli consente di rendere gli attacchi più sofisticati, difficili da individuare e capaci di adattarsi in tempo reale. Tra le minacce emergenti figurano phishing avanzati generati automaticamente, deepfake utilizzati per manipolare informazioni e identità, e malware in grado di evolversi autonomamente.</p>



<p>In questo contesto, le istituzioni stanno accelerando sul fronte normativo. L’Unione Europea ha introdotto l’AI Act, considerato uno dei primi tentativi organici al mondo di regolamentare l’intelligenza artificiale. Il provvedimento stabilisce una classificazione dei sistemi AI in base al rischio, imponendo obblighi più stringenti per quelli considerati ad alto impatto, inclusi ambiti come la sicurezza e la sorveglianza.</p>



<p>Parallelamente, resta centrale il ruolo del Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), che continua a rappresentare un pilastro nella tutela dei dati personali anche nell’era dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, secondo analisti, il GDPR da solo non è sufficiente a fronteggiare le nuove minacce generate da sistemi autonomi e predittivi.</p>



<p>“La sfida non è solo tecnologica, ma anche normativa e culturale”, sottolineano diversi osservatori. Le normative devono infatti riuscire a bilanciare innovazione e sicurezza, evitando di frenare lo sviluppo ma garantendo al tempo stesso protezioni efficaci contro gli abusi.</p>



<p>Un altro nodo riguarda la cooperazione internazionale. I crimini informatici non conoscono confini e spesso coinvolgono reti distribuite su scala globale. Organismi come l’Interpol e l’Europol stanno rafforzando le attività di coordinamento per contrastare il cybercrime, anche attraverso l’uso di strumenti basati sull’intelligenza artificiale.</p>



<p>Nel frattempo, il settore privato gioca un ruolo chiave. Le aziende tecnologiche sono chiamate a sviluppare sistemi più trasparenti e sicuri, adottando principi di “AI responsabile” e investendo in soluzioni di difesa avanzate.</p>



<p>Il futuro della sicurezza digitale dipenderà quindi dalla capacità di integrare innovazione, regolamentazione e cooperazione globale. In un contesto in cui l’intelligenza artificiale è destinata a diventare sempre più pervasiva, la definizione di regole chiare ed efficaci appare oggi una priorità non più rinviabile.</p>
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		<item>
		<title>Sicurezza domestica, cresce l’uso di tecnologie smart: dalle telecamere agli allarmi integrati</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/sicurezza-domestica-cresce-luso-di-tecnologie-smart-dalle-telecamere-agli-allarmi-integrati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 13:34:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Life]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza in casa]]></category>
		<category><![CDATA[telecamere in casa]]></category>
		<category><![CDATA[videocitofoni smart]]></category>
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					<description><![CDATA[Sempre più famiglie italiane investono in sistemi di sicurezza domestica, spinti dalla diffusione delle tecnologie smart e da una maggiore attenzione alla prevenzione. Dalle telecamere interne ed esterne ai sensori [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sempre più famiglie italiane investono in sistemi di sicurezza domestica, spinti dalla diffusione delle tecnologie smart e da una maggiore attenzione alla prevenzione. Dalle telecamere interne ed esterne ai sensori per porte e finestre, il mercato offre oggi soluzioni accessibili e integrate, controllabili anche da smartphone.</p>



<p>Tra i dispositivi più diffusi ci sono le telecamere di videosorveglianza, utilizzate sia all’interno delle abitazioni sia nei giardini o nelle aree condominiali. I modelli più recenti permettono la visione in tempo reale, la registrazione su cloud e l’invio di notifiche in caso di movimenti sospetti. Molti sistemi integrano anche visione notturna e riconoscimento intelligente delle persone.</p>



<p>Accanto alle telecamere, restano centrali i sistemi di allarme, composti da centraline e sensori installati su porte e finestre. Questi dispositivi rilevano tentativi di intrusione e attivano sirene o notifiche immediate ai proprietari e, in alcuni casi, alle centrali operative di vigilanza privata. Sempre più diffusi anche i sensori di movimento da interno, in grado di coprire interi ambienti.</p>



<p>Un ruolo importante è svolto anche dai videocitofoni smart, che consentono di vedere e parlare con chi suona alla porta anche a distanza, e dalle serrature elettroniche, apribili tramite app o codici temporanei. Queste soluzioni vengono spesso adottate anche per la gestione di affitti brevi.</p>



<p>Tra gli strumenti di sicurezza domestica rientrano inoltre i rilevatori di fumo, gas e monossido di carbonio, fondamentali per la prevenzione degli incidenti domestici. Alcuni modelli sono collegati alla rete e inviano segnalazioni in tempo reale, contribuendo a ridurre i rischi.</p>



<p>Secondo gli operatori del settore, la tendenza è verso sistemi integrati che uniscono sicurezza, domotica e risparmio energetico. Le piattaforme più avanzate permettono di controllare luci, tapparelle e dispositivi elettronici, simulando la presenza in casa anche quando gli occupanti sono assenti.</p>



<p>Resta fondamentale, sottolineano gli esperti, un uso corretto delle tecnologie nel rispetto della normativa sulla privacy, soprattutto per quanto riguarda le riprese video in spazi condivisi o aperti al pubblico.</p>



<p>La sicurezza domestica, dunque, evolve verso soluzioni sempre più intelligenti e connesse, con l’obiettivo di garantire protezione, controllo e maggiore tranquillità nella vita quotidiana.</p>



<p>Fonte foto: <a href="https://casaoggidomani.it/approfondimenti/videocitofoni-smart-vantaggi/">https://casaoggidomani.it/approfondimenti/videocitofoni-smart-vantaggi/</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Gaming e rischi online: 7 minori su 10 sono esposti a situazioni di rischio, l’indagine di Associazione Meter</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/gaming-e-rischi-online-7-minori-su-10-sono-esposti-a-situazioni-di-rischio-lindagine-di-associazione-meter/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 10:52:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[associazione meter]]></category>
		<category><![CDATA[cyberbullismo]]></category>
		<category><![CDATA[gaming]]></category>
		<category><![CDATA[rischi online minori]]></category>
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					<description><![CDATA[Una ricerca contenuta nel recente Report “Bambini Vittime” dell’Associazione Meter accende i riflettori sull’utilizzo della piattaforma di gioco Roblox da parte di bambini tra i 9 e gli 11 anni, evidenziando criticità [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Una ricerca contenuta nel recente Report “Bambini Vittime” dell’Associazione Meter accende i riflettori sull’utilizzo della piattaforma di gioco <strong>Roblox</strong> da parte di bambini tra i 9 e gli 11 anni, evidenziando criticità significative.</p>



<p>Il&nbsp;<strong>70%</strong>&nbsp;dei minori coinvolti dichiara di essere stato esposto ad almeno una situazione di rischio durante l’esperienza di gioco online.</p>



<p>Tra i dati più allarmanti emerge che il 45% di quel 70%, vale a dire&nbsp;<strong>3 minori su 10</strong>, riferisce di aver ricevuto tentativi di&nbsp;<strong>adescamento</strong>&nbsp;da parte di sconosciuti tramite chat private o profili virtuali. Un dato che colpisce ancora di più se si considera che solo il&nbsp;<strong>10%</strong>&nbsp;degli intervistati dimostra una piena&nbsp;<strong>consapevolezza</strong>&nbsp;del fenomeno e della sua gravità.</p>



