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	<title>Digital Economy | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>Regolamentare l’AI: dal Parlamento Ue alle linee guida globali per una governance dell’intelligenza artificiale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 14:37:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[AI Act]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[regolamentazione digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[La regolamentazione dell’intelligenza artificiale è diventata uno dei cardini della politica digitale a livello europeo e internazionale, con l’Unione europea in prima linea nello sviluppo di un quadro normativo che [...]]]></description>
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<p>La regolamentazione dell’intelligenza artificiale è diventata uno dei cardini della politica digitale a livello europeo e internazionale, con l’Unione europea in prima linea nello sviluppo di un quadro normativo che possa definire standard di sicurezza, trasparenza e tutela dei diritti fondamentali nel mercato globale dell’AI.</p>



<p>Un passo storico in questa direzione è stato compiuto dall’<strong>Parlamento europeo</strong>, che nel marzo 2024 ha approvato il primo grande quadro normativo sull’intelligenza artificiale noto come <strong>AI Act</strong>, il primo regolamento completo al mondo dedicato a questa tecnologia. </p>



<p>Il <strong>Regolamento (UE) 2024/1689</strong>, entrato in vigore il 1° agosto 2024, fissa un insieme di regole armonizzate per lo sviluppo, l’immissione sul mercato, l’utilizzo e la sorveglianza dei sistemi di IA nell’Unione europea, con l’obiettivo di promuovere <strong>tecnologie affidabili e rispettose dei diritti fondamentali</strong>. </p>



<p>Basato su un approccio “risk‑based”, cioè graduato in base al livello di rischio associato agli specifici usi dell’IA, il regolamento distingue tra pratiche proibite, sistemi ad alto rischio, obblighi di trasparenza e regole per la governance e la sorveglianza dei modelli di intelligenza artificiale. </p>



<p>Le disposizioni della legge sono in fase di applicazione graduale: alcune regole di base, come la definizione di sistema di IA e l’obbligo di alfabetizzazione digitale (AI literacy), sono già in vigore dal febbraio 2025, mentre l’applicazione completa delle norme sui sistemi ad alto rischio è prevista a partire dal 2026‑2027. </p>



<p>Per facilitare l’attuazione pratica del regolamento, la <strong>Commissione europea</strong> ha pubblicato linee guida sulle “pratiche di IA proibite”, ovvero quelle considerate incompatibili con i valori europei e i diritti fondamentali, come l’uso di sistemi per manipolazioni comportamentali, social scoring o identificazione biometrica in tempo reale. </p>



<p>Nonostante la dimensione europea, l’AI Act è già visto come un punto di riferimento globale, in grado di influenzare la governance dell’intelligenza artificiale anche fuori dal continente – un fenomeno definito dagli esperti come l’<strong>“effetto Bruxelles”</strong> per la tecnologia. </p>



<p>Il dibattito internazionale sulla regolamentazione non si limita però all’UE. Altri Paesi e regioni stanno definendo i propri approcci: ad esempio il <strong>Giappone</strong> ha adottato un modello più flessibile basato sulla cooperazione volontaria, in contrasto con la struttura più stringente dell’AI Act europeo. Questo diversificato panorama normativo riflette le differenti priorità in tema di innovazione tecnologica e tutela dei cittadini, ma evidenzia anche la crescente consapevolezza globale della necessità di regole condivise.</p>



<p>A livello nazionale, Paesi come <strong>l’Italia</strong> hanno già integrato le norme europee con quadri legislativi propri, creando uno dei primi sistemi completi di governance AI tra gli Stati membri. </p>



<p>Il risultato di questi sforzi – dall’Ue alle singole giurisdizioni – è una crescente convergenza verso principi comuni: tutela dei diritti umani e della privacy, trasparenza degli algoritmi, responsabilità degli sviluppatori e degli utenti e prevenzione dei rischi associati a tecnologie sempre più potenti.</p>



<p>Il percorso di regolamentazione dell’intelligenza artificiale rimane in evoluzione, con l’obiettivo di bilanciare l’innovazione tecnologica e la competitività globale con la protezione delle persone, dei diritti fondamentali e delle società democratiche.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Blockchain oltre le criptovalute: come sta cambiando supply chain, sicurezza e contratti digitali</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/blockchain-oltre-le-criptovalute-come-sta-cambiando-supply-chain-sicurezza-e-contratti-digitali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 15:09:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[blockchain]]></category>
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		<category><![CDATA[blockchain_registry]]></category>
		<category><![CDATA[Criptovalute]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando si parla di Blockchain, il pensiero va spesso alle criptovalute. In realtà, questa tecnologia sta trovando applicazioni sempre più ampie in diversi settori, dalla logistica alla sicurezza informatica, fino [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quando si parla di Blockchain, il pensiero va spesso alle criptovalute. In realtà, questa tecnologia sta trovando applicazioni sempre più ampie in diversi settori, dalla logistica alla sicurezza informatica, fino alla gestione dei contratti digitali.</p>



<p>La blockchain è, in sostanza, un registro digitale distribuito e immutabile, condiviso tra più soggetti. Ogni informazione inserita viene validata e resa difficilmente modificabile, garantendo trasparenza e tracciabilità. Proprio queste caratteristiche la rendono particolarmente utile in contesti complessi dove è necessario certificare dati e passaggi.</p>



<p>Uno degli ambiti più rilevanti è quello della supply chain. Le aziende utilizzano la blockchain per tracciare ogni fase della produzione e distribuzione di un prodotto, dalla materia prima fino al consumatore finale. Questo consente di verificare l’origine delle merci, contrastare contraffazioni e migliorare la fiducia lungo tutta la filiera. Nel settore agroalimentare, ad esempio, è possibile monitorare il percorso di un alimento e certificare la qualità e la provenienza.</p>



<p>Un altro campo in forte crescita è quello della sicurezza informatica. Grazie alla sua struttura decentralizzata, la blockchain riduce il rischio di attacchi hacker basati sulla manipolazione dei dati centralizzati. Le informazioni, infatti, non sono conservate in un unico punto vulnerabile, ma distribuite su una rete, rendendo più complessa qualsiasi alterazione fraudolenta.</p>



<p>Sempre più diffuso è anche l’utilizzo degli Smart contract, programmi informatici che eseguono automaticamente clausole contrattuali al verificarsi di determinate condizioni. Questo strumento permette di ridurre tempi, costi e intermediari, trovando applicazione in ambiti come assicurazioni, logistica e compravendite digitali.</p>



<p>Nonostante le potenzialità, restano alcune criticità. Tra queste, i limiti di scalabilità, i consumi energetici di alcune reti e le incertezze normative, che variano da Paese a Paese. Inoltre, l’adozione su larga scala richiede investimenti e competenze specifiche, non sempre disponibili in tutte le organizzazioni.</p>



<p>Il quadro, tuttavia, è in evoluzione. Sempre più aziende e istituzioni stanno sperimentando soluzioni basate su blockchain, con l’obiettivo di rendere i processi più efficienti, sicuri e trasparenti.</p>



<p>Al di là delle criptovalute, dunque, la blockchain si conferma come una tecnologia destinata a incidere profondamente sull’economia digitale, aprendo nuove prospettive per il futuro dei sistemi produttivi e delle relazioni contrattuali.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sempre meno contanti: come il digitale ha trasformato le nostre abitudini</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/sempre-meno-contanti-come-il-digitale-ha-trasformato-le-nostre-abitudini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 11:27:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[contanti]]></category>
		<category><![CDATA[Pagamenti digitali]]></category>
		<category><![CDATA[sistemi contactless]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi anni, il contante sta lentamente lasciando spazio ai pagamenti digitali. Dalle app fino a sistemi contactless, sempre più italiani scelgono di pagare con lo smartphone o la carta. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Negli ultimi anni, il contante sta lentamente lasciando spazio ai pagamenti digitali. Dalle app fino a sistemi contactless, sempre più italiani scelgono di pagare con lo smartphone o la carta.</p>



<p>Ma questa “nuova normalità” non riguarda solo tecnologia: cambia il modo in cui viviamo, gestiamo i soldi e percepiamo il denaro.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il boom dei pagamenti digitali</strong></h2>



<p>Secondo gli ultimi dati, soprattutto i giovani sotto i 35 anni <strong>preferiscono non usare contanti</strong> per acquisti quotidiani. Dalla spesa al caffè, fino ai servizi online, il digitale è diventato la scelta principale.</p>



<p><strong>Vantaggi principali:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Velocità e comodità</li>



<li>Tracciabilità delle spese</li>



<li>Riduzione del rischio di furto o smarrimento di contanti</li>
</ul>



<p>Tuttavia, questo cambiamento non è senza conseguenze. La dipendenza da app e carte digitali solleva domande su sicurezza, privacy e controllo dei dati finanziari.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come cambia la vita quotidiana</strong></h2>



<p>Vivere senza contanti significa adattare <strong>abitudini consolidate</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Non portare più il portafoglio pieno di contanti</li>



<li>Tenere sotto controllo le app di pagamento e notifiche</li>



<li>Pianificare acquisti senza improvvisazioni</li>
</ul>



<p>Anche piccoli gesti, come offrire un caffè a un amico o pagare il panettiere, diventano digitali, trasformando le interazioni quotidiane.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sicurezza vs controllo: il lato oscuro del digitale</strong></h2>



<p>Se da un lato le transazioni digitali sono più sicure rispetto al contante, dall’altro richiedono <strong>attenzione costante</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Possibili frodi online o phishing</li>



<li>Necessità di aggiornare continuamente app e sistemi</li>



<li>Rischio di perdita di privacy sui propri acquisti</li>
</ul>



<p>Per questo, gli esperti consigliano di combinare consapevolezza tecnologica e gestione responsabile delle proprie finanze.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Rapporto con il denaro: cambia il modo di pensare ai risparmi</strong></h2>



<p>Il contante ha una funzione tangibile: lo vedi, lo tocchi, lo dai via. La sua assenza modifica <strong>la percezione del denaro</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Spendere diventa più astratto, a volte meno controllabile</li>



<li>Pianificare le spese richiede strumenti digitali</li>



<li>Il risparmio può sembrare più teorico che concreto</li>
</ul>



<p>Il passaggio verso il digitale richiede quindi un <strong>nuovo equilibrio tra praticità e consapevolezza</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il futuro è digitale, ma serve attenzione</strong></h2>



<p>La rivoluzione dei pagamenti digitali è inarrestabile: smartphone e app stanno cambiando il modo in cui compriamo, risparmiamo e gestiamo il denaro.</p>



<p>Ma dietro questa comodità si nasconde un monito: <strong>non dimenticare il valore del contatto umano, della pianificazione e della consapevolezza finanziaria</strong>. Per vivere davvero il digitale senza perdere il controllo della propria vita economica.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Marketing digitale, cresce il peso della comunicazione online tra pubblicità, dati e social</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/marketing-digitale-cresce-il-peso-della-comunicazione-online-tra-pubblicita-dati-e-social/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 13:45:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Startup & Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[data driven]]></category>
		<category><![CDATA[digital economy]]></category>
		<category><![CDATA[sei]]></category>
		<category><![CDATA[seo]]></category>
		<category><![CDATA[social media marketing]]></category>
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					<description><![CDATA[Il digital marketing si conferma uno dei pilastri della trasformazione economica in atto, con investimenti in costante crescita e un ruolo sempre più centrale nelle strategie di imprese e istituzioni. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il digital marketing si conferma uno dei pilastri della trasformazione economica in atto, con investimenti in costante crescita e un ruolo sempre più centrale nelle strategie di imprese e istituzioni. Pubblicità online, ottimizzazione per i motori di ricerca (SEO), social media marketing e analisi dei dati rappresentano oggi strumenti chiave per raggiungere consumatori sempre più connessi.</p>



<p>La diffusione capillare di internet e dei dispositivi mobili ha modificato profondamente le abitudini di consumo, spingendo le aziende a spostare una quota crescente dei budget pubblicitari verso il digitale. Le campagne online consentono infatti una maggiore precisione nel target, oltre alla possibilità di monitorare in tempo reale le performance e ottimizzare gli investimenti.</p>



<p>Tra le leve principali si distingue la SEO, ovvero l’insieme di tecniche che permettono ai contenuti di posizionarsi tra i primi risultati dei motori di ricerca, aumentando visibilità e traffico. Parallelamente, il social media marketing sfrutta piattaforme digitali per costruire relazioni dirette con gli utenti, rafforzare il brand e promuovere prodotti e servizi.</p>



<p>Un ruolo sempre più rilevante è svolto dall’analisi del comportamento degli utenti. Attraverso la raccolta e l’elaborazione dei dati, le aziende possono comprendere preferenze, abitudini e bisogni dei consumatori, personalizzando l’offerta e migliorando l’efficacia delle campagne. Si tratta di un approccio data-driven che consente decisioni più rapide e mirate.</p>



<p>Accanto alle opportunità, restano tuttavia alcune criticità, in particolare sul fronte della tutela della privacy e della gestione dei dati personali. Le normative europee impongono standard rigorosi, richiedendo trasparenza e consenso informato nell’utilizzo delle informazioni raccolte online.</p>



<p>Secondo gli operatori del settore, la sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra innovazione tecnologica, efficacia comunicativa e rispetto dei diritti degli utenti. In questo contesto, il digital marketing continua a evolversi, confermandosi un elemento strategico per la competitività delle imprese e per la comunicazione contemporanea.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Carrello intelligente e agenti AI: come l’intelligenza artificiale sta cambiando il modo di fare spesa e di vendere online</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/carrello-intelligente-e-agenti-ai-come-lintelligenza-artificiale-sta-cambiando-il-modo-di-fare-spesa-e-di-vendere-online/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 14:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Life]]></category>
		<category><![CDATA[agenti ai]]></category>
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		<category><![CDATA[ecommerce]]></category>
		<category><![CDATA[spesa online]]></category>
		<category><![CDATA[vendita online]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalla lista della spesa al carrello intelligente, dall’e‑commerce alle app che “conoscono” i nostri gusti: l’intelligenza artificiale (AI) sta modificando profondamente il modo di fare acquisti, sia online sia nei [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dalla lista della spesa al carrello intelligente, dall’e‑commerce alle app che “conoscono” i nostri gusti: <strong>l’intelligenza artificiale (AI) sta modificando profondamente il modo di fare acquisti</strong>, sia online sia nei negozi fisici. Secondo ricerche di mercato e analisi di settore, aziende e consumatori stanno adottando sempre più sistemi basati su intelligenza artificiale per personalizzare, velocizzare e semplificare l’esperienza di shopping quotidiana. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Spesa personalizzata e assistita</h2>



<p>Uno degli aspetti più visibili dell’AI nella spesa online è la <strong>personalizzazione dei consigli</strong>: piattaforme e app analizzano il comportamento d’acquisto, gli interessi e le preferenze dei consumatori per proporre prodotti su misura, riducendo il tempo necessario per trovare ciò che serve. </p>



<p>Nei supermercati e nei negozi fisici stanno emergendo tecnologie come il <strong>“carrello intelligente”</strong> che integra computer vision e intelligenza artificiale per assistere il cliente, suggerendo prodotti e offrendo informazioni durante la spesa stessa. Queste soluzioni, già sperimentate in alcuni punti vendita italiani, trasformano il carrello in un assistente evoluto per il consumatore. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Chatbot e agenti AI per fare acquisti</h2>