<p>Il&nbsp;<strong>50%</strong>&nbsp;dei minori afferma di aver&nbsp;<strong>bloccato</strong>&nbsp;utenti sconosciuti che richiedevano informazioni personali, spesso per timore di furti di identità o accessi non autorizzati ai propri account. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, questi episodi non vengono segnalati agli adulti di riferimento, creando una zona d’ombra nella gestione del rischio.</p>



<p>Il fenomeno del&nbsp;<strong>cyberbullismo</strong>&nbsp;risulta altrettanto diffuso: il&nbsp;<strong>35%</strong>&nbsp;dei minori dichiara di aver subito offese, minacce, esclusioni intenzionali o comportamenti aggressivi durante le attività di gioco, con conseguenze potenzialmente rilevanti sul piano emotivo e relazionale.</p>



<p>Un ulteriore elemento critico riguarda il&nbsp;<strong>contesto familiare</strong>: il&nbsp;<strong>30%</strong>&nbsp;dei minori riferisce che l’uso dei dispositivi digitali è regolato dai genitori come forma di premio o punizione. Questa dinamica può incidere negativamente sulla propensione dei bambini a raccontare episodi problematici, per timore di restrizioni o divieti.</p>



<p><em>“Questi numeri sono un campanello d’allarme che non possiamo ignorare. Ogni bambino ha diritto a un’esperienza digitale sicura. È responsabilità di tutti garantire che il gioco online non si trasformi in un terreno di rischio per i nostri minori.”</em>&nbsp;commenta il Presidente di Meter don Di Noto.</p>



<p>I dati raccolti nel Report evidenziano con chiarezza la necessità di rafforzare le attività di prevenzione, educazione digitale e accompagnamento dei minori, promuovendo un utilizzo consapevole delle piattaforme online. È fondamentale consolidare la collaborazione tra famiglie, istituzioni educative e operatori del settore, affinché la tutela dei minori negli ambienti digitali diventi una responsabilità condivisa e concreta.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Quando un video privato diventa virale: privacy violata e come proteggersi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/quando-un-video-privato-diventa-virale-privacy-violata-e-come-proteggersi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 18:23:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[privacy online]]></category>
		<category><![CDATA[protezione dati]]></category>
		<category><![CDATA[revenge porn]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza digitale]]></category>
		<category><![CDATA[video privato]]></category>
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					<description><![CDATA[Un contenuto intimo registrato nella sfera privata che, nel giro di poche ore, rimbalza tra chat e social network fino a diventare virale. È uno scenario sempre più frequente nell’era [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un contenuto intimo registrato nella sfera privata che, nel giro di poche ore, rimbalza tra chat e social network fino a diventare virale. È uno scenario sempre più frequente nell’era digitale, dove la condivisione incontrollata di materiale personale può trasformarsi in un incubo mediatico e giudiziario.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dalla dimensione privata alla gogna pubblica</h3>



<p>Spesso si tratta di video realizzati all’interno di una relazione consensuale, destinati a restare riservati. Ma basta una rottura conflittuale, un accesso non autorizzato a uno smartphone o un gesto irresponsabile per innescare una diffusione incontrollabile. In pochi minuti il contenuto può essere scaricato, ricondiviso e archiviato su server difficili da rintracciare.</p>



<p>Il passaggio da contenuto privato a fenomeno virale non è solo una questione tecnologica, ma culturale: la rapidità con cui utenti sconosciuti rilanciano materiale intimo evidenzia una scarsa consapevolezza delle conseguenze umane e legali di tali azioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le conseguenze per la vittima</h3>



<p>Le ripercussioni possono essere profonde: danni reputazionali, isolamento sociale, perdita del lavoro, fino a gravi conseguenze psicologiche come ansia e depressione. La diffusione non consensuale di immagini o video intimi è un reato in Italia dal 2019. Le vittime possono rivolgersi alla Polizia Postale e al <strong>Garante per la protezione dei dati personali</strong> per chiedere la rimozione urgente dei contenuti.</p>



<p>Il quadro normativo europeo promosso dall’<strong>Unione europea</strong> rafforza la tutela dei dati personali, ma la prevenzione resta fondamentale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sicurezza digitale: cosa sapere prima di inviare un video privato</h2>



<p>Al di là degli aspetti legali, la prima forma di tutela è la prevenzione. Gli esperti di cybersecurity raccomandano alcune regole essenziali:</p>



<h3 class="wp-block-heading">1. Valutare il rischio reale</h3>



<p>Una volta inviato, un contenuto digitale può essere salvato, registrato o inoltrato. Anche piattaforme che promettono messaggi “temporanei” non garantiscono il controllo assoluto: screenshot o registrazioni dello schermo possono aggirare i sistemi di autodistruzione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">2. Proteggere i dispositivi</h3>



<p>Utilizzare password complesse, autenticazione a due fattori e sistemi di blocco biometrico riduce il rischio di accessi non autorizzati. È importante mantenere aggiornati sistema operativo e applicazioni per evitare vulnerabilità.</p>



<h3 class="wp-block-heading">3. Attenzione al cloud</h3>



<p>Molti smartphone caricano automaticamente foto e video su servizi cloud. Verificare le impostazioni di backup può evitare che contenuti sensibili restino archiviati online senza piena consapevolezza.</p>



<h3 class="wp-block-heading">4. Evitare reti Wi-Fi pubbliche</h3>



<p>L’invio di file personali tramite reti non protette aumenta il rischio di intercettazioni. Meglio utilizzare connessioni sicure e private.</p>



<h3 class="wp-block-heading">5. Riflettere prima di condividere</h3>



<p>La regola più semplice resta la più efficace: non inviare contenuti che potrebbero causare danni se diffusi. Anche in presenza di fiducia, il contesto può cambiare nel tempo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Responsabilità collettiva</h3>



<p>La sicurezza digitale non è solo una questione tecnica, ma culturale. Condividere o inoltrare materiale intimo senza consenso significa partecipare attivamente alla violazione della dignità di una persona.</p>



<p>In un’epoca in cui la tecnologia rende tutto replicabile e permanente, la consapevolezza diventa lo strumento più potente di protezione. La prevenzione, unita a strumenti legali efficaci, è l’unica strada per arginare un fenomeno che continua a crescere insieme alla velocità della rete.</p>
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		<title>Intelligence e malware come servizio: il nuovo volto industriale del cybercrime</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/intelligence-e-malware-come-servizio-il-nuovo-volto-industriale-del-cybercrime/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2026 16:18:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[cyber security]]></category>
		<category><![CDATA[cybercrime]]></category>
		<category><![CDATA[digital forensics]]></category>
		<category><![CDATA[malware]]></category>
		<category><![CDATA[ransomware]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Nel mondo della criminalità informatica sta emergendo un modello organizzativo sempre più simile a quello delle imprese legali: servizi strutturati, assistenza clienti, abbonamenti e persino garanzie di risultato. È l’era dell’“intelligence e malware come servizio”, un fenomeno che sta trasformando il cybercrime in un’industria globale altamente organizzata e accessibile anche a chi non possiede competenze tecniche avanzate.</p>



<p class="p3">Il concetto non è del tutto nuovo. Già da anni si parla di “ransomware as a service”, un sistema attraverso il quale sviluppatori esperti mettono a disposizione software dannosi in cambio di una percentuale sui riscatti ottenuti. Oggi però il modello si è evoluto: non si vendono più soltanto strumenti per attaccare, ma pacchetti completi che includono raccolta di informazioni, analisi dei bersagli, personalizzazione delle campagne di phishing e distribuzione automatizzata del malware.</p>



<p class="p3">Nel sottobosco del web, soprattutto nei forum e nei marketplace del dark web, è possibile acquistare database aggiornati con indirizzi email, credenziali rubate, informazioni aziendali dettagliate e profili psicologici ricavati da dati pubblici. Questa “intelligence” consente agli attaccanti di colpire con precisione chirurgica, aumentando la probabilità di successo delle truffe e riducendo il rischio di essere scoperti. L’uso dell’intelligenza artificiale ha ulteriormente potenziato queste attività, rendendo più rapide l’analisi dei dati e la creazione di messaggi altamente credibili.</p>



<p class="p3">Parallelamente si è sviluppato il mercato del malware su richiesta. Oggi un cybercriminale può noleggiare un kit completo che comprende virus, trojan o ransomware già pronti all’uso, corredati da pannelli di controllo intuitivi che permettono di monitorare le vittime in tempo reale. Il servizio include spesso aggiornamenti continui per aggirare i sistemi di sicurezza e un supporto tecnico che guida l’utente nell’esecuzione dell’attacco. È una logica di “software as a service” applicata alla criminalità digitale.</p>



<p class="p3">Questo modello abbassa drasticamente la soglia d’ingresso nel mondo degli attacchi informatici. Non è più necessario possedere competenze di programmazione o conoscenze approfondite di reti e sistemi: basta acquistare un pacchetto, seguire le istruzioni e avviare una campagna. Il risultato è un aumento del numero di attori coinvolti e una moltiplicazione degli attacchi, spesso condotti da gruppi piccoli ma ben organizzati.</p>



<p class="p3">Le conseguenze per imprese e istituzioni sono significative. La combinazione tra intelligence dettagliata e malware personalizzato rende le offensive più mirate e difficili da intercettare. Le aziende non devono più difendersi solo da attacchi generici e massivi, ma da operazioni studiate su misura, basate su informazioni reali riguardanti dipendenti, fornitori e infrastrutture digitali. Il rischio non è soltanto economico, ma anche reputazionale e strategico.</p>



<p class="p3">Sul fronte opposto, anche le società di cybersecurity stanno adottando strumenti avanzati di analisi e sistemi basati su intelligenza artificiale per individuare comportamenti anomali e prevenire intrusioni. Si assiste così a una vera e propria corsa tecnologica tra chi sviluppa strumenti di difesa e chi offre servizi di attacco. In questo scenario, la cooperazione internazionale e la condivisione di informazioni tra enti pubblici e privati diventano elementi cruciali per contrastare reti criminali sempre più globalizzate.</p>



<p class="p3">L’industrializzazione del cybercrime rappresenta una delle sfide più complesse dell’era digitale. Intelligence e malware come servizio non sono più fenomeni marginali, ma componenti strutturali di un’economia sommersa che sfrutta le stesse logiche di efficienza e scalabilità del mercato legale. Comprendere questa trasformazione è il primo passo per rafforzare le difese e promuovere una cultura della sicurezza capace di proteggere cittadini, imprese e istituzioni in un contesto tecnologico in continua evoluzione.</p>
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		<item>
		<title>TikTok aggiorna termini e privacy nel 2026: cosa cambia per gli utenti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/tiktok-aggiorna-termini-e-privacy-nel-2026-cosa-cambia-per-gli-utenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 17:47:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[tik tok]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi mesi TikTok ha aggiornato termini di servizio e politica sulla privacy con modifiche che sono state recepite e discusse da diverse fonti giornalistiche internazionali e tecniche. L’aggiornamento ha [...]]]></description>
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<p class="p1">Negli ultimi mesi TikTok ha aggiornato termini di servizio e politica sulla privacy con modifiche che sono state recepite e discusse da diverse fonti giornalistiche internazionali e tecniche. L’aggiornamento ha preso forma tra gennaio e febbraio 2026, ed è legato anche a un cambiamento nella struttura societaria negli Stati Uniti, dove una nuova entità legale gestisce le operazioni della piattaforma per soddisfare i requisiti normativi americani.&nbsp;</p>



<p class="p1">La nuova versione della Privacy Policy è entrata in vigore formalmente alla fine di gennaio 2026 e compare nel testo ufficiale con data di efficacia del 31 gennaio 2026. Questo documento è disponibile pubblicamente e può essere verificato attraverso archivi dei termini di servizio aggiornati.&nbsp;</p>



<p class="p1">Uno degli aspetti che ha attirato maggiore attenzione riguarda la possibilità di raccogliere dati più dettagliati rispetto al passato. Secondo testate come CBS News e altre analisi, nella versione aggiornata della policy viene indicato esplicitamente che TikTok può raccogliere informazioni di localizzazione precisa, se l’utente concede tale autorizzazione sul proprio dispositivo, cosa che prima la policy non dichiarava con la stessa chiarezza.&nbsp;</p>



<p class="p1">Parallelamente, il testo aggiornato elenca in modo più esplicito certe categorie di informazioni personali che la piattaforma potrebbe elaborare, come indicato dall’aggiornamento negli Stati Uniti, incluso lo status di cittadinanza o immigrazione. Questa parte della policy ha suscitato preoccupazioni perché molti utenti non si aspettavano di vedere tali riferimenti, ma esperti di privacy hanno spiegato che la lista riflette requisiti di trasparenza imposti da normative statunitensi sulla privacy piuttosto che una nuova, esplicita intenzione di “spiare” certi aspetti personali.&nbsp;</p>



<p class="p1">Il cambiamento societario sotto una nuova entità controllata negli Stati Uniti è stato presentato da TikTok come un modo per rafforzare la protezione dei dati e la sicurezza, con misure di trasparenza e governance locale, ma ha anche comportato la pubblicazione di nuovi termini a cui gli utenti devono acconsentire per continuare a utilizzare l’app.&nbsp;</p>



<p class="p1">Queste modifiche non sono limitate alla sola privacy: il nuovo testo dei termini di servizio include anche sezioni su come TikTok può utilizzare i dati per migliorare le funzioni basate sull’intelligenza artificiale, come l’etichettatura di contenuti AI generati, e su come determinati dati di attività possano essere usati per pubblicità mirata, anche fuori dalla piattaforma.&nbsp;</p>



<p class="p1">Dal punto di vista dell’utente, il cambiamento più tangibile è che, almeno negli Stati Uniti, per continuare a usare l’app è apparsa una notifica che invita ad accettare i nuovi termini e la politica sulla privacy quando si apre l’applicazione. Questo ha causato discussioni online e reazioni contrastanti tra chi ha espresso timori per la privacy e chi ha cercato di comprendere meglio cosa fosse effettivamente cambiato.&nbsp;</p>