<p>Una tendenza in rapida crescita è l’uso di <strong>agent AI capaci di fare acquisti al posto degli utenti</strong>: si tratta di assistenti virtuali in grado di capire richieste in linguaggio naturale, confrontare prodotti, confrontare prezzi e completare transazioni. Secondo le ultime evoluzioni tecnologiche, soluzioni integrate con sistemi di pagamento come carte di credito digitali stanno aprendo la strada a un “shopping agentico” dove l’intelligenza artificiale può persino gestire ordini con autorizzazioni dei clienti. </p>



<p>Anche grandi aziende tech stanno sperimentando funzioni di acquisto diretto tramite chatbot: l’utente può chiedere, ad esempio, di trovare e acquistare un prodotto specifico all’interno di un’interfaccia conversazionale, senza navigare tradizionalmente in un sito di e‑commerce. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Ottimizzazione di magazzino e logistica</h2>



<p>L’AI non riguarda solo il fronte visibile dell’esperienza di acquisto: <strong>dietro le quinte, l’intelligenza artificiale migliora la gestione del magazzino, la previsione della domanda e l’organizzazione delle consegne</strong>. Sistemi predittivi basati su machine learning aiutano i retailer online a prevedere quali prodotti andranno esauriti, riducendo le rotture di stock e migliorando i tempi di consegna. </p>



<p>Queste tecnologie consentono anche una pianificazione più efficiente delle rotte di consegna e la riduzione dei costi operativi, con benefici sia per le imprese sia per i clienti che aspettano consegne rapide e affidabili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E-commerce sempre più intelligente</h2>



<p>Secondo analisi di settore, oltre l’<strong>80 % delle aziende e‑commerce considera l’AI una tecnologia strategica</strong> per competere nei prossimi anni, con investimenti crescenti in strumenti di analisi dei dati, generazione automatica di contenuti e raccomandazioni personalizzate. </p>



<p>Questa trasformazione va di pari passo con la crescita prevista del mercato dell’intelligenza artificiale applicata al commercio: soluzioni di e‑commerce potenziate dall’AI sono destinate a diventare sempre più diffuse, influenzando non solo il modo di scegliere e acquistare prodotti, ma anche le strategie di marketing e fidelizzazione dei clienti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Considerazioni finali</h2>



<p>L’intelligenza artificiale sta rimodellando il percorso di acquisto, rendendolo <strong>più intuitivo, veloce e personalizzato</strong>, sia che si tratti di fare la spesa quotidiana al supermercato, sia di scegliere un capo di abbigliamento o un prodotto tecnologico online. Allo stesso tempo, la crescente presenza di AI solleva interrogativi su <strong>privacy dei dati, trasparenza degli algoritmi e fiducia del consumatore</strong>, aspetti che settore e regolatori stanno iniziando ad affrontare mentre la tecnologia diventa sempre più centrale nel commercio moderno. </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’intelligenza artificiale guida la fabbrica 4.0 tra manutenzione predittiva, qualità automatica e catena di approvvigionamento ottimizzata</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/lintelligenza-artificiale-guida-la-fabbrica-4-0-tra-manutenzione-predittiva-qualita-automatica-e-catena-di-approvvigionamento-ottimizzata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 14:01:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Startup & Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[ai e industrie manifatturiere]]></category>
		<category><![CDATA[digital twin]]></category>
		<category><![CDATA[industria 4.0]]></category>
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					<description><![CDATA[Nell’era della quarta rivoluzione industriale, l’intelligenza artificiale si sta imponendo come uno dei principali fattori di trasformazione del settore manifatturiero, integrandosi con sistemi connessi e digitalizzati per creare fabbriche più [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nell’era della <strong>quarta rivoluzione industriale</strong>, l’<strong>intelligenza artificiale </strong> si sta imponendo come uno dei principali fattori di trasformazione del settore manifatturiero, integrandosi con sistemi connessi e digitalizzati per creare fabbriche più intelligenti, resilienti ed efficienti. Il paradigma di <strong>Industria 4.0</strong>, basato su connettività, sensori, Internet of Things (IoT) e dati, trova nell’IA una “mente digitale” in grado di analizzare enormi volumi di informazioni e prendere decisioni in tempo reale. </p>



<p>Una delle applicazioni più consolidate riguarda la <strong>manutenzione predittiva dei macchinari</strong>, dove algoritmi di apprendimento automatico analizzano i dati raccolti dai sensori per prevedere guasti prima che si verifichino. Questo approccio consente di programmare interventi di manutenzione durante periodi di fermo programmato, riducendo significativamente i tempi di inattività non pianificati e allungando la vita utile delle attrezzature. Con l’IA, anche segnali deboli – come variazioni di temperatura o vibrazioni – possono essere interpretati per anticipare malfunzionamenti, contrastando gli sprechi di produzione e aumentando la produttività complessiva della fabbrica. </p>



<p>Accanto alla manutenzione, l’IA sta rivoluzionando il <strong>controllo qualità automatico</strong> sul piano produttivo. Sistemi dotati di visione artificiale e apprendimento profondo sono in grado di monitorare in tempo reale linee di assemblaggio e prodotti finiti, individuando difetti invisibili all’occhio umano e determinando con precisione assoluta eventuali anomalie. Queste tecnologie migliorano l’efficacia dei controlli, riducono gli scarti e permettono un flusso di produzione più regolare e sostenibile. </p>



<p>Importanti benefici derivano anche dall’uso dell’IA per l’<strong>ottimizzazione della catena di approvvigionamento</strong> (<em>supply chain</em>). Algoritmi intelligenti integrano dati storici, trend di mercato e condizioni in tempo reale per prevedere la domanda, bilanciare livelli di inventario e scegliere percorsi logistici più efficienti. Questo tipo di ottimizzazione, reso possibile dall’elaborazione avanzata dei dati, contribuisce a ridurre i costi, migliorare le consegne puntuali e reagire rapidamente a interruzioni o variazioni della domanda. </p>



<p>Le applicazioni dell’IA nel contesto industriale non si fermano qui. La tecnologia supporta anche l’<strong>ottimizzazione dei processi produttivi</strong>, l’<strong>automazione intelligente</strong> di attività ripetitive, la simulazione digitale dei sistemi (<em>digital twin</em>) e la gestione energetica delle fabbriche, contribuendo a un uso più sostenibile delle risorse e a ridurre gli impatti ambientali. </p>



<p>Il mercato europeo dell’IA applicata alla manifattura è in forte crescita: si prevede che raggiungerà valori di oltre <strong>31 miliardi di dollari entro il 2033</strong>, riflettendo sia l’aumento degli investimenti sia la crescente domanda di soluzioni intelligenti nelle fabbriche del futuro. </p>



<p>Tuttavia, la piena implementazione delle tecnologie rimane sfidata dalla necessità di adeguare infrastrutture legacy, di promuovere una cultura digitale diffusa e di gestire l’integrazione dei dati su larga scala. </p>



<p>Fonte foto: <a href="https://www.innovazioneimpresa.com/2024/09/26/asset-management-4-0-come-lai-potenzia-le-operazioni-industriali/">https://www.innovazioneimpresa.com/2024/09/26/asset-management-4-0-come-lai-potenzia-le-operazioni-industriali/</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il futuro digitale dell’Italia passa dall’AI, nel libro di Di Franco analisi e strategie</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-futuro-digitale-dellitalia-passa-dallai-nel-libro-di-di-franco-analisi-e-strategie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 20:57:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Startup & Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe di franco]]></category>
		<category><![CDATA[L’intelligenza artificiale per il futuro dell’Italia libro di franco]]></category>
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					<description><![CDATA[L’intelligenza artificiale come leva strategica per la crescita economica e la trasformazione digitale del Paese. È il tema al centro del libro L’intelligenza artificiale per il futuro dell’Italia. Competenze, casi [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’intelligenza artificiale come leva strategica per la crescita economica e la trasformazione digitale del Paese. È il tema al centro del libro <em>L’intelligenza artificiale per il futuro dell’Italia. Competenze, casi d’uso e valore nell’Europa che innova</em>, scritto da Giuseppe Di Franco, amministratore delegato del gruppo tecnologico Lutech, e pubblicato nel 2026 dall’editore Piemme. </p>



<p>Il volume propone una riflessione sull’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese, nelle istituzioni e nella società, con l’obiettivo di analizzare come questa tecnologia possa contribuire allo sviluppo dell’economia italiana e al rafforzamento della competitività europea. Il libro, di 288 pagine, sarà disponibile nelle librerie dal 10 marzo 2026.</p>



<p>Nel testo, Di Franco propone un percorso che parte dalle competenze e dalle eccellenze tecnologiche presenti nel Paese per arrivare al tema della sovranità digitale europea, sottolineando come l’intelligenza artificiale stia già cambiando il modo di produrre valore, prendere decisioni e organizzare i processi produttivi. Attraverso esempi e casi applicativi, l’autore evidenzia le potenzialità di una tecnologia ormai diffusa nella vita quotidiana e nelle attività economiche. </p>



<p>Secondo Di Franco, la sfida principale non riguarda soltanto lo sviluppo di nuove tecnologie ma la loro integrazione concreta nei processi organizzativi. “La vera sfida è trasformare l’AI da sperimentazione a capacità operativa stabile, integrata nei processi e misurabile nei risultati”, ha dichiarato il manager in occasione di un intervento al World AI Cannes Festival. </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Giustizia e innovazione: processi digitali in Italia, come il PNRR accelera la modernizzazione dei tribunali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 18:05:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Novità Legislative]]></category>
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					<description><![CDATA[Digitalizzazione dei procedimenti, fascicoli processuali elettronici e nuove piattaforme informatiche: la giustizia italiana sta attraversando una fase di profonda trasformazione grazie agli investimenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e [...]]]></description>
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<p>Digitalizzazione dei procedimenti, fascicoli processuali elettronici e nuove piattaforme informatiche: la giustizia italiana sta attraversando una fase di profonda trasformazione grazie agli investimenti previsti dal <strong>Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)</strong>. L’obiettivo è ridurre i tempi dei processi e migliorare l’efficienza del sistema giudiziario attraverso strumenti digitali e nuove tecnologie.</p>



<p>Secondo i dati del <strong>Ministero della Giustizia</strong>, il PNRR destina alla modernizzazione del sistema giudiziario <strong>oltre 2 miliardi di euro</strong>, con interventi che riguardano l’infrastruttura tecnologica dei tribunali, la digitalizzazione degli atti processuali e lo sviluppo di nuove piattaforme informatiche per la gestione dei procedimenti. Il programma rientra nelle riforme richieste dall’Unione europea per migliorare l’efficienza della giustizia e favorire la crescita economica del Paese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il processo telematico</h2>



<p>Uno dei pilastri della digitalizzazione è rappresentato dal <strong>processo telematico</strong>, già diffuso nel settore civile e progressivamente esteso anche agli altri ambiti della giurisdizione.</p>



<p>Il <strong>Processo Civile Telematico (PCT)</strong> consente ad avvocati e magistrati di depositare atti, consultare fascicoli e ricevere comunicazioni ufficiali attraverso piattaforme digitali, riducendo la necessità di recarsi fisicamente negli uffici giudiziari. Negli ultimi anni il sistema è stato ulteriormente potenziato, con l’introduzione di nuove funzionalità per la gestione dei documenti e delle notifiche.</p>



<p>Parallelamente sono stati sviluppati il <strong>Processo Amministrativo Telematico (PAT)</strong> e il <strong>Processo Tributario Telematico (PTT)</strong>, mentre nel settore penale è in corso l’estensione degli strumenti digitali per il deposito di atti e la consultazione dei fascicoli.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il fascicolo digitale</h2>



<p>Tra le innovazioni più rilevanti vi è il <strong>fascicolo processuale digitale</strong>, che sostituisce progressivamente la documentazione cartacea. Tutti gli atti del procedimento – memorie, provvedimenti, verbali e documenti – vengono archiviati in formato elettronico e possono essere consultati online dalle parti autorizzate.</p>



<p>Secondo il Ministero della Giustizia, questa modalità consente di migliorare la tracciabilità dei procedimenti, ridurre i tempi di gestione delle pratiche e facilitare lo scambio di informazioni tra tribunali, procure e avvocati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le piattaforme informatiche per i tribunali</h2>



<p>Il PNRR prevede anche il potenziamento delle piattaforme informatiche che supportano il lavoro degli uffici giudiziari. Tra gli interventi principali figurano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>l’aggiornamento dei sistemi di gestione dei procedimenti</li>



<li>la digitalizzazione degli archivi giudiziari</li>



<li>il miglioramento delle infrastrutture informatiche dei tribunali</li>



<li>lo sviluppo di strumenti per l’analisi dei dati giudiziari.</li>
</ul>



<p>Queste misure puntano a rendere più efficiente il lavoro degli operatori della giustizia e a ridurre i tempi dei procedimenti, uno degli obiettivi centrali della riforma. L’Italia si è infatti impegnata con l’Unione europea a ridurre significativamente la durata media dei processi civili e penali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Intelligenza artificiale e analisi dei dati</h2>



<p>Tra le innovazioni in fase di sviluppo vi sono anche strumenti di <strong>intelligenza artificiale</strong> applicati alla gestione dei procedimenti. In alcuni progetti sperimentali la tecnologia viene utilizzata per classificare automaticamente gli atti, facilitare la ricerca nei fascicoli digitali e analizzare grandi quantità di dati giudiziari.</p>



<p>Secondo il Ministero della Giustizia, l’obiettivo non è sostituire il ruolo del magistrato, ma fornire <strong>strumenti di supporto decisionale e organizzativo</strong>, capaci di migliorare l’efficienza degli uffici giudiziari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli obiettivi del PNRR</h2>



<p>La digitalizzazione della giustizia rappresenta uno dei pilastri della riforma prevista dal PNRR. Tra i traguardi fissati dal programma figurano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>la riduzione dei tempi dei processi civili e penali</li>



<li>l’aumento della produttività degli uffici giudiziari</li>



<li>il miglioramento dell’accesso ai servizi per cittadini e professionisti</li>



<li>la creazione di un sistema giudiziario più trasparente ed efficiente.</li>
</ul>



<p>Secondo il Ministero della Giustizia, l’innovazione tecnologica, insieme alle riforme organizzative e al rafforzamento degli organici, dovrebbe contribuire a modernizzare uno dei settori chiave dello Stato.</p>



<p>La trasformazione digitale della giustizia italiana è dunque destinata a proseguire nei prossimi anni, con l’obiettivo di rendere i procedimenti più rapidi, accessibili e in linea con gli standard europei.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Digitale e norme: come le politiche pubbliche regolano commercio elettronico, tasse, consumatori e inclusione</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/digitale-e-norme-come-le-politiche-pubbliche-regolano-commercio-elettronico-tasse-consumatori-e-inclusione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 12:17:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[commercio elettronico]]></category>
		<category><![CDATA[digital economy]]></category>
		<category><![CDATA[inclusione digitale]]></category>
		<category><![CDATA[tassazione digitale]]></category>
		<category><![CDATA[tutela consumatori]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l’espansione dell’economia digitale, le politiche pubbliche e la regolamentazione si sono rivelate strumenti chiave per garantire un mercato online equo, sicuro e accessibile. In Europa e in Italia si [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con l’espansione dell’economia digitale, le politiche pubbliche e la regolamentazione si sono rivelate strumenti chiave per garantire un mercato online equo, sicuro e accessibile. In Europa e in Italia si stanno consolidando norme che vanno dal commercio elettronico alla <em>tassazione digitale</em>, passando per la tutela dei consumatori e l’<strong>inclusione digitale</strong>, con l’obiettivo di creare un ambiente digitale affidabile e competitivo.</p>