<p class="p1">In conclusione, le regole e le policy di TikTok non si sono completamente rivoluzionate in un unico colpo, ma la versione 2026 dei termini e della privacy riflette un aggiornamento sostanziale nella trasparenza dei dati che possono essere gestiti dalla piattaforma, soprattutto in relazione alla nuova struttura legale statunitense e alle modalità di raccolta di informazioni come la localizzazione, con implicazioni che continuano a stimolare dibattito pubblico e tecnico.&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Password dimenticate, un problema quotidiano: ecco come gestirle in modo sicuro</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/password-dimenticate-un-problema-quotidiano-ecco-come-gestirle-in-modo-sicuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Feb 2026 18:28:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[autenticazione 2fa]]></category>
		<category><![CDATA[autenticazione a due fattori]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalla casella di posta elettronica ai servizi bancari, fino alle app della pubblica amministrazione, ogni utente oggi deve gestire decine di credenziali diverse. Ricordarle tutte è quasi impossibile. Eppure, secondo [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Dalla casella di posta elettronica ai servizi bancari, fino alle app della pubblica amministrazione, ogni utente oggi deve gestire decine di credenziali diverse. Ricordarle tutte è quasi impossibile. Eppure, secondo gli esperti di sicurezza informatica, il vero rischio non è dimenticarle, ma riutilizzarle o conservarle in modo insicuro.</p>



<p class="p1">Il primo errore: la stessa password ovunque</p>



<p class="p3">Usare la stessa password per email, social network e servizi finanziari è una pratica molto diffusa, ma pericolosa. Se un sito subisce una violazione dei dati, le stesse credenziali potrebbero essere usate per accedere ad altri account personali.</p>



<p class="p3">Il problema riguarda anche servizi sensibili come quelli offerti da Poste Italiane, che includono conti correnti, carte e identità digitali. In questi casi, una password debole o riutilizzata può avere conseguenze economiche concrete.</p>



<p class="p1">La soluzione più efficace: i password manager</p>



<p class="p3">Gli specialisti consigliano di utilizzare un “password manager”, ovvero un software che genera e memorizza password complesse in modo cifrato. Tra i più noti ci sono 1Password, Bitwarden e LastPass.</p>



<p class="p3">Questi strumenti permettono di:</p>



<p class="p1">Creare password lunghe e uniche per ogni servizio Compilarle automaticamente nei siti web Sincronizzarle tra smartphone, tablet e computer Proteggere tutto con un’unica password principale (detta “master password”)</p>



<p class="p3">In alternativa, molti sistemi operativi e browser integrano già un gestore di password, come Google con il suo Password Manager integrato negli account Gmail o Apple tramite Portachiavi iCloud.</p>



<p class="p1">Autenticazione a due fattori: una barriera in più</p>



<p class="p3">Oltre alla password, è sempre consigliabile attivare l’autenticazione a due fattori (2FA), quando disponibile. Questo sistema richiede un secondo codice temporaneo generato da un’app o inviato via SMS. Anche se qualcuno scoprisse la password, non potrebbe accedere senza il secondo elemento di verifica.</p>



<p class="p3">Per servizi finanziari, identità digitale e caselle email principali, la 2FA è ormai considerata uno standard minimo di sicurezza.</p>



<p class="p1">E se non si vuole usare un’app?</p>



<p class="p3">Chi preferisce metodi più tradizionali può adottare alcune regole pratiche:</p>



<p class="p1">Creare una frase lunga facile da ricordare (passphrase) invece di una parola semplice Non salvare le password in file non protetti sul computer Evitare fogli scritti lasciati in luoghi accessibili</p>



<p class="p3">Un’agenda cartacea conservata in casa, in un luogo sicuro, può essere più sicura di un file digitale non protetto.</p>



<p class="p1">La regola d’oro</p>



<p class="p3">Non esiste memoria umana capace di ricordare decine di password complesse. La soluzione non è semplificarle, ma organizzarle in modo sicuro. Utilizzare strumenti adeguati, attivare la doppia verifica e differenziare le credenziali è oggi una necessità, non un optional.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Blockchain protegge le transazioni digitali ma non elimina tutti i rischi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/blockchain-protegge-le-transazioni-digitali-ma-non-elimina-tutti-i-rischi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 15:07:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[blockchain]]></category>
		<category><![CDATA[cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza digitale]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia emergente]]></category>
		<category><![CDATA[transazioni online]]></category>
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					<description><![CDATA[In un’epoca in cui le violazioni dei dati e gli attacchi informatici plasmano l’agenda di governi e imprese, la tecnologia blockchain si è affacciata come una delle possibili soluzioni per [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In un’epoca in cui le violazioni dei dati e gli attacchi informatici plasmano l’agenda di governi e imprese, la tecnologia <strong>blockchain</strong> si è affacciata come una delle possibili soluzioni per rafforzare la sicurezza delle transazioni digitali. Originariamente ideata per sostenere le criptovalute, questa tecnologia si basa su un registro distribuito e crittografato che lega ogni transazione a quelle precedenti, creando una catena immodificabile di informazioni. Questa caratteristica — insieme alla decentralizzazione — è vista dagli esperti come un elemento che può mitigare molti dei rischi legati alla cybersecurity tradizionale. </p>



<p>La blockchain elimina la dipendenza da un unico database centrale, che nei sistemi classici rappresenta spesso il “punto critico” vulnerabile a intrusioni, ransomware o attacchi DDoS. In una rete blockchain ogni nodo detiene una copia del registro, e questo significa che un tentativo di manipolazione richiederebbe un consenso su larga scala tra i partecipanti, rendendo così estremamente difficile alterare i dati <strong>senza che la modifica venga immediatamente rilevata</strong>. </p>



<p>Un altro elemento che ha catturato l’interesse sia delle imprese sia delle istituzioni è la <strong>trasparenza mantenuta insieme alla sicurezza</strong>. In un registro distribuito tutte le transazioni sono visibili e verificabili dai partecipanti autorizzati, creando un audit trail difficile da falsificare. Nei settori in cui l’integrità dei dati è cruciale — come quello finanziario, sanitario o delle supply chain — questa trasparenza può diventare una protezione aggiuntiva contro frodi e abuso di sistema. </p>



<p>Parallelamente, l’uso di crittografia avanzata e meccanismi di consenso distribuito consente di sviluppare <strong>soluzioni di autenticazione più robuste</strong> rispetto ai tradizionali modelli basati su password e server centralizzati. Sistemi di identità digitale decentralizzata, costruiti su blockchain, permettono agli utenti di controllare direttamente le proprie credenziali, diminuendo la vulnerabilità ai furti di identità e alle violazioni massicce di dati. </p>



<p>Queste potenzialità hanno alimentato progetti e applicazioni in ambiti che vanno oltre le criptovalute, spingendo le imprese a esplorare l’uso della blockchain per proteggere transazioni sensibili, garantire l’integrità dei dati e sviluppare nuovi paradigmi di fiducia digitale. </p>



<p>Tuttavia, la blockchain non è una tecnologia esente da <strong>limitazioni e criticità</strong>. La sua natura immutabile, per esempio, può entrare in conflitto con normative come il <strong>Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR)</strong>, che include il diritto all’oblio: una volta registrato, un dato non può essere modificato o cancellato facilmente, sollevando dubbi sulla conformità in certi contesti. </p>



<p>Un altro problema riguarda la <strong>scalabilità</strong>. Molti sistemi blockchain, soprattutto quelli pubblici, incontrano difficoltà nel gestire grandi volumi di transazioni in tempi brevi senza intasamenti o rallentamenti. Per affrontare questi limiti, sviluppatori e ricercatori stanno sperimentando tecniche come le soluzioni “layer‑2” o forme di consenso alternative che riducano i costi energetici e migliorino l’efficienza. </p>



<p>A ciò si aggiunge la necessità di una <strong>regolamentazione chiara e condivisa</strong>. La natura globale e decentralizzata della blockchain complica l’applicazione delle leggi esistenti su privacy, responsabilità e standard di sicurezza, richiedendo un coordinamento normativo che spesso non ha ancora trovato una forma univoca. </p>



<p>Infine, l’adozione diffusa della blockchain nel campo della cybersecurity richiede competenze specialistiche e investimenti significativi, tanto a livello tecnico quanto organizzativo. La scarsità di professionisti esperti in questo campo continua a essere un ostacolo per molte organizzazioni. </p>
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			</item>
		<item>
		<title>Intelligenza artificiale in mano ai cybercriminali: un’arma sempre più sofisticata</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/intelligenza-artificiale-in-mano-ai-cybercriminali-unarma-sempre-piu-sofisticata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2026 16:27:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
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					<description><![CDATA[L’intelligenza artificiale (IA), una tecnologia che ha trasformato settori come medicina, industria e comunicazione, sta emergendo anche come strumento potente nelle mani dei cybercriminali. Ciò che fino a pochi anni [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">L’intelligenza artificiale (IA), una tecnologia che ha trasformato settori come medicina, industria e comunicazione, sta emergendo anche come strumento potente nelle mani dei cybercriminali. Ciò che fino a pochi anni fa sembrava fantascienza — hacker che sfruttano modelli di IA per automatizzare e potenziare attacchi — è oggi una realtà consolidata, con conseguenze critiche per aziende, istituzioni e singoli cittadini. Gli ultimi report di sicurezza e le attività delle principali organizzazioni di cybersecurity evidenziano una tendenza in crescita: l’IA non è più soltanto difesa, ma anche offensiva.&nbsp;</p>



<p class="p1">Una minaccia in espansione</p>



<p class="p3">Secondo uno studio recente di Trend Micro<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />, la criminalità informatica ha ormai adottato strumenti di intelligenza artificiale in modo professionale, non più sperimentale. I cybercriminali migliorano tecniche di frode, malware e deepfake, riducendo i costi e aumentando l’affidabilità degli attacchi.&nbsp;</p>



<p class="p3">Analisi di mercato e osservatori di cybersecurity stimano che circa il 40% degli attacchi informatici del 2025 abbia fatto uso di IA, con numeri in crescita rispetto agli anni precedenti.&nbsp;</p>



<p class="p1">Phishing e social engineering: l’IA fa il trucco perfetto</p>



<p class="p3">Una delle aree dove l’IA ha avuto un impatto immediato è l’ingegneria sociale, ovvero la capacità di ingannare le persone manipolando emozioni e fiducia. Gli algoritmi generativi — inclusi i moderni large language model — consentono ai criminali di creare email di phishing estremamente convincenti e personalizzate, adattandosi ai dati pubblicamente disponibili sulle vittime.&nbsp;</p>



<p class="p3">Queste email non mostrano più gli errori grammaticali tipici di truffe rudimentali: possono imitare lo stile di comunicazione di un collega o capire riferimenti personali, rendendo più probabile il clic su link malevoli o l’inserimento di credenziali.&nbsp;</p>



<p class="p1">Deepfake: la truffa “visivamente reale”</p>



<p class="p3">Tecnologie basate su IA permettono anche di generare deepfake audio e video estremamente realistici: un messaggio vocale di un amministratore, un video di un dirigente aziendale che chiede informazioni riservate, o perfino un “CEO” che invita a installare software inviato via email. Queste tecniche amplificano le frodi e la manipolazione psicologica, rendendo sempre più difficile distinguere tra reale e artificiale.&nbsp;</p>



<p class="p3">Recenti attacchi hanno utilizzato deepfake avanzati per inserire malware attraverso chiamate video fasulle, portando a compromissioni su vasta scala di sistemi aziendali.&nbsp;</p>



<p class="p1">Malware “intelligenti” e automazione degli attacchi</p>



<p class="p3">L’IA non si limita all’inganno: viene impiegata anche per creare e potenziare malware. Strumenti malevoli possono ora autoreplicarsi, adattarsi alle difese e sfuggire ai controlli di sicurezza tradizionali. Alcuni tipi di malware integrano IA per eseguire codice direttamente in memoria, evitando l’identificazione da parte degli antivirus.&nbsp;</p>



<p class="p3">Modelli come quelli usati da Gemini o Claude sono stati osservati — e persino sottratti — da gruppi di hacker per generare codice dannoso o pianificare attacchi con maggiore efficienza.&nbsp;</p>



<p class="p1">Intelligence e malware come servizio</p>



<p class="p3">L’IA ha anche democratizzato l’accesso agli strumenti di cybercrime: non è più necessario essere esperti di programmazione per lanciare attacchi. Mercati clandestini offrono crimeware-as-a-service, kit di phishing generati dall’IA, deepfake personalizzati e persino bot autonomi pronti all’uso.&nbsp;</p>



<p class="p3">Questa “industrializzazione” della cybercriminalità rende più semplice per operatori di basso profilo lanciare attacchi efficaci con pochi clic.</p>



<p class="p1">Implicazioni per sicurezza e difesa</p>



<p class="p3">La diffusione di IA nel cybercrime ha costretto anche le organizzazioni di sicurezza a ricalibrare le proprie difese. Strumenti basati su IA sono ora impiegati anche per rilevare comportamenti anomali, identificare campagne di phishing e analizzare malware in tempo reale.&nbsp;</p>



<p class="p3">Tuttavia, la corsa agli armamenti tra tecnologie offensive e difensive si fa sempre più intensa: mentre le difese adottano IA per contrastare attacchi automatizzati, i criminali affinano i loro modelli per eludere questi sistemi.</p>



<p class="p1"></p>
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		<item>
		<title>Social detox: come funziona la disintossicazione dai social e perché sempre più persone la scelgono</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/social-detox-come-funziona-la-disintossicazione-dai-social-e-perche-sempre-piu-persone-la-scelgono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2026 16:26:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[digital detox]]></category>
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					<description><![CDATA[Meno notifiche, più concentrazione. È questa la promessa della social detox, la pausa volontaria dai social network che negli ultimi anni sta conquistando studenti, professionisti e persino creator digitali. L’obiettivo [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Meno notifiche, più concentrazione. È questa la promessa della social detox, la pausa volontaria dai social network che negli ultimi anni sta conquistando studenti, professionisti e persino creator digitali. L’obiettivo non è demonizzare piattaforme come <a href="chatgpt://generic-entity?number=0">Instagram</a>, <a href="chatgpt://generic-entity?number=1">TikTok</a>, <a href="chatgpt://generic-entity?number=2">Facebook</a> o <a href="chatgpt://generic-entity?number=3">X</a>, ma ristabilire un equilibrio tra vita online e offline.</p>