<p>A livello comunitario, la <strong>Digital Services Act (DSA)</strong> ha introdotto un quadro giuridico per la responsabilità e la trasparenza delle piattaforme online, aggiornando regole che fino a poco tempo fa si basavano sulla direttiva sul commercio elettronico del 2000. Il regolamento europeo mira a proteggere gli utenti online, contrastare i contenuti illegali e aumentare la trasparenza nelle modalità di moderazione e gestione dei servizi digitali. </p>



<p>La regolamentazione del <em>commercio elettronico</em> in UE prevede inoltre diritti chiari per gli acquisti online, come l’obbligo di fornire informazioni trasparenti su prezzi, costi di spedizione e tempi di consegna, oltre al diritto di recesso entro 14 giorni dall’acquisto. Queste norme consentono ai consumatori di fare acquisti online con maggiore fiducia, e richiedono ai venditori di distinguere chiaramente se si tratta di vendite da parte di professionisti piuttosto che privati. </p>



<p>La tassazione digitale resta un’altra frontiera in evoluzione. In Italia esiste una <strong>digital services tax (DST)</strong> pari al 3% sui ricavi derivanti da servizi digitali per grandi aziende con ricavi globali elevati, anche se l’ultima legge di bilancio ha rimosso alcune soglie, ampliando la platea di imprese soggette alla tassa. (<a href="https://itif.org/publications/2025/02/11/italy-digital-tax-policy/?utm_source=chatgpt.com">itif.org</a>) A livello europeo, sono in corso riflessioni più ampie su sistemi fiscali che garantiscano equità tra imprese digitali e tradizionali, agevolando la cooperazione tra Stati membri per evitare che i profitti delle attività digitali non siano tassati nei paesi in cui effettivamente operano. </p>



<p>Un altro elemento in crescita è il tema dell’<strong>accessibilità digitale</strong> e dell’inclusione. L’Unione Europea ha adottato il <strong>European Accessibility Act</strong>, che impone a partire da giugno 2025 l’adeguamento di prodotti e servizi digitali – comprese piattaforme di e-commerce – per renderli accessibili a persone con disabilità. Questo comprende caratteristiche come compatibilità con tecnologie assistive e comunicazione multicanale, con sanzioni per chi non rispetta gli standard. </p>



<p>Sul fronte della tutela dei consumatori, l’UE sta anche rafforzando la cooperazione tra autorità nazionali per contrastare violazioni transfrontaliere della normativa sui diritti dei consumatori, consolidando la fiducia nei mercati digitali. La revisione delle norme e dei meccanismi di cooperazione mira a offrire maggiori garanzie per i cittadini che acquistano beni e servizi online in Paesi diversi da quello di residenza. </p>



<p>Queste politiche e normative riflettono una strategia pubblica più ampia per sostenere un <em>mercato digitale europeo competitivo, inclusivo e affidabile</em>, capace di tutelare diritti fondamentali dei consumatori e allo stesso tempo stimolare l’innovazione e la crescita economica.</p>
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		<item>
		<title>Bitcoin, cosa sono e come funzionano le criptovalute che hanno rivoluzionato la finanza digitale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/bitcoin-cosa-sono-e-come-funzionano-le-criptovalute-che-hanno-rivoluzionato-la-finanza-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2026 13:14:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[blockchain]]></category>
		<category><![CDATA[Criptovalute]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza digitale]]></category>
		<category><![CDATA[investimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Mercati]]></category>
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					<description><![CDATA[Nato nel 2009 da un progetto firmato con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, il Bitcoin è la prima criptovaluta decentralizzata della storia e rappresenta ancora oggi la principale per capitalizzazione [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Nato nel 2009 da un progetto firmato con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, il Bitcoin è la prima criptovaluta decentralizzata della storia e rappresenta ancora oggi la principale per capitalizzazione di mercato. Si tratta di una moneta digitale che non fa capo a banche centrali o governi e che si basa su una tecnologia chiamata blockchain, un registro pubblico distribuito che registra tutte le transazioni in modo trasparente e immutabile.</p>



<p class="p1">Il funzionamento del Bitcoin si fonda su una rete peer-to-peer composta da migliaia di computer nel mondo che validano e archiviano le operazioni. Ogni transazione viene verificata attraverso complessi calcoli crittografici e inserita in blocchi concatenati tra loro, rendendo estremamente difficile la modifica retroattiva dei dati. Questo sistema elimina la necessità di un intermediario centrale, come una banca, e garantisce sicurezza attraverso la matematica e il consenso distribuito.</p>



<p class="p1">La creazione di nuovi Bitcoin avviene tramite il cosiddetto “mining”, un processo attraverso il quale operatori specializzati mettono a disposizione potenza di calcolo per validare le transazioni e, in cambio, ricevono una ricompensa in criptovaluta. Il protocollo prevede un limite massimo di 21 milioni di unità, elemento che contribuisce alla sua natura deflazionistica e alla percezione di scarsità digitale.</p>



<p class="p1">Nel corso degli anni il Bitcoin ha conosciuto forti oscillazioni di prezzo, attirando investitori istituzionali e piccoli risparmiatori ma anche sollevando interrogativi sulla volatilità e sui rischi. Piattaforme di scambio come Coinbase hanno contribuito alla diffusione su larga scala, facilitando l’acquisto e la vendita di criptovalute. Parallelamente, le autorità di vigilanza, tra cui la Securities and Exchange Commission negli Stati Uniti, hanno intensificato l’attenzione normativa sul settore, con l’obiettivo di tutelare gli investitori e garantire maggiore trasparenza.</p>



<p class="p1">Oltre alla funzione speculativa, il Bitcoin viene utilizzato come strumento di trasferimento di valore a livello internazionale, soprattutto in contesti dove l’accesso ai servizi bancari tradizionali è limitato. Tuttavia, restano aperti i temi legati all’impatto ambientale del mining, alla regolamentazione fiscale e alla stabilità del sistema.</p>



<p class="p1">A oltre quindici anni dalla sua nascita, il Bitcoin continua a rappresentare uno dei fenomeni più rilevanti dell’economia digitale contemporanea, simbolo di un cambiamento profondo nel modo di concepire il denaro e le transazioni finanziarie.</p>



<p class="p1"></p>
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		<item>
		<title>Upskilling e formazione digitale: quanti lavori rischiano di restare scoperti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/upskilling-e-formazione-digitale-quanti-lavori-rischiano-di-restare-scoperti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 15:55:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[competenze digitali]]></category>
		<category><![CDATA[formazione continua]]></category>
		<category><![CDATA[futuro professionale]]></category>
		<category><![CDATA[mercato del lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[upskilling digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[In un mercato del lavoro sempre più dominato dalla tecnologia e dall’automazione, la formazione continua e l’upskilling digitale sono diventati elementi chiave per garantire occupabilità e competitività. Nonostante la proliferazione [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In un mercato del lavoro sempre più dominato dalla tecnologia e dall’automazione, la <strong>formazione continua e l’upskilling digitale</strong> sono diventati elementi chiave per garantire occupabilità e competitività. Nonostante la proliferazione di corsi e iniziative per aggiornare le competenze dei lavoratori, la carenza di competenze digitali resta uno dei principali ostacoli per imprese e lavoratori sia in Italia sia nel resto d’Europa.</p>



<p>Secondo i dati più recenti, <strong>quasi quattro europei su dieci non posseggono competenze digitali di base</strong>, un livello considerato già essenziale per l’accesso al lavoro e alla vita sociale nell’economia attuale. Nel 2023, il 56% degli adulti nell’Unione Europea aveva almeno competenze digitali di base o superiori, con significative differenze tra Paesi: si va dall’83% nei Paesi Bassi ai livelli molto più bassi di altri Stati membri. La Commissione Europea aveva fissato l’obiettivo di portare almeno il 70% della popolazione adulta a questo livello entro il 2025, ma senza misure aggiuntive questo traguardo rischia di essere mancato. </p>



<p>Gran parte delle aziende europee segnala difficoltà nel reperire personale con competenze digitali adeguate. Più del <strong>70% delle imprese considera la mancanza di personale digitalmente qualificato un freno agli investimenti</strong>, soprattutto nei settori ad alta intensità tecnologica. Questa carenza non riguarda solo competenze di base come l’uso di strumenti digitali, ma anche figure specializzate in aree chiave come sviluppo software, gestione dei dati e sicurezza informatica.</p>



<p>La situazione in Italia riflette questo quadro generale, con segnali preoccupanti. Secondo statistiche dell’<strong>ISTAT</strong>, meno della metà degli italiani tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali di base, mentre nell’Unione la media supera il 55%. In particolare nel Sud e nelle Isole la percentuale scende ulteriormente, evidenziando un forte gap territoriale. </p>



<p>A questo si aggiunge un problema strutturale nel mercato del lavoro italiano: la domanda di competenze tecniche supera di gran lunga l’offerta. Secondo un osservatorio sulle competenze digitali, per allineare il livello di occupazione italiano a quello dei principali Paesi europei sarebbero necessari <strong>oltre 230mila professionisti ICT in più</strong>, a fronte delle decine di migliaia di annunci di lavoro non soddisfatti ogni anno. </p>



<p>La mancanza di talenti nel digitale è destinata ad accentuarsi se non si interviene con politiche efficaci di formazione. Uno studio dell’<strong>European Skills and Jobs Survey</strong> ha rilevato che oltre l’80% dei posti di lavoro richiede almeno competenze digitali di livello base o superiore, e persino settori tradizionali si aspettano che i lavoratori sappiano utilizzare strumenti digitali nel proprio lavoro quotidiano. </p>



<p>Di fronte a queste criticità, l’<strong>Unione Europea</strong> ha promosso numerose iniziative per incentivare l’acquisizione di competenze digitali: dalla <em>Coalition for Digital Skills and Jobs</em> alla piattaforma europea per le competenze digitali che offre risorse, opportunità formative e finanziamenti destinati a cittadini e imprese. L’obiettivo è non solo incrementare il livello di competenze tecniche, ma anche promuovere la formazione lungo tutto l’arco della vita lavorativa, per permettere ai lavoratori di aggiornarsi costantemente. </p>



<p>In Italia, università, enti di formazione e grandi imprese stanno intensificando programmi di upskilling e reskilling per rispondere alla domanda di nuove professionalità digitali. Tuttavia, esperti e associazioni di categoria sottolineano che gli investimenti pubblici e privati devono aumentare, così come la qualità e l’accessibilità della formazione stessa, affinché la crescita economica legata alla digitalizzazione si traduca anche in maggiore occupabilità per i lavoratori.</p>



<p>Il mercato del lavoro del futuro, insomma, sarà sempre più caratterizzato dalla digitalizzazione: chi saprà aggiornarsi e acquisire competenze digitali avanzate probabilmente avrà maggiori opportunità, mentre chi non lo farà rischierà di rimanere ai margini di un’economia in rapida trasformazione.</p>
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		<item>
		<title>Aprire un e-commerce: la guida per i piccoli negozi di casalinghi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/aprire-un-e-commerce-la-guida-per-i-piccoli-negozi-di-casalinghi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Feb 2026 14:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[digital economy]]></category>
		<category><![CDATA[digital tech]]></category>
		<category><![CDATA[ecommerce]]></category>
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					<description><![CDATA[Aprire un e-commerce non è più un’opzione, ma una necessità per i piccoli negozi di casalinghi che vogliono crescere e raggiungere nuovi clienti. La vendita online permette di superare i [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Aprire un e-commerce non è più un’opzione, ma una necessità per i piccoli negozi di casalinghi che vogliono crescere e raggiungere nuovi clienti. La vendita online permette di superare i confini fisici del negozio, ma richiede una pianificazione attenta, rispetto delle normative e una strategia digitale ben definita.</p>



<p class="p1">Per avviare un’attività di vendita online è necessario innanzitutto aprire una partita IVA, scegliendo il codice ATECO appropriato per la vendita al dettaglio su Internet e iscriversi al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio tramite la Comunicazione Unica. Contestualmente va presentata la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) al SUAP del proprio Comune e iscriversi all’INPS nella gestione commercianti. Tutti i titolari di partita IVA devono inoltre adottare strumenti di fatturazione elettronica, come previsto dalla normativa vigente.</p>



<p class="p1">Sul piano digitale, la creazione del sito e-commerce richiede attenzione alla conformità con le norme sulla privacy e sul trattamento dei dati personali (GDPR), alla predisposizione di condizioni generali di vendita e diritto di recesso chiare, e all’adozione di sistemi di sicurezza, come il certificato SSL, per proteggere i dati dei clienti. La trasparenza nelle informazioni sull’azienda, comprensive di partita IVA, PEC e dati di contatto, è fondamentale per instaurare fiducia nei consumatori.</p>



<p class="p1">La scelta della piattaforma per vendere online è un altro passo cruciale. Alcuni negozi optano per soluzioni SaaS come Shopify, che offrono hosting e strumenti già pronti per gestire catalogo e pagamenti, altri preferiscono CMS con plugin e-commerce, come WooCommerce per WordPress, mentre altri ancora scelgono marketplace come Amazon o eBay per raggiungere rapidamente un pubblico più ampio, pur pagando commissioni sulle vendite. La decisione dipende dal budget, dalle competenze tecniche e dagli obiettivi di crescita del negozio.</p>



<p class="p1">L’avvio di un e-commerce comporta costi iniziali per la piattaforma, lo sviluppo del sito, il design, il marketing digitale e la consulenza fiscale e legale, ma consente al negozio di casalinghi di ampliare la propria clientela, vendere senza limiti di orario e proporre offerte personalizzate. Tuttavia, il successo richiede una gestione attenta di spedizioni, resi e assistenza clienti, che rappresentano spesso la chiave per fidelizzare gli acquirenti.</p>



<p class="p1">Aprire un negozio online è quindi un’opportunità concreta per i piccoli commercianti italiani, ma comporta responsabilità e impegni significativi. La combinazione di conformità normativa, strategia digitale e cura del cliente rappresenta la strada maestra per trasformare il negozio fisico in un’attività competitiva anche sul web.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Roscigno agli Stati Generali dei Piccoli Comuni: presentata a Roma l’esperienza digitale con UrbisData</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/roscigno-agli-stati-generali-dei-piccoli-comuni-presentata-a-roma-lesperienza-digitale-con-urbisdata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Feb 2026 19:04:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Roscigno]]></category>
		<category><![CDATA[buone pratiche amministrative]]></category>
		<category><![CDATA[digitalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[efficienza]]></category>
		<category><![CDATA[governance locale]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione amministrativa]]></category>
		<category><![CDATA[modernizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[piccoli comuni]]></category>
		<category><![CDATA[piccoli enti]]></category>
		<category><![CDATA[qualità dati]]></category>
		<category><![CDATA[Trasformazione digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Comune di Roscigno ha presentato a Roma, in occasione degli Stati Generali dei Piccoli Comuni, la propria esperienza di transizione digitale attraverso il progetto UrbisData. Durante la due giorni, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Il Comune di Roscigno ha presentato a Roma, in occasione degli Stati Generali dei Piccoli Comuni, la propria esperienza di transizione digitale attraverso il progetto UrbisData.</p>



<p class="p1">Durante la due giorni, il sindaco Pino Palmieri ha illustrato il percorso intrapreso dall’ente in materia di innovazione amministrativa e digitalizzazione dei servizi, suscitando interesse tra numerosi sindaci di piccoli comuni, anche provenienti da altre regioni. Il confronto ha favorito un dialogo costruttivo su modelli innovativi di governance locale, con particolare attenzione all’efficienza, alla qualità dei dati e alla modernizzazione della macchina amministrativa.</p>