<p class="p1"><strong>Un fenomeno in crescita</strong></p>



<p class="p3">La connessione permanente è diventata la norma: notifiche, messaggi, aggiornamenti continui. In questo contesto, cresce la consapevolezza dei possibili effetti collaterali di un uso eccessivo dei social: difficoltà di concentrazione, confronto costante con gli altri, alterazione del sonno, senso di dipendenza.</p>



<p class="p3">La social detox nasce proprio come risposta a questa sovraesposizione digitale.</p>



<p class="p1"><strong>Come funziona la social detox</strong></p>



<p class="p3">Non esiste un’unica modalità. C’è chi sceglie una pausa totale di 7, 14 o 30 giorni, chi limita l’utilizzo a determinati orari, chi elimina le notifiche o rimuove le applicazioni dallo smartphone.</p>



<p class="p3"><strong>Gli esperti suggeriscono tre passaggi fondamentali:</strong></p>



<p class="p1">Definire un obiettivo chiaro – Ridurre il tempo di utilizzo? Migliorare la qualità del sonno? Recuperare concentrazione? Creare barriere pratiche – Disinstallare le app, disattivare notifiche, impostare limiti di tempo. Sostituire l’abitudine – Riempire il tempo con attività alternative: lettura, sport, relazioni sociali dal vivo.</p>



<p class="p3">Senza una sostituzione concreta, il rischio è tornare rapidamente allo scroll compulsivo.</p>



<p class="p1"><strong>I benefici osservati</strong></p>



<p class="p3">Chi intraprende una pausa dai social riferisce spesso miglioramenti già nei primi giorni: maggiore lucidità mentale, riduzione dell’ansia, più tempo libero percepito. Dopo alcune settimane, molti riportano un rapporto più consapevole con il telefono e un calo dell’impulso automatico a controllare lo schermo.</p>



<p class="p3">Non si tratta necessariamente di abbandonare le piattaforme in modo definitivo. Per molti, la social detox rappresenta piuttosto un “reset” utile per riprendere il controllo.</p>



<p class="p1"><strong>Un equilibrio possibile</strong></p>



<p class="p3">I social network restano strumenti potenti per informarsi, lavorare e mantenere relazioni. La sfida non è eliminarli, ma usarli in modo intenzionale.</p>



<p class="p3">La social detox, in questo senso, non è una fuga dal digitale, ma un tentativo di rimettere al centro l’attenzione, il tempo e la qualità delle relazioni.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cyber Security Foundation lancia “AI sicura”: la prima valutazione nazionale sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale in Italia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cyber-security-foundation-lancia-ai-sicura-la-prima-valutazione-nazionale-sulla-sicurezza-dellintelligenza-artificiale-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Feb 2026 18:19:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA['ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[ai]]></category>
		<category><![CDATA[cyberattack]]></category>
		<category><![CDATA[cybersicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[AI SICURA è l’iniziativa della Cyber Security Foundation, la prima fondazione non profit italiana dedicata al mondo cyber, che ha avviato uno studio completo su come il Paese sta affrontando [...]]]></description>
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<p>AI SICURA è l’iniziativa della Cyber Security Foundation, la prima fondazione non profit italiana dedicata al mondo cyber, che ha avviato uno studio completo su come il Paese sta affrontando la sicurezza dell’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di censire i livelli di protezione esistenti e proporre soluzioni concrete. Al centro del progetto c’è un’alleanza pubblico–privato per trasformare la sicurezza dell’AI in un vantaggio competitivo nazionale, coinvolgendo Pubblica Amministrazione, imprese, accademia e comunità di esperti.<br><br>Il progetto è stato presentato ufficialmente ieri a Roma, a Villa Blanc, sede della Luiss Business School, nel corso di un evento riservato ai Chief Information Security Officer (CISO) e ai dirigenti di area sicurezza.<br><br>Il cuore operativo del progetto è un questionario nazionale rivolto ai CISO e ai responsabili della sicurezza per rilevare: awareness sui rischi, architetture e modelli adottati, minacce più temute, strategie difensive e livello di preparazione del Paese. I risultati confluiranno nel “Rapporto sulla Sicurezza dell’AI in Italia”, successivamente corredato da un indice di maturità specifico, raccomandazioni strategiche e strumenti pratici per un’adozione dell’AI più sicura.<br><br>“Con AI SICURA vogliamo misurare con dati reali lo stato della sicurezza dell’intelligenza artificiale in Italia e abilitare un’alleanza pubblico–privato che la trasformi in un vantaggio competitivo, perché l’AI può essere il nostro più grande alleato o il nostro più grande rischio e la differenza la facciamo noi”, ha spiegato Fabio Battelli, Direttore del settore Intelligenza Artificiale per la Cyber Security Foundation.<br><br>Per gli aspetti scientifici dell’iniziativa la Cyber Security Foundation ha coinvolto la Luiss Business School, che contribuirà alla definizione del metodo di indagine e all’interpretazione dei risultati del questionario. «La Luiss Business School sta sviluppando studi e approfondimenti accademici sui temi della Information Safety, distinguendola dalla tradizionale Information Security, per affrontare le sfide specifiche poste dai contenuti generati dall’Intelligenza Artificiale. – ha dichiarato il Professor Cristiano Busco, Direttore BU Consulting, Luiss Business School – Questo lavoro, che sarà integrato nel progetto AI SICURA, ha portato alla definizione di una tassonomia che classifica l&#8217;informazione come &#8220;sicura&#8221; solo se corretta, aperta e benigna, offrendo linee guida essenziali per la governance del rischio e garantendo un impatto positivo sull&#8217;ecosistema sociale ed economico».<br><br>Il versante tecnologico del progetto è affidato invece a Palo Alto Networks, partner dell’iniziativa, chiamato a portare nel Rapporto la prospettiva delle soluzioni di cyber security più avanzate e delle minacce emergenti. «Palo Alto Networks è onorata di essere partner tecnologico della Fondazione. In questo ruolo, intendiamo contribuire allo sviluppo del Rapporto AI SICURA con la nostra profonda conoscenza delle minacce emergenti e le prospettive sulle soluzioni di cybersecurity più avanzate, essenziali non solo per proteggere gli ecosistemi di intelligenza artificiale, ma anche per sfruttare l’AI stessa per la difesa affinché diventi un reale vantaggio competitivo per ogni azienda» ha sottolineato Francesco Seminaroti, Sales Director Palo Alto.<br><br>Nel corso della mattinata, dopo uno scenario di contesto, Fabio Battelli ha illustrato l’impianto dell’iniziativa e i suoi obiettivi operativi. Con lui sono intervenuti, tra gli altri, Mattia Siciliano, Adjunct Faculty Member Luiss Business School e Ricercatore AI SICURA, e Giovanna Capilli, Avvocato e Professoressa ordinaria di Diritto privato, ricercatrice AI SICURA.<br><br>A seguire è stato inoltre presentato in anteprima un prototipo della piattaforma a supporto della gestione dei self-assessment, che consentirà successivamente di visualizzare benchmark nazionali per i diversi settori produttivi e di favorire un confronto continuo all’interno della comunità dei CISO.<br><br>Infine, si è tenuta la tavola rotonda in cui i CISO di alcune tra le principali amministrazioni pubbliche italiane ed aziende si sono confrontati su rischi, misure di mitigazione e governance della sicurezza dell’AI.</p>
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		<title>Oltre la Spagna: come il mondo sta regolando l’accesso dei minori ai social</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/oltre-la-spagna-come-il-mondo-sta-regolando-laccesso-dei-minori-ai-social/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 12:54:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[smartphone ai minori]]></category>
		<category><![CDATA[telefoni cellulari ai minori]]></category>
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					<description><![CDATA[La decisione del governo spagnolo di proporre un divieto totale di accesso ai social media per gli under 16 – annunciata dal premier Pedro Sánchez durante il World Government Summit [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La decisione del governo spagnolo di proporre un divieto totale di accesso ai social media per gli under 16 – annunciata dal premier Pedro Sánchez durante il World Government Summit di Dubai – non è un caso isolato, ma si inserisce in un fenomeno globale di stretta normativa digitale a tutela dei più giovani. Paesi in Europa, in Oceania e oltre stanno infatti rivedendo o inasprendo le proprie leggi per rispondere alle crescenti preoccupazioni su dipendenza, abuso, disinformazione e rischi psicologici legati alla presenza online dei ragazzi. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Australia: il primo paese al mondo</h2>