<p class="p1">Di rilievo è stata la partecipazione del dott. Luigi Ferrara, Capo del Dipartimento Casa Italia della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha manifestato concreto interesse per l’esperienza del Comune alburnino.</p>



<p class="p1">La partecipazione agli Stati Generali dei Piccoli Comuni conferma l’importanza di tali iniziative per valorizzare le buone pratiche amministrative e promuovere percorsi di innovazione sostenibili, rafforzando il ruolo dei piccoli enti nella trasformazione digitale del Paese.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Pagamenti digitali e fintech: l’Italia accelera verso la cashless society</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/pagamenti-digitali-e-fintech-litalia-accelera-verso-la-cashless-society/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2026 17:45:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Cashless]]></category>
		<category><![CDATA[digital economy]]></category>
		<category><![CDATA[Fintech]]></category>
		<category><![CDATA[Open Banking]]></category>
		<category><![CDATA[Pagamenti digitali]]></category>
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					<description><![CDATA[L’Italia compie un passo deciso verso la cashless society. Nel biennio 2025-2026, i pagamenti digitali hanno registrato una crescita senza precedenti, trainata da carte contactless, app mobile e piattaforme fintech. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’Italia compie un passo deciso verso la <strong>cashless society</strong>. Nel biennio 2025-2026, i pagamenti digitali hanno registrato una crescita senza precedenti, trainata da carte contactless, app mobile e piattaforme fintech. Secondo dati recenti della Banca d’Italia, le transazioni elettroniche hanno superato il 75% delle operazioni quotidiane nelle grandi città, mentre anche nei comuni sotto i 20 mila abitanti l’adozione digitale cresce a doppia cifra.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Fintech: la nuova frontiera dei servizi finanziari</strong></h3>



<p>Il cuore di questa trasformazione sono le <strong>fintech</strong>, startup e scale-up che propongono servizi innovativi per privati e imprese. Piattaforme come Stripe e neobanche italiane hanno rivoluzionato pagamenti, prestiti e conti correnti digitali, offrendo strumenti agili e trasparenti, con costi spesso inferiori rispetto agli istituti tradizionali.</p>



<p>I vantaggi sono concreti: transazioni più rapide, gestione digitale delle spese, integrazione con sistemi di e-commerce e pagamenti ricorrenti. Il tutto supportato da infrastrutture sicure e protocolli di autenticazione avanzati, fondamentali per la fiducia dei consumatori.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Dalla crisi all’opportunità</strong></h3>



<p>La pandemia aveva già accelerato l’uso del digitale, ma oggi la spinta viene anche dal <strong>fisco e dalla regolamentazione</strong>: incentivi fiscali e cashback hanno incentivato cittadini e piccole imprese a utilizzare sistemi elettronici, mentre la normativa europea sul <strong>PSD2</strong> ha reso più facile l’accesso a servizi bancari innovativi attraverso l’open banking.</p>



<p>Secondo i dati di un report del Politecnico di Milano, gli italiani che usano regolarmente app di pagamento e wallet digitali sono cresciuti del 18% nell’ultimo anno, con un picco tra i 25 e i 40 anni. «L’innovazione fintech non è più un tema di nicchia», commenta Giovanni Rossi, esperto di economia digitale. «Oggi queste piattaforme rappresentano una parte integrante della vita economica quotidiana».</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il ruolo delle imprese</strong></h3>



<p>Anche le aziende stanno cambiando passo. Dalla grande distribuzione ai ristoranti, fino alle PMI, l’adozione dei pagamenti digitali riduce i costi di gestione, accelera la liquidità e facilita l’analisi dei dati di vendita. Alcune catene retail stanno sperimentando sistemi di <strong>smart checkout</strong>, completamente automatizzati, mentre le piattaforme di e-commerce integrano sempre più strumenti di pagamento “one click” e portafogli digitali.</p>



<p>Il trend non si limita ai confini nazionali: le startup italiane del settore fintech stanno attirando investimenti internazionali, consolidando un ecosistema competitivo e innovativo, pronto a integrarsi con le grandi piattaforme globali</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Europa accelera sulla Digital Economy: l’ok al euro digitale e gli investimenti infrastrutturali</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/europa-accelera-sulla-digital-economy-lok-al-euro-digitale-e-gli-investimenti-infrastrutturali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Feb 2026 14:54:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[digital economy]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=234622</guid>

					<description><![CDATA[L’Unione Europea ha compiuto un passo decisivo verso l’introduzione di un euro digitale dopo che il Parlamento ha approvato una linea comune con il Consiglio, aprendo la strada a una [...]]]></description>
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<p class="p1">L’Unione Europea ha compiuto un passo decisivo verso l’introduzione di un euro digitale dopo che il Parlamento ha approvato una linea comune con il Consiglio, aprendo la strada a una valuta digitale di banca centrale (CBDC) pensata per funzionare tanto online quanto offline. La mossa punta a rafforzare la sovranità monetaria europea in un panorama globale dominato da servizi di pagamento privati, bilanciando inclusione finanziaria e monitoraggio delle crypto-asset.&nbsp;</p>



<p class="p1">Nel frattempo, la spesa per infrastrutture digitali sovrane in Europa è destinata a triplicare entro il 2027 grazie a nuovi investimenti in cloud e data center. Questo incremento, guidato da iniziative come Gaia-X, risponde all’esigenza di ridurre la dipendenza da provider tecnologici statunitensi e di mantenere localizzati dati sensibili e carichi di lavoro strategici.&nbsp;</p>



<p class="p1">Tuttavia, questo nuovo “tech sovereignty push” non è privo di critiche: figure del settore come Google mettono in guardia dall’“erigere muri” che possano frenare l’innovazione e la concorrenza internazionale. Secondo queste voci, un’eccessiva chiusura normativa rischia di rallentare lo sviluppo delle tecnologie digitali in Europa proprio nel momento in cui la competizione globale si inasprisce.&nbsp;</p>



<p class="p1">Per l’Italia, dove l’economia digitale cresce in modo costante ma ancora sotto la media europea, questi sviluppi europei aprono opportunità di ulteriore spinta all’innovazione tecnologica, soprattutto nei settori fintech, infrastrutture di rete, AI e servizi digitali pubblici.</p>
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		<title>Euro digitale, il Parlamento UE sblocca lo stallo. Tridico (M5S): «Ora si accelera»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/euro-digitale-il-parlamento-ue-sblocca-lo-stallo-tridico-m5s-ora-si-accelera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2026 14:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[euro digitale]]></category>
		<category><![CDATA[parlamento europeo]]></category>
		<category><![CDATA[pasquale tridico]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Parlamento europeo si è espresso sull’euro digitale, approvando a larga maggioranza due emendamenti inseriti nella risoluzione annuale sull’attività della Banca centrale europea. Un passaggio non legislativo, ma politicamente significativo, [...]]]></description>
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<p>Il Parlamento europeo si è espresso sull’euro digitale, approvando a larga maggioranza due emendamenti inseriti nella risoluzione annuale sull’attività della Banca centrale europea. Un passaggio non legislativo, ma politicamente significativo, che misura gli equilibri e la volontà dell’Aula di sostenere il progetto della moneta digitale europea.</p>



<p>I due testi, presentati con prima firma dell’eurodeputato del Movimento 5 Stelle Pasquale Tridico e sottoscritti trasversalmente da esponenti di Socialisti e Democratici, Renew, Verdi, Sinistra e da una parte del Partito Popolare Europeo, hanno ottenuto un ampio consenso.</p>



<p>L’emendamento che definisce l’euro digitale uno strumento “essenziale” per rafforzare la sovranità europea nei pagamenti, in un contesto segnato da instabilità geopolitica e dalla forte dipendenza da infrastrutture extra-Ue, è stato approvato con 438 voti favorevoli, 158 contrari e 44 astensioni. Il secondo testo, che richiama la necessità di garantire parità di accesso ai servizi di pagamento e mette in guardia dal rischio di nuove esclusioni se la digitalizzazione fosse lasciata esclusivamente ad attori privati, è passato con 420 voti a favore, 158 contrari e 64 astensioni.</p>



<p>Pur non trattandosi di un voto su un atto normativo, la decisione dell’Eurocamera rappresenta un segnale politico rilevante dopo mesi di rallentamenti e tensioni procedurali sul dossier. L’inserimento degli emendamenti nella relazione annuale sulla Bce ha consentito di far emergere con chiarezza le diverse posizioni in campo.</p>



<p>Nei testi approvati si sottolinea come l’accesso ai pagamenti costituisca una condizione imprescindibile per la piena partecipazione economica. Affidare interamente la trasformazione digitale dei sistemi di pagamento a operatori privati, spesso non europei, potrebbe secondo l’Aula generare nuove forme di esclusione per cittadini ed esercenti.</p>



<p>L’euro digitale viene così delineato come complemento al contante e ai servizi offerti dal settore privato, oltre che come strumento a tutela della sovranità monetaria dell’Unione. Il confronto politico sul tema resta aperto, ma il voto della plenaria segna un passaggio che rafforza la legittimazione politica del progetto.</p>



<p>«<em>Con l’approvazione a larga maggioranza dei due emendamenti, a mia prima firma, al rapporto annuale della Banca centrale europea, il Parlamento europeo ha finalmente sbloccato uno stallo che durava da troppo tempo. Oggi cade ogni alibi per chi ha rallentato il percorso verso l’euro digitale: le scuse sono finite, ora si va avanti con decisione</em>». Dichiara Pasquale Tridico, europarlamentare del Movimento 5 Stelle.</p>



<p>«<em>L’euro digitale rappresenta uno strumento strategico per rafforzare la sovranità europea, tutelare i cittadini e ridurre la dipendenza da piattaforme private extraeuropee, soprattutto in un contesto internazionale segnato da forti tensioni geopolitiche e da un crescente clima di incertezza. Non si tratta di una semplice innovazione tecnologica, ma di una scelta politica di lungo periodo che mette al centro l’interesse pubblico e la sicurezza economica dell’Unione</em>». </p>



<p>«<em>Il voto dimostra che esiste una maggioranza ampia e trasversale a sostegno di questo progetto, anche oltre gli schieramenti politici tradizionali. Nonostante le resistenze di chi ha provato a ridimensionare il ruolo dell’euro digitale, il Parlamento ha inviato un segnale chiaro: l’Europa non può permettersi di restare indietro mentre il mondo corre verso nuove forme di moneta digitale</em>».</p>



<p>«<em>Continuerò a lavorare affinché il percorso legislativo venga accelerato e affinché l’euro digitale sia uno strumento realmente pubblico, accessibile e sicuro, capace di garantire diritti, trasparenza e autonomia strategica all’Unione europea</em>» conclude Tridico. </p>
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		<title>Don Tapscott, il profeta della “Digital Economy”: quando nel 1995 intuì il futuro della rete</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/don-tapscott-il-profeta-della-digital-economy-quando-nel-1995-intui-il-futuro-della-rete/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 17:17:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[digital economy]]></category>
		<category><![CDATA[Don Tapscott]]></category>
		<category><![CDATA[The Digital Economy: Promise and Peril in the Age of Networked Intelligence]]></category>
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					<description><![CDATA[Don Tapscott, il profeta della “Digital Economy”: quando nel 1995 intuì il futuro della rete Oggi il termine digital economy è entrato stabilmente nel lessico di governi, imprese e università. [...]]]></description>
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<p><strong>Don Tapscott, il profeta della “Digital Economy”: quando nel 1995 intuì il futuro della rete</strong></p>



<p>Oggi il termine <em>digital economy</em> è entrato stabilmente nel lessico di governi, imprese e università. Indica l’insieme delle attività economiche fondate sulle tecnologie digitali, sulle reti e sui dati. Ma quando questa espressione ha cominciato a circolare nel dibattito pubblico? A coniarla e sistematizzarla per primo è stato Don Tapscott nel 1995, con il libro <em>The Digital Economy: Promise and Peril in the Age of Networked Intelligence</em>. Un’opera che, a distanza di trent’anni, appare quasi profetica.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un’intuizione nel pieno della rivoluzione Internet</h3>



<p>Nel 1995 Internet era ancora agli albori per il grande pubblico. Il World Wide Web era stato lanciato solo pochi anni prima, Google non esisteva ancora e l’e-commerce muoveva i primi passi. In quel contesto, Tapscott – studioso canadese e consulente di strategia – pubblicò un saggio destinato a segnare un punto di svolta.</p>



<p>Nel libro, Tapscott descriveva l’emergere di una nuova economia basata su: <strong>Reti digitali globali</strong>, <strong>Condivisione delle informazioni in tempo reale</strong>, <strong>Innovazione collaborativa</strong>, <strong>Centralità della conoscenza rispetto ai beni materiali</strong></p>



<p>Non si trattava solo di informatizzare processi esistenti, ma di assistere a un cambiamento strutturale dell’economia stessa. Secondo Tapscott, le imprese sarebbero diventate “organizzazioni in rete”, più aperte e interconnesse, mentre il potere si sarebbe progressivamente spostato verso consumatori più informati e partecipativi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">“Networked Intelligence”: l’intelligenza connessa</h3>



<p>Il sottotitolo del volume – <em>Promise and Peril in the Age of Networked Intelligence</em> – racconta già la doppia anima della trasformazione digitale. Per Tapscott, la “networked intelligence” rappresentava la capacità collettiva di creare valore attraverso reti di persone e tecnologie connesse.</p>



<p>La promessa era evidente: maggiore efficienza, nuovi modelli di business, globalizzazione accelerata, abbattimento delle barriere all’ingresso. Ma l’autore metteva in guardia anche sui rischi: disuguaglianze digitali, perdita di posti di lavoro tradizionali, concentrazione del potere nelle mani di pochi attori tecnologici.</p>



<p>Temi che oggi, nell’era delle piattaforme e dell’intelligenza artificiale, appaiono straordinariamente attuali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le nove caratteristiche della nuova economia</h3>



<p>Nel suo libro, Tapscott individuava alcune caratteristiche chiave della digital economy nascente: <strong>Digitalizzazione</strong> delle informazioni e dei processi; <strong>Virtualizzazione</strong> di prodotti e servizi; <strong>Innovazione continua</strong> come fattore competitivo primario; <strong>Globalizzazione accelerata</strong> grazie alle reti; <strong>Disintermediazione</strong>, con la riduzione dei passaggi tra produttore e consumatore; <strong>Personalizzazione di massa</strong>; <strong>Integrazione tra industria, media e tecnologia.</strong> Molti di questi fenomeni sono oggi alla base dell’economia delle piattaforme, dell’e-commerce e dei servizi digitali globali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dall’intuizione alla realtà</h3>



<p>A trent’anni dalla pubblicazione del libro, la digital economy non è più una previsione, ma una realtà consolidata. Secondo le principali organizzazioni internazionali, una quota crescente del PIL mondiale è legata direttamente o indirettamente alle tecnologie digitali. Big tech, startup innovative, fintech, cloud computing e intelligenza artificiale sono diventati pilastri dell’economia globale. L’intuizione di Tapscott si è quindi trasformata in uno dei paradigmi dominanti del XXI secolo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un’eredità ancora viva</h3>



<p>Don Tapscott non si è fermato al 1995. Negli anni successivi ha continuato a esplorare le trasformazioni digitali con opere come <em>Wikinomics</em> e studi sulla blockchain e sull’economia collaborativa. Ma <em>The Digital Economy</em> resta il testo fondativo che ha introdotto, in modo sistematico, il concetto stesso di economia digitale nel dibattito globale.</p>
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		<title>L’intelligenza artificiale rivoluziona la Digital Economy</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/lintelligenza-artificiale-rivoluziona-la-digital-economy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Feb 2026 16:38:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[AI aziende]]></category>
		<category><![CDATA[applicazioni AI business]]></category>
		<category><![CDATA[SEO suggerita: intelligenza artificiale Digital Economy]]></category>
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					<description><![CDATA[L’intelligenza artificiale (AI) sta trasformando profondamente il mondo della Digital Economy, ridefinendo processi, modelli di business e interazioni tra aziende e clienti. Grazie a algoritmi sempre più sofisticati, le imprese [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">L’intelligenza artificiale (AI) sta trasformando profondamente il mondo della Digital Economy, ridefinendo processi, modelli di business e interazioni tra aziende e clienti. Grazie a algoritmi sempre più sofisticati, le imprese oggi possono analizzare enormi quantità di dati in tempo reale, anticipare trend di mercato e ottimizzare la customer experience.</p>



<p class="p3">Settori come e-commerce, fintech, marketing digitale e supply chain stanno beneficiando delle applicazioni AI. Ad esempio, i sistemi di raccomandazione intelligenti personalizzano le offerte in base al comportamento degli utenti, mentre le piattaforme di analisi predittiva aiutano le aziende a ridurre costi e sprechi.</p>



<p class="p3">Secondo gli esperti, l’AI non è più solo uno strumento tecnologico, ma un fattore strategico per la competitività. Le aziende che investono in intelligenza artificiale vedono miglioramenti significativi in termini di efficienza operativa, decision-making e innovazione dei servizi. La sfida futura sarà garantire l’integrazione etica e responsabile dell’AI, bilanciando automazione e creatività umana.</p>
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		<item>
		<title>IA e sostenibilità: come gli algoritmi stanno salvando (o danneggiando) l’ambiente</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ia-e-sostenibilita-come-gli-algoritmi-stanno-salvando-o-danneggiando-lambiente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 17:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[ai]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[co2]]></category>
		<category><![CDATA[emissioni e acqua]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[L’intelligenza artificiale sta sempre più entrando nel cuore delle strategie rivolte alla tutela dell’ambiente e alla lotta al cambiamento climatico. Dai sistemi di monitoraggio forestale e climatico, alla gestione intelligente [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’intelligenza artificiale sta sempre più entrando nel cuore delle strategie rivolte alla tutela dell’ambiente e alla lotta al cambiamento climatico. Dai sistemi di monitoraggio forestale e climatico, alla gestione intelligente dell’energia e alla logistica sostenibile, l’IA promette di essere uno strumento chiave per un futuro più verde. Ma la sua espansione solleva anche preoccupazioni significative sul piano ambientale: energia, emissioni di carbonio e consumi idrici non sono più dettagli secondari ma elementi centrali nel dibattito sulla sua sostenibilità globale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">IA come strumento per il clima e l’ambiente</h3>



<p>Numerosi studi mostrano come l’IA possa contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra e alla transizione energetica. Una ricerca internazionale indica che l’adozione di tecnologie AI può aiutare a ridurre impronte ecologiche e emissioni di CO₂, promuovendo al contempo transizioni verso energie più pulite grazie all’efficientamento dei sistemi energetici e dei processi industriali.&nbsp;</p>



<p>In settori chiave come l’energia, l’IA consente di ottimizzare reti elettriche intelligenti (smart grid) per bilanciare domanda e offerta in tempo reale, riducendo gli sprechi e favorendo l’integrazione di fonti rinnovabili.&nbsp; In agricoltura, gli algoritmi predittivi migliorano uso di acqua e fertilizzanti, contribuendo a ridurre l’impatto ambientale delle coltivazioni.&nbsp; Allo stesso modo, sistemi basati su IA analizzano immagini satellitari per monitorare la deforestazione, il rischio incendi e la salute degli ecosistemi, strumenti che accelerano interventi di conservazione su scala globale.&nbsp;</p>



<p>Secondo analisi pubblicate su riviste scientifiche, l’IA potrebbe contribuire a tagliare emissioni globali di CO₂ di diversi gigatonnellate all’anno entro il 2035 attraverso l’ottimizzazione dell’energia, della produzione industriale e dei trasporti.&nbsp; Questo conferma il ruolo potenziale dell’IA non solo come tecnologia, ma come forza abilitante per raggiungere gli obiettivi climatici internazionali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Costi ambientali: energia, emissioni e acqua</h3>



<p>Tuttavia, non tutte le implicazioni sono positive. L’espansione dei sistemi di IA è accompagnata da un aumento significativo del consumo energetico dei data center e delle infrastrutture di calcolo ad alte prestazioni. Un rapporto delle Nazioni Unite ha rilevato che le emissioni indirette di carbonio legate alle attività di grandi aziende tecnologiche sono cresciute del 150% tra il 2020 e il 2023, alimentate dalla crescente richiesta di potenza di calcolo per addestrare e gestire i modelli AI.&nbsp;</p>



<p>Uno studio indipendente ha stimato che le emissioni globali attribuibili all’IA nel 2025 sono comparabili a quelle di una grande metropoli come New York City, con un consumo d’acqua impressionante legato all’addestramento dei modelli e alla gestione dei data center.&nbsp; Questi risultati pongono l’attenzione sull’impatto concreto della tecnologia, soprattutto considerando che gran parte dell’energia utilizzata proviene ancora da fonti fossili in molte regioni del mondo.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading">Bilancio tra costi e benefici: trasparenza e innovazione</h3>



<p>Un tema centrale nel dibattito attuale riguarda la trasparenza sui consumi e l’inclusione di metriche ambientali nei processi di rendicontazione della sostenibilità aziendale. Documenti di istituti di ricerca e organizzazioni internazionali sottolineano l’importanza di integrare strumenti di misurazione ambientale con tecnologie AI per monitorare in modo accurato consumi energetici, emissioni e uso delle risorse, favorendo una cultura della responsabilità nel settore digitale.&nbsp;</p>



<p>Allo stesso tempo emergono soluzioni tecniche e buone pratiche per mitigare l’impatto: lo sviluppo di algoritmi più efficienti, l’adozione di hardware a basso consumo, e l’utilizzo di energia rinnovabile per alimentare i data center sono alcuni dei tasselli necessari per rendere l’IA più “verde”. Anche progetti che recuperano il calore residuo dei server per usi domestici o industriali rappresentano esempi di innovazione sostenibile. </p>



<p>L’intelligenza artificiale è al tempo stesso una promessa e una sfida per l’ambiente. Da un lato, l’IA offre strumenti potenti per monitorare ecosistemi fragili, prevedere fenomeni climatici estremi e rendere i sistemi energetici più efficienti; dall’altro, il suo stesso sviluppo e utilizzo richiedono quantità significative di energia, con conseguenze dirette su emissioni e consumo di risorse naturali.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L’Italia verso il 2030: quanti occupati nella green economy e quanto valgono sul PIL</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/litalia-verso-il-2030-quanti-occupati-nella-green-economy-e-quanto-valgono-sul-pil/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jan 2026 17:46:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[economia verde]]></category>
		<category><![CDATA[green jobs]]></category>
		<category><![CDATA[transizione ecologica]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi anni la transizione ecologica è passata da slogan a fattore concreto di cambiamento economico e sociale in Italia. A poco più di cinque anni dall’obiettivo 2030 fissato dall’Unione [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Negli ultimi anni la transizione ecologica è passata da slogan a fattore concreto di cambiamento economico e sociale in Italia. A poco più di cinque anni dall’obiettivo 2030 fissato dall’Unione Europea e dal green deal, i numeri mostrano una crescita significativa dell’occupazione verde e un ruolo sempre più centrale della sostenibilità nelle strategie industriali italiane. Il rapporto GreenItaly 2024 e altre analisi di settore evidenziano come la green economy sia ormai una componente strutturale del mercato del lavoro nazionale, con riflessi importanti anche sul Prodotto Interno Lordo e sulla competitività delle imprese. </p>



<p><strong>Green jobs in crescita: numeri e distribuzione territoriale</strong></p>



<p>Secondo gli ultimi rapporti, i green jobs in Italia — ovvero i posti di lavoro collegati alla transizione ecologica — sono oltre 3,2–3,3 milioni, pari a circa il 13,4‑13,8% di tutti gli occupati nel Paese. ￼</p>



<p>Questa quota è cresciuta negli ultimi anni, con un incremento di oltre 135.000 addetti nel 2024 rispetto al 2023, riflettendo la progressiva diffusione di attività legate a energie rinnovabili, efficienza energetica, economia circolare, gestione sostenibile dei rifiuti e mobilità ecologica. ￼</p>



<p>La distribuzione territoriale, però, non è omogenea:<br>• Nord Italia resta la principale locomotiva dei green jobs, con la Lombardia al vertice nazionale nelle attivazioni di contratti lavorativi in ambito sostenibile.<br>• Seguono Veneto, Emilia‑Romagna e Lazio, con una forte presenza di nuove opportunità occupazionali.<br>• Regioni meridionali come Campania e Calabria mostrano tassi di occupazione green leggermente inferiori alla media nazionale, ma con segnali di crescita. ￼</p>



<p><strong>Quali settori trainano l’occupazione verde</strong></p>



<p>La domanda di competenze green non è limitata a un unico comparto, ma interessa settori trasversali e in rapida evoluzione:<br>• Energie rinnovabili: la produzione e la gestione di energia pulita richiedono tecnici, ingegneri e specialisti in impianti fotovoltaici, eolici e di rete intelligente.<br>• Economia circolare: l’Italia è tra i paesi europei con le migliori performance di riciclo e recupero di materiali, con tassi elevati di avvio a riciclo e l’impiego di materie seconde nelle filiere produttive. ￼<br>• Efficienza energetica e mobilità sostenibile: progetti di ristrutturazione energetica degli edifici e investimenti in trasporti a basso impatto contribuiscono a generare posti di lavoro qualificati.</p>



<p>In molti casi, le imprese italiane stanno integrando competenze green direttamente nei profili professionali richiesti: quasi l’80% dei nuovi contratti di lavoro nel 2023 prevedeva conoscenze o cultura legate alla sostenibilità, secondo gli ultimi rapporti. ￼</p>



<p><strong>Trasformare gli obiettivi europei in opportunità occupazionali</strong></p>



<p>La spinta alla transizione ecologica è sostenuta non solo dai mercati, ma anche da piani strategici nazionali ed europei. Il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) ha destinato risorse consistenti alla transizione verde, con capitoli specifici per energia sostenibile, edilizia efficiente e mobilità integrata. ￼</p>



<p>Sul versante comunitario, iniziative come Fit for 55 — il pacchetto di misure per ridurre del 55% le emissioni nette di gas serra entro il 2030 — stimolano investimenti che non solo favoriscono il raggiungimento degli obiettivi climatici, ma creano anche nuove opportunità di impiego e crescita industriale. ￼</p>



<p>Secondo alcune stime, una piena attuazione delle misure europee potrebbe portare alla creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro aggiuntivi nei prossimi anni, oltre a generare benefici economici netti considerevoli derivanti dal risparmio di risorse e dall’efficienza dei processi produttivi. ￼</p>



<p>⸻</p>



<p>L’impatto della green economy sul PIL e sulla competitività</p>



<p>La transizione ecologica non incide solo sugli occupati ma anche sul peso della green economy nel PIL italiano. Il settore contribuisce sia direttamente, attraverso la produzione di beni e servizi sostenibili, sia indirettamente influenzando positivamente produttività, esportazioni e investimenti.</p>



<p>Il rapporto GreenItaly evidenzia come una quota significativa delle imprese italiane abbia già effettuato eco‑investimenti, con oltre il 38% delle aziende che negli ultimi anni ha adottato pratiche green per affrontare le crisi e rafforzare la competitività. ￼</p>



<p>Questi investimenti si traducono non solo in nuove opportunità occupazionali, ma anche in risparmi di costi energetici e materiali, maggiore efficienza produttiva e un vantaggio competitivo nei mercati internazionali, in linea con gli obiettivi di crescita sostenibile delineati dall’Agenda 2030.</p>



<p><strong>Verso un futuro sostenibile e inclusivo</strong></p>



<p>Nonostante i progressi, gli esperti sottolineano che la transizione ecologica in Italia è ancora incompleta: servono ulteriori politiche per agevolare la creazione di green jobs, formazione mirata e strumenti per accelerare l’adozione di tecnologie pulite. Gli ostacoli non sono tanto tecnologici quanto burocratici e organizzativi, e la rimozione di questi freni potrebbe sbloccare una nuova fase di crescita verde. ￼</p>