<p>L’Australia è stata la prima nazione a introdurre per legge un divieto per i minori di 16 anni di possedere account sui principali social network. La legge, entrata in vigore alla fine del 2025, impone ai giganti tecnologici di implementare sistemi robusti di verifica dell’età, con multe salate in caso di violazione.&nbsp;</p>



<p>Il modello australiano è considerato una sorta di «standard globale», anche se pone sfide tecniche significative: verifica accurata dell’età, rispetto della privacy e tutela dei dati sono tutti aspetti ancora in evoluzione. Organismi internazionali come l’OECD sottolineano infatti che nessuna nazione ha ancora trovato una soluzione perfetta a questo problema tecnico e sociale.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Europa: una regolamentazione a più velocità</h2>



<p>In Europa non esiste ancora un’unica normativa vincolante a livello comunitario che imponga limiti d’età rigidi per l’uso dei social, ma l’Unione Europea sta intensificando gli sforzi.</p>



<p>Nel novembre 2025 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione non vincolante proponendo un limite minimo di 16 anni per l’accesso alle piattaforme di social media, con possibilità di accesso tra i 13 e i 16 anni solo con il consenso dei genitori e sistemi di verifica dell’età affidabili.&nbsp;</p>



<p>Parallelamente, la Commissione europea ha pubblicato linee guida sulla protezione dei minori nell’ambito dei servizi digitali, indicando misure per prevenire adescamenti, bullismo e comportamenti che generano dipendenza digitale.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading">Francia</h3>



<p>La Francia ha già varato una normativa che richiede il consenso dei genitori per i minori di 15 anni che vogliono creare un account, anche se l’effettiva applicazione tecnica incontra difficoltà pratiche. Il governo sta inoltre valutando ulteriori restrizioni, compresa la limitazione dell’uso di VPN per eludere i blocchi.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading">Danimarca, Norvegia e altri Stati</h3>



<p>Anche la Danimarca ha annunciato piani per vietare ai minori di 15 anni l’accesso ai social, con alcune eccezioni per i parenti che conferiscono il consenso, mentre la Norvegia sta valutando alzare l’età minima di consenso digitale da 13 a 15 anni.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Regno Unito: Online Safety Act</h2>



<p>Nel Regno Unito, il Online Safety Act, in vigore e implementato dal 2025, non fissa un limite d’età unico, ma obbliga le piattaforme a controllare attivamente chi accede ai servizi e a ridurre l’esposizione dei minori a contenuti dannosi. L’attenzione è rivolta soprattutto alla pubblicità mirata, algoritmi e strumenti di segnalazione dei rischi, piuttosto che a un semplice divieto.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Altri esempi nel mondo</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li>Italia: l’uso dei social da parte dei minori è regolato con il requisito del consenso dei genitori sotto i 14 anni, ma non esiste un divieto assoluto. </li>



<li>Germania: si può usare i social tra i 13 e i 16 anni con il consenso dei genitori — ma sono in corso studi su possibili misure più severe. </li>



<li>Malaysia ha annunciato l’intenzione di bandire l’accesso ai social per gli under 16 dal prossimo anno. </li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Verso una convergenza globale?</h2>



<p>La spinta verso una maggiore tutela dei minori online riflette una preoccupazione comune tra legislatori di tutto il mondo: la consapevolezza crescente dei rischi associati alla dipendenza digitale, all’esposizione precoce a contenuti inappropriati e alla manipolazione algoritmica. Molti analisti ritengono che, nonostante le differenze nei dettagli normativi, si stia formando una tendenza globale verso regole più stringenti sull’uso delle tecnologie da parte dei giovani.&nbsp;</p>



<p>Allo stesso tempo, resta aperto il dibattito su come bilanciare la protezione dei minori con la libertà di espressione, il diritto all’educazione digitale e la privacy. Le sfide tecniche legate alla verifica dell’età, alla tutela dei dati personali e all’efficacia delle misure applicate richiedono compromessi e soluzioni innovative.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La Spagna dichiara guerra ai social: vietato l’accesso agli under 16 e piattaforme sotto accusa</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/la-spagna-dichiar-guerra-ai-social-vietato-laccesso-agli-under-16-e-piattaforme-sotto-accusa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 11:57:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[giovani e social network]]></category>
		<category><![CDATA[La Spagna dichiara guerra ai social: vietato l’accesso agli under 16 e piattaforme sotto accusa]]></category>
		<category><![CDATA[spagna social]]></category>
		<category><![CDATA[TikTok]]></category>
		<category><![CDATA[X]]></category>
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					<description><![CDATA[In una delle svolte più radicali nella regolamentazione digitale degli ultimi anni, il governo spagnolo guidato dal premier Pedro Sánchez ha annunciato un piano legislativo che punta a trasformare profondamente [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In una delle svolte più radicali nella regolamentazione digitale degli ultimi anni, il governo spagnolo guidato dal premier Pedro Sánchez ha annunciato un piano legislativo che punta a trasformare profondamente il modo in cui i minori e le grandi piattaforme vivono il web. La proposta, illustrata venerdì scorso durante il World Government Summit di Dubai, prevede un divieto di accesso ai social network per i ragazzi sotto i 16 anni e una serie di misure severe per responsabilizzare direttamente le aziende tecnologiche. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Stop ai social per i minori</h3>