<p>Tuttavia, la tendenza è chiara: occupazione, sostenibilità e innovazione stanno diventando sempre più interconnesse, con la green economy italiana che gioca un ruolo centrale nel percorso verso un’economia più dinamica, resiliente e rispettosa dell’ambiente.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Intelligenza artificiale nel 2026: come sta cambiando il lavoro digitale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/intelligenza-artificiale-nel-2026-come-sta-cambiando-il-lavoro-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jan 2026 13:06:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Startup & Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[cultura tech,]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale,]]></category>
		<category><![CDATA[lavori nuovi]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel 2026 l’intelligenza artificiale (IA) è diventata una delle forze più incisive nella trasformazione del mercato del lavoro digitale, non più relegata a un tema futuribile ma integrata nei flussi [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2026 l’intelligenza artificiale (IA) è diventata una delle forze più incisive nella trasformazione del mercato del lavoro digitale, non più relegata a un tema futuribile ma integrata nei flussi produttivi di aziende e professionisti. L’adozione di sistemi AI non sta solo automando compiti ripetitivi, ma sta ridisegnando ruoli, competenze e dinamiche occupazionali.&nbsp;</p>
<h2>Tagli e riorganizzazioni: l’impatto immediato</h2>
<p>Una delle notizie più recenti è la decisione di Pinterest di ridurre circa il 15% della sua forza lavoro, collegando direttamente i tagli a una maggiore focalizzazione sugli investimenti in AI e tecnologie digitali. Questo segnale, pur specifico, riflette un fenomeno più ampio: molte aziende stanno riallocando risorse verso ruoli legati alla tecnologia e all’automazione, con conseguenti ripercussioni sui livelli occupazionali tradizionali. &nbsp;Parallelamente, al World Economic Forum 2026 di Davos si è discusso di come l’IA stia diventando un vero “tsunami” per il mercato del lavoro, influenzando fino al 60% dei posti di lavoro nei paesi avanzati, con impatti particolarmente forti sui giovani e su ruoli entry-level.&nbsp;</p>
<h2>Dati e tendenze: cosa mostrano i numeri</h2>
<p>Secondo recenti ricerche, una larga porzione delle aziende vede l’intelligenza artificiale come un elemento chiave delle proprie strategie entro il 2030: l’86% dei datori di lavoro segnala che tecnologie come AI e analisi avanzata stanno già rimodellando i modelli di business e le competenze richieste. Uno studio globale evidenzia anche una dinamica duplice: mentre l’IA può portare alla creazione di nuove opportunità professionali, soprattutto nei settori tecnologici e data-driven, può anche comportare la scomparsa o la profonda trasformazione di ruoli routinari e basati sui dati.&nbsp;</p>
<h2>Professioni impattate: esempi concreti</h2>
<p>1. Servizio clienti e supporto di primo livello</p>
<p>Chatbot e assistenti virtuali gestiscono sempre più richieste di routine, lasciando agli operatori umani i casi più complessi. Questo crea ruoli specializzati nella supervisione e nel miglioramento dei sistemi AI.&nbsp;</p>
<p>2. Analisi dati e marketing digitale</p>
<p>L’AI è in grado di analizzare enormi quantità di dati in tempo reale, aumentando la produttività dei team di marketing e demandando ai professionisti compiti più strategici. Competere richiede competenze di data literacy, dove strumenti come SQL o Python non sono più un opzionale.&nbsp;</p>
<p>3. Settore sanitario</p>
<p>In sanità, l’IA accelera la diagnosi di immagini mediche e supporta la medicina personalizzata, modificando il lavoro di radiologi e tecnici di laboratorio.&nbsp;</p>
<p>4. Creatività digitale</p>
<p>L’intelligenza artificiale generativa produce testi, grafiche e contenuti multimediali, spingendo i professionisti creativi a concentrarsi su attività ad alto valore aggiunto come storytelling strategico e design concettuale.&nbsp;</p>
<h2>Nuovi ruoli e competenze richieste</h2>
<p>L’espansione dell’IA ha fatto emergere figure professionali inedite, quali:</p>
<ul>
<li>AI Ethics Officer: garantisce l’uso responsabile e trasparente degli algoritmi.&nbsp;</li>
<li>Prompt Engineer: specialista nella definizione di istruzioni efficaci per modelli generativi.&nbsp;</li>
<li>Esperti di Cyber Security e Cloud AI: figure che proteggono dati, infrastrutture e flussi automatizzati.&nbsp;</li>
</ul>
<p>In parallelo, le competenze tradizionali si evolvono: la formazione permanente, la capacità di lavorare con strumenti AI e le soft skill come comunicazione e pensiero critico diventano centrali per rimanere competitivi.&nbsp;</p>
<p>Nel 2026, l’intelligenza artificiale nel lavoro digitale non è un fenomeno univoco di sostituzione ma un processo di trasformazione complesso. Alcuni ruoli scompaiono, altri si ridefiniscono e nuovi lavori emergono. La sfida per lavoratori e imprese è adattarsi velocemente e investire nelle competenze che consentono di lavorare insieme all’IA, non contro di essa.</p>
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		<title>Cybersecurity e privacy: la nuova frontiera della sicurezza digitale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cybersecurity-e-privacy-la-nuova-frontiera-della-sicurezza-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Nov 2025 15:09:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
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					<description><![CDATA[La crescita vertiginosa della digital economy ha trasformato radicalmente il modo in cui individui, imprese e istituzioni utilizzano le tecnologie. Ma questa accelerazione porta con sé un rovescio della medaglia: [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La crescita vertiginosa della digital economy ha trasformato radicalmente il modo in cui individui, imprese e istituzioni utilizzano le tecnologie. Ma questa accelerazione porta con sé un rovescio della medaglia: l’aumento esponenziale delle minacce informatiche e la necessità di tutelare la privacy in un ecosistema sempre più connesso. La cybersecurity non è più un tema tecnico riservato agli addetti ai lavori: è diventata uno dei pilastri fondamentali della competitività economica e della sicurezza nazionale.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un 2025 segnato dai cyber-attacchi</strong></h3>



<p>Il 2025 si sta confermando uno degli anni più complessi sul fronte della sicurezza digitale. Gli attacchi ransomware continuano a crescere, colpendo aziende, enti pubblici e perfino strutture sanitarie. I criminali informatici utilizzano software sempre più sofisticati, capaci di crittografare sistemi, sottrarre informazioni sensibili e bloccare intere infrastrutture in poche ore.<br>Parallelamente, cresce il fenomeno del <em>data breach</em>, ovvero la violazione di grandi quantità di dati personali, spesso rivenduti nel dark web.</p>



<p>Secondo gli osservatori del settore, il cybercrime è ormai una vera e propria industria globale, con fatturati miliardari e un livello di organizzazione paragonabile a quello delle grandi multinazionali del digitale.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Zero Trust: la nuova filosofia della sicurezza</strong></h3>



<p>Per fronteggiare queste minacce, molte aziende stanno adottando il modello “Zero Trust”, una strategia che supera la logica perimetrale della sicurezza informatica.<br>Il principio è semplice: <strong>non fidarsi mai, verificare sempre</strong>.<br>Ogni accesso, interno o esterno, viene controllato, monitorato e valutato, riducendo drasticamente il rischio di intrusioni.</p>



<p>Questa impostazione, unita a sistemi di autenticazione multi-fattore, crittografia avanzata e monitoraggio continuo, sta diventando lo standard per le organizzazioni che operano in ambienti digitali complessi.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Privacy e regolamentazione: l’Europa alza l’asticella</strong></h3>



<p>Sul fronte della privacy, l’Unione Europea prosegue sulla strada tracciata dal GDPR, presentando nuove normative per rafforzare la protezione dei dati e regolamentare l’uso dell’intelligenza artificiale.<br>Le aziende sono sempre più chiamate a gestire i dati personali in modo trasparente, adottando politiche di <em>data governance</em> e procedure di valutazione dell’impatto sulla privacy.</p>



<p>La grande sfida, oggi, è conciliare l’utilizzo dei dati — indispensabile per alimentare modelli di business basati sull’analisi predittiva e sull’IA — con il rispetto dei diritti individuali. Una sfida che richiede competenze, investimenti e una cultura aziendale orientata alla responsabilità digitale.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Infrastrutture critiche sotto attacco</strong></h3>



<p>Non solo aziende e cittadini: anche le <strong>infrastrutture critiche</strong> sono sempre più esposte a rischi informatici. Energia, trasporti, reti idriche, servizi comunali e ospedali rappresentano oggi bersagli sensibili per attori criminali e gruppi sponsorizzati da stati esteri. Un attacco ben riuscito potrebbe causare blackout, bloccare sistemi di emergenza o compromettere servizi essenziali. L’Unione Europea ha già introdotto normative specifiche — come la direttiva NIS2 — che impongono requisiti stringenti e sanzioni per gli operatori che non garantiscono adeguati livelli di sicurezza.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>L’anello debole resta l’essere umano</strong></h3>



<p>Nonostante gli investimenti in tecnologie avanzate, l’elemento più vulnerabile rimane il <strong>fattore umano</strong>. Phishing, truffe online e ingegneria sociale continuano a rappresentare la porta d’ingresso preferita dai cybercriminali. Per questo cresce l’importanza della formazione: dai cittadini ai dipendenti pubblici, dalle scuole alle imprese, serve costruire una vera e propria <em>cultura della sicurezza digitale</em>.</p>
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		<title>Google cambia il consenso ai dati personali, Codacons: «Bene l&#8217;azione dell&#8217;Antitrust»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/google-cambia-il-consenso-ai-dati-personali-codacons-bene-lazione-dellantitrust/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2025 13:48:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[antitrust]]></category>
		<category><![CDATA[codacons]]></category>
		<category><![CDATA[dati personali]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
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					<description><![CDATA[I dati personali non sono soltanto un elemento tecnico della nostra vita digitale: rappresentano oggi una vera e propria moneta, capace di generare profitti miliardari per le grandi piattaforme online. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>I dati personali non sono soltanto un elemento tecnico della nostra vita digitale: rappresentano oggi una vera e propria moneta, capace di generare profitti miliardari per le grandi piattaforme online.</strong> È su questo terreno che si gioca una delle sfide più delicate del presente, quella del consenso informato e dell’utilizzo trasparente delle informazioni degli utenti. Ed è proprio in questo contesto che si inserisce il nuovo intervento dell’Antitrust nei confronti di Google.</p>



<p><strong>Si è conclusa con impegni da parte di Google l’istruttoria avviata a luglio 2024</strong>, relativa alle modalità con cui la società richiedeva agli utenti il consenso al “collegamento” tra i vari servizi offerti. Una vicenda che riporta al centro il tema del valore economico dei dati e della necessità di proteggere i consumatori da pratiche scorrette.</p>



<p>«<em>Google</em> &#8211; si legge in una nota &#8211; <em>modificherà la richiesta di consenso, fornendo informazioni più chiare e precise sulle implicazioni del consenso sull&#8217;uso dei dati personali degli utenti e sulla varietà e quantità di servizi Google (inclusi i servizi di Intelligenza Artificiale, e.g. Gemini) rispetto ai quali ci può essere un uso &#8220;combinato&#8221; e &#8220;incrociato&#8221; dei dati personali in caso di rilascio del consenso</em>». Inoltre, spiega l&#8217;Antitrust, «<em>la società darà informazioni più chiare e precise sulla possibilità di modulare (e quindi anche limitare) tale consenso soltanto ad alcuni servizi e sulla circostanza che, se i servizi non sono collegati, la maggior parte delle funzioni resterà inalterata. In aggiunta, a tutti gli utenti italiani che, al momento della diffusione della nuova richiesta di consenso, avranno già espresso una preferenza, Google invierà una comunicazione individuale che riepilogherà la scelta effettuata ed evidenzierà le informazioni contenute nella nuova richiesta di consenso</em>.»</p>



<p>Bene per il Codacons l’azione dell’Antitrust nei confronti di Google: «<em>Ancora una volta al gigante del web erano contestate pratiche scorrette in tema di privacy e uso dei dati personali dei cittadini </em>– afferma il Codacons – <em>Ricordiamo che i dati degli utenti hanno enorme valore economico sul mercato, consentendo profilazioni, pubblicità e vendite di servizi e prodotti, dati che spesso vengono raccolti in modo subdolo senza fornire adeguate indicazioni ai consumatori. Le informazioni circa il consenso all’uso dei propri dati personali devono essere sempre chiare e trasparenti, per mettere in condizione gli utenti di conoscere chi e come utilizza questi dati e permettere loro di compiere scelte consapevoli che hanno ripercussioni sua sul fronte della privacy, sia sul fronte economico</em>» conclude il Codacons.</p>
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		<title>Agricoltura digitale, nasce il robot “contadino” per monitorare campi e allevamenti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/agricoltura-digitale-nasce-il-robot-contadino-per-monitorare-campi-e-allevamenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Nov 2025 13:15:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[economia digitale]]></category>
		<category><![CDATA[progetto smaart]]></category>
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					<description><![CDATA[Un robot capace di muoversi tra filari e stalle come farebbe un agricoltore esperto: osserva le piante una per una, controlla lo stato degli animali e individua qualsiasi segnale d’allarme [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un robot capace di muoversi tra filari e stalle come farebbe un agricoltore esperto: osserva le piante una per una, controlla lo stato degli animali e individua qualsiasi segnale d’allarme — dalle malattie agli attacchi parassitari, fino a carenze idriche o nutrizionali. È la nuova tecnologia sviluppata dal <strong>Crs4</strong> &#8211; Centro di Ricerca, Sviluppo Studi Superiori in Sardegna, che segna un passo significativo nell’evoluzione dell’agricoltura digitale.</p>



<p>Il dispositivo è uno dei risultati più concreti del progetto <strong>Smaart</strong>, acronimo di <em>Sostenibilità e management per agricoltura e zootecnia di precisione</em>, iniziativa che combina <strong>intelligenza artificiale, robotica e tecnologie IoT</strong>. Una sorta di <em>laboratorio viaggiante</em>, capace di raccogliere dati in campo grazie a una sensoristica avanzata in grado di generare <strong>modelli 3D ad alta definizione</strong> delle colture. Le informazioni acquisite vengono poi elaborate e inviate direttamente a smartphone e computer degli operatori, consentendo interventi rapidi e mirati.</p>



<p>Il robot permette di passare da una visione panoramica del terreno alla singola pianta, restituendo analisi dettagliate su <strong>stato di salute, dimensioni, superficie fogliare, volume della chioma, numero di frutti e stima del raccolto</strong>. </p>



<p>Nei prossimi mesi il sistema sarà potenziato per operare in <strong>autonomia totale</strong>, integrando modelli di IA in tempo reale e collaborando con <strong>droni dedicati</strong>, con i quali scambierà informazioni utili per pianificare gli spostamenti e le attività da svolgere.</p>



<p>Le tecnologie sviluppate dal Crs4 saranno poi trasferite su un robot “gemello” dell’<strong>Università di Sassari</strong>, orientato ai trattamenti di precisione, come l’irrorazione mirata. Il progetto <strong>Smaart</strong>, finanziato con <strong>5 milioni di euro</strong> dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, coinvolge anche Abinsula (capofila), Greenshare, il Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari e l’organizzazione di produttori Sa Marigosa, che metterà a disposizione due ettari di terreni per i test sul campo.</p>



<p>Un passo avanti che conferma come la tecnologia possa diventare un alleato strategico per un’agricoltura più sostenibile, efficiente e capace di prevenire le criticità prima che diventino emergenze.</p>
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		<title>E-commerce 2025: tra marketplace, social commerce e vendite direct-to-consumer</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/e-commerce-2025-tra-marketplace-social-commerce-e-vendite-direct-to-consumer/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2025 14:26:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[digital economy]]></category>
		<category><![CDATA[ecommerce]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi anni, l’e-commerce ha trasformato radicalmente il modo di fare business, ma nel 2025 la sfida si fa più complessa: non basta avere un negozio online. Le strategie vincenti [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Negli ultimi anni, l’e-commerce ha trasformato radicalmente il modo di fare business, ma nel 2025 la sfida si fa più complessa: non basta avere un negozio online. Le strategie vincenti richiedono innovazione, conoscenza dei canali digitali e capacità di intercettare i clienti dove si trovano, online e offline. Marketplace, social commerce e vendite direct-to-consumer (D2C) diventano così tre leve fondamentali per chi vuole crescere nel mercato digitale.</p>



<p>Marketplace: visibilità immediata</p>



<p>I grandi marketplace come Amazon, eBay, Zalando e altri offrono alle aziende la possibilità di vendere rapidamente a un pubblico vastissimo senza investire in pubblicità massiccia. L’accesso a un bacino di milioni di utenti è un’opportunità irrinunciabile, ma la concorrenza è feroce. L’ottimizzazione dei titoli dei prodotti, delle descrizioni e delle recensioni diventa strategica per emergere tra migliaia di competitor.</p>



<p>Social commerce: vendere dove si vive online</p>



<p>Facebook, Instagram, TikTok e Pinterest non sono più solo piattaforme di intrattenimento. Sono veri e propri negozi virtuali, in grado di trasformare follower e utenti in clienti. Contenuti creativi, video dimostrativi e campagne mirate permettono alle aziende di instaurare un dialogo diretto con i potenziali acquirenti, rendendo il processo d’acquisto più immediato e personalizzato.</p>



<p>Direct-to-consumer: il ritorno al contatto diretto</p>



<p>Il modello D2C permette alle aziende di eliminare gli intermediari, gestire in prima persona la relazione con il cliente e raccogliere dati preziosi per ottimizzare prodotti e strategie di marketing. Brand italiani come Eataly e Alessi hanno sfruttato questo approccio, combinandolo con campagne digitali mirate e logistica efficiente, creando esperienze di acquisto personalizzate che fidelizzano il cliente.</p>



<p>Case study italiani: innovazione e risultati concreti</p>



<p>Tra le storie di successo, spicca quella di Chiara Ferragni Collection, che ha integrato marketplace e social commerce per creare un ecosistema digitale completo: l’utente può scoprire il prodotto sui social e completare l’acquisto direttamente sul sito, con spedizioni rapide e contenuti di valore. Un altro esempio è Olitalia, che ha lanciato un e-commerce D2C supportato da campagne di influencer marketing, portando il brand direttamente nelle case degli italiani e consolidando la presenza internazionale.</p>



<p><strong><a href="https://www.corrierecomunicazioni.it/digital-economy/ecommerce/e-commerce-in-italia-crescita-al-raddoppio-ma-il-30-di-aziende-e-ancora-no-digital/" data-type="link" data-id="https://www.corrierecomunicazioni.it/digital-economy/ecommerce/e-commerce-in-italia-crescita-al-raddoppio-ma-il-30-di-aziende-e-ancora-no-digital/">Fonte foto qui</a></strong></p>
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		<item>
		<title>A Sant&#8217;Angelo a Fasanella nasce il primo coworking degli Alburni: giovani da Milano e Firenze al lavoro in smart working</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/a-santangelo-a-fasanella-nasce-il-primo-coworking-degli-alburni-giovani-da-milano-e-firenze-al-lavoro-in-smart-working/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Nov 2025 15:10:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Sant'Angelo a Fasanella]]></category>
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					<description><![CDATA[Un progetto nato come esperimento ma destinato a svilupparsi e a diventare un modello di rinascita per le aree interne. A Sant’Angelo a Fasanella è stato inaugurato il primo spazio [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un progetto nato come esperimento ma destinato a svilupparsi e a diventare un modello di rinascita per le aree interne. A Sant’Angelo a Fasanella è stato inaugurato il primo spazio di coworking comunale, ospitato all’interno degli uffici del Municipio: un ambiente moderno e funzionale, dotato di connessione internet veloce, pensato per favorire il lavoro condiviso e lo smart working.</p>



<p>Sono tre i giovani &#8211; originari di Sant’Angelo a Fasanella, Alessandro, Chiara e Giulia – oggi residenti tra Firenze e Milano, che hanno scelto di tornare per alcune settimane nel loro paese d’origine. Qui hanno deciso di lavorare a distanza, conciliando l’attività professionale con la vita familiare e con la raccolta delle olive, contribuendo così a dare un nuovo significato al legame con le proprie radici.</p>



<p>Il progetto di coworking, sostenuto e promosso dall’amministrazione comunale, rappresenta solo il primo passo di un percorso più ampio. Nei prossimi mesi, infatti, è prevista l’espansione del servizio con l’individuazione di ulteriori spazi comunali da destinare a nuove postazioni e con l’attivazione, durante il periodo estivo, di campi scuola per bambini, così da facilitare e incoraggiare le famiglie che desiderano trascorrere a Sant’Angelo periodi più lunghi di lavoro o di vacanza.</p>



<p>“Alla base di questa iniziativa – spiega il sindaco Bruno Tierno – c’è la convinzione che il nostro paese sia un luogo ideale per lavorare in smart working: una qualità della vita migliore, ritmi più equilibrati, assenza di traffico e di stress. Per ora ospitiamo giovani originari di Sant’Angelo che vivono al Nord, ma il nostro obiettivo è accogliere chiunque voglia lavorare o studiare a distanza, offrendo spazi confortevoli e attrezzati”. L’esperimento proseguirà durante l’inverno e soprattutto nella prossima estate e ha un obiettivo chiaro, come sottolinea l’assessore al turismo Caterina La Bella: “L&#8217;obiettivo è di ripopolare il paese mettendo a disposizione spazi di coworking per ospitare, in diversi momenti dell’anno, persone che lavorano da remoto e che sono ben felici di lavorare nei nostri luoghi meravigliosi, avendo anche tempo a disposizione  &#8211; dopo il lavoro &#8211; per dedicarsi ad attività diverse quali il trekking, la campagna, le passeggiate. È un’opportunità di sviluppo turistico da esplorare: se riusciremo ad ampliare il progetto ne beneficerà tutto l’indotto locale. Questo modello può diventare una vera e propria scommessa vincente per il futuro dell’entroterra” .</p>
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		<item>
		<title>Economia digitale tra innovazione e disuguaglianze: un equilibrio ancora da trovare</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/economia-digitale-tra-innovazione-e-disuguaglianze-un-equilibrio-ancora-da-trovare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Nov 2025 11:25:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[coesione sociale]]></category>
		<category><![CDATA[crescita digitale]]></category>
		<category><![CDATA[digitale divide]]></category>
		<category><![CDATA[transizione digitale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=221026</guid>

					<description><![CDATA[L’economia digitale cresce a un ritmo senza precedenti. L’intelligenza artificiale entra nei processi produttivi, le imprese si spostano nel cloud, i pagamenti diventano invisibili, e i servizi pubblici si spostano [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’economia digitale cresce a un ritmo senza precedenti. L’intelligenza artificiale entra nei processi produttivi, le imprese si spostano nel cloud, i pagamenti diventano invisibili, e i servizi pubblici si spostano sempre più online. Ma dietro la promessa di efficienza e innovazione, si nasconde un rischio crescente: quello di una <strong>nuova disuguaglianza economica e sociale</strong>, costruita non sul reddito o sulla proprietà, ma sull’accesso e sull’uso del digitale. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Il paradosso della crescita digitale</h3>



<p>Secondo la Commissione europea, l’economia digitale rappresenta ormai oltre il 20% del PIL dell’Unione e continua a espandersi. Tuttavia, la ricchezza prodotta si concentra in poche mani. Le grandi piattaforme globali – dai colossi del cloud alle aziende che gestiscono i marketplace – catturano gran parte del valore creato, mentre le PMI e i lavoratori autonomi faticano a tenere il passo. È il <strong>paradosso della crescita digitale</strong>: aumenta la produttività complessiva, ma non la sua distribuzione equa.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Accesso, competenze e territori: il nuovo digital divide</h3>



<p>Non si tratta solo di connessione a Internet. Oggi il <strong>digital divide</strong> è fatto di competenze, consapevolezza e possibilità di utilizzo. In Italia, secondo l’indice DESI 2024, solo il 46% degli adulti possiede competenze digitali di base, con un forte divario tra Nord e Sud, tra giovani e over 55, tra uomini e donne.<br>Questo significa che una parte consistente della popolazione <strong>resta esclusa</strong> da opportunità di lavoro, servizi pubblici digitali, formazione e partecipazione economica. La disuguaglianza digitale è quindi anche una <strong>disuguaglianza territoriale e culturale</strong>, che si traduce in un ritardo complessivo di competitività.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Piattaforme e concentrazione del valore</h3>



<p>Le piattaforme digitali sono il simbolo della nuova economia globale. Ma anche qui, i benefici non sono distribuiti in modo uniforme. L’economia delle piattaforme – dai rider alle micro-imprese che vendono online – tende a creare <strong>nuove forme di precarietà</strong>, in cui il lavoro è frammentato, disintermediato e spesso mal retribuito. Al tempo stesso, le piattaforme accumulano enormi quantità di dati, che diventano <strong>nuova fonte di potere economico</strong>. Chi controlla i dati controlla il mercato, e quindi la possibilità di creare ricchezza. </p>



<h3 class="wp-block-heading">La disuguaglianza dei dati</h3>



<p>I dati sono la materia prima dell’economia digitale. Ma non tutti ne hanno accesso o controllo.<br>Cittadini e piccole imprese forniscono dati continuamente, spesso senza consapevolezza o capacità di negoziazione, mentre le grandi aziende li trasformano in valore economico. È ciò che molti studiosi definiscono <strong>“data divide”</strong>: la separazione tra chi genera dati e chi li utilizza per produrre profitti.<br>La regolazione europea – con il <strong>Data Act</strong> e l’<strong>AI Act</strong> – cerca di riequilibrare questo rapporto, imponendo maggiore trasparenza e responsabilità alle piattaforme.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il digitale come leva di inclusione</h3>



<p>Nonostante i rischi, il digitale può anche <strong>ridurre le disuguaglianze</strong>, se accompagnato da politiche mirate.<br>Progetti di <strong>educazione digitale</strong>, piattaforme pubbliche accessibili, incentivi alla <strong>transizione digitale delle PMI</strong> e strumenti di <strong>innovazione sociale</strong> stanno dimostrando che è possibile usare la tecnologia per colmare i divari, non per ampliarli. Esempi virtuosi arrivano anche dall’Italia, con iniziative territoriali di formazione e sperimentazione sull’intelligenza artificiale a servizio delle comunità locali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Governare il cambiamento</h3>



<p>L’economia digitale non è neutrale: amplifica ciò che trova. Può diventare una macchina di inclusione o un moltiplicatore di disuguaglianze. La differenza la fanno le <strong>scelte politiche</strong>, le <strong>strategie industriali</strong> e la capacità di immaginare un futuro in cui l’innovazione non sia solo profitto, ma anche <strong>coesione sociale</strong>.<br>Perché nella corsa all’innovazione, il vero progresso non è di chi arriva primo, ma di chi riesce a <strong>portare tutti con sé</strong>. </p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’Eurosistema passa alla fase successiva del progetto sull’euro digitale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/leurosistema-passa-alla-fase-successiva-del-progetto-sulleuro-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Nov 2025 09:50:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[banca centrale europea]]></category>
		<category><![CDATA[euro digitale]]></category>
		<category><![CDATA[eursistema]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=221013</guid>

					<description><![CDATA[Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea (BCE) ha deciso di passare alla fase successiva del progetto sull’euro digitale. Questa decisione fa seguito al riuscito completamento della fase di preparazione, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea (BCE) ha deciso di passare alla fase successiva del progetto sull’euro digitale. Questa decisione fa seguito al riuscito completamento della fase di preparazione, che è stata avviata dall’Eurosistema nel novembre 2023 e ha gettato le basi per l’emissione di un euro digitale.</p>



<p>La decisione del Consiglio direttivo è in linea con la richiesta dei leader europei di accelerare i progressi sull’euro digitale, come dichiarato di recente al Vertice euro di ottobre 2025. Un euro digitale preserverà la libertà di scelta e la privacy dei cittadini europei e proteggerà la sovranità monetaria e la sicurezza economica dell’Europa. Promuoverà l’innovazione nei pagamenti e contribuirà a rendere i pagamenti competitivi, resilienti e inclusivi in Europa. L’Eurosistema realizzerà i preparativi in maniera flessibile, in linea con l’invito a esso rivolto dai leader dell’area dell’euro a predisporre un’eventuale emissione dell’euro digitale prima possibile, ancorché l’iter legislativo non sia stato ancora completato.</p>



<p>La decisione finale del Consiglio direttivo sull’emissione stessa di un euro digitale e sulla data di partenza verrà assunta solo una volta adottata la normativa. Nell’ipotesi che i colegislatori europei adottino il regolamento relativo all’istituzione dell’euro digitale nel corso del 2026, l’esercizio pilota e le operazioni iniziali potrebbero essere condotti a partire dalla metà del 2027. Tutto l’Eurosistema dovrebbe quindi essere pronto a un’eventuale prima emissione dell’euro digitale nel 2029.</p>



<p>«<em>L’euro, la nostra moneta comune, è un segno di fiducia dell’unità europea</em> &#8211; ha dichiarato la Presidente della BCE Christine Lagarde &#8211; <em>Lavoriamo per rendere la sua forma più tangibile – il contante in euro – pronta per il futuro, riprogettando e modernizzando le nostre banconote e preparandoci all’emissione del contante digitale.</em>»</p>



<p>Con l’evolvere delle abitudini di pagamento e il calo delle operazioni in contanti rispetto alle transazioni digitali, la necessità di disporre di un mezzo di pagamento digitale pubblico, complementare al contante, è diventata sempre più urgente. L’euro digitale affiancherà il contante e apporterà benefici ai pagamenti digitali: semplicità, privacy, affidabilità, disponibilità in tutta l’area dell’euro. Insieme al regolamento relativo all’istituzione dell’euro digitale, la BCE sostiene la proposta della Commissione europea di rafforzare il diritto di effettuare pagamenti in contanti.</p>



<p>L’Eurosistema si concentrerà su tre aspetti principali: <strong>preparazione tecnica</strong>: sviluppare gli elementi tecnici alla base dell’euro digitale, compresi l’allestimento iniziale del sistema e l’esercizio pilota; <strong>coinvolgimento del mercato</strong>: collaborare con i fornitori di servizi di pagamento, i commercianti e i consumatori per ultimare il manuale di norme relativo allo schema per l’euro digitale e per condurre ricerche sugli utenti, nonché test del sistema attraverso attività pilota; <strong>supporto dell’iter legislativo</strong>: continuare a fornire un contributo tecnico ai colegislatori dell’UE e prestare assistenza per l’iter legislativo, ove necessario.</p>



<p>«<em>Non si tratta soltanto di un progetto tecnico, ma di uno sforzo collettivo per adeguare il sistema monetario europeo alle esigenze future</em> &#8211; ha dichiarato Piero Cipollone, Membro del Comitato esecutivo della BCE e Presidente della task force ad alto livello per un euro digitale &#8211; <em>Un euro digitale assicurerà che i cittadini godano dei vantaggi del contante anche nell’era digitale. Rafforzerà così la resilienza del panorama europeo dei pagamenti, ridurrà i costi per i commercianti e creerà una piattaforma in cui le imprese private possano innovare, espandersi e competere.</em>»</p>



<p>La trasparenza e la stretta collaborazione con le parti interessate sono state e continueranno a essere fondamentali per il progetto. L’Eurosistema ha tratto grande beneficio dai riscontri ricevuti dagli organi decisionali europei, dai partecipanti al mercato e dai potenziali utenti e continuerà a confrontarsi attivamente con un ampio ventaglio di interlocutori.</p>



<p>I continui preparativi dell’Eurosistema per l’introduzione di un euro digitale saranno attuati in maniera flessibile, in modo da procedere in linea con l’iter legislativo. A tal fine, i lavori si articoleranno in vari moduli per consentire una regolazione graduale e limitare gli impegni finanziari.</p>



<p>Il costo finale di un euro digitale, sia per il suo sviluppo che per il suo funzionamento, dipenderà dalla sua configurazione definitiva, compresi le componenti e i servizi connessi che devono essere sviluppati. A seguito del lavoro svolto nella fase preparatoria, i costi totali di sviluppo, per le componenti messe a punto esternamente1 e internamente, sono stimati a circa 1,3 miliardi di euro fino alla prima emissione, attualmente attesa per il 2029. Successivamente i costi operativi si collocherebbero intorno a 320 milioni di euro l’anno a partire dal 2029. L’Eurosistema sosterrebbe tali costi, al pari di quelli per la produzione e l’emissione delle banconote, che sono un bene pubblico come l’euro digitale. Analogamente al caso delle banconote, tali costi dovrebbero essere compensati dal signoraggio generato, anche se le consistenze in euro digitali sarebbero contenute rispetto alle banconote in circolazione.</p>



<p>La conclusione della fase preparatoria segna un’importante transizione nel progetto sull’euro digitale. Sulla scorta delle conoscenze acquisite durante la fase istruttoria condotta tra il 2020 e il 2023, siamo passati a ottimizzare gli aspetti pratici della configurazione dell’euro digitale. Tra i principali risultati conseguiti figurano: (a) l’elaborazione della versione preliminare del manuale di norme relativo allo schema per l’euro digitale, (b) la selezione dei fornitori per le componenti dell’euro digitale e i servizi connessi, (c) la riuscita introduzione della piattaforma per l’innovazione per la sperimentazione con gli operatori di mercato, (d) l’indagine condotta da un gruppo di lavoro tecnico su come l’euro digitale si innesta nell’ecosistema dei pagamenti. Tale indagine, effettuata dalla BCE e dagli operatori di mercato tramite il Comitato per i pagamenti al dettaglio in euro, ha concluso che un euro digitale potrebbe promuovere maggiore concorrenza nel mercato dei pagamenti europeo. Oltre a trarre un beneficio diretto dalla distribuzione dell’euro digitale, le banche e gli altri fornitori di servizi di pagamento potrebbero sfruttare gli standard aperti per espandere la propria presenza in tutta l’area dell’euro senza dover ricorrere alle proprie reti di accettazione. Inoltre potrebbero effettuare il co-branding dell’euro digitale con altre soluzioni esistenti.</p>