<p>Al centro del pacchetto di norme c’è la decisione di vietare l’uso delle principali piattaforme digitali – da Instagram a TikTok, da X a Facebook – ai ragazzi che non hanno ancora compiuto 16 anni. L’obiettivo dichiarato dal governo è proteggere i giovani “dal Far West digitale”, un ambiente definito dal premier come uno spazio in cui le leggi vengono ignorate e i reati tollerati.&nbsp;</p>



<p>Per attuare il divieto, la legge prevede sistemi di verifica dell’età rigorosi che non si limitino alle autodichiarazioni: le piattaforme dovranno adottare strumenti tecnici efficaci per impedire l’accesso a chi non ha i requisiti anagrafici richiesti.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading">Più responsabilità per le piattaforme</h3>



<p>La normativa non si limita ai limiti di età. Il pacchetto di cinque misure volute da Sánchez include:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Responsabilizzazione legale dei dirigenti delle piattaforme per contenuti illegali, come discorsi d’odio o materiale vietato. </li>



<li>Nuove ipotesi di reato per la manipolazione degli algoritmi che amplificano contenuti nocivi. </li>



<li>La creazione di un sistema nazionale per tracciare e quantificare l’“impronta di odio e polarizzazione” sui social. </li>
</ul>



<p>Su questo fronte, Madrid intende anche cooperare con la Procura spagnola per esaminare eventuali violazioni commesse da intelligenze artificiali come Grok o da giganti come TikTok e Instagram. </p>



<p>La Spagna si inserisce in un trend internazionale che vede diversi Paesi valutare o adottare misure analoghe: l’Australia ha già introdotto un divieto per gli under 16, mentre la Francia ha fissato il limite a 15 anni e altre nazioni europee stanno discutendo provvedimenti simili.&nbsp;</p>



<p>A Dubai, Sánchez ha invitato gli alleati europei a unirsi a una regolamentazione più forte per contrastare abusi e manipolazioni online, indicando come sempre più governi siano preoccupati per la salute mentale dei giovani e la diffusione di disinformazione sui social. </p>



<p>Le proposte hanno già acceso un acceso dibattito. Da un lato, sostenitori della protezione dei minori salutano la mossa come un passo necessario per tutelare ragazzi e ragazze dagli effetti negativi di abuso, dipendenza e contenuti pericolosi. Dall’altro, critici della normativa – inclusi alcuni leader tecnologici – l’hanno definita eccessiva e potenzialmente dannosa per la libertà di espressione o per il funzionamento delle piattaforme.&nbsp;</p>



<p>Il progetto di legge dovrà ora superare l’iter parlamentare in Spagna e potrebbe subire modifiche prima di entrare in vigore. Tuttavia, la direzione politica è chiara: Madrid intende proteggere i giovani e riformare profondamente l’ecosistema digitale, con ripercussioni che potrebbero influenzare l’intera Europa.&nbsp;</p>
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		<title>WhatsApp e Meta AI: cosa cambia davvero per la privacy degli utenti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/whatsapp-e-meta-ai-cosa-cambia-davvero-per-la-privacy-degli-utenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Feb 2026 16:03:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[app di messaggistica]]></category>
		<category><![CDATA[cloud computing]]></category>
		<category><![CDATA[crittografia end-to-end]]></category>
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		<category><![CDATA[protezione dati]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza digitale]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[tutela utenti]]></category>
		<category><![CDATA[WhatsApp]]></category>
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					<description><![CDATA[L’arrivo di Meta AI su WhatsApp segna un nuovo passaggio nella trasformazione delle app di messaggistica da semplici strumenti di comunicazione a piattaforme intelligenti, capaci di generare testi, rispondere a [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’arrivo di <strong>Meta AI su WhatsApp</strong> segna un nuovo passaggio nella trasformazione delle app di messaggistica da semplici strumenti di comunicazione a <strong>piattaforme intelligenti</strong>, capaci di generare testi, rispondere a domande e assistere gli utenti in tempo reale. Ma insieme alle nuove funzionalità, torna centrale una domanda che il settore non può eludere: <strong>che fine fanno i dati e la privacy degli utenti?</strong></p>



<p>WhatsApp, lo ricordiamo, basa la propria reputazione sulla <strong>crittografia end-to-end</strong>, che impedisce a terzi – inclusa la stessa Meta – di leggere il contenuto dei messaggi privati. Questo principio, almeno sul piano tecnico, non viene annullato dall’introduzione di Meta AI. Le chat personali restano cifrate e non accessibili automaticamente all’intelligenza artificiale.</p>



<p>Il punto critico, però, sta <strong>nell’interazione volontaria</strong> con l’IA. Quando un utente decide di usare Meta AI – ad esempio ponendo una domanda o inoltrando un messaggio all’assistente – quel contenuto <strong>esce dal perimetro della crittografia end-to-end</strong> e viene elaborato dai sistemi di Meta. In altre parole: non è WhatsApp a “spiare” le conversazioni, ma è l’utente che, consapevolmente o meno, fornisce dati a un sistema esterno.</p>



<p>Secondo quanto dichiarato da Meta, le conversazioni con Meta AI possono essere <strong>utilizzate per migliorare i modelli di intelligenza artificiale</strong>, nel rispetto delle normative vigenti e con processi di anonimizzazione. Tuttavia, per chi si occupa di privacy e protezione dei dati, questo passaggio resta delicato: l’anonimizzazione non equivale sempre all’impossibilità di re-identificazione, soprattutto quando i dati sono contestuali e ricchi di dettagli personali.</p>



<p>Dal punto di vista normativo, l’attenzione è alta. In Europa, il <strong>GDPR</strong> impone principi stringenti come minimizzazione dei dati, trasparenza e consenso informato. L’integrazione di Meta AI in un’app usata quotidianamente da miliardi di persone solleva interrogativi su quanto gli utenti siano realmente consapevoli di <strong>quando stanno parlando con una persona e quando con un sistema di IA</strong>, e su come vengano presentate le informative.</p>



<p>Un altro nodo riguarda l’uso “passivo” dei dati. Anche se Meta afferma che i messaggi privati non vengono letti per addestrare l’IA, restano aperte questioni legate ai <strong>metadati</strong>: informazioni come frequenza di utilizzo, interazioni con l’assistente, contesto delle richieste. Dati che, pur non includendo il contenuto dei messaggi, contribuiscono a costruire profili estremamente dettagliati.</p>



<p>Per gli utenti, la sfida è quella della <strong>consapevolezza digitale</strong>. Meta AI può essere uno strumento utile, ma va trattato come qualunque altro servizio basato su cloud: ciò che si condivide con l’IA non è più solo “una chat privata”. Per le aziende e i professionisti, il tema è ancora più sensibile, soprattutto quando WhatsApp viene usato per comunicazioni di lavoro, dati riservati o informazioni su clienti.</p>



<p>In prospettiva, il caso WhatsApp–Meta AI è emblematico di una tendenza più ampia: l’IA sta entrando in spazi comunicativi che consideravamo intimi e protetti. La vera partita non si gioca solo sulla tecnologia, ma su <strong>trasparenza, regolazione e fiducia</strong>. Perché la crittografia può proteggere i messaggi, ma solo scelte chiare e informate possono proteggere davvero le persone.</p>
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