<p>La BCE ha fornito il contributo tecnico richiesto dai colegislatori, sostenendo così l’iter legislativo. Tale contributo ha dimostrato che i costi dell’euro digitale per le banche saranno contenuti, ovvero prossimi alle stime iniziali della Commissione europea e simili a quelli sostenuti per l’attuazione della direttiva sui servizi di pagamento. Inoltre ha dimostrato che le misure di salvaguardia integrate nell’architettura dell’euro digitale (come i limiti agli importi detenuti) impedirebbero l’insorgere di rischi per la stabilità finanziaria.</p>



<p>Affinché l’euro digitale sia concepito in modo da soddisfare le esigenze dei cittadini e dei commercianti europei, l’Eurosistema ha condotto ampie ricerche incentrate sui consumatori vulnerabili e sui titolari di esercizi commerciali di piccole dimensioni. I risultati, consultabili in un apposito rapporto pubblicato oggi, dimostrano la necessità di un’esperienza di pagamento semplice, affidabile e sicura.</p>



<p>Tali risultati riconfermano l’impegno della BCE a sviluppare un euro digitale che sia adatto a tutti, promuova l’evoluzione finanziaria in Europa, conferisca ai cittadini più facoltà di scelta, favorisca l’innovazione e rafforzi la resilienza del nostro sistema monetario.</p>
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		<title>Cos’è la &#8216;Digital Economy&#8217;, a cosa serve e qual è lo stato dell’Italia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cose-la-digital-economy-a-cosa-serve-e-qual-e-lo-stato-dellitalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Oct 2025 13:12:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
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					<description><![CDATA[Con il termine digital economy (economia digitale) si intende quell’insieme di attività economiche, produttive e di servizio che si basano sull’uso di tecnologie digitali, dati, piattaforme online, infrastrutture informatiche e [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con il termine digital economy (economia digitale) si intende quell’insieme di attività economiche, produttive e di servizio che si basano sull’uso di tecnologie digitali, dati, piattaforme online, infrastrutture informatiche e nuovi modelli di business. Non si tratta soltanto di “computer e Internet”, ma di come queste tecnologie trasformano processi, modelli organizzativi, mercato del lavoro e produzione di beni e servizi.</p>



<h4 class="wp-block-heading">A cosa serve</h4>



<ul class="wp-block-list">
<li>Favorisce la crescita economica : le imprese che adottano tecnologie digitali possono aumentare produttività, efficienza e competitività, accedendo anche a nuovi mercati.</li>



<li>Supporta la transizione del sistema produttivo verso modelli più moderni : Industria 4.0, Internet of Things, cloud computing, intelligenza artificiale.</li>



<li>Migliora servizi pubblici e privati : dalla sanità digitale, all’e-government, ai pagamenti elettronici e all’automazione dei processi amministrativi.</li>



<li>Genera innovazione e startup, creando nuove imprese e nuove opportunità occupazionali, specialmente nei settori tecnologici e dei dati.</li>
</ul>



<h4 class="wp-block-heading">Qual è la situazione in Italia</h4>



<p>In Italia la digital economy è in crescita, ma presenta diversi elementi di criticità che frenano il pieno sviluppo.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Il mercato digitale italiano ha raggiunto circa 79 miliardi di euro nel 2023, con una crescita attorno al +2,8% rispetto all’anno precedente. </li>



<li>Le previsioni indicano un’accelerazione nei prossimi anni: +3,8% nel 2024 e una possibile soglia di oltre 90 miliardi di euro entro il 2026. </li>



<li>Tuttavia, emergono ritardi importanti su più fronti :
<ul class="wp-block-list">
<li>Le competenze digitali dei cittadini risultano limitate: solo il 46% della popolazione italiana tra 16 e 74 anni possiede le competenze digitali di base, contro la media UE del circa 54%. </li>



<li>Le imprese italiane, soprattutto le PMI, presentano ancora una bassa intensità digitale: ad esempio l’utilizzo dell’intelligenza artificiale è molto inferiore alla media europea. </li>



<li>I servizi della Pubblica Amministrazione digitale presentano lacune: circa il 55% degli italiani utilizza servizi digitali della PA, dato inferiore alla media europea (~70%). </li>
</ul>
</li>
</ul>



<h4 class="wp-block-heading">Le sfide e le opportunità</h4>



<p>L’Italia ha davanti a sé alcune sfide fondamentali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Formazione e competenze : sviluppare capacità digitali diffuse, incrementare figure professionali specializzate e potenziare l’educazione digitale.</li>



<li>Innovazione e diffusione tecnologia : accelerare l’adozione di tecnologie avanzate come cloud, AI, big data, cybersecurity. In Italia, ad esempio, solo l’8% delle imprese usa l’intelligenza artificiale. </li>



<li>Infrastrutture e contesto territoriale : ridurre il divario digitale tra regioni, migliorare connettività, aggiornare la Pubblica Amministrazione e supportare le PMI.</li>



<li>Politica e strategia industriale : integrare le iniziative di digitalizzazione (es. PNRR) con misure strutturali che sostengano competitività e crescita.</li>



<li></li>
</ul>



<p>La digital economy rappresenta oggi in Italia una grande opportunità, ma anche un banco di prova per il futuro del Paese. Il mercato cresce e ha il potenziale per diventare uno dei pilastri della ripresa economica. Tuttavia, senza un rafforzamento delle competenze digitali, una diffusione più ampia delle tecnologie, e una riduzione dei divari territoriali e produttivi, il rischio è quello di restare indietro. Per l’Italia, il traguardo non è solo “essere digitale”, ma diventare un Paese che usa il digitale come leva strategica per la crescita, l’occupazione e la qualità della vita.</p>
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		<title>E-commerce, “Il commercio online in Europa a un bivio”</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/e-commerce-il-commercio-online-in-europa-a-un-bivio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Oct 2025 14:02:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[aires]]></category>
		<category><![CDATA[confcommercio]]></category>
		<category><![CDATA[e-commerce]]></category>
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					<description><![CDATA[“Nell’e-commerce è necessario uno sforzo di aggregazione da parte degli operatori, mentre da parte del governo, non solo quello italiano, ma anche quello europeo, occorrono attenzione e velocità maggiori nel [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>“<em>Nell’e-commerce è necessario uno sforzo di aggregazione da parte degli operatori, mentre da parte del governo, non solo quello italiano, ma anche quello europeo, occorrono attenzione e velocità maggiori nel tradurre in legge le esigenze che emergono dal mercato</em>”. È l’appello che ha lanciato Andrea Scozzoli, Presidente AIRES Confcommercio, aprendo il convegno “Il commercio online in Europa a un bivio: cambiare le regole del gioco o soccombere” che l’Associazione ha organizzato a Roma, in collaborazione con l’on. Salvatore De Meo (FI-PPE, Italia).</p>



<p>Presenti tra gli altri, il sen. Maurizio Gasparri (presidente dei senatori di Forza Italia), Hans Carpels, Presidente EuCER Council; Vittorio Mastromano, direttore ufficio studi AIRES Confcommercio; Dario Bossi, Direttore Generale ANCRA Confcommercio; Gabriele Ferrieri, presidente ANGI – Associazione Nazionale Iiovani innovatori; Davide Rossi, Presidente OPTIME – Osservatorio permanente per la tutela del mercato dell’elettronica, nonché Direttore Generale della Aires.</p>



<p>In un periodo caratterizzato dall’acceso dibattito su dazi e politiche protezionistiche, l’Associazione Italiana Retailer Elettrodomestici Specializzati ha infatti lanciato un monito sulla deregolamentazione: “<em>Negli ultimi mesi </em>&#8211; ha aggiunto il Presidente EuCER Council, Hans Carpels &#8211; <em>abbiamo avuto la dimostrazione che il flusso di merci che sono arrivate in Europa dall’estero sia diventato insostenibile. Abbiamo veramente bisogno di un intervento da parte dell’Ue, per ristabilire un livello di concorrenza paritario</em>”.</p>



<p>Anche secondo Scozzoli: “<em>L’Europa deve prestare un’attenzione particolare quando adotta dei provvedimenti normativi: il commercio online rappresenta un grande miglioramento nella vita di tutti i cittadini, ma nello stesso tempo comporta dei rischi. Le grandi aziende, soprattutto quelle che provengono dall’Asia, possono importare in Europa milioni di prodotti che difficilmente vengono controllati, e a volte non rispettano le normative europee, a iniziare da quelle ambientali. Queste aziende non hanno una rappresentanza legale nella nell’Ue e quindi riescono a sottrarsi agli oneri fiscali. Tutto questo rappresenta un doppio rischio: espone le imprese europee a una concorrenza sleale, e i cittadini a rischi per la sicurezza e a rischi per l’ambiente</em>”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="471" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2025/10/Convegno-Aires-3-1024x471.jpeg" alt="" class="wp-image-220602" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2025/10/Convegno-Aires-3-1024x471.jpeg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2025/10/Convegno-Aires-3-300x138.jpeg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2025/10/Convegno-Aires-3-768x353.jpeg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2025/10/Convegno-Aires-3-1536x707.jpeg 1536w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2025/10/Convegno-Aires-3.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Il settore dell’elettronica di consumo è da sempre il precursore delle dinamiche che caratterizzeranno l’intera economia, ed è probabilmente quello che più risente delle criticità dell’e-commerce. Inoltre, ha una dimensione ragguardevole, come ha sottolineato Vittorio Mastromano, Direttore Ufficio Studi AIRES Confcommercio: “<em>Il settore a livello comunitario vale 190 miliardi di euro, quello italiano da solo raggiunge i 17 miliardi. Oltretutto, gestisce una filiera complessa e ben strutturata. Partiamo dalla produzione, alla logistica, alla rivendita al dettaglio, fino poi ai servizi finali di installazione, marketing e manutenzione</em>”. Attualmente, il mercato italiano si basa ancora saldamente sul retail, i negozi fisici effettuano i tre quarti delle vendite, “<em>in un territorio come quello italiano, la presenza fisica è ancora fondamentale</em> – ha aggiunto Dario Bossi, direttore generale ANCRA Confcommercio. – <em>Lo scenario sta cambiando, con il Covid anche i piccoli esercizi hanno capito l’importanza dell’online. Ma la totale deregulation rappresenta un rischio enorme, sia per i negozi di vicinato, sia per la grande distribuzione</em>”.</p>



<p>Il punto di vista sulla situazione in Italia lo ha espresso il senatore Gasparri: “la correttezza nella concorrenza è un dato essenziale ed è un termine evocato continuamente, ma che viene anche calpestato continuamente. L’azione nazionale da sola non è sufficiente e la risoluzione dell’on. De Meo prevede una serie di misure di carattere fiscale, o per effettuare maggiori controlli sui piccoli pacchi, perché la concorrenza sleale può passare anche attraverso la parcellizzazione delle spedizioni”. Il capogruppo di Forza Italia ha però sottolineato che il problema della concorrenza sleale non riguarda solo il commercio online, ma attraversa tutti i settori produttivi: “<em>chi entra a far parte di un’organizzazione di commercio internazionale come il WTO dovrebbe rispettare le stesse regole</em>”. Oltretutto, la concorrenza sleale provoca ripercussioni non solo economiche, “<em>penso anche al dumping sociale</em>”.</p>



<p>Il Parlamento Europeo lo scorso luglio ha mosso un primo passo approvando la risoluzione non vincolante per migliorare la gestione dei flussi di merci a basso costo da parte dell’Ue. “<em>Abbiamo evidenziato i rischi del commercio elettronico</em> – ha spiegato l’on. De Meo, relatore della Risoluzione, – <em>e abbiamo chiesto di accelerare il processo di riforma della autorità doganale, di individuare regole certe perché ci siano delle figure responsabili per gli acquisti on-line e soprattutto far sì che tutto ciò che riguarda il commercio per le nostre imprese sia sempre più uniformato e rappresenti anche le regole del commercio extraeuropeo</em>”. Adesso, “<em>dobbiamo spingere la Commissione europea a considerare il commercio elettronico come un’area che va disciplinata maggiormente. Le imprese straniere si stanno inserendo nelle lacune normative, e stanno dando vita a situazioni di scarsa sicurezza per i nostri consumatori, e fenomeni di concorrenza sleale</em>”.</p>



<p>Prezioso anche l’intervento – in collegamento dall’India, dell’Eurodeputato Brando Benifei, PD, che ha<br>sostenuto la necessità di una regolamentazione equa per tutti gli operatori. Anche il Deputato Antonino Iaria, Movimento 5 Stelle, presente ai lavori, ha espresso la necessità di regole uguali per tutti. Secondo Davide Rossi, Presidente OPTIME e Direttore Generale Aires-Confcommercio, “<em>la risoluzione dell’on. Salvatore De Meo è un punto di partenza molto importante che si aggiunge al Digital Services Act, ma c’è<br>ancora moltissimo da fare. Ci sono norme da modificare, ci sono strumenti tecnici che devono essere messi a disposizione delle Dogane e occorre anche lavorare sulla sensibilità del consumatore. Oggi purtroppo si ragiona solo in termini di convenienza pensando che la tecnologia sia tutta uguale. La tecnologia non è tutta uguale, c’è il rischio di comprare prodotti che possono rivelarsi pericolosi o rovinarsi molto presto, oppure non essere coperti da nessuna garanzia</em>”. </p>
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			</item>
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		<title>Campania, boom di progetti digitali: Salerno polo per startup e formazione</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/campania-boom-di-progetti-digitali-salerno-polo-per-startup-e-formazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Oct 2025 18:54:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
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					<description><![CDATA[La Campania ha attivato negli ultimi anni iniziative per sostenere la transizione digitale: programmi RIS3 (strategia regionale per smart specialisation), fondi per startup e servizi per l’innovazione erogati tramite enti [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">La Campania ha attivato negli ultimi anni iniziative per sostenere la transizione digitale: programmi RIS3 (strategia regionale per smart specialisation), fondi per startup e servizi per l’innovazione erogati tramite enti come Campania Innovazione e il Campania Digital Innovation Hub (DIH). Nel 2024–2025 sono stati lanciati avvisi e finanziamenti mirati alla nascita di startup innovative e al rafforzamento dell’ecosistema innovativo regionale.</p>



<p class="p1">In provincia di Salerno operano realtà importanti come 56CUBE, incubatore a Fisciano, e centri di supporto che collaborano con la Regione e con reti europee EDIH. Queste infrastrutture favoriscono l’accompagnamento di imprese tradizionali nella digitalizzazione, offrendo consulenza, prototipazione e accesso ai finanziamenti.</p>



<p class="p1">Le leve ancora critiche sono l’accesso al capitale di rischio su scala locale e la capacità di trattenere talenti. Serve un ecosistema che combini bandi pubblici, investimenti privati e partnership con università per creare pipeline di startup scalabili. La Regione, tuttavia, sta traducendo le strategie in atti concreti attraverso bandi, avvisi e proroghe per misure di rafforzamento dell’ecosistema.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